
Autrice: .::Nakashima::.
Tratta: Dong Bang Shin Ki
Tipo: Yaoi (contenuti espliciti, scene esplicite)
°Prologo°
"Vita.
Un concetto inconcepibile, un concetto astratto che se pure si volesse spiegare non riusciremmo a farlo.
La vita è qualcosa di imprevedibile, qualcosa che può portarti da un momento all'altro dalla gioia più assoluta agli abissi più profondi del dolore.
Sinceramente dalla vita io mi sarei aspettato di tutto, ma...non questo.
Sono nato in un giorno tempestoso, mia madre mi ha partorito al buio, la pioggia cadeva pesante sulle case e persino la corrente aveva ceduto, lei aveva paura, paura di farmi nascere al buio, illuminato da una fioca luce d'emergenza però...io intrepido ho lottato, volevo uscire, volevo venire al mondo e come un piccolo guerriero ho vinto la mia prima battaglia, venire alla luce.
Quando sono uscito dal quel caldo corpo e ho cominciato a piangere, d'un tratto la luce tornò e il temporale lentamente, come era cominciato così iniziava a cessare; il rumore della pioggia si affievoliva sempre di più e i raggi del sole anche se deboli cominciarono a filtrare attraverso le finestre di quella stanza d'ospedale.
Mia madre mi ha sempre ripetuto che sono nato per brillare...
Ancora oggi ripensandoci e vedendo dove sono non posso che darle ragione però...fatto sta che non sono altro un quinto di stella perchè a comporre quella luce abbagliante che acceca e rapisce tutti non sono solo io, ma altri quattro frammenti che brillano con me...
Frammenti di cui non riesco per niente a fare a meno.
Peccato.
L'ho capito troppo tardi."
"Dalle ultime notizie forniteci dalla SM entertainment possiamo affermare che il famosissimo gruppo coreano dei Dong Bang Shin Ki che dal 2002 continua a procedere sulla cresta dell'onda registrando sold out a tutti i concerti fatti fin'ora, continuando a vendere milioni di cd e altri gadget firmati SM si trova ora in un periodo di profonda crisi, la SM ha infatti annunciato lo scioglimento del gruppo.."
La tv accesa trasmetteva le ultime notizie dal mondo della musica, la debole luce che emanava era l'unica cosa ad illuminare quella stanza buia e vuota.
"Changmin potresti spegnere la tv?" intimò una voce nell'oscurità proveniente dal divano posto di fronte alla tv.
Un ragazzo si alzò da una poltrona alla destra del divano e con cautela si avvicinò al tavolino di vetro della stanza prendendo il telecomando e spegnendo la tv, facendo piombare la stanza nell'oscurità.
"Ti ringrazio" sussurrò la voce di prima muovendosi sul divano.
Changmin sospirò abbassando la testa e, muovendosi con cautela a tentoni arrivò alla porta che dava su una piccola cucina anch'essa immersa nell'ombra.
"Cosa pensi che succederà ora?" chiese il ragazzo fermandosi accanto alla porta stringendo lo stipite con forza.
"Non ne ho idea" sussurrò ancora la voce fattasi ora triste e rassegnata.
"Siamo rimasti solo noi...cosa pensi che accadrà?" chiese ancora il ragazzo stringendo di più lo stipite della porta.
"Tu...cosa pensi che accadrà?"
"Io... - ChangMin abbassò lo sguardo stringendo con furia lo stipite quasi volesse spezzarlo tanta la forza - sono solo un ragazzino...tu...tu sei...sei il leader il nostro stramaledetto leader dovresti saperlo!" urlò le ultime parole con furia abbassando la testa e procedendo verso la cucina scomparendo nell'ombra.
"Non lo so...io...non so cosa accadrà ora...io..non..non lo so" sussurrò Yunho mettendosi seduto sul divano dove fino a poco tempo prima era steso e prendendosi la testa tra le mani "Non...lo so".
Era da ore che camminava, non aveva una meta precisa, semplicemente infagottato fino ai capelli per proteggersi dal freddo di Seul e dalle fan che se lo avessero riconosciuto lo avrebbero assediato.
Camminava da ore senza prestare attenzione nè a dove andava nè a cosa c'era intorno a lui.
Era confuso.
La sua mente era un groviglio di pensieri, mescolati che non riusciva a sciogliere; vi erano così tanti quesiti, così tante domande, senza una risposta.
Sospirò.
Si fermò dinanzi alla vetrina di un negozio di cd osservando il suo riflesso.
Sfiorò con la mano il suo volto, un tempo perennemente illuminato da un sorriso felice, da una gioia incontenibile, sempre e costantemente gaio, ora d'un tratto triste, malinconico quasi sciupato.
Non mangiava più, non dormiva più, era passata oramai una settimana da quando aveva lasciato quella casa e Dio solo sapeva quanto era grande la voglia di ritornarci, la voglia di mettersi ai fornelli e chiamare i quattro scapestrati dei suoi amici e rimproverarli per il loro disordine, e ridere e scherzare insieme.
Ma ormai lui, Hero Jaejoong aveva lasciato la sua vita come membro dei DBSK e non c'era niente che potesse fare.
Guardò i suoi capelli resi un pò gonfi dall'umidità e sorrise pensando a tutte le volte che gli hair stylist li rimproveravano perchè dovevano averne più cura e sorrise pensando a come Yunho lo prendeva in giro per quando passava ore intere in bagno perchè doveva "curare i suoi capelli" e sorrise pensando a come dentro di sè quella vita dalla quale credeva di essere uscito continuava costantemente a ritornare da lui provocandogli una fitta lancinante al cuore.
E sorrise.
Perchè lacrime da versare non ne aveva più.
"Junsu se non ti muovi ti lascio qui!"
"Aspetta yoo...ho quasi finito!" urlò Junsu alzando una mano per far capire all'amico che stava arrivando.
Yoochun sospirò poggiato alla sua auto fiammeggiante mentre aspettava l'amico intento a prendere le ultime cose dallo spogliatoio del campetto in cui quel giorno erano andati a giocare per passare il tempo.
"Finalmente...possibile che tu sia sempre così lento?" sorrise yocchun una volta arrivato Junsu, mettendosi alla guida dell'auto.
"No è che...mi sono rilassato sotto la doccia e avevo perso la cognizione del tempo" si scusò Junsu portandosi una mano tra i capelli ancora bagnati.
Yocchun sorrise scuotendo la testa e mettendo in moto l'auto; quel ragazzo non sarebbe mai cambiato.
"Stasera allora dove andiamo?" chiese Junsu rompendo il silenzio che per poco si era venuto a creare tra loro
"Ancora non lo so, tu dove vuoi andare?"
"Mmmm - mugugnò il ragazzo portandosi un dito alle labbra e alzando gli occhi al cielo con fare pensieroso - il cinema!" esultò poi schioccando le dita e sorridendo felice alla volta di yocchun.
"Il cinema?" ripetè Yocchun alzando un sopracciglio scettico "Da quand'è che ti piace il cinema?"
"Da sempre stupido - disse Junsu dando un pugno sul braccio dell'amico - solo che prima non ci andavamo mai perchè eravamo sempre troppo impegnati con la ba..." non terminò la frase abbassando lo sguardo.
Yocchun capì cosa stava per dire Junsu e vide il cambiamento repentino sul volto dell'amico.
Sospirò.
Non sapeva cosa doveva dire, nè cosa doveva fare, di solito quando qualcuno stava giù non ci voleva niente per dire quattro battute stupide e farlo stare su, ma stavolta era diverso.
Stavolta sapeva che non poteva fare niente nè per l'umore di Junsu nè per il suo, quella ferita era troppo profonda ed era soprattutto ancora aperta per poter essere placata con qualche battuta e qualche sorriso evidentemente falso.
Junsu sospirò guardando alla sua destra, guardando le case davanti le quali passavano, ricordò di come su quell'auto tante volte erano stati loro cinque, a volte scappando dalle grinfie del loro manager e godendosi qualche attimo di libertà ritirandosi in montagna o al mare, di come erano felici in quelle volte.
Sorrise.
Ma ora tutto era finito.
Lo squillare di un cellulare destò Junsu dai suoi pensieri malinconici che si affrettò a rispondere.
"Pronto?"
"Pronto Junsu sono il vostro manager non dirmi che hai già cancellato il mio numero?" rise una voce dall'altra parte del telefono.
Il cuore di Junsu a quelle parole si bloccò. Era il manager. Il loro manager. Cosa voleva?
"Ehm ma no, a dire il vero non ci avevo fatto caso." sorrise Junsu portandosi una mano tra i capelli imbarazzato anche se il suo interlocutore non poteva vederlo.
"Ok ti credo. Comunque, ho bisogno che domattina tu venga qui agli studi della SM ho bisogno di parlarti. Verso le 10 va bene?"
"Ehm...s-si penso di si" rispose il ragazzo confuso mentre Yocchun lo guardava con curiosità cercando di capire chi fosse.
"Potresti dirlo anche a Yocchun, so che voi siete in buoni rapporti, altrimenti dovrò chiamarlo io" chiese di nuovo l'uomo.
"C...ci penserò io non si preoccupi. A domani." disse Junsu spegnendo il telefono e fissando imbambolato il display.
"Chi era Junsu?" chiese Yocchun preoccupato per lo sguardo dell'amico.
"Il nostro manager. Vuole vederci domani." disse il ragazzo spostando lo sguardo su Yocchun.
"Il manager?"
"Si. Ha detto che vuole vederci domani agli studi per le 10. Ci andiamo?" chiese il ragazzo con un viso affranto.
Yocchun non rispose limitandosi a spostare una mano dal volante ai capelli di Junsu scompigliandoli leggermente.
"Credi..credi che voglia parlarci di quello?" sussurrò il ragazzo con le lacrime agli occhi.
"Lo sapremo domani" rispose Yocchun spostando lo sguardo sulla strada.
Oramai credevano di essere riusciti a uscire del tutto da quella vita, ma ecco che di nuovo prepotentemente questa ripiombava su di loro.
Forse non ci avrebbero mai dato un taglio.
1 capitolo
°Meet°
"All'età di otto anni mi preparai ad andare in gita con la mia classe.
Non dimenticherò mai quel momento, credo che forse sia stato proprio quello che mi ha aperto la strada verso il futuro che ho intrapreso con grande successo.
Era un giorno di sole, e noi eravamo in montagna, a dire il vero nemmeno ricordo perchè eravamo in montagna, era sera e tutti dormivano, eravamo accampati con delle tende ed io non riuscivo a prendere sonno; le zanzare mi assediavano e i rumori del bosco intorno a me disturbavano il mio sonno facendomi stare sveglio.
Uscii dalla tenda facendo molta cautela e in silenzio mi allontanai dal campo addentrandomi nel bosco. Non avevo paura di nulla, non avevo paura del buio nè degli animali, sapevo come comportarmi in quella situazione ed ero completamente a mio agio.
La luna splendeva, il cielo era stranamente sereno, camminavo tranquillo e accertatomi di essermi allontanato abbastanza dal campo cominciai a canticchiare parole sconnesse di una canzone che in quel periodo andava molto di moda.
Mi bloccai però quando udii un rumore provenire da alcuni cespugli al mio fianco, immobile cercai di capire cosa fosse e ascoltai stando in silenzio e senza fare il benchè minimo rumore.
Singhiozzi.
Ascoltai ancora e con il passare dei secondi mi accorsi che erano effettivamente dei singhiozzi di qualcuno che stava piangendo.
Pensai che fosse un bambino del mio gruppo che si era perso e mi avvicinai ai cespugli, mi sporsi a guardare oltre e rannicchiato dietro quell'ammasso di rami e foglie vi era un bambino che piangeva, la testa poggiata sulle gambe cinte dalle braccia del ragazzo e rannicchiate al petto.
Lo sfiorai delicatamente chiedendo perchè piangesse e chi fosse e lui mi guardò.
Alzò la testa e puntò i suoi occhi nei miei.
Nonostante fosse buio riuscii a scorgere il colore dei suoi occhi, bello quanto insolito.
Erano azzurri, limpidi, chiari...puri.
Erano densi erano belli.
Mi sorrise dicendomi che si era perso, e mi chiese di sedermi li con lui, ero completamente rapito da quel ragazzo che senza nemmeno accorgermente mi ero già seduto al suo fianco continuando a fissare i suoi grandi occhi spaventati.
Mi disse che mi aveva sentito cantare, e mi chiese di cantare per lui.
Lo feci.
Cantai solo per lui.
Non permettevo a nessuno di udire la mia voce, ma a quel bambino lo concessi.
E lui sorrideva felice mentre io cantavo per lui; quando finii lui si alzò "canta ancora...grazie alla tua voce io posso sentirmi sereno" mi disse prima di incamminarsi per chissà dove.
Provai ad alzarmi a inseguirlo ma fu tutto inutile, il mio corpo era come bloccato da una qualche forza esterna, non potevo più muovermi.
Non lo rividi mai più, non era nel mio gruppo nè in nessun altro gruppo in gita quel giorno.
Che sia stato un sogno o un fantasma questo non lo so, fatto sta che grazie a lui io sono qui dove sono ora. E sono felice.
O almeno...lo ero."
L'odore del caffè si propagava in tutta la casa avvolgendo l'ambiente di un nostalgico calore.
Changmin era ai fornelli che scaldava del latte pronto per prepararsi uno squisito cappuccino, squisito per dire, niente sembrava più mangiabile da quando Jaejoong era andato via.
Sospirò guardando il tavolo completamente spoglio, la malinconia lo assediò.
Ricordò.
Ricordò di come la mattina era sempre una completa guerra, di come Jaejoong doveva sempre svegliare tutti che non si decidevano mai ad alzarsi, ricordò delle volte in cui dopo aver fatto tardi la sera prima si addormentavano tutti su un unico letto.
Ricordò.
E si fece largo una profonda fitta posta proprio sul cuore.
Sorrise pensando a cosa avrebbe detto Junsu in quel momento, e a come lo avrebbe confortato se fosse stato li, perchè Junsu anche se sembrava un bambino era sempre stato un grande amico, era sempre li per lui, lo aiutava nei momenti difficili e lo incoraggiava quando di coraggio proprio non ne aveva più.
Già Junsu era un ottimo amico e anche di più per Changmin, peccato che però non fosse lo stesso per lui.
Spense i fornelli prendendo il pentolino del latte e la caffettiera li poggiò sul lavello e prese una tazza, il tutto con un'estrema lentezza; guardò l'orologio erano le nove dovevano sbrigarsi per non fare tardi all'appuntamento alla casa discografica, ma d'un tratto...non aveva più così tanta voglia di andarci.
"Buongiorno" mugugnò Yunho entrando nella cucina con indosso solo un paio di pantaloni e grattandosi distrattamente la testa si diresse verso la caffettiera.
"'giorno" replicò Changmin sedendosi ed assaporando un pò del suo cappuccino, fatto veramente male.
"sei teso?" chiese Yunho addentando un biscotto e bevendo il suo caffè
"Perchè dovrei esserlo? Di certo vorranno vederci per firmare le carte dello scioglimento del gruppo..." sospirò il più giovane.
"Hai paura che ci sia anche Junsu?"
"No...non..non ho paura" disse Changmin fissando la tazza contenente l'intruglio caldo
"E come fai ad esserne certo?"
"Non lo sono"
Yunho sospirò, era palese anche da un miglio quanto Changmin temesse di trovare Junsu li, e i ricordi del loro ultimo incontro insieme riaffiorarono nella sua mente.
**Inizio flashback
"Io non ne posso più! si può sapere cosa diavolo ti prende?" chiese uno Yunho visibilmente adirato strepitando contro un Hiro a dir poco imbestialito
"Cosa prende a me? Cosa prende a me!? Ma ti si è fuso il cervello? Non vedi cosa hai combinato tu?" replicò il ragazzo dai capelli neri avvicinandosi pericolosamente al suo interlocutore.
Avevano appena terminato un concerto a Tokyo, l'ultimo concerto del tour, a breve sarebbero ritornati a casa e avrebbero dovuto cominciare le riprese di un nuovo video; era un pò come al solito, solo una cosa cambiava, ovvero l'atmosfera che regnava tra i componenti della band.
Oramai era da un mese a quella parte che non facevano altro che litigare, per un motivo o per un altro si trovavano a battibeccare su tutto ed era diventata insostenibile quella situazione.
Appena scesi dal palco avevano cominciato a litigare e non si erano fermati neppure nei camerini dopo il concerto, causa un passo sbagliato nella coreografia da parte di Jaejoong.
"Ma se non hai azzeccato neppure un passo!" urlò Yunho in direzione di Jaejoong che lo fulminò con uno sguardo a dir poco malefico.
"Adesso basta ragazzi per favore non litighiamo sempre" si intromise Changmin cercando di placare le acque.
"Tu stanne fuori! - ringhiò Jaejoong in direzione del più piccolo - in ogni caso se tu non mi fossi venuto tra i piedi io non avrei sbagliato" sbraitò poi riponendo il suo sguardo su Yunho.
Changmin sospirò, oramai quella situazione andava degenerando sempre e sempre di più e non vi erano segni di miglioramento. Si voltò cercando gli altri due compagni che forse troppo impegnati ad amoreggiare si erano dileguati, il suo sguardo si intristì.
Oramai tutto andava peggiorando, l'atmosfera tra i componenti della band non migliorava e l'amore della sua vita era fidanzato con uno dei suoi migliori amici, era insopportabile, era tutto troppo insopportabile.
"Changmin che succede?" chiede Junsu rientrando nel camerino e trascinandosi dietro Yocchun che lo stringeva per mano.
Changmin guardò in cagnesco i due e senza dire una parola andò via ignorandoli completamente.
**fine flashback
Il freddo quel mattino sembrava entrare nelle ossa, attanagliarle e fare di tutto per congelarle.
Sorrise.
Forse il tempo stava tentando di suggerirgli qualcosa, anche lui faceva di tutto per non farlo andare a quell'appuntamento.
No, non c'era nessun motivo per non andare, forse dopo quell'appuntamento tutto si sarebbe risolto e per l'ultima volta avrebbe rivisto quella vita che già da molto tentava di dimenticare.
Entrò nell'edificio prendendo l'ascensore e salendo sino al nono piano dove vi erano gli studi dei più importanti personaggi della compagnia.
Con passo spedito e senza esitazione si diresse verso l'ufficio del direttore, doveva solo percorrere un corridoio e poi svoltare un angolo, ascoltare ciò che il direttore gli avrebbe detto, rifiutare il tutto ed andare via dicendo addio a quelli che per cinque anni avevano fatto parte della sua vita costituendo una sua seconda famiglia.
Era arrivato alla fine del corridoio e doveva svoltare l'angolo, ma poco prima di farlo si fermò titubante.
Ora tutta la certezza che aveva fino a poco prima andava scemando, e si ritrovò a tremare involontariamente.
"Hero Jaejoong calmati! E' ora di dire addio a tutto questo una volta per tutte..." pensò Jaejoong riprendendo di nuovo tutto il suo coraggio, anche se poco, e svoltando l'angolo.
Guardò davanti a sè.
Guardò.
Scrutò i volti delle persone dinanzi a quella porta.
Erano in quattro.
Nemmeno si guardavano in volto.
E lui era l'ultimo.
La pedina mancante, stavano aspettando lui per entrare e porre fine a tutto.
Il suo cuore perse un battito, uno strano nodo alla gola gli impediva di respirare, fece scorrere il suo sguardo su tutti loro, soffermandosi di più sul leader della band; bellissimo come sempre, bellissimo ed impeccabile anche se serio, anche se...triste.
Doveva farsi coraggio, tirare indietro le lacrime e farsi coraggio, andare avanti per la sua strada.
E doveva mettere da parte l'amore e l'amicizia.
L'amicizia che provava per quegli scansafatiche dei suoi compagni.
E l'amore...beh quello era scontato, l'amore che provava verso il suo Yunho.
Con insolita freddezza, chiuse gli occhi fece un respiro profondo e si avviò verso i suoi compagni.
Era l'inizio della fine.
**Inizio flashback
Girò la chiave nella serratura aprendo la porta dell'appartamento ed entrandovi con lentezza.
Erano tornati quel giorno da Tokyo ed avevano passato il tempo a festeggiare la buona riuscita del tour insieme agli altri membri della SM.
Alla fine però tutti si erano dileguati piano piano, Yocchun e Junsu erano finiti ad amoreggiare chissà dove, Yunho aveva detto che sarebbe uscito ed erano rimasti solo lui e Changmin che avevano continuato i festeggiamenti beandosi di quegli attimi di pace che da troppo tempo ormai non vivevano.
Per tutto il pomeriggio però non si era riuscito a calmare, voleva chiarire la questione con Yunho, non sopportava il fatto di stare in crisi con i membri della band; ma non sapeva dove fosse andato il ragazzo, così preso dalla stanchezza si era recato al loro appartamento per rinfrescarsi un pò e per rilassarsi.
Era appena entrato quando un rumore lo destò dai suoi pensieri, proveniva dal salotto.
Pensò che fosse qualche ladro, così prendendo il vaso posto all'entrata alla sua destra si recò in salotto facendo meno rumore possibile.
Il suo cuore batteva forte e quei rumori non cessavano, sembravano...sospiri.
Non sapeva che fare se fosse stato un ladro, e soprattutto se fossero stati più di uno non sapeva come avrebbe reagito, era forte ma non così tanto per affrontare più uomini contemporaneamente; impavido però continuò a seguire quei rumori, entrando nel piccolo salotto...qualcosa gli diceva che non erano ladri.
E aveva ragione.
Quel qualcosa non aveva sbagliato.
Forse era il caso di tornare indietro.
Un gemito.
Un gemito lo riscosse dai suoi pensieri, e facendosi più avanti vide qualcosa che in tutta la sua vita non avrebbe mai voluto vedere, una scena che da sola riuscì a frantumargli il cuore, qualcosa che lo colpì.
Grande era la voglia di urlare di fronte a quella scena, grande era la voglia di fare un buon uso del vaso che poco prima aveva preso, e grande era il desiderio di scoprire che tutto quello era finto, era solo frutto della sua fantasia...mai pensiero era stato più sbagliato.
Yunho era steso sul divano completamente nudo e sudato e sotto di lui gemeva vogliosa una donna, o una ragazzina, nemmeno ci fece caso Jaejoong che disgustato da tutto quello cercava il modo per allontanarsi il più lontano possibile da quella realtà.
Il respiro si fece pesante, il cuore non accennava a calmarsi e in quel momento avrebbe solo voluto urlare il suo disgusto a quei due, ma nulla, il tempo sembrava essersi fermato e le parole non uscivano dalla sua bocca, il suo corpo sembrava sull'orlo di uno svenimento e le mani, che brandivano il vaso, lentamente si abbassavano lungo i fianchi.
Il vaso cadde.
Cadde frantumandosi sul pavimento, e destando i due amanti dalle loro attività che contemporaneamente si voltarono verso l'entrata del salotto dove faceva bella mostra un Jaejoong visibilmente sconvolto.
Yunho mutò la sua espressione, che da piena di voglia e soddisfatta era diventata pallida e colpevole e...spaventata.
"j-jj io..." cercò di discolparsi Yunho, ma fu fermato da un gesto della mano di Jaejoong che incredibilmente aveva ripreso il controllo del suo corpo e senza capire bene cosa stesse facendo alzò una mano per stoppare le parole di Yunho.
"Io lascio la band"
Era risoluto.
Non un tentennamento nella sua voce, nè un ripensamento, nulla.
E così come era arrivato, in silenzio si voltò uscendo una volta per tutte dall'appartamento dove per ben cinque anni aveva convissuto con i suoi amici e...con lui, la causa delle sue lacrime in quel momento.
**fine flashback
"Non capisco perchè ci abbiano fatti venire tutti insieme" continuava a ripetersi Junsu a bassa voce mentre Yoccun stringeva il suo braccio in segno di affetto, ma anche lui nonostante all'esterno mantenesse una certa calma, dentro era agitato e confuso e non sapeva cosa fare.
"Probabilmente vorranno farci firmare delle carte per lo scioglimento" disse Yunho guardando con dolcezza Junsu visibilmente scosso.
Jaejoong arrivò al gruppetto senza salutare nessuno mantenendo lo sguardo fisso sulla porta rossa dinanzi a lui.
Changmin era poggiato al muro, le braccia conserte e il viso abbassato, vedere Junsu era stato un colpo al cuore, e Dio solo sapeva quanto grande era la forza che stava esercitando su sè stesso per non correre da lui ed abbracciarlo.
Si, abbracciarlo.
La voglia di stringerlo forte a sè e di sentire il suo profumo, di posare un bacio su quelle guance paffute che lo facevano morire, la voglia di rivedere quel sorriso così infantile rivolto a lui era troppa.
"Entriamo" disse Yoccun interrompendo il silenzio che si era calato sul gruppo ed aprendo la porta senza bussare o aspettare una risposta dall'altro lato.
"Buongiorno" cominciò Yocchun
"Ah siete qui ragazzi, entrate pure accomodatevi" disse il direttore dall'altro lato della scrivania finendo di scrivere alcune cose al pc ed indicando le poltroncine poste di fronte la sua scrivania.
Jaejoong e Junsu si sedettero sulle poltroncine, Yocchun sedette di fianco a Junsu sul bracciolo della morbida poltrona rossa, mentre Yunho e Changmin rimasero in piedi, Changmin aveva ancora le braccia incrociate; non aveva la forza nemmeno per scioglierle, e con forza stringeva le mani, sapeva che se avesse sciolto quell'autoabbraccio molto probabilmente non avrebbe resistito alla voglia di correre da Junsu, rapirlo e portarlo via con lui.
"Per cosa ci ha chiamati?" chiese Yunho prendendo la parola siccome nessuno accennava a parlare e lui, per il momento era ancora il leader della band.
"Bene ragazzi, vedo che andate direttamente al sodo, ma forse è meglio così non abbiamo tempo da perdere - cominciò il manager incrociando le mani di fronte al suo volto e guardando con un'espressione furba i cinque ragazzi - sono cinque anni che ci conosciamo, e da cinque anni fate un lavoro magnifico siete sempre stati affiatati e avete sempre lavorato con grande passione tutti insieme, all'inizio di questa avventura eravamo scettici nei vostri confronti, farvi abitare tutti insieme eravate in cinque e sapevamo che la cosa doveva infastidirvi non poco, ma con il tempo avete imparato a convivere, siete stati bene insieme e siete diventati amici..." disse il manager fermandosi per osservare i ragazzi che a quelle parole avevano assunto un'aria triste e malinconica.
Vide che nessuno di loro lo fermava così continuò.
"Ragazzi io non so perchè abbiate litigato, e credetemi nemmeno voglio entrare nei vostri affari, ma qui stiamo parlando di carriera, non potete buttare al vento cinque anni della vostra vita, cinque anni di successi e cinque anni di amicizia per una litigata...insomma tutti gli amici litigano, questo non vuol dire che si separano per sempre"
"Questo lo sappiamo benissimo, ma evidentemente la nostra amicizia non era tanto forte da durare in eterno - intervenne Jaejoong interrompendo l'uomo e attirando su di sè gli sguardi sconvolti degli altri quattro membri della band; quella mattina non sembrava lui, aveva un coraggio da leone e niente gli faceva paura, non voleva più soffrire, anche se la voglia di restare con i dbsk era grande, la voglia di non vedere più Yunho così con una donna era ancora maggiore - e poi non siate ipocriti voi della SM, sappiamo benissimo che questo porterà ad un calo delle vostre finanze, potete fare qualsiasi cosa ma i dbsk non hanno più nulla per cui restare insieme"
"Mi dispiace che tu la pensi così ragazzo, si hai colto nel segno, ma credimi non vi dico solo questo per le nostre finanze, non ci vuole niente a rimetterle in piedi quelle; noi non vogliamo perdere voi." disse l'uomo guardando Jaejoong.
"Purtroppo questa è una decisione unanime, presa da tutti noi, non credo che le vostre suppliche serviranno a qualcosa" intervenne Yocchun
"Oh caro ragazzo ma le mie non sono suppliche... - sorrise l'uomo assumendo uno sguardo malefico - voi avete un contratto, un contratto che se decidete di rompere vi costerà molto...non credo che vi convenga rifiutare la nostra proposta."
"P-proposta?" chiese Junsu titubante provocando un brivido nella schiena di Changmin che silenzioso continuava a fissarlo imbambolato.
"Certo! Abbiamo una proposta per voi cari ragazzi...è per questo che vi abbiamo convocati qui stamane." rispose l'uomo ritornando serio.
"Che genere di proposta?" chiese Jaejoong mentre una leggera ansia si impossessava di lui.
"Beh per due settimane andrete in una casa al mare, immersa nel verde e soprattutto isolata, starete solo voi cinque, senza nessun altro, forse forzandovi a convivere come all'inizio di questa avventura, le cose ritorneranno come prima" disse l'uomo annuendo con il capo.
"Rifiuto!" disse Changmin che fino a quel momento non aveva parlato, non era possibile vivere di nuovo con Junsu e Yocchun, quei due erano troppo affiatati, e vederli insieme lo avrebbe fatto stare ancora più male.
Junsu si voltò verso di lui con uno sguardo supplicante, Changmin lo guardò ed addolcì il suo sguardo, Dio se solo avesse potuto stringere quel ragazzo tra le sue braccia.
Voltò il viso sull'uomo.
"Mi dispiace Changmin, ma se rifiutate ecco cosa subirete" disse l'uomo mettendo dinanzi a loro un foglio con sopra delle cifre stratosferiche.
I ragazzi quasi all'unisono deglutirono rumorosamente.
Ecco che ora si trovavano ad un bivio.
O forse non era un bivio, forse era solo una seconda possibilità per farli conoscere.
Forse.
O sicuramente.
2 capitolo
°Decision°
"Errori.
Tutti nella vita commettiamo degli errori.
La maggior parte di questi sono futili, quasi niente, non sono così gravi da restare dentro di noi e così pesanti da non riuscire più a toglierceli di dosso; altri invece sono così duri, così gravi che si imprimono dentro di noi come un marchio fatto con il fuoco, e non vanno più via, e cerchi di dimenticare, di andare avanti, di superarli nonostante il dolore lancinante che ti provocano, ma...non te ne libererai mai veramente.
Ho sempre vissuto con la ferma convinzione di non voler fare errori, perchè sono una persona allegra e solare, una persona che ama sorridere perchè dalla vita vuole solo gioia, vuole solo felicità...però le convinzioni dell'uomo di sa, sono come castelli di sabbia fatti sulla riva del mare, non durano mai per sempre, e alla prima onda vanno via, scivolando lentamente e lasciando dietro di sè frammenti di quello che una volta era stato un castello.
Anche le mie convinzioni erano paragonabili ad un castello di sabbia, un castello veramente fragile, un pò come me...
Ma nonostante io sia fragile, ed abbia sempre costantemente bisogno di appoggio, di affetto, di amore, di qualcosa che mi sostenga perchè da solo ho paura di camminare, io da solo sono riuscito ad arrivare qui dove sono ora.
E mai cosa mi è sembrata più bella, cantare per me è sempre stato tutto, cantavo in un coro in chiesa e per questo motivo ho dovuto subire angherie e sono sempre stato preso in giro dagli altri ragazzini che mi vedevano come una checca, un gay, un mezzo uomo solo perchè ero fragile e versavo lacrime ogni qualvolta venivo preso di mira...ho deciso di arrivare dove sono, solo per far vedere a quelli che una volta mi davano del mezzo uomo cosa può fare un mezzo uomo se spronato per bene da gentaglia di niente come loro.
Ed ora sono qui, inevitabilmente sono qui, per mia scelta o per scelta di altri, per destino, per puro caso, per coincidenza, o per mio volere nemmeno lo so...quello che so è che sono qui e sono felice.
O almeno lo sono stato."
Freddo.
Tutto ciò che in quel momento si sentiva in quella casa era un freddo pazzesco, ma non un freddo di quelli che senti quando tira vento o quando piove o c'è la neve.
E' un freddo di quelli che ti portano malinconia e ti fanno sentire vuoto dentro. Un freddo dettato non da agenti atmosferici, ma dall'indifferenza delle persone.
Ed in quella stanza ora, nella stanza dove una volta si erano trovati tutti e cinque a guardare la tv o a giocare a carte o semplicemente a riposarsi di ritorno dalle prove, vi erano di nuovo loro stavolta però non erano tornati dalle prove e non stavano guardando la tv, stavano solo decidendo la fine migliore per quell'assurda storia.
"E' pazzesco" sospirò Yocchun alzandosi dal divano del salotto di quella che una volta era stata la loro casa "davvero pazzesco".
"L'hai detto sette volte da quando siamo tornati lo abbiamo capito anche noi" replicò acido Changmin che davanti alle grandi vetrate che davano sul balcone, guardava distratto la strada sotto di lui.
"Oh scusami signorino, ma non so se hai capito bene l'antifona, qui se ognuno se ne va per i cavoli propri ci indebitiamo sino al collo e non ne usciamo più" sbraitò di nuovo Yocchun guardando in cagnesco Changmin che però evitava il suo sguardo perso com'era nei suoi pensieri.
"Per favore non cominciamo a litigare. Siamo qui per risolvere i nostri guai non per incasinarci ancora di più" sospirò Yunho che seduto comodamente sulla poltrona si era preso la testa tra le mani e cercava di pensare ad un modo per sciogliere quel groviglio di casini che avevano combinato.
Jaejoong sospirò, non ne poteva più, aveva fatto di tutto per lasciare quella casa, quella vita, quelle persone, ed ora era di nuovo li con loro, e tutto era così incredibile che se glielo avessero detto qualche giorno prima avrebbe categoricamente negato dicendo che non avrebbe mai più rivisto quelle persone.
Eppure era li.
Nonostante il suo cervello, dopo essere usciti dall'ufficio del direttore, gridasse di lasciarli perdere e di correre direttamente a casa, lui era li con loro.
E voleva esserci.
Nonostante si maledisse in tutte le lingue del mondo, per la tortura che stava facendo a sè stesso e al suo cuore era li.
E il suo cuore era sereno.
Nonostante in una settimana intera avesse fatto di tutto per convincersi che tutto quello che aveva fatto era giusto, era li.
E aveva capito di essere un pazzo masochista.
"Ragazzi ma perchè non facciamo come dice il direttore e ci rechiamo in quella casa?" sussurrò Junsu guardando il tavolino di vetro dinanzi a lui, sapeva che tutti gli avrebbero dato addosso, sapeva che gli avrebbero dato del pazzo, ma almeno ci aveva provato.
Adorava quel gruppo, adorava quelle persone che poco a poco erano diventate la sua famiglia e davvero in cuor suo voleva riprovare a cominciare tutto da capo, come quando si erano conosciuti.
"Io non lo farò mai" sussurrò a sua volta Changmin fissando attraverso il vetro il riflesso di Junsu, che a sentirlo parlare aveva alzato gli occhi su di lui.
"Perchè?" chiese il ragazzo prendendo coraggio.
"Fatti miei..." rispose Changmin mantenendo il suo sguardo negli occhi dell'amico.
"Changmin ma vuoi capire che così facendo saremo sommersi dai debiti?"
"Non mi importa!" urlò Changmin girandosi completamente verso di lui e guardandolo male.
Junsu abbassò il capo e dentro di lui si sentì morire.
Aveva capito che Changmin se n'era andato per colpa sua, aveva capito che lui lo odiava e non voleva vederlo.
Aveva capito che la sua presenza lo infastidiva a tal punto da rinunciare al suo più grande sogno; ma in cuor suo anche sapendo ciò non riusciva a staccarsi da quel ragazzo così fondamentale per la sua esistenza.
"Non mi pare il caso di darsi addosso in questo modo - intervenne Jaejoong che fino a quel momento era rimasto in silenzio ad ascoltare i discorsi illogici dei suoi compagni - ragazzi io non ho abbastanza soldi da indebitarmi così, e se in cinque anni ho imparato a conoscervi almeno un pò so che nemmeno voi ce li avete; quindi accettiamo quest'assurda proposta e facciamola finita, che senso avrebbe indebitarci così quando possiamo scegliere una scappatoia molto più semplice?"
"Jae ha ragione, sarebbe stupido ed inutile fare così" affermò Yunho guardando Jaejoong che, ascoltando le sue parole abbassò la testa stringendo i pugni.
"Già, insomma siamo stati cinque anni insieme, non credo che due settimane ci uccideranno - constatò Yoccun - e al massimo, se proprio ci odiamo così tanto gli uni con gli altri basterà ignorarci a vicenda e il gioco è fatto, e non moriremo di fame per il resto della nostra vita" continuò provocando una risatina in Junsu e Yunho.
Jaejoong sorrise internamente, infondo sapeva che tutto quello era ciò che voleva e che da una settimana a questa parte era ciò che infondo infondo più desiderava, e quel freddo che all'inizio attanagliava quella stanza rendendola invivibile stava cominciando a placarsi: forse il direttore aveva ragione, forse sarebbero tornati gli stessi di prima con questa vacanza pensò.
Spostò il suo sguardo su Yunho che lo fissava di soppiatto.
Si guardarono per qualche secondo, gli occhi di Yunho erano tristi e...tremendamente colpevoli.
Jaejoong fu costretto ad abbassare di nuovo lo sguardo per non scoppiare in lacrime dinanzi a quegli occhi che giorno dopo giorno lo facevano impazzire e lo facevano innamorare del proprietario di questi sempre di più.
"Io non ci verrò" decretò Changmin incamminandosi verso le scale.
"Minnie ma non capisci che così ci metti nei guai tutti?" disse Jaejoong alzandosi dal divano
Changmin si voltò infuriato verso di lui "Uno non chiamarmi Minnie - disse con estrema lentezza - e due io.non.ci.vengo!" urlò scappando poi verso le scale e dirigendosi nella sua stanza lasciando i restanti quattro membri della band visibilmente sconvolti.
***
Aprì di scatto la porta e la richiuse con troppa forza difatti questa sbattè violentemente facendo vibrare di poco la stanza.
Senza pensare a nulla si buttò sul letto affondando il viso nel cuscino.
Non ce la faceva.
Non poteva farcela.
Dio quanto gli era piaciuto essere chiamato Minnie da Jaejoong, il suo migliore amico, quello che da sempre definiva la sua "mammina", però ora non era tutto come prima, non poteva correre da lui e piangergli sul petto aggrappandoglisi forte addosso anche se avrebbe voluto con tutto sè stesso.
Non poteva andare con loro e lo sapeva.
Non avrebbe resistito nemmeno due ore vedendo Yocchun e Junsu così affiatati e non avrebbe retto vedere la loro stanza chiusa e passare li davanti come se niente fosse, e sapeva che per quanto forte fosse non avrebbe mai retto tanto dolore in una volta.
Ormai non sapeva che fare, in passato ci aveva provato in tutti i modi a lasciar perdere Junsu, a concentrarsi su qualcun altro, era uscito con moltissime ragazze, ma niente.
Nessuna di loro suscitava il suo interesse.
Nessuna di loro riusciva a colpirlo profondamente,
Nessuna di loro riusciva a togliere lui dalla sua testa.
Nessuna di loro era Junsu.
E si maledì ancora, non sapeva più quante volte l'aveva fatto in quei maledettissimi cinque anni.
E tornò indietro con la mente.
E ricordò.
** Inizio flashback
"Svegliatiiiiiiiiiiiiii" urlò un Junsu completamente assonnato ad un Changmin immerso ancora nel mondo dei sogni.
"Changmin se non ti svegli faremo tardi...sono tutti giù" continuò il ragazzo scuotendo il corpo di uno dei suoi nuovi coinquilini da esattamente...tre giorni.
Era li da tre giorni, tre giorni d'inferno a dire il vero.
In quei tre giorni si erano conosciuti tutti, ma erano cominciate le liti tra i membri per le cose più futili, i turni per fare le pulizie, quelli per il bagno, quelli per il telecomando, insomma per tutto.
Però anche se era difficile vivere con quattro scapestrati come quelli, Junsu era entusiasta di fare parte di un gruppo, e in cuor suo pensava già a come un giorno sarebbero andati d'accordo gli uni con gli altri.
Era felice, perchè non aveva mai avuto degli amici, ma ora era diverso, loro erano li e lui forse avrebbe avuto ciò che in una vita intera gli era mancato.
"Mmmmh" mugugnò Changmin rigirandosi nel letto dando le spalle a Junsu, che per ripicca si spostò dall'altra parte del letto e cominciò dispettoso a tirargli i capelli.
"Svegliati svegliati svegliati svegliati svegliat..ah!" urlò Junsu che fu trascinato sul letto da Changmin che disperato tentava di fermare quel mantra che usciva dalle labbra di uno dei suoi nuovi compagni.
Ora Changmin era completamente sveglio e si teneva alzato con un braccio guardando Junsu che steso accanto a lui lo guardava spaesato.
"La smetti di urlarmi nelle orecchie?" sussurrò Changmin cercando di riprendersi dal sonno.
"Ma tu non ti svegliiii" mugolò Junsu guardando sconsolato l'amico.
Changmin ancora stringeva il braccio di Junsu e continuavano a guardarsi spaesati.
"D-Dobbiamo scendere..." sussurrò Junsu cercando di staccarsi da Changmin, che nel frattempo si perdeva dentro i suoi occhi profondi.
"Si lo so" sussurrò Changmin sorridendo malizioso.
Non sapeva il perchè, ma il suo cuore cominciò a battere forte e..avere quel ragazzo sotto di lui lo faceva sentire tremendamente sereno e...felice.
Ed era strano.
Perchè si sentiva così?
Cos'era questa sensazione così forte e perchè d'un tratto non poteva fare a meno di guardare in quegli occhi così profondi e dolci.
"C-Changmin?" chiese Junsu guardando ancora più confuso l'amico.
Ma non ottenne risposta.
O meglio, ottenne una risposta.
Ma non verbale.
Changmin si era abbassato e all'improvviso aveva poggiato le sue labbra su quelle di Junsu.
Un brivido gli percorse la schiena.
Era come una scarica elettrica.
Le labbra morbide e calde di Junsu erano sotto le sue e...il mondo sembrava essersi fermato.
Entrambi troppo scioccati continuarono a restare in quella posizione.
Il mondo si era davvero fermato e con esso il tempo.
Era tutto fantastico.
Era tutto troppo fantastico.
Era.
** fine flashback
"Changmin?" chiamò Junsu titubante aprendo con calma la porta della camera dell'amico.
Non ottenne risposta.
Un'aria maledettamente familiare lo accolse.
Era tutto così simile a quella volta.
Tutto troppo uguale.
Un brivido si propagò lungo la schiena e il cuore accellerò i battiti.
No.
Non doveva pensarci.
Aveva dimenticato tutto.
Aveva già messo tutto nella parte più profonda del suo cuore.
L'aveva scordato.
No.
L'aveva solo coperto con altri ricordi.
Ma quell'attimo era sempre dentro il suo cuore.
La figura di Changmin completamente tuffata sul letto e con la testa immersa nel cuscino lo destò dai suoi pensieri, e guardandolo dolcemente si diresse verso di lui.
"C-changmin?" disse di nuovo sfiorando la schiena del compagno.
"Vai via" mugugnò Changmin con la testa ancora immersa in quel morbido cuscino.
"Devo parlarti" disse dolcemente Junsu
"Vai via" esclamò di nuovo Changmin.
Non poteva.
Non poteva farlo restare li.
Non avrebbe resistito.
Il profumo di Junsu lo avvolgeva rendendolo incapace di formulare pensieri coerenti.
Gli sarebbe saltato addosso da un momento all'altro.
E allora si che sarebbero stati guai.
"Changmin devi venire con noi! Non capisci che il tuo rifiuto ci porterà solo guai?"
"Ho detto che devi andare via" disse Changmin alzandosi dal cuscino e voltandosi verso Junsu.
Sussultò.
Il viso di Junsu era tremendamente vicino al suo e quegli occhi...
Era tutto come prima.
Si allontanò di scatto dall'amico rischiando quasi di cadere dal letto, si aggrappò fulmineamente al comodino per mantenersi in equilibrio.
"Vai via ho detto" disse Changmin scandendo lentamente le parole quasi stesse parlando in un'altra lingua e cercasse di farsi capire.
Junsu lo guardò tristemente.
Ecco.
Lui lo sapeva.
Ed ora ne era certo.
Changmin lo odiava.
Si voltò di spalle e cominciò a camminare verso la porta.
"Changmin, so che mi odi e non ti chiederò nemmeno perchè. Però ti prego di non rovinare la vita agli altri solo per un dispetto a me. Ti prego ripensaci, in quei giorni nemmeno mi vedrai. Ma...ti prego non rovinare la tua vita per colpa mia" disse Junsu mentre una lacrima scendeva dai suoi occhi.
"Junsu..." sussurrò Changmin ancora appeso al comodino e confuso dalle parole dell'amico.
Junsu aprì la porta ed uscì.
Lasciandolo li.
Lasciandolo solo.
Lasciandolo.
Ancora una volta.
***
Sospirò.
Non riusciva a stare calmo.
Era da una settimana che non li vedeva tutti riuniti come i vecchi tempi, e quel clima di riappacificazione seppur momentanea lo faceva sentire teso ma felice.
Si era alzato dal divano dopo che Changmin era scappato al piano di sopra e dopo che Junsu aveva dichiarato che ci avrebbe pensato lui, ed ora si preparava a fare un pò di caffè, sempre che ne fosse capace.
Un rumore lo destò dai suoi pensieri, facendolo girare.
Jaejoong era li dinanzi ai suoi occhi, con le mani poggiate sulla spalliera di una sedia e lo guardava fisso.
Odio.
Solo questo vedeva nei suoi occhi.
Puro odio.
E lui...sapeva il perchè.
"Ho imparato a fare il caffè" sorrise leggermente guardando il moro.
"Bravo" rispose atono il moro senza cambiare la sua espressione.
Yunho spense il gas prendendo poi due tazzine e varsandoci dentro il caffè.
"Dove abiti ora?" chiese apprensivo porgendo una tazza a Jaejoong e sedendosi poi al tavolo.
Jaejoong dal canto suo si limitò ad osservare la tazza con il liquido scuro senza proferire parola.
"Mi sei mancato..." sussurrò il leader abbassando lo sguardo.
Jaejoong prese la tazza e con un'estrema lentezza soffiò per lasciar raffreddare il caffè, prima di portarlo alle labbra assaporandone un goccio.
Chiuse gli occhi.
Doveva mantenere la calma.
Non doveva lasciarsi sopraffare dai sentimenti.
Yunho non doveva sapere cosa provava realmente per lui.
"Vivo in un appartamento in periferia...sono in affitto" sussurrò bevendo altro caffè.
"Hai già trovato qualche altro lavoro?" chiese ancora Yunho.
Jaejoong sospirò.
Ma che ci faceva li?
Stava sbagliando tutto.
Doveva andarsene dire addio a tutto, e invece era ancora li.
Doveva scappare andare via.
Di nuovo.
"No ancora no...a dire il vero non so cosa voglio fare della mia vita" disse sorridendo tristemente.
"Resta con noi" disse subito Yunho guardandolo con occhi supplicanti.
Jaejoong sussultò guardando quegli occhi così dolci.
Prime erano così tristi, ma ora sembravano pieni di speranze.
Cinque anni.
In cinque anni aveva imparato a capire ogni sfumatura, ogni sentimento che quegli occhi racchiudevano.
Sorrise dolcemente, forse il primo sorriso vero della giornata; senza dire niente si girò uscendo dalla stanza.
Non poteva ricaderci.
Non di nuovo.
3 capitolo
°little hope°
"Rimpianti.
Non so se nella vostra vita vi è mai capitato di fermarvi...
Si fermarvi un momento e pensare...pensare un pò a tutto, alla vostra vita, a chi siete voi, alle persone che avete accanto; o magari vi siete fermati solo per voltarvi indietro e guardare ciò che nella vostra vita avete fatto.
Ecco, se lo avete fatto, vi è mai capitato di guardarvi indietro e vedere che non sempre ciò che avete scelto per voi stessi non era la cosa giusta e quindi pensare "se solo avessi preso la decisione giusta, ora forse sarei realmente felice", e quindi cominciare a rimpiangere il tempo passato, e tutti gli errori commessi, tutte le decisioni prese in modo avventato che hanno fatto si che qualcosa andasse storto o semplicemente andasse peggio di come volevamo?
A me si.
E' capitato molte volte, solo che prima quando rimpiangevo le decisione che mi hanno portato a commettere degli sbagli non ci facevo caso e andavo avanti dicendo dentro di me che sbagliando si impara e che non avrei certamente commesso mai più errori del genere.
Quanto mi sbagliavo.
Da piccolo sono sempre stato un ragazzo forte, un ragazzo che spiccava nel gruppo, un capo nella banda di bambini con cui giocavo, ed ero sempre visto come un esempio dagli altri bimbi.
Crescendo ho imparato a mie spese quando fosse dura fare il leader, ma a me piaceva, e non mi importava se spesso mi trovavo immischiato in numerose e, talvolta, sanguinose liti, oppure se dovevo andare contro il volere dei miei per fare di tutto per aiutare un mio amico, e mi piaceva dare ordini.
Ero un vero e proprio leader, si.
Solo che...crescendo ho imparato che non si può vivere solo in questo modo, e che talvolta c'è bisogno di distaccarsi dal gruppo, e pensare un pò a sè stessi, alla propria vita...ai propri sogni.
Ricordo che all'età di 15 anni, nel gruppo di amici entrò a far parte il cugino di un nostro compagno, trasferitosi da poco dall'America.
Era bellissimo, era biondo e i suoi occhi erano due grandi oceani di un azzurro ineguagliabile, era fantastico quasi surreale.
Non so perchè, ma cominciai ad essere attratto dai suoi modi gentili, dal dolce suono della sua voce, dal suo sorriso incantevole e...soprattutto da quegli occhi.
Così puri e così tristi che mi facevano sentire un vuoto in pieno stomaco solo a guardarli, e sembrava che mancasse la terra sotto i miei piedi.
Un giorno lui venne a prendermi a casa, dovevamo uscire, ed io mentre mi preparavo lo invitai a salire su.
Quel giorno pioveva, e ricordo ancora il rumore della pioggia, un rumore che subentra sempre prepotentemente nella mia testa ogni qualvolta piove e non mi lascia mai, mi attanaglia il cuore infilzandolo quasi fossero mille spilli che si divertono a giocare saltellando allegramente sul mio muscolo vitale.
Beh, lui era li da me, e ricordo che mentre ero intento ad indossare un maglioncino, lui si avvicinò abbracciandomi e dicendomi che mi amava.
Rimasi immobile.
Cosa avrei dovuto fare?
Dentro di me urlavo dalla voglia di voltarmi e ricambiare quell'abbraccio e dirgli che forse lo amavo anche io perchè...beh perchè lui con un solo sguardo era l'unico capace di far calare tutte le mie difese.
E li per li stavo per farlo.
Stavo per ricambiare il suo amore; ma qualcosa mi bloccò.
Pensai ai miei amici, al nostro gruppo e a quanto sarebbe stato difficile riuscire a dire a tutti del nostro amore, e loro mi avrebbero considerato un gay, e ci avrebbero discriminati e allontanati, e allora tutti l'avrebbero saputo, compresi i miei.
Avevo paura, paura di scatenare un'assurda guerra, così lo allontanai spingendolo via, e dicendogli che mi faceva schifo, che io odiavo i gay come lui e che doveva scomparire dalla mia vita.
Lo urlai forte.
Lui cominciò a piangere silenziosamente, anzi mi guardava talmente sconvolto che nemmeno se ne accorse delle lacrime che scendevano dai suoi occhi.
Si alzò e correndo scappò via.
L'ultima cosa che ho visto di lui sono stati i suoi capelli biondi uscire dalla porta.
E poi i miei ricordi si fermano, perchè ricordare fa troppo male, e sinceramente ritornare indietro e vedere con gli occhi di me bambino gli attimi in cui seppi che un'auto lo aveva investito davanti casa mia mentre lui usciva scioccato, fa troppo troppo male."
"Bene ragazzi allora, vi dividiamo in due auto, siccome siamo a corto di furgoncini in questo momento" disse un uomo vestito completamente di nero ai ragazzi che ancora assonnati si dirigevano trascinando le loro valige, alle rispettive auto indicate dal manager,
"Allora, vi abbiamo divisi in due gruppi, da una parte ci saranno Changmin, Junsu e Yocchun e dall'altra parte Yunho e Jaejoong, mi raccomando di non saltarvi al collo durante il viaggio e soprattutto di passare queste due settimane in completa tranquillità." disse ancora l'uomo sorridendo felicemente anche se era visibilmente preoccupato.
Di sicuro quei ragazzi avrebbero combinato qualcosa, infondo in cinque anni di carriera li aveva sempre visti così uniti e non erano i tipi da sciogliersi per delle futilità, quindi sicuramente era successo qualcosa di grave tra loro; non sapeva nulla, ed aveva cercato di far ritirare la proposta al direttore, ma questi non lo aveva ascoltato, quindi li aveva accompagnati quella mattina alle loro auto e li aveva salutati prima di partire...
Era veramente agitato, ma doveva solo eseguire gli ordini del capo, quindi prima di farli salire in auto aveva sequestrato i loro cellulari ignorando le proteste dei ragazzi che anche se a malavoglia si erano messi in viaggio.
"Che Dio ce la mandi buona" sospirò prima di recarsi alla sua auto per andare in ufficio.
***
Silenzio.
Nient'altro che silenzio vigeva in quell'auto da almeno un quarto d'ora.
E nessuno e niente aveva ancora fatto qualcosa per romperlo.
Ogni tanto si sentivano i sospiri di Yocchun che guidava l'auto tentando di ignorare in tutti i modi quel silenzio che quasi come un forte rumore gli stava perforando i timpani, ed era fastidioso, tremendamente fastidioso e...avrebbe preferito il barrito di un elefante nei timpani piuttosto che quel...nulla.
Junsu era seduto alla sua destra e guardava distrattamente il paesaggio scorrergli accanto, cercando di non pensare all'aura negativa che emanava la presenza di Changmin nella sua auto.
Il più giovane dal canto suo si trovava proprio dietro il sedile di Junsu, non per suo volere infatti tutte le valigie che Yocchun aveva portato non entravano nel bagagliaio quindi alcune le avevano caricate in auto, e il genio di Yocchun le aveva messe proprio dietro il suo sedile, aveva la testa poggiata al finestrino e l'ipod che da un quarto d'ora ripeteva sempre la stessa melodia.
L'aria era pesante e l'atmosfera tetra, sembrava fossero di ritorno da un funerale.
Junsu si strinse nelle spalle, nonostante fosse il 15 Luglio quella mattina faceva un certo freschetto e lui che non era per niente bravo ad abbinare gli abiti al tempo era uscito con indosso una canotta leggera pensando fosse appropriato per il lungo viaggio che si apprestavano ad affrontare.
"Hai freddo?" sussurro Yocchun vedendo il ragazzo strofinare dolcemente i palmi delle mani lungo le braccia per darsi un pò di calore.
"Mh...un pò" rispose il ragazzo.
"Non ce l'ho nemmeno una giacca da darti. Aspetta - disse poi spostando gli occhi nello specchietto retrovisore cercando con lo sguardo l'altro passeggero - Changmin scusa potresti dare la tua giacca a Junsu che ha freddo? Tanto tu non la stai indossando..."
Changmin alzò lo sguardo verso Yocchun, che intanto seguiva i suoi movimenti dallo specchietto retrovisore, prese la giacca poggiata con cura alla sua destra e la guardò incerto, sbuffò per poi passarla anzi per meglio dire, gettarla a Junsu.
Il ragazzo guardò la giacca appena ricevuta incerto, la prese e usandola come una copertina la mise addosso inspirando a pieni polmoni il profumo di cui questa era impregnata.
Era suo.
Il suo profumo.
"G-grazie" balbettò Junsu guardando di nuovo fuori dal finestrino, mentre il suo volto diventava di uno strano colore tendente al rosso.
"Mh" mugugnò in risposta Changmin che si reimmergeva di nuovo nel mondo della musica socchiudendo gli occhi.
E d'un tratto era ripiombato il silenzio.
Yocchun sospirò.
A lui non piaceva quell'atmosfera pesante e triste.
Perchè lui amava sorridere, lui amava scherzare e giocare con i suoi compagni.
Ed ora non poteva.
Perchè lui sapeva.
Lo aveva sempre saputo dell'affetto che Changmin provava per Junsu, e per l'affetto che Junsu provava per Changmin anche se lo aveva sempre nascosto.
Sorrise internamente pensando al povero Junsu, che in tutti quegli anni non aveva fatto altro che scacciare via i sentimenti per Changmin dicendo che avrebbero complicato le cose nella band, e non aveva il coraggio di accettare il fatto di essersi innamorato di un uomo.
Era stato male.
Veramente male.
E allora lui, da buon amico qual'era aveva cercato di consolarlo.
E...l'avevano fatto.
Avevano fatto credere alla band di stare insieme, di amarsi.
Ma non era vero, non lo era.
Purtroppo.
**Inizio flashback
"Che ti succede?" Chiese Yocchun sedendosi accanto a un Junsu completamente immerso nel divano con la testa posata sulle gambe raccolte al petto.
Erano soli in casa, Yunho e Jaejoong erano andati a correre e Changmin era uscito con una ragazza, e Junsu si deprimeva sconsolato sul divano.
"Niente" mugolò il ragazzo nascondendo ancora di più la testa sulle gambe.
Yocchun sospirò "Ti conosco troppo bene...è per Changmin vero?"
"Mh" rispose Junsu.
"Lo sapevo. Ma perchè non ti fai avanti e basta? Così stai solo male...ed anche lui si fa solo del male."
Junsu alzò la testa di scatto, d'un tratto la sua espressione sconsolata aveva lasciato il posto ad un'espressione furiosa "Si fa solo del male? Lui! - urlò il ragazzo alzandosi in ginocchio sul divano - Yocchun è lui che si fa del male? Oh scusami hai ragione - proseguì dandosi una botta in testa - avevo dimenticato che uscire con una ragazza diversa ogni sera è sinonimo di FARSI DEL MALE!" urlò ancora di più con il viso sconvolto ed infuriato al tempo stesso.
Yocchun era pallido, non aveva mai visto Junsu ridotto in quello stato e vederlo urlare così lo faceva sentire triste dentro; si avvicinò al ragazzo accarezzandogli una guancia e abbracciandolo con dolcezza. Junsu chiuse gli occhi e si lasciò andare tra le braccia del compagno.
"Scusami...non so cosa mi sia preso. Sto impazzendo" disse abbandonando la testa sulla spalla di Yocchun.
"Non preoccuparti, so come ti senti in questo momento. Però so che Changmin prova qualcosa per te, e...sta solo tentando di dimenticare quel sentimento perchè è convinto di non essere ricambiato." sussurrò Yocchun accarezzandogli i capelli.
"Non credo Chunnie. Lui...è sempre con me e non lo vedo per niente così interessato come dici. Non voglio più soffrire, ma non voglio farmi avanti, non voglio che un rifiuto porti problemi nella band."
"Sei sicuro che lui rifiuterà?"
"Si...ne sono certo. Ormai ho imparato a conoscere Changmin è sicuramente così" disse Junsu sciogliendosi dall'abbraccio e guardando Yocchun fisso, l'espressione sconsolata di prima era ritornata, e gli occhi lucidi e grandi lo facevano sembrare un bambino. Il cuore di Yocchun cominciò a battere forte, adorava Junsu e le sue espressioni così belle, così pure così...ingenue.
"Yocchun - cominciò a dire Junsu con un tono serio che fece preoccupare di poco Yocchun - fidanziamoci."
Yocchun spalancò gli occhi confuso, che stava succedendo? Si era perso un pezzo per strada? Non ci capiva niente, fino a poco fa Junsu era in pena per Changmin ed ora chiedeva a lui di fidanzarsi? Che Dio avesse ascoltato le sue preghiere?
"Eeeeeh?" chiese sorpreso Yocchun.
"Ma si! Insomma, se io mi fidanzo con te per finta sia chiaro, allora Changmin se prova qualcosa per me cambierà radicalmente e farà di tutto per avermi" sorrise Junsu stringendo un pugno in segno di vittoria.
Yocchun capì e un sorriso ironico scappò dalle sue labbra.
Doveva immaginarselo.
Junsu non lo avrebbe mai amato, lui aveva in testa solo Changmin.
Dio non aveva ancora ascoltato le sue preghiere.
"Sei pazzo." sussurrò all'amico che ancora stringeva il pugno in alto.
"Ti prego Yocchun" mugolò Junsu unendo le mani in segno di preghiera "ti sarò debitore a vita"
E non sapeva se fosse stato per gli occhi in quel momento estremamente da cucciolo dell'amico, oppure per la vocina dolce che aveva fatto, o forse per il suo cuore che gli urlava di accettare, o forse per l'amore che provava per lui ma...aveva accettato.
E si...aveva cominciato a vivere nell'illusione.
** Fine flashback
"Devo comprare una cosa mi fermo all'area di servizio" annunciò Yocchun allontanandosi dall'autostrada e prendendo una stradina secondaria che arrivava alla stazione di servizio.
"Mh ok...mi prendi un caffè?" mormorò Junsu poggiato allo schienale con gli occhi chiusi.
"Ok. Tu vuoi qualcosa Changmin?" si voltò verso il compagno.
"No grazie" rispose atono Changmin.
Lo guardò, per la prima volta quella mattina si fissarono occhi negli occhi, e sapevano, sapevano che nonostante si volessero troppo bene, avevano qualcosa che si contendevano.
Si guardarono con sfida.
Ma i loro cuori battevano all'unisono, e sapevano che nonostante la loro competizione la loro amicizia dentro sarebbe sopravvissuta in ogni caso.
Changmin abbassò lo sguardo.
Yocchun uscì dall'auto.
E in questa sprofondò il silenzio più assoluto.
Junsu si stiracchiò allungando la braccia in avanti e facendo cadere di lato la giacca che fino a poco prima lo aveva coperto.
La guardò.
E il suo cuore si bloccò.
Aveva completamente dimenticato di trovarsi in macchina con Changmin.
"Ti è passato il freddo?"
Atona.
La voce di Changmin non lasciava trasparire nessuna emozione però...
Junsu si girò verso di lui guardandolo da dietro il sedile, vergognandosi persino di guardarlo in faccia.
"Si beh...sto meglio ora. Il sole è già alto - disse il ragazzo poggiando una mano sulla spalliera del sedile - tu...stai bene?"
"Si, mi sento tutto indolenzito ma sto bene" disse Changmin spostando lo sguardo fuori dal finestrino.
Dio ma che stava facendo?
Non doveva parlare con Junsu, non doveva parlare nè con Junsu nè con Yocchun, doveva impedire al suo cuore di prendere il sopravvento, doveva imporre ciò che la ragione gli diceva di fare...il problema era che in quel momento nemmeno la ragione gli diceva di fare la cosa giusta.
"Sai..sono..sono contento che tu sia venuto" sussurrò Junsu.
Changmin sussultò, non credeva che a Junsu potesse fare piacere la sua presenza, ma infondo sapeva che si sbagliava.
Non era stato Junsu a piantarlo su due piedi in una stanza e a non rivolgergli più la parola.
Non era stato Junsu a trattarlo come un appestato.
Non era stato Junsu che gli aveva chiuso il suo cuore.
Era stato lui.
"Già...io non so se esserlo" sospirò Changmin.
Junsu abbassò lo sguardo.
Non era felice di stare con lui lo sapeva.
Allora perchè si ostinava a parlargli?
Semplice.
Perchè lo amava.
***
Una scena tragicomica oltre ogni dire.
Ecco come si presentava la loro situazione in quel momento.
Jaejoong era seduto alla destra di Yunho con le braccia incrociate ed evidentemente confuso, in testa aveva un paio di orecchie da gatto.
Yunho intanto controllava la mappa del posto cercando di ignorare il ragazzo al suo fianco anche se era mezz'ora buona che continuava a lanciargli occhiatine di sfuggita sperando che l'altro non se ne fosse accorto.
"Niente. Non capisco dove siamo..." sospirò Yunho dopo un pò ammettendo il fatto che si erano persi e non riusciva a trovare la strada per la casa che per due settimane li avrebbe ospitati.
"Chiamiamo qualcuno così ci facciamo venire a prendere" suggerì Jaejoong.
"Non possiamo, hai dimenticato che ci hanno tolto i telefoni prima di partire?"
Jaejoong chiuse gli occhi poggiando la testa allo schienale.
"Cosa facciamo?" disse dopo un pò cercando di mantenere la calma.
Quella situazione lo agitava non poco, già il fatto di stare solo con Yunho non lo aiutava, avrebbe tanto voluto non vederlo mai più ed ora era bloccato con lui in un'auto nel bel mezzo del nulla senza sapere dove andare.
Era troppo.
Ma il suo cuore chiedeva sempre di più.
"Non ne ho idea...aspettiamo che passi qualcuno?" disse Yunho guardandosi intorno.
Erano capitati in un posto talmente isolato che nei dintorni non era presente neppure l'ombra di una casa, erano circondati dalle piante, e un piccolo ruscello scorreva tranquillo alla loro destra, i campi coltivati si trovavano sulla sinistra e...non c'era nemmeno il riflesso di una persona.
Jaejoong cominciò a sudare freddo, era veramente capitato in un posto dimenticato da Dio con...Yunho.
Si sarebbe volentieri preso a pugni in testa, ma non poteva farlo per tre motivi; il primo è che avrebbe rovinato quel cerchietto con le orecchie da gattino che lo faceva impazzire, il secondo perchè beh avrebbe ucciso l'ultimo neurone funzionante che viveva nel suo cervellino e terzo perchè..beh perchè Yunho lo avrebbe preso per pazzo.
"Uffa! Ma che cavolo Yunho non ne azzecchi una...ma perchè ho fatto guidare te?" si lamentò il vocalist portandosi una mano sulla fronte.
Yunho si voltò sconvolto "Cosa? E certo...se guidavi tu a quest'ora non eravamo nemmeno partiti da casa!"
"AAAAAH! Non osare criticare me che guido, andrò piano ma perlomeno io non mi perdo!" esclamò Jaejoong stizzito.
Yunho si passò una mano in faccia, disperato.
"Dio ma perchè tutte a me? Perchè? Non basta che mi sono perso nooooooo, pure con questo qui dovevo perdermi" disse ancora melodrammatico Jaejoong guadagnandosi un'occhiataccia di Yunho.
Non sapevano che fare, dovevano comunque andarsene di li, e cercare di trovare la giusta strada per la loro nuova casa.
Yunho sospirò per la quarantesima volta in un minuto e mise in moto l'auto.
Un colpo.
Jaejoong sussultò quando sentì un forte rumore provenire dalla zona del motore e vedere dopo un pò del fumo fuoriuscire.
Yunho aprì la bocca sconvolto, gesto che fu inconsapevolmente ripetuto da Jaejoong.
Restarono alcuni minuti a guardare quella scena.
Il primo a destarsi da quello stato di trans fu Jaejoong che aprì lo sportello catapultandosi fuori dall'auto.
"Apri il cofano" disse rivolto a Yunho mentre si avvicinava lentamente a questi.
Yunho a sentire la voce di Jaejoong si destò facendo ciò che gli era stato chiesto, anzi ordinato, da Jaejoong e dopo un pò scese anche lui avvicinandosi all'amico.
Guardarono sconvolti la scena, un intruglio di fili tubi e cose varie si estendeva davanti ai loro occhi e...usciva fumo.
"Tu ci capisci qualcosa?" chiese Yunho mentre l'amico si girava verso di lui alzando un sopracciglio scettico.
"Prova a metterla in moto" suggerì l'altro mentre Yunho si dirigeva ancora una volta verso l'auto.
All'unisono sospirarono.
Quella si che era una tragedia.
Yunho tentò di mettere in moto l'auto, ma nulla, non voleva saperne di partire.
Erano rimasti a piedi.
O meglio erano rimasti a piedi nel bel mezzo del nulla.
"Che facciamo che facciamo che facciamo che facciamo CHE FACCIAMO!" urlò stizzito Jaejoong sbattendo violentemente un piede a terra.
"Ma la vuoi smettere di urlare? Sei fastidioso" si lamentò Yunho che nel frattempo si era steso all'ombra di un albero sulla riva del piccolo fiume.
"Io fastidioso? - sbarrò gli occhi Jaejoog - ma...aaaaaaah se potessi ti ammazzerei subito!" urlò puntando un dito contro l'altro cantante che non poteva vederlo poichè aveva gli occhi chiusi.
Doveva ammetterlo, si stava proprio divertendo.
Insomma...è vero che avevano subito un'avvenura tremenda, ma almeno era insieme a Jaejoong e forse in quel momento avrebbero chiarito tutto.
Se lo augurava.
Sempre che Jaejoong non lo avesse ucciso.
"E...perchè non puoi farlo?" chiese con un sorriso divertito e aprendo un occhio.
"Perchè con chi parlo poi!!!" urlò Jaejoong con un'espressione buffa sul volto.
Yunho iniziò a ridere.
E non accennava a fermarsi.
Jaejoong era buffissimo, era sconvolto, sudato e le orecchie da gatto in testa.
Sarebbe morto per il troppo ridere.
"Certo bravo, ridi pure! Fattene un'altra di risata mi raccomando!" disse il povero vocalist sedendosi a terra afflitto.
Dio veramente voleva punirlo, su questo non c'erano dubbi.
"Dici che gli altri a quest'ora avranno notato che non ci siamo?" chiese di nuovo il moro mentre disegnava distratto strani segni sul terreno accanto a lui.
Yunho, che intanto si era calmato, annuì "certo che ci staranno cercando...non penso che ci lasceranno in un posto sperduto come questo per sempre"
"Si ma come faranno a sapere che siamo qui? Insomma chi ci verrebbe a cercare qui? Siamo dispersi nel nulla" si lamentò ancora Jaejoong.
Yunho si mise seduto guardando serio il compagno.
"Jae non devi preoccuparti, ci sono io qui e non permetterò che ci succeda niente ok? Anzi invece di restare qui camminiamo è probabile che troveremo qualche casa più avanti." disse alzandosi e cominciando a camminare seguito a ruota da un Jaejoong stranamente muto.
La verità era che le parole di Yunho lo avevano spiazzato, lo avevano reso felice e triste, lo rendevano strano.
E lui odiava sentirsi strano.
Era sempre stato così, lui era un ragazzo abbastanza riservato, e permetteva a poche persone di farsi vedere per ciò che era realmente.
Tra quelle persone naturalmente c'erano stati i quattro compagni di band che per lui in tutti quegli anni erano diventati una vera e propria famiglia.
Quando stava male, o semplicemente si sentiva strano, ovvero nè triste nè felice, semplicemente vuoto...tendeva a chiudersi in sè a perdersi in un suo mondo interiore e ad allontanarsi da quella realtà che lo circondava.
Ed ogni volta che si chiudeva in sè c'erano sempre loro, i suoi amici, pronti a farlo ritornare sereno e a farlo sorridere.
Ma ora era tutto così strano, c'era Yunho, ma non era come prima.
Voleva davvero che tutto ritornasse uguale a prima, che la band si ricomponesse, che tutti trovassero un pò di equilibrio, e voleva collaborare.
Ma era tutto così difficile.
"Perchè hai deciso di lasciare il gruppo?" chiese Yunho camminando con le mani nelle tasche e guardandosi distrattamente intorno.
Jaejoong sussultò a quella domanda, non se l'aspettava.
Cosa doveva dirgli ora?
Che lo aveva fatto perchè lo aveva visto con quella ragazza?
Certo, ma se lo avesse fatto avrebbe anche dovuto spiegargli che ciò gli dava fastidio perchè in realtà era innamorato di lui da ben cinque anni.
E poi? Cosa avrebbe fatto poi?
Yunho lo avrebbe disprezzato.
Ne era certo.
Ed ogni sua convinzione era sempre esatta.
"Perchè...mi sentivo soffocare" disse dopo un pò di silenzio.
"Bugiardo" sorrise Yunho
"C-cosa?"
"Sei un bugiardo"
"Non capisco perchè dici così?" disse Jaejoong piccato fermandosi.
Yunho si voltò a guardarlo e si avvicinò lentamente.
Jaejoong fermo vedeva Yunho avvicinarsi a lui, e la distanza tra loro diminuiva visibilmente, sempre di più.
Vedeva gli occhi profondi di Yunho avvicinarsi ai suoi e il respiro quasi non si bloccò del tutto.
Il cuore invece gli si era fermato nel petto.
"Sono anni che ti conosco. E so per certo che non è questa la causa..." disse Yunho a pochi centimetri dal suo viso sorridendo furbo.
Jaejoong pregò mentalmente tutti gli Dei che conoscesse per farsì che lo liberassero da quella situazione, ma niente...Yunho non accennava ad allontanarsi, e la sua forza di volontà andava scemando sempre e sempre di più.
"Io..." sussurrò Jaejoong fermandosi per pensare ad una scusa plausibile, ma non riusciva a trovarne nessuna.
"E' per quella sera vero? E' per la situazione in cui mi hai trovato vero?" continuò allora Yunho mentre avvolgeva il fianco di Jaejoong con il suo braccio facendolo sussultare.
"N...no" disse ancora Jaejoong completamente perso negli occhi di Yunho.
Non sapeva più che doveva fare, in quel momento tutto era scomparso e restavano solo loro due, non c'era nient'altro.
Yunho lo teneva stretto e questo bastava per farlo sentire felice, e fargli desiderare che il tempo si fermasse e che tutto il resto scomparisse perchè...finchè c'erano loro due tutto era perfetto.
Ma sapeva anche che tutto questo non era possibile, perchè...beh perchè i sentimenti che Yunho provava per lui non erano comparabili ai suoi.
Yunho lo voleva bene.
Jaejoong lo amava.
Yunho aveva voglia di abbracciarlo.
Jaejoong aveva voglia di baciarlo.
Yunho voleva dormire con lui di notte.
Jaejoong avrebbe voluto fare l'amore con lui di notte...e non solo.
I pensieri di Jaejoong furono interrotti da un piccolo peso caldo sulle sue labbra.
Ritornò nella realtà e la figura di Yunho china su di lui, con le labbra poggiate sulle sue bastarono a farlo sentire male.
Era un sogno?
Stava succedendo davvero?
Che fosse colpa sua e che si fosse avvicinato lui per primo senza rendersene conto?
Yunho aprì le labbra andando a stuzzicare con la lingua le labbra dell'altro per entrare in esse.
E Jaejoong ancora troppo confuso e...sereno aprì le labbra permettendo all'altro di entrare e beandosi di quel profondo contatto.
Non riusciva a capire che bacio fosse, era dolce ma selvaggio allo stesso tempo e...ed era come se Yunho avesse voglia di lui in quel momento.
Ma era davvero così?
O era uno dei soliti sogni che in tanti anni faceva di notte?
"Dio ti prego fa che non sia un sogno" pensò Jaejoong perdendosi tra quelle forti braccia e chiudendo i suoi occhi.
4 capitolo
°Break°
"Sono nato il 18 Febbraio del 1988, nella magica Seoul.
I miei genitori non sono mai stati molto ricchi, però non abbiamo mai navigato nella povertà, in qualche modo ce la cavavamo andando avanti e vivendo alla giornata.
Sin da piccolo nonostante fossi un ragazzo solare e simpatico non ho mai avuto amici, nessuno mi calcolava più di tanto, con i bambini della mia età non riuscivo a giocare nessuno mi voleva con sè, così ho cominciato a stare con i bambini più grandi...beh li non è che le cose andavano alla grande, ero il più piccolo ed il più delle volte venivo o trattato male oppure venivo usato da schiavetto, però non mi lamentavo, a me bastava avere qualcuno accanto che mi consolasse e che mi considerasse per quello che ero e stavo bene.
Ho cominciato da subito ad appassionarmi alla musica, sin da piccolo ho imparato a suonare il piano, e crescendo ho sviluppato quest'arte, cominciando a cantare ed accompagnando la musica del pianoforte...i miei genitori erano fieri di me ed anche io ero fiero di me, facevo qualcosa di bello, cantavo e suonavo bene e il mio sogno di fare il cantante da grande cominciava a farsi strada in me.
I miei amici ogni tanto venivano a casa a sentirmi suonare e restavano sempre estasiati dalla mia voce e dalla musica, ed io stavo bene ero felice...o almeno credevo di esserlo.
Anche se sono grande fuori, dentro di me mi sento sempre un bambino, e nonostante all'apparenza io non dia peso alle futilezze quali il destino o le premonizioni e cose di questo genere, dentro di me ci credo fermamente, anche perchè io sono la prova vivente che le coincidenze non esistono, è solo il destino che si diverte a giocare con noi uomini, siamo come pedine di scacchi nelle sue mani, ora bisogna solo capire che ruolo ricopriamo noi su questa scacchiera.
Ricordo il 13 Dicembre del 1999 come se fosse ieri, ero in giro con i miei amici, faceva freddo e loro dovevano comprare dei regali per i loro familiari, io nemmeno ci pensavo che a breve sarebbe arrivato il Natale e dovevo fare i regali, come ogni anno non me ne preoccupavo e poi mi riducevo all'ultimo giorno quando i negozi erano già in parte chiusi ed io come un pazzo andavo alla ricerca delle cose più misere ma che avesso almeno lontanamente la forma di un regalo; giravamo almeno da mezz'ora senza trovare nulla, ero infagottato per bene nel mio cappotto di lana nero, con la mia bellissima sciarpa bianca avvolta intorno al collo, i capelli corti e mezzo scocciato seguivo Jinho che cercava assiduamente un completo intimo di colore rosso da regalare alla sua ragazza, era più grande di me io avevo undici anni e lui 17, aveva la ragazza ed era un pò il leader del nostro gruppo, era per me un semidio, era bellissimo e soprattutto aveva una fila interminabile di ragazze dietro, lui mi aveva accolto nel gruppo da subito e mi aveva subito trattato come un fratellino minore, nessuno osava sfiorarmi perchè io ero il suo pupillo, e tutti temevano Jinho.
Entrammo nell'ennesimo negozio di vestiti, cominciai a girare tra le montagne di maglioni e sciarpe e cappotti che vi si trovavano, non mi interessava nulla, ero strano, mi sentivo vuoto dentro, quel giorno non ero il changmin felice di sempre ero...spento.
Uscii fuori, senza ascoltare nemmeno le parole dei miei amici che mi raccomandavano di stare attento alle auto e soprattutto al freddo, attraversai la strada e mi inoltrai nel parchetto li di fronte, era molto bello c'era un bel pò di gente e delle bancarelle di caldarroste facevano la loro comparsa addobbate con splendidi lucine natalizie, era davvero bello.
Mi voltai in cerca di una panchina libera per sedermi e bearmi un pò della solitudine quando il mio sguardo si posò su un ragazzo seduto nella panchina dietro di me, le gambe raccolte al petto e circondate dalle braccia, lo sguardo rivolto in basso, addosso non aveva nemmeno un cappotto o una sciarpa, ma un maglioncino di lana bianco largo e dei jeans neri.
Tremava.
Sussultai vedendo quell'immagine e come spinto da qualcosa di invisibile camminai verso il ragazzo rannicchiato da una parte della panchina e mi parai di fronte a lui.
"E' libero questo posto?" chiesi attendendo una risposta da quel ragazzo di cui ancora non avevo visto il volto, questi non rispose, limitandosi a chinare il capo in segno d'assenso, intrepido mi accomodai comunque senza spostare lo sguardo dal ragazzo.
"Come ti chiami?" chiesi titubante cercando di non essere invadente.
Ma ero curioso, ero troppo curioso di sapere chi fosse quel ragazzo e perchè si trovasse al parco con quel freddo e in quello stato, e soprattutto volevo sentire la sua voce, volevo guardarlo negli occhi.
Silenzio.
Il ragazzo non accennava a rispondere, e la mia curiosità cresceva sempre di più.
"Junsu..."rispose dopo un pò il ragazzo alzando lentamente la testa e voltandosi verso di me.
Vuoto.
Dentro sentii solo vuoto, quegli occhi mi avevano distrutto nel giro di un secondo, erano bellissimi e il solo guardarli mi facevano sentire male, come se sotto di me non ci fosse nulla, erano bellissimi...sapevo pensare solo a quanto quegli occhi fossero belli.
Dopo qualche minuto mi accorsi di nuovo del tremore del ragazzo e velocemente presi la sciarpa dal mio collo e la avvolsi intorno al collo di Junsu, che confuso mi guardava.
"Così stai caldo" spiegai notando la confusione negli occhi del ragazzo.
Sorrise.
Junsu sorrise, e...non fu un sorriso qualunque ma un sorriso capace di farmi sciogliere il cuore, era splendido era puro e candido e sembrava quello di un bambino, forse quel Junsu era più piccolo di me, ne ero certo, era così piccolo e indifeso..
Junsu mi abbracciò "grazie" mi sussurrò dolcemente e sentii le mie guance andare in fiamme .
"N-niente" risposi guardando Junsu che si alzava dalla panchina e avvolto dalla sua sciarpa color bianco faceva un piccolo inchino sorridendomi per poi correre via.
Il sorriso e gli occhi di quel ragazzo ancora vivono dentro il mio cuore e dentro la mia testa, e l'immagine di lui raccolto su quella panchina non credo andrà mai via dalla mia anima, però so che il destino ha voluto giocare con noi perchè altrimenti...oggi lui non sarebbe qui con me."
"Wow"
"E'...bellissima"
Fantastica.
La casa che li avrebbe ospitati per due settimane era fenomenale, non c'era nulla di brutto, era una meraviglia senza paragone, una di quelle meraviglie che non esistono, di quelle che vedi solo nei sogni, di quelle che quando ne senti parlare puoi solo sospirare pensando a come sarebbe bello averla...quella casa era proprio una di quelle meraviglie.
Changmin, Yocchun e Junsu erano appena arrivati a destinazione, ovvero una piccola villetta in costiera circondata dal verde e dal mare ai piedi della scogliera, il piccolo villaggio era ad un quarto d'ora di distanza e la piccola tenuta era completamente isolata, nascosta dalle piante tropicali piantatevici intorno e dalle pinete presenti sulla scogliera.
Erano entrati con foga vedendo tanta meraviglia e presi dalla curiosità si erano lanciati ad ispezionare le camere con lo scopo di farne della più bella la propria.
La casa era completamente circondata da grandi vetrate, dove era possibile vedere tutto dall'interno, ma dall'esterno apparivano solo come grandi specchi neri che coprivano la privacy degli abitanti, la cucina era enorme ed era collegata al salone anch'esso molto grande il tutto arredato in stile moderno, un televisore al plasma troneggiava appeso ad una parete e di fronte a questi vi erano due divanetti bassi e bianchi con ai lati quattro puff sempre di colore bianco, e dinanzi ai divani faceva la sua comparsa un piccolo tavolino in vetro.
Le stanze da letto erano poste sopra, vi erano in tutto quattro stanze, due singole e due doppie, tutte arredate con il medesimo stile del salone e tutte circondate da grandi vetrate che davano sul mare.
"Ragazzi la casa discografica ci ha trattati proprio bene stavolta" affermò Yocchun posando i bagagli nel salone e guardandosi intorno con un'aria meravigliata.
"Beh forse dopo tutti questi anni una volta ci può anche stare" rispose Junsu mentre era intento a saltellare per il salone in cerca di nuove scoperte.
"E tu che ne pensi Changmin?" chiese Yocchun sospirando verso il più piccolo.
"Mh...bella" rispose il ragazzo prendendo i suoi bagagli e dirigendosi al piano di sopra.
Voleva allontanarsi da quei due, il viaggio era stato fin troppo insopportabile, con Yocchun che chiamava Junsu con nomignoli sdolcinati quali "cucciolo" o "piccolo" e Junsu che lo chiamava "amore", ora arrivati a destinazione voleva solo rintanarsi in una stanza e non uscire più per il resto delle due settimane, sinceramente non gli importava niente nè di quello che avrebbero pensato gli altri nè di cosa avrebbero fatto in quel periodo, l'importante era non stare con loro.
Già, doveva evitarli.
Evitarli perchè sapeva che voleva bene a tutti immensamente, perchè sapeva di dipendere da loro in modo quasi morboso e sapeva che se avesse passato anche solo un attimo in più con quei ragazzi, la voglia di riprendere da capo la vita di prima sarebbe sopraggiunta e allora sarebbero ritornati i guai, la sofferenza per la storia di Junsu e Yocchun, e il non riuscire a lavorare bene con nessuno e allora sarebbe stato male di nuovo e non lo voleva più.
Entrò in una stanza notando che aveva beccato la singola, sorrise, forse era proprio segno del destino che lui dovesse restare da solo, posò i bagagli a terra e si avvicinò alle vetrate scrutando il mare sotto di lui, un senso di vuoto si impadronì del suo corpo e spaventato si ritrasse.
Quel vuoto lui lo conosceva bene.
Sapeva che cosa significava.
E sapeva che c'era un'unica cosa che poteva colmarla.
Ma quella cosa lui non ce l'aveva più.
"Changmin?"
Una voce lo riscosse dai suoi pensieri, Changmin si voltò e dinanzi a lui trovò Junsu poggiato allo stipite della porta con lo sguardo basso.
"Dimmi" disse Changmin mentre Junsu tendeva una mano che stringeva la giacca che Changmin gli aveva prestato in macchina.
"Questa è tua - sussurrò Junsu - grazie"
"Di nulla" rispose Changmin avvicinandosi per prendere la giacca.
Ed ogni passo era come cadere sempre più nel vuoto, ogni passo verso di lui era come buttarsi giù da un burrone, e hai paura, paura di avvicinarti alla fine del vuoto, e con Junsu era lo stesso, e si avvicinava a lui ed il suo cuore accelerava i battiti, e la sua testa smetteva di funzionare e il respiro si mozzava, e...niente aveva senso quando gli occhi di Junsu si posavano sui suoi.
Changmin allungò una mano verso la giacca ma Junsu abbassò di scatto il braccio allontanando la giacca dalle mani di Changmin che lo guardava confuso, facendosi coraggio chiuse la porta dietro di sè e guardò risoluto Changmin.
"Perchè mi odi?" chiese con coraggio e con uno sguardo serio Junsu
'Ti prego non guardarmi così...mi uccidi' pensò Changmin guardando quegli occhi freddi fissarlo.
"I-io non ti odio" rispose il più piccolo abbassando lo sguardo.
"Se non mi odi allora perchè mi eviti così? Dimmelo..."
"Io non ti evito smettila Xiah ed esci" disse Changmin allungandosi verso la giacca, ma Junsu prontamente alzò il braccio allontanando la giacca dalla presa di Changmin, che alzò lo sguardo verso Junsu lo spinse al muro e bloccandogli ogni via di uscita poggiando i palmi delle mani alla parete lo fissò serio.
"Che vuoi da me?" chiese sull'orlo dell'esasperazione
"Da quando in qua mi chiami Xiah? Mi reputi così estraneo da chiamarmi con il mio nome d'arte?" chiese tristemente Junsu.
Changmin sospirò, non ce la faceva, aveva sbagliato ad accettare quella vacanza, sapeva che sarebbe successo e doveva evitarlo, doveva evitare quelle situazioni perchè sapeva di non riuscire a resistere con Junsu così vicino a lui che lo guardava con gli occhi da cucciolo e sapeva che non ce l'avrebbe fatta...lo sapeva.
"Junsu è meglio se te ne vai" disse Changmin staccandosi con le mani dal muro.
"NO!" Urlò Junsu lasciando andare la giacca e lanciandosi su Changmin abbracciandolo forte.
Il cuore di Changmin si fermò...che stava succedendo? Era un sogno? Era la realtà? Cos'era?
"J-Junsu?" chiese Changmin quasi volesse confermare la presenza di Junsu li.
"Tu non capisci nulla! Non sai quanto mi faccia male stare lontano da te, non sai come è brutto sentirsi odiato da uno dei tuoi più cari amici, non lo sai Changmin...mi dispiace scusami, gomen, sorry, scusa, pardon insomma in quante lingue ti devo chiedere scusa per qualcosa che non so d'aver fatto? Ma ti chiedo scusa perchè...perchè ti voglio bene e sei importante" disse Junsu stringendo forte Changmin mentre piccole lacrime scendevano dai suoi occhi e solcavano intrepide le sue guance andandosi ad infrangere per terra.
Changmin rimase sconvolto, era la prima volta che Junsu mostrava tanta determinazione e...non si sarebbe mai aspettato quelle parole.
Si sentì un verme.
Stava facendo soffrire la persona che amava, e al diavolo se lui stesse con Yocchun o non ricambiava i suoi sentimenti, non meritava comunque di stare male per uno come lui, non Junsu, non meritava questo non meritava di stare male perchè Junsu era un angelo era il suo angelo e...non poteva far soffrire una persona come lui.
"Junsu io..." sussurrò Changmin con le braccia ancora abbassate lungo i fianchi, incapaci di muoversi e stringere il corpo del ragazzo che lo stava trattenendo a sè.
"Changmin...io ti ho voluto bene dal primo giorno che ti ho visto, dalla prima volta in cui tu mi hai regalato la tua sciarpa bianca per ripararmi dal freddo...ti ho ammirato da quel giorno, è passato così tanto tempo ma lo ricordo come ieri."
"Cosa? - disse Changmin sconvolto - tu ricordi quel giorno? Ricordi della panchina?"
"Mh" rispose Junsu muovendo un pò la testa "lo ricordo come ieri, tu, il tuo cappotto nero, la sciarpa bianca di lana che ho sempre con me, ricordo i tuoi occhi, la tua voce, le tue parole, ricordo tutto...non te l'ho mai detto perchè pensavo che tu non te ne ricordassi e mi prendessi per uno stupido...ma la verità è che io ti ho a..."
"Junsu sei qui?" li interruppe Yocchun entrando nella stanza e facendo si che i due si staccassero.
"Ah ehm Yocchun mi cercavi?" disse Junsu con il capo rivolto verso il basso.
Yocchun non rispose, troppo sconvolto per parlare.
Sapeva che quel giorno prima o poi sarebbe arrivato, lo sapeva perfettamente perchè...beh perchè non ci voleva una laurea per capire che Changmin amasse Junsu dal primo giorno in cui i cinque si incontrarono e non ci voleva nulla a capire che il sentimento di Changmin era ricambiato, beh non ci voleva nulla sempre se non si fosse trattato di Changmin e di Junsu.
La finzione anche se brutta perchè ti fa mentire a persone a cui vuoi bene, a volte aiuta perchè ti fa vivere anche se per poco un sogno che nella realtà non sfioreresti neppure lontanamente...eppure...anche se lui sapeva di vivere in una finzione e sapeva che quel momento sarebbe presto arrivato, non ci aveva pensato più di tanto e si era perso completamente in quel mondo di finzione e di fantasia, ed ora quella scena, gli occhi di Junsu...tutto...lo stavano distruggendo.
"Scusatemi...volevo dirvi che Jaejoong e Yunho ancora devono arrivare e sono un pò preoccupato" disse poi prendendo un pò di coraggio.
"Ah...ehm è vero. Cosa possiamo fare?" disse Junsu visibilmente preoccupato mentre guardava Yocchun.
Changmin era visibilmente scosso, non sapeva cosa dire nè cosa fare, le scene di poco prima scorrevano davanti ai suoi occhi e il suo cuore andava ancora troppo forte per calmarsi, "Cerchiamo un telefono in questa casa" disse cercando di rompere il silenzio che per poco si era venuto a creare nella stanza e uscì fuori dalla stanza recandosi nel salone seguito da Yocchun e Junsu.
Arrivarono nel grande salone e si guardarono intorno, e cercando in giro Junsu vide su un piccolo tavolino posto accanto ad una delle grandi vetrate, un telefono bianco, si avvicinò chiamando gli amici che si avvicinarono anch'essi e videro accanto al telefono un biglietto.
'La linea è controllata e l'unico numero che potete fare è quello dell'ufficio, da usare solo per le emergenze' lesse Changmin cupo.
Li avevano proprio esiliati dal mondo, e se qualcuno si fosse sentito male durante la vacanza? E se c'era qualche pericolo? che dovevano fare? Crepare mentre chiamavano l'ufficio che poi avrebbe chiamato l'ambulanza?
Sospirò.
Non era il momento di pensare a questo.
Alzò lo sguardo e dinanzi a lui vide Yocchun con la cornetta all'orecchio che componeva il numero dell'ufficio.
Rimasero pochi attimi in silenzio, aspettando che qualcuno rispondesse dall'altra parte, ma niente.
Nessuno sembrava essere in ufficio, così dopo la terza volta decisero di staccare il telefono e di cominciare a darsi da fare da soli.
"Ragazzi andiamo a cercarli, magari sono qui vicino che non riescono a trovare la strada per la villetta..." disse Junsu dirigendosi verso le valigie ancora in salotto aprendone una e prendendo una giacca.
"Ok allora facciamo così, io e Junsu usciamo con l'auto per vedere se sono qui intorno, tu Changmin resta a casa almeno se dovessero arrivare troveranno qualcuno ad aspettarli...ok?" propose Yocchun prendendo le chiavi dell'auto dal tavolo.
"Ok" rispose Changmin guardando Junsu che con la testa abbassata senza guardarlo negli occhi scappò fuori seguendo Yocchun.
Sospirò.
Che casino...
***
"Oddio scusami! Non volevo cioè...non l'ho fatto apposta o si...NO! che dico scusa scusa scusa!" urlò Jaejoong rosso in viso staccandosi da Yunho ed allontanandosi di pochi passi.
Yunho lo guardò arrossire, era bellissimo Jaejoong mentre tentava di giustificare un atto che nemmeno aveva fatto.
"Ti ho baciato io" sorrise Yunho.
"E-eh?" chiese Jaejoong urlando quasi confuso.
"Ti ho baciato io...perchè ti stai scusando?" replicò Yunho ridendo.
'Non ridere ti prego...' pensò Jaejoong guardando il sorriso di Yunho che da sempre lo faceva morire.
"Ah...ehm...si" disse Jaejoong abbassando lo sguardo, non sapeva che dire e che fare e...sembrava tutto così tragico, che casino.
Yunho sorrise avvicinandosi a lui e prendendolo per mano, Jaejoong alzò lo sguardo puntando i suoi occhi in quelli di Yunho, e si sentì morire, ma che diavolo, tutto di Yunho era sintomo di infarto per lui, anche solo la sua voce lo faceva collassare, doveva allontanarsi da lui ma...era tutto così difficile. Era difficile, troppo difficile staccarsi da lui.
"Camminiamo, forse riusciamo a trovare qualche casa" disse Yunho tenendolo stretto per mano ed avanzando.
Jaejoong lo seguì senza dire nulla.
Era troppo confuso.
Stava succedendo tutto così in fretta, Yunho, il suo amore lo aveva baciato, e soprattutto non aveva detto niente di strano, ma anzi si comportava come sempre, e lui...beh lui oltre a morire dopo quel gesto non riusciva a capire cosa fare o cosa dire a Yunho.
Odiava lasciare le questioni in sospeso, ma...aveva paura che parlando a Yunho e chiedendo il perchè di quel gesto, sarebbe tutto scomparso e sarebbe ritornato alla realtà di sempre, una realtà troppo dura.
"Perchè Jaejoong? Ora me lo dici?" disse Yunho senza guardarlo continuando a camminare.
"Perchè cosa?" chiese Jaejoong confuso mentre il suo cuore accelerava di nuovo i battiti.
"Perchè hai voluto lasciare la band?"
Un colpo al cuore.
Di nuovo quella domanda.
Che doveva dirgli?
"Io...l'ho fatto per te" disse abbassando la testa e stringendo la mano di Yunho mentre entrambi camminavano verso una meta non precisa.
"Lo sapevo...l'hai fatto dopo quella sera vero?"
"Mh..."
"Jaejoong perchè sei scappato via quella sera? Perchè non sei rimasto picchiandomi e maledicendomi e buttandomi dietro tutto quello che volevi...perchè mi hai ignorato? Ha fatto male..." si fermò Yunho
Jaejoong sussultò, diavolo ma perchè doveva essere tutto così difficile? Ma perchè la vita doveva ingarbugliare ogni situazione...perchè il destino doveva essere così crudele da giocare brutti scherzi ogni volta?
"Credimi...ha fatto più male uscire da quella porta"
"Perchè sei uscito? Dimmi perchè..." stavolta Yunho urlava, stavolta il suo sguardo era mutato, non era lo stesso Yunho di prima, stringeva con forza la mano di Jaejoong che lo guardava confuso.
Ma perchè Yunho ci teneva così tanto a saperlo? Perchè ci provava così gusto a vederlo soffrire?
"Non urlare" sussurrò Jaejoong chiudendo gli occhi
"Dimmi perchè..."
"Non credo siano affari tuoi" doveva essere freddo, doveva mantenere la calma, non poteva dirgli tutto, non poteva.
"Dimmelo dannazione" urlò Yunho mentre una lacrima scendeva da un occhio.
Jaejoong sbarrò gli occhi guardando le piccole goccioline scendere l'una dopo l'altra dagli occhi di Yunho.
Stava piangendo.
Perchè?
"Ho detto di non urlare!" disse forte Jaejoong
"Anche tu stai urlando!" urlò ancora Yunho
Jaejoong sospirò "smettila Yunho"
"Hero voglio sapere il perchè mi hai lasciato dopo quella sera...perchè ci hai lasciati dopo quella sera...hai detto che era per me allora...gli altri cosa c'entrano?"
Jaejoong staccò la mano da quella di Yunho che fulmineo si avventò su di lui prendendolo per le spalle.
Jaejoong era spavantato, non capiva cosa stava succedendo a Yunho, non lo aveva mai visto così infuriato e così triste...e tutto questo lo faceva stare male.
"Lasciami Yunho" urlò Jaejoong
"No!"
"Lasciami ti ho detto!"
"Non ti lascio finchè non mi dici la verità"
"Basta!" urlò Jaejoong portando una mano verso la guancia di Yunho e dandogli uno schiaffo.
Yunho era sconvolto.
Ma...che stava facendo?
I due si guardarono sconvolti.
"Yunho! Jaejoong!" i due si voltarono verso la voce che aveva urlato i loro nomi.
Junsu correva preoccupato verso di loro.
"Junsu!" urlò Jaejoong guardando l'amico venire verso di loro. Che avesse visto tutto?
"Meno male che vi abbiamo trovati, eravamo preoccupatissimi...ma come ci siete finiti qui?"
"Ah...l'auto si è rotta, ma...come ci siete arrivati voi qui?" disse Yunho risvegliandosi dal suo stato di trance.
"Abbiamo visto l'auto ferma e siamo scesi, siamo io e Yocchun, lui è andato dall'altro lato per cercarvi...meno male che siete interi...venite andiamo a casa" disse Junsu facendo segno di seguirlo.
Jaejoong e Yunho seguirono Junsu senza dire una parola.
Senza guardarsi negli occhi.
I loro cuori che battevano all'unisono parlavano per loro.
5 capitolo
°Bolero°
"Hai mai pensato alla tua vita come un grandissimo errore?
Hai mai vissuto con tanta tristezza nel cuore da sentire male anche solo respirando?
Hai mai provato a lanciarti nel vuoto credendo che tutto dopo sarebbe stato meglio?
Hai mai amato?
Vivo la mia vita talmente intensamente da non voler perdere neppure un secondo di questa, o almeno lo facevo. Non c'era mai tempo, prove, interviste, servizi fotografici, concerti, film, registrazioni, promozioni, comparse...la vita di una star anche se bellissima può essere davvero stressante, per di più se mal pagata...
All'inizio di questa avventura avevo i miei dubbi, mi ero presentato al provino e sono stato felicissimo quando fui selezionato, credevo di riuscire a volare era tutto perfetto, tutto troppo perfetto direi.
Quando mi dissero che avrei fatto parte di una band, non ci credevo, credevo di vivere in un sogno strano, uno di quei sogni che ti fanno sentire felice, ma che finiscono subito, e quando ti svegli, ti senti triste e...incompleto.
Quando conobbi i ragazzi me ne innamorai subito, di tutti loro, erano fantastici ognuno a modo loro, quando vidi Changmin impazzii, era il più piccolo ma aveva una grande determinazione, Yocchun mi fece impazzire quando ascoltai la sua voce, era fantastica, come ora d'altronde, per non parlare di Junsu, così dolce e puro...ma con una potenza vocale da far paura e poi, beh poi c'era lui, dire che il mio è stato un colpo di fulmine è riduttivo, non l'ho nemmeno guardato cinque secondi che mi persi nei suoi occhi, ero già stato rapito...ero completamente in balia di quel sorriso, di quella voce, di quel corpo.
Ho sempre pensato di essere un ragazzo con una grande forza di volontà, e non è una cosa così falsa, sembro una persona timida e riservata, ma ogni volta cerco di far valere le mie idee e soprattutto cerco di spiccare in ogni cosa, perchè...perchè da piccolo è stato troppo il tempo per cui ho sofferto.
Ci riesco.
Ci riesco sempre a far valere le mie idee, le mie convinzioni, tranne in un caso, ovvero quando devo farlo con Yunho, lui è l'unica persona che riesce a distruggermi, l'unica persona che riesce a mandare in frantumi le mie convinzioni e a manipolarmi come se fossi un burattino, l'unico a cui non devo permettere di fare nulla perchè...beh perchè il mio cuore, la mia mente, il mio corpo e la mia anima, quando sono con lui non hanno volontà proprie.
Vivere insieme a lui i primi tempi fu difficile, lui era un leader nato, ed io volevo farmi notare, cercavo quindi di contrastarlo in tutti i modi, di farmi notare, e ci riuscii, in poco tempo si creò un legame ineguagliabile tra noi, come anche con gli altri ragazzi, ma con Yunho era diverso.
Quando stavo male era la mia cura contro ogni male, il mio cuore si sentiva sereno con lui accanto, mi bastava un suo sorriso per rilassarmi completamente e per sentirmi in paradiso...con Yunho mi sono sempre sentito come un bimbo.
Un bambino protetto dalla sua mamma, forse è per questo che pensare di separarmi da lui è come pensare al mio cuore che muore.
Eppure l'ho fatto.
Sono andato via.
L'ho lasciato.
Tutto questo però solo nella mia fantasia.
Sarò sempre e solo suo.
Povero me."
Silenzio.
Quella casa era così fredda e silenziosa.
Changmin si guardò intorno cercando di fare qualcosa per non pensare ai casini di quella giornata.
Prima Junsu, ora Yunho e Jaejoong, la sua vita stava diventando un completo disastro.
Sospirò sedendosi sul divano e poggiando la testa all'indietro sullo schienale, chiuse gli occhi.
Le immagini di Junsu abbracciato a lui cominciarono a scorrere dinanzi ai suoi occhi.
"NO!" aveva urlato Junsu quando Changmin si era staccato dal muro, perchè l'aveva fatto?
Perchè si era lanciato su di lui in quel modo? Perchè faceva di tutto per riappacificarsi con lui?
'E' solo per la band stupido...non farti strane idee' pensò aprendo gli occhi e alzandosi dal divano dirigendosi verso la cucina mentre uno strano brontolio riempì il silenzio della casa.
"Mmmmh fame" mugolò Changmin dirigendosi verso il frigo, lo aprì e i suoi occhi si illuminarono c'era...di tutto.
Un altro brontolio.
"Adesso ti sazio stai calmo" disse notando delle confezioni di Ramen già pronto all'uso, prese una scatola richiudendo il frigo e infilandola nel forno a microonde per riscaldarlo.
"Tu non capisci nulla! Non sai quanto mi faccia male stare lontano da te" ripensò alle parole di Junsu.
Già, faceva male, faceva veramente male stare lontano da lui.
Erano sempre andati d'accordo, si erano sempre comportati da migliori amici, erano diventati una colonna portante l'uno nella vita dell'altro.
Ma allora perchè?
Perchè ora la situazione era degenerata in quel modo?
"Junsu" sussurrò Changmin mentre si sedeva al tavolo della cucina.
Sentì gli occhi farsi pesanti e...umidi.
Perchè era successo tutto quello? Perchè si era innamorato di lui?
Perchè doveva essere sempre lui a fare le cose sbagliate?
Sapeva che se non si fosse innamorato di Junsu ora il suo amore non avrebbe sofferto tanto e soprattutto molti litigi nella band si sarebbero potuti evitare...
"Ma che diavolo fai Changmin? Sei proprio un bambino" sussurrò portandosi una mano sulla guancia ed asciugandola distruggendo le lacrime che scendevano lungo di queste, non ne poteva più di piangere, erano cinque anni che non faceva altro che piangere, era il momento di darci un taglio...una volta per tutte.
Salì al piano di sopra, infondo la casa discografica sapeva che lui era li, ed era certo che i ragazzi non avrebbero detto niente al riguardo, infondo per tutti era tutto finito quindi...non c'era motivo per cui dovessero farsi gli affari gli uni degli altri.
Prese le valigie ancora chiuse e si avviò al piano di sotto, avrebbe camminato un pò, il villaggio distava un quarto d'ora più o meno, ed anche se si stava facendo buio poteva arrivare prima di notte...non ci sarebbe voluto molto.
Sospirò.
'Vattene Changmin....esci da questa porta e non guardare più indietro' pensò aprendo la porta di casa.
"Changmin?" chiese Jaejoong che si accingeva ad aprire la porta nello stesso momento in cui Changmin usciva.
"Jj finalmente vi hanno trovati. Stai bene?" chiese Changmin abbracciando il ragazzo di scatto.
'Ma che diavolo sto facendo? Vattene...anche lui ti ha abbandonato perchè dovresti abbracciarlo...' pensò senza però trovare la forza per staccarsi dal corpo del suo migliore amico.
"Sto bene Minnie...mi dispiace averti fatto preoccupare" sussurrò Jaejoong stringendo forte il ragazzo e perdendosi in quel calore che tanto gli era mancato.
La gioia pervase il suo corpo, avevano passato così tanto tempo insieme, aveva visto Changmin crescere e diventare grande, sapeva di essere importante per Changmin, così come Changmin lo era per lui.
Si era sempre divertito a fargli da mammina, e adorava coccolarlo e viziarlo, le fan avevano sempre ricamato una possibile relazione tra i due, ma lui sapeva che tra loro c'era qualcosa di più dell'amore; c'era un amore speciale, un amore che non si basa solo sul contatto fisico, c'era quell'amore che senti per un fratellino piccolo, per una persona che proteggeresti a costo anche della tua vita, per cui se fosse possibile ti butteresti anche nel fuoco...però nonostante lo adorasse lo aveva lasciato.
Lo aveva lasciato solo.
Sapeva che Changmin soffriva per la relazione di Junsu con Yocchun, ma era stato egoista e aveva pensato a sè stesso.
Già.
Però forse una volta nella vita serve pensare a te.
O forse no...
** Inizio Flashback
"Jj che succede?" urlò Changmin vedendo Jj scendere visibilmente sconvolto dalle scale.
Jj continuò a camminare senza degnarlo di uno sguardo, dirigendosi verso il garage del palazzo.
"Aspetta...Jj cosa è successo?" chiese ancora il ragazzo prendendolo per un braccio e costringendolo a girarsi.
Sussultò.
Sussultò vedendo gli occhi di Jj liquidi, e le guance rigate dalle lacrime.
"Cosa...cosa succede?" disse ancora abbracciando l'amico.
Jj non ricambiò l'abbraccio, nessuna parola usciva dalla sua bocca, niente.
Restarono per un pò così, il primo a staccarsi fu Jaejoong.
"Lascio il gruppo"
Tre parole.
Tre parole di senso compiuto.
Tre semplicissimi parole che tagliarono il cuore di Changmin in due quasi fossero una Katana e Jj il samurai che la brandiva.
"Cosa dici?" chiese scioccato il più piccolo.
"Lascio la band, me ne sto andando!" disse ancora Jaejoong guardandolo freddamente.
Possibile che fosse successo qualcosa di così terribile da cambiare Jaejoong? Un attimo prima stava bene, ed ora era sconvolto e...ed era un'altra persona.
"Ma cosa stai dicendo? Non so cosa sia successo ma non dire sciocchezze, vieni torniamo su ti preparo un thè" disse prendendolo per la mano e facendo per dirigersi al piano di sopra.
"NO!" urlò Jj facendo girare le persone presenti nell'atrio del palazzo.
Changmin lo guardò confuso. Ma che diavolo succedeva?
"Pensi di poter sapere cos'è meglio per me? Non lo sai...non lo sai Changmin sei solo un bambino che non sa niente! Non mi interessa di nessuno in questo fottuto gruppo tantomeno di te. Smettila di preoccuparti per me! Non sei niente...niente per me come nemmeno gli altri...lasciami in pace!" aveva urlato Jaejoong staccandosi da Changmin e correndo verso il garage.
"Ma che...?" sussurrò Changmin guardando il ragazzo correre via.
Sconvolto.
Era rimasto li a guardarlo.
** Fine Flashback
"Tu dove stai andando?" chiese Yocchun guardando le valigie di Changmin a terra di fianco la porta.
Changmin si staccò dall'amico riprendendo lo sguardo triste di sempre..
"Vado via."
"Come vai via? Dove pensi di andare?" disse Yunho avvicinandosi al più piccolo che intanto aveva abbassato lo sguardo.
"Changmin che vuoi fare? Si sta facendo buio" sussurrò Junsu guardandolo con preoccupazione.
Ma perchè non stava zitto? Perchè doveva sempre parlare?
Perchè doveva inondare la sua testa con il suono melodioso della sua voce? Perchè?
"Lasciatemi stare, tanto la casa discografica non sospetterà nulla" disse lentamente Changmin mantenendo la testa abbassata.
Sapeva che se li avesse guardati sarebbe scoppiato a piangere.
Non doveva piangere.
Non poteva permetterselo.
"Ma cosa vuoi fare? Che c'entra? E' tutto isolato potresti trovarti in pericolo...ripensaci" disse ancora Junsu.
Changmin strinse i pugni.
'Stà zitto. Stà zitto. Stà zitto.' continuava a ripetersi dentro come un mantra.
Jaejoong si accorse della sofferenza di Changmin per le parole di Junsu.
"Junsu...ti prego smettila" disse Jaejoong abbracciando di nuovo Changmin che era troppo occupato a combattere contro le sue lacrime che minacciavano di cadere copiose da suoi occhi.
"Ma...cosa ho detto? Possibile che ve la prendiate con me ora? Siamo venuti qui per stare insieme per ricostruire un rapporto...proviamoci per lo meno" disse il ragazzo sull'orlo delle lacrime.
"Junsu sta zitto" sussurrò Changmin poggiato al petto di Jaejoong
"Smettila tu Changmin, e comportati da uomo una volta tanto" replicò Junsu alterato.
Perchè dovevano trattarlo tutti da stupido? E perchè Changmin doveva odiarlo così?
Si era stufato, se non poteva amarlo come diceva lui allora lo avrebbe odiato.
Tanto...il confine tra odio e amore è quasi completamente invisibile.
"Smettila!" urlò Changmin spingendo Jaejoong da un lato ed avventandosi su Junsu prendendolo per il colletto della maglia.
Junsu sussultò guardando Changmin negli occhi.
"E allora? Cosa vuoi fare? Picchiami...dai picchiami sono qui" disse Junsu sorridendo provocatorio.
"Ti odio..." sussurrò Changmin riducendo gli occhi a due fessure.
Dio.
Perchè Junsu doveva essere così dannatamente bello in ogni situazione? Perchè il suo carattere così fragile nascondeva in realtà un leone dietro di sè?
Perchè le parole di Junsu erano come l'aria che respirava? Così dannatamente....vitale.
I loro visi erano vicini, gli sguardi puntati l'uno nell'altro.
"Anche io...ti odio" sospirò Junsu portando le mani al viso di Changmin.
"Uccidimi" sussurrò Changmin mentre una lacrima scendeva da un occhio e cadeva intrepida a terra.
Junsu si avvicinò fulmineamente poggiando le sue labbra su quelle di Changmin.
Ed il tempo si era fermato.
E i tre componenti della band fissavano allibiti la scena.
Non riuscivano a dire nulla.
Neppure una parola.
Niente.
Loro lo sapevano.
Tutti sapevano del loro amore, tutti tranne...loro due.
Yocchun abbassò lo sguardo.
'Dio perchè mi stai punendo così?' pensò sorpassando i due ed entrando velocemente in casa.
Nessuno lo seguì.
Troppo sconvolti e paralizzati.
Changmin stringeva Junsu per il colletto della maglia e Junsu teneva le sue mani sul volto di Changmin.
Era tutto perfetto.
'Grazie' era l'unica parola che Changmin riusciva a formulare nella sua testa.
L'unica cosa a cui riusciva a pensare.
Le labbra di Junsu erano sulle sue, quel sapore che tanto aveva sognato che tanto aveva sognato era di nuovo li.
Era in paradiso.
Junsu si staccò.
'Yocchun' pensò voltandosi e non notando nessuno dietro di lui.
Guardò Changmin.
"Scusami - disse abbassando la testa - vado da Yocchun" non poteva lasciarlo solo.
Infondo lui si era accorto che Yocchun lo amava.
Poteva sembrare un bambino, ma non lo era realmente.
E lo sapeva che il cuore di Yocchun era suo.
Perchè una persona che non ti ama non accetterebbe mai di stare con te per pura finzione per 3 anni.
Perchè una persona che non ti ama non accetterebbe di vivere un'illusione per te.
Perchè una persona che non ti ama non accetterebbe di soffrire solo per vedere un tuo sorriso.
Si incamminò verso l'entrata ma fu fermato da Changmin.
Junsu si voltò.
Un pugno.
Changmin gli aveva tirato un pugno in pieno viso.
Junsu barcollò cadendo all'indietro.
"Junsu!" urlò Yunho precipitandosi verso l'amico.
Changmin lo guardò.
"Ti odio" sussurrò prima di entrare in casa.
Junsu abbassò lo sguardo "Già...anche io"
Perchè si sa...il confine tra odio e amore non esiste...
***
"Mi spieghi perchè l'hai fatto?" chiese Yunho avvicinandosi a Junsu steso sul divano, portandogli del ghiaccio da mettere sulla guancia.
Junsu non rispose impegnato a guardare la tv spenta davanti a sè.
Già...perchè l'aveva fatto?
Erano anni che non aspettava altro che risentire il sapore delle labbra di Changmin, che non vedeva l'ora di stringerlo forte a sè eppure...
"E' per Yocchun? Ti sei innamorato di lui?" chiese Yunho sedendosi sulla poltrona accanto.
Si era davvero innamorato di Yocchun? No.
Non era possibile.
Lui adorava Changmin, lo voleva con tutto sè stesso, aveva passato cinque anni a non desiderare altro che quel ragazzo ed ora sicuramente non aveva cambiato idea.
Però...pensare al male che stava facendo a Yocchun in quel momento lo aveva fatto sentire un verme.
Aveva usato la felicità del suo migliore amico, aveva giocato con il suo cuore solo per ottenere qualcosa per sè, ed ora il suo amico stava male e lui...beh lui non poteva fare altro che sentirsi un verme.
"Yunho...io non amo Yocchun ma...gli sto facendo del male" sospirò Junsu sconsolato.
"Sei uno stupido. Dovevi pensarci prima...perchè ti sei fidanzato con lui se non lo amavi? Perchè prenderlo in giro così? E se proprio non lo ami perchè lo hai cercato mentre baciavi Changmin?"
Junsu abbassò lo sguardo.
"Sono un verme...ma...devi sapere che io e Yocchun non siamo mai stati insieme"
Yunho lo guardò confuso.
"Vedi...io e lui abbiamo finto di stare insieme solo per farsì che Changmin si ingelosisse...ma a quanto pare non ha funzionato. Abbiamo continuato la finzione sino ad ora, ma credo sia meglio smetterla."
"Finzione?" Yunho era scioccato. "Io...oh mio Dio non ci credo!"
Junsu chiuse gli occhi. Era visibilmente dispiaciuto, ma sapeva di averla combinata grossa, aveva mentito ai suoi amici per tre anni, aveva fatto soffrire il suo più grande amore...ne aveva combinata una dopo l'altra, non era proprio cresciuto.
"Dirti che mi dispiace non credo risolverà molto le cose vero?"
Yunho sospirò.
"Junsu io per quanto mi riguarda oltre che essere deluso dal vostro comportamento non posso farci niente...e non credo che Jj se la prenderà molto, alla fine sono decisioni vostre, certo potevate non mentirci ma sono problemi vostri ma...pensaci seriamente quando lo dirai a Changmin perchè dovrai dirglielo...cosa pensi che farà? Credi che ti abbraccerà dicendo che va tutto bene e che ora ci sarà lui?"
Junsu cominciò a piangere.
Era vero.
Non ci aveva pensato, ma era vero, quando Changmin lo avrebbe scoperto sarebbe andato su tutte le furie, lo avrebbe disprezzato e non avrebbe più voluto vederlo.
"Mi dispiace dirtelo ma...hai rovinato tutto"
disse Yunho duramente.
Gli dispiaceva essere così duro con una persona fragile come Junsu ma...alla fin fine doveva fargli capire che alla loro età e nella loro posizione non era il momento per giochi da bambini. Si alzò dirigendosi poi nella sua camera.
Junsu rimase sul divano rannicchiandosi su sè stesso e continuando a piangere.
"Come stai?"
Era la quarta volta in venti minuti che glielo chiedeva.
E la quarta volta che non riceveva risposta.
Jaejoong sospirò.
Dopo la scenata di prima aveva trascinato Changmin in camera con lui prendendo una di quelle doppie e gli aveva detto che avrebbe dormito con lui.
Changmin dal canto suo si era steso sul letto completamente vestito e senza dire una parola aveva cominciato a guardare il soffitto.
Jaejoong aveva dovuto togliergli le scarpe e si era steso accanto a lui.
"Cosa devo fare con te? So che eri adirato ma...tirargli un pugno..." sussurrò abbracciando Changmin.
"Jj?" sussurrò Changmin debolmente.
"Mh?" chiese Jaejoong alzando la testa.
"Abbracciami forte" disse Changmin attaccandosi all'amico e cominciando a piangere come un bambino.
Jaejoong sorrise e lo abbracciò forte.
E alla fine lo aveva fatto, lo aveva abbracciato forte e aveva cominciato a piangere sul suo petto.
Credeva che tutto quello non sarebbe mai più successo, ma...era tutto come prima, Changmin che piangeva e Jaejoong che lo consolava.
"Ti voglio bene Minnie" sussurrò Jaejoong stringendo forte Changmin che dal canto suo continuò a piangere più forte.
Aveva bisogno di sfogarsi.
...Perchè tanto puoi anche scappare dal tuo passato
ma questo prima o poi ti si parerà davanti e ti sussurrerà
"affrontami"...
ma questo prima o poi ti si parerà davanti e ti sussurrerà
"affrontami"...
6 capitolo
°Proud of your love°
"Mi sono sempre chiesto come sarebbe stata la mia vita se non avessi partecipato a quel provino e lo avessi superato...
Mi sono sempre chiesto cosa avrei fatto se non avessi conosciuto quelle persone che con il passare del tempo sono diventate più importanti della mia stessa vita...
Mi sono sempre chiesto che cosa avrei fatto se non avessi incontrato te...
Sinceramente non sono mai riuscito a dare una risposta alle mie domande, non sono mai riuscito ad immaginare qualcos'altro oltre la band, oltre i ragazzi, oltre te...
Da piccolo sognavo di diventare astronauta, volevo vedere le stelle da vicino, arrivare sulla luna e poi...fare tante fotografie per farle vedere alla mia mamma, e rido pensando a quanti sogni avevo quando ancora non avevo nemmeno preso in considerazione la possibilità di diventare un cantante.
Però poi...tutto è capitato per caso, e gli avvenimenti si sono susseguiti così velocemente che a stento riuscivo a stare dietro a tutto...
Ricordo il giorno in cui mi dissero che sarei venuto in Corea, il mio Paese natale, ero felice ma preoccupato, mi sarei separato dalla mia famiglia, dai miei amici, avrei cominciato una vita completamente nuova e...dovevo cantare, si sono sempre stato bravo ma...non credevo alle mie possibilità.
Però nonostante i miei dubbi, nonostante non volessi cominciare questa vita perchè spaventato da quello che c'era oltre la porta che mi si parava davanti...accettai, spinto forse dalla curiosità, dalla voglia di fare qualcosa di nuovo, spinto forse dal destino...che voleva giocare con me, accettai.
Mai cosa più giusta fu fatta in vita mia.
Quando mi presentarono i ragazzi per la prima volta ero quasi intimorito, e...mi guardavano in modo strano quando seppero che io venivo dall'america.
Feci subito amicizia con loro, erano qualcosa di speciale, ognuno a modo loro..erano fantastici e dentro di me sentii una certa felicità...ero convinto che insieme avremo fatto grandi cose e...non mi sbagliavo.
Ancora oggi sono convinto che noi cinque insieme non abbiamo rivali, siamo qualcosa di grandioso, non voglio peccare di presunzione ma...non ci sono altre band come noi, perchè con una sola canzone sappiamo dare emozioni indescrivibili perchè...i primi a provarle quelle emozioni siamo noi quando cantiamo...per questo sono convinto che noi cinque insieme siamo per davvero degli Dei sorgenti d'Oriente...il problema è che questo lo abbiamo dimenticato tutti noi.
Non credevo potessero succedere così tante cose, non credevo di poter trovare l'amore in una persona del mio stesso, non credevo di poter perdere il mio cuore in men che non si dica...non credevo di riuscire ad innamorarmi.
Eppure...è successo.
Ho sempre dato tutto per scontato nella mia vita, credendo che nel futuro per me non ci fosse niente di buono, e invece...la vita mi ha sorpreso e...mi ha dato una felicità in parte assurda, fare concerti, ballare, cantare a squarciagola dinanzi a milioni di fan che urlando il nostro nome...è la cosa più bella che potesse capitarmi...in parte però.
Da un altro lato si è divertita a prendermi in giro facendomi innamorare di una persona che...non avrò mai, ed io per ripicca ho cominciato a vivere nell'illusione.
Mai cosa più sbagliata fu fatta nella mia vita."
Limite.
Era arrivato al limite di quell'assurda storia.
Il confine che credeva ormai dimenticato era apparso dinanzi a lui con su scritto in grande la parola fine; e non c'era niente che potesse fare, niente che potesse dire per far allontanare quel confine.
Perchè ci sono cose nella vita che non puoi impedire anche se non le vuoi con tutto te stesso non puoi allontanarle o ignorarle, ma devi per forza guardarle ed affrontarle, e anche se ti feriscono infondo...ti aiutano a crescere.
Il problema è che lui non voleva crescere, non voleva superare quel confine perchè sapeva che dopo di questi accanto a lui non ci sarebbe stato più Junsu, ma...il vuoto.
Un freddo improvviso si impadronì di lui facendo si che stringesse ancora di più le coperte intorno al suo corpo.
Dopo la scena del bacio, che imperterrita continuava a comparire dinanzi ai suoi occhi, era scappato in camera, una qualsiasi, e si era buttato sotto le coperte senza nemmeno spogliarsi, le lacrime scendevano dai suoi occhi, e lui non poteva fare altro che accompagnarle con i suoi singhiozzi che diventavano sempre più forti.
Era steso in posizione fetale sul letto, le gambe raccolte verso il petto e le mani che stringevano forte le coperte intorno al suo corpo.
Voleva calore.
Il suo cuore era completamente in frantumi, non c'era niente che lo confortasse in quel momento.
Nulla.
La figura di Junsu avvinghiata alle labbra di Changmin si fece spazio nella sua testa, bene, ora anche i ricordi ed i pensieri si coalizzavano contro di lui.
'Junsu...' pensò mentre il pianto diventava sempre più forte.
Non ce la faceva più, la vita stava veramente facendo di tutto per prenderlo in giro, prima lo costringeva a vivere nell'illusione costruendo castelli inesistenti intorno a sè, e poi...glieli distruggeva come se niente fosse, provocando un fracasso che non poteva fare nulla se non abbatterlo.
E ora che doveva fare?
Aveva perso Junsu.
Cosa gli restava?
Che ne avrebbe fatto della sua vita? Lui non riusciva a vedere la sua vita senza la figura di Junsu al suo fianco.
"Ti amo..." disse tra i singhiozzi immaginando un Junsu sorridente di pochi giorni prima che giocava a calcio con lui.
E si ritrasse ancora di più su sè stesso.
E voleva scomparire.
E voleva morire...
...per rinascere Changmin.
Jaejoong sospirò guardando la figura di Changmin dormiente accanto a lui, lo teneva ancora stretto, dopo aver pianto per tutto il tempo si era addormentato.
Ma che diavolo stava succedendo?
Stava davvero andando tutto in malora.
Ma forse era un bene che succedesse tutto quello, tanto lo sapevano che prima o poi avrebbero dovuto chiarire tutto, di certo non potevano dimenticare 5 anni di amicizia come se nulla fosse...forse non era tutto così sbagliato.
Si staccò lentamente da Changmin attento a non farlo svegliare, e si alzò dal letto avviandosi verso la porta attento a non fare rumore.
Portò una mano sulla maniglia.
Si voltò verso Changmin 'è proprio un bambino' pensò sorridendo dolcemente.
Aprì la porta uscendo in corridoio, voleva tanto andare da Yocchun, ma non sapeva che dirgli, il suo ragazzo aveva appena baciato un altro e...non poteva nemmeno lontanamente immaginare quanto male stesse quel ragazzo.
"Jae?"
Il cuore si fermò.
Oddio.
Aveva dimenticato che in quella casa c'era anche lui.
Si voltò verso il proprietario della voce che lo aveva chiamato, trovandosi di fronte Yunho con indosso solo i pantaloni della tuta e un'asciugamano intorno al collo.
I capelli bagnati rilasciavano delle goccioline che ricadevano lungo il collo e giù per il petto.
'Scappa...' pensò Jaejoong trovandosi di fronte a quello spettacolo.
Perchè sapeva che restare a guardare quel corpo così perfetto avvicinarsi a lui...era solo un suicidio.
Ma non ci riuscì, aspettò che Yunho arrivasse a pochi passi da lui.
"Posso parlarti?" disse Yunho.
Jaejoong non sapeva cosa rispondere, di certo non poteva dirgli di no, che diavolo di scusa si sarebbe inventato?
Provò a dire di si ma le parole non uscivano, era incredibile come Yunho potesse esercitare tutto quel potere su di lui anche solo con uno sguardo.
Abbassò il capo in segno d'assenso e si diressero entrambi in cucina.
Jaejoong si sedette al tavolo con le mani sul tavolo, mentre Yunho prendeva un pò di latte dal frigo e se lo versava in un bicchiere.
"Jaejoong tu...sapevi della bugia che Yocchun e Junsu ci hanno detto?" chiese Yunho sedendosi al tavolo di fronte a lui.
'Oh signore ma perchè proprio qui?' si chiese mentalmente Jaejoong mentre sudava freddo.
"No...quale...quale bugia?" chiese confuso.
Yunho sospirò "Ok prima di tutto non urlare e strepitare che stanno dormendo tutti e voglio evitare casini ok?"
"Mh ok"
"Allora...Junsu e Yocchun, non sono mai stati insieme, la loro storia era una finzione messa in piedi da entrambi per farsì che Changmin si ingelosisse e facesse di tutto per accparrarsi Junsu...ma Changmin non lo ha fatto e questa finzione e durata fino a...stasera." disse Yunho dando un tono leggero alle sue parole già troppo pesanti.
Jaejoong spalancò gli occhi socchiudendo le labbra e cercando di dire qualcosa...ma...era inutile.
Le parole non uscivano, gli erano morte in gola.
Yunho stava scherzando.
Non era possibile che gli amici avessero architettato una recita del genere per tre anni, c'era sicuramente un errore.
"N...no...non è possibile!" disse dopo un pò guardando incredulo Yunho.
"Credimi è così, me lo ha detto Junsu poco fa. E il bello è che...Changmin non sa niente"
"Ovvio che non sa niente! E se lo viene a sapere lo uccide, anzi li uccide, ma che dico ci uccide tutti!" disse Jaejoong alzandosi ed urlando.
Yunho si alzò velocemente mettendogli una mano davanti alle labbra.
"Ti ho detto che non devi urlare."
Jaejoong abbassò lo sguardo allontanando la mano di Yunho.
"Scusa...è solo che...è assurdo. Changmin è stato preso in giro tutto questo tempo e...mi fa una tale rabbia."
Yunho affermò.
"E Yocchun....lui ama davvero Junsu" aggiunse poco dopo Yunho.
Jaejoong alzò lo sguardo ancora su Yunho cercando di capire.
"Tante volte abbiamo parlato della loro relazione, Yocchun non si è lasciato sfuggire nulla riguardo alla menzogna, ma quando mi parlava dell'amore per Junsu era....era così sincero, non sembrava una menzogna, anzi sembrava soffrisse per quell'amore. Ed infondo sai quanto deve aver sofferto? Ha fatto tutto questo solo per amore di Junsu, ma ora...tutto sta venendo a galla." spiegò questi.
Jaejoong abbassò di nuovo lo sguardo, camminando poi verso il divano nel salotto.
Si sedette e si prese la testa tra le mani.
Che casino.
I suoi amici stavano così male e lui per tutti quegli anni non se ne era mai reso conto, non aveva mai fatto niente per aiutarli, aveva sempre pensato a sè e ai suoi sentimenti per Yunho, ma dei suoi amici non aveva capito nulla.
Pensò a Yocchun e a quello che stava provando da solo chiuso in una stanza.
Pensò a Changmin e a come si sarebbe sentito quando avrebbe scoperto di essere stato vittima di un brutto scherzo.
Pensò a Junsu e di come poteva stare ora sapendo che i suoi gesti gli si stavano rivoltando contro con tripla potenza, facendo il triplo male.
Sospirò.
"Hey stai bene?" chiese Yunho sedendosi accanto a lui e abbracciandolo.
Jaejoong sussultò.
Ancora non aveva chiarito la storia con Yunho, ma...in quel momento sembrava meno importante di qualunque altra cosa, e...il suo dolore sembrava niente in confronto a quello dei suoi amici.
Però stava male.
Sentiva il profumo di Yunho pervederlo, la pelle umida dell'amico lo accarezzava e...Dio si sentiva in paradiso.
"Si sto bene" disse chiudendo gli occhi.
"Scusami per oggi"
"Mh"
"Non sono bravo a spiegare certe cose a parole e...l'ho fatto baciandoti...Jaejoong scusami tu...sei la persona più importante della mia vita, sei la cosa più bella che mi poteva capitare...non avrei mai voluto farti del male. Puoi perdonarmi?"
Nessuna risposta.
Yunho abbassò il capo e la figura di Jaejoong placidamente addormentata ed avvinghiata a lui, lo fece sorridere dolcemente.
Si accomodò sul divano stendendo le gambe e poggiandosi al bracciolo, stendendo Jaejoong su di sè cercando di farlo stare il più comodo possibile.
Per una notte, voleva non pensare agli altri, alla stampa, alle fan, voleva solo seguire la voce dei suoi sentimenti, quei sentimenti che aveva represso per troppo tempo.
Accarezzò i capelli di Jaejoong continuando a fissarlo.
Dio come era bello.
L'unica cosa al mondo capace di farlo sentire un bimbo sperduto nel deserto.
L'unica cosa al mondo capace di farlo stare bene e male nello stesso tempo.
L'unica cosa al mondo capare di farlo amare.
"Dormi piccolo...tanto io sarò sempre qui a proteggerti" sussurrò dando un bacio sui capelli dell'amato.
Si dice che quando stai male, la notte sia un'ottima consigliera e soprattutto una grande amica, capace di affievolire un pò di quel dolore che senti dentro.
Che stupidaggine.
La luce del sole filtrava allegra tra le finestre mal chiuse la sera prima, faceva capolino nella stanza inondando tutti gli oggetti presenti in questa e riscaldandoli con il suo calore.
Aprì un occhio infastidito da quella luce.
Ma ne fu accecato così lo richiuse subito.
Si voltò di spalle alla finestra aprendo completamente gli occhi.
Si guardò un pò intorno portandosi seduto sul letto.
Era nella sua stanza, o meglio in una delle stanze che aveva aperto la sera prima, non ci aveva neppure fatto caso, si era infilato dentro e si era buttato malamente sul letto cercando di placare un pò di quel dolore che gli stava straziando il cuore.
"Mh buongiorno" disse a sè stesso mettendo i piedi a terra e notando che aveva ancora le scarpe, doveva essere conciato proprio male.
Si avvicinò alla porta aprendola lentamente, non voleva incontrare nessuno, quindi doveva fare attenzione a non fare casino.
La casa era immersa nel silenzio, e ciò significava due cose, o tutti stavano dormendo ancora o erano usciti.
Sperò per la seconda.
Camminò verso il bagno tentando di ignorare la fitta posta all'altezza del cuore.
Entrò dirigendosi verso lo specchio.
Si guardò.
Era terribile, delle profonde occhiaie facevano la loro comparsa sotto gli occhi facendolo sembrare invecchiato di almeno quindici anni.
Sospirò.
Ma che diavolo gli stava capitando?
Ad un tratto la porta si aprì, aveva dimenticato di chiuderla a chiave.
Sussultò.
In quel momento avrebbe voluto trovare chiunque, avrebbe voluto vedere chiunque, ma non lui.
E non ce la faceva a sostenere il suo sguardo.
E non ce la faceva a guardare il suo peccato più grande.
E non poteva guardare la sofferenza che in tre lunghi anni aveva provocato.
Non ce la faceva a confrontarsi...non con Yocchun.
Yocchun dal canto suo era messo anche peggio di Junsu.
Altro che notte che aspira un pò di dolore, quella notte di per sè era stata un incubo per Yocchun, e quando si era svegliato, il suo cuore non aveva perso un pò di dolore, ma gli faceva ancora male, anzi di più...ed era come se mille spilli lo stessero infilzando, come se un qualche samurai stesse ponendo fine alla sua vita infilzando una katana nel suo cuore, faceva troppo male.
Quando aveva aperto la porta e aveva visto Junsu, il suo cuore si era bloccato.
Si era promesso di non volerlo vedere più, di non voler più sapere nulla di lui e invece...era li.
Era davanti a lui e questo...lo faceva stare tremendamente bene.
'Perchè il fuoco che mi sta lacerando l'anima è anche la mia cura per quel dolore che provoca?' pensò continuando a guardare il ragazzo.
Sembrava stanco, ma...era bellissimo come sempre.
"Buongiorno" sussurrò lentamente.
"Ciao" rispose timidamente Junsu sedendosi sul bordo della vasca.
Yocchun chiuse la porta e vi si poggiò contro.
"Come stai?" chiese Yocchun preoccupato.
Junsu sorrise, era inutile, non c'era niente da fare, lui aveva tradito Yocchun, lui gli aveva fatto del male, lui lo aveva preso in giro eppure...Yocchun gli chiedeva come stava.
Che verme che era.
"Sto benone...confuso...ma benone"
"Sono felice, spero che possa sentirti meglio" sorrise Yocchun andando verso il lavandino.
Quanto amava quel ragazzo.
E non ce la faceva, nonostante il dolore, nonostante il tradimento, nonostante tutto...non voleva che stesse male.
"Yocchun...è troppo tardi per chiederti scusa vero?"
Yocchun si voltò, il suo sguardo era triste.
"Junsu non è troppo tardi, e comunque tu non devi chiedermi scusa di nulla, sapevo fin dall'inizio cos'era questa storia...sapevo sin dall'inizio che tu amavi Changmin..."
"Ma non c'entra! Ti ho comunque preso in giro, mi sento un traditore, mi sento un verme ma...so che stai male e...sto ancora peggio se so che l'unica persona che mi è stata vicina in tutto questo tempo sta male per colpa mia" urlò Junsu alzandosi.
"Junsu il mio dolore si potrà placare, hey non sei mica l'unica persona al mondo? Pensa solo a Changmin, in questo momento è confuso e...ha bisogno di te" disse Yocchun sorridendo e avvicinando una mano alla testa di Junsu, scompigliandogli i capelli.
'Ti amo...' pensò tristemente.
"Vado a cambiarmi ora" sussurrò per poi voltarsi e dirigersi verso la porta.
Junsu restò immobile sentendo Yocchun andare via.
Ma che stava facendo?
Perchè il suo cuore batteva forte?
Perchè il suo corpo fremeva?
Perchè da quando Yocchun aveva allontanato quella mano dalla sua testa sentiva freddo?
E il suo corpo si mosse da solo, corse verso Yocchun e lo abbracciò da dietro mentre questi aveva poggiato la mano sulla maniglia.
'No...' pensò Yocchun chiudendo gli occhi mentre da questi minacciavano di cadere altre lacrime.
"P...proud" sussurrò Junsu.
"Eh?"
"Proud of your love!"
Yocchun si voltò.
E vedere Junsu in lacrime davanti a lui fu troppo, le lacrime cominciarono a scendere anche dai suoi occhi.
"Ti amo..." disse tra le lacrime abbracciandolo forte "ti amo Junsu" e glielo aveva detto.
Finalmente le sue labbra avevano pronunciato per la prima volta in vita sua quelle parole.
E non gli importava che fosse sbagliato.
E non gli importava che fosse ancora un'illusione.
Lo amava.
Lo amava davvero.
"Per me...la potremmo anche continuare quest'illusione..." sussurrò piangendo Yocchun.
"Yoo..."sospirò Junsu stringendolo forte.
E forse...non era tutto finito.
Forse era riuscito ad allontanare quel confine...ancora per un pò.
°Proud of your love°
"Mi sono sempre chiesto come sarebbe stata la mia vita se non avessi partecipato a quel provino e lo avessi superato...
Mi sono sempre chiesto cosa avrei fatto se non avessi conosciuto quelle persone che con il passare del tempo sono diventate più importanti della mia stessa vita...
Mi sono sempre chiesto che cosa avrei fatto se non avessi incontrato te...
Sinceramente non sono mai riuscito a dare una risposta alle mie domande, non sono mai riuscito ad immaginare qualcos'altro oltre la band, oltre i ragazzi, oltre te...
Da piccolo sognavo di diventare astronauta, volevo vedere le stelle da vicino, arrivare sulla luna e poi...fare tante fotografie per farle vedere alla mia mamma, e rido pensando a quanti sogni avevo quando ancora non avevo nemmeno preso in considerazione la possibilità di diventare un cantante.
Però poi...tutto è capitato per caso, e gli avvenimenti si sono susseguiti così velocemente che a stento riuscivo a stare dietro a tutto...
Ricordo il giorno in cui mi dissero che sarei venuto in Corea, il mio Paese natale, ero felice ma preoccupato, mi sarei separato dalla mia famiglia, dai miei amici, avrei cominciato una vita completamente nuova e...dovevo cantare, si sono sempre stato bravo ma...non credevo alle mie possibilità.
Però nonostante i miei dubbi, nonostante non volessi cominciare questa vita perchè spaventato da quello che c'era oltre la porta che mi si parava davanti...accettai, spinto forse dalla curiosità, dalla voglia di fare qualcosa di nuovo, spinto forse dal destino...che voleva giocare con me, accettai.
Mai cosa più giusta fu fatta in vita mia.
Quando mi presentarono i ragazzi per la prima volta ero quasi intimorito, e...mi guardavano in modo strano quando seppero che io venivo dall'america.
Feci subito amicizia con loro, erano qualcosa di speciale, ognuno a modo loro..erano fantastici e dentro di me sentii una certa felicità...ero convinto che insieme avremo fatto grandi cose e...non mi sbagliavo.
Ancora oggi sono convinto che noi cinque insieme non abbiamo rivali, siamo qualcosa di grandioso, non voglio peccare di presunzione ma...non ci sono altre band come noi, perchè con una sola canzone sappiamo dare emozioni indescrivibili perchè...i primi a provarle quelle emozioni siamo noi quando cantiamo...per questo sono convinto che noi cinque insieme siamo per davvero degli Dei sorgenti d'Oriente...il problema è che questo lo abbiamo dimenticato tutti noi.
Non credevo potessero succedere così tante cose, non credevo di poter trovare l'amore in una persona del mio stesso, non credevo di poter perdere il mio cuore in men che non si dica...non credevo di riuscire ad innamorarmi.
Eppure...è successo.
Ho sempre dato tutto per scontato nella mia vita, credendo che nel futuro per me non ci fosse niente di buono, e invece...la vita mi ha sorpreso e...mi ha dato una felicità in parte assurda, fare concerti, ballare, cantare a squarciagola dinanzi a milioni di fan che urlando il nostro nome...è la cosa più bella che potesse capitarmi...in parte però.
Da un altro lato si è divertita a prendermi in giro facendomi innamorare di una persona che...non avrò mai, ed io per ripicca ho cominciato a vivere nell'illusione.
Mai cosa più sbagliata fu fatta nella mia vita."
Limite.
Era arrivato al limite di quell'assurda storia.
Il confine che credeva ormai dimenticato era apparso dinanzi a lui con su scritto in grande la parola fine; e non c'era niente che potesse fare, niente che potesse dire per far allontanare quel confine.
Perchè ci sono cose nella vita che non puoi impedire anche se non le vuoi con tutto te stesso non puoi allontanarle o ignorarle, ma devi per forza guardarle ed affrontarle, e anche se ti feriscono infondo...ti aiutano a crescere.
Il problema è che lui non voleva crescere, non voleva superare quel confine perchè sapeva che dopo di questi accanto a lui non ci sarebbe stato più Junsu, ma...il vuoto.
Un freddo improvviso si impadronì di lui facendo si che stringesse ancora di più le coperte intorno al suo corpo.
Dopo la scena del bacio, che imperterrita continuava a comparire dinanzi ai suoi occhi, era scappato in camera, una qualsiasi, e si era buttato sotto le coperte senza nemmeno spogliarsi, le lacrime scendevano dai suoi occhi, e lui non poteva fare altro che accompagnarle con i suoi singhiozzi che diventavano sempre più forti.
Era steso in posizione fetale sul letto, le gambe raccolte verso il petto e le mani che stringevano forte le coperte intorno al suo corpo.
Voleva calore.
Il suo cuore era completamente in frantumi, non c'era niente che lo confortasse in quel momento.
Nulla.
La figura di Junsu avvinghiata alle labbra di Changmin si fece spazio nella sua testa, bene, ora anche i ricordi ed i pensieri si coalizzavano contro di lui.
'Junsu...' pensò mentre il pianto diventava sempre più forte.
Non ce la faceva più, la vita stava veramente facendo di tutto per prenderlo in giro, prima lo costringeva a vivere nell'illusione costruendo castelli inesistenti intorno a sè, e poi...glieli distruggeva come se niente fosse, provocando un fracasso che non poteva fare nulla se non abbatterlo.
E ora che doveva fare?
Aveva perso Junsu.
Cosa gli restava?
Che ne avrebbe fatto della sua vita? Lui non riusciva a vedere la sua vita senza la figura di Junsu al suo fianco.
"Ti amo..." disse tra i singhiozzi immaginando un Junsu sorridente di pochi giorni prima che giocava a calcio con lui.
E si ritrasse ancora di più su sè stesso.
E voleva scomparire.
E voleva morire...
...per rinascere Changmin.
Jaejoong sospirò guardando la figura di Changmin dormiente accanto a lui, lo teneva ancora stretto, dopo aver pianto per tutto il tempo si era addormentato.
Ma che diavolo stava succedendo?
Stava davvero andando tutto in malora.
Ma forse era un bene che succedesse tutto quello, tanto lo sapevano che prima o poi avrebbero dovuto chiarire tutto, di certo non potevano dimenticare 5 anni di amicizia come se nulla fosse...forse non era tutto così sbagliato.
Si staccò lentamente da Changmin attento a non farlo svegliare, e si alzò dal letto avviandosi verso la porta attento a non fare rumore.
Portò una mano sulla maniglia.
Si voltò verso Changmin 'è proprio un bambino' pensò sorridendo dolcemente.
Aprì la porta uscendo in corridoio, voleva tanto andare da Yocchun, ma non sapeva che dirgli, il suo ragazzo aveva appena baciato un altro e...non poteva nemmeno lontanamente immaginare quanto male stesse quel ragazzo.
"Jae?"
Il cuore si fermò.
Oddio.
Aveva dimenticato che in quella casa c'era anche lui.
Si voltò verso il proprietario della voce che lo aveva chiamato, trovandosi di fronte Yunho con indosso solo i pantaloni della tuta e un'asciugamano intorno al collo.
I capelli bagnati rilasciavano delle goccioline che ricadevano lungo il collo e giù per il petto.
'Scappa...' pensò Jaejoong trovandosi di fronte a quello spettacolo.
Perchè sapeva che restare a guardare quel corpo così perfetto avvicinarsi a lui...era solo un suicidio.
Ma non ci riuscì, aspettò che Yunho arrivasse a pochi passi da lui.
"Posso parlarti?" disse Yunho.
Jaejoong non sapeva cosa rispondere, di certo non poteva dirgli di no, che diavolo di scusa si sarebbe inventato?
Provò a dire di si ma le parole non uscivano, era incredibile come Yunho potesse esercitare tutto quel potere su di lui anche solo con uno sguardo.
Abbassò il capo in segno d'assenso e si diressero entrambi in cucina.
Jaejoong si sedette al tavolo con le mani sul tavolo, mentre Yunho prendeva un pò di latte dal frigo e se lo versava in un bicchiere.
"Jaejoong tu...sapevi della bugia che Yocchun e Junsu ci hanno detto?" chiese Yunho sedendosi al tavolo di fronte a lui.
'Oh signore ma perchè proprio qui?' si chiese mentalmente Jaejoong mentre sudava freddo.
"No...quale...quale bugia?" chiese confuso.
Yunho sospirò "Ok prima di tutto non urlare e strepitare che stanno dormendo tutti e voglio evitare casini ok?"
"Mh ok"
"Allora...Junsu e Yocchun, non sono mai stati insieme, la loro storia era una finzione messa in piedi da entrambi per farsì che Changmin si ingelosisse e facesse di tutto per accparrarsi Junsu...ma Changmin non lo ha fatto e questa finzione e durata fino a...stasera." disse Yunho dando un tono leggero alle sue parole già troppo pesanti.
Jaejoong spalancò gli occhi socchiudendo le labbra e cercando di dire qualcosa...ma...era inutile.
Le parole non uscivano, gli erano morte in gola.
Yunho stava scherzando.
Non era possibile che gli amici avessero architettato una recita del genere per tre anni, c'era sicuramente un errore.
"N...no...non è possibile!" disse dopo un pò guardando incredulo Yunho.
"Credimi è così, me lo ha detto Junsu poco fa. E il bello è che...Changmin non sa niente"
"Ovvio che non sa niente! E se lo viene a sapere lo uccide, anzi li uccide, ma che dico ci uccide tutti!" disse Jaejoong alzandosi ed urlando.
Yunho si alzò velocemente mettendogli una mano davanti alle labbra.
"Ti ho detto che non devi urlare."
Jaejoong abbassò lo sguardo allontanando la mano di Yunho.
"Scusa...è solo che...è assurdo. Changmin è stato preso in giro tutto questo tempo e...mi fa una tale rabbia."
Yunho affermò.
"E Yocchun....lui ama davvero Junsu" aggiunse poco dopo Yunho.
Jaejoong alzò lo sguardo ancora su Yunho cercando di capire.
"Tante volte abbiamo parlato della loro relazione, Yocchun non si è lasciato sfuggire nulla riguardo alla menzogna, ma quando mi parlava dell'amore per Junsu era....era così sincero, non sembrava una menzogna, anzi sembrava soffrisse per quell'amore. Ed infondo sai quanto deve aver sofferto? Ha fatto tutto questo solo per amore di Junsu, ma ora...tutto sta venendo a galla." spiegò questi.
Jaejoong abbassò di nuovo lo sguardo, camminando poi verso il divano nel salotto.
Si sedette e si prese la testa tra le mani.
Che casino.
I suoi amici stavano così male e lui per tutti quegli anni non se ne era mai reso conto, non aveva mai fatto niente per aiutarli, aveva sempre pensato a sè e ai suoi sentimenti per Yunho, ma dei suoi amici non aveva capito nulla.
Pensò a Yocchun e a quello che stava provando da solo chiuso in una stanza.
Pensò a Changmin e a come si sarebbe sentito quando avrebbe scoperto di essere stato vittima di un brutto scherzo.
Pensò a Junsu e di come poteva stare ora sapendo che i suoi gesti gli si stavano rivoltando contro con tripla potenza, facendo il triplo male.
Sospirò.
"Hey stai bene?" chiese Yunho sedendosi accanto a lui e abbracciandolo.
Jaejoong sussultò.
Ancora non aveva chiarito la storia con Yunho, ma...in quel momento sembrava meno importante di qualunque altra cosa, e...il suo dolore sembrava niente in confronto a quello dei suoi amici.
Però stava male.
Sentiva il profumo di Yunho pervederlo, la pelle umida dell'amico lo accarezzava e...Dio si sentiva in paradiso.
"Si sto bene" disse chiudendo gli occhi.
"Scusami per oggi"
"Mh"
"Non sono bravo a spiegare certe cose a parole e...l'ho fatto baciandoti...Jaejoong scusami tu...sei la persona più importante della mia vita, sei la cosa più bella che mi poteva capitare...non avrei mai voluto farti del male. Puoi perdonarmi?"
Nessuna risposta.
Yunho abbassò il capo e la figura di Jaejoong placidamente addormentata ed avvinghiata a lui, lo fece sorridere dolcemente.
Si accomodò sul divano stendendo le gambe e poggiandosi al bracciolo, stendendo Jaejoong su di sè cercando di farlo stare il più comodo possibile.
Per una notte, voleva non pensare agli altri, alla stampa, alle fan, voleva solo seguire la voce dei suoi sentimenti, quei sentimenti che aveva represso per troppo tempo.
Accarezzò i capelli di Jaejoong continuando a fissarlo.
Dio come era bello.
L'unica cosa al mondo capace di farlo sentire un bimbo sperduto nel deserto.
L'unica cosa al mondo capace di farlo stare bene e male nello stesso tempo.
L'unica cosa al mondo capare di farlo amare.
"Dormi piccolo...tanto io sarò sempre qui a proteggerti" sussurrò dando un bacio sui capelli dell'amato.
Si dice che quando stai male, la notte sia un'ottima consigliera e soprattutto una grande amica, capace di affievolire un pò di quel dolore che senti dentro.
Che stupidaggine.
La luce del sole filtrava allegra tra le finestre mal chiuse la sera prima, faceva capolino nella stanza inondando tutti gli oggetti presenti in questa e riscaldandoli con il suo calore.
Aprì un occhio infastidito da quella luce.
Ma ne fu accecato così lo richiuse subito.
Si voltò di spalle alla finestra aprendo completamente gli occhi.
Si guardò un pò intorno portandosi seduto sul letto.
Era nella sua stanza, o meglio in una delle stanze che aveva aperto la sera prima, non ci aveva neppure fatto caso, si era infilato dentro e si era buttato malamente sul letto cercando di placare un pò di quel dolore che gli stava straziando il cuore.
"Mh buongiorno" disse a sè stesso mettendo i piedi a terra e notando che aveva ancora le scarpe, doveva essere conciato proprio male.
Si avvicinò alla porta aprendola lentamente, non voleva incontrare nessuno, quindi doveva fare attenzione a non fare casino.
La casa era immersa nel silenzio, e ciò significava due cose, o tutti stavano dormendo ancora o erano usciti.
Sperò per la seconda.
Camminò verso il bagno tentando di ignorare la fitta posta all'altezza del cuore.
Entrò dirigendosi verso lo specchio.
Si guardò.
Era terribile, delle profonde occhiaie facevano la loro comparsa sotto gli occhi facendolo sembrare invecchiato di almeno quindici anni.
Sospirò.
Ma che diavolo gli stava capitando?
Ad un tratto la porta si aprì, aveva dimenticato di chiuderla a chiave.
Sussultò.
In quel momento avrebbe voluto trovare chiunque, avrebbe voluto vedere chiunque, ma non lui.
E non ce la faceva a sostenere il suo sguardo.
E non ce la faceva a guardare il suo peccato più grande.
E non poteva guardare la sofferenza che in tre lunghi anni aveva provocato.
Non ce la faceva a confrontarsi...non con Yocchun.
Yocchun dal canto suo era messo anche peggio di Junsu.
Altro che notte che aspira un pò di dolore, quella notte di per sè era stata un incubo per Yocchun, e quando si era svegliato, il suo cuore non aveva perso un pò di dolore, ma gli faceva ancora male, anzi di più...ed era come se mille spilli lo stessero infilzando, come se un qualche samurai stesse ponendo fine alla sua vita infilzando una katana nel suo cuore, faceva troppo male.
Quando aveva aperto la porta e aveva visto Junsu, il suo cuore si era bloccato.
Si era promesso di non volerlo vedere più, di non voler più sapere nulla di lui e invece...era li.
Era davanti a lui e questo...lo faceva stare tremendamente bene.
'Perchè il fuoco che mi sta lacerando l'anima è anche la mia cura per quel dolore che provoca?' pensò continuando a guardare il ragazzo.
Sembrava stanco, ma...era bellissimo come sempre.
"Buongiorno" sussurrò lentamente.
"Ciao" rispose timidamente Junsu sedendosi sul bordo della vasca.
Yocchun chiuse la porta e vi si poggiò contro.
"Come stai?" chiese Yocchun preoccupato.
Junsu sorrise, era inutile, non c'era niente da fare, lui aveva tradito Yocchun, lui gli aveva fatto del male, lui lo aveva preso in giro eppure...Yocchun gli chiedeva come stava.
Che verme che era.
"Sto benone...confuso...ma benone"
"Sono felice, spero che possa sentirti meglio" sorrise Yocchun andando verso il lavandino.
Quanto amava quel ragazzo.
E non ce la faceva, nonostante il dolore, nonostante il tradimento, nonostante tutto...non voleva che stesse male.
"Yocchun...è troppo tardi per chiederti scusa vero?"
Yocchun si voltò, il suo sguardo era triste.
"Junsu non è troppo tardi, e comunque tu non devi chiedermi scusa di nulla, sapevo fin dall'inizio cos'era questa storia...sapevo sin dall'inizio che tu amavi Changmin..."
"Ma non c'entra! Ti ho comunque preso in giro, mi sento un traditore, mi sento un verme ma...so che stai male e...sto ancora peggio se so che l'unica persona che mi è stata vicina in tutto questo tempo sta male per colpa mia" urlò Junsu alzandosi.
"Junsu il mio dolore si potrà placare, hey non sei mica l'unica persona al mondo? Pensa solo a Changmin, in questo momento è confuso e...ha bisogno di te" disse Yocchun sorridendo e avvicinando una mano alla testa di Junsu, scompigliandogli i capelli.
'Ti amo...' pensò tristemente.
"Vado a cambiarmi ora" sussurrò per poi voltarsi e dirigersi verso la porta.
Junsu restò immobile sentendo Yocchun andare via.
Ma che stava facendo?
Perchè il suo cuore batteva forte?
Perchè il suo corpo fremeva?
Perchè da quando Yocchun aveva allontanato quella mano dalla sua testa sentiva freddo?
E il suo corpo si mosse da solo, corse verso Yocchun e lo abbracciò da dietro mentre questi aveva poggiato la mano sulla maniglia.
'No...' pensò Yocchun chiudendo gli occhi mentre da questi minacciavano di cadere altre lacrime.
"P...proud" sussurrò Junsu.
"Eh?"
"Proud of your love!"
Yocchun si voltò.
E vedere Junsu in lacrime davanti a lui fu troppo, le lacrime cominciarono a scendere anche dai suoi occhi.
"Ti amo..." disse tra le lacrime abbracciandolo forte "ti amo Junsu" e glielo aveva detto.
Finalmente le sue labbra avevano pronunciato per la prima volta in vita sua quelle parole.
E non gli importava che fosse sbagliato.
E non gli importava che fosse ancora un'illusione.
Lo amava.
Lo amava davvero.
"Per me...la potremmo anche continuare quest'illusione..." sussurrò piangendo Yocchun.
"Yoo..."sospirò Junsu stringendolo forte.
E forse...non era tutto finito.
Forse era riuscito ad allontanare quel confine...ancora per un pò.
...credimi nella tua vita potrai fare sempre tanti progetti e pensare sempre a tante cose
ma quando il tuo cuore chiede un pò di felicità, i progetti saranno inutili
e ti lancerai, e non ti importerà se a prenderti ci sarà il vuoto o la persona che ami...
Almeno...potrai dire di averci provato.
ma quando il tuo cuore chiede un pò di felicità, i progetti saranno inutili
e ti lancerai, e non ti importerà se a prenderti ci sarà il vuoto o la persona che ami...
Almeno...potrai dire di averci provato.
°Special Edition - Yunho°
"...se avessi la possibilità di tornare indietro e di ripercorrere i passi che hai fatto...sceglieresti la stessa strada?
Probabilmente no."
Jung Yunho.
23 anni.
Cantante affermato.
Chiunque mi riconosce per la strada, non posso uscire senza una guardia del corpo, non vivo una vita normale come tutti gli altri, le mie serate si dividono tra apparizioni in tv e concerti in giro per l'Asia, vivo insieme ad altri quattro ragazzi che sono nella mia stessa band.
Chiunque vuole la mia vita.
Non mi sono mai lamentato di ciò che ho avuto e di ciò che tutt'ora ho, so di essere stato fortunato, so che molte persone quel lontano 2002 si sono presentate ai provini e...so di avere avuto una grande possibilità quando mi hanno selezionato per entrare a fare parte dei DBSK.
Sono il leader.
E mi fa ridere.
Mi ero ripromesso di non guidare più nulla, di non essere più a capo di niente perchè...perchè il potere mi ha deluso già una volta; mi ha tolto qualcosa che non potrà mai essermi ridato.
Avevo promesso a me stesso di non essere più il leader di niente, neppure della mia vita.
Ho vissuto nell'ombra di me stesso.
Nascondendomi dietro atti e gesti che non mi appartenevano più, mi chiudevo in me stesso seguendo la vita scorrermi dinanzi agli occhi come se fossi al cinema guardando un film...non c'era niente che volevo più fare, ero ormai un automa. Un naufrago in balia delle onde, ed ero stremato...sinceramente forza per nuotare non ne avevo più e...mi lasciavo trascinare, tanto...prima o poi sarei morto comunque.
Quando mi dissero che sarei diventato il leader dei DBSK ho riso di me stesso, proprio a me avevano dato quel ruolo, proprio a me che non ne volevo sapere più e...accettai.
Nemmeno me ne accorsi di quando sorrisi acconsentendo.
Nemmeno me ne accorsi di quando mi fecero firmare il contratto.
Nemmeno me ne accorsi dei suoi sguardi di ammirazione...mentre prendevo il comando.
Nemmeno me ne accorsi di stare vendendo l'animo al diavolo.
Un diavolo dalle fattezze umane, dai capelli neri come la notte e dagli occhi più belli che avessi mai visto.
Kim Jaejoong.
E poi accadde, andammo tutti a vivere insieme, non per nostra scelta sia chiaro.
Da un giorno all'altro fummo costretti a vivere con persone di cui non sapevamo nulla, che potevano essere chiunque, che potevano inventarsi qualunque cosa, noi alla fine non li conoscevamo per nulla.
Il primo giorno fu un delirio, Changmin e Yocchun cominciarono a litigare per la camera che dava sul centro della città aggiungendo che ad entrambi piaceva la vista della città di notte, toccò a me separarli decretando che nessuno avrebbe preso quella stanza ma che si sarebbe fatto un sorteggio...la camera toccò a me.
Poi cominciarono i litigi per il bagno, era umanamente impossibile avere un solo bagno in una casa con cinque persone...con la calma cercai di aggiustare la situazione proponendo dei turni...che cominciarono ad essere saltati dopo la seconda settimana.
Non riuscivo a darmi pace, ero confuso...mi sentivo felice perchè avevo avuto una possibilità che in molti non avevano...ma allo stesso tempo non volevo essere il leader, avevo paura, timore che potesse succedere quello che tempo fa era successo al mio amico.
Sinceramente parlando, non sono così coraggioso.
Nell'affrontare la vita intendo.
Non sono poi così coraggioso, ho sempre paura delle scelte che prendo, ho sempre paura di ciò che può succedere se sbaglio...ho paura di me stesso, di quello che potrei diventare non essendo all'altezza dei miei compiti...
E così era anche all'inizio della mia avventura.
Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui mi innamorai...o meglio cominciai a provare qualcosa di profondo per Jaejoong.
Io e lui non andavamo molto d'accordo, o meglio io lo avevo addocchiato dal primo nostro incontro alla casa discografica, capelli corti e neri, della labbra carnose e un sorriso mozzafiato. Se ne stava un pò in disparte guardando fisso nel vuoto, i suoi occhi scuri erano qualcosa di magnifico...che a parole nemmeno riuscirei ad esprimere; quando andammo a vivere insieme ogni cosa che facevo veniva intralciata da lui, non capivo perchè ma...sembrava che lui ce l'avesse con me. Eppure nemmeno ci conoscevamo.
Non ci eravamo mai visti, eravamo nati in lontani Paesi, non capivo il perchè.
All'inizio pensai fosse per il fatto che mi avevano dato il ruolo di Leader.
A tutti piaceva quel ruolo,e tutti avrebbero voluto averlo.
Ma...era toccato a me.
E di nuovo la voglia di mandare al diavolo tutto era tornata prepotentemente.
Ma...dovevo andare avanti.
E di nuovo la paura di me stesso prese il sopravvento.
Ma...dovevo smetterla di vivere nel passato.
Il giorno o meglio la notte, in cui mi innamorai di Jaejoong, avevo avuto un altro dei miei incubi, avevo sognato di nuovo quel giorno...i suoi occhi azzurri, i capelli biondi come il grano, e...avevo sognato le sue parole.
Mi svegliai di scatto, ero sudato e...ero impaurito.
Mi alzai dirigendomi in cucina, tutti dormivano o almeno lo credevo, arrivai in salotto e sul divano vidi Jaejoong seduto con le gambe raccolte al petto che...piangeva.
Era una visione.
No quello non era un diavolo.
Era un angelo, si un angelo bellissimo.
Anzi che dico, bellissimo è riduttivo nei suoi confronti.
Lui mi vide e spaventato si alzò scappando in bagno, lo seguii.
Volevo sapere perchè piangesse ma soprattutto...volevo guardarlo, avevo una forte voglia di guardarlo di guardare i suoi occhi, il suo volto, le sue labbra.
"Che hai?" chiesi raggiungendolo mentre lui apriva la porta del bagno.
"Nulla" disse entrando e cercando di chiudermi fuori.
Inutile.
Ero più forte di lui.
Aprii la porta entrando e poi chiudendola dietro di me.
"Che hai?"
"N...niente non riuscivo a dormire" rispose sussurrando.
"Menti..."
Alzò gli occhi verso di me.
"Ma...oh insomma Yunho esci subito da qui!" disse ritornando al suo solito comportamento.
"No"
Lui mi guardò incredulo.
Non sapevo che avesse, ma...mi dava fastidio vederlo piangere, avrei distrutto le sue lacrime se avessi potuto, non volevo guardare quegli occhi così pieni di tristezza.
Lui si poggiò al lavandino mettendosi le mani sul viso e ricominciando a piangere silenziosamente.
Ed era così piccolo.
Così indifeso.
Mi avvicinai prendendogli le mani e allontanandole dal suo viso.
Dio...non avevo mai visto tanta bellezza in una volta.
"Che hai?"
Abbassò lo sguardo prendendo tempo.
"Ho...ho paura Yunho" confessò
"Paura?"
Continuò a piangere in silenzio.
"Io...mi sento solo qui...e...ho paura di aver fatto uno sbaglio ad accettare questa proposta. Voglio...voglio casa mia"
Lo abbracciai di scatto.
Finalmente.
Era tra le mie braccia e lo sentivo piangere.
Anche lui era confuso e come me aveva dei dubbi.
Quella notte sentii la sua fragilità tra le mie braccia, e...qualcosa nel mio cuore cambiò.
Non mi importava del passato.
Dovevo continuare a vivere, dovevo andare avanti...e...avevo trovato la ragione per cui dovevo farlo.
"Posso chiamarti Jae?"
"Mh"
"Jae...anche io ho i tuoi stessi dubbi, anche io ho paura, questa sarà una bella avventura ma ci saranno comunque problemi e...ho un pò paura di affrontarli. In ogni caso ora sono il leader di questa band e farò di tutto per proteggere la band e tutti voi...e...se mi sarai vicino ti proteggerò sempre...permettimi di farlo."
Si staccò da me guardandomi negli occhi.
"Perchè?"
"Perchè non sopporto vederti piangere."
Abbassò lo sguardo imbarazzato.
"Promettimi una cosa però..."
"Cosa?"
"Non piangere più"
Rimase con il volto abbassato ma mi strinse a sè affondando con la testa nel mio petto.
"Yunho?"
"Mh?"
"Chiamami solo tu...in quel modo"
"Come?"
"Chiamami...solo tu Jae"
Sorrisi.
Il mio cuore era già partito.
Destinazione...Jae.
E inesorabilmente da quella notte il tempo è trascorso, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, e tra video, comparse, photoshoot, registrazioni, abbiamo imparato a conoscerci tutti gli uni con gli altri.
Io non ho mai dimenticato le parole che Jae mi ha detto quella notte e...sono certo che anche lui non ha dimenticato le mie, per tutti questi anni sono sempre stato accanto a lui, ho sempre fatto di tutto per proteggerlo, e...non m'importava se a volte litigavamo perchè mi accusava di trattarlo come un bambino, lui per me era diventato essenziale, era diventato come l'aria che respiravo anzi...ero convinto che di quello potessi fare a meno...ma di Jae...no.
Era come una droga, quando ci trovammo a girare dei drama in alcuni avevamo delle scene separate e...cercavo di finire presto le mie scene per correre da lui, ogni volta che eravamo separati mi sentivo male...era...tutto per me.
Mi ero innamorato.
Per un periodo fui anche in crisi, non sapevo come prendere il fatto che amassi qualcuno del mio stesso sesso...
Insomma, era parecchio strano.
Però con il passare del tempo cercai di farmene una ragione, e...anche se fu dura ammetterlo a me stesso lo feci, il problema era che...sapevo di essermi cacciato in un vicolo cieco.
Jaejoong era bellissimo, poteva avere chiunque al suo fianco, ed ero certo che con la schiera di ragazze che gli sbavavano dietro, di sicuro non avrebbe scelto me.
Ero il leader della band.
E prima di tutto dovevo mettere la band in primo piano.
Così...rifeci lo stesso errore di tempo prima, non pensai a me, pensai solo alla band, alle fans, alla felicità degli altri.
Non confessai nulla a Jaejoong, ma anzi cominciai ad uscire con delle ragazze.
Era innaturale che un ragazzo come me non avesse una ragazza, così cominciai ad uscire con queste, e...ogni notte ne cambiavo una.
Non erano nulla per me.
Niente.
E...ogni volta che le vedevo mentre mi guardavano innamorate, mi sentivo male.
Stavo uccidendo le speranze di quelle persone solo...per la band.
Solo per un'immagine.
Ma...ero il leader.
Era il mio compito.
Quando girammo il film "Dangerous Love" e lessi all'inizio la trama, sorrisi.
Avrei dovuto dire a Jaejoong che lo amavo in una scena.
Recitare con lui era un delirio.
Ridevo come un matto ad ogni scena.
E non perchè la situazione era assurda o...perchè lui era un ragazzo.
Ma...perchè quello che facevo era vero.
E...misi tutto me stesso in quel film, infondo...io stavo dicendo la verità.
Io lo amavo.
Quando girammo la scena della dichiarazione, ero teso, averlo davanti i miei occhi, dirgli che lo amavo...era troppo.
I suoi occhi ancora una volta persi nel vuoto.
Odiavo quando si perdevano nel vuoto perchè...erano così dannatamente fantastici.
E lo feci.
Mi dichiarai.
Non seguii il copione.
Quelle parole uscirono da sole.
I registi non vollero cambiarle perchè...erano bellissime secondo loro.
Erano la verità secondo me.
Il tempo però porta tanti cambiamenti, ed è capace di sconvolgere la vita di una persona come se nulla fosse.
Le fan scrivevano fanfiction su me e Jaejoong e lui veniva da me facendomele leggere e ridendoci sopra, gli anni passavano ed io ero sempre più innamorato, sempre più dipendente da quel profumo che potevo sentire quando lui mi abbracciava, o quando lo stringevo a me.
Ero arrabbiato, ero confuso e dentro di me c'era tanta delusione.
Continuavo a proteggerlo perchè era una promessa che avevo fatto a lui, ma...Dio se dentro soffrivo come un cane.
E stavo male.
E volevo scoppiare e piangere e urlargli contro che lo amavo.
Ma...poi pensavo al resto.
E...dovevo tenere tutto dentro di me.
Cominciai a prendermela con lui per ogni cosa, cominciai ad attaccarmi alle piccolezze.
Cominciai ad uccidermi poco alla volta.
Fino a che una sera...
...eravamo tornati dal tour, e gli altri stavano festeggiando.
Ancora una volta avevo litigato con lui e...non erano bastate le parole di conforto di Yocchun e di Changmin, ero nervoso, stavo male.
Tutti ormai sapevano che tra me e Jae c'era un rapporto troppo forte, e vedevano che stavamo male quando litigavamo.
Me ne andai, rintanandomi in un pub.
Sinceramente non volevo nulla, solo bere come un pazzo fino a perdere i sensi per non pensare più a niente.
Volevo solo dimenticare tutto per non stare più così male.
Ero li da un bel pò, e si avvicinò a me una ragazza, capelli corti e neri, occhi profondi, magra, labbra carnose.
Io ero sbronzo e...Dio non ricordo nemmeno come finimmo a casa mia.
Ricordo solo una cosa, continuavo a chiamarla Jae e lei rideva.
Era così...uguale.
Sembrava lui, ma...non era lo stesso.
Quel profumo non c'era.
Cominciammo a fare sesso, e non m'importava niente di quello che stavo facendo, volevo perdermi senza pensare a nulla, lasciando indietro per un pò la band, le fans, lui.
Ma qualcosa non andò come previsto.
Un rumore mi destò e li in piedi davanti a me c'era lui.
I suoi occhi ancora una volta persi...stavolta non nel vuoto.
Su di me.
"Jj io..." dissi.
Non lo avevo nemmeno chiamato Jae.
Lui mi bloccò.
"Lascio la band" disse voltandosi e andando via.
Volevo alzarmi e corrergli dietro.
Ma le gambe mi tremavano, e la testa girava...e...il cuore faceva male.
Mandai via quella ragazza in malo modo.
Non mi importava più di niente...
In quel momento avevo bisogno solo del calore di quel corpo che tanto amavo...ma...lui non era li e...non ci sarebbe mai stato.
Che illuso.
Pensavo di poterlo proteggere per sempre...e ho passato tanti anni cercando di farlo...invece...è stato tutto inutile.
Se potessi tornare indietro molto probabilmente non perderei tempo a proteggere la sua vita.
Se potessi tornare indietro farei di tutto per essere la sua vita.
7 capitolo
°Escape°
"Non ho mai pensato alla mia vita come un groviglio di casini impossibile da districare...
Non ho mai pensato che un giorno avrei fatto del male ai miei più cari amici...
Non ho mai creduto di essere così cattivo ed egoista infondo al mio cuore...
E fa male...fa troppo male essere visto come un bambino puro e limpido come l'acqua cristallina, fa male essere considerato una persona dolce e buona...fa male...perchè non lo sono.
Tutte le persone per natura sono meschine, e prima o poi nella vita faranno sempre qualcosa per salvaguardare sè stessi, sorvolando sui bisogni degli altri, passando oltre i loro dolori ed ignorando i loro sentimenti; me lo hanno sempre detto che al mondo nulla è completamente buono, ma io non ci avevo mai creduto...un pò come quando i grandi dicono ai bambini che babbo natale non esiste, possono anche dargli ragione ma...infondo al cuore la notte della vigilia di Natale saranno sempre li a guardare in alto per scrutare quella slitta rossa trainata da renne con il naso illuminato.
Purtroppo però io non sono un bambino...almeno non più.
Ricordo il giorno in cui feci i provini per entrare a far parte del nuovo progetto della SM, nemmeno sapevo di cosa si trattava, ma...i miei genitori erano poveri ed io volevo fare qualcosa di buono con la mia voce, volevo aiutarli e fare si che il dono naturale che Dio mi aveva mandato fosse un prezioso aiuto per la mia famiglia e per le persone a me care...non avrei mai immaginato di firmare un contratto con il diavolo quello stesso giorno.
E non avrei mai pensato che lo stesso diavolo che mi ha fatto firmare quel contratto...fossi io.
Quando conobbi i ragazzi per me fu un giorno bellissimo, un giorno impresso nella mia mente come se incollato e non credo andrà mai via, è stato l'inizio della più bella avventura della mia vita, l'inizio di qualcosa che non avrei mai pensato diventasse reale e possibile...
Quando vidi Changmin poi, fu un colpo al cuore.
Perchè non lo avevo dimenticato.
Perchè era un ricordo che portavo dentro il mio cuore come la cosa più preziosa al mondo.
Perchè conservavo ancora quella sciarpetta bianca che mi consegnò quel giorno per ripararmi dal freddo.
Perchè...i suoi occhi erano così belli...come allora.
Non riuscivo a credere che lui fosse li.
Avrei voluto fargli tante domande, chiedergli se fosse lui, dirgli che...da quel giorno era sempre stato nei miei pensieri...
Ma avrei fatto la figura del cretino, così mi limitai a rimanere in silenzio...cercai di conoscerlo meglio, e quando seppi che lui era più piccolo di me...rimasi sconvolto, non sembrava per niente...all'inizio lo chiamavo anche Hyung.
Che sciocco.
All'inizio mi sentivo solo...non sapevo bene come comportarmi, cantavo da quando ero piccolo, ma non avevo mai cantato in un gruppo nè tantomeno ballato, quindi pensavo di non farcela, pensavo che forse quella non era la mia strada, non era ciò per cui ero portato...
Però poi...i ragazzi mi rimasero vicino, mi fecero capire che in quella storia tutti erano messi come me, e...che insieme ce l'avremmo fatta.
E...lui cominciò a diventare così essenziale per me, così vitale.
Ogni volta che stavo male mi rifugiavo tra le braccia di Changmin, piangevo liberamente perchè...non m'importava se lui vedeva le mie lacrime e se ero un ragazzo, sapevo che lui mi comprendeva ed io...con lui trovavo un pò di serenità.
E lui si affezionò a me, ma non nel modo che avrei voluto...
Capii di amarlo.
Ma lui mi voleva bene.
Niente di più.
E mi illudevo, con ogni abbraccio, con ogni carezza, con ogni 'ti voglio bene' sussurrato, io mi illudevo.
E pensavo che un giorno forse tutto sarebbe cambiato, tutto sarebbe stato come sognavo tutte le notti...e che quegli abbracci sarebbero stati baci, quelle carezze sarebbero state intime e profonde e quei ti voglio bene sarebbero diventati 'ti amo'.
Che illuso."
A volte il silenzio può essere un nemico mortale.
Può essere più forte del caos stesso.
Perchè perlomeno il caos ricopre quei suoi quei rumori quelle...parole che tu non vorresti mai sentire.
Il silenzio no.
Le rende chiare.
Le rende nitide.
Le rende...reali.
E il fatto di aver scelto una camera proprio accanto al bagno non aiuta...se la casa è immersa nel silenzio.
Era immerso tra le lenzuola, disteso a piancia in su.
Gli occhi aperti.
I rumori dal bagno provenivano nitidi.
Non c'erano altri suoni intorno oltre il cinguettio degli uccelli e l'infrangersi delle onde contro la scogliera.
Ma...quei rumori erano troppo vicini.
Erano troppo chiari.
E facevano male.
E avrebbe voluto urlare per ricoprire quelle parole.
E si sarebbe alzato per scappare via, lontano dalla melodia della sua voce...se solo le gambe si fossero mosse.
Ma invece era li steso.
Fermo come una statua.
Immobile.
E...sentiva tutto.
'Junsu il mio dolore si potrà placare, hey non sei mica l'unica persona al mondo? Pensa solo a Changmin, in questo momento è confuso e...ha bisogno di te' non c'era dubbio quella era la voce di Yocchun e...non credeva alle sue parole.
Come poteva dire certe cose?
Non erano stati insieme per tre anni?
Perchè ora diceva al suo ragazzo di lasciarlo?
E perchè lui...sentiva un vuoto dentro a quelle parole?
Perchè Yocchun che era il suo migliore amico ma anche suo nemico in amore...si preoccupava per lui?
'P...proud' un sussurro.
Il suo sussurro.
La sua voce.
Che stava dicendo?
Il suo cuore si era riempito di quel dolore che con tanta fatica stava tentando di dimenticare.
Perchè in quel momento...era così triste e vuoto?
Era solo...
Jaejoong era sceso ed era certo fosse da qualche parte con Yunho.
Junsu e Yocchun erano chiusi in bagno...
E lui era li...solo.
Disteso su un letto dimenticato da tutti.
Disteso su un letto completamente freddo.
Circondato da mura prive di senso, da un sole che ormai non lo riscaldava più.
'Ti amo..ti amo Junsu' aveva detto Yocchun.
Chiuse gli occhi.
Perchè non riusciva a muoversi da quella postazione del cavolo?
Perchè non si alzava e scappava via?
Perchè le parole di Yocchun gli avevano frantumato quei pochi pezzi rimasti di cuore?
Perchè la sincerità di quelle parole era talmente vera e reale da poter essere toccata quasi?
Perchè?
'Per me...la potremmo anche continuare quest'illusione...' continuò Yocchun.
Quale illusione?
Di cosa stava parlando l'amico?
Ma non importava...
Era li...
Junsu era li con lui.
Era li dove voleva stare.
Dove doveva stare.
Perchè Yocchun lo amava.
Perchè Yocchun lo avrebbe sempre protetto fino alla fine.
Perchè Yocchun non gli avrebbe mai dato un pugno come aveva fatto lui la sera precedente.
Perchè Yocchun...era sincero.
'Ma cosa ci fai ancora qui? Perchè sei rimasto? Perchè ti sei fatto abindolare da qualche parola di conforto e da quel bacio?' pensava guardando il soffitto completamente bianco e candido.
"Vattene..." sussurrò.
Gli occhi si fecero di nuovo umidi.
Non voleva piangere.
Non voleva versare altre stupide ed inutili lacrime.
Non voleva essere debole...odiava sentirsi fragile.
Nonostante lo fosse.
Una lacrima scivolò di lato.
'Smettila...alzati e vattene' pensò continuando a guardare il soffitto bianco.
"Basta" sussurrò alzandosi di scatto.
Finalmente era riuscito a fare qualche movimento.
Gli occhi continuavano a lacrimare.
Sinceramente ora come ora nemmeno gli importava delle lacrime.
Doveva uscire da quella casa.
Da quella maledettissima casa.
Indossò le scarpe.
Non sentì il rumore di una porta che si apriva.
Si avvicinò velocemente alla porta della sua stanza.
Non sentì dei passi che si avvicinavano.
La aprì di scatto.
E per poco non rimase quando la figura di Yocchun e Junsu che camminavano tenendosi per mano, gli si parò di fronte.
I due si fermarono guardando sconvolti il più piccolo.
Changmin piangeva.
Gli occhi ancora una volta bagnati dalle lacrime.
Si guardarono.
Il cuore di Junsu si fermò.
Ma che diavolo stava combinando.
Perchè aggiustava qualcosa e ne distruggeva un'altra?
Perchè invece di ricambiare il favore fattogli da Changmin anni prima continuava a fargli del male?
Perchè invece di vederlo sorridere, vedeva sempre e solo lacrime su quel volto?
Per colpa sua...
"Min dobbiamo parlar." cominciò Yocchun bloccato però da Changmin che senza nemmeno degnarlo di una risposta si avviò verso le scale dirigendosi verso l'uscita.
"Sta...andando via" sussurrò Junsu come in trance.
'Non te ne andare' pensò sconvolto.
Changmin arrivò alla porta aprendola ed uscendo.
Yocchun strinse forte la mano di Junsu.
Changmin se n'era andato...
...da ora in poi ci avrebbe pensato lui alla felicità di Junsu.
Perchè la gente continua a perdersi nell'illusione?
Perchè le persone continuano a cadere sempre negli stessi errori nonostante il detto "sbagliando si impara"?
Perchè l'amore fa sempre fare cose...stupide?
Un tonfo.
Un rumore forte lo destò facendogli aprire lentamente gli occhi.
Si guardò intorno vedendo intorno a lui la figura del salone della loro nuova casa.
Si era...addormentato sul divano?
Provò a muoversi ma qualcosa lo bloccava stringendogli la vita.
Era...poggiato su qualcosa.
Non era il divano quello.
Guardò sotto di lui.
Il petto nudo di Yunho era sotto di lui.
Alzò lo sguardo proseguendo la linea di quel petto trovando Yunho placidamente addormentato come un bambino.
Le sue braccia erano avvolte sul suo corpo come se tentassero di fargli da coperta.
E...si sentì morire.
Che ci faceva li?
Come ci era arrivato?
Come ci erano finiti addormentati sul divano abbracciati?
Pensò alla sera prima.
Alle parole di Yunho sulla storia tra Junsu e Yocchun.
Si erano seduti sul divano e poi Yunho si era scusato...e poi?
Cosa era successo poi?
Non ricordava.
Probabilmente si era addormentato.
Dannazione a lui e al suo vizio di dormire ovunque.
Ma quello non era ovunque.
Quelle erano le braccia di Yunho.
E...non era la prima volta che si sentiva al sicuro tra quelle braccia.
Non era la prima volta che si addormentava come un bambino su di lui.
Ma...ora era diverso.
Ora il loro rapporto non era più come prima.
Dopo quella sera tutto era cambiato e...non potevano più comportarsi come due bambini.
Doveva allontanarsi da li.
Doveva allontanarsi da quegli occhi.
Da quelle labbra.
Da quel viso così sereno.
Così bello.
Si tirò su avvicinandosi al viso di Yunho.
Era perfetto.
Era...la cosa più bella che avesse mai visto al mondo.
E...anche se lo vedeva tutti i giorni, continuava ad innamorarsene.
Giorno dopo giorno.
Ora dopo ora.
Minuto dopo minuto.
Si abbassò silenziosamente poggiando le sue labbra su quelle dell'amico.
Chiuse gli occhi.
Erano delle labbra caldissime.
Morbide.
Fantastiche.
Dio come lo amava.
Ma perchè?
Perchè per Yunho non era lo stesso?
Si staccò dalle labbra di Yunho tentando di alzarsi, ma fu trascinato di nuovo giù.
Guardò Yunho.
E lui era li.
E lo guardava serio.
"Baciami ancora" sussurrò Yunho.
E morì.
Che diavolo stava succedendo?
Perchè Yunho chiedeva di baciarlo?
Perchè il suo cuore sembrava un tamburo?
Doveva alzarsi prima lo sapeva.
Non doveva perdere tempo ad assaporare quelle labbra...ma che stava facendo mo?
Si avvicinò di nuovo senza pensarci due volte poggiando di nuovo le labbra su quelle di Yunho.
Un tocco che li fece vibrare entrambi.
Avevano bisogno di quel contatto. Avevano bisogno di sentire quel sapore, di sentire quei profumi che li inebriavano facendoli morire.
Yunho aprì le labbra chiedendo l'accesso con la lingua, Jaejoong glielo concesse.
Avidi di passione, di voglia si baciarono stringendosi forte l'uno con l'altro, come se da un momento all'altro potesse frantumarsi tutto, come se tutto sarebbe scomparso.
Jaejoong si staccò di scatto.
"No no no no no no! Non posso..." sussurrò agitato guardando Yunho con le lacrime agli occhi "scusami Yunho"
Yunho lo abbracciò "non dire così...non piangere non agitarti io...desideravo questo momento da anni ormai"
"Anni?"
"Si...possibile che tu non ti sia accorto di niente?"
"Yunho..."
"Yunho Jaejoong! Changmin se n'è andato!" urlò un Junsu sconvolto entrando in salotto.
Jaejoong si girò di scatto.
"Cosa?"
"Ma che è successo?" chiese Yunho.
"Non c'è tempo per spiegare...era sconvolto e se n'è andato io vado a cercarlo" rispose Junsu quasi con le lacrime agli occhi.
"Ma dove vai! Resta qui e stai calmo..." disse Yunho alzandosi dal divano.
"No Yunho io...io"
"TU COSA?" urlò Jaejoong adirato "Tu sei pazzo ecco cosa sei! Ma proprio non capisci che Changmin è in queste condizioni solo e soltanto per colpa tua? Per i tuoi capricci del cavolo e per la tua indecisione...prima fingi di stare con Yocchun ed ora sei confuso...deciditi perchè le persone non staranno dietro di te per sempre!"
"Jaejoong calmati..." sussurrò Yunho prendendolo per mano.
"No Yunho io non mi calmo per niente! Sta facendo del male ad un nostro amico, lo sta distruggendo e si permette pure il lusso di essere indeciso e preoccupato e...di piangere. Non è lui quello che deve piangere non...non è lui!" urlò di nuovo Jaejoong guardando male Junsu che abbassò il capo.
Yocchun si avvicinò all'amico abbracciandolo "Stai tranquillo Junsu" gli sussurrò dolcemente.
"Vado io a cercare Changmin e lo farò tornare..." aggiunse Yunho serio.
"Vengo con te..." disse Jaejoong.
"No andrò da solo...e lo farò tornare con le buone o con le cattive." disse uscendo da casa senza nemmeno mettersi una maglia addosso.
Junsu strinse forte le mani di Yocchun che gli cingevano la vita, il capo abbassato e la tristezza che scivolava via dai suoi occhi sotto forma di lacrime.
"Non piangere..." sussurrò Yocchun tentando di calmarlo.
"Già non credi che sia un pò tardi?" insinuò Jaejoong alzandosi ed andando verso la cucina.
"Jj adesso basta hai parlato già troppo"
"No Yocchun mi dispiace ma non ho ancora parlato abbastanza...ok? Yocchun ma tu hai capito che diavolo di pene sta passando Changmin? E noi dovremmo essere i suoi migliori amici? Migliori amici che lo pugnalano alle spalle? E poi dovremmo anche fargli la predica perchè se ne va? Se fossi stato io avrei già lasciato tutto anni fa"
"Non dire questo non è colpa nostra..."
"Ah no? E di chi è la colpa? Di Changmin che si è innamorato pazzamente di Junsu?" urlò Jaejoong.
Junsu alzò la testa sconvolto.
"Oh andiamo! Non dirmi che l'unico cretino che non se ne era accorto eri tu Junsu ti prego...si vedeva lontano un miglio che Changmin ti amava e ti ama ancora...altrimenti perchè non voleva venire? Perchè ha fatto di tutto per evitarti? Perchè ieri sera si è addormentato piangendo e perchè se ne sarebbe andato? Svegliati Junsu apri gli occhi"
Junsu guardava sconvolto Jaejoong.
Allora...lui in tutto quel tempo non aveva capito nulla.
Era convinto che Changmin lo odiasse...eppure non aveva guardato in quegli occhi.
Aveva completamente frainteso.
E per cinque lunghissimi anni aveva sofferto...guardando lui e Yocchun e credendo che si amassero e...faceva proprio schifo.
Non aveva capito niente.
Cinque anni con la persona che ami...e non comprendi nulla di lei.
Si staccò da Yocchun avviandosi verso le scale.
'No' pensò Yocchun ' non andare'
Voleva fermarlo.
Parlare.
Cercare di confortarlo.
Ma sapeva che in quel momento non era di lui che Junsu aveva bisogno.
Abbassò lo sguardo.
Forse non ci sarebbe stata nessuna seconda possibilità per lui.
Il problema è che quando ci facciamo rapire dagli avvenimenti.
Quando non riflettiamo sui nostri gesti, questi per un pò potranno sembrarci giusti...
...ma alla fine si riveleranno degli errori.
8 capitolo
°When Love and Death embrace°
"Guardo la mia vita scorrere così velocemente...
Mi sento così impotente di fronte alla sua forza, noi non siamo altro che dei giochini con cui questa inventa strane e divertenti storie.
E...non possiamo fare nulla per prendere il controllo di questa e giocare a nostro piacimento perchè...siamo come burattini ai quali questa ha tolto i fili, e non riusciamo ad alzarci da soli, non riusciamo a camminare nè a muoverci.
Continuo ad andare avanti giorno dopo giorno, ormai mi sono abbandonato all'idea di dover ascoltare ciò che la vita mi dice di fare, ormai non riesco più nemmeno a pensare, nemmeno a decidere per me...tutto mi porta sempre a stare male.
E non so più per quale motivo io stia vivendo...
Una volta c'era la mia famiglia.
Ora sono lontani.
Una volta c'erano i miei amici...
Ora non ci sono più.
Una volta c'erano i miei sogni...
Ora si sono frantumati.
Una volta c'era la band...
Ora si è sciolta...
Una volta c'era lui...
Ora sta con Yocchun.
E per quanto mi sforzi sempre di più nel cercare un valido motivo per continuare ad andare avanti facendomi forza e coraggio purtroppo...non lo trovo più.
Non ho più ispirazione, non ho più certezze non ho sogni nè convinzioni.
Sono completamente solo abbandonato su una spiaggia deserta senza via di scampo...un naufrago che ormai vede i suoi giorni contati.
E...sono felice.
Felice perchè almeno se smetto di vivere la vita smetterà di giocare con me...perchè almeno non dovrò più sentire quel dolore assurdo al cuore e perchè...non mi sentirò più così solo.
Pensare al passato è sempre bello per me.
Pensare al provino fatto per la SM, alla telefonata quel giorno in cui tutto nella mia vita sembrava andare storto, pensare a quando ho incontrato ai ragazzi che da subito cominciarono a trattarmi come un cucciolo perchè ero il più piccolo del gruppo.
Pensare alle serate in discoteca con Yunho, alle coccole di Jaejoong, agli esperimenti di mezzanotte con Yocchun alle carezze di Junsu sul mio corpo...
Pensare a loro mi fa stare bene...mi fa sentire vivo.
Sono sempre stati una cura contro la mia tristezza, una cura di quelle che non ti aiutano a far passare qualcosa peggiorandoti da un'altra parte, ma una cura speciale.
Mi rendevano felice con un solo sorriso, con una sola battuta...con una sola canzone.
Mi è sempre piaciuto vivere questa vita, anche se questa è stata ingiusta con me l'ho sempre amata e ho sempre ringraziato i miei genitori per avermela donata.
Ma...molto probabilmente non devo essere stato così simpatico alla vita.
Altrimenti...ora non sarei qui.
Tante volte penso a quello che ho fatto in vita mia, alle scelte che ho preso alle mie avventure e...penso che rifarei tutto da capo.
Perchè nonostante tutto io...sono stato felice.
Nonostante tutto mi sono sentito completo.
E se ce ne fosse la possibilità continuerei ad innamorarmi di lui altre mille volte, e lo farei anche sapendo di stare così male perchè...il mio cuore straziato non è niente in confronto al piacere di un suo sguardo o al calore che un suo sorriso mi da.
Si Junsu ti amerei altri milioni e milioni di volte...ti amerei ancora e ancora e ancora sino all'infinito.
E per me potrei anche vivere un solo unico istante in questa vita...se fosse con te.
Ti amo.
Ma questo penso che ormai lo sai anche tu."
Freddo.
In piena estate e per di più al mare, lui sentiva freddo.
Camminava da mezz'ora ormai seguendo la scogliera che si affacciava sul mare aperto e stranamente agitato.
Un vento leggero scompigliava i suoi capelli e gli faceva sentire freddo.
Ma non gli importava.
Ormai tutto aveva perso significato.
Non gli importava più di nulla, era tutto finito.
Le sue speranze i suoi sogni...frantumati come le torri di un grande castello assaltate dai nemici, tutto si sbriciolava e perdeva senso e non importava era inutile perchè...perchè ora il suo cuore non sentiva più niente se non il dolore lancinante che gli provocava la figura di Junsu e Yocchun mano nella mano, che continuava ad apparire nella sua testa.
"Perchè? Perchè non mi lasci in pace...perchè?" disse Changmin rivolgendosi all'immagine di Junsu nella sua testa.
Era inutile.
Poteva fare quello che voleva.
Prendersi a pugni, sbattersi con la testa al muro, buttarsi sotto un'auto; quella figura quella voce, quel corpo tutto di Junsu sarebbe tornato da lui senza lasciargli tregua togliendogli il respiro e facendolo sentire male.
Facendolo sentire soffocato dal suo stesso amore.
Facendolo stare...bene.
Perchè poteva inventare qualunque cosa al mondo ma...la verità è che ogni volta che pensava a Junsu si sentiva sollevato.
La strada era deserta, Changmin si imbucò in una stradina poco luminosa a causa dei grandi e folti alberi che procuravano ombra e che sporgeva pericolosamente sul mare, senza nessuna protezione.
Continuò a camminare.
Dai suoi occhi continuavano a scendere piccole lacrime che intrepide solcavano le sue guance paffute e si infrangevano cadendo al suolo.
Era distrutto.
Si sentiva stanco e...non sapeva dove andare che cosa fare, era scappato da quella casa credendo di fuggire dai suoi incubi peggiori ed ora era li solo e sperduto chissà dove.
E le sue gambe erano distrutte e le sue braccia erano pesanti.
La testa gli girava vorticosamente.
E...sentiva freddo.
Aveva paura.
Era da solo e...da sempre aveva paura di stare da solo.
Ma doveva essere forte.
Non poteva tornare indietro.
Non poteva sottomettersi a tutto quel dolore.
Non più.
Aveva patito per troppo tempo.
Doveva farsi forza e lasciarsi andare in una nuova vita.
Lontano da Junsu.
Lontano da Yocchun.
Lontano da Yunho.
Lontano da Jaejoong.
Lontano dai Dbsk, dalla SM entertainment e da tutto ciò che aveva significato dolore in quella sua sbagliata vita.
Si sedette privo di forze ai piedi di un grande albero.
"Ho bisogno di te...perchè, perchè non sei qui?" sussurrò con gli occhi chiusi mentre un Junsu sorridente si avvicinava a lui tendendogli una mano.
Lo guardava con il suo solito sorriso furbo, con quel sorriso dolce che lo faceva somigliare ad un gattino affusolato.
I suoi occhi erano così dolci, così veri.
"Changmin prendi la mia mano andiamo via insieme" disse Junsu continuando a sorridere.
Provò ad afferrare la mano di Junsu ma...le sue braccia erano morte.
Non si muovevano.
Completamente immobili.
"Junsu io...non riesco a muovermi"
"Non preoccuparti Changmin io...lo so che mi odi. Resta pure qui...andrò via da te"
"No! No Junsu no....non mi lasciare ancora...non te ne andare di nuovo resta qui ti prego" urlava Changmin guardando Junsu allontanarsi e andare via.
"Nooooo!" urlò alzandosi e correndo verso Junsu che lentamente scompariva allontanandosi sempre di più.
"Junsu" pianse Changmin abbassando la testa poggiandola sul pavimento e battendo forte i pugni sopra di questo.
"Changmin?" una voce lo riscosse dai suoi pensieri.
Cosa ci faceva lui li?
Perchè Yunho era davanti a lui?
E dov'era finito Junsu?
Yunho guardava l'amico con aria sconvolta, lo aveva visto agitarsi non appena gli si era avvicinato e...Changmin aveva cominciato ad urlare il nome di Junsu seguite da parole sconnesse e poi si era alzato guardandosi spaesato intorno.
Yunho aveva cercato di calmarlo ma lui si era lanciato a terra piangendo.
Sospirò, era evidente che Changmin era sull'orlo di una crisi di nervi bella e buona e doveva portarlo a casa prima di peggiorare la situazione.
"Yu...Yunho?" chiese titubante Changmin.
"Hey sono io...sono venuto a cercarti torniamo a casa" sussurrò Yunho abbassandosi e abbracciando l'amico.
"Casa?"
"Si...Changmin non preoccuparti risolveremo la situazione ma...dobbiamo tornare. Sono tutti preoccupati per te"
"Tutti? Smettila Yunho! Come se non avessi capito che li in mezzo l'unico intralcio per voi sono io, l'unica pedina da eliminare sono io e i miei problemi da bambino, ditelo ormai ditelo! Tanto voi non avete bisogno di me, nemmeno mi calcolate più...sono solo...solo! Tu e Jaejoong state sempre insieme e...Yocchun e Junsu sono fidanzati, cosa ci faccio io li? Sono solo..." scoppiò Changmin sotto gli occhi increduli di Yunho.
"Sono solo..." sussurrò ancora una volta.
"Adesso basta Changmin! Non voglio più sentire simili idiozie. Non sei solo, ti vogliamo bene perchè pensi questo? Sarei qui per te se non me ne importasse? E gli altri starebbero in ansia se tu non fossi niente per loro? Nonostante tutti questi problemi abbiamo una forte amicizia e si risolverà tutto"
"Non dire cazzate ti prego! Risparmiati questi commenti stupidi per quando devi consolare Jj, con me non attaccano le tue parole false"
"Ma...sono la verità"
"Menti...sei...sei un bugiardo ecco cosa sei!" urlò Changmin alzandosi da terra e proseguendo lungo il sentiero.
Yunho lo seguì.
"Changmin aspetta! Ora torniamo a casa, così potremo chiarire tutti insieme..." disse Yunho prendendolo per un braccio.
"No!"urlò Changmin destandosi dal suo tocco.
Non voleva tornare in quella casa.
In quella prigione.
Non voleva più avere incontri con Junsu e Yocchun come quella mattina.
Non voleva sentire più le loro voci.
E nemmeno ascoltava le parole che Yunho gli urlava dietro.
Era nauseato da tutto quello.
"Changmin se non vieni con le buone ti faccio tornare io con le cattive" lo minacciò Yunho.
"Vi odio tutti sai?"
"Eh?"
"Vi...vi odio tutti."
"Ci odi? E perchè mai?"
"Perchè....sapete quanto io vi voglia bene, però...sapete quanto io mi senta solo e...nessuno di voi si è mai preoccupato per me...mai!" sussurrò Changmin guardando a terra.
E si stava già preparando alle prediche di Yunho sull'amicizia.
Alle stupide ed inutili parole sul volersi bene ecc...
Ma...rimase deluso quando una mano si posò con violenza sulla sua guancia facendolo barcollare.
Yunho gli aveva dato uno schiaffo.
E lo guardava con furia.
"Ne parliamo a casa ora torniamo altrimenti ti prendo a pugni per farti svenire e ti trascino io con la forza" aggiunse minaccioso.
Changmin era sconvolto.
Yunho...non lo aveva mai picchiato sino ad ora.
Non aveva mai alzato un dito su di loro nemmeno una volta ed ora...ora gli dava uno schiaffo.
Perchè nemmeno lui lo capiva?
"Non ci torno da degli ipocriti come voi" disse Changmin indietreggiando.
"No tu torni e la smetti di fare il bambino"
"Quale bambino? Vi odio ho detto che non ci vengo" urlò il più piccolo continuando ad indietreggiare.
"Smettila Changmin!"urlò Yunho cercando di avvicinarsi ma Changmin indietreggiò velocemente.
Ad un trattò però perse l'equilibrio.
Il suo piede non aveva trovato altro terreno al di sotto di lui.
Si era sporto verso la scogliera senza guardare.
Guardò Yunho mentre un senso di vuoto lo avvolgeva.
Sarebbe caduto...nel nulla.
"No!" urlò Yunho.
Noi cadiamo.
E la vita sorride.
Noi ci facciamo male.
E la vita sorride.
Noi soffriamo.
E la vita sorride.
Poi quando cominciamo ad essere felici lei...taglia quei fili che ci tengono appesi a lei lasciandoci precipitare nell'oblio.
Il vento quel giorno era piuttosto forte.
Il cielo plumbeo e non sembrava per niente il 16 Luglio.
E a lui tutto quello stava bene perchè...coincideva perfettamente con il suo stato d'animo.
Era seduto sul letto abbracciando un cuscino e guardando fuori.
Il tempo si era come fermato da quando era in quella stanza.
E...le parole di Jj ronzavano nella sua testa come un mantra che ormai non decideva a finire.
'Ah no? E di chi è la colpa? Di Changmin che si è innamorato pazzamente di Junsu?' aveva detto Jj a Yocchun.
Era vero?
Jaejoong non lo stava prendendo in giro? Per davvero Changmin si era innamorato di lui e lui dal canto suo per tutto quel tempo non aveva fatto altro che farlo soffrire mentendogli così spudoratamente sulla storia tra lui e Yocchun...che verme.
Si era talmente concentrato su sè stesso e sulle sue paranoie da non aver capito i sentimenti che Changmin nascondeva segretamente per lui.
E...quante giornate lo aveva scovato sotto le coperte a piangere come un bambino e tutte le volte che gli chiedeva cosa avesse lui rispondeva 'niente' ed attaccandosi come una ventosa gli piangeva tra le braccia lasciandosi coccolare dalle canzoni che gli cantava per farlo stare calmo.
E quante volte doveva aver sofferto mentre lui e Yocchun si dileguavano per lasciar intendere agli altri cose non vere e...quando tornavano Changmin era sempre triste e...solo.
Sospirò.
Quanto male gli aveva fatto ed ora...ora che doveva fare?
Changmin lo aveva amato per tanti, troppi anni ma...se dopo quegli avvenimenti si fosse stufato del suo comportamento?
E poi c'era Yocchun...che cosa doveva fare con Yocchun?
"Junsu?"
Una voce lo destò dai suoi pensieri.
"Avanti" disse lui senza muoversi dalla sua postazione.
Jaejoong entrò in camera senza fare troppo rumore, quasi potesse disturbare Junsu.
"Jj...che ci fai qui?"
"Sono...venuto per chiederti scusa"
"Scusa?" chiese confuso Junsu.
"Mh...non dovevo parlarti così prima, mi dispiace tanto"
"Non devi scusarti...hai ragione su tutto Jj, sono veramente un bastardo. Ho fatto così male a Changmin che se lui mi dicesse di non volermi più vedere per il resto della sua vita molto probabilmente anche se farebbe male lo capirei" sussurrò Junsu.
Jaejoong avanzò sedendosi sul letto accanto all'amico.
"Mi dispiace tanto...mi dispiace tanto per tutto quello che è successo...noi, dovevamo stare più attenti gli uni con gli altri e invece ci siamo fatti prendere dai noi stessi scatenando questo putiferio. Junsu non è colpa tua nè di Yocchun nè di Changmin nè di altri, è di tutti noi...ognuno di noi ha qualche colpa ma...vedrai che con il tempo riusciremo a risolvere tutto" disse Jj abbracciando Junsu che si lasciò coccolare dall'amico chiudendo gli occhi.
Sperava davvero nelle parole di Jaejoong.
Anche perchè ora come ora erano l'unica cosa che gli restava.
Parole vuote con piccole briciole di speranza ancorate vicino ma...non gli restava che crederci e sperare.
Chiuse gli occhi.
"Jaejoong?"
"Dimmi..."
"Credi....che Changmin tornerà a casa con Yunho?"
"Certo che tornerà! Yunho è bravo a convincere le persone - sorrise Jaejoong scompigliando i capelli a Junsu che sorrise per la prima volta quel giorno - perchè me lo chiedi?"
"Non lo so è che...conoscendo Changmin farà sicuramente un sacco di storie" disse Junsu con una punta di nostalgia nella voce.
"Dai non preoccuparti...andrà tutto bene"
"Jaejoong sei li?" chiamò Yocchun da fuori la porta.
Non voleva entrare.
Non sapeva in che condizioni avrebbe trovato Junsu e sinceramente non ne poteva più di colpi al cuore.
Prima o poi sarebbe partito a causa di tutti quei colpi.
"Si Yocchun entra" rispose Jaejoong stringendo Junsu.
"No...non ce n'è bisogno, comunque volevo dirti che vado a vedere se Yunho ha trovato Changmin"
"Ti ho detto di entrare...se non lo fai subito vengo li fuori e ti pesto per bene!" ripetè minaccioso Jaejoong.
Nessuna risposta.
Che Yocchun se ne fosse andato?
No...era li.
Non aveva sentito i suoi passi allontanarsi.
La porta si aprì e Yocchun titubante entrò.
"Perchè non chiarite voi due?" disse Jj prendendo la parola siccome nessuno dei due aveva intenzione di parlare.
"Non...non mi pare il momento adatto" sussurrò Yocchun senza alzare lo sguardo.
Junsu tremò sentendo la voce afflitta del compagno.
Eppure il suo cuore vibrava sentendo quella voce calda.
Ogni volta che si abbracciavano si sentiva in paradiso.
Ogni volta che Lo sfiorava sentiva dei brividi.
Perchè?
Aveva sempre creduto che...fosse per il bene che provava per lui.
Per riconoscenza per tutto quello che Yocchun era disposto a fare.
Ma ora...non era così.
Forse anche lui era innamorato di Yocchun.
Forse anche lui provava quei sentimenti che però non erano mai usciti a galla coperti dalla passione per Changmin.
Già...Changmin.
E se pure avesse amato Yocchun...Changmin che fine avrebbe fatto?
Non era possibile perchè non riusciva ad immaginare la sua vita senza Changmin.
Già.
Senza.
Changmin.
Una fitta si propagò nel suo stomaco.
Un senso di vuoto lo attraversò.
Portò una mano sullo stomaco sgranando gli occhi.
Che brutta sensazione.
Jj si accorse del cambiamento del compagno.
"Junsu che hai?" chiese premuroso.
"N...niente" ansimò Junsu senza cambiare espressione.
Yocchun si avvicinò preoccupato.
"Ti senti male chiamiamo un'ambulanza?" chiese vedendolo pallido.
"No...sto...ben" disse abbassando lo sguardo.
Jj guardò preoccupato Yocchun che si precipitò in cucina per prendere un bicchiere d'acqua.
"Jj?" sussurrò Junsu.
"Hey..."
"Voglio...rivedere Changmin"
"Cosa?"
"Voglio rivedere Changmin." disse di nuovo alzando lo sguardo e mostrando gli occhi inondati dalle lacrime.
Non sapeva perchè stava piangendo.
Non riusciva a comprendere il suo corpo.
Sapeva solo che...aveva una voglia immensa di rivedere il sorriso di Changmin ancora una volta.
Quando non riflettiamo sui nostri gesti, questi per un pò potranno sembrarci giusti...
...ma alla fine si riveleranno degli errori.
8 capitolo
°When Love and Death embrace°
"Guardo la mia vita scorrere così velocemente...
Mi sento così impotente di fronte alla sua forza, noi non siamo altro che dei giochini con cui questa inventa strane e divertenti storie.
E...non possiamo fare nulla per prendere il controllo di questa e giocare a nostro piacimento perchè...siamo come burattini ai quali questa ha tolto i fili, e non riusciamo ad alzarci da soli, non riusciamo a camminare nè a muoverci.
Continuo ad andare avanti giorno dopo giorno, ormai mi sono abbandonato all'idea di dover ascoltare ciò che la vita mi dice di fare, ormai non riesco più nemmeno a pensare, nemmeno a decidere per me...tutto mi porta sempre a stare male.
E non so più per quale motivo io stia vivendo...
Una volta c'era la mia famiglia.
Ora sono lontani.
Una volta c'erano i miei amici...
Ora non ci sono più.
Una volta c'erano i miei sogni...
Ora si sono frantumati.
Una volta c'era la band...
Ora si è sciolta...
Una volta c'era lui...
Ora sta con Yocchun.
E per quanto mi sforzi sempre di più nel cercare un valido motivo per continuare ad andare avanti facendomi forza e coraggio purtroppo...non lo trovo più.
Non ho più ispirazione, non ho più certezze non ho sogni nè convinzioni.
Sono completamente solo abbandonato su una spiaggia deserta senza via di scampo...un naufrago che ormai vede i suoi giorni contati.
E...sono felice.
Felice perchè almeno se smetto di vivere la vita smetterà di giocare con me...perchè almeno non dovrò più sentire quel dolore assurdo al cuore e perchè...non mi sentirò più così solo.
Pensare al passato è sempre bello per me.
Pensare al provino fatto per la SM, alla telefonata quel giorno in cui tutto nella mia vita sembrava andare storto, pensare a quando ho incontrato ai ragazzi che da subito cominciarono a trattarmi come un cucciolo perchè ero il più piccolo del gruppo.
Pensare alle serate in discoteca con Yunho, alle coccole di Jaejoong, agli esperimenti di mezzanotte con Yocchun alle carezze di Junsu sul mio corpo...
Pensare a loro mi fa stare bene...mi fa sentire vivo.
Sono sempre stati una cura contro la mia tristezza, una cura di quelle che non ti aiutano a far passare qualcosa peggiorandoti da un'altra parte, ma una cura speciale.
Mi rendevano felice con un solo sorriso, con una sola battuta...con una sola canzone.
Mi è sempre piaciuto vivere questa vita, anche se questa è stata ingiusta con me l'ho sempre amata e ho sempre ringraziato i miei genitori per avermela donata.
Ma...molto probabilmente non devo essere stato così simpatico alla vita.
Altrimenti...ora non sarei qui.
Tante volte penso a quello che ho fatto in vita mia, alle scelte che ho preso alle mie avventure e...penso che rifarei tutto da capo.
Perchè nonostante tutto io...sono stato felice.
Nonostante tutto mi sono sentito completo.
E se ce ne fosse la possibilità continuerei ad innamorarmi di lui altre mille volte, e lo farei anche sapendo di stare così male perchè...il mio cuore straziato non è niente in confronto al piacere di un suo sguardo o al calore che un suo sorriso mi da.
Si Junsu ti amerei altri milioni e milioni di volte...ti amerei ancora e ancora e ancora sino all'infinito.
E per me potrei anche vivere un solo unico istante in questa vita...se fosse con te.
Ti amo.
Ma questo penso che ormai lo sai anche tu."
Freddo.
In piena estate e per di più al mare, lui sentiva freddo.
Camminava da mezz'ora ormai seguendo la scogliera che si affacciava sul mare aperto e stranamente agitato.
Un vento leggero scompigliava i suoi capelli e gli faceva sentire freddo.
Ma non gli importava.
Ormai tutto aveva perso significato.
Non gli importava più di nulla, era tutto finito.
Le sue speranze i suoi sogni...frantumati come le torri di un grande castello assaltate dai nemici, tutto si sbriciolava e perdeva senso e non importava era inutile perchè...perchè ora il suo cuore non sentiva più niente se non il dolore lancinante che gli provocava la figura di Junsu e Yocchun mano nella mano, che continuava ad apparire nella sua testa.
"Perchè? Perchè non mi lasci in pace...perchè?" disse Changmin rivolgendosi all'immagine di Junsu nella sua testa.
Era inutile.
Poteva fare quello che voleva.
Prendersi a pugni, sbattersi con la testa al muro, buttarsi sotto un'auto; quella figura quella voce, quel corpo tutto di Junsu sarebbe tornato da lui senza lasciargli tregua togliendogli il respiro e facendolo sentire male.
Facendolo sentire soffocato dal suo stesso amore.
Facendolo stare...bene.
Perchè poteva inventare qualunque cosa al mondo ma...la verità è che ogni volta che pensava a Junsu si sentiva sollevato.
La strada era deserta, Changmin si imbucò in una stradina poco luminosa a causa dei grandi e folti alberi che procuravano ombra e che sporgeva pericolosamente sul mare, senza nessuna protezione.
Continuò a camminare.
Dai suoi occhi continuavano a scendere piccole lacrime che intrepide solcavano le sue guance paffute e si infrangevano cadendo al suolo.
Era distrutto.
Si sentiva stanco e...non sapeva dove andare che cosa fare, era scappato da quella casa credendo di fuggire dai suoi incubi peggiori ed ora era li solo e sperduto chissà dove.
E le sue gambe erano distrutte e le sue braccia erano pesanti.
La testa gli girava vorticosamente.
E...sentiva freddo.
Aveva paura.
Era da solo e...da sempre aveva paura di stare da solo.
Ma doveva essere forte.
Non poteva tornare indietro.
Non poteva sottomettersi a tutto quel dolore.
Non più.
Aveva patito per troppo tempo.
Doveva farsi forza e lasciarsi andare in una nuova vita.
Lontano da Junsu.
Lontano da Yocchun.
Lontano da Yunho.
Lontano da Jaejoong.
Lontano dai Dbsk, dalla SM entertainment e da tutto ciò che aveva significato dolore in quella sua sbagliata vita.
Si sedette privo di forze ai piedi di un grande albero.
"Ho bisogno di te...perchè, perchè non sei qui?" sussurrò con gli occhi chiusi mentre un Junsu sorridente si avvicinava a lui tendendogli una mano.
Lo guardava con il suo solito sorriso furbo, con quel sorriso dolce che lo faceva somigliare ad un gattino affusolato.
I suoi occhi erano così dolci, così veri.
"Changmin prendi la mia mano andiamo via insieme" disse Junsu continuando a sorridere.
Provò ad afferrare la mano di Junsu ma...le sue braccia erano morte.
Non si muovevano.
Completamente immobili.
"Junsu io...non riesco a muovermi"
"Non preoccuparti Changmin io...lo so che mi odi. Resta pure qui...andrò via da te"
"No! No Junsu no....non mi lasciare ancora...non te ne andare di nuovo resta qui ti prego" urlava Changmin guardando Junsu allontanarsi e andare via.
"Nooooo!" urlò alzandosi e correndo verso Junsu che lentamente scompariva allontanandosi sempre di più.
"Junsu" pianse Changmin abbassando la testa poggiandola sul pavimento e battendo forte i pugni sopra di questo.
"Changmin?" una voce lo riscosse dai suoi pensieri.
Cosa ci faceva lui li?
Perchè Yunho era davanti a lui?
E dov'era finito Junsu?
Yunho guardava l'amico con aria sconvolta, lo aveva visto agitarsi non appena gli si era avvicinato e...Changmin aveva cominciato ad urlare il nome di Junsu seguite da parole sconnesse e poi si era alzato guardandosi spaesato intorno.
Yunho aveva cercato di calmarlo ma lui si era lanciato a terra piangendo.
Sospirò, era evidente che Changmin era sull'orlo di una crisi di nervi bella e buona e doveva portarlo a casa prima di peggiorare la situazione.
"Yu...Yunho?" chiese titubante Changmin.
"Hey sono io...sono venuto a cercarti torniamo a casa" sussurrò Yunho abbassandosi e abbracciando l'amico.
"Casa?"
"Si...Changmin non preoccuparti risolveremo la situazione ma...dobbiamo tornare. Sono tutti preoccupati per te"
"Tutti? Smettila Yunho! Come se non avessi capito che li in mezzo l'unico intralcio per voi sono io, l'unica pedina da eliminare sono io e i miei problemi da bambino, ditelo ormai ditelo! Tanto voi non avete bisogno di me, nemmeno mi calcolate più...sono solo...solo! Tu e Jaejoong state sempre insieme e...Yocchun e Junsu sono fidanzati, cosa ci faccio io li? Sono solo..." scoppiò Changmin sotto gli occhi increduli di Yunho.
"Sono solo..." sussurrò ancora una volta.
"Adesso basta Changmin! Non voglio più sentire simili idiozie. Non sei solo, ti vogliamo bene perchè pensi questo? Sarei qui per te se non me ne importasse? E gli altri starebbero in ansia se tu non fossi niente per loro? Nonostante tutti questi problemi abbiamo una forte amicizia e si risolverà tutto"
"Non dire cazzate ti prego! Risparmiati questi commenti stupidi per quando devi consolare Jj, con me non attaccano le tue parole false"
"Ma...sono la verità"
"Menti...sei...sei un bugiardo ecco cosa sei!" urlò Changmin alzandosi da terra e proseguendo lungo il sentiero.
Yunho lo seguì.
"Changmin aspetta! Ora torniamo a casa, così potremo chiarire tutti insieme..." disse Yunho prendendolo per un braccio.
"No!"urlò Changmin destandosi dal suo tocco.
Non voleva tornare in quella casa.
In quella prigione.
Non voleva più avere incontri con Junsu e Yocchun come quella mattina.
Non voleva sentire più le loro voci.
E nemmeno ascoltava le parole che Yunho gli urlava dietro.
Era nauseato da tutto quello.
"Changmin se non vieni con le buone ti faccio tornare io con le cattive" lo minacciò Yunho.
"Vi odio tutti sai?"
"Eh?"
"Vi...vi odio tutti."
"Ci odi? E perchè mai?"
"Perchè....sapete quanto io vi voglia bene, però...sapete quanto io mi senta solo e...nessuno di voi si è mai preoccupato per me...mai!" sussurrò Changmin guardando a terra.
E si stava già preparando alle prediche di Yunho sull'amicizia.
Alle stupide ed inutili parole sul volersi bene ecc...
Ma...rimase deluso quando una mano si posò con violenza sulla sua guancia facendolo barcollare.
Yunho gli aveva dato uno schiaffo.
E lo guardava con furia.
"Ne parliamo a casa ora torniamo altrimenti ti prendo a pugni per farti svenire e ti trascino io con la forza" aggiunse minaccioso.
Changmin era sconvolto.
Yunho...non lo aveva mai picchiato sino ad ora.
Non aveva mai alzato un dito su di loro nemmeno una volta ed ora...ora gli dava uno schiaffo.
Perchè nemmeno lui lo capiva?
"Non ci torno da degli ipocriti come voi" disse Changmin indietreggiando.
"No tu torni e la smetti di fare il bambino"
"Quale bambino? Vi odio ho detto che non ci vengo" urlò il più piccolo continuando ad indietreggiare.
"Smettila Changmin!"urlò Yunho cercando di avvicinarsi ma Changmin indietreggiò velocemente.
Ad un trattò però perse l'equilibrio.
Il suo piede non aveva trovato altro terreno al di sotto di lui.
Si era sporto verso la scogliera senza guardare.
Guardò Yunho mentre un senso di vuoto lo avvolgeva.
Sarebbe caduto...nel nulla.
"No!" urlò Yunho.
Noi cadiamo.
E la vita sorride.
Noi ci facciamo male.
E la vita sorride.
Noi soffriamo.
E la vita sorride.
Poi quando cominciamo ad essere felici lei...taglia quei fili che ci tengono appesi a lei lasciandoci precipitare nell'oblio.
Il vento quel giorno era piuttosto forte.
Il cielo plumbeo e non sembrava per niente il 16 Luglio.
E a lui tutto quello stava bene perchè...coincideva perfettamente con il suo stato d'animo.
Era seduto sul letto abbracciando un cuscino e guardando fuori.
Il tempo si era come fermato da quando era in quella stanza.
E...le parole di Jj ronzavano nella sua testa come un mantra che ormai non decideva a finire.
'Ah no? E di chi è la colpa? Di Changmin che si è innamorato pazzamente di Junsu?' aveva detto Jj a Yocchun.
Era vero?
Jaejoong non lo stava prendendo in giro? Per davvero Changmin si era innamorato di lui e lui dal canto suo per tutto quel tempo non aveva fatto altro che farlo soffrire mentendogli così spudoratamente sulla storia tra lui e Yocchun...che verme.
Si era talmente concentrato su sè stesso e sulle sue paranoie da non aver capito i sentimenti che Changmin nascondeva segretamente per lui.
E...quante giornate lo aveva scovato sotto le coperte a piangere come un bambino e tutte le volte che gli chiedeva cosa avesse lui rispondeva 'niente' ed attaccandosi come una ventosa gli piangeva tra le braccia lasciandosi coccolare dalle canzoni che gli cantava per farlo stare calmo.
E quante volte doveva aver sofferto mentre lui e Yocchun si dileguavano per lasciar intendere agli altri cose non vere e...quando tornavano Changmin era sempre triste e...solo.
Sospirò.
Quanto male gli aveva fatto ed ora...ora che doveva fare?
Changmin lo aveva amato per tanti, troppi anni ma...se dopo quegli avvenimenti si fosse stufato del suo comportamento?
E poi c'era Yocchun...che cosa doveva fare con Yocchun?
"Junsu?"
Una voce lo destò dai suoi pensieri.
"Avanti" disse lui senza muoversi dalla sua postazione.
Jaejoong entrò in camera senza fare troppo rumore, quasi potesse disturbare Junsu.
"Jj...che ci fai qui?"
"Sono...venuto per chiederti scusa"
"Scusa?" chiese confuso Junsu.
"Mh...non dovevo parlarti così prima, mi dispiace tanto"
"Non devi scusarti...hai ragione su tutto Jj, sono veramente un bastardo. Ho fatto così male a Changmin che se lui mi dicesse di non volermi più vedere per il resto della sua vita molto probabilmente anche se farebbe male lo capirei" sussurrò Junsu.
Jaejoong avanzò sedendosi sul letto accanto all'amico.
"Mi dispiace tanto...mi dispiace tanto per tutto quello che è successo...noi, dovevamo stare più attenti gli uni con gli altri e invece ci siamo fatti prendere dai noi stessi scatenando questo putiferio. Junsu non è colpa tua nè di Yocchun nè di Changmin nè di altri, è di tutti noi...ognuno di noi ha qualche colpa ma...vedrai che con il tempo riusciremo a risolvere tutto" disse Jj abbracciando Junsu che si lasciò coccolare dall'amico chiudendo gli occhi.
Sperava davvero nelle parole di Jaejoong.
Anche perchè ora come ora erano l'unica cosa che gli restava.
Parole vuote con piccole briciole di speranza ancorate vicino ma...non gli restava che crederci e sperare.
Chiuse gli occhi.
"Jaejoong?"
"Dimmi..."
"Credi....che Changmin tornerà a casa con Yunho?"
"Certo che tornerà! Yunho è bravo a convincere le persone - sorrise Jaejoong scompigliando i capelli a Junsu che sorrise per la prima volta quel giorno - perchè me lo chiedi?"
"Non lo so è che...conoscendo Changmin farà sicuramente un sacco di storie" disse Junsu con una punta di nostalgia nella voce.
"Dai non preoccuparti...andrà tutto bene"
"Jaejoong sei li?" chiamò Yocchun da fuori la porta.
Non voleva entrare.
Non sapeva in che condizioni avrebbe trovato Junsu e sinceramente non ne poteva più di colpi al cuore.
Prima o poi sarebbe partito a causa di tutti quei colpi.
"Si Yocchun entra" rispose Jaejoong stringendo Junsu.
"No...non ce n'è bisogno, comunque volevo dirti che vado a vedere se Yunho ha trovato Changmin"
"Ti ho detto di entrare...se non lo fai subito vengo li fuori e ti pesto per bene!" ripetè minaccioso Jaejoong.
Nessuna risposta.
Che Yocchun se ne fosse andato?
No...era li.
Non aveva sentito i suoi passi allontanarsi.
La porta si aprì e Yocchun titubante entrò.
"Perchè non chiarite voi due?" disse Jj prendendo la parola siccome nessuno dei due aveva intenzione di parlare.
"Non...non mi pare il momento adatto" sussurrò Yocchun senza alzare lo sguardo.
Junsu tremò sentendo la voce afflitta del compagno.
Eppure il suo cuore vibrava sentendo quella voce calda.
Ogni volta che si abbracciavano si sentiva in paradiso.
Ogni volta che Lo sfiorava sentiva dei brividi.
Perchè?
Aveva sempre creduto che...fosse per il bene che provava per lui.
Per riconoscenza per tutto quello che Yocchun era disposto a fare.
Ma ora...non era così.
Forse anche lui era innamorato di Yocchun.
Forse anche lui provava quei sentimenti che però non erano mai usciti a galla coperti dalla passione per Changmin.
Già...Changmin.
E se pure avesse amato Yocchun...Changmin che fine avrebbe fatto?
Non era possibile perchè non riusciva ad immaginare la sua vita senza Changmin.
Già.
Senza.
Changmin.
Una fitta si propagò nel suo stomaco.
Un senso di vuoto lo attraversò.
Portò una mano sullo stomaco sgranando gli occhi.
Che brutta sensazione.
Jj si accorse del cambiamento del compagno.
"Junsu che hai?" chiese premuroso.
"N...niente" ansimò Junsu senza cambiare espressione.
Yocchun si avvicinò preoccupato.
"Ti senti male chiamiamo un'ambulanza?" chiese vedendolo pallido.
"No...sto...ben" disse abbassando lo sguardo.
Jj guardò preoccupato Yocchun che si precipitò in cucina per prendere un bicchiere d'acqua.
"Jj?" sussurrò Junsu.
"Hey..."
"Voglio...rivedere Changmin"
"Cosa?"
"Voglio rivedere Changmin." disse di nuovo alzando lo sguardo e mostrando gli occhi inondati dalle lacrime.
Non sapeva perchè stava piangendo.
Non riusciva a comprendere il suo corpo.
Sapeva solo che...aveva una voglia immensa di rivedere il sorriso di Changmin ancora una volta.
Perchè la vita è proprio come un burattinaio.
E ci fa legare a qualcuno così intensamente che quando stiamo male lui riesce a percepirlo.
Però...non sempre questi messaggi vengono recepiti in maniera giusta.
A volte...sbagliano anch'essi.
E ci fa legare a qualcuno così intensamente che quando stiamo male lui riesce a percepirlo.
Però...non sempre questi messaggi vengono recepiti in maniera giusta.
A volte...sbagliano anch'essi.
9 capitolo
°Fly Away°
"Guardando il cielo una volta avevo tante speranze e tanti sogni...mi perdevo in quel manto azzurro immaginando me stesso di ora su un palco a cantare circondato da fan che urlavano il mio nome piene di ammirazione e di amore...
Oggi guardo il cielo e...non credo sia cambiato molto, certo il mio sogno l'ho raggiunto, ma questo non vuol dire che sia arrivato al limite, sogno ancora tante cose, sogno ancora di diventare il miglior chef cantante/ballerino del mondo, sogno ancora di raggiungere la vetta con i miei compagni e con la nostra band, sogno ancora di uscire fuori dall'asia e conquistare il mercato della musica mondiale, sogno ancora l'amore.
E non mi arrendo.
Non voglio arrendermi, perchè arrendersi sarebbe come morire.
Vivere senza sogni non è un modo degno di vivere.
Continuare a camminare senza avere una strada davanti, sarebbe come sentirsi un fantasma su questa terra completamente estranea.
Ed io non voglio sentirmi un fantasma, mai.
Ci sono tante cose che vorrei dire ai miei amici.
A Yocchun vorrei dire che...capisco i suoi sentimenti, e capisco la sua sofferenza, vorrei poterlo abbracciare talmente forte da entrargli dentro e fargli tanto coraggio facendogli capire il mio affetto.
So che lui è una persona buona, lui non farebbe del male a nessuno, non ce la farebbe neppure se volesse.
In molti lo vedono come un duro, ma la verità è che lui è un ragazzo dal cuore d'oro; un ragazzo fantastico che mette sempre la felicità dei suoi cari in primo piano e poi dopo la sua...vorrei davvero che riuscisse a trovare la felicità con qualcuno che lo ami per davvero e che non abbia dubbi nel suo cuore...qualcuno pronto a lanciarsi nelle fiamme per lui.
A Junsu anche vorrei poter dire tantissime cose, cose che magari non riesco a dire a parole ma che comunque lascio capire attraverso i miei gesti.
Lui è il ragazzo con più grinta nel gruppo, attraverso il suo sorriso, attraverso la sua voce ci dà la forza per continuare ad andare avanti quando siamo stanchi e sfibrati e completamente distrutti.
Riuscirebbe a smuovere una montagna se volesse.
Però...nonostante sia un ragazzo così buono e dolce, è una persona indecisa, confusa, non sa ciò che vuole. E il più delle volte questo fa soffrire sia lui che gli altri.
Io...se potessi cancellerei la sofferenza dal suo cuore.
Se avessi una gomma cancella-dolori molto probabilmente la userei su di lui perchè...anche se fa soffrire gli altri io vedo che ogni giorno che passa il suo cuore...è sempre più sull'orlo dell'oblio.
A Changmin invece, direi tutto e nulla.
Tutto perchè gli vorrei spiegare il bene che gli voglio, l'affetto che ci lega.
Molti hanno sempre fantasticato sul rapporto mio e di Changmin, ma nessuno ha mai afferrato il concetto; noi non stiamo insieme e...non ci siamo mai baciati, non siamo mai andati oltre un semplice abbraccio.
Però...il nostro rapporto è qualcosa che va oltre...qualcosa di inspiegabile, lui ha bisogno di me ed io di lui, siamo un pò come le due faccie della stessa moneta, l'una senza l'altra non esisterebbe.
E tante volte litighiamo perchè...gli faccio da mamma e lo sgrido, e lo accudisco proprio come se fosse un bambino, so che a lui queste attenzioni da una parte piacciono perchè...ancora ha bisogno di affetto, ma dall'altra danno fastidio perchè sta tentando di uscire dall'età in cui si ha bisogno della mamma...ma...per me è inutile, lo vedrò sempre come il mio piccolo Changmin che ha bisogno di me...e non credo che lo lascerò mai crescere.
E vorrei dirgli nulla perchè...nonostante tutto lui sa già cosa ho nel mio cuore e cosa sento per lui, lui sa già quel tutto che vorrei dirgli quindi...anche un solo sguardo parla per noi, anche un solo sorriso racconta il nostro bene molto più delle parole.
A Yunho...beh a Yunho non avrei nulla da dire.
Pure se volessi farmi uscire delle parole credo che con un "ti amo" direi tutto ciò che c'è da dire su quello che provo per lui.
Yunho è la mia metà, è qualcosa che mi completa facendomi sentire in paradiso anche solo con la sua presenza, è qualcosa che illumina le mie giornate dandomi la forza giorno per giorno di continuare a vivere.
Con Yunho mi sento a casa, mi sento protetto, dove c'è lui sento che c'è la mia vita e...molte volte ho provato ad immaginare la mia vita senza di lui ma...è impossibile, non ci riuscirei neppure se volessi.
Tutto quello che ho è solo merito di Yunho.
Molte volte ho tentato di scappare dalla realtà, dalla vita che mi stavo costruendo, troppe volte mi sono finto un codardo dandomela a gambe, ed ogni volta...Yunho veniva a recuperarmi con calma e dolcezza e...amore.
Con le sue parole mi lasciavo convincere e tornavo più forte di prima, più sicuro di prima.
Perchè dietro di me...c'era lui a sorreggermi.
I miei amici sono la cosa più cara che ho, e credo che se ne perdessi anche solo uno di loro molto probabilmente non riuscirei ad andare avanti...
Se ne perdessi anche solo uno"
Il tempo scuro non prometteva nulla di buono.
Il cielo che fino a poco tempo prima era colorato da un azzurro pallido, era diventato grigio scuro e...sembrava che un temporale si sarebbe presto abbattuto su di loro.
Yocchun guardava distratto le palme fuori dalla casa agitarsi in direzione del vento.
Era preoccupato.
Aveva una strana sensazione e...pensava a Junsu.
"Hey...come stai?" chiese Jaejoong avvicinandosi all'amico.
"Male Jj, sto proprio male" sospirò l'altro continuando a guardare fuori.
"Junsu si è addormentato...non capisco cosa gli sia preso tutto d'un tratto"
Yocchun non rispose.
Non sapeva cosa dire, non capiva l'atteggiamento di Junsu.
"Yocchun...lo ami così tanto?" sussurrò Jaejoong abbracciando il ragazzo da dietro.
"Se lo amo?" rispose Yocchun perdendosi in quel grigiore che incuteva quasi timore.
Se lo amava?
Certo che lo amava.
Che domanda era?
Avrebbe dato la vita per Junsu, avrebbe fatto di tutto se quel tutto avesse significato portare un sorriso sul suo bellissimo viso.
Si sarebbe ucciso se Junsu glielo avesse chiesto.
No lui non amava Junsu.
Lui viveva per Junsu, la sua anima, il suo corpo, il suo cuore...tutto, era proprietà di Junsu.
Ma sapeva che l'amico non se ne faceva nulla della sua anima del suo corpo o del suo cuore, sapeva che Junsu non voleva lui.
"Certo che lo amo...Junsu è tutta la mia vita."
Jaejoong poggiò la testa sulle spalle dell'amico chiudendo gli occhi.
Gli dispiaceva.
Dio come gli dispiaceva sentire quelle parole così cariche di tristezza.
Yocchun era sempre stata una persona solare, il 'clown' in un certo senso del gruppo, e nonostante piangesse spesso cercava comunque di non abbattersi ma...di portare sempre allegria li dove non ce n'era ombra.
Eppure ora lo stesso Yocchun che portava allegria era li davanti ai suoi occhi, ma...il sorriso era scomparso dalle sue splendide labbra, e una voce triste e piena di risentimento aveva preso il posto della voce gaia e sprizzante di energia che era solito assumere Yocchun.
"E...se...se Junsu scegliesse..beh si se...?"
"Se non scegliesse me? Jj lui ha già fatto la sua scelta e...quella scelta non sono io. - lo interruppe Yocchun continuando a perdersi guardando il cielo - vuoi sapere se lascerei il gruppo? Jj siete la cosa più bella che mi sia mai capitata. Siete un fascio di luce per le mie gornate senza senso. Se lasciassi il gruppo in questo momento senza Junsu e senza di voi io morireri...io sapevo sin dall'inizio che Junsu non mi amava, non mi sono mai fatto film, ho cominciato a vivere nell'illusione ma...infondo infondo sapevo che tutto quello prima o poi sarebbe finito. Quindi...come ho vissuto sin'ora continuerò a fare. No Jj non lascerò il gruppo"
Jaejoong strinse forte Yocchun.
Quasi volesse infondergli un pò di coraggio.
Quasi per fargli capire che lui era li e ci sarebbe rimasto.
Quasi per dirgli che non era solo.
Ma...al momento Yocchun, nonostante cercasse di sentirsi meglio sapendo che c'erano i suoi amici con lui...si sentiva solo.
Sperduto.
Stava male e non c'era niente e nessuno capace di fargli passare quel forte dolore che gli stava lacerando l'anima.
"Non capisco perchè Yunho e Changmin non si dedidono a tornare" sussurrò Jaejoong continuando a tenere la testa poggiata sulle spalle di Yocchun.
"Forse Changmin non vuole tornare"
"Mh...conosco Yunho, sarebbe capace di convincere chiunque" replicò Jaejoong.
"Forse Changmin ha davvero deciso di abbandonarci tutti..."
"No. Conosco Changmin, so che noi in questo momento siamo lo sua famiglia e so che...il gruppo è tutto ciò che ha di più caro al mondo...non ci abbandonerà"
"Ne sei così sicuro? E se non volesse più vedere me e Junsu?"
Jaejoong si staccò facendo girare Yocchun.
"Vuoi bene a Changmin?" chiese assumendo un'espressione estremamente seria.
Yocchun era confuso.
Quel giorno Jj era impazzito.
Faceva troppe domande profonde, domande alle quali lui non era preparato.
Se voleva bene Changmin?
Lo stesso Changmin che gli stava rubando Junsu?
Lo stesso Changmin che divideva la casa con lui da ormai cinque anni?
Lo stesso Changmin che si svegliava a mezzanotte e lo disturbava per fare nuovi esperimenti gastronomici combinando casini che poi Jj era costretto a riparare?
Lo stesso Changmin che un giorno gli andò vicino...ringraziandolo di esistere?
** Inizio Flashback
Ennesima città.
Ennesimo concerto.
Ennesimo albergo con stanze separate.
Ennesima festa per celebrare la riuscita del concerto.
Erano in Giappone e...ormai da un anno facevano quella vita fatta solo di concerti, balli, canzoni, comparse, fan e tanto altro...
Da un anno erano insieme ed avevano cominciato a legare gli uni con gli altri.
Sapevano che quello era un sogno che stava diventando realtà e...ed erano felici, nonostante il tempo non bastava mai, nonostante non vedessero quasi più le loro famiglie, nonostante dovessero fare ciò che gli veniva detto come se fossero schiavi, loro erano felici.
Felici perchè in fin dei conti sarebbe stato da ipocriti lamentarsi di una vita come quella, sarebbe stupido dire di non essere felice quando hai praticamente...tutto.
E loro stavano bene.
Erano all'ennesima festa di buona riuscita del concerto, tutti erano ormai ubriachi del tutto, tutti tranne Changmin e Yocchun.
Il primo era ancora 'troppo piccolo' per gli altri e quindi avevano deciso di non dargli alcolici, inutile scelta poichè Changmin aveva comunque rubato alcool di qua e di là bevendone una buona quantità ma senza ubriacarsi, a differenza di altri aveva un cervello lui.
Yocchun perchè quella sera non era in vena di festeggiamenti, troppo triste per sorridere.
"Che hai?" chiese Changmin avvicinandosi all'amico seduto da solo su uno dei divanetti della hall.
"Niente" sorrise Yocchun tentando di riprendere la sua solita aria allegra.
"Non mentirmi...lo so che sei triste, lo vedo."
Yocchun sospirò.
Altro che bambino, quello era un demone.
"Non ho nulla davvero...sono solo un pò stanco, il concerto mi ha sfibrato" si giustificò Yocchun.
"Mh...già ed io sono Babbo Natale" rispose serio Changmin.
Yocchun scoppiò a ridere.
L'idea di Changmin ingrassato e vestito di rosso trainato da renne con il naso illuminato lo faceva morire.
"Ridi un altro pò mi raccomando." rispose Changmin fingendosi offeso ma ridendo anch'egli.
"No...no è che sono davvero stanco" disse Yocchun calmandosi.
La hall era deserta, c'erano solo loro due.
I festeggiamenti nel bar affianco continuavano ed entrambi non sapevano cosa fare.
"Non ti sei ubriacato? Di solito sei il primo a partire" sorrise Changmin
"No...non avevo voglia di bere...ma hey! Non dovresti dire certe cose ad una persona più grande, e poi non sono il primo a partire, il primo è Jj" rispose offeso Yocchun.
Changmin rise.
"Scherzavo permalosone. - rispose dandogli un pugno sul braccio - sei giù di corda a causa di qualche problema amoroso?"
Yocchun sussultò.
Problema amoroso?
Già...era proprio quello.
"Mh..." affermò.
Changmin chiuse gli occhi gettando il capo all'indietro.
"Ti capisco, lascia passare un pò di tempo sicuramente tutto si aggiusterà. Tanto, male che vada due sono le cose, o si accorgerà di te dandoti una risposta che sicuramente sarà affermativa visto il soggetto o...si fidanzerà con qualcun altro"
Yocchun non rispose.
Già, Changmin aveva ragione sicuramente sarebbe successa una delle due cose, il problema era che lui prima o poi se ne sarebbe accorto, ma la sua risposta non sarebbe stata affermativa, ma negativa perchè quella persona avrebbe scelto Changmin.
E non sapeva se odiarlo.
O volergli bene.
Era così dolce, un piccolo e dolce gattino come lo chiamava Jj, ignaro del fatto che stesse soffrendo per colpa sua, ignaro del fatto che Junsu lo amasse.
Così puro.
"Yocchun?"
"Mh?"
"Grazie di esistere..."
Un colpo al cuore.
Le parole di Changmin erano peggio di una fucilata in pieno petto.
"P...perchè?"
Changmin aprì un occhio.
"Come perchè? Ormai siete la mia famiglia...e...ti voglio bene. Senza di voi questo non sarebbe possibile, il mio sogno non sarebbe reale quindi...grazie di esistere." disse mentre la guance si coloravano di un leggero rossore e lui richiudeva il suo occhio.
E no.
Non poteva odiarlo.
Non ci sarebbe mai riuscito perchè...voleva troppo bene a quel piccolo e dolce gattino.
"Grazie a te...Changmin"
** Fine Flashback
"Come potrei non voler bene a Changmin? E' uno dei miei migliori amici, è come un piccolo fratellino...come potrei odiarlo?" rispose Yocchun tristemente.
"Allora Yocchun metti da parte l'orgoglio e appena tornano parla con Changmin...credimi lui sta soffrendo per Junsu ma soffre anche per te...ha paura di averti perso per sempre" sussurrò Jj affranto.
Quanti problemi, quante delusioni.
Non avrebbero mai pensato che prima o poi sarebbe tutto sfociato in un grande errore dal quale non sarebbero stati capaci di uscire.
"Si è vero...abbiamo bisogno di parlare. Comunque...vado a vedere come sta Junsu." disse dileguandosi e lasciando un Jj preoccupato che affranto scuoteva la testa.
Dei tuoni si sentivano in lontananza.
Forse da qualche parte era già cominciata una violenta tempesta.
Il cielo plumbeo non prometteva niente di buono e...non lo aiutava a placare quella sensazione di vuoto che sentiva dentro.
'Changmin' pensò triste mentre si portava una mano all'altezza del cuore.
Ad un tratto aveva sentito come un vuoto dentro di se, e le vertigini lo avevano costretto a stendersi.
Stava male e non capiva il perchè.
E soprattutto non capiva perchè Changmin continuasse a ritornare nei suoi pensieri.
Si, pensava sempre a lui, ma...non era sempre così, quando pensava a Changmin di solito si tranquillizzava ora invece...stava male.
"Junsu posso entrare?" La voce di Yocchun arrivò flebile dall'altro lato della porta.
"Entra pure..." rispose spostando lo sguardo sulla figura dell'amico che entrava lentamente nella stanza.
Il suo volto era così triste.
"Come ti senti?" chiese Yocchun restando in piedi di fronte al letto.
Junsu lo guardò sconsolato.
"Male..."
Yocchun sospirò.
Era la prima volta che si trovava in imbarazzo di fronte a Junsu, la prima volta che non trovava parole.
"Yoo siediti non stare in piedi" disse Junsu mettendosi seduto e facendo segno a Yocchun di sedersi.
Questi guardò titubante il posto che Junsu gli aveva liberato indeciso se sedersi o meno.
Negò con la testa.
Non era una buona idea.
Junsu si alzò avvicinandosi a Yocchun e prendendolo per mano lo trascinò a letto.
Yocchun era in crisi.
Era bellissimo Junsu che si preoccupava per lui nonostante stesse male.
"Scusami Junsu...se in questo periodo sei stato male a causa mia, non volevo farti pressioni...scusami ancora" blaterò Yocchun.
Junsu scosse il capo.
"Ma cosa dici?" sussurrò abbracciando Yocchun "Yoo tu non mi fai stare male...non pensarlo mai ok?"
Yocchun rimase pietrificato.
Perchè Junsu continuava a trattarlo in modo così dolce?
Nonostante tutto il male che gli stava infliggendo.
"Ok piccolo..." sussurrò Yocchun accarezzandogli i capelli.
Junsu chiuse gli occhi beandosi di quel tocco.
La sensazione di poco prima era sparita.
Scomparsa.
Come se non ci fosse mai stata.
Era sereno ora.
Tra le braccia di Yocchun.
Stava bene...forse dopotutto era bene dargli un'opportunità. Era la cosa giusta stare con lui e...amarlo.
Tanto Changmin non lo avrebbe più amato appena saputa la verità.
Forse era meglio cercare una felicità altrove.
Magari dove era certo di trovarla.
Alzò la testa guardando Yocchun che sorrise dolcemente.
"Yoo?"
"Mh?"
"Baciami"
Yocchun spalancò gli occhi.
Cosa?
Aveva sentito bene?
Stava per replicare quando Junsu si alzò di scatto avventandosi su di lui e baciandolo.
Yocchun era completamente confuso e...in estasi.
Aveva sempre sognato quelle labbra.
Aveva sempre immaginato il loro sapore.
Ed ora eccole...li sulle sue.
E...lo aveva voluto Junsu.
Junsu chiese l'accesso a Yocchun che non tardò ad arrivare.
Erano entrambi li su quel letto e...il loro bacio era qualcosa di eccezionale.
Yocchun sentì Junsu muoversi e portarsi sopra di lui mettendosi a cavalcioni e baciandolo con passione.
Indubbiamente il miglior bacio di tutta la sua esistenza.
Dio quanto lo aveva desiderato.
Ma...era davvero questo quello che Junsu voleva?
Si staccò dall'amico guardandolo con decisione.
Ora basta.
Si era scocciato.
Amava Junsu ma non ne poteva più di stargli dietro senza comprendere nulla.
Voleva certezze.
Non ne poteva più di mezze verità.
"Junsu..sono solo un gioco per te? Un passatempo per quando non c'è Changmin?"
Junsu lo guardò confuso.
Era vero.
Non aveva mai lasciato comprendere le sue decisioni a Yocchun.
I suoi pensieri, le sue paure...Yocchun sapeva tutto di lui ma...non gli aveva mai permesso di prendere parte alle sue decisioni.
Era sempre stato così.
E Yocchun acconsentiva perchè...lo amava e avrebbe fatto di tutto per lui.
Scosse di nuovo la testa.
Baciò Yocchun e sorrise.
"Voglio stare con te" sussurrò.
A volte nella vita prendiamo decisioni seguendo quello che il cuore ci dice al momento.
Forse siamo troppo impulsivi anche sapendo che prima o poi ci pentiremo.
Ma...se quel momento ci rende almeno un pò felici...perchè scacciarlo senza viverlo minimamente?
Pioggia.
La pioggia cominciava lenta a cadere bagnando tutto quello su cui si posava.
Anche lui.
Era li fisso, immobile.
La pioggia ormai diventava più forte dando inizio ad un temporale.
Ma non riusciva a camminare.
Non riusciva a fare nulla se non guardare fisso dinanzi a sè.
E dentro al suo cuore non c'era più nulla.
Non c'era più speranza.
Non c'era più gioia.
Non c'era più nulla.
Solo il vuoto.
Tremava.
Riusciva solo a tremare leggermente sotto il tocco duro del vento che sembrava volesse picchiarlo.
E...avrebbe fatto bene.
Si avvicinò al dirupo guardando giù.
Il mare agitato e scuro si stagliava prepotente sotto di lui.
Di Changmin neppure l'ombra.
"C...C..." sussurrava senza riuscire a parlare.
Era troppo.
Troppo per lui.
"C...CHANGMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN" urlò con quanto fiato avesse in gola.
Ma nulla.
Nessuna risposta arrivò.
Ansimò tentando di non pensare al dolore lancinante al petto che lo rendeva debole.
Si voltò cominciando a correre verso dove era arrivato.
Troppo incredulo per pensare a quello che stava succedendo.
Non...non voleva pensare.
Doveva chiamare aiuto.
Doveva dirlo agli altri...doveva cercare qualcuno perchè...perchè il suo amico era caduto giù ma...era vivo.
Era certamente vivo.
Era acqua.
E l'acqua non sempre ti uccide.
Arrivò in men che non si dica alla villetta scavalcando il viale e dirigendosi verso la porta.
"Aprite! Jae...Junsu Yocchun aprite...aprite dannazione aprite!" cominciò ad urlare battendo le mani sulla porta di casa, quasi volesse sfondarla con le urla disperate della sua voce.
E le lacrime non scendevano.
Si erano fermate e non si decidevano a scendere...
Si perchè...perchè c'era ancora una speranza.
Ancora.
Una.
Speranza.
Junsu aprì la finestra affacciandosi e vedendo Yunho battere forte le mani sulla porta.
Di Changmin non c'era ombra.
Jaejoong aprì la porta trovandosi Yunho addosso.
E cominciò a piangere.
Tra le braccia di Jj, sul suo petto cominciò a piangere forte.
E...no.
C'era ancora una speranza.
Ancora...
Una..
No.
Non c'era più nulla.
Changmin se n'era andato.
Inghiottito dal mare.
Junsu e Yocchun scesero sconvolti guardando Yunho ancora tremante tra le braccia di Jj.
"Yu chalmati...hey calmati" continuava a ripetere Jaejoong cullandolo dolcemente ed accarezzandolo.
"Chang...Chang..Min" sussurrò Yunho tra i singhiozzi.
"Cosa? Che stai dicendo Yu? Changmin cosa? Dov'è?"
"Changmin..."pianse Yunho senza riuscire a finire la frase.
Senza riuscire a parlare.
Piangeva.
Riusciva solo a piangere.
"è...morto" sussurrò sul pettò di Jaejoong.
Un sussurro appena percettibile.
Che arrivò forte come un urlo alle orecchie di Jaejoong.
E si lasciò cadere a terra.
Yunho ancora tra le sue braccia e lui a terra.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Lo stesso vuoto che aveva inghiottito Changmin.
10 capitolo
°The Funeral of Hearts°
"Si dice che quando perdi una persona cara...tutto in un secondo perde senso.
Si dice che quando la vita abbandona chi ti sta più a cuore allora...niente per te è importante.
Si dice che quando la cosa più preziosa che hai ti viene portata via con crudeltà allora...ti senti perso in un mondo così grande.
Si dice che quando la persona più importante della tua vita muore allora...il tuo cuore si chiuderà per sempre e morirai dentro.
La vita non è mai facile, niente è come sembra e non puoi dare nulla per scontato.
Un attimo prima hai qualcosa e l'attimo dopo l'hai persa e...non te ne accorgi neppure.
Non chiediamo di nascere, ma...una volta su questa terra non possiamo fare a meno di scendere a compromessi con la vita provando comunque ad inseguire un pò di felicità, provando a riempire il vuoto che abbiamo dentro con i nostri sogni...provando a cercare un briciolo di speranza.
Ma alla fine è tutto inutile perchè...perchè alla fine puoi attaccarti a tutti i sogni che vuoi, puoi sperare quanto vuoi e..puoi inseguire la felicità fin quando vuoi ma alla fine non resterà nient'altro che un corpo vuoto senza più anima, nè sogni...nè speranza.
Nulla.
Non resterà nulla.
E ti chiedi perchè sei in questo mondo, ti chiedi perchè soffri così tanto se alla fine neppure te ne ricorderai, ti chiedi perchè ami, perchè gioisci..perchè piangi, perchè ridi...se alla fine non resterà nient'altro che un involucro freddo e privo di qualsiasi emozione.
Ma puoi farti tutte le domande che vuoi, puoi crucciarti quanto ti pare...alla fine non ci sarà mai una risposta degna di soddisfarti appieno, questo perchè...se scoprissi la risposta a queste domande avresti capito il senso della vita, avresti colto nel segno e...avresti spiegato il mistero più grande che avvolge l'umanità.
Nessuno può sapere chi siamo, dove andiamo e cosa cerchiamo ma...possiamo solo vivere appieno questi pochi attimi di vita cercando di goderli fino in fondo, di essere felici con tutti noi stessi almeno...fin quando la vita non decide di abbandonarci.
Eppure fa rabbia.
Fa rabbia perchè la vita è bastarda.
Perchè abbandona sempre troppo presto le persone.
Abbandona sempre velocemente il corpo di persone che vorremmo stessero ancora tanto tempo insieme a noi.
E ci fa restare soli.
Soli e senza speranze.
Soli e...tristi.
E le lacrime non possono fare altro che cadere dai nostri occhi facendo scivolare via con esse un pò del nostro dolore...
Ma è inutile perchè...quando metà del nostro cuore viene strappato e portato via senza nessun garbo allora nulla potrà mai ricucire del tutto quella ferita.
Rassegnati.
E' tutto frutto di un disegno che la stessa vita ha deciso di fare.
Un disegno che decide di cancellare ogni qualvolta non le piace più.
Puoi solo aspettare che la tua figura venga cancellata prima o poi.
E nulla più.
Rassegnati..."
Buio.
Il suo mondo ora era completamente buio.
Non c'era l'ombra di un colore, non c'era lombra di un sorriso nè di una qualche briciola di speranza, di quella speranza che per tanto, troppo tempo avevo inseguito.
Il suo cuore era stato completamente devastato.
La sua vita perdeva ogni senso, niente aveva più importanza niente poteva essere più come prima.
E sapeva che la sua vita non sarebbe più andata avanti.
Nessuna lacrima.
Dai suoi occhi non era caduta neanche una singola lacrima, nulla...
Forse perchè il suo cuore ancora si rifiutava di accettare quello che era successo.
Forse perchè la sua mente si era barricata dietro un muro fatto di illusioni e...ed era rimasta indietro di una settimana.
Forse perchè...ancora non riusciva a credere che la persona più importante della sua vita lo avesse lasciato solo...in un mondo così grande.
E a nulla erano servite le preghiere che in quella settimana aveva rivolto a tutti gli Dei di ogni religione presente al mondo, a nulla erano servite le sue lacrime, le sue urla, la sua disperazione...
Il corpo di Changmin non era stato trovato.
Inghiottito dal mare era scomparso.
E...non c'era più.
Il suo Changmin era scomparso, lo aveva lasciato li, era andato via per sempre lasciandogli il suo dolce sorriso come ricordo, la sua calda voce, i suoi occhi pieni di speranze e di desideri...
Ed ora cosa avrebbe fatto?
Pensava alla sua vita l'indomani ma...nulla veniva in mente.
La sua vita era come bloccata ora, come morta.
Senza Changmin lui non era niente, era come un corpo senz'anima, come un mare senz'acqua era...come la terra senza il suo cielo.
Come avrebbe vissuto la sua vita ora?
Come si sarebbe svegliato tutti i giorni sapendo che il suo Changmin non era più sotto il suo stesso cielo?
Come sarebbe andato avanti sapendo che l'aria che respirava Changmin non l'avrebbe più respirata?
Come avrebbe potuto guardare la luna sapendo che Changmin quella stessa luna non l'avrebbe mai più vista?
Era troppo per lui..
Troppo.
Non credeva che potesse finire tutto così.
Si sentiva in colpa, era stato lui a costringere Changmin ad andare in quell stupida villa.
Era stato lui a farlo sentire tanto male da costringerlo ad andarsene.
Era colpa sua se ora il suo unico amore non era più li.
Era...solo colpa sua.
Il suo sguardo era perso nei suoi stessi occhi riflessi dal grande specchio nel bagno.
Lentamente si pettinava i capelli cercando di aggiustarli.
Il suo volto era pallido, le sue labbra scarne e gli occhi...completamente vuoti.
Ma...non gli importava perchè nulla ormai aveva più un senso.
Il suo aspetto, la sua voce, il suo corpo erano...solo cose superflue.
Cosa te ne fai di un corpo senza cuore?
Cosa te ne fai?
Nulla.
Ed era proprio li che lui viveva ora...nel nulla.
"Junsu posso entrare?" una voce dall'altro lato della porta attirò la sua attenzione.
Ma non rispose.
Era una settimana ormai che non parlava con nessuno.
Da quando lo sguardo di Yunho piangente si era posato nei suoi occhi...tutto il suo mondo era crollato.
Lasciando dietro di sè solo fumo e cenere.
** Inizio Flashback
Il corpo di Jaejoong cadde dinanzi ai suoi occhi trattenendo tra le braccia Yunho che piangendo si aggrappava a lui con forza.
E...non capiva cosa stava succedendo?
L'ansia si impadronì del suo corpo.
Perchè Yunho era in quelle condizioni? E perchè Jaejoong si era lasciato andare così?
E...dov'era Changmin.
Meccanicamente scese le scale avvicinandosi ai due lentamente.
Nemmeno se ne accorse di Yocchun che gli andava dietro tenendogli stretta una mano.
"Yunho? Dov'è Changmin?" sussurrò flebilmente.
Ed eccolo di nuovo.
Quel senso di vuoto.
Quella sensazione che prima lo aveva lasciato senza forze.
Era di nuovo li e prepotentemente si agitava in lui quasi volesse farlo esplodere.
E...non era poi così sicuro di voler ascoltare la risposta di Yunho.
Jaejoong non si muoveva.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Sembrava una statua.
Yunho si staccò da Jaejoong che lasciò cadere le braccia che poco prima stringevano Yunho.
Non ci furono parole.
Non riusciva a spiegare all'amico ciò che era successo a Changmin.
Ed il suo cuore ancora troppo scosso non avrebbe retto nel dare un'altra notizia del genere.
Alzò lo sguardo puntandolo negli occhi di Junsu.
Non aveva mai visto degli occhi così colmi di disperazione.
La tristezza li attanagliava.
Erano così scuri...così bui.
Un brivido attraversò la schiena di Junsu.
Era...successo qualcosa a Changmin.
Qualcosa di terribile.
Non...poteva crederci.
Non era possibile.
No.
"E'...è caduto..." sussurrò Yunho cercando di spiegare.
Junsu scosse la testa.
No.
No non voleva sentire.
"è caduto...dalla..."
"No" sussurrò Junsu continuando a scuotere la testa mentre Yocchun sconvolto pendeva dalle labbra di Yunho.
"è..." non riusciva a parlare, non riusciva a dire cos'era successo al loro amico.
"No..." sussurrò di nuovo Junsu mentre delle lacrime uscivano dai suoi occhi "non dirlo.."
"è caduto dalla scogliera..." disse Yunho velocemente mentre altre lacrime scendevano copiose dai suoi occhi.
"No! No...Yunho no! Non dovevi dirlo..non dirlo no! No" urlò Junsu cominciando a dare pugni sul petto dell'amico.
No.
Non ci credeva non era vero.
Non poteva essere vero, il suo Changmin era ancora vivo.
Era ancora li con loro.
Non...non poteva non poteva essere così.
No.
Yunho si sbagliava sicuramente.
Changmin era li era oltre quella porta.
Yunho stava scherzando.
In realtà aveva riportato Changmin a casa e avevano deciso di fargli uno scherzo...
Si si era così.
Non poteva essere altrimenti.
Non...
Poteva...
Corse verso la porta guardando fuori.
Voleva vederlo.
Voleva vedere la figura di Changmin li fuori che rideva come un matto per lo scherzo ben riuscito.
Voleva solo vedere Changmin.
Solo...guardarlo negli occhi.
Solo...semplicemente Changmin.
Il viale deserto fu come una coltellata in pieno petto.
Forse...Yunho non stava scherzando.
** Fine Flashback
Yocchun entrò in bagno sospirando mentre guardava Junsu pallido guardarsi allo specchio.
Era una settimana ormai che aveva smesso di parlare con tutti.
E non ce la faceva più a vederlo in quelle condizioni, non ne poteva più.
Ma sapeva di non poter fare nulla.
Sapeva di essere completamente inutile per Junsu...provava un dolore lancinante, si sentiva così colpevole...
...aveva ucciso Changmin.
Il suo comportamento infantile, il suo voler appagare quella voglia crescente di Junsu, aveva portato Changmin a lasciare per sempre quel mondo, lo aveva portato alla disperazione più profonda ed ora...ora cosa gli restava?
Presto Junsu si sarebbe ripreso dallo shock e allora lo avrebbe odiato allontanandolo per sempre da lui.
Il gruppo si sarebbe sicuramente sciolto.
Gli amici lo avrebbero cacciato senza troppe cerimonie dalla loro vita dopo aver fatto si che un membro della loro "famiglia" morisse in un modo così atroce.
Era tutto sul procinto di crollare.
Di crollare per sempre.
E non vedeva un modo o...qualsiasi cosa per poter tenere ancora intatte quelle poche cose che con la fatica si era costruite.
Ma forse...forse non era un male che tutto quello stesse crollando.
Forse era la sua punizione.
La punizione per aver preso con così tanta crudeltà la vita di un suo amico.
E stava male.
Perchè...poteva essere il suo rivale in amore, poteva litigare con lui quante volte voleva ma...Changmin era sempre stato uno dei suoi più cari amici.
Un fratellino minore.
Una persona fantastica con cui era sempre andato d'accordo.
E ricordava il suo sorriso.
E ricordava la sua voce melodiosa e profonda.
E ricordava le sue idee completamente pazze mentre trascinava gli altri con sè.
E ricordava la gioia di vivere e la carica che metteva in ogni concerto...in tutto quello che faceva.
E ricordava i suoi sogni, le sue speranze, tutti i desideri di cui gli aveva parlato tempo addietro...ma ora invece nulla restava più del Changmin che tempo prima parlava serenamente con lui.
Niente.
Neppure un corpo.
Changmin era scomparso nel nulla.
E proprio come un angelo era volato via senza lasciare nessuna traccia dietro di sè.
Si avvicinò a Junsu lentamente.
Era una pugnalata in pieno petto vedere il suo Junsu li...completamente perso nel dolore.
I suoi occhi erano privi di ogni senso...di ogni colore.
La sua pelle ormai nivea lasciava intravedere i segni della stanchezza.
Non mangiava più...non dormiva più...non parlava più.
Anche Junsu aveva smesso di vivere.
Gli circondò i fianchi con le sue braccia, calando il capo sulla sua spalla.
Freddo.
Era così freddo Junsu.
E non sapeva cosa poteva fare...non sapeva come poter sollevare Junsu da quella situazione.
Anche se era difficile perchè...
...voglia di sorridere non c'era più per nessuno.
"Dobbiamo andare..." sussurrò lentamente guardando il riflesso di Junsu nello specchio.
Nessuna risposta.
Era prevedibile oltretutto.
Gli prese una mano e lo trascinò fuori dal bagno.
Junsu lo seguiva con gli occhi persi nel vuoto.
***
"Sei pronto?"
Una domanda.
Una semplice domanda.
Ma era così difficile dare una risposta.
Yunho era in piedi poggiato allo stipite della porta, mentre guardava Jaejoong seduto sul letto circondato da foto.
"Sai...non ho mai notato come alcune volte il sorriso di Changmin potesse essere così falso" disse Jaejoong guardando fisso una foto.
Yunho si avvicinò al letto salendoci sopra e gattonando fino a Jaejoong gli si sedette vicino prendendo una foto in mano.
"Perchè...dici questo?"
"Ha sempre sofferto...così tanto. Da solo..." sussurrò Jaejoong mentre una lacrima scivolava cadendo sulla foto e bagnandola.
"Già..."
"Ed io...non me ne sono mai accorto. Bell'amico..."
"Non dire così Jae, non è stata colpa tua...tutti noi non abbiamo compreso nulla di quello che stava passando...troppo presi dai nostri problemi"
Jaejoong scosse il capo mentre altre lacrime scivolavano lungo le sue guance.
"No...no Yunho non è così. Mi sono sempre comportato come una mammina protettiva verso di lui...eppure...che razza di madre è una che non si accorge che il proprio figlio sta male? Sono stato così egoista...mio Dio dovrei essere io al suo pos..."
"No! - sbraitò Yunho interrompendo l'amico - non voglio neppure sentirle certe cose va bene? Nessuno doveva prendere quel posto....neppure Changmin doveva essere li ora. Non voglio sentirle ti prego Jae non dirle più"
Jaejoong abbassò lo sguardo sulla foto che aveva ancora in mano.
Sorridevano.
La foto ritraeva loro cinque ad una festa.
E tutti sorridevano.
Sembravano felici, sembravano uniti, sembravano un'unica famiglia.
E lo erano stati realmente.
Ma niente è per sempre.
"Yunho.." sussurrò Jaejoong tremando.
Yunho guardò Jaejoong e senza bisogno che questi parlasse capì.
Lo strinse forte a sè.
Jaejoong si abbandonò tra le braccia di Yunho chiudendo gli occhi mentre un brivido di freddo scorreva lungo la schiena.
E voleva perdersi.
Voleva addormentarsi per dimenticare ogni cosa.
Per sgombrare la mente e fare finta che tutto quello non fosse mai successo.
"...cosa pensi che succederà ora?"
"Non lo so Jae...proprio non lo so"
"una volta anche se eravamo confusi avevamo gli altri pronti a darci una mano...siamo sempre stati uniti...ho paura che questo cambi ora"
"No Jj...non cambierà. Avremo gli altri insieme a noi, saremo sempre insieme. Sono certo che Changmin vorrebbe questo...vorrebbe la nostra unione, facciamolo almeno per lui."
Jaejoong annuì alzando il volto rigato dalle lacrime verso Yunho.
Sorrise.
Un sorriso appena accennato.
Che nemmeno si vedeva se non ci prestavi attenzione.
Asciugò le lacrime di Jaejoong.
"Dobbiamo andare..." sussurrò.
Già dovevano andare.
A salutare per l'ultima volta il loro amico Changmin.
***
Nessun corpo era stato trovato.
Nessuna bara era stata preparata per l'occasione.
Nessuna cerimonia era stata messa su.
Nessuno di loro accettava ciò che era accaduto.
Nessuno di loro voleva realmente essere li.
Il cielo scuro nonostante fosse Luglio, prometteva pioggia da un momento all'altro.
E loro erano li.
Nonostante tutto erano li.
Di nuovo li a dare un addio.
Ancora li per l'ultima volta.
Per l'ultimo saluto.
Gente da ogni parte del mondo si era radunata in quel piccolo posto apparentemente così tranquillo.
La piccola e stretta stradina brulicava di persone.
E in quel momento neppure interessava la nazionalità di alcune fan o la nazionalità di altre.
Erano tutte li...per lui.
Erano tutte li per dare l'addio a Changmin.
L'ultimo saluto.
L'ultima parola per Changmin.
La televisione trasmetteva in diretta internazionale l'avvenimento.
Ed era tutto così incredibile.
Era tutto così surreale.
Tutto così...stupido.
I quattro ragazzi erano li.
In fila sul dirupo dal quale Changmin era caduto.
In fila su quel pezzo di terra che aveva risucchiato Changmin portandoglielo via.
Erano li in fila...guardando quel mare che aveva rapito un pezzo della loro anima e se l'era tenuta gelosamente senza restituirla indietro.
Junsu portava in mano una corona di fiori.
Altre corone erano poste ai loro piedi.
L'acqua agitata sotto di loro sbatteva prepotentemente contro gli scogli.
Perchè?
Una melodia partì da alcune casse portate li apposta.
Nessuna parola fu detta in quell'occasione.
Non avevano bisogno di parole.
Non avevano bisogno di stupidi e convenzionali parole dette e ridette che non avevano nessun senso.
Changmin non ne aveva bisogno.
Changmin non voleva false parole.
Changmin voleva solo musica.
Lui viveva per la musica.
Era il suo sogno più grande.
Ed era ciò che gli avrebbero dato solo musica.
La melodia si propagò forte abbracciando tutti i presenti.
Una melodia conosciuta.
Una melodia che molti sapevano, che tutte le fan conoscevano bene.
Le note di Proud si propagavano lentamente e con dolcezza.
Quasi volessero accarezzare dolcemente tutti i presenti.
Quasi come se Changmin fosse entrato in quelle note e volesse trasmettergli un pò del suo riconoscimento.
"Ashibaya ni toori sugiteku
dore dake no kisetsu mou sugitan darou"
E tutti si voltarono sconvolti verso la voce che aveva pronunciato quelle parole.
E Junsu era li.
Completamente assorto.
"Minareta keshiki wo aruite
tooi kioku kara hitori nukedasenai mama"
E il suo sguardo era fisso sull'orizzonte...
E tutti ascoltavano la melodiosa voce di Junsu intonare quella canzone.
Una voce non simile a quella di sempre.
Una voce diversa dalle altre volte.
Una voce distrutta.
Una voce completamente straziata.
"takusan no kanashimi toka kakaeta fuan
subete wo kimi no nukumori de omoide ni kaeta
Proud of your love"
E non vedeva più luce.
Non vedeva più buio.
Nemmeno sentiva il coro che era partito dietro le sue spalle.
Nemmeno sentiva le migliaia di fan cantare con lui.
Nemmeno sentiva le lacrime di Jaejoong attaccato a Yunho.
Nemmeno sentiva le gocce di pioggia cadere dal cielo.
No.
Quelle le aveva sentite.
E...cadevano...bagnavano la sua pelle i suoi vestiti.
Ma lui era li.
E continuava a cantare.
Continuava la sua ultima preghiera verso Changmin.
Le sue ultime parole per il suo unico amore.
Le sue...ultime...parole.
"ikiru koto shinjiru koto
yorokobi e to kae nagara itsumade futari tomo no arukou
Proud of your love"
La melodia così com'era cominciata si affievoliva.
Sempre di più.
Il cielo continuava a cedere gocce d'acqua che mano mano diventavano sempre più copiose.
'Non piangere mio piccolo angelo' pensò Junsu alzando lo sguardo.
"Addio...Changmin" sussurrò gettando la corona di fiori in mare.
Seguito a ruota dagli altri.
Ed ora potevano andare via.
Ora tutto era finito.
Ora era tutto così dannatamente vero.
Changmin se n'era andato.
Per sempre.
11 capitolo
°I love you?°
"Vita.
Un concetto inconcepibile, un concetto astratto che se pure si volesse spiegare non riusciremmo a farlo.
La vita è qualcosa di imprevedibile, qualcosa che può portarti da un momento all'altro dalla gioia più assoluta agli abissi più profondi del dolore.
Sinceramente dalla vita io mi sarei aspettato di tutto, ma...non questo.
Se dovessi catalogare in qualche modo la mia vita, non credo che riuscirei a farlo, non saprei neppure se definirla felice o infelice, questo perchè è così ricca di questi due elementi che in essa si eguagliano equilibrandola e facendo si che questa si alterni di avvenimenti sia appartenenti ad uno di questi elementi sia appartenenti all'altro.
Inesorabilmente il tempo passa lasciando dietro di sè avvenimenti sia felici sia tristi e...anche se pensiamo di essere caduti in basso, di aver toccato il fondo, di essere ormai a terra, prima o poi volenti o nolenti ci risolleviamo e continuiamo a vivere la nostra vita ed anche se dolorosamente, anche se con un peso all'altezza del cuore che...ci fa male, inesorabilmente giorno dopo giorno questo si affievolisce rendendoci più sereni.
Il tempo cancella via tutto, anche se i ricordi restano e il dolore ti si incide dentro come un tatuaggio sulla pelle che non va più via, non proveremo mai lo stesso dolore, perchè piano piano dimenticheremo, e solo le cose belle resteranno dentro di noi, solo i momenti felici incorniceranno lo schermo dei nostri ricordi.
Le cose belle restano...quelle brutte vengono calpestate dal peso degli anni e vengono portate via.
Quando ero un bambino vivevo serenamente la mia vita seppur travagliata, venivo preso in giro dagli altri bambini, venivo deriso e schernito praticamente ogni singolo giorno, ma...non ci ho mai dato un peso.
Non fino a quando non mi sono ritrovato completamente deriso dinanzi tutta la scuola, non fino a quando persino il nome della mia famiglia era stato schernito in un modo così volgare dinanzi a centinaia di bambini...
Ricordo benissimo il giorno in cui venni picchiato dinanzi a così tante persone, senza l'opportunità di poter fare qualcosa, e...scappai, il freddo pungente entrava nelle ossa ma...non mi importava, ero triste, le lacrime cadevano dai miei occhi, ero senza un cappotto o una sciarpa o qualcosa che mi coprisse, ma non ci facevo neppure caso, la tristezza era troppa e...non sentivo più neanche freddo.
Ricordo che girovagai per tutto il giorno al freddo, non tornai a casa per paura che i miei mi sgridassero per essere scappato da scuola, non andai da qualche amico perchè...non ne avevo, me ne restai solo, al freddo, nel parco al centro della città, solo, seduto su una panchina e rannicchiato per non sentire il freddo martellarmi sulle ossa, solo, senza nessuno che mi chiedesse perchè stessi in quelle condizioni, solo...
...fino a quando un ragazzo non si avvicinò a me chiedendomi di potersi sedere, aveva una voce calda, profonda, nonostante fosse ancora così giovane, non alzai lo sguardo, avevo paura che mi chiedesse il perchè della mia condizione e...non avevo voglia di raccontare cosa mi era successo, sarei stato deriso ancora me lo sentivo.
"Come ti chiami?" mi chiese il ragazzo mentre io restavo in silenzio con la testa bassa nascosta sulle mie ginocchia e rannicchiato su me stesso.
Il ragazzo non parlò oltre, ma...sentivo il suo sguardo su di me e...ed era come se mille coltelli mi stessero trafiggendo, era in silenzio ma era come se stesse urlando a squarciagola di guardarlo e non resistetti.
"Junsu" risposi timidamente mentre alzavo lo sguardo e incontravo il suo...e tutto cambiò.
Non ero gay nonostante tutti mi accusassero di questo, mi piacevano le bambine e...non avevo mai guardato con occhi diversi una persona del mio stesso sesso, ma...con lui fu diverso, i suoi occhi profondi, le sue labbra carnose, il suo sguardo furbo ma dolce allo stesso tempo, i capelli accarezzati dal vento perfettamente in ordine, il colore della sua pelle, il sorrisino leggero sulle sue labbra...tutto.
Me ne innamorai.
Non avevo mai amato prima d'ora e non capivo neppure cosa significasse la parola 'amore' ma...come spiegare il mio cuore che aveva cominciato a palpitare come un tamburo, le mani che sudavano e le gambe che tremavano e che...se non fossi stato seduto su una panchina non avrebbero retto?
Lui sorrise.
Ed io morii.
Un sorriso più bello non credo di averlo mai visto in vita mia, era luminoso, più luminoso del sole stesso.
Si avvicinò avvolgendomi intorno al collo una sciarpa calda dal colore candido.
Ma nemmeno me ne accorsi del calore di quella sciarpa perchè lui con il suo sguardo era riuscito ad incendiarmi il cuore.
Sorrisi timidamente.
Stavo morendo di vergogna, lui così bello così dolce e sicuramente ricco dal suo modo di vestire, ed io...un povero ragazzo maltrattato da tutti, brutto e senza qualità se non la voce, e mi sentii perso, pensai all'enorme baratro presente tra noi due e...ed era come se il mondo fosse caduto sulle mie spalle.
Mi alzai inchinandomi educatamente e scappai via.
Sapevo di commettere una sciocchezza, il mio corpo, il mio cuore volevano restare li persi in quegli occhi così pieni di dolcezza ma...la mia mente mi urlava di scappare via.
Infondo giocare con il fuoco è un pericolo troppo grande.
Ed ancora oggi penso che se forse mi fossi fermato a giocare con quelle fiamme che guizzavano gioiose nei suoi occhi forse ora lui...non sarebbe più dall'altra parte...così lontano da me."
"Ti amo"
"Dillo ancora"
"Ti amo"
"Pensavo che non l'avresti mai detto"
Yocchun sorrise stringendo al petto Junsu che si abbandonò completamente a lui con gli occhi chiusi.
L'aria in quella stanza era calda, confortevole e dolce un pò come se li abbracciasse con la sua dolcezza e li avvolgesse in quel dolce tepore che li faceva stare bene, li faceva sentire sereni.
Le candele illuminavano fiocamente la stanza, posizionate tutte intorno a letto creavano una romantica atmosfera che mista al profumo dei petali di rosa cosparsi sul letto rendevano tutto così magico.
Yocchun era seduto sul letto e abbracciato a lui vi era Junsu completamente perso tra le sue forti braccia.
Una città sconosciuta.
Una camera d'albergo estranea.
L'ennesimo concerto.
"Sei felice?" sussurrò Yocchun accarezzando dolcemente i capelli a Junsu.
Nessuna risposta.
Il silenzio regnava nella camera.
Yocchun continuò ad accarezzare Junsu, forse era troppo presto, non poteva insistere così, infondo nemmeno lui era poi così felice, eppure continuava a credere in un domani, voleva andare avanti e cominciare una nuova vita, ma forse era troppo presto, forse Junsu non si sarebbe mai ripreso.
Erano passati solo tre anni dalla morte di Changmin e nessuno di loro nonostante si fossero impegnati erano riusciti ad andare avanti, il gruppo non si era sciolto, avevano continuato a cantare insieme, lo avevano fatto per Changmin, sapevano che era ciò che lui avrebbe voluto, e...non potevano negarglielo.
Eppure Junsu non si era ripreso, nonostante gli altri cominciassero a sorridere a...prendere la vita in modo diverso, Junsu continuava a vivere nel suo mondo solitario, fatto solo di lacrime e ricordi e dove il sole che lo illuminava era...il sorriso di Changmin.
Aveva ricominciato a parlare ma...la luce nei suoi occhi si era spenta e...il dolce suono della sua voce si era inasprito, non era più il dolce Junsu di una volta, non era più il ragazzo allegro e solare che combinava solo guai.
Era serio...triste.
Perso nei ricordi.
Yocchun sospirò, se Junsu non voleva ancora superare tutto lui gli sarebbe comunque rimasto accanto, infondo quella era la sua unica ragione di vita.
"Si"
Un sussurro.
Delle parole appena percettibili.
Junsu le aveva dette con la sua voce delicata e flebile e Yocchun le aveva a malapena sentite ma...erano bastate per farlo sentire felice.
Anzi no.
Felice era poco.
Si sentiva in paradiso.
Sorrise mentre Junsu si stringeva di più a lui.
"Junsu.." disse Yocchun accarezzandogli la schiena e baciandogli il collo.
"Yoo?" chiese Junsu alzando il capo e guardando l'amico con gli occhi lucidi.
Yocchun lo guardò interessato.
"Voglio... - prese un pò di tempo abbassando la testa, non sapeva come dirlo, non sapeva come avrebbe reagito Yocchun - voglio..."
"Cosa?" chiese Yocchun mettendogli una mano sul mento e alzandogli la testa.
"Voglio fare l'amore con te" disse Junsu mentre si avvicinava a Yocchun poggiando le labbra sulle sue.
Yocchun rimase spiazzato.
Non aveva forse sentito bene?
Probabilmente si stava immaginando tutto...si era sicuramente così.
Si staccò da Junsu guardandolo confuso.
"Cosa c'è?" chiese Junsu
"Vuoi...vuoi davvero..." balbettò Yocchun arrossendo.
Junsu sorrise.
Finalmente.
Aveva sorriso di nuovo dopo tre anni.
Era un sorriso dolce e piccolo ma che riuscì a far sciogliere Yocchun che si perse a guardare quel sorriso.
Le dolci linee delle labbra di Junsu.
Quell'espressione tenera e così dannatamente eccitante.
Era...perfetto.
Si avvicinò a lui baciandolo.
Le loro labbra si incontrarono, le lingue lottavano tra di loro accarezzandosi lentamente e perdendosi in un bacio quasi affamato.
'Grazie Signore' pensava Yocchun mentre restando attaccato a Junsu lo spingeva sotto di lui facendolo stendere.
Forse Junsu non era pronto.
Forse si sarebbe fermato ma...non avrebbe mai rinunciato a tutto quello.
Lo aveva desiderato per così tanto tempo.
Che ora che il suo più grande desiderio si stava realizzando nemmeno ci credeva.
Junsu si staccò e guardandolo malizioso sorrise "Yocchun?"
"Mh?"
"Ti amo"
Il cuore di Yocchun si fermò, un'altra parola così e probabilmente sarebbe morto colto da infarto fulminante.
Si avventò di nuovo sulle labbra di Junsu baciandolo dolcemente mentre le sue mani vagavano sul corpo del compagno accarezzandogli la pelle calda sotto la maglia.
E stava impazzendo.
Se avesse potuto avrebbe strappato i vestiti a Junsu a morsi e lo avrebbe fatto suo in un attimo ma...doveva placare i suoi bollenti spiriti pensando all'inesperienza del compagno.
I loro corpi si toccavano vogliosi e si scontravano con forza, erano impazienti volevano di più.
Yocchun tolse la maglia a Junsu che senza opporre resistenza restò li a farsi guardare abbassando lo sguardo e arrossendo.
Lo sguardo di Yocchun che vagava sul suo torace nudo lo faceva sentire imbarazzatissimo e avrebbe giurato di essere diventato di color rosso fuoco in quel momento; sussultò sentendo le labbra di Yocchun vagare sul suo petto, e piccoli baci si posavano lungo il torace.
Sospirò.
Voleva di più.
Era eccitato e voleva placare la sua voglia, voleva Yocchun subito.
Si mise seduto con le gambe aperte senza badare allo sguardo confuso dell'altro.
Sorrise giocando con i lembi del maglioncino di Yocchun e dando bacini sul suo collo, Yocchun sospirò mentre accarezzava la schiena nuda di Junsu, Dio non avrebbe resistito a lungo.
Junsu si decise a togliere la maglia di Yocchun assaltandolo con baci su tutto il petto e il ventre, era completamente perso, era..un'altra persona.
E...tutto sommato gli piaceva.
"Junsu..."sussurrò Yocchun mentre Junsu assediava il suo collo.
Lo fece ristendere mentre portava le sue mani ai pantaloni dell'amico sbottonandoli con estrema lentezza, e...godeva nel vedere il viso impaziente di Junsu tremare sotto ogni suo tocco.
"Si" disse Junsu completamente perso.
I suoi pantaloni scomparvero accompagnati presto dai boxer.
Yocchun sorrise alla visione dell'amico eccitato sotto di lui.
Era...troppo bello.
"Yoo?" sussurrò Junsu in estasi.
"Si?"
"Ti voglio...ora"
Yocchun si tolse i pantaloni e i boxer restando nudo mentre Junsu lo guardava sorridendo malizioso.
Dio che bella sensazione, si avvicinò a Junsu baciandogli ancora il petto, e scendendo lungo di questi lasciando una scia di baci, Junsu eccitato sospirava ad ogni tocco di Chun e ogni volta che lo sentiva scendere di più.
Yocchun sorrise arrivando al membro ormai completamente eccitato di Junsu, vi soffiò vicino vedendo il ragazzo sussultare mentre si aggrappava al lenzuolo.
Si avvicinò di più leccandolo leggermente.
"Ti prego" sussurrò Junsu ormai al limite.
Leccò di nuovo.
E ancora.
E ancora.
Era bellissimo vedere Junsu sotto di lui completamente eccitato a causa sua.
Avvolse il membro di Junsu con la sua bocca.
Junsu sussultò inarcandosi e stringendo forte le coperte.
'Dio...se questo è il paradiso voglio morire subito' pensò Junsu mentre Yocchun si occupava di lui.
"Chun...oh Dio" sussurrava Junsu in preda all'estasi totale.
Yocchun continuò il suo movimento lento sul membro del compagno, fino a quando non decise di staccarsi.
Junsu lo guardò preoccupato.
"Pe...perchè?"
Chun non risposte gattonando fino a lui e baciandolo.
"Mi vuoi Junsu?"
"Si cielo si!" rispose Junsu impaziente.
Yocchun rise accarezzò le guance di Junsu con entrambe le mani cominciando poi a scendere lungo il collo.
E Junsu tremò.
Le mani vagarono giù per il petto.
E Junsu ansimava sentendo il tocco dell'amico.
Arrivò piano alle gambe e accarezzandole le allargò posizionandovisi al centro.
Afferrò Junsu per i fianchi e lentamente entrò in lui.
Junsu prese aria.
Dio faceva troppo male.
Yocchun continuò a penetrarlo con lentezza fermandosi ad ogni urlo di Junsu.
"Calmo...il dolore passa"
Junsu affermò con la testa dicendogli di continuare.
Yocchun si inoltrò di più giungendo finalmente in fondo.
Baciò Junsu.
"Stai bene? Se vuoi mi ferm.."
"NO! - lo bloccò Junsu - ti voglio..ora dentro di me voglio sentire solo te" disse abbracciandolo forte.
Chun sorrise.
Dio quanto lo amava.
"Ok allora posso continuare?"
"Mh...si" sussurrò Junsu.
Yocchun si tirò lentamente fuori mentre Junsu si stringeva forte alle spalle di Yocchun graffiandolo.
Rientrò di nuovo spingendo con più forza.
Junsu ansimò, faceva male...sembrava come se lo stessero aprendo in due ma...qualcosa cambiava.
Yocchun ripetè l'azione altre due volte.
Junsu ansimava ma...di piacere.
Il dolore cominciava ad affievolirsi e...il piacere cresceva.
Yocchun portò una mano sul membro di Junsu accompagnando il movimento della mano con quello delle spinte, Junsu era in estasi.
Yocchun sospirò.
Si sentiva così felice Junsu era li perso tra le sue braccia completamente inerme e...ed era una visione splendida.
Le spinte aumentarono e presto vennero entrambi.
"Wow" sussurrò Junsu quando Yocchun uscì da lui e si portò al suo fianco.
"Ti amo" disse Yocchun girando il volto del compagno verso di lui e baciandolo.
"Yoo...grazie"
"Non ringraziarmi...ti amo e voglio solo renderti felice"
"Grazie di esistere Yoo" disse Junsu ancora rifugiandosi con la testa sul suo petto e stringendosi a lui mentre questi lo copriva con il lenzuolo e lo stringeva dolcemente a sè.
"Dormi piccolo..."
"Mh...ti amo yocchun"
***
"Dove vai?"
"Esco"
"E dove vai?"
"Esco"
"Si ma dove vai?"
"Oh andiamo perchè ti interessa dove vado?"
Yunho era seduto sul suo letto guardando confuso Jaejoong che lo trattava male.
"Scusa...non voglio che tu esca da solo siamo in una città sconosciuta e l'albergo è assediato dalle fan" disse Yunho stendendosi poi dando le spalle all'amico.
Jaejoong sospirò.
Aveva sbagliato, non doveva rispondere così a Yunho.
Era solo preoccupato, Yocchun aveva preparato una sorpresa bellissima per Junsu e...sperava davvero che l'amico riacquistasse un pò di serenità.
Sperava che fosse felice della sopresa di Yocchun e...e doveva fare qualcosa fino al mattino perchè di dormire nemmeno se ne parlava.
"Scusami è che...sono preoccupato per Junsu" disse abbassandosi e dando un bacio a Yunho sulla guancia.
Yunho si girò verso di lui guardandolo arrabbiato.
"Jaejoong capisci che non puoi vivere la tua vita in funzione degli altri?"
"Si lo so ma...non posso farci nulla" sospirò Jaejoong abbassando lo sguardo.
"Non voglio che tu stia male capisci? Sei troppo importante" disse Yunho mettendosi seduto e abbracciandolo.
Jaejoong sorrise.
Erano tre anni ormai, tre anni d'inferno erano trascorsi e nonostante si fosse imposto tre anni prima di allontanarsi per sempre da quel gruppo tutto era andato in modo contrario, non aveva allontanato l'idea di andarsene dal gruppo nè tantomeno era riuscito ad allontanare la figura di Yunho dalla sua vita.
La figura di lui con quella ragazza piano piano si allontanava e tutto con calma tornava come prima.
Loro due uniti.
Loro due che vivevano l'uno per l'altro.
Loro due e...la band.
Nient'altro contava per loro.
Tante volte Jaejoong era stato sul punto di rivelare a Yunho i suoi sentimenti ma...ogni volta che stava per farlo qualcosa lo tratteneva.
Non si spiegava il perchè di tanti atteggiamenti di Yunho.
Non capiva perchè lo baciasse con così tanta dolcezza ogni volta che gli passava per la testa.
Non capiva perchè di notte si intrufolava nel suo letto solo per dormire abbracciato a lui.
Non capiva perchè di mattina la colazione a letto era d'obbligo.
Non capiva perchè Yunho si comportasse così con lui.
Aveva anche pensato che forse i suoi sentimenti fossero corrisposti ma...aveva allontanato in fretta quell'idea catalogandola come assurda.
"Anche tu...sei importante per me" disse Jaejoong nascondendo la testa sul petto di Yunho.
"Sono importante?"
"Certo! Che domande..." disse Jaejoong dando un pugno sul petto a Yunho che rise.
La sua risata si propagò nella stanza.
E a breve il silenzio cadde interrotto solo dai loro respiri.
Abbracciati l'uno all'altro.
Solo loro...e il forte battito dei loro cuori.
"Ti amo"
Due semplici parole.
Semplici per dire.
Addosso portano il peso di un' intera vita.
E...possono fare di tutto.
Possono portare una persona a vivere nella gioia più assoluta così come possono portarla alla rovina.
Jaejoong alzò lo sguardo scioccato.
Non...ci credeva.
Cosa aveva sentito?
Aveva forse immaginato tutto? Forse aveva frainteso...
"C...cosa?"
Yunho sorrise togliendo un capello che pendeva dispettoso sulla fronte di Jaejoong stuzzicandogli l'occhio e portandolo all'indietro, avvicinò il viso a quello dell'amico che continuava a guardarlo con un'aria spaesata.
"Ti amo"
E lo aveva ripetuto.
E non ci credeva.
Perchè non era mai stato così intraprendente.
Non aveva mai preso l'iniziativa, eppure...nonostante in otto anni non avesse mai trovato il coraggio di confessare a Jaejoong i suoi sentimenti, ora era come se tutta la forza del mondo si fosse impossessata del suo corpo e...lo muovesse a suo piacimento.
Sicuramente Jaejoong se ne sarebbe andato.
E già lo vedeva rifiutare i suoi sentimenti e andare via.
E forse ancora una volta lo avrebbe perso.
"Anche io..." sussurrò Jaejoong guardandolo con le lacrime agli occhi.
"Tu..."
"Mh...ti amo dal primo giorno che ti ho visto Yunho, non hai mai capito perchè sono così morbosamente legato a te? Tu sei l'aria che respiro"
Yunho guardò l'amico con espressione evidentemente scioccata.
"Jae..."sussurrò stringendoselo di nuovo addosso.
"Non avrei mai immaginato un momento del genere...scusa se ti confesso il mio amore in questo modo ma...sai che non sono il tipo da rose e candele come Yoochun, però...tu sei la cosa più bella della mia vita, l'unica cosa di cui m'importi sei...la mia vita. Tu sei il mio cuore sei tutto...ti prego non andartene mai via"
Una lacrima cadde da un occhio.
Jaejoong cominciò a piangere.
Probabilmente era tutto un sogno, probabilmente a breve si sarebbe svegliato e avrebbe scoperto di aver vissuto solo uno splendido sogno.
No.
Yunho, il suo Yunho lo stringeva davvero a sè e quelle parole erano davvero la realtà.
Forse Dio aveva davvero cambiato i suoi piani.
***
"Ho voglia di sapere cosa è successoooo" piagnucolava Jj appeso alla maniglia della porta della camera di Yocchun.
Yunho dietro di lui tentava di sradicarlo continuando a ripetere di non disturbare i compagni.
"Ma insomma Yunho tu non sei curioso?"
Yunho sospirò. Possibile che tra tutte le persone al mondo proprio di uno come Jae doveva innamorarsi?
"Jae ascolta...anche io sono curioso ma...non possiamo mica intrufolarci dentro la camera chiedendogli di raccontarci i cavoli loro?" lo rimproverò Yunho mentre Jaejoong metteva il muso.
"Uffa sei noioso! Ooooh io non resisto busso" disse Jajoong portando la mano alla porta e facendo per bussare.
Yunho gli si parò davanti prima che il pugno di Jaejoong toccasse la porta, beccandosi il pugno sul naso.
"Oddio! Yunho ti sei fatto male..." si affrettò a dire Jj mentre si scusava ripetutamente con Yunho che teneva le mani sul naso che gli procurava un dolore lancinante.
"Accidenti a te Jae...se non fossi il mio ragazzo ti avrei già ucciso" disse Yunho con la voce ovattata per la presenza delle mani chiuse intorno al suo volto.
Jaejoong arrossì nel sentire la parola 'ragazzo' era così strano per lui, non si era mai sentito così felice in vita sua...era finalmente il ragazzo di Yunho e...ed era fantastico, aveva passato otto lunghi anni sperando in tutto ciò ed ora che si era realizzato, si sentiva proprio come nei suoi desideri o nei suoi sogni, ovvero così felice da poter toccare il cielo con un dito.
Prese una mano di Yunho trascinandolo in camera con sè.
"Vieni ti metto un pò di pomata sul naso" disse con espressione da brava crocerossina.
Yunho sorrise dimenticando per un attimo il dolore.
Era così bello Jae che si preoccupava per lui.
Era così dolce mentre gli spalmava la pomata sul naso.
Era così fantastica la situazione che si era creata tra di loro.
"Spero che si attenui un pò il dolore" affermò Jj preoccupato.
"Tranquillo il dolore sta passando sei un'infermiera con i fiocchi" sorrise Yunho circondando la vita di Jaejoong e tirandolo vicino a sè.
Jj gli si sedette in braccio avvolgendogli le braccia intorno al collo.
"Ma lo sai che quando ero piccolo volevo fare il dottore?"
"Davvero? Poverino saresti finito in carcere..." sospirò gravemente Yunho.
"E perchè mai?"
"Beh e lo chiedi pure? Avresti sicuramente ucciso tutti i tuoi pazienti" rispose Yunho assumendo un'espressione saccente.
Jaejoong sgranò gli occhi incredulo.
"Tu piccolo....aaaaaargh ti uccido è ufficiale!" urlò dando piccoli pugni sulla testa a Yunho che intanto tentava di ripararsi mentre si sbellicava dalle risate "sei cattivo.."
"No dai non dire così! Mi ferisci.." sorrise Yunho cercando di sembrare triste.
"Si come no. Uff...comunque parlando di cose serie, sono veramente troppo curioso di sapere cosa hanno combinato quei due"
"Sisi in ogni caso presto lo sapremo anche perchè tra due ore abbiamo il soundceck allo stadio dove stasera terremo il concerto quindi se non si svegliano li trucido" decretò Yunho per poi dare un bacio a Jaejoong impedendogli di rispondere.
Strani rumori provenivano dall'altro lato della porta.
Delle voci.
Erano in due sicuramente ma...facevano un casino assurdo.
Forse uno di loro era Jaejoong, conosceva la sua voce benissimo.
Forse doveva alzarsi per andare a vedere.
Ma aveva sonno.
E che diavolo sentiva un gran dolore alla schiena.
Aprì lentamente gli occhi guardandosi intorno.
Di fronte a lui una grande finestra faceva filtrare la fioca luce dei raggi del sole coperti dalle nuvole, i palazzi della grande città si stagliavano di fronte a lui e...la pioggia gli dava il buongiorno.
Cercò di muoversi ma qualcosa lo bloccò.
Ricordi della sera prima si susseguivano dinanzi ai suoi occhi e...si portò le mani al viso.
Non poteva crederci aveva veramente fatto certe cose con Yocchun, era incredibile, lui che poi non ci aveva mai neppure pensato...o meglio quando ci aveva pensato accanto a lui c'era sempre la figura di Changmin ora era li con...Yocchun.
Si voltò verso il compagno guardandolo dormire beato abbracciato a lui.
E si sentì protetto.
La pioggia continuava a cadere forte e lui li in quel letto al caldo insieme a Yocchun si sentiva come un piccolo bambino avvolto tra le braccia della mamma, al sicuro dalle insidie del mondo.
Forse aveva davvero bisogno di Yocchun.
Dopo la morte di Changmin tutto era cambiato.
Ogni cosa aveva perso senso e colore, aveva allontanato tutti i suoi amici e persino i suoi parenti, si era fatto detestare da tutti perchè...non voleva più nessuno.
Solo tre persone non avevano mollato restandogli accanto: i suoi compagni di band nonchè la sua seconda famiglia.
E Yocchun come anche gli altri gli era stato vicino in ogni modo, lui gli aveva donato tutto, il suo amore il suo cuore, tutto.
Con il passare del tempo aveva deciso di aprirsi con loro e con Yocchun e aveva capito di aver fatto bene perchè...piano piano giorno dopo giorno era riuscito a trovare un minimo di serenità...e il dolore per la perdita di Changmin lentamente si era placato.
Sorrise guardando Yocchun dormire beato.
Guardò la sveglia e...Dio era tardissimo e a breve avrebbero dovuto provare.
Yunho li avrebbe uccisi.
"Yoo svegliati" sussurrò Junsu scuotendo leggermente una spalla di Yocchun che mugolò contrariato stringendoselo di più a sè.
"No dai Yoo non fare il bambino svegliati." disse Junsu mentre Yocchun continuava a dormire.
Mannaggia era proprio vero che Yocchun non si svegliava nemmeno con le cannonate.
"Va bene proviamo in un altro modo" sussurrò abbassandosi e cominciando a lasciare piccoli bacini sul collo e sul petto del compagno.
Ma niente era completamente perso tra i meandri del mondo dei sogni.
Junsu sbuffò.
Doveva fare qualcosa.
"Signor Park Yocchun - cominciò urlando e sperando che l'amico lo sentisse anche perchè insieme all'amico lo avrebbero sentito tutte le persone dell'hotel - giuro che se non ti svegli subito e mi dai il buongiorno stanotte puoi scordarti di fare l'aaaaahm" non finì la frase poichè Yocchun gli si avventò addosso baciandolo dolcemente.
"Buongiorno" sussurrò l'amico con la sua voce profonda e ancora mezza addormentata.
Un brivido si propagò lungo la schieda di Junsu.
"'giorno" mugolò con aria scocciata questi.
"Sei nervoso già di primo mattino?"
"No! Però tu non ti svegli...cadi in coma quando dormi"
"No è perchè ho te accanto e allora non voglio fare movimenti bruschi per paura di svegliarti così mi impongo di dormire e basta e di stare tranquillo"
Junsu alzò un sopracciglio scettico "che significa quel mi impongo di dormire e basta?"
"Hehe...sapessi" rise Yocchun baciandolo di nuovo e alzandosi dal letto.
Junsu lo guardò.
Sgranò gli occhi.
Cavolo si era completamente dimenticato di essere tutto nudo e...d'un tratto l'intraprendenza della sera prima era scomparsa del tutto e...si vergognava da morire.
"Beh non ti alzi? Vuoi lavarti per primo?" chiese Yocchun mentre raccoglieva i vestiti sparsi per la stanza.
'Dio vestiti! Sei bellissimo ma indecente..." pensava Junsu che intanto cercava di togliere lo sguardo da Yocchun per non risvegliare 'altro'.
"Ehm...si certo eeee non so vuoi andare prima tu? No sai perchè se vuoi andare prima vai così poi scendi a fare colazione e poi scendo io" disse Junsu guardando le coperte.
Yocchun si accorse dello strano atteggiamento di Junsu e sospirò tornando sotto le coperte.
"Che c'è?"
"Cosa?"
"Dimmi tu...sei nervoso e...teso"
"Nono ti sbagli perchè...ehm perchè pensi che io sia teso non sono teso ma perchè ti sembro teso?"
Yocchun rise guardando il compagno gesticolare con le mani.
"Si sembri teso...c'è qualcosa che non va? Ti sei forse pentito di stanotte?"
"No! Ma che dici sei impazzito? Questa è stata la notte migliore della mia vita - disse Junsu scuotendo la testa - è solo che..."
"Che?"
Junsu si portò le mani in faccia "ho...ho vergogna" mugolò arrossendo come un peperone.
"Di cosa scusa?"
Ooooh ma perchè Yocchun doveva essere sempre così impedito? Non aveva ancora capito che per lui era un problema esistenziale farsi vedere nudo da lui?
"Di...ehm uscire"
"Uscire? Perchè dove devi andare?"
"Oh insomma Yoo ma sei demente? Ho vergogna di farmi vedere nudo da te!" disse Junsu voltando lo sguardo fuori dalla finestra.
Ma che aveva detto? Oh santo cielo ora il demente era lui...non si era mai visto un ragazzo che diceva certe sciocchezze.
Si sarebbe volentieri fucilato.
Yocchun lo abbracciò da dietro.
"Non devi vergognarti di me...io ti adoro sei...bellissimo."
Junsu tremò a quelle parole.
"Lo so ma...oh non sono poi così bello."
"Si certo e quei milioni di fan la fuori muoiono per il Papa lo sai..."
"Ma dai Chun nella band ci siete anche tu Yunho Jaejoong e.." Junsu si bloccò "...insomma ci siete anche voi. Perchè dovrebbero morire solo per me?"
"Ma infatti loro non devono morire per te perchè...l'unico che può farlo sono io" disse Yocchun baciandogli il collo.
Junsu chiuse gli occhi poggiando la testa all'indietro sulla spalla di Yocchun.
"Yoo?"
"Mh?"
"Facciamo la doccia insieme?"
Yocchun sorrise.
"E non c'era nemmeno bisogno di chiederlo" rispose prendendolo in braccio e trascinandolo in bagno.
***
Era finalmente arrivato.
Il viaggio era stato lungo e aveva dovuto lavorare duramente per raccimolare un pò di soldi ma ce l'aveva fatta.
Finalmente li avrebbe rivisti.
Tre lunghi anni erano trascorsi dall'ultima volta in cui aveva scambiato una parola con loro.
Tre lunghissimi anni.
Era agitato e...emozionato.
Calò di più il cappellino sulla sua fronte e indossò gli occhiali sperando che nessuno lo riconoscesse.
Il cuore batteva forte.
Lo stomaco era in subbuglio e non aveva mangiato nulla.
La testa piena di pensieri non riusciva a capire bene cosa fare.
Insomma era...teso come una corda di violino.
E se non lo avessero riconosciuto?
Se le cose fossero cambiate?
E se non avessero più voluto vederlo?
L'incertezza si propagò velocemente dentro di lui.
Troppe cose ancora non erano state calcolate.
Molte cose ancora non erano chiare.
Tante volte aveva tentennato di fronte a quella scelta.
Forse non era ancora pronto.
Qualcuno gli strinse la mano.
"Sei pronto?"
Abbassò lo sguardo.
"Lee e se...nessuno di noi fosse pronto per questo? Forse dovrei rimandare.."
"Rimandare...dì un pò Min sei impazzito? Hai rimandato per tre anni...tre"
Min rialzò lo sguardo guardando il cielo.
Forse era vero, aveva rimandato per troppo tempo, si era lasciato prendere dalla paura per troppe volte, ora non era il momento per le incertezze doveva andare avanti e doveva farlo per loro.
Per troppo tempo avevano vissuto nella convinzione che lui fosse morto.
"Lee...sono pronto andiamo" sussurò prima di incamminarsi all'entrata dell'enorme stadio.
12 capitolo
°Holding back the tears°
"Non ho mai creduto nel destino.
Tutto quello che ho fatto l'ho sempre deciso pensando alle conseguenze.
Non mi sono mai lasciato andare troppo...forse oggi penso che sia stato tutto un errore.
Quando vivi la tua vita calcolando ogni minimo particolare arriverai ad un punto in cui ti pentirai di ciò che hai fatto capendo di non aver vissuto appieno tutto quello che ti si presentava davanti, e allora ti guarderai indietro rimpiangendo ogni passo fatto, ogni scelta presa.
Quando ero un bambino dinanzi a me vedevo proiettati i sogni più belli, i desideri più strani, avevo così tanta fantasia...ora tutto quello che mi rimane è la forza di continuare a scrivere canzoni...canzoni in cui posso scaricare tutta la sofferenza che provo nel mio cuore.
E..non so più nemmeno cosa fare, la confusione ormai si è impossessata di me e del mio cuore e sono convinto che ora non ci sia più una soluzione ai guai in cui mi sono cacciato, per colpa mia un mio caro amico ha perso la vita e...il ragazzo che amo soffre.
Per qualche attimo ho anche pensato di aver coronato finalmente il sogno di averlo qui con me ma...mi sbagliavo, alla fine credevo solo di aver allontanato un pericolo credendolo morto.
Che ipocrita.
Piangere per una persona che in realtà non volevi vicino per paura che potesse avere la meglio sulla persona che ami...eppure io non ce la faccio a non pensare che forse almeno per quanto mi riguarda...se le cose fossero andate avanti così come credevamo molto probabilmente sarei stato felice.
Ma...è già tanto se ho avuto un attimo di serenità, è già tanto se anche io ho avuto il mio momento felice.
Forse è arrivato il momento per me di andarmene e dire addio a tutto questo."
Le ragazze intorno a lui nemmeno lo guardavano.
Ma lui non ci faceva caso.
Era la prima volta che stando in mezzo a così tante persone non veniva neppure considerato di striscio.
Però nonostante tutto non gli dava fastidio.
E accanto a lui una ragazza piangeva silenziosamente guardando quei quattro ragazzi ballare e cantare sul palco gioiosamente.
E un pò gli dava fastidio.
Perchè anche per lui una volta la gente piangeva.
Anche per lui una volta c'erano state urla di gioia e di eccitazione.
Anche per lui c'erano stati quei ti amo detti con tanta dolcezza.
E dentro di sè qualcosa cambiava.
Voleva ritornare.
La verità era che anche se in tre anni avesse fatto di tutto per dimenticare la sua vita passata, ora che vi era ritornato essa ripiombava su di lui prepotentemente schiacciandolo sotto il peso dei ricordi e dei desideri.
E la verità era che non aveva affatto dimenticato in quei tre anni.
Voleva tornare a cantare.
Voleva farlo ancora con i suoi amici.
Con lui.
No.
Non doveva pensarci.
Non doveva lasciarsi trasportare ancora una volta da lui e dai suoi amici.
Era tornato solo per correttezza.
Era tornato solo per dire loro che lui era ancora vivo e che...era inutile che si preoccupassero inutilmente.
Sapeva di sbagliare.
Sapeva che avrebbe procurato solo altro dolore ai suoi amici ma...non voleva tornare alla sua vecchia vita, nonostante la musica gli mancasse terribilmente, non voleva soffrire ancora per colpa di Junsu non...voleva rivivere ancora quel sogno che anche se bellissimo lo aveva portato alla rovina.
"Stai bene?"
Di nuovo lui.
Per fortuna che era li.
Per fortuna che lo aveva portato con sè, almeno qualcuno che gli infondeva un pò di coraggio c'era ancora.
E sapeva che se non ci fosse stato lui a quell'ora non sarebbe stato in quello stadio per sentire ancora i suoi amici cantare.
3 anni prima
Buio.
Il buio lo avvolgeva.
Si sentiva soffocare.
Non riusciva a muoversi.
L'impatto con l'acqua era stato troppo forte e le braccia non si muovevano, le gambe sembravano morte.
Aprì gli occhi che, si rese conto, aveva chiuso per la paura.
L'immensità dell'oceano si estendeva intorno a lui, poteva chiaramente vedere le rocce intorno a lui, e si sentiva trasportare via dalla corrente.
Sarebbe morto?
Già forse la sua vita sarebbe finita così.
Proprio come in un film, sarebbe morto lasciandosi trascinare via dall'infinito blu che lo circondava.
Era meglio lasciarsi andare.
Chiuse gli occhi di nuovo perdendosi e ascoltando i rumori del mare intorno a lui.
L'aria stava diminuendo sempre di più.
Non respirava più.
Stava tutto finendo.
Tutto.
E avrebbe detto addio alla sua vita.
Avrebbe lasciato tutto indietro senza rimpianti.
E...il volto di Junsu passò dinanzi ai suoi occhi, sorridente come sempre.
'Junsu' pensò mentre sentiva la vita allontanarsi piano piano.
Il buio si impossessò di nuovo del suo corpo.
Era già morto?
Come poteva sapere quando se ne sarebbe andato?
Perso nei suoi pensieri non si accorse di due forti braccia che lo avvolgevano a sè e che lo trascinavano su di nuovo all'aria aperta.
Non si accorse di qualcuno che gli infondeva parole di coraggio mentre lo trascinava in una delle grotte presenti nell'alta scogliera.
Non si accorse della respirazione bocca a bocca o del massaggio cardiaco che il giovane accanto a sè stava facendo.
Non se ne accorse perchè forse...era già morto.
Tossì.
Tossì e sputò acqua.
Prese aria respirando con forza mentre sentiva l'ossigeno entrare nel suo corpo e propagarsi in esso permettendogli di continuare a vivere e...nonostante tutto si sentiva felice perchè sapeva di non essere in paradiso.
Quell'aria, quel suono quell'odore, era ancora sulla scogliera.
Si guardò confuso intorno notando accanto a lui un ragazzo dai corti capelli neri e gli occhi azzurri.
Davvero insolito per un coreano.
Era bagnato fradicio e...non capiva perchè fosse così vicino a lui.
"Stai bene?" chiese questi con uno strano accento.
Molto probabilmente non era coreano.
"Si" rispose flebilmente Changmin mentre ancora tentava di prendere aria.
Era andato così vicino alla morte.
Il ragazzo lo aiutò a mettersi seduto poggiandolo con la schiena alla parete rocciosa.
Min guardò intorno a sè notando di essere in una grotta.
Allora la scogliera non era priva di passaggi secondari, vi si poteva accedere anche in altri modi.
Che fortuna che aveva avuto.
"M...mi hai salvato tu?" chiese titubante al ragazzo.
Questi affermò con la testa.
"Ero qui a pescare, e ti ho visto cadere, mi sono lanciato subito per prenderti. Ho avuto paura che avessi battuto la testa da qualche parte, per fortuna non è così" rispose questi dolcemente.
Min lo guardò confuso.
Era venuto a pescare? Allora c'era davvero un altro passaggio.
Pensò a Yunho.
Chissà se era ancora sulla scogliera, forse era corso dagli altri ad avvertirli dell'accaduto e...forse lo credevano morto.
A breve sarebbe arrivata una squadra di ricerca sicuramente.
E allora...lo avrebbero riportato via con loro.
"Ti porto a casa mia vieni" disse il ragazzo aiutandolo ad alzarsi e sorreggendolo per la vita mentre faceva passare il suo braccio dietro il collo.
Changmin lo seguì senza dire una parola.
Era troppo scioccato per replicare e...qualcosa dentro lo spingeva ad andare via con lui.
Non voleva tornare dai suoi amici.
La casetta che lo accolse era piccola ma accogliente.
Si trovava in periferia, accanto alla scogliera.
Era una piccola villetta con vetrate tutte intorno e...allestita in stile moderno.
'Dev'essere ricco questo ragazzo' pensò Changmin entrando nell'appartamento accompagnato dal ragazzo del quale si accorse non conosceva neppure il nome.
Venne accompagnato sul divano e venne fatto stendere.
"Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto...in pochi si sarebbero lanciati per salvarmi." disse Changmin riconoscente abbozzando un sorriso.
"Non ringraziarmi, chiunque lo avrebbe fatto. Comunque hai il braccio che ti sanguina prova a muoverlo" disse il ragazzo preoccupato mentre gli toglieva la maglia e gli ispezionava il braccio.
Era così dolce quel ragazzo.
Sembrava tanto Jaejoong.
E la voglia di rivederli tornò di nuovo.
La voglia di avvertirli che lui non era morto, che lui era li e che...voleva tornare da loro.
Ma non poteva.
Non ce la faceva più.
"A dire il vero non posso muoverlo."
"Aspetta qui prendo della pomata e delle fascie, però dobbiamo andare all'ospedale" disse il ragazzo scomparendo in un'altra stanza.
Min abbassò lo sguardo.
Andare all'ospedale significava solo avvertire gli altri e dirgli che era vivo ancora.
E non voleva.
"Non...voglio andare all'ospedale. Scusami ma non ce la faccio" sussurrò.
Forse quel ragazzo avrebbe capito il perchè.
In corea tutti li conoscevano e...avrebbe capito che non voleva per non attirare attenzione.
Il ragazzo sospirò.
"Il primario è una mia amica terrà la bocca chiusa posso assicurartelo - lo rassicurò questi mettendogli poi un cuscino dietro la schiena per farlo stare più comodo - io comunque sono Lee" disse sorridendo dolcemente.
Changmin ricambiò il sorriso.
Era veramente simile a Jaejoong, forse era destino che dovessero incontrarsi.
"Io sono Changmin ma...credo che questo tu già lo sappia"
"Si lo so...ma non preoccuparti non sono un fan sfegatato. Anzi a dire il vero in questo paesino sono tutti vecchietti e...non vi seguono poi molto"
"Beh è un sollievo." sussurrò Changmin.
"Perchè mai?"
"Non...voglio che altri sappiano che sono qui"
"Bene però...dovresti chiamare i tuoi amici per farti venire a prendere e soprattutto per avvertirli che sei vivo. Saranno preoccupatissimi." dichiarò Lee.
"No. Voglio...voglio che loro pensino che sono morto."
"Cosa? Ma sei impazzito? Stai tentando di far prendere un infarto a metà Asia?"
Changmin scosse il capo.
"Non capisci...è importante per me. Non voglio più vivere come Max Changmin, io...per tutto il mondo da oggi sono morto"
Lee guardò sconvolto Changmin.
Ma cosa passava per la testa a quel ragazzo?
Era forse impazzito?
"Ascolta io...non voglio farmi gli affari tuoi ma non credi di stare esagerando? Qualunque cosa sia successa pensaci bene. La posta in gioco è troppo alta." disse Lee cercando di farlo ragionare.
Changmin sorrise tristemente.
Quale posta in gioco?
Lui in realtà aveva già perso tutto.
E pensò a Junsu e Yocchun mano nella mano quella mattina.
E pensò alle loro parole nel bagno.
E pensò al bacio di Junsu la sera prima.
No.
Non c'era più nessuna posta in gioco, la verità è che forse avrebbe evitato di far soffrire Yocchun e Junsu.
Il dolore per la sua morte sarebbe passato prima o poi.
"No. Non ho nulla da perdere, non più. Troverò un lavoro, qualsiasi cosa ma...voglio che tutti sappiano che Max Changmin è morto." disse seriamente Min.
Lee sospirò.
Infondo lui non era nessuno per far cambiare idea a Changmin.
Non poteva mica cambiare tutto con uno schiocco di dita?
Si alzò dal divano dirigendosi verso il telefono.
Changmin lo guardò confuso.
"Non andiamo all'ospedale, chiamo la mia amica e la faccio venire qui. Almeno non ti vedrà nessuno" spiegò Lee mentre componeva un numero.
Changmin sorrise.
Nonostante dentro di lui il vuoto cominciasse a prendere il sopravvento.
Nonostante la nostalgia cominciasse ad appropriarsi del suo corpo.
Doveva resistere.
Non poteva più soffrire così.
Doveva solo chiudere un capitolo della sua vita.
E quello era un buon passo in avanti.
La gente andava e veniva.
Molti camion si erano fermati poco lontani dalla sua nuova casetta.
Era ormai più di una settimana che non usciva per non farsi vedere dagli agenti che cercavano il suo corpo giù perso in quel profondo oceano.
Sorrise tristemente.
Nessuno lo avrebbe trovato.
Nessuno avrebbe visto il suo corpo privo di vita abbandonato sulle rocce della scogliera perchè...lui non era morto.
I fan accorrevano da tutto il mondo, tutti vestiti di nero.
Tutti tristi e tutti piangevano per la sua scomparsa.
Dalla finestra della sua camera guardava poco lontano.
Poteva benissimo vedere la piccola stradina che aveva percorso quel giorno.
Poteva vedere benissimo le migliaia di persone che si erano radunate in quel posto.
Tutte li per un ultimo saluto a lui.
Sorrise.
Forse anche lui doveva scendere.
Indossò gli occhiali e il cappello, avvolse una lunga sciarpa nera intorno al collo cercando di coprire il viso.
Il giubottino di Jeans portava il colletto rialzato per nasconderlo al meglio.
"Io vado" disse prima di uscire voltandosi verso Lee che in cucina preparava il pranzo.
"Min ricordati che puoi sempre ripensarci." disse Lee guardandolo apprensivo.
Changmin sorrise di nuovo.
No.
Non poteva più ripensarci.
Uscì dalla porta e si incamminò verso il luogo in cui tutti i fan erano radunati.
Pronto a dare un ultimo saluto al suo vecchio io.
Arrivò alla stradina e si nascose dietro un albero lontano da tutti.
Nessuno lo fissava.
Nessuno lo scrutava.
Tutti troppo presi a pregare per Max, tutti troppo presi a piangerlo.
Le note di Proud si propagarono nell'aria.
I suoi amici erano li sulla scogliera che guardavano giù.
Il suo cuore si fermò.
Sapeva che un pezzo di sè per quanto volesse mentire, sarebbe rimasto con loro.
Infondo quei ragazzi erano tutto per lui.
Erano la sua vita.
Ma...non poteva tornare sui suoi passi, non voleva.
La voce di Junsu raggiunse le sue orecchie.
Era così triste.
Distrutta.
Era la voce di una persona sull'orlo di una crisi.
Non era il suo Junsu quello.
Sentì male al cuore.
Stava facendo così male ai suoi amici.
Che ipocrita che era.
Ma...non poteva ritirarsi.
No.
Le lacrime cominciarono a scivolare copiose dai suoi occhi.
Si voltò ripercorrendo la strada e tornando a casa.
La sua nuova vita cominciava da li.
** Fine flashback
"No. Non sto per niente bene." rispose guardando Lee accanto a sè.
Nonostante le luci fossero proiettate interamente sul gruppo, nonostante il buio li circondasse, i dolci occhi azzurri di Lee si posavano su di lui infondendogli coraggio.
Era strano.
Erano passati ormai tre anni e...in realtà sapeva ben poco di quel ragazzo che lo aveva preso a vivere con sè e che lo aveva trattato come se fosse un fratellino.
Sapeva che questi non era Coreano ma Americano, non aveva mai saputo perchè il ragazzo era andato via dall'America e si era rifugiato in quel posto sperduto lontano da tutti...eppure, anche se non conosceva il suo passato in realtà credeva di conoscerlo benissimo.
Sapeva quando era triste perchè i suoi occhi perdevano quella lucentezza che li caratterizzava.
Sapeva che aveva paura dei lampi e ogni qualvolta un temporale si scaraventava con forza sul piccolo paesino dormiva con lui facendogli coraggio.
Sapeva che era allergico al polline e alla polvere.
Sapeva che prendeva il caffè senza zucchero.
Sapeva piccole cose di lui che...per quanto piccole per lui erano importanti, e piano piano aveva cominciato ad affezionarglici...
Gli voleva bene.
Non voleva lasciarlo.
In realtà per quanto potesse sembrare forte, era infondo un ragazzo fragile un ragazzo che aveva perso troppo presto l'affetto dei suoi cari e...aveva bisogno di lui.
Guardò sul palco.
I suoi amici erano li che cantavano felici.
Yocchun e Junsu si guardavano sorridendo.
Il suo cuore perse un battito.
Di nuovo quel dolore.
Di nuovo si sentiva perso e...solo.
Aveva perso così tanto in quei tre anni.
I suoi amici erano li e indipendentemente dalla sua fine erano andati avanti, infondo era giusto, non potevano fermarsi e non vivere più.
Ma nonostante sapesse che era giusto, dentro si sentiva triste e...tradito.
Ma sapeva che l'unico traditore li era lui.
"Lee usciamo" disse stringendo la mano al compagno.
"Min non dire scemenze non andartene proprio ora"
Changmin guardò Junsu.
Come era bello.
Aveva mantenuto i suoi lineamenti dolci e la voce melodiosa ma...qualcosa in lui si era trasformato.
Aveva fatto crescere i capelli.
Proprio come piacevano a lui, biondini e lunghi.
Era splendido.
Quanto lo aveva amato.
E quanto lo amava ancora.
Sospirò.
"Lee è una cosa che devo risolvere io usciamo." disse voltandosi e dirigendosi verso l'uscita.
***
Un mare di gente.
C'era così tanta gente a quel concerto, ma era normale.
Ormai non si stupiva più, erano così famosi che sarebbe stato strano se non ci fossero state tutte quelle persone.
Eppure quella sera sentiva qualcosa di strano.
Guardò Yocchun accanto a sè e un brivido gli attraversò la schiena.
Era felice.
Dopo così tanto tempo era di nuovo felice.
Aveva fatto l'amore con lui e gli aveva detto che lo amava, sapeva di aver reso felice l'amico ma lui lo era ancora di più.
Finalmente aveva messo da parte il dolore e la tortura che lo avevano avvolto per tre lunghi anni.
Aveva amato Changmin con la sua anima, il suo cuore e la sua mente.
Lo aveva amato davvero.
E continuava ad amarlo.
E lo avrebbe sempre amato perchè Changmin era la sua vita.
Ma sapeva che ormai lui non c'era più, doveva farsene una ragione e continuare ad andare avanti, non poteva restare appeso ad un ricordo perchè prima o poi questo si sarebbe spezzato e lui sarebbe caduto giù.
Doveva andare avanti e sapeva che...doveva farlo con Yocchun.
L'unica persona che in quei tre lunghi anni non si era mai arresa, l'unica persona che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice, l'unica persona a cui non importava essere trattato male da lui, in ogni caso cercava di stargli vicino.
Era l'unica persona che gli si fosse dedicata con l'anima e con il corpo.
E...voleva che quella persona fosse accanto a sè sempre.
Guardò tra il pubblico.
C'erano così tante ragazze.
Il suo occhio cadde su due ragazzi nella folla.
Uno di loro indossava un cappellino e degli occhiali ed era infagottato sino al collo.
Con una sciarpa bianca nascondeva il suo viso.
L'altro non poteva vederlo bene.
Era così buio.
Continuò a cantare.
Qualcosa vibrò nel suo stomaco.
Qualcosa come una vertigine.
Cosa succedeva?
Guardò Yocchun che cantava sereno saltellando sul palco come un matto.
Sorrise.
Era proprio felice il suo...ragazzo.
Arrossì di botto.
Era vero, ora lui e Yocchun stavano insieme.
E non gli sembrava possibile.
Guardò di nuovo tra il pubblico dove aveva visto quei due ragazzi.
Probabilmente anche loro erano fidanzati.
Uno di loro stava parlando all'altro.
Chissà, forse si stavano scambiando parole d'amore.
No.
Uno dei due si voltò andando via e lasciando l'altro ragazzo da solo.
Guardò il ragazzo che si allontanava e...non era possibile.
Un senso di vuoto si propagò dentro di lui.
Quella era...la stessa camminata di Changmin.
E...quelle spalle.
Quel corpo.
No.
No, stava immaginando tutto.
'Non farti prendere dal panico non è lui. Lui è morto' pensò continuando a fissare il ragazzo che si allontanava.
Era così dannatamente simile a lui.
E non si accorse di essersi fermato.
E non si accorse di aver fatto cadere il microfono.
E non si accorse di quei milioni di fan che lo guardavano spaesati.
No.
Quello non era Changmin.
***
"Junsu sei sicuro di stare bene?"
Era la quarta volta che Jaejoong chiedeva a Junsu se stesse bene.
E per la quarta volta non riceveva risposta.
Il loro amico continuava a piangere convulsamente tra le braccia di Yocchun che gli accarezzava dolcemente i capelli.
Yunho guardava preoccupato l'amico.
Non capiva cosa fosse successo.
Ad un tratto Junsu si era bloccato sul palco e...aveva cominciato a piangere cadendo a terra.
Nessuno aveva avuto la forza di continuare e avevano interrotto il concerto a sole tre canzoni dalla fine.
I fan per fortuna non avevano protestato ma anzi avevano dimostrato ancora una volta il loro affetto urlando parole di conforto nei confronti di Junsu.
E davvero non si spiegava il perchè del comportamento dell'amico.
"Junsu amore puoi spiegarci cosa è successo?" chiese Yocchun mentre asciugava le lacrime sulle guance di Junsu.
"L'ho...ho...l'ho visto" rispose questi continuando a piangere.
"Visto? Ma chi?"
"C...Changmin"
Il silenzio cadde nella sala interrotto solo dal pianto di Junsu.
E...una moltitudine di domande si faceva strada nelle loro menti.
Junsu aveva visto Changmin?
Com'era possibile?
Come poteva aver visto un fantasma?
Yocchun sospirò.
Forse il senso di colpa per quello che aveva fatto la sera prima si faceva sentire.
Forse Junsu si sentiva un traditore per quello che avevano fatto.
Lo strinse forte a sè.
Non poteva fare o dire nulla se non infondergli un pò di coraggio.
"Junsu...forse hai confuso qualche persona con lui. Magari qualcuno che gli assomigliava" disse Jaejoong abbassandosi e accarezzandogli i capelli.
Junsu saltò su come una molla.
"Non dirlo! Non confonderei Changmin con nessuno. Tutti ma non lui...so bene che mi credete un pazzo, mi credo anche io pazzo ma...quella camminata quel corpo era...era Changmin." urlò con le lacrime che continuavano imperterrite a scivolare giù dai suoi occhi.
Jaejoong lo guardò sconvolto.
Era veramente triste il loro Junsu.
Cosa potevano fare?
"Scusami Juju non ti crediamo pazzo, non pensarlo" disse rialzandosi e dirigendosi verso Yunho.
"Ragazzi la macchina ci attende, torniamo in albergo magari parleremo meglio li" disse Yunho uscendo dalla stanza.
Quella situazione era diventata veramente insopportabile.
Jaejoong camminava dietro di lui tenendogli la mano, seguito a ruota dagli altri due.
"Non credete di aver dimenticato qualcuno?"
Una voce.
Alle loro spalle.
Una voce che conoscevano bene.
Un tono, un timbro che avevano ormai stampato nella loro memoria.
Si girarono contemporaneamente.
Changmin.
Era li, le braccia incrociate e..sorrideva.
Junsu sussultò.
Era li, era lui era il suo Changmin.
Non ci credeva.
Era un fantasma?
Allora era davvero lui?
Non riusciva a crederci.
Non riusciva a formulare un pensiero concreto.
Guardò la persona che per tre lunghi anni aveva sperato di rivedere.
Guardò il suo unico amore.
La testa cominciò a girare vorticosamente e le gambe a tremare.
Il buio si impossessò di lui e non si accorse di essere svenuto tra le braccia di Yocchun.
13 capitolo
°Impossible Love°
"Ho sempre pensato di dovermi comportare meglio in vita mia.
Ho sempre cercato di fare del mio meglio per essere una persona buona per poter incorrere nelle grazie di Dio una volta morto.
Ho sempre visto la morte come una fine, come qualcosa che ti prende e ti porta via dal mondo che hai amato e odiato nella tua vita più di qualsiasi altra cosa, l'ho sempre vista come un capitolo di chiusura di quello che era il libro della tua vita, qualcosa di crudele che ti strappa alle persone che ami e a cui vuoi bene.
L'ho pensato anche quando Min è morto.
Il mio piccolo Min, gli ho sempre voluto un bene dell'anima, per quanto potessimo litigare abbiamo sempre cercato di andare d'accordo, io da bravo leader cercavo di aiutarlo per qualsiasi cosa, lui aveva difficoltà nel ballo ed io ero li pronto a dargli ripetizioni, lui aveva problemi con gli altri ed io ero li pronto per risolvere la situazione, lui stava male ed io ero li pronto a tirarlo su con un sorriso.
Ho sempre cercato di farlo stare bene perchè...sapevo che non doveva essere facile per lui adattarsi in un posto dove tutti erano più grandi di lui.
Quando l'ho visto cadere giù da quella scogliera dinanzi ai miei occhi, ho visto come se un pezzo del mio cuore si stesse staccando e stesse scivolando giù, e di notte sogno ancora il suo sguardo carico di terrore e...di tristezza.
Rivedo ancora il suo corpo scivolare giù ed io immobile tento di muovermi di urlare ma...resto fisso come una statua a guardarlo cadere.
Più volte Jae mi ha chiesto che problemi avessi ma...ho sempre risposto con un 'niente' sorvolando sulla questione, anche se so che lui se n'era accorto del mio stato d'animo, mi ha sempre ripetuto che se Min era andato via, se la vita ce lo aveva strappato via così crudelmente un motivo c'era ed io...non ne avevo colpa.
Ho sempre amato Jae per questo suo lato così dolce.
Nonostante stia male dentro cerca sempre di farci stare su e di farci vedere il lato positivo delle cose, ma...so che non c'è nulla di positivo in questa storia perchè...so che l'unica causa della morte di Min sono io.
L'unica causa.
L'unica.
Mi sono sempre ripetuto mille volte che dovevo mettermi il cuore in pace e che una volta arrivato il momento adatto Dio avrebbe saputo punirmi ma...ora non so proprio cosa pensare.
Lui è qui davanti a me.
Lui è qui che ci sta parlando e sorride.
Allora...se lui è qui io non ho nessuna colpa?
Sono esonerato dalla punizione che con tanto timore aspettavo?
E...perchè lui è qui?
Ci ha mentiti tutti nascondendosi da noi, dalla sua famiglia...dai suoi più cari amici.
E questo è qualcosa che io...non accetto."
"Junsu...svegliati hey!" urlava Yocchun mantenendo Junsu tra le sue braccia privo di sensi mentre gli altri ancora guardavano sconvolti Changmin li di fronte.
E sorrideva.
Nonostante sapesse di stare facendo così male a quelle persone non riusciva a non sorridere.
E non era un sorriso normale.
Era ironico e...carico di rancore.
Perchè ora che ce li aveva davanti dopo tre anni li odiava così?
Per quale motivo sarebbe andato via altre mille volte se avesse potuto?
"C..Chang" balbettò Jaejoong respirando affannosamente mentre il suo cuore cominciava a palpitare velocemente.
Aveva realizzato in ritardo chi aveva davanti, e...ed era così surreale.
Cosa diavolo stava immaginando?
Era solo un sogno...solo uno dei suoi numerosi sogni nei quali Changmin era ancora con loro.
Doveva svegliarsi.
Non gli piaceva quel sogno lo faceva stare male.
Lo faceva sentire triste e felice e...gli procurava uno strano vuoto all'altezza del petto che pesava e faceva male.
Si voltò verso Yunho che guardava fisso Changmin con occhi sbarrati.
"Yunho...svegliami" disse serio guardando l'amico che non accennava a spostare lo sguardo dalla figura di Changmin.
"Yunho svegliami! Dammi uno schiaffo un pizzico una sberla un pugno tutto quello che vuoi ma svegliami!" urlò per farsi sentire da Yunho che meccanicamente spostò lo sguardo su di lui.
I suoi occhi erano vuoti.
Sgranati dalla sorpresa e vuoti...tristi.
Che non fosse solo un sogno?
No.
No non poteva essere così, Changmin era morto e...non poteva perdersi in queste fantasie.
"Cosa diavolo ci fai tu qui?"
Una domanda.
Semplice e coincisa, senza troppi giri di parole.
Una voce fredda.
Metallica.
Jaejoong si voltò verso Yocchun che sostenendo Junsu aveva parlato in modo così freddo al fantasma di Changmin.
Fantasma?
Già non poteva essere altrimenti era un fantasma.
"Ciao anche a te Yocchun mi fa piacere rivederti dopo tre anni" rispose Changmin mantenendo la stessa espressione ironica.
I due si guardarono.
Yocchun era arrabbiato.
Junsu era perso tra le sue braccia e...non capiva cosa diavolo stava succedendo perchè...perchè era umanamente impossibile che quello fosse Changmin quindi...due erano le opzioni plausibili, o quello era un fantasma venuto li per prendersi il suo Junsu o...era un fan che si era fatto una plastica facciale e tentava di passare per Changmin.
"Già...il piacere è mio. Ora mi dici chi sei e che vuoi da noi?"
Jaejoong seguì la scena confuso.
Non capiva.
Non sapeva che doveva fare, quello era davvero un fantasma o era il suo Changmin?
E perchè se tre anni prima era morto, ora era li dinanzi a loro e sorrideva?
Si girò di nuovo verso Yunho che ancora fissava incredulo il ragazzo dinanzi a lui.
Gli strinse una mano.
Ma Yunho nemmeno se ne accorse.
"Sono Changmin. So che è squallido dirla così ma...non sono morto. In questi tre anni sono stato via scambiandomi per morto e...sono tornato per poter parlare ancora una volta con voi." disse il ragazzo cambiando la sua espressione e diventando triste "ero arrivato all'esasperazione totale...non riuscivo più a vivere bene e a trovare la forza per andare avanti, non riuscivo neppure a riconoscere i sogni dalla realtà. E...quando mi sono salvato per miracolo da quella caduta, ho deciso che per il mondo Max Changmin sarebbe morto e...io sarei ritornato Shim Changmin vivendo da solo, vivendo una vita serena lontano da tutto quello che mi faceva soffrire. All'inizio credevo che foste voi e...Junsu che mi faceva soffrire ma...dopo tre anni ho capito che in realtà voi siete la cosa più bella che io abbia e...ho deciso che non potevo continuare a farvi vivere in questa terribile menzogna. Scusatemi.." disse ancora sussurrando le ultime parole.
Il silenzio calò nel gruppo.
Nessuno aveva la forza di replicare.
Nessuno riusciva a dire qualcosa.
Troppo sconvolti.
Come si fa?
Come si fa ad accettare che qualcuno che credi morto per tre lunghi anni, ritorni e...ti dica le cose più belle al mondo ma ti dica che la tua sofferenza...il tuo dolore erano completamente infondati? Come?
"Tu..." sussurrò Yunho lasciando la mano a Jaejoong.
"Tu..." continuò avvicinandosi a lui lentamente.
"Yunho so che non dovevo farlo...vi chiedo scusa" ripetè Changmin guardando l'amico con le lacrime agli occhi.
"Tu...mi hai fatto credere di...averti ucciso tu.." continuò a balbettare Yunho avvicinandosi di più a Min.
Changmin arretrò.
Cosa aveva Yunho?
Sembrava così...vuoto così sconvolto.
"Tu..non...non hai idea di come io..." continuò avvicinandosi al ragazzo.
"Scusami Yunho"
"Scusa..." sussurrò Yunho.
Guardò in basso.
"Io...CHE DIAVOLO ME NE FACCIO DELLE TUE SCUSE?" urlò portando un pugno sul volto di Changmin che perdendo l'equilibrio cadde a terra.
Yunho si avventò su Changmin picchiandolo forte.
I pugni si susseguivano uno dopo l'altro.
E..non sapeva perchè lo faceva.
Non sapeva perchè ma...la voglia di picchiarlo forte era tanta e..non poteva contenerla.
"No Yunho!" urlò Jaejoong correndo vicino al ragazzo e provando ad allontanarlo da Changmin ma Yunho troppo forte lo spinse via facendolo cadere.
Changmin piangeva sotto i pugni di Yunho e...non aveva la forza per reagire.
Sapeva di meritarli.
Sapeva che...era giusto.
Forse sarebbe morto ora sotto le mani di Yunho.
"Hey lascia stare Min" urlò qualcuno dietro di loro.
Lee arrivò correndo e spingendo Yunho liberò Changmin da quell'assalto.
Jaejoong corse accanto a Yunho.
"Stai bene?" sussurrò Lee a Changmin che senza risponderlo continuava a guardare Yunho.
Questi steso per metà a terra sospirava per la fatica.
E...non ci capiva più niente.
Perchè era così arrabbiato?
Perchè aveva reagito così?
Perchè aveva picchiato Min?
Perchè...faceva così male rivederlo?
Perchè?
"Hey...ti sei calmato?" sussurrò Jaejoong aiutandolo a mettersi seduto.
Yunho guardò negli occhi del suo Jae e...ed era come se tutto fosse tornato normale.
Come se tutto fosse tornato alla tranquillità.
E sapeva che l'unica sua cura era Jae...era il suo amore.
Sospirò.
Calde lacrime cominciarono a cadere dai suoi occhi.
Calde e copiose lacrime inondarono il suo volto.
Perchè?
Perchè stava accadendo tutto quello?
"No Yu ci sono qui io non piangere" sussurrò Jaejoong stringendolo forte mentre Yunho si attaccava disperato alla sua maglia e continuava a piangere forte.
Forse quella era veramente la punizione che Dio gli aveva riservato per i suoi peccati.
***
"Piacere io sono Hero Jaejoong ma credo che tu lo sappia già" sospirò Jaejoong poggiando una tazza di tè sul piccolo tavolino in vetro della stanza.
"Io mi chiamo Lee e...sono stato io con Min in questi tre anni" rispose Lee prendendo la tazza e facendo un inchino come ringraziamento.
Jaejoong sospirò.
Dopo la lite erano tornati in albergo attenti a non farsi vedere da nessuno.
Nonostante gli autisti e quelli dello staff fossero rimasti sconvolti nel vedere Changmin vivo e vegeto con tutti quei graffi e quel sangue, non avevano fatto domande.
A tempo debito avrebbero saputo tutto anche loro.
Avevano chiamato il manager che alla notizia era corso all'hotel e li aveva aspettati.
Changmin era con lui e...probabilmente gli stava raccontando di quegli anni trascorsi nel bel mezzo del nulla vivendo come una persona normale.
Come avevano fatto a crederlo morto?
Se solo avessero cercato meglio.
Se solo non si fossero fatti prendere dallo sconforto forse lo avrebbero trovato prima e...e lui non sarebbe stato così triste.
"Jaejoong so che Changmin vi ha mentito e..in questo momento voi siete arrabbiati con lui, e avete ragione ma...Changmin è stato male in questi anni, mantenere quel segreto è stata dura e..e credimi lui l'ha fatto solo per evitare ulteriori problemi nella band. Non prendetevela con lui, so che forse è difficile non farlo ma...non lo ha fatto con cattiveria." disse Lee guardandolo preoccupato.
Jaejoong sorrise.
"Lee, noi non ce l'abbiamo con Changmin, in questo momento lui è qui e...ed è la cosa più bella che potesse capitarci...sinceramente le menzogne ed il resto passano in secondo piano, lui è vivo ed è questa la cosa importante."
Lee portò la tazza di tè alle labbra.
"Hey siete qui?"
Entrambi si girarono e Changmin entrò nella stanza timidamente.
Jaejoong si alzò e correndogli incontro lo abbracciò con forza.
Changmin rimase di sasso.
Il calore di quelle braccia.
Il conforto che gli dava quel petto.
Non era cambiato proprio nulla...Jaejoong era ancora la sua mammina.
"Jj.."sussurrò Changmin con le lacrime agli occhi.
"Non farlo mai più. Mai mai mai più mi hai capito?" urlò Jaejoong dando un piccolo pugno sulla testa di Changmin mentre piccole lacrime di gioia cadevano dai suoi occhi scivolando lungo le guance.
"No...no non lo farò più scusa Jj scusa" disse Changmin stringendo forte l'amico.
Lee sorrise guardando i due che si abbracciavano.
Finalmente vedeva Changmin sorridere.
Finalmente il suo Min era felice.
E una tristezza si propagò dentro di lui.
La consapevolezza che arrivato a quel punto lui non serviva più.
Il suo Min era tornato dove doveva e voleva stare e lui...in quella vita non c'entrava più nulla.
***
"Yoo?" mugolò Junsu stringendosi di più a Yocchun.
"Sono qui piccolo...non temere" sospirò Yocchun.
"Quello...era veramente...era...era Changmin?"
"Mh...era lui"
Il cuore di Junsu si fermò.
Changmin, il suo Changmin era tornato.
Non era morto.
Era ancora vivo.
Era..era di nuovo insieme a lui.
Era felice.
Felice perchè non gli importava se Min lo odiava ancora o...se non lo amava più.
Era vivo ed era questo l'importante.
Poteva vederlo, poteva sentire ancora la sua voce.
Pensò a quanto gli era mancato il suo sguardo...il suo dolce sorriso...i suoi scherzi idioti o..la sua voce che cantava insieme a lui.
Un brivido gli attraversò la schiena.
Il suo Min era ritornato ed anche se non avrebbe potuto averlo accanto a sè ora...era felice lo stesso.
"Junsu..." chiamò Yocchun staccandosi da lui e guardandolo negli occhi.
Il silenzio regnava in quella stanza.
Loro due da soli stesi sul letto della camera.
Junsu alzò lo sguardo.
"Si?"
"Mi...mi amerai ancora?"
Junsu abbassò lo sguardo.
Come faceva a dire di no a quello sguardo?
Cosa doveva rispondere?
Min era...era sempre stato il suo unico amore, la sua unica ragione di vita.
Ma sapeva che nonostante tutto il suo amore non sarebbe stato ricambiato.
Sapeva che dopo aver scoperto la verità Min non avrebbe più voluto vederlo.
Guardò ancora Yocchun.
E lui...lui era stato li.
Dopo tutto quello che era successo aveva superato il suo dolore senza troppi problemi solo per dedicarsi a lui.
E lui non lo aveva mai lasciato solo.
E non si era lasciato scoraggiare dalle parole cattive che gli rivolgeva, lui non se n'era mai andato nonostante lui lo avesse mandato al diavolo più e più volte.
E...un motivo se il suo cuore batteva così forte ogni volta che lo vedeva, doveva esserci sicuramente.
"Yoo...non cambio idea da un giorno all'altro" sussurrò poggiando le sue labbra su quelle del suo ragazzo.
Yocchun ricambiò il bacio.
Perlomeno poteva sentirsi felice.
Poteva sentirsi ancora sereno.
E...sapeva che era tutta una menzogna, sapeva che Junsu amava ancora Changmin ma...a lui non dispiaceva vivere nella bugia, infondo..l'aveva fatto per così tanto tempo, perchè non continuare?
"Vogliamo andare dagli altri?" sussurrò Yocchun accarezzando le guance di Junsu.
"Mh...va bene"
E doveva farsi forza.
Farsi forza ed andare avanti.
Prima di tutto però doveva trovare la forza di guardare Changmin.
***
"Ancora non sappiamo come regolarci, non possiamo dire a mezza Asia che tu sei ancora vivo, sarebbe uno shock troppo grande ma...se sei vivo non vediamo il motivo per cui non dovresti essere nel gruppo. Dobbiamo pensarci bene capisci? Hai incasinato questa situazione e...mi dispiace ma se decideranno di non reinserirti nel progetto non potrai protestare, ti sei finto morto...e quindi se non diremo all'Asia che tu sei vivo dovrai vivere in incognito." sospirò il manager mentre con aria preoccupata guardava Changmin, perso nei suoi pensieri con il capo chino.
Erano tutti li.
Yunho e Jaejoong, Yocchun e Junsu, Lee ed il loro manager e poi...lui.
Infondo non poteva mica pretendere di tornare e di ripiombare nella vita che aveva lasciato senza affrontare le conseguenze?
"Capisco...in ogni caso mi dispiace non so ancora come scusarmi per quello che ho fatto" sussurrò mentre Lee faceva passare un braccio sulle sue spalle e lo stringeva a sè.
Junsu guardò Changmin perdersi nell'abbraccio di Lee e...strinse forte un pugno.
"Mi dispiace Changmin ma queste sono le conseguenze delle tue azioni..e devi prenderti le tue responsabilità" continuò il manager.
Lee continuò a stringere Changmin tremante tra le sue braccia.
Perchè? Perchè doveva stringerlo così?
Chi diavolo era quello?
E perchè Changmin si lasciava coccolare così? Strinse di più il pugno.
"Lo so...non ho mai detto di avere ragione e non ho mai detto di pretendere qualcosa, ma...se ce ne fosse la possibilità io vorrei ritornare nel gruppo" disse Changmin serio.
"Stai calmo Min" sussurrò Lee al suo orecchio.
"Lo so caro ragazzo ma...senti se posso permettermi che rimanga in questa stanza, dalla tua finta morte sono successi un sacco di casini alla SM, e...Lee Soo - Man è molto arrabbiato con te è già tanto se non ti ha querelato. Ma per come è fatto mi aspetto che lo farà da un momento all'altro, sta aspettando solo il momento in cui tu per l'Asia sarai resuscitato anche perchè per il momento non può querelare un morto" sospirò l'uomo mentre Min guardava Lee preoccupato.
'Smettila di stringerlo a te' pensava Junsu mentre stringeva forte un pugno arrivando quasi a conficcarsi le unghie nella carne.
"Combatteremo..." affermò Yunho.
Tutti si girarono verso di lui.
"Combatteremo per riavere Min con noi e per fare si che Soo-Man non gli faccia nulla, ci siamo noi e con noi le Cassiopeia...siamo forti, combatteremo" spiegò allora il ragazzo mentre Jaejoong sorridendo gli stringeva una mano.
Era ritornato il suo Yunho per fortuna.
Changmin lo guardò confuso, perchè ora voleva aiutarlo?
Fino a poco prima lo avrebbe ucciso a suon di pugni ed ora lo sosteneva.
Il manager sospirò alzandosi "ragazzi io vi farò avere notizie al più presto ma...non so se dirvi che andrà tutto bene o meno, spero solo che voi non facciate guai." disse dirigendosi poi verso la porta e facendo un piccolo inchino uscì.
I ragazzi si guardavano confusi l'uno con l'altro.
"Changmin... - cominciò a dire Yunho titubante - volevo...scusarmi per prima. In realtà averti qui è la cosa più bella per me è solo che...non so cosa mi sia preso io...non ero in me, la frustrazione di questi tre anni si è accumulata ed è fuoriuscita in una volta in un modo sbagliato scusami ti prego."
Changmin sorrise a quelle parole alzandosi e avvicinandosi a Yunho.
"Ancora amici?" disse allungando una mano verso di lui.
Yunho evitò la mano di Changmin ma alzandosi lo abbracciò forte.
"Io...non puoi capire quanto sia felice di averti qui Min...non...puoi saperlo." disse Yunho emozionandosi.
Changmin abbracciò forte Yunho.
Si che lo sapeva.
Perchè...anche lui era felice di averli li con lui.
"Comunque, ora che sei qui...puoi dirci chi è questo ragazzo e perchè è con te?" chiese Yocchun indicando Lee.
Gli altri annuirono curiosi.
Tutti...tranne Junsu.
Lee guardò Junsu che ricambiava apatico il suo sguardo.
Entrambi si guardarono.
Entrambi si contendevano la stessa cosa.
Lee sorrise dolcemente.
Perchè in effetti...lui aveva già vinto.
E Junsu questo...lo sapeva.
"Ah si scusate..." disse Min sedendosi di nuovo accanto a Lee e prendendogli una mano tra le sue "Lui è Lee, mi ha salvato quando sono caduto dalla scogliera, se...non fosse stato per lui io...sarei morto davvero. E...ho vissuto con lui, è stato la mia roccia in questi tre lunghi anni senza di lui non avrei mai trovato la forza di andare avanti."
Lee lo guardò sorridendo.
"Questo ragazzo esagera sempre...non ho fatto assolutamente nulla di che, cose che avrebbero fatto in tanti. Solo che...in realtà è stato Min ad aiutare me...prima di incontrarlo mi sentivo così solo e...dopo il suo arrivo tutto è cambiato, le mie giornate hanno cominciato ad avere un senso." spiegò il ragazzo.
Gli altri guardavano incantati i due.
Gli occhi chiari di Lee attiravano la curiosità dei ragazzi che però troppo timidi per chiedere qualcosa al riguardo.
"E...voi ragazzi? A parte gli gli ultimi due cd avete novità?" chiese Min.
"Beh si...io e Yunho stiamo insieme" sorrise Jaejoong stringendo la mano a Yunho.
Min sorrise mentre Lee gli accarezzava una gamba. "Finalmente...era pure ora"
'Lascialo dannazione' pensava Junsu
"Come era pure ora?" chiese Jaejoong confuso
"Andiamo...solo un ceco non avrebbe visto che tra voi c'era qualcosa di più forte di una semplice amicizia" spiegò Changmin.
Jaejoong arrossì di botto.
"Ma quando mai? Ooooh andiamo Changmin è vero che esageri sempre.."
Min rise.
Era vero...non erano cambiati affatto.
Si voltò verso Junsu e Yocchun che si tenevano anch'essi per mano.
Erano così silenziosi.
Quelle mani intrecciate lo fecero sentire perso...triste.
Strinse inconsciamente di più la mano di Lee.
"E...voi avete novità?" chiese
Yocchun abbassò lo sguardo.
"Si io e Chun siamo fidanzati" rispose Junsu serio.
Yocchun alzò lo sguardo sconvolto.
Junsu...lo aveva ammesso?
Lo aveva detto a Changmin?
Era..un sogno?
Changmin si intristì.
'stupido cosa pensavi? di trovarlo solo e sconsolato che ti aspettava? Dovevi saperlo...' pensò tirando fuori il sorriso più falso che avesse.
"Come mai? Vi...eravate lasciati?" disse meccanicamente senza distogliere lo sguardo dai due.
Nessuno rispose.
Changmin ancora non sapeva la verità.
"Bene ragazzi allora...direi di festeggiare il ritorno di Changmin con una bella festa che ne dite?" saltellò entusiasto Jaejoong cercando di cambiare argomento guardando gli amici.
Changmin sorrise.
E finalmente dopo tre anni...si sentì di nuovo a casa.
***
"Dannazione!" urlò sbattendo un pugno contro lo specchio.
Che delusione.
Che tristezza.
Che amarezza.
Non riusciva a credere che dopo tre anni passati a piangere, che dopo tre anni passati nel dolore più totale che dopo anni ed anni passati a pensare solo a lui e a sperare solo nel suo amore, lui potesse ritornare come se nulla fosse per di più con un'altra persona al suo fianco.
E non lo accettava, e non ce la faceva a vedere il suo Changmin con qualcun altro che non fosse lui.
Changmin lo aveva amato, lo aveva detto anche Jaejoong, e...e lui era stato lo stupido che non se n'era accorto.
Ma dopo tre anni un amore non può scomparire così.
Che Jaejoong avesse mentito quel giorno?
O che magari Changmin avesse trovato la felicità da qualche altra parte?
Infondo lui non gli aveva mai fatto capire di amarlo ed anche durante il loro ultimo incontro prima di quella tragedia, aveva fatto capire a Changmin di amare Yocchun trascinandoselo per mano in giro per casa.
'Ma che diavolo hai nella testa banane fritte al posto del cervello?' pensò sospirando e poggiando la testa allo specchio del grande bagno nella sua stanza d'albergo.
Gli altri erano in fibrillazione per la festa di Changmin, persino Yocchun si stava facendo in quattro per organizzare tutto mentre lui...lui non poteva fare altro che stare una schifezza.
Non poteva lasciare Yocchun, nonostante sapesse che il suo amore per Changmin era ancora vivo dentro di lui non poteva deludere così quel ragazzo che si era accorto, anche se con tanto ritardo, di amare sul serio.
Quando vedeva Yocchun il suo cuore sussultava di gioia, e si sentiva protetto e felice.
Però...quando vedeva Changmin era tutt'altra cosa.
Quando Changmin era con lui si sentiva in paradiso, diventava euforico e...il suo cuore palpitava talmente forte che sarebbe potuto saltare fuori dal petto, le gambe gli tremavano e non poteva fare a meno di guardarlo.
Allora...se avesse paragonato i due effetti quale di questi sarebbe potuto essere amore?
Ma ora Changmin aveva quel Lee.
E...non capiva perchè.
Il suo Min non aveva bisogno di Lee.
Il suo Min non aveva bisogno di altri a confortarlo.
Il suo Min non aveva bisogno di altre dolci parole oltre alle sue.
Il suo Min non aveva bisogno di nessun altro se non di lui.
"Dannazione" sussurrò guardandosi allo specchio.
Ma che cosa stava diventando la sua vita?
Perchè tutta quella confusione?
Toc Toc.
Sussultò sentendo bussare alla porta della stanza.
Chi era?
Credeva che tutti fossero alle prese con i preparativi.
Uscì dal bagno dirigendosi verso la porta della stanza.
E l'aprì.
E morì.
Changmin era li dinanzi a lui.
Bellissimo ed impeccabile come il suo solito.
E...sarebbe volentieri morto con una visione come quella davanti.
Dio quanto gli era mancato il suo profumo.
Un profumo esotico, di quelli che non compri nelle profumerie, ma di quelli che ti impregnano la pelle e ti rendono unico.
"Min? Ciao" disse dolcemente Junsu sorridendo.
"Scusa se ti disturbo ma...mi hanno cacciato via perchè non volevano che stessi tra i piedi mentre organizzavano tutto e...visto che sei solo ho pensato di venire da te" disse Changmin addolcendo il tono di voce.
Dio quanto era bello il suo Junsu, non era cambiato di una virgola.
Era sempre il suo dolce cucciolo, il suo dolce amico.
La sua metà.
"Mh...entra" disse l'amico spostandosi dalla porta e facendo entrare Changmin.
Il suo cuore stava impazzendo, molto probabilmente l'intero hotel stava ascoltando quei forti battiti assordanti.
Changmin entrò dirigendosi verso il divano e sedendovici sopra.
"Ooooh com'è comodo" mugolò come un bambino dell'asilo prendendo un cuscino e stringendolo tra le braccia "l'aereo era così scomodo che non ti dico, finalmente un pò di morbidezza"
'Dio quanto mi sei mancato' pensò mentre pronunciava quelle parole sperando di risultare il più vero possibile.
Ed in realtà non era vero che l'avevano cacciato via.
Non era vero che non sapeva cosa fare.
Voleva solo vederlo e stare con lui.
Dopo tutto quel tempo...
Lui, la causa della sua finta morte.
Junsu gli si avvicinò sedendosi di fronte.
"Ci credo. Avrai fatto anche tantissime ore di viaggio"
Changmin annuì "e le hostess per la prima volta erano racchie. Una di loro mi odiava si vedeva, forse così incappucciato mi avranno scambiato per un kamikaze" rise seguito a ruota da Junsu.
'Come sei bello...' pensò Junsu guardando Changmin ridere.
Quanto gli era mancato quel sorriso.
Quanta grande era stata la paura di non rivederlo mai più.
"E tu stai bene?" chiese Changmin dolcemente.
Troppo dolcemente.
Non sapeva cosa rispondere.
Stava bene?
Fino a pochi giorni prima aveva pensato di morire dal dolore ed ora invece...rivederlo li dinanzi ai suoi occhi lo faceva sentire sereno e felice.
"Diciamo...la notizia della tua morte ci ha sconvolti tutti"
"Ti...ti ho visto cantare"
Junsu guardò confuso Changmin che abbassava lo sguardo.
"Cosa?"
Non capiva cosa intendesse l'amico.
"Il giorno del mio funerale io...ero li e ti ho visto cantare per me" spiegò Min continuando a mantenere lo sguardo basso.
Aveva vergogna.
Vergogna di esporre così i propri sentimenti.
E paura.
Paura di quello che avrebbe detto Junsu.
Ora stava con Yocchun non lo amava più, non era più niente per lui.
"C'erano anche tantissime altre persone che cantavano con me" sorrise malinconico Junsu
"Si ma...nel mio cuore è arrivata solo la tua voce"
Il cuore di Junsu prese a battere ancora più forte in seguito a quelle parole.
Ricordò il giorno del funerale di Changmin, ricordò di quanto dolore avesse provato.
Ricordò di quella canzone.
"Io...in quel momento sarei saltato volentieri giù se avessi avuto la certezza di venire da te" sussurrò Junsu alzandosi e abbassandosi di fronte a Changmin.
Viso a viso.
I loro occhi uniti.
Quanto gli era mancato quel calore.
"Da me? Perchè mai...qui avevi tutto" chiese Changmin.
"No...qui non avevo niente. Perdendo te io ho perso la mia vita."
Changmin guardò Junsu arrossire.
Come era tenero.
"Ti ho...amato così tanto." sussurrò Changmin accarezzando una guancia a Junsu che sussultò.
Quelle parole.
Dio solo sapeva per quanto tempo aveva desiderato sentirsele dire.
Per quanto tempo aveva immaginato quel momento.
Ed ora le aveva sentite.
Min il suo Min le aveva appena dette, e non era uno dei suoi soliti sogni o fantasie, erano la realtà.
"A...amato?" chiese titubante.
Aveva paura.
Paura che tutto potesse scomparire quasi per magia.
"Mh...Ti ho amato dal giorno in cui ci incontrammo in quel parco, dalla prima volta che i miei occhi si persero nei tuoi che sono la cosa più bella che abbia mai visto...ti ho sempre amato Junsu ma...non potevo dirtelo, sapevo che i miei sentimenti non erano corrisposti quindi, decisi di lasciar perdere tutto dall'inizio e..cercavo di uscire con ragazze diverse ogni volta ma...nessuna riusciva a farmi dimenticare te, il tuo nasino dolce, il tuo sorriso da bambino i tuoi occhi così belli. Tu eri la mia aria la mia fonte di vita, il tuo profumo era come l'ossigeno per me. Poi però hai deciso di stare con Yocchun e...ho capito che per me non c'era posto nel tuo mondo, almeno non in quel senso" disse Changmin mentre Junsu incredulo ascoltava quelle parole che procedendo l'una dopo l'altra gli facevano male.
E graffiavano, graffiavano logorandogli il cuore e squarciandogli l'animo.
Changmin provava i suoi stessi sentimenti e lui...non solo non se n'era mai accorto ma, convinto di farlo ingelosire lo aveva fatto stare male, lo aveva fatto soffrire da cani e per un pò di tempo ci aveva pure goduto.
Che razza di mostro era?
Perchè Dio lo lasciava ancora in vita?
"Changmin io...devo dirti una cosa. So che molto probabilmente dopo questo non vorrai vedermi più e mi eviterai come la peste e soprattutto ti farò schifo ma...non posso più mentirti." sussurrò Junsu stringendo forte le mani di Changmin continuando a restare inginocchiato dinanzi a lui.
"Dimmi.."
"Prima di tutto voglio dirti che ricordo quel giorno come se fosse ieri, ricordo tutto di quella mattina al parco e...da allora sei entrato dentro di me dentro il mio cuore senza abbandonarlo mai. Anche io ti ho amato Changmin da quel giorno ti ho amato più di me stesso e...qualsiasi cosa facessi pensavo se tu l'avresti apprezzata o meno. Non ti conoscevo neppure e già ti amavo. Quando ho visto che eri nella band io...non credevo ai miei occhi, sembrava un sogno, un bellissimo sogno. Changmin non sai quanto io ti abbia amato, ho sempre ricambiato i tuoi sentimenti dei quali però non ero al corrente, le tue parole, i tuoi gesti tutto di te era fondamentale per me e credevo che senza non sarei andato avanti. Quando ho visto che cominciavi ad uscire con una ragazza diversa ogni sera ho... - Junsu si fermò lasciando Changmin e dirigendosi verso la finestra.
Doveva dirglielo, farsi forza e confessargli il suo peccato.
Guardò fuori, le auto si susseguivano nel caos della città, persone che andavano e venivano come tante formichine, il sole tramontava dietro i grattacieli.
Tutto era normale.
Tranne che nella loro stanza - ho architettato una messinscena con Yocchun. Abbiamo fatto credere a tutti che stavamo insieme solo...per poter attirare la tua attenzione e farti ingelosire, ma poi ho visto che hai cominciato a trattarmi male con il passare del tempo e...e allora pensavo che mi odiassi. Ma nonostante tutto ti amavo, ti ho sempre amato e...e quando pensavamo che fossi morto il mio mondo era finito era completamente andato a pezzi. Ho cominciato a ricostruirlo piano piano con l'aiuto degli altri e di Yocchun e...ci siamo messi per davvero insieme. Io...so che dopo questo non vorrai più vedermi - Junsu si fermò mentre piccole lacrime scendevano dai suoi occhi. E faceva troppo male, era troppo difficile. A breve Changmin gli avrebbe urlato in faccia tutto il suo disprezzo e lo avrebbe lasciato ancora una volta - io lo so che mi disprezzerai ma...l'ho fatto perchè ti amavo e volevo solo che ti accorgessi di me." disse Junsu continuando a piangere e poggiando la fronte al vetro.
Doveva smetterla di piangere come un bambino.
Ma...non ce la faceva era più forte di lui.
Sentiva già Changmin alzarsi dal divano, i suoi passi.
Sarebbe uscito da quella porta e non lo avrebbe rivisto mai più.
Se lo sentiva.
Due braccia gli circondarono la vita e si ritrovò poggiato dolcemente sul petto di Changmin.
Era lui perchè...avrebbe riconosciuto il suo odore tra mille.
E...perchè Changmin lo stava abbracciando? Era il suo modo per dirgli che gli faceva schifo?
"Scusami Junsu.." sussurrò Changmin posando sulla sua guancia un dolce bacio.
Junsu si voltò a guardarlo restando tra le sue braccia.
E si sentiva protetto, quello era il posto più sicuro dell'universo.
L'unico posto dove voleva stare.
"Perchè ti scusi tu? Dovrei farlo io.."
"Scusa perchè ho sempre mascherato quello che provavo per te, facendoti del male uscendo con persone della quale nemmeno mi importava nulla" disse Changmin stringendolo di più a sè.
I loro corpi erano l'uno contro l'altro.
I loro respiri si incontravano così come i loro sguardi.
Le loro labbra a così pochi centimetri.
"...io...io ti amo Min" sussurrò Junsu continuando a piangere e avvicinandosi al viso di Changmin baciandolo dolcemente.
Changmin chiuse gli occhi portando una mano tra i capelli di Junsu e beandosi sfiorando le sue labbra.
Ed ora il suo mondo era completo ora...tutto tornava al proprio posto per un attimo.
Sapeva che il loro era un amore impossibile, Junsu aveva per davvero Yocchun ora e...lui ancora una volta veniva messo in disparte, però...per un attimo voleva essere felice.
Che male c'era a cercare un pò di felicità anche se per pochi secondi?
Stringeva forte Junsu a sè e gli accarezzava i capelli ormai lunghi e castani chiaro, la sua lingua giocava con quella dell'amico e...tutto era perfetto ora.
Junsu si lasciò trascinare in quel bacio carico di amore.
Tutto il suo corpo tremava dal piacere e...dalla gioia.
Quello era senz'altro il momento più bello della sua vita.
Anche se sapeva che sarebbe finito e sarebbe stato solo un momento, a lui non importava perchè...era felice.
Tra quelle braccia, su quelle labbra lui...trovava la sua felicità.
'Ti amo...amo solo te' un pensiero, un semplice pensiero che balenò nelle menti di entrambi.
Un pensiero che sarebbe rimasto tale perchè...
...il loro era un amore impossibile.
°Fly Away°
"Guardando il cielo una volta avevo tante speranze e tanti sogni...mi perdevo in quel manto azzurro immaginando me stesso di ora su un palco a cantare circondato da fan che urlavano il mio nome piene di ammirazione e di amore...
Oggi guardo il cielo e...non credo sia cambiato molto, certo il mio sogno l'ho raggiunto, ma questo non vuol dire che sia arrivato al limite, sogno ancora tante cose, sogno ancora di diventare il miglior chef cantante/ballerino del mondo, sogno ancora di raggiungere la vetta con i miei compagni e con la nostra band, sogno ancora di uscire fuori dall'asia e conquistare il mercato della musica mondiale, sogno ancora l'amore.
E non mi arrendo.
Non voglio arrendermi, perchè arrendersi sarebbe come morire.
Vivere senza sogni non è un modo degno di vivere.
Continuare a camminare senza avere una strada davanti, sarebbe come sentirsi un fantasma su questa terra completamente estranea.
Ed io non voglio sentirmi un fantasma, mai.
Ci sono tante cose che vorrei dire ai miei amici.
A Yocchun vorrei dire che...capisco i suoi sentimenti, e capisco la sua sofferenza, vorrei poterlo abbracciare talmente forte da entrargli dentro e fargli tanto coraggio facendogli capire il mio affetto.
So che lui è una persona buona, lui non farebbe del male a nessuno, non ce la farebbe neppure se volesse.
In molti lo vedono come un duro, ma la verità è che lui è un ragazzo dal cuore d'oro; un ragazzo fantastico che mette sempre la felicità dei suoi cari in primo piano e poi dopo la sua...vorrei davvero che riuscisse a trovare la felicità con qualcuno che lo ami per davvero e che non abbia dubbi nel suo cuore...qualcuno pronto a lanciarsi nelle fiamme per lui.
A Junsu anche vorrei poter dire tantissime cose, cose che magari non riesco a dire a parole ma che comunque lascio capire attraverso i miei gesti.
Lui è il ragazzo con più grinta nel gruppo, attraverso il suo sorriso, attraverso la sua voce ci dà la forza per continuare ad andare avanti quando siamo stanchi e sfibrati e completamente distrutti.
Riuscirebbe a smuovere una montagna se volesse.
Però...nonostante sia un ragazzo così buono e dolce, è una persona indecisa, confusa, non sa ciò che vuole. E il più delle volte questo fa soffrire sia lui che gli altri.
Io...se potessi cancellerei la sofferenza dal suo cuore.
Se avessi una gomma cancella-dolori molto probabilmente la userei su di lui perchè...anche se fa soffrire gli altri io vedo che ogni giorno che passa il suo cuore...è sempre più sull'orlo dell'oblio.
A Changmin invece, direi tutto e nulla.
Tutto perchè gli vorrei spiegare il bene che gli voglio, l'affetto che ci lega.
Molti hanno sempre fantasticato sul rapporto mio e di Changmin, ma nessuno ha mai afferrato il concetto; noi non stiamo insieme e...non ci siamo mai baciati, non siamo mai andati oltre un semplice abbraccio.
Però...il nostro rapporto è qualcosa che va oltre...qualcosa di inspiegabile, lui ha bisogno di me ed io di lui, siamo un pò come le due faccie della stessa moneta, l'una senza l'altra non esisterebbe.
E tante volte litighiamo perchè...gli faccio da mamma e lo sgrido, e lo accudisco proprio come se fosse un bambino, so che a lui queste attenzioni da una parte piacciono perchè...ancora ha bisogno di affetto, ma dall'altra danno fastidio perchè sta tentando di uscire dall'età in cui si ha bisogno della mamma...ma...per me è inutile, lo vedrò sempre come il mio piccolo Changmin che ha bisogno di me...e non credo che lo lascerò mai crescere.
E vorrei dirgli nulla perchè...nonostante tutto lui sa già cosa ho nel mio cuore e cosa sento per lui, lui sa già quel tutto che vorrei dirgli quindi...anche un solo sguardo parla per noi, anche un solo sorriso racconta il nostro bene molto più delle parole.
A Yunho...beh a Yunho non avrei nulla da dire.
Pure se volessi farmi uscire delle parole credo che con un "ti amo" direi tutto ciò che c'è da dire su quello che provo per lui.
Yunho è la mia metà, è qualcosa che mi completa facendomi sentire in paradiso anche solo con la sua presenza, è qualcosa che illumina le mie giornate dandomi la forza giorno per giorno di continuare a vivere.
Con Yunho mi sento a casa, mi sento protetto, dove c'è lui sento che c'è la mia vita e...molte volte ho provato ad immaginare la mia vita senza di lui ma...è impossibile, non ci riuscirei neppure se volessi.
Tutto quello che ho è solo merito di Yunho.
Molte volte ho tentato di scappare dalla realtà, dalla vita che mi stavo costruendo, troppe volte mi sono finto un codardo dandomela a gambe, ed ogni volta...Yunho veniva a recuperarmi con calma e dolcezza e...amore.
Con le sue parole mi lasciavo convincere e tornavo più forte di prima, più sicuro di prima.
Perchè dietro di me...c'era lui a sorreggermi.
I miei amici sono la cosa più cara che ho, e credo che se ne perdessi anche solo uno di loro molto probabilmente non riuscirei ad andare avanti...
Se ne perdessi anche solo uno"
Il tempo scuro non prometteva nulla di buono.
Il cielo che fino a poco tempo prima era colorato da un azzurro pallido, era diventato grigio scuro e...sembrava che un temporale si sarebbe presto abbattuto su di loro.
Yocchun guardava distratto le palme fuori dalla casa agitarsi in direzione del vento.
Era preoccupato.
Aveva una strana sensazione e...pensava a Junsu.
"Hey...come stai?" chiese Jaejoong avvicinandosi all'amico.
"Male Jj, sto proprio male" sospirò l'altro continuando a guardare fuori.
"Junsu si è addormentato...non capisco cosa gli sia preso tutto d'un tratto"
Yocchun non rispose.
Non sapeva cosa dire, non capiva l'atteggiamento di Junsu.
"Yocchun...lo ami così tanto?" sussurrò Jaejoong abbracciando il ragazzo da dietro.
"Se lo amo?" rispose Yocchun perdendosi in quel grigiore che incuteva quasi timore.
Se lo amava?
Certo che lo amava.
Che domanda era?
Avrebbe dato la vita per Junsu, avrebbe fatto di tutto se quel tutto avesse significato portare un sorriso sul suo bellissimo viso.
Si sarebbe ucciso se Junsu glielo avesse chiesto.
No lui non amava Junsu.
Lui viveva per Junsu, la sua anima, il suo corpo, il suo cuore...tutto, era proprietà di Junsu.
Ma sapeva che l'amico non se ne faceva nulla della sua anima del suo corpo o del suo cuore, sapeva che Junsu non voleva lui.
"Certo che lo amo...Junsu è tutta la mia vita."
Jaejoong poggiò la testa sulle spalle dell'amico chiudendo gli occhi.
Gli dispiaceva.
Dio come gli dispiaceva sentire quelle parole così cariche di tristezza.
Yocchun era sempre stata una persona solare, il 'clown' in un certo senso del gruppo, e nonostante piangesse spesso cercava comunque di non abbattersi ma...di portare sempre allegria li dove non ce n'era ombra.
Eppure ora lo stesso Yocchun che portava allegria era li davanti ai suoi occhi, ma...il sorriso era scomparso dalle sue splendide labbra, e una voce triste e piena di risentimento aveva preso il posto della voce gaia e sprizzante di energia che era solito assumere Yocchun.
"E...se...se Junsu scegliesse..beh si se...?"
"Se non scegliesse me? Jj lui ha già fatto la sua scelta e...quella scelta non sono io. - lo interruppe Yocchun continuando a perdersi guardando il cielo - vuoi sapere se lascerei il gruppo? Jj siete la cosa più bella che mi sia mai capitata. Siete un fascio di luce per le mie gornate senza senso. Se lasciassi il gruppo in questo momento senza Junsu e senza di voi io morireri...io sapevo sin dall'inizio che Junsu non mi amava, non mi sono mai fatto film, ho cominciato a vivere nell'illusione ma...infondo infondo sapevo che tutto quello prima o poi sarebbe finito. Quindi...come ho vissuto sin'ora continuerò a fare. No Jj non lascerò il gruppo"
Jaejoong strinse forte Yocchun.
Quasi volesse infondergli un pò di coraggio.
Quasi per fargli capire che lui era li e ci sarebbe rimasto.
Quasi per dirgli che non era solo.
Ma...al momento Yocchun, nonostante cercasse di sentirsi meglio sapendo che c'erano i suoi amici con lui...si sentiva solo.
Sperduto.
Stava male e non c'era niente e nessuno capace di fargli passare quel forte dolore che gli stava lacerando l'anima.
"Non capisco perchè Yunho e Changmin non si dedidono a tornare" sussurrò Jaejoong continuando a tenere la testa poggiata sulle spalle di Yocchun.
"Forse Changmin non vuole tornare"
"Mh...conosco Yunho, sarebbe capace di convincere chiunque" replicò Jaejoong.
"Forse Changmin ha davvero deciso di abbandonarci tutti..."
"No. Conosco Changmin, so che noi in questo momento siamo lo sua famiglia e so che...il gruppo è tutto ciò che ha di più caro al mondo...non ci abbandonerà"
"Ne sei così sicuro? E se non volesse più vedere me e Junsu?"
Jaejoong si staccò facendo girare Yocchun.
"Vuoi bene a Changmin?" chiese assumendo un'espressione estremamente seria.
Yocchun era confuso.
Quel giorno Jj era impazzito.
Faceva troppe domande profonde, domande alle quali lui non era preparato.
Se voleva bene Changmin?
Lo stesso Changmin che gli stava rubando Junsu?
Lo stesso Changmin che divideva la casa con lui da ormai cinque anni?
Lo stesso Changmin che si svegliava a mezzanotte e lo disturbava per fare nuovi esperimenti gastronomici combinando casini che poi Jj era costretto a riparare?
Lo stesso Changmin che un giorno gli andò vicino...ringraziandolo di esistere?
** Inizio Flashback
Ennesima città.
Ennesimo concerto.
Ennesimo albergo con stanze separate.
Ennesima festa per celebrare la riuscita del concerto.
Erano in Giappone e...ormai da un anno facevano quella vita fatta solo di concerti, balli, canzoni, comparse, fan e tanto altro...
Da un anno erano insieme ed avevano cominciato a legare gli uni con gli altri.
Sapevano che quello era un sogno che stava diventando realtà e...ed erano felici, nonostante il tempo non bastava mai, nonostante non vedessero quasi più le loro famiglie, nonostante dovessero fare ciò che gli veniva detto come se fossero schiavi, loro erano felici.
Felici perchè in fin dei conti sarebbe stato da ipocriti lamentarsi di una vita come quella, sarebbe stupido dire di non essere felice quando hai praticamente...tutto.
E loro stavano bene.
Erano all'ennesima festa di buona riuscita del concerto, tutti erano ormai ubriachi del tutto, tutti tranne Changmin e Yocchun.
Il primo era ancora 'troppo piccolo' per gli altri e quindi avevano deciso di non dargli alcolici, inutile scelta poichè Changmin aveva comunque rubato alcool di qua e di là bevendone una buona quantità ma senza ubriacarsi, a differenza di altri aveva un cervello lui.
Yocchun perchè quella sera non era in vena di festeggiamenti, troppo triste per sorridere.
"Che hai?" chiese Changmin avvicinandosi all'amico seduto da solo su uno dei divanetti della hall.
"Niente" sorrise Yocchun tentando di riprendere la sua solita aria allegra.
"Non mentirmi...lo so che sei triste, lo vedo."
Yocchun sospirò.
Altro che bambino, quello era un demone.
"Non ho nulla davvero...sono solo un pò stanco, il concerto mi ha sfibrato" si giustificò Yocchun.
"Mh...già ed io sono Babbo Natale" rispose serio Changmin.
Yocchun scoppiò a ridere.
L'idea di Changmin ingrassato e vestito di rosso trainato da renne con il naso illuminato lo faceva morire.
"Ridi un altro pò mi raccomando." rispose Changmin fingendosi offeso ma ridendo anch'egli.
"No...no è che sono davvero stanco" disse Yocchun calmandosi.
La hall era deserta, c'erano solo loro due.
I festeggiamenti nel bar affianco continuavano ed entrambi non sapevano cosa fare.
"Non ti sei ubriacato? Di solito sei il primo a partire" sorrise Changmin
"No...non avevo voglia di bere...ma hey! Non dovresti dire certe cose ad una persona più grande, e poi non sono il primo a partire, il primo è Jj" rispose offeso Yocchun.
Changmin rise.
"Scherzavo permalosone. - rispose dandogli un pugno sul braccio - sei giù di corda a causa di qualche problema amoroso?"
Yocchun sussultò.
Problema amoroso?
Già...era proprio quello.
"Mh..." affermò.
Changmin chiuse gli occhi gettando il capo all'indietro.
"Ti capisco, lascia passare un pò di tempo sicuramente tutto si aggiusterà. Tanto, male che vada due sono le cose, o si accorgerà di te dandoti una risposta che sicuramente sarà affermativa visto il soggetto o...si fidanzerà con qualcun altro"
Yocchun non rispose.
Già, Changmin aveva ragione sicuramente sarebbe successa una delle due cose, il problema era che lui prima o poi se ne sarebbe accorto, ma la sua risposta non sarebbe stata affermativa, ma negativa perchè quella persona avrebbe scelto Changmin.
E non sapeva se odiarlo.
O volergli bene.
Era così dolce, un piccolo e dolce gattino come lo chiamava Jj, ignaro del fatto che stesse soffrendo per colpa sua, ignaro del fatto che Junsu lo amasse.
Così puro.
"Yocchun?"
"Mh?"
"Grazie di esistere..."
Un colpo al cuore.
Le parole di Changmin erano peggio di una fucilata in pieno petto.
"P...perchè?"
Changmin aprì un occhio.
"Come perchè? Ormai siete la mia famiglia...e...ti voglio bene. Senza di voi questo non sarebbe possibile, il mio sogno non sarebbe reale quindi...grazie di esistere." disse mentre la guance si coloravano di un leggero rossore e lui richiudeva il suo occhio.
E no.
Non poteva odiarlo.
Non ci sarebbe mai riuscito perchè...voleva troppo bene a quel piccolo e dolce gattino.
"Grazie a te...Changmin"
** Fine Flashback
"Come potrei non voler bene a Changmin? E' uno dei miei migliori amici, è come un piccolo fratellino...come potrei odiarlo?" rispose Yocchun tristemente.
"Allora Yocchun metti da parte l'orgoglio e appena tornano parla con Changmin...credimi lui sta soffrendo per Junsu ma soffre anche per te...ha paura di averti perso per sempre" sussurrò Jj affranto.
Quanti problemi, quante delusioni.
Non avrebbero mai pensato che prima o poi sarebbe tutto sfociato in un grande errore dal quale non sarebbero stati capaci di uscire.
"Si è vero...abbiamo bisogno di parlare. Comunque...vado a vedere come sta Junsu." disse dileguandosi e lasciando un Jj preoccupato che affranto scuoteva la testa.
Dei tuoni si sentivano in lontananza.
Forse da qualche parte era già cominciata una violenta tempesta.
Il cielo plumbeo non prometteva niente di buono e...non lo aiutava a placare quella sensazione di vuoto che sentiva dentro.
'Changmin' pensò triste mentre si portava una mano all'altezza del cuore.
Ad un tratto aveva sentito come un vuoto dentro di se, e le vertigini lo avevano costretto a stendersi.
Stava male e non capiva il perchè.
E soprattutto non capiva perchè Changmin continuasse a ritornare nei suoi pensieri.
Si, pensava sempre a lui, ma...non era sempre così, quando pensava a Changmin di solito si tranquillizzava ora invece...stava male.
"Junsu posso entrare?" La voce di Yocchun arrivò flebile dall'altro lato della porta.
"Entra pure..." rispose spostando lo sguardo sulla figura dell'amico che entrava lentamente nella stanza.
Il suo volto era così triste.
"Come ti senti?" chiese Yocchun restando in piedi di fronte al letto.
Junsu lo guardò sconsolato.
"Male..."
Yocchun sospirò.
Era la prima volta che si trovava in imbarazzo di fronte a Junsu, la prima volta che non trovava parole.
"Yoo siediti non stare in piedi" disse Junsu mettendosi seduto e facendo segno a Yocchun di sedersi.
Questi guardò titubante il posto che Junsu gli aveva liberato indeciso se sedersi o meno.
Negò con la testa.
Non era una buona idea.
Junsu si alzò avvicinandosi a Yocchun e prendendolo per mano lo trascinò a letto.
Yocchun era in crisi.
Era bellissimo Junsu che si preoccupava per lui nonostante stesse male.
"Scusami Junsu...se in questo periodo sei stato male a causa mia, non volevo farti pressioni...scusami ancora" blaterò Yocchun.
Junsu scosse il capo.
"Ma cosa dici?" sussurrò abbracciando Yocchun "Yoo tu non mi fai stare male...non pensarlo mai ok?"
Yocchun rimase pietrificato.
Perchè Junsu continuava a trattarlo in modo così dolce?
Nonostante tutto il male che gli stava infliggendo.
"Ok piccolo..." sussurrò Yocchun accarezzandogli i capelli.
Junsu chiuse gli occhi beandosi di quel tocco.
La sensazione di poco prima era sparita.
Scomparsa.
Come se non ci fosse mai stata.
Era sereno ora.
Tra le braccia di Yocchun.
Stava bene...forse dopotutto era bene dargli un'opportunità. Era la cosa giusta stare con lui e...amarlo.
Tanto Changmin non lo avrebbe più amato appena saputa la verità.
Forse era meglio cercare una felicità altrove.
Magari dove era certo di trovarla.
Alzò la testa guardando Yocchun che sorrise dolcemente.
"Yoo?"
"Mh?"
"Baciami"
Yocchun spalancò gli occhi.
Cosa?
Aveva sentito bene?
Stava per replicare quando Junsu si alzò di scatto avventandosi su di lui e baciandolo.
Yocchun era completamente confuso e...in estasi.
Aveva sempre sognato quelle labbra.
Aveva sempre immaginato il loro sapore.
Ed ora eccole...li sulle sue.
E...lo aveva voluto Junsu.
Junsu chiese l'accesso a Yocchun che non tardò ad arrivare.
Erano entrambi li su quel letto e...il loro bacio era qualcosa di eccezionale.
Yocchun sentì Junsu muoversi e portarsi sopra di lui mettendosi a cavalcioni e baciandolo con passione.
Indubbiamente il miglior bacio di tutta la sua esistenza.
Dio quanto lo aveva desiderato.
Ma...era davvero questo quello che Junsu voleva?
Si staccò dall'amico guardandolo con decisione.
Ora basta.
Si era scocciato.
Amava Junsu ma non ne poteva più di stargli dietro senza comprendere nulla.
Voleva certezze.
Non ne poteva più di mezze verità.
"Junsu..sono solo un gioco per te? Un passatempo per quando non c'è Changmin?"
Junsu lo guardò confuso.
Era vero.
Non aveva mai lasciato comprendere le sue decisioni a Yocchun.
I suoi pensieri, le sue paure...Yocchun sapeva tutto di lui ma...non gli aveva mai permesso di prendere parte alle sue decisioni.
Era sempre stato così.
E Yocchun acconsentiva perchè...lo amava e avrebbe fatto di tutto per lui.
Scosse di nuovo la testa.
Baciò Yocchun e sorrise.
"Voglio stare con te" sussurrò.
A volte nella vita prendiamo decisioni seguendo quello che il cuore ci dice al momento.
Forse siamo troppo impulsivi anche sapendo che prima o poi ci pentiremo.
Ma...se quel momento ci rende almeno un pò felici...perchè scacciarlo senza viverlo minimamente?
Pioggia.
La pioggia cominciava lenta a cadere bagnando tutto quello su cui si posava.
Anche lui.
Era li fisso, immobile.
La pioggia ormai diventava più forte dando inizio ad un temporale.
Ma non riusciva a camminare.
Non riusciva a fare nulla se non guardare fisso dinanzi a sè.
E dentro al suo cuore non c'era più nulla.
Non c'era più speranza.
Non c'era più gioia.
Non c'era più nulla.
Solo il vuoto.
Tremava.
Riusciva solo a tremare leggermente sotto il tocco duro del vento che sembrava volesse picchiarlo.
E...avrebbe fatto bene.
Si avvicinò al dirupo guardando giù.
Il mare agitato e scuro si stagliava prepotente sotto di lui.
Di Changmin neppure l'ombra.
"C...C..." sussurrava senza riuscire a parlare.
Era troppo.
Troppo per lui.
"C...CHANGMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN" urlò con quanto fiato avesse in gola.
Ma nulla.
Nessuna risposta arrivò.
Ansimò tentando di non pensare al dolore lancinante al petto che lo rendeva debole.
Si voltò cominciando a correre verso dove era arrivato.
Troppo incredulo per pensare a quello che stava succedendo.
Non...non voleva pensare.
Doveva chiamare aiuto.
Doveva dirlo agli altri...doveva cercare qualcuno perchè...perchè il suo amico era caduto giù ma...era vivo.
Era certamente vivo.
Era acqua.
E l'acqua non sempre ti uccide.
Arrivò in men che non si dica alla villetta scavalcando il viale e dirigendosi verso la porta.
"Aprite! Jae...Junsu Yocchun aprite...aprite dannazione aprite!" cominciò ad urlare battendo le mani sulla porta di casa, quasi volesse sfondarla con le urla disperate della sua voce.
E le lacrime non scendevano.
Si erano fermate e non si decidevano a scendere...
Si perchè...perchè c'era ancora una speranza.
Ancora.
Una.
Speranza.
Junsu aprì la finestra affacciandosi e vedendo Yunho battere forte le mani sulla porta.
Di Changmin non c'era ombra.
Jaejoong aprì la porta trovandosi Yunho addosso.
E cominciò a piangere.
Tra le braccia di Jj, sul suo petto cominciò a piangere forte.
E...no.
C'era ancora una speranza.
Ancora...
Una..
No.
Non c'era più nulla.
Changmin se n'era andato.
Inghiottito dal mare.
Junsu e Yocchun scesero sconvolti guardando Yunho ancora tremante tra le braccia di Jj.
"Yu chalmati...hey calmati" continuava a ripetere Jaejoong cullandolo dolcemente ed accarezzandolo.
"Chang...Chang..Min" sussurrò Yunho tra i singhiozzi.
"Cosa? Che stai dicendo Yu? Changmin cosa? Dov'è?"
"Changmin..."pianse Yunho senza riuscire a finire la frase.
Senza riuscire a parlare.
Piangeva.
Riusciva solo a piangere.
"è...morto" sussurrò sul pettò di Jaejoong.
Un sussurro appena percettibile.
Che arrivò forte come un urlo alle orecchie di Jaejoong.
E si lasciò cadere a terra.
Yunho ancora tra le sue braccia e lui a terra.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Lo stesso vuoto che aveva inghiottito Changmin.
Dimmi che valore ha la vita...se quando vivi fai di tutto per essere felice...
...e poi ti ritrovi senza più nulla.
Muori e perdi tutto quello per cui hai lottato.
Dimmi...che valore ha?
...e poi ti ritrovi senza più nulla.
Muori e perdi tutto quello per cui hai lottato.
Dimmi...che valore ha?
10 capitolo
°The Funeral of Hearts°
"Si dice che quando perdi una persona cara...tutto in un secondo perde senso.
Si dice che quando la vita abbandona chi ti sta più a cuore allora...niente per te è importante.
Si dice che quando la cosa più preziosa che hai ti viene portata via con crudeltà allora...ti senti perso in un mondo così grande.
Si dice che quando la persona più importante della tua vita muore allora...il tuo cuore si chiuderà per sempre e morirai dentro.
La vita non è mai facile, niente è come sembra e non puoi dare nulla per scontato.
Un attimo prima hai qualcosa e l'attimo dopo l'hai persa e...non te ne accorgi neppure.
Non chiediamo di nascere, ma...una volta su questa terra non possiamo fare a meno di scendere a compromessi con la vita provando comunque ad inseguire un pò di felicità, provando a riempire il vuoto che abbiamo dentro con i nostri sogni...provando a cercare un briciolo di speranza.
Ma alla fine è tutto inutile perchè...perchè alla fine puoi attaccarti a tutti i sogni che vuoi, puoi sperare quanto vuoi e..puoi inseguire la felicità fin quando vuoi ma alla fine non resterà nient'altro che un corpo vuoto senza più anima, nè sogni...nè speranza.
Nulla.
Non resterà nulla.
E ti chiedi perchè sei in questo mondo, ti chiedi perchè soffri così tanto se alla fine neppure te ne ricorderai, ti chiedi perchè ami, perchè gioisci..perchè piangi, perchè ridi...se alla fine non resterà nient'altro che un involucro freddo e privo di qualsiasi emozione.
Ma puoi farti tutte le domande che vuoi, puoi crucciarti quanto ti pare...alla fine non ci sarà mai una risposta degna di soddisfarti appieno, questo perchè...se scoprissi la risposta a queste domande avresti capito il senso della vita, avresti colto nel segno e...avresti spiegato il mistero più grande che avvolge l'umanità.
Nessuno può sapere chi siamo, dove andiamo e cosa cerchiamo ma...possiamo solo vivere appieno questi pochi attimi di vita cercando di goderli fino in fondo, di essere felici con tutti noi stessi almeno...fin quando la vita non decide di abbandonarci.
Eppure fa rabbia.
Fa rabbia perchè la vita è bastarda.
Perchè abbandona sempre troppo presto le persone.
Abbandona sempre velocemente il corpo di persone che vorremmo stessero ancora tanto tempo insieme a noi.
E ci fa restare soli.
Soli e senza speranze.
Soli e...tristi.
E le lacrime non possono fare altro che cadere dai nostri occhi facendo scivolare via con esse un pò del nostro dolore...
Ma è inutile perchè...quando metà del nostro cuore viene strappato e portato via senza nessun garbo allora nulla potrà mai ricucire del tutto quella ferita.
Rassegnati.
E' tutto frutto di un disegno che la stessa vita ha deciso di fare.
Un disegno che decide di cancellare ogni qualvolta non le piace più.
Puoi solo aspettare che la tua figura venga cancellata prima o poi.
E nulla più.
Rassegnati..."
Buio.
Il suo mondo ora era completamente buio.
Non c'era l'ombra di un colore, non c'era lombra di un sorriso nè di una qualche briciola di speranza, di quella speranza che per tanto, troppo tempo avevo inseguito.
Il suo cuore era stato completamente devastato.
La sua vita perdeva ogni senso, niente aveva più importanza niente poteva essere più come prima.
E sapeva che la sua vita non sarebbe più andata avanti.
Nessuna lacrima.
Dai suoi occhi non era caduta neanche una singola lacrima, nulla...
Forse perchè il suo cuore ancora si rifiutava di accettare quello che era successo.
Forse perchè la sua mente si era barricata dietro un muro fatto di illusioni e...ed era rimasta indietro di una settimana.
Forse perchè...ancora non riusciva a credere che la persona più importante della sua vita lo avesse lasciato solo...in un mondo così grande.
E a nulla erano servite le preghiere che in quella settimana aveva rivolto a tutti gli Dei di ogni religione presente al mondo, a nulla erano servite le sue lacrime, le sue urla, la sua disperazione...
Il corpo di Changmin non era stato trovato.
Inghiottito dal mare era scomparso.
E...non c'era più.
Il suo Changmin era scomparso, lo aveva lasciato li, era andato via per sempre lasciandogli il suo dolce sorriso come ricordo, la sua calda voce, i suoi occhi pieni di speranze e di desideri...
Ed ora cosa avrebbe fatto?
Pensava alla sua vita l'indomani ma...nulla veniva in mente.
La sua vita era come bloccata ora, come morta.
Senza Changmin lui non era niente, era come un corpo senz'anima, come un mare senz'acqua era...come la terra senza il suo cielo.
Come avrebbe vissuto la sua vita ora?
Come si sarebbe svegliato tutti i giorni sapendo che il suo Changmin non era più sotto il suo stesso cielo?
Come sarebbe andato avanti sapendo che l'aria che respirava Changmin non l'avrebbe più respirata?
Come avrebbe potuto guardare la luna sapendo che Changmin quella stessa luna non l'avrebbe mai più vista?
Era troppo per lui..
Troppo.
Non credeva che potesse finire tutto così.
Si sentiva in colpa, era stato lui a costringere Changmin ad andare in quell stupida villa.
Era stato lui a farlo sentire tanto male da costringerlo ad andarsene.
Era colpa sua se ora il suo unico amore non era più li.
Era...solo colpa sua.
Il suo sguardo era perso nei suoi stessi occhi riflessi dal grande specchio nel bagno.
Lentamente si pettinava i capelli cercando di aggiustarli.
Il suo volto era pallido, le sue labbra scarne e gli occhi...completamente vuoti.
Ma...non gli importava perchè nulla ormai aveva più un senso.
Il suo aspetto, la sua voce, il suo corpo erano...solo cose superflue.
Cosa te ne fai di un corpo senza cuore?
Cosa te ne fai?
Nulla.
Ed era proprio li che lui viveva ora...nel nulla.
"Junsu posso entrare?" una voce dall'altro lato della porta attirò la sua attenzione.
Ma non rispose.
Era una settimana ormai che non parlava con nessuno.
Da quando lo sguardo di Yunho piangente si era posato nei suoi occhi...tutto il suo mondo era crollato.
Lasciando dietro di sè solo fumo e cenere.
** Inizio Flashback
Il corpo di Jaejoong cadde dinanzi ai suoi occhi trattenendo tra le braccia Yunho che piangendo si aggrappava a lui con forza.
E...non capiva cosa stava succedendo?
L'ansia si impadronì del suo corpo.
Perchè Yunho era in quelle condizioni? E perchè Jaejoong si era lasciato andare così?
E...dov'era Changmin.
Meccanicamente scese le scale avvicinandosi ai due lentamente.
Nemmeno se ne accorse di Yocchun che gli andava dietro tenendogli stretta una mano.
"Yunho? Dov'è Changmin?" sussurrò flebilmente.
Ed eccolo di nuovo.
Quel senso di vuoto.
Quella sensazione che prima lo aveva lasciato senza forze.
Era di nuovo li e prepotentemente si agitava in lui quasi volesse farlo esplodere.
E...non era poi così sicuro di voler ascoltare la risposta di Yunho.
Jaejoong non si muoveva.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Sembrava una statua.
Yunho si staccò da Jaejoong che lasciò cadere le braccia che poco prima stringevano Yunho.
Non ci furono parole.
Non riusciva a spiegare all'amico ciò che era successo a Changmin.
Ed il suo cuore ancora troppo scosso non avrebbe retto nel dare un'altra notizia del genere.
Alzò lo sguardo puntandolo negli occhi di Junsu.
Non aveva mai visto degli occhi così colmi di disperazione.
La tristezza li attanagliava.
Erano così scuri...così bui.
Un brivido attraversò la schiena di Junsu.
Era...successo qualcosa a Changmin.
Qualcosa di terribile.
Non...poteva crederci.
Non era possibile.
No.
"E'...è caduto..." sussurrò Yunho cercando di spiegare.
Junsu scosse la testa.
No.
No non voleva sentire.
"è caduto...dalla..."
"No" sussurrò Junsu continuando a scuotere la testa mentre Yocchun sconvolto pendeva dalle labbra di Yunho.
"è..." non riusciva a parlare, non riusciva a dire cos'era successo al loro amico.
"No..." sussurrò di nuovo Junsu mentre delle lacrime uscivano dai suoi occhi "non dirlo.."
"è caduto dalla scogliera..." disse Yunho velocemente mentre altre lacrime scendevano copiose dai suoi occhi.
"No! No...Yunho no! Non dovevi dirlo..non dirlo no! No" urlò Junsu cominciando a dare pugni sul petto dell'amico.
No.
Non ci credeva non era vero.
Non poteva essere vero, il suo Changmin era ancora vivo.
Era ancora li con loro.
Non...non poteva non poteva essere così.
No.
Yunho si sbagliava sicuramente.
Changmin era li era oltre quella porta.
Yunho stava scherzando.
In realtà aveva riportato Changmin a casa e avevano deciso di fargli uno scherzo...
Si si era così.
Non poteva essere altrimenti.
Non...
Poteva...
Corse verso la porta guardando fuori.
Voleva vederlo.
Voleva vedere la figura di Changmin li fuori che rideva come un matto per lo scherzo ben riuscito.
Voleva solo vedere Changmin.
Solo...guardarlo negli occhi.
Solo...semplicemente Changmin.
Il viale deserto fu come una coltellata in pieno petto.
Forse...Yunho non stava scherzando.
** Fine Flashback
Yocchun entrò in bagno sospirando mentre guardava Junsu pallido guardarsi allo specchio.
Era una settimana ormai che aveva smesso di parlare con tutti.
E non ce la faceva più a vederlo in quelle condizioni, non ne poteva più.
Ma sapeva di non poter fare nulla.
Sapeva di essere completamente inutile per Junsu...provava un dolore lancinante, si sentiva così colpevole...
...aveva ucciso Changmin.
Il suo comportamento infantile, il suo voler appagare quella voglia crescente di Junsu, aveva portato Changmin a lasciare per sempre quel mondo, lo aveva portato alla disperazione più profonda ed ora...ora cosa gli restava?
Presto Junsu si sarebbe ripreso dallo shock e allora lo avrebbe odiato allontanandolo per sempre da lui.
Il gruppo si sarebbe sicuramente sciolto.
Gli amici lo avrebbero cacciato senza troppe cerimonie dalla loro vita dopo aver fatto si che un membro della loro "famiglia" morisse in un modo così atroce.
Era tutto sul procinto di crollare.
Di crollare per sempre.
E non vedeva un modo o...qualsiasi cosa per poter tenere ancora intatte quelle poche cose che con la fatica si era costruite.
Ma forse...forse non era un male che tutto quello stesse crollando.
Forse era la sua punizione.
La punizione per aver preso con così tanta crudeltà la vita di un suo amico.
E stava male.
Perchè...poteva essere il suo rivale in amore, poteva litigare con lui quante volte voleva ma...Changmin era sempre stato uno dei suoi più cari amici.
Un fratellino minore.
Una persona fantastica con cui era sempre andato d'accordo.
E ricordava il suo sorriso.
E ricordava la sua voce melodiosa e profonda.
E ricordava le sue idee completamente pazze mentre trascinava gli altri con sè.
E ricordava la gioia di vivere e la carica che metteva in ogni concerto...in tutto quello che faceva.
E ricordava i suoi sogni, le sue speranze, tutti i desideri di cui gli aveva parlato tempo addietro...ma ora invece nulla restava più del Changmin che tempo prima parlava serenamente con lui.
Niente.
Neppure un corpo.
Changmin era scomparso nel nulla.
E proprio come un angelo era volato via senza lasciare nessuna traccia dietro di sè.
Si avvicinò a Junsu lentamente.
Era una pugnalata in pieno petto vedere il suo Junsu li...completamente perso nel dolore.
I suoi occhi erano privi di ogni senso...di ogni colore.
La sua pelle ormai nivea lasciava intravedere i segni della stanchezza.
Non mangiava più...non dormiva più...non parlava più.
Anche Junsu aveva smesso di vivere.
Gli circondò i fianchi con le sue braccia, calando il capo sulla sua spalla.
Freddo.
Era così freddo Junsu.
E non sapeva cosa poteva fare...non sapeva come poter sollevare Junsu da quella situazione.
Anche se era difficile perchè...
...voglia di sorridere non c'era più per nessuno.
"Dobbiamo andare..." sussurrò lentamente guardando il riflesso di Junsu nello specchio.
Nessuna risposta.
Era prevedibile oltretutto.
Gli prese una mano e lo trascinò fuori dal bagno.
Junsu lo seguiva con gli occhi persi nel vuoto.
***
"Sei pronto?"
Una domanda.
Una semplice domanda.
Ma era così difficile dare una risposta.
Yunho era in piedi poggiato allo stipite della porta, mentre guardava Jaejoong seduto sul letto circondato da foto.
"Sai...non ho mai notato come alcune volte il sorriso di Changmin potesse essere così falso" disse Jaejoong guardando fisso una foto.
Yunho si avvicinò al letto salendoci sopra e gattonando fino a Jaejoong gli si sedette vicino prendendo una foto in mano.
"Perchè...dici questo?"
"Ha sempre sofferto...così tanto. Da solo..." sussurrò Jaejoong mentre una lacrima scivolava cadendo sulla foto e bagnandola.
"Già..."
"Ed io...non me ne sono mai accorto. Bell'amico..."
"Non dire così Jae, non è stata colpa tua...tutti noi non abbiamo compreso nulla di quello che stava passando...troppo presi dai nostri problemi"
Jaejoong scosse il capo mentre altre lacrime scivolavano lungo le sue guance.
"No...no Yunho non è così. Mi sono sempre comportato come una mammina protettiva verso di lui...eppure...che razza di madre è una che non si accorge che il proprio figlio sta male? Sono stato così egoista...mio Dio dovrei essere io al suo pos..."
"No! - sbraitò Yunho interrompendo l'amico - non voglio neppure sentirle certe cose va bene? Nessuno doveva prendere quel posto....neppure Changmin doveva essere li ora. Non voglio sentirle ti prego Jae non dirle più"
Jaejoong abbassò lo sguardo sulla foto che aveva ancora in mano.
Sorridevano.
La foto ritraeva loro cinque ad una festa.
E tutti sorridevano.
Sembravano felici, sembravano uniti, sembravano un'unica famiglia.
E lo erano stati realmente.
Ma niente è per sempre.
"Yunho.." sussurrò Jaejoong tremando.
Yunho guardò Jaejoong e senza bisogno che questi parlasse capì.
Lo strinse forte a sè.
Jaejoong si abbandonò tra le braccia di Yunho chiudendo gli occhi mentre un brivido di freddo scorreva lungo la schiena.
E voleva perdersi.
Voleva addormentarsi per dimenticare ogni cosa.
Per sgombrare la mente e fare finta che tutto quello non fosse mai successo.
"...cosa pensi che succederà ora?"
"Non lo so Jae...proprio non lo so"
"una volta anche se eravamo confusi avevamo gli altri pronti a darci una mano...siamo sempre stati uniti...ho paura che questo cambi ora"
"No Jj...non cambierà. Avremo gli altri insieme a noi, saremo sempre insieme. Sono certo che Changmin vorrebbe questo...vorrebbe la nostra unione, facciamolo almeno per lui."
Jaejoong annuì alzando il volto rigato dalle lacrime verso Yunho.
Sorrise.
Un sorriso appena accennato.
Che nemmeno si vedeva se non ci prestavi attenzione.
Asciugò le lacrime di Jaejoong.
"Dobbiamo andare..." sussurrò.
Già dovevano andare.
A salutare per l'ultima volta il loro amico Changmin.
***
Nessun corpo era stato trovato.
Nessuna bara era stata preparata per l'occasione.
Nessuna cerimonia era stata messa su.
Nessuno di loro accettava ciò che era accaduto.
Nessuno di loro voleva realmente essere li.
Il cielo scuro nonostante fosse Luglio, prometteva pioggia da un momento all'altro.
E loro erano li.
Nonostante tutto erano li.
Di nuovo li a dare un addio.
Ancora li per l'ultima volta.
Per l'ultimo saluto.
Gente da ogni parte del mondo si era radunata in quel piccolo posto apparentemente così tranquillo.
La piccola e stretta stradina brulicava di persone.
E in quel momento neppure interessava la nazionalità di alcune fan o la nazionalità di altre.
Erano tutte li...per lui.
Erano tutte li per dare l'addio a Changmin.
L'ultimo saluto.
L'ultima parola per Changmin.
La televisione trasmetteva in diretta internazionale l'avvenimento.
Ed era tutto così incredibile.
Era tutto così surreale.
Tutto così...stupido.
I quattro ragazzi erano li.
In fila sul dirupo dal quale Changmin era caduto.
In fila su quel pezzo di terra che aveva risucchiato Changmin portandoglielo via.
Erano li in fila...guardando quel mare che aveva rapito un pezzo della loro anima e se l'era tenuta gelosamente senza restituirla indietro.
Junsu portava in mano una corona di fiori.
Altre corone erano poste ai loro piedi.
L'acqua agitata sotto di loro sbatteva prepotentemente contro gli scogli.
Perchè?
Una melodia partì da alcune casse portate li apposta.
Nessuna parola fu detta in quell'occasione.
Non avevano bisogno di parole.
Non avevano bisogno di stupidi e convenzionali parole dette e ridette che non avevano nessun senso.
Changmin non ne aveva bisogno.
Changmin non voleva false parole.
Changmin voleva solo musica.
Lui viveva per la musica.
Era il suo sogno più grande.
Ed era ciò che gli avrebbero dato solo musica.
La melodia si propagò forte abbracciando tutti i presenti.
Una melodia conosciuta.
Una melodia che molti sapevano, che tutte le fan conoscevano bene.
Le note di Proud si propagavano lentamente e con dolcezza.
Quasi volessero accarezzare dolcemente tutti i presenti.
Quasi come se Changmin fosse entrato in quelle note e volesse trasmettergli un pò del suo riconoscimento.
"Ashibaya ni toori sugiteku
dore dake no kisetsu mou sugitan darou"
E tutti si voltarono sconvolti verso la voce che aveva pronunciato quelle parole.
E Junsu era li.
Completamente assorto.
"Minareta keshiki wo aruite
tooi kioku kara hitori nukedasenai mama"
E il suo sguardo era fisso sull'orizzonte...
E tutti ascoltavano la melodiosa voce di Junsu intonare quella canzone.
Una voce non simile a quella di sempre.
Una voce diversa dalle altre volte.
Una voce distrutta.
Una voce completamente straziata.
"takusan no kanashimi toka kakaeta fuan
subete wo kimi no nukumori de omoide ni kaeta
Proud of your love"
E non vedeva più luce.
Non vedeva più buio.
Nemmeno sentiva il coro che era partito dietro le sue spalle.
Nemmeno sentiva le migliaia di fan cantare con lui.
Nemmeno sentiva le lacrime di Jaejoong attaccato a Yunho.
Nemmeno sentiva le gocce di pioggia cadere dal cielo.
No.
Quelle le aveva sentite.
E...cadevano...bagnavano la sua pelle i suoi vestiti.
Ma lui era li.
E continuava a cantare.
Continuava la sua ultima preghiera verso Changmin.
Le sue ultime parole per il suo unico amore.
Le sue...ultime...parole.
"ikiru koto shinjiru koto
yorokobi e to kae nagara itsumade futari tomo no arukou
Proud of your love"
La melodia così com'era cominciata si affievoliva.
Sempre di più.
Il cielo continuava a cedere gocce d'acqua che mano mano diventavano sempre più copiose.
'Non piangere mio piccolo angelo' pensò Junsu alzando lo sguardo.
"Addio...Changmin" sussurrò gettando la corona di fiori in mare.
Seguito a ruota dagli altri.
Ed ora potevano andare via.
Ora tutto era finito.
Ora era tutto così dannatamente vero.
Changmin se n'era andato.
Per sempre.
Ma tanto si sa...per sempre non esiste.
11 capitolo
°I love you?°
"Vita.
Un concetto inconcepibile, un concetto astratto che se pure si volesse spiegare non riusciremmo a farlo.
La vita è qualcosa di imprevedibile, qualcosa che può portarti da un momento all'altro dalla gioia più assoluta agli abissi più profondi del dolore.
Sinceramente dalla vita io mi sarei aspettato di tutto, ma...non questo.
Se dovessi catalogare in qualche modo la mia vita, non credo che riuscirei a farlo, non saprei neppure se definirla felice o infelice, questo perchè è così ricca di questi due elementi che in essa si eguagliano equilibrandola e facendo si che questa si alterni di avvenimenti sia appartenenti ad uno di questi elementi sia appartenenti all'altro.
Inesorabilmente il tempo passa lasciando dietro di sè avvenimenti sia felici sia tristi e...anche se pensiamo di essere caduti in basso, di aver toccato il fondo, di essere ormai a terra, prima o poi volenti o nolenti ci risolleviamo e continuiamo a vivere la nostra vita ed anche se dolorosamente, anche se con un peso all'altezza del cuore che...ci fa male, inesorabilmente giorno dopo giorno questo si affievolisce rendendoci più sereni.
Il tempo cancella via tutto, anche se i ricordi restano e il dolore ti si incide dentro come un tatuaggio sulla pelle che non va più via, non proveremo mai lo stesso dolore, perchè piano piano dimenticheremo, e solo le cose belle resteranno dentro di noi, solo i momenti felici incorniceranno lo schermo dei nostri ricordi.
Le cose belle restano...quelle brutte vengono calpestate dal peso degli anni e vengono portate via.
Quando ero un bambino vivevo serenamente la mia vita seppur travagliata, venivo preso in giro dagli altri bambini, venivo deriso e schernito praticamente ogni singolo giorno, ma...non ci ho mai dato un peso.
Non fino a quando non mi sono ritrovato completamente deriso dinanzi tutta la scuola, non fino a quando persino il nome della mia famiglia era stato schernito in un modo così volgare dinanzi a centinaia di bambini...
Ricordo benissimo il giorno in cui venni picchiato dinanzi a così tante persone, senza l'opportunità di poter fare qualcosa, e...scappai, il freddo pungente entrava nelle ossa ma...non mi importava, ero triste, le lacrime cadevano dai miei occhi, ero senza un cappotto o una sciarpa o qualcosa che mi coprisse, ma non ci facevo neppure caso, la tristezza era troppa e...non sentivo più neanche freddo.
Ricordo che girovagai per tutto il giorno al freddo, non tornai a casa per paura che i miei mi sgridassero per essere scappato da scuola, non andai da qualche amico perchè...non ne avevo, me ne restai solo, al freddo, nel parco al centro della città, solo, seduto su una panchina e rannicchiato per non sentire il freddo martellarmi sulle ossa, solo, senza nessuno che mi chiedesse perchè stessi in quelle condizioni, solo...
...fino a quando un ragazzo non si avvicinò a me chiedendomi di potersi sedere, aveva una voce calda, profonda, nonostante fosse ancora così giovane, non alzai lo sguardo, avevo paura che mi chiedesse il perchè della mia condizione e...non avevo voglia di raccontare cosa mi era successo, sarei stato deriso ancora me lo sentivo.
"Come ti chiami?" mi chiese il ragazzo mentre io restavo in silenzio con la testa bassa nascosta sulle mie ginocchia e rannicchiato su me stesso.
Il ragazzo non parlò oltre, ma...sentivo il suo sguardo su di me e...ed era come se mille coltelli mi stessero trafiggendo, era in silenzio ma era come se stesse urlando a squarciagola di guardarlo e non resistetti.
"Junsu" risposi timidamente mentre alzavo lo sguardo e incontravo il suo...e tutto cambiò.
Non ero gay nonostante tutti mi accusassero di questo, mi piacevano le bambine e...non avevo mai guardato con occhi diversi una persona del mio stesso sesso, ma...con lui fu diverso, i suoi occhi profondi, le sue labbra carnose, il suo sguardo furbo ma dolce allo stesso tempo, i capelli accarezzati dal vento perfettamente in ordine, il colore della sua pelle, il sorrisino leggero sulle sue labbra...tutto.
Me ne innamorai.
Non avevo mai amato prima d'ora e non capivo neppure cosa significasse la parola 'amore' ma...come spiegare il mio cuore che aveva cominciato a palpitare come un tamburo, le mani che sudavano e le gambe che tremavano e che...se non fossi stato seduto su una panchina non avrebbero retto?
Lui sorrise.
Ed io morii.
Un sorriso più bello non credo di averlo mai visto in vita mia, era luminoso, più luminoso del sole stesso.
Si avvicinò avvolgendomi intorno al collo una sciarpa calda dal colore candido.
Ma nemmeno me ne accorsi del calore di quella sciarpa perchè lui con il suo sguardo era riuscito ad incendiarmi il cuore.
Sorrisi timidamente.
Stavo morendo di vergogna, lui così bello così dolce e sicuramente ricco dal suo modo di vestire, ed io...un povero ragazzo maltrattato da tutti, brutto e senza qualità se non la voce, e mi sentii perso, pensai all'enorme baratro presente tra noi due e...ed era come se il mondo fosse caduto sulle mie spalle.
Mi alzai inchinandomi educatamente e scappai via.
Sapevo di commettere una sciocchezza, il mio corpo, il mio cuore volevano restare li persi in quegli occhi così pieni di dolcezza ma...la mia mente mi urlava di scappare via.
Infondo giocare con il fuoco è un pericolo troppo grande.
Ed ancora oggi penso che se forse mi fossi fermato a giocare con quelle fiamme che guizzavano gioiose nei suoi occhi forse ora lui...non sarebbe più dall'altra parte...così lontano da me."
"Ti amo"
"Dillo ancora"
"Ti amo"
"Pensavo che non l'avresti mai detto"
Yocchun sorrise stringendo al petto Junsu che si abbandonò completamente a lui con gli occhi chiusi.
L'aria in quella stanza era calda, confortevole e dolce un pò come se li abbracciasse con la sua dolcezza e li avvolgesse in quel dolce tepore che li faceva stare bene, li faceva sentire sereni.
Le candele illuminavano fiocamente la stanza, posizionate tutte intorno a letto creavano una romantica atmosfera che mista al profumo dei petali di rosa cosparsi sul letto rendevano tutto così magico.
Yocchun era seduto sul letto e abbracciato a lui vi era Junsu completamente perso tra le sue forti braccia.
Una città sconosciuta.
Una camera d'albergo estranea.
L'ennesimo concerto.
"Sei felice?" sussurrò Yocchun accarezzando dolcemente i capelli a Junsu.
Nessuna risposta.
Il silenzio regnava nella camera.
Yocchun continuò ad accarezzare Junsu, forse era troppo presto, non poteva insistere così, infondo nemmeno lui era poi così felice, eppure continuava a credere in un domani, voleva andare avanti e cominciare una nuova vita, ma forse era troppo presto, forse Junsu non si sarebbe mai ripreso.
Erano passati solo tre anni dalla morte di Changmin e nessuno di loro nonostante si fossero impegnati erano riusciti ad andare avanti, il gruppo non si era sciolto, avevano continuato a cantare insieme, lo avevano fatto per Changmin, sapevano che era ciò che lui avrebbe voluto, e...non potevano negarglielo.
Eppure Junsu non si era ripreso, nonostante gli altri cominciassero a sorridere a...prendere la vita in modo diverso, Junsu continuava a vivere nel suo mondo solitario, fatto solo di lacrime e ricordi e dove il sole che lo illuminava era...il sorriso di Changmin.
Aveva ricominciato a parlare ma...la luce nei suoi occhi si era spenta e...il dolce suono della sua voce si era inasprito, non era più il dolce Junsu di una volta, non era più il ragazzo allegro e solare che combinava solo guai.
Era serio...triste.
Perso nei ricordi.
Yocchun sospirò, se Junsu non voleva ancora superare tutto lui gli sarebbe comunque rimasto accanto, infondo quella era la sua unica ragione di vita.
"Si"
Un sussurro.
Delle parole appena percettibili.
Junsu le aveva dette con la sua voce delicata e flebile e Yocchun le aveva a malapena sentite ma...erano bastate per farlo sentire felice.
Anzi no.
Felice era poco.
Si sentiva in paradiso.
Sorrise mentre Junsu si stringeva di più a lui.
"Junsu.." disse Yocchun accarezzandogli la schiena e baciandogli il collo.
"Yoo?" chiese Junsu alzando il capo e guardando l'amico con gli occhi lucidi.
Yocchun lo guardò interessato.
"Voglio... - prese un pò di tempo abbassando la testa, non sapeva come dirlo, non sapeva come avrebbe reagito Yocchun - voglio..."
"Cosa?" chiese Yocchun mettendogli una mano sul mento e alzandogli la testa.
"Voglio fare l'amore con te" disse Junsu mentre si avvicinava a Yocchun poggiando le labbra sulle sue.
Yocchun rimase spiazzato.
Non aveva forse sentito bene?
Probabilmente si stava immaginando tutto...si era sicuramente così.
Si staccò da Junsu guardandolo confuso.
"Cosa c'è?" chiese Junsu
"Vuoi...vuoi davvero..." balbettò Yocchun arrossendo.
Junsu sorrise.
Finalmente.
Aveva sorriso di nuovo dopo tre anni.
Era un sorriso dolce e piccolo ma che riuscì a far sciogliere Yocchun che si perse a guardare quel sorriso.
Le dolci linee delle labbra di Junsu.
Quell'espressione tenera e così dannatamente eccitante.
Era...perfetto.
Si avvicinò a lui baciandolo.
Le loro labbra si incontrarono, le lingue lottavano tra di loro accarezzandosi lentamente e perdendosi in un bacio quasi affamato.
'Grazie Signore' pensava Yocchun mentre restando attaccato a Junsu lo spingeva sotto di lui facendolo stendere.
Forse Junsu non era pronto.
Forse si sarebbe fermato ma...non avrebbe mai rinunciato a tutto quello.
Lo aveva desiderato per così tanto tempo.
Che ora che il suo più grande desiderio si stava realizzando nemmeno ci credeva.
Junsu si staccò e guardandolo malizioso sorrise "Yocchun?"
"Mh?"
"Ti amo"
Il cuore di Yocchun si fermò, un'altra parola così e probabilmente sarebbe morto colto da infarto fulminante.
Si avventò di nuovo sulle labbra di Junsu baciandolo dolcemente mentre le sue mani vagavano sul corpo del compagno accarezzandogli la pelle calda sotto la maglia.
E stava impazzendo.
Se avesse potuto avrebbe strappato i vestiti a Junsu a morsi e lo avrebbe fatto suo in un attimo ma...doveva placare i suoi bollenti spiriti pensando all'inesperienza del compagno.
I loro corpi si toccavano vogliosi e si scontravano con forza, erano impazienti volevano di più.
Yocchun tolse la maglia a Junsu che senza opporre resistenza restò li a farsi guardare abbassando lo sguardo e arrossendo.
Lo sguardo di Yocchun che vagava sul suo torace nudo lo faceva sentire imbarazzatissimo e avrebbe giurato di essere diventato di color rosso fuoco in quel momento; sussultò sentendo le labbra di Yocchun vagare sul suo petto, e piccoli baci si posavano lungo il torace.
Sospirò.
Voleva di più.
Era eccitato e voleva placare la sua voglia, voleva Yocchun subito.
Si mise seduto con le gambe aperte senza badare allo sguardo confuso dell'altro.
Sorrise giocando con i lembi del maglioncino di Yocchun e dando bacini sul suo collo, Yocchun sospirò mentre accarezzava la schiena nuda di Junsu, Dio non avrebbe resistito a lungo.
Junsu si decise a togliere la maglia di Yocchun assaltandolo con baci su tutto il petto e il ventre, era completamente perso, era..un'altra persona.
E...tutto sommato gli piaceva.
"Junsu..."sussurrò Yocchun mentre Junsu assediava il suo collo.
Lo fece ristendere mentre portava le sue mani ai pantaloni dell'amico sbottonandoli con estrema lentezza, e...godeva nel vedere il viso impaziente di Junsu tremare sotto ogni suo tocco.
"Si" disse Junsu completamente perso.
I suoi pantaloni scomparvero accompagnati presto dai boxer.
Yocchun sorrise alla visione dell'amico eccitato sotto di lui.
Era...troppo bello.
"Yoo?" sussurrò Junsu in estasi.
"Si?"
"Ti voglio...ora"
Yocchun si tolse i pantaloni e i boxer restando nudo mentre Junsu lo guardava sorridendo malizioso.
Dio che bella sensazione, si avvicinò a Junsu baciandogli ancora il petto, e scendendo lungo di questi lasciando una scia di baci, Junsu eccitato sospirava ad ogni tocco di Chun e ogni volta che lo sentiva scendere di più.
Yocchun sorrise arrivando al membro ormai completamente eccitato di Junsu, vi soffiò vicino vedendo il ragazzo sussultare mentre si aggrappava al lenzuolo.
Si avvicinò di più leccandolo leggermente.
"Ti prego" sussurrò Junsu ormai al limite.
Leccò di nuovo.
E ancora.
E ancora.
Era bellissimo vedere Junsu sotto di lui completamente eccitato a causa sua.
Avvolse il membro di Junsu con la sua bocca.
Junsu sussultò inarcandosi e stringendo forte le coperte.
'Dio...se questo è il paradiso voglio morire subito' pensò Junsu mentre Yocchun si occupava di lui.
"Chun...oh Dio" sussurrava Junsu in preda all'estasi totale.
Yocchun continuò il suo movimento lento sul membro del compagno, fino a quando non decise di staccarsi.
Junsu lo guardò preoccupato.
"Pe...perchè?"
Chun non risposte gattonando fino a lui e baciandolo.
"Mi vuoi Junsu?"
"Si cielo si!" rispose Junsu impaziente.
Yocchun rise accarezzò le guance di Junsu con entrambe le mani cominciando poi a scendere lungo il collo.
E Junsu tremò.
Le mani vagarono giù per il petto.
E Junsu ansimava sentendo il tocco dell'amico.
Arrivò piano alle gambe e accarezzandole le allargò posizionandovisi al centro.
Afferrò Junsu per i fianchi e lentamente entrò in lui.
Junsu prese aria.
Dio faceva troppo male.
Yocchun continuò a penetrarlo con lentezza fermandosi ad ogni urlo di Junsu.
"Calmo...il dolore passa"
Junsu affermò con la testa dicendogli di continuare.
Yocchun si inoltrò di più giungendo finalmente in fondo.
Baciò Junsu.
"Stai bene? Se vuoi mi ferm.."
"NO! - lo bloccò Junsu - ti voglio..ora dentro di me voglio sentire solo te" disse abbracciandolo forte.
Chun sorrise.
Dio quanto lo amava.
"Ok allora posso continuare?"
"Mh...si" sussurrò Junsu.
Yocchun si tirò lentamente fuori mentre Junsu si stringeva forte alle spalle di Yocchun graffiandolo.
Rientrò di nuovo spingendo con più forza.
Junsu ansimò, faceva male...sembrava come se lo stessero aprendo in due ma...qualcosa cambiava.
Yocchun ripetè l'azione altre due volte.
Junsu ansimava ma...di piacere.
Il dolore cominciava ad affievolirsi e...il piacere cresceva.
Yocchun portò una mano sul membro di Junsu accompagnando il movimento della mano con quello delle spinte, Junsu era in estasi.
Yocchun sospirò.
Si sentiva così felice Junsu era li perso tra le sue braccia completamente inerme e...ed era una visione splendida.
Le spinte aumentarono e presto vennero entrambi.
"Wow" sussurrò Junsu quando Yocchun uscì da lui e si portò al suo fianco.
"Ti amo" disse Yocchun girando il volto del compagno verso di lui e baciandolo.
"Yoo...grazie"
"Non ringraziarmi...ti amo e voglio solo renderti felice"
"Grazie di esistere Yoo" disse Junsu ancora rifugiandosi con la testa sul suo petto e stringendosi a lui mentre questi lo copriva con il lenzuolo e lo stringeva dolcemente a sè.
"Dormi piccolo..."
"Mh...ti amo yocchun"
***
"Dove vai?"
"Esco"
"E dove vai?"
"Esco"
"Si ma dove vai?"
"Oh andiamo perchè ti interessa dove vado?"
Yunho era seduto sul suo letto guardando confuso Jaejoong che lo trattava male.
"Scusa...non voglio che tu esca da solo siamo in una città sconosciuta e l'albergo è assediato dalle fan" disse Yunho stendendosi poi dando le spalle all'amico.
Jaejoong sospirò.
Aveva sbagliato, non doveva rispondere così a Yunho.
Era solo preoccupato, Yocchun aveva preparato una sorpresa bellissima per Junsu e...sperava davvero che l'amico riacquistasse un pò di serenità.
Sperava che fosse felice della sopresa di Yocchun e...e doveva fare qualcosa fino al mattino perchè di dormire nemmeno se ne parlava.
"Scusami è che...sono preoccupato per Junsu" disse abbassandosi e dando un bacio a Yunho sulla guancia.
Yunho si girò verso di lui guardandolo arrabbiato.
"Jaejoong capisci che non puoi vivere la tua vita in funzione degli altri?"
"Si lo so ma...non posso farci nulla" sospirò Jaejoong abbassando lo sguardo.
"Non voglio che tu stia male capisci? Sei troppo importante" disse Yunho mettendosi seduto e abbracciandolo.
Jaejoong sorrise.
Erano tre anni ormai, tre anni d'inferno erano trascorsi e nonostante si fosse imposto tre anni prima di allontanarsi per sempre da quel gruppo tutto era andato in modo contrario, non aveva allontanato l'idea di andarsene dal gruppo nè tantomeno era riuscito ad allontanare la figura di Yunho dalla sua vita.
La figura di lui con quella ragazza piano piano si allontanava e tutto con calma tornava come prima.
Loro due uniti.
Loro due che vivevano l'uno per l'altro.
Loro due e...la band.
Nient'altro contava per loro.
Tante volte Jaejoong era stato sul punto di rivelare a Yunho i suoi sentimenti ma...ogni volta che stava per farlo qualcosa lo tratteneva.
Non si spiegava il perchè di tanti atteggiamenti di Yunho.
Non capiva perchè lo baciasse con così tanta dolcezza ogni volta che gli passava per la testa.
Non capiva perchè di notte si intrufolava nel suo letto solo per dormire abbracciato a lui.
Non capiva perchè di mattina la colazione a letto era d'obbligo.
Non capiva perchè Yunho si comportasse così con lui.
Aveva anche pensato che forse i suoi sentimenti fossero corrisposti ma...aveva allontanato in fretta quell'idea catalogandola come assurda.
"Anche tu...sei importante per me" disse Jaejoong nascondendo la testa sul petto di Yunho.
"Sono importante?"
"Certo! Che domande..." disse Jaejoong dando un pugno sul petto a Yunho che rise.
La sua risata si propagò nella stanza.
E a breve il silenzio cadde interrotto solo dai loro respiri.
Abbracciati l'uno all'altro.
Solo loro...e il forte battito dei loro cuori.
"Ti amo"
Due semplici parole.
Semplici per dire.
Addosso portano il peso di un' intera vita.
E...possono fare di tutto.
Possono portare una persona a vivere nella gioia più assoluta così come possono portarla alla rovina.
Jaejoong alzò lo sguardo scioccato.
Non...ci credeva.
Cosa aveva sentito?
Aveva forse immaginato tutto? Forse aveva frainteso...
"C...cosa?"
Yunho sorrise togliendo un capello che pendeva dispettoso sulla fronte di Jaejoong stuzzicandogli l'occhio e portandolo all'indietro, avvicinò il viso a quello dell'amico che continuava a guardarlo con un'aria spaesata.
"Ti amo"
E lo aveva ripetuto.
E non ci credeva.
Perchè non era mai stato così intraprendente.
Non aveva mai preso l'iniziativa, eppure...nonostante in otto anni non avesse mai trovato il coraggio di confessare a Jaejoong i suoi sentimenti, ora era come se tutta la forza del mondo si fosse impossessata del suo corpo e...lo muovesse a suo piacimento.
Sicuramente Jaejoong se ne sarebbe andato.
E già lo vedeva rifiutare i suoi sentimenti e andare via.
E forse ancora una volta lo avrebbe perso.
"Anche io..." sussurrò Jaejoong guardandolo con le lacrime agli occhi.
"Tu..."
"Mh...ti amo dal primo giorno che ti ho visto Yunho, non hai mai capito perchè sono così morbosamente legato a te? Tu sei l'aria che respiro"
Yunho guardò l'amico con espressione evidentemente scioccata.
"Jae..."sussurrò stringendoselo di nuovo addosso.
"Non avrei mai immaginato un momento del genere...scusa se ti confesso il mio amore in questo modo ma...sai che non sono il tipo da rose e candele come Yoochun, però...tu sei la cosa più bella della mia vita, l'unica cosa di cui m'importi sei...la mia vita. Tu sei il mio cuore sei tutto...ti prego non andartene mai via"
Una lacrima cadde da un occhio.
Jaejoong cominciò a piangere.
Probabilmente era tutto un sogno, probabilmente a breve si sarebbe svegliato e avrebbe scoperto di aver vissuto solo uno splendido sogno.
No.
Yunho, il suo Yunho lo stringeva davvero a sè e quelle parole erano davvero la realtà.
Forse Dio aveva davvero cambiato i suoi piani.
***
"Ho voglia di sapere cosa è successoooo" piagnucolava Jj appeso alla maniglia della porta della camera di Yocchun.
Yunho dietro di lui tentava di sradicarlo continuando a ripetere di non disturbare i compagni.
"Ma insomma Yunho tu non sei curioso?"
Yunho sospirò. Possibile che tra tutte le persone al mondo proprio di uno come Jae doveva innamorarsi?
"Jae ascolta...anche io sono curioso ma...non possiamo mica intrufolarci dentro la camera chiedendogli di raccontarci i cavoli loro?" lo rimproverò Yunho mentre Jaejoong metteva il muso.
"Uffa sei noioso! Ooooh io non resisto busso" disse Jajoong portando la mano alla porta e facendo per bussare.
Yunho gli si parò davanti prima che il pugno di Jaejoong toccasse la porta, beccandosi il pugno sul naso.
"Oddio! Yunho ti sei fatto male..." si affrettò a dire Jj mentre si scusava ripetutamente con Yunho che teneva le mani sul naso che gli procurava un dolore lancinante.
"Accidenti a te Jae...se non fossi il mio ragazzo ti avrei già ucciso" disse Yunho con la voce ovattata per la presenza delle mani chiuse intorno al suo volto.
Jaejoong arrossì nel sentire la parola 'ragazzo' era così strano per lui, non si era mai sentito così felice in vita sua...era finalmente il ragazzo di Yunho e...ed era fantastico, aveva passato otto lunghi anni sperando in tutto ciò ed ora che si era realizzato, si sentiva proprio come nei suoi desideri o nei suoi sogni, ovvero così felice da poter toccare il cielo con un dito.
Prese una mano di Yunho trascinandolo in camera con sè.
"Vieni ti metto un pò di pomata sul naso" disse con espressione da brava crocerossina.
Yunho sorrise dimenticando per un attimo il dolore.
Era così bello Jae che si preoccupava per lui.
Era così dolce mentre gli spalmava la pomata sul naso.
Era così fantastica la situazione che si era creata tra di loro.
"Spero che si attenui un pò il dolore" affermò Jj preoccupato.
"Tranquillo il dolore sta passando sei un'infermiera con i fiocchi" sorrise Yunho circondando la vita di Jaejoong e tirandolo vicino a sè.
Jj gli si sedette in braccio avvolgendogli le braccia intorno al collo.
"Ma lo sai che quando ero piccolo volevo fare il dottore?"
"Davvero? Poverino saresti finito in carcere..." sospirò gravemente Yunho.
"E perchè mai?"
"Beh e lo chiedi pure? Avresti sicuramente ucciso tutti i tuoi pazienti" rispose Yunho assumendo un'espressione saccente.
Jaejoong sgranò gli occhi incredulo.
"Tu piccolo....aaaaaargh ti uccido è ufficiale!" urlò dando piccoli pugni sulla testa a Yunho che intanto tentava di ripararsi mentre si sbellicava dalle risate "sei cattivo.."
"No dai non dire così! Mi ferisci.." sorrise Yunho cercando di sembrare triste.
"Si come no. Uff...comunque parlando di cose serie, sono veramente troppo curioso di sapere cosa hanno combinato quei due"
"Sisi in ogni caso presto lo sapremo anche perchè tra due ore abbiamo il soundceck allo stadio dove stasera terremo il concerto quindi se non si svegliano li trucido" decretò Yunho per poi dare un bacio a Jaejoong impedendogli di rispondere.
Strani rumori provenivano dall'altro lato della porta.
Delle voci.
Erano in due sicuramente ma...facevano un casino assurdo.
Forse uno di loro era Jaejoong, conosceva la sua voce benissimo.
Forse doveva alzarsi per andare a vedere.
Ma aveva sonno.
E che diavolo sentiva un gran dolore alla schiena.
Aprì lentamente gli occhi guardandosi intorno.
Di fronte a lui una grande finestra faceva filtrare la fioca luce dei raggi del sole coperti dalle nuvole, i palazzi della grande città si stagliavano di fronte a lui e...la pioggia gli dava il buongiorno.
Cercò di muoversi ma qualcosa lo bloccò.
Ricordi della sera prima si susseguivano dinanzi ai suoi occhi e...si portò le mani al viso.
Non poteva crederci aveva veramente fatto certe cose con Yocchun, era incredibile, lui che poi non ci aveva mai neppure pensato...o meglio quando ci aveva pensato accanto a lui c'era sempre la figura di Changmin ora era li con...Yocchun.
Si voltò verso il compagno guardandolo dormire beato abbracciato a lui.
E si sentì protetto.
La pioggia continuava a cadere forte e lui li in quel letto al caldo insieme a Yocchun si sentiva come un piccolo bambino avvolto tra le braccia della mamma, al sicuro dalle insidie del mondo.
Forse aveva davvero bisogno di Yocchun.
Dopo la morte di Changmin tutto era cambiato.
Ogni cosa aveva perso senso e colore, aveva allontanato tutti i suoi amici e persino i suoi parenti, si era fatto detestare da tutti perchè...non voleva più nessuno.
Solo tre persone non avevano mollato restandogli accanto: i suoi compagni di band nonchè la sua seconda famiglia.
E Yocchun come anche gli altri gli era stato vicino in ogni modo, lui gli aveva donato tutto, il suo amore il suo cuore, tutto.
Con il passare del tempo aveva deciso di aprirsi con loro e con Yocchun e aveva capito di aver fatto bene perchè...piano piano giorno dopo giorno era riuscito a trovare un minimo di serenità...e il dolore per la perdita di Changmin lentamente si era placato.
Sorrise guardando Yocchun dormire beato.
Guardò la sveglia e...Dio era tardissimo e a breve avrebbero dovuto provare.
Yunho li avrebbe uccisi.
"Yoo svegliati" sussurrò Junsu scuotendo leggermente una spalla di Yocchun che mugolò contrariato stringendoselo di più a sè.
"No dai Yoo non fare il bambino svegliati." disse Junsu mentre Yocchun continuava a dormire.
Mannaggia era proprio vero che Yocchun non si svegliava nemmeno con le cannonate.
"Va bene proviamo in un altro modo" sussurrò abbassandosi e cominciando a lasciare piccoli bacini sul collo e sul petto del compagno.
Ma niente era completamente perso tra i meandri del mondo dei sogni.
Junsu sbuffò.
Doveva fare qualcosa.
"Signor Park Yocchun - cominciò urlando e sperando che l'amico lo sentisse anche perchè insieme all'amico lo avrebbero sentito tutte le persone dell'hotel - giuro che se non ti svegli subito e mi dai il buongiorno stanotte puoi scordarti di fare l'aaaaahm" non finì la frase poichè Yocchun gli si avventò addosso baciandolo dolcemente.
"Buongiorno" sussurrò l'amico con la sua voce profonda e ancora mezza addormentata.
Un brivido si propagò lungo la schieda di Junsu.
"'giorno" mugolò con aria scocciata questi.
"Sei nervoso già di primo mattino?"
"No! Però tu non ti svegli...cadi in coma quando dormi"
"No è perchè ho te accanto e allora non voglio fare movimenti bruschi per paura di svegliarti così mi impongo di dormire e basta e di stare tranquillo"
Junsu alzò un sopracciglio scettico "che significa quel mi impongo di dormire e basta?"
"Hehe...sapessi" rise Yocchun baciandolo di nuovo e alzandosi dal letto.
Junsu lo guardò.
Sgranò gli occhi.
Cavolo si era completamente dimenticato di essere tutto nudo e...d'un tratto l'intraprendenza della sera prima era scomparsa del tutto e...si vergognava da morire.
"Beh non ti alzi? Vuoi lavarti per primo?" chiese Yocchun mentre raccoglieva i vestiti sparsi per la stanza.
'Dio vestiti! Sei bellissimo ma indecente..." pensava Junsu che intanto cercava di togliere lo sguardo da Yocchun per non risvegliare 'altro'.
"Ehm...si certo eeee non so vuoi andare prima tu? No sai perchè se vuoi andare prima vai così poi scendi a fare colazione e poi scendo io" disse Junsu guardando le coperte.
Yocchun si accorse dello strano atteggiamento di Junsu e sospirò tornando sotto le coperte.
"Che c'è?"
"Cosa?"
"Dimmi tu...sei nervoso e...teso"
"Nono ti sbagli perchè...ehm perchè pensi che io sia teso non sono teso ma perchè ti sembro teso?"
Yocchun rise guardando il compagno gesticolare con le mani.
"Si sembri teso...c'è qualcosa che non va? Ti sei forse pentito di stanotte?"
"No! Ma che dici sei impazzito? Questa è stata la notte migliore della mia vita - disse Junsu scuotendo la testa - è solo che..."
"Che?"
Junsu si portò le mani in faccia "ho...ho vergogna" mugolò arrossendo come un peperone.
"Di cosa scusa?"
Ooooh ma perchè Yocchun doveva essere sempre così impedito? Non aveva ancora capito che per lui era un problema esistenziale farsi vedere nudo da lui?
"Di...ehm uscire"
"Uscire? Perchè dove devi andare?"
"Oh insomma Yoo ma sei demente? Ho vergogna di farmi vedere nudo da te!" disse Junsu voltando lo sguardo fuori dalla finestra.
Ma che aveva detto? Oh santo cielo ora il demente era lui...non si era mai visto un ragazzo che diceva certe sciocchezze.
Si sarebbe volentieri fucilato.
Yocchun lo abbracciò da dietro.
"Non devi vergognarti di me...io ti adoro sei...bellissimo."
Junsu tremò a quelle parole.
"Lo so ma...oh non sono poi così bello."
"Si certo e quei milioni di fan la fuori muoiono per il Papa lo sai..."
"Ma dai Chun nella band ci siete anche tu Yunho Jaejoong e.." Junsu si bloccò "...insomma ci siete anche voi. Perchè dovrebbero morire solo per me?"
"Ma infatti loro non devono morire per te perchè...l'unico che può farlo sono io" disse Yocchun baciandogli il collo.
Junsu chiuse gli occhi poggiando la testa all'indietro sulla spalla di Yocchun.
"Yoo?"
"Mh?"
"Facciamo la doccia insieme?"
Yocchun sorrise.
"E non c'era nemmeno bisogno di chiederlo" rispose prendendolo in braccio e trascinandolo in bagno.
***
Era finalmente arrivato.
Il viaggio era stato lungo e aveva dovuto lavorare duramente per raccimolare un pò di soldi ma ce l'aveva fatta.
Finalmente li avrebbe rivisti.
Tre lunghi anni erano trascorsi dall'ultima volta in cui aveva scambiato una parola con loro.
Tre lunghissimi anni.
Era agitato e...emozionato.
Calò di più il cappellino sulla sua fronte e indossò gli occhiali sperando che nessuno lo riconoscesse.
Il cuore batteva forte.
Lo stomaco era in subbuglio e non aveva mangiato nulla.
La testa piena di pensieri non riusciva a capire bene cosa fare.
Insomma era...teso come una corda di violino.
E se non lo avessero riconosciuto?
Se le cose fossero cambiate?
E se non avessero più voluto vederlo?
L'incertezza si propagò velocemente dentro di lui.
Troppe cose ancora non erano state calcolate.
Molte cose ancora non erano chiare.
Tante volte aveva tentennato di fronte a quella scelta.
Forse non era ancora pronto.
Qualcuno gli strinse la mano.
"Sei pronto?"
Abbassò lo sguardo.
"Lee e se...nessuno di noi fosse pronto per questo? Forse dovrei rimandare.."
"Rimandare...dì un pò Min sei impazzito? Hai rimandato per tre anni...tre"
Min rialzò lo sguardo guardando il cielo.
Forse era vero, aveva rimandato per troppo tempo, si era lasciato prendere dalla paura per troppe volte, ora non era il momento per le incertezze doveva andare avanti e doveva farlo per loro.
Per troppo tempo avevano vissuto nella convinzione che lui fosse morto.
"Lee...sono pronto andiamo" sussurò prima di incamminarsi all'entrata dell'enorme stadio.
Perchè la vita è così...si diverte a giocare con te come se tu non fossi nulla se non una bambolina di pezza
per la quale lei inventa le storie più strane...
...e potrai dire quante volte vuoi 'addio per sempre' non arrenderti...
...per sempre nella vita, non esiste.
per la quale lei inventa le storie più strane...
...e potrai dire quante volte vuoi 'addio per sempre' non arrenderti...
...per sempre nella vita, non esiste.
12 capitolo
°Holding back the tears°
"Non ho mai creduto nel destino.
Tutto quello che ho fatto l'ho sempre deciso pensando alle conseguenze.
Non mi sono mai lasciato andare troppo...forse oggi penso che sia stato tutto un errore.
Quando vivi la tua vita calcolando ogni minimo particolare arriverai ad un punto in cui ti pentirai di ciò che hai fatto capendo di non aver vissuto appieno tutto quello che ti si presentava davanti, e allora ti guarderai indietro rimpiangendo ogni passo fatto, ogni scelta presa.
Quando ero un bambino dinanzi a me vedevo proiettati i sogni più belli, i desideri più strani, avevo così tanta fantasia...ora tutto quello che mi rimane è la forza di continuare a scrivere canzoni...canzoni in cui posso scaricare tutta la sofferenza che provo nel mio cuore.
E..non so più nemmeno cosa fare, la confusione ormai si è impossessata di me e del mio cuore e sono convinto che ora non ci sia più una soluzione ai guai in cui mi sono cacciato, per colpa mia un mio caro amico ha perso la vita e...il ragazzo che amo soffre.
Per qualche attimo ho anche pensato di aver coronato finalmente il sogno di averlo qui con me ma...mi sbagliavo, alla fine credevo solo di aver allontanato un pericolo credendolo morto.
Che ipocrita.
Piangere per una persona che in realtà non volevi vicino per paura che potesse avere la meglio sulla persona che ami...eppure io non ce la faccio a non pensare che forse almeno per quanto mi riguarda...se le cose fossero andate avanti così come credevamo molto probabilmente sarei stato felice.
Ma...è già tanto se ho avuto un attimo di serenità, è già tanto se anche io ho avuto il mio momento felice.
Forse è arrivato il momento per me di andarmene e dire addio a tutto questo."
Le ragazze intorno a lui nemmeno lo guardavano.
Ma lui non ci faceva caso.
Era la prima volta che stando in mezzo a così tante persone non veniva neppure considerato di striscio.
Però nonostante tutto non gli dava fastidio.
E accanto a lui una ragazza piangeva silenziosamente guardando quei quattro ragazzi ballare e cantare sul palco gioiosamente.
E un pò gli dava fastidio.
Perchè anche per lui una volta la gente piangeva.
Anche per lui una volta c'erano state urla di gioia e di eccitazione.
Anche per lui c'erano stati quei ti amo detti con tanta dolcezza.
E dentro di sè qualcosa cambiava.
Voleva ritornare.
La verità era che anche se in tre anni avesse fatto di tutto per dimenticare la sua vita passata, ora che vi era ritornato essa ripiombava su di lui prepotentemente schiacciandolo sotto il peso dei ricordi e dei desideri.
E la verità era che non aveva affatto dimenticato in quei tre anni.
Voleva tornare a cantare.
Voleva farlo ancora con i suoi amici.
Con lui.
No.
Non doveva pensarci.
Non doveva lasciarsi trasportare ancora una volta da lui e dai suoi amici.
Era tornato solo per correttezza.
Era tornato solo per dire loro che lui era ancora vivo e che...era inutile che si preoccupassero inutilmente.
Sapeva di sbagliare.
Sapeva che avrebbe procurato solo altro dolore ai suoi amici ma...non voleva tornare alla sua vecchia vita, nonostante la musica gli mancasse terribilmente, non voleva soffrire ancora per colpa di Junsu non...voleva rivivere ancora quel sogno che anche se bellissimo lo aveva portato alla rovina.
"Stai bene?"
Di nuovo lui.
Per fortuna che era li.
Per fortuna che lo aveva portato con sè, almeno qualcuno che gli infondeva un pò di coraggio c'era ancora.
E sapeva che se non ci fosse stato lui a quell'ora non sarebbe stato in quello stadio per sentire ancora i suoi amici cantare.
3 anni prima
Buio.
Il buio lo avvolgeva.
Si sentiva soffocare.
Non riusciva a muoversi.
L'impatto con l'acqua era stato troppo forte e le braccia non si muovevano, le gambe sembravano morte.
Aprì gli occhi che, si rese conto, aveva chiuso per la paura.
L'immensità dell'oceano si estendeva intorno a lui, poteva chiaramente vedere le rocce intorno a lui, e si sentiva trasportare via dalla corrente.
Sarebbe morto?
Già forse la sua vita sarebbe finita così.
Proprio come in un film, sarebbe morto lasciandosi trascinare via dall'infinito blu che lo circondava.
Era meglio lasciarsi andare.
Chiuse gli occhi di nuovo perdendosi e ascoltando i rumori del mare intorno a lui.
L'aria stava diminuendo sempre di più.
Non respirava più.
Stava tutto finendo.
Tutto.
E avrebbe detto addio alla sua vita.
Avrebbe lasciato tutto indietro senza rimpianti.
E...il volto di Junsu passò dinanzi ai suoi occhi, sorridente come sempre.
'Junsu' pensò mentre sentiva la vita allontanarsi piano piano.
Il buio si impossessò di nuovo del suo corpo.
Era già morto?
Come poteva sapere quando se ne sarebbe andato?
Perso nei suoi pensieri non si accorse di due forti braccia che lo avvolgevano a sè e che lo trascinavano su di nuovo all'aria aperta.
Non si accorse di qualcuno che gli infondeva parole di coraggio mentre lo trascinava in una delle grotte presenti nell'alta scogliera.
Non si accorse della respirazione bocca a bocca o del massaggio cardiaco che il giovane accanto a sè stava facendo.
Non se ne accorse perchè forse...era già morto.
Tossì.
Tossì e sputò acqua.
Prese aria respirando con forza mentre sentiva l'ossigeno entrare nel suo corpo e propagarsi in esso permettendogli di continuare a vivere e...nonostante tutto si sentiva felice perchè sapeva di non essere in paradiso.
Quell'aria, quel suono quell'odore, era ancora sulla scogliera.
Si guardò confuso intorno notando accanto a lui un ragazzo dai corti capelli neri e gli occhi azzurri.
Davvero insolito per un coreano.
Era bagnato fradicio e...non capiva perchè fosse così vicino a lui.
"Stai bene?" chiese questi con uno strano accento.
Molto probabilmente non era coreano.
"Si" rispose flebilmente Changmin mentre ancora tentava di prendere aria.
Era andato così vicino alla morte.
Il ragazzo lo aiutò a mettersi seduto poggiandolo con la schiena alla parete rocciosa.
Min guardò intorno a sè notando di essere in una grotta.
Allora la scogliera non era priva di passaggi secondari, vi si poteva accedere anche in altri modi.
Che fortuna che aveva avuto.
"M...mi hai salvato tu?" chiese titubante al ragazzo.
Questi affermò con la testa.
"Ero qui a pescare, e ti ho visto cadere, mi sono lanciato subito per prenderti. Ho avuto paura che avessi battuto la testa da qualche parte, per fortuna non è così" rispose questi dolcemente.
Min lo guardò confuso.
Era venuto a pescare? Allora c'era davvero un altro passaggio.
Pensò a Yunho.
Chissà se era ancora sulla scogliera, forse era corso dagli altri ad avvertirli dell'accaduto e...forse lo credevano morto.
A breve sarebbe arrivata una squadra di ricerca sicuramente.
E allora...lo avrebbero riportato via con loro.
"Ti porto a casa mia vieni" disse il ragazzo aiutandolo ad alzarsi e sorreggendolo per la vita mentre faceva passare il suo braccio dietro il collo.
Changmin lo seguì senza dire una parola.
Era troppo scioccato per replicare e...qualcosa dentro lo spingeva ad andare via con lui.
Non voleva tornare dai suoi amici.
La casetta che lo accolse era piccola ma accogliente.
Si trovava in periferia, accanto alla scogliera.
Era una piccola villetta con vetrate tutte intorno e...allestita in stile moderno.
'Dev'essere ricco questo ragazzo' pensò Changmin entrando nell'appartamento accompagnato dal ragazzo del quale si accorse non conosceva neppure il nome.
Venne accompagnato sul divano e venne fatto stendere.
"Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto...in pochi si sarebbero lanciati per salvarmi." disse Changmin riconoscente abbozzando un sorriso.
"Non ringraziarmi, chiunque lo avrebbe fatto. Comunque hai il braccio che ti sanguina prova a muoverlo" disse il ragazzo preoccupato mentre gli toglieva la maglia e gli ispezionava il braccio.
Era così dolce quel ragazzo.
Sembrava tanto Jaejoong.
E la voglia di rivederli tornò di nuovo.
La voglia di avvertirli che lui non era morto, che lui era li e che...voleva tornare da loro.
Ma non poteva.
Non ce la faceva più.
"A dire il vero non posso muoverlo."
"Aspetta qui prendo della pomata e delle fascie, però dobbiamo andare all'ospedale" disse il ragazzo scomparendo in un'altra stanza.
Min abbassò lo sguardo.
Andare all'ospedale significava solo avvertire gli altri e dirgli che era vivo ancora.
E non voleva.
"Non...voglio andare all'ospedale. Scusami ma non ce la faccio" sussurrò.
Forse quel ragazzo avrebbe capito il perchè.
In corea tutti li conoscevano e...avrebbe capito che non voleva per non attirare attenzione.
Il ragazzo sospirò.
"Il primario è una mia amica terrà la bocca chiusa posso assicurartelo - lo rassicurò questi mettendogli poi un cuscino dietro la schiena per farlo stare più comodo - io comunque sono Lee" disse sorridendo dolcemente.
Changmin ricambiò il sorriso.
Era veramente simile a Jaejoong, forse era destino che dovessero incontrarsi.
"Io sono Changmin ma...credo che questo tu già lo sappia"
"Si lo so...ma non preoccuparti non sono un fan sfegatato. Anzi a dire il vero in questo paesino sono tutti vecchietti e...non vi seguono poi molto"
"Beh è un sollievo." sussurrò Changmin.
"Perchè mai?"
"Non...voglio che altri sappiano che sono qui"
"Bene però...dovresti chiamare i tuoi amici per farti venire a prendere e soprattutto per avvertirli che sei vivo. Saranno preoccupatissimi." dichiarò Lee.
"No. Voglio...voglio che loro pensino che sono morto."
"Cosa? Ma sei impazzito? Stai tentando di far prendere un infarto a metà Asia?"
Changmin scosse il capo.
"Non capisci...è importante per me. Non voglio più vivere come Max Changmin, io...per tutto il mondo da oggi sono morto"
Lee guardò sconvolto Changmin.
Ma cosa passava per la testa a quel ragazzo?
Era forse impazzito?
"Ascolta io...non voglio farmi gli affari tuoi ma non credi di stare esagerando? Qualunque cosa sia successa pensaci bene. La posta in gioco è troppo alta." disse Lee cercando di farlo ragionare.
Changmin sorrise tristemente.
Quale posta in gioco?
Lui in realtà aveva già perso tutto.
E pensò a Junsu e Yocchun mano nella mano quella mattina.
E pensò alle loro parole nel bagno.
E pensò al bacio di Junsu la sera prima.
No.
Non c'era più nessuna posta in gioco, la verità è che forse avrebbe evitato di far soffrire Yocchun e Junsu.
Il dolore per la sua morte sarebbe passato prima o poi.
"No. Non ho nulla da perdere, non più. Troverò un lavoro, qualsiasi cosa ma...voglio che tutti sappiano che Max Changmin è morto." disse seriamente Min.
Lee sospirò.
Infondo lui non era nessuno per far cambiare idea a Changmin.
Non poteva mica cambiare tutto con uno schiocco di dita?
Si alzò dal divano dirigendosi verso il telefono.
Changmin lo guardò confuso.
"Non andiamo all'ospedale, chiamo la mia amica e la faccio venire qui. Almeno non ti vedrà nessuno" spiegò Lee mentre componeva un numero.
Changmin sorrise.
Nonostante dentro di lui il vuoto cominciasse a prendere il sopravvento.
Nonostante la nostalgia cominciasse ad appropriarsi del suo corpo.
Doveva resistere.
Non poteva più soffrire così.
Doveva solo chiudere un capitolo della sua vita.
E quello era un buon passo in avanti.
La gente andava e veniva.
Molti camion si erano fermati poco lontani dalla sua nuova casetta.
Era ormai più di una settimana che non usciva per non farsi vedere dagli agenti che cercavano il suo corpo giù perso in quel profondo oceano.
Sorrise tristemente.
Nessuno lo avrebbe trovato.
Nessuno avrebbe visto il suo corpo privo di vita abbandonato sulle rocce della scogliera perchè...lui non era morto.
I fan accorrevano da tutto il mondo, tutti vestiti di nero.
Tutti tristi e tutti piangevano per la sua scomparsa.
Dalla finestra della sua camera guardava poco lontano.
Poteva benissimo vedere la piccola stradina che aveva percorso quel giorno.
Poteva vedere benissimo le migliaia di persone che si erano radunate in quel posto.
Tutte li per un ultimo saluto a lui.
Sorrise.
Forse anche lui doveva scendere.
Indossò gli occhiali e il cappello, avvolse una lunga sciarpa nera intorno al collo cercando di coprire il viso.
Il giubottino di Jeans portava il colletto rialzato per nasconderlo al meglio.
"Io vado" disse prima di uscire voltandosi verso Lee che in cucina preparava il pranzo.
"Min ricordati che puoi sempre ripensarci." disse Lee guardandolo apprensivo.
Changmin sorrise di nuovo.
No.
Non poteva più ripensarci.
Uscì dalla porta e si incamminò verso il luogo in cui tutti i fan erano radunati.
Pronto a dare un ultimo saluto al suo vecchio io.
Arrivò alla stradina e si nascose dietro un albero lontano da tutti.
Nessuno lo fissava.
Nessuno lo scrutava.
Tutti troppo presi a pregare per Max, tutti troppo presi a piangerlo.
Le note di Proud si propagarono nell'aria.
I suoi amici erano li sulla scogliera che guardavano giù.
Il suo cuore si fermò.
Sapeva che un pezzo di sè per quanto volesse mentire, sarebbe rimasto con loro.
Infondo quei ragazzi erano tutto per lui.
Erano la sua vita.
Ma...non poteva tornare sui suoi passi, non voleva.
La voce di Junsu raggiunse le sue orecchie.
Era così triste.
Distrutta.
Era la voce di una persona sull'orlo di una crisi.
Non era il suo Junsu quello.
Sentì male al cuore.
Stava facendo così male ai suoi amici.
Che ipocrita che era.
Ma...non poteva ritirarsi.
No.
Le lacrime cominciarono a scivolare copiose dai suoi occhi.
Si voltò ripercorrendo la strada e tornando a casa.
La sua nuova vita cominciava da li.
** Fine flashback
"No. Non sto per niente bene." rispose guardando Lee accanto a sè.
Nonostante le luci fossero proiettate interamente sul gruppo, nonostante il buio li circondasse, i dolci occhi azzurri di Lee si posavano su di lui infondendogli coraggio.
Era strano.
Erano passati ormai tre anni e...in realtà sapeva ben poco di quel ragazzo che lo aveva preso a vivere con sè e che lo aveva trattato come se fosse un fratellino.
Sapeva che questi non era Coreano ma Americano, non aveva mai saputo perchè il ragazzo era andato via dall'America e si era rifugiato in quel posto sperduto lontano da tutti...eppure, anche se non conosceva il suo passato in realtà credeva di conoscerlo benissimo.
Sapeva quando era triste perchè i suoi occhi perdevano quella lucentezza che li caratterizzava.
Sapeva che aveva paura dei lampi e ogni qualvolta un temporale si scaraventava con forza sul piccolo paesino dormiva con lui facendogli coraggio.
Sapeva che era allergico al polline e alla polvere.
Sapeva che prendeva il caffè senza zucchero.
Sapeva piccole cose di lui che...per quanto piccole per lui erano importanti, e piano piano aveva cominciato ad affezionarglici...
Gli voleva bene.
Non voleva lasciarlo.
In realtà per quanto potesse sembrare forte, era infondo un ragazzo fragile un ragazzo che aveva perso troppo presto l'affetto dei suoi cari e...aveva bisogno di lui.
Guardò sul palco.
I suoi amici erano li che cantavano felici.
Yocchun e Junsu si guardavano sorridendo.
Il suo cuore perse un battito.
Di nuovo quel dolore.
Di nuovo si sentiva perso e...solo.
Aveva perso così tanto in quei tre anni.
I suoi amici erano li e indipendentemente dalla sua fine erano andati avanti, infondo era giusto, non potevano fermarsi e non vivere più.
Ma nonostante sapesse che era giusto, dentro si sentiva triste e...tradito.
Ma sapeva che l'unico traditore li era lui.
"Lee usciamo" disse stringendo la mano al compagno.
"Min non dire scemenze non andartene proprio ora"
Changmin guardò Junsu.
Come era bello.
Aveva mantenuto i suoi lineamenti dolci e la voce melodiosa ma...qualcosa in lui si era trasformato.
Aveva fatto crescere i capelli.
Proprio come piacevano a lui, biondini e lunghi.
Era splendido.
Quanto lo aveva amato.
E quanto lo amava ancora.
Sospirò.
"Lee è una cosa che devo risolvere io usciamo." disse voltandosi e dirigendosi verso l'uscita.
***
Un mare di gente.
C'era così tanta gente a quel concerto, ma era normale.
Ormai non si stupiva più, erano così famosi che sarebbe stato strano se non ci fossero state tutte quelle persone.
Eppure quella sera sentiva qualcosa di strano.
Guardò Yocchun accanto a sè e un brivido gli attraversò la schiena.
Era felice.
Dopo così tanto tempo era di nuovo felice.
Aveva fatto l'amore con lui e gli aveva detto che lo amava, sapeva di aver reso felice l'amico ma lui lo era ancora di più.
Finalmente aveva messo da parte il dolore e la tortura che lo avevano avvolto per tre lunghi anni.
Aveva amato Changmin con la sua anima, il suo cuore e la sua mente.
Lo aveva amato davvero.
E continuava ad amarlo.
E lo avrebbe sempre amato perchè Changmin era la sua vita.
Ma sapeva che ormai lui non c'era più, doveva farsene una ragione e continuare ad andare avanti, non poteva restare appeso ad un ricordo perchè prima o poi questo si sarebbe spezzato e lui sarebbe caduto giù.
Doveva andare avanti e sapeva che...doveva farlo con Yocchun.
L'unica persona che in quei tre lunghi anni non si era mai arresa, l'unica persona che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice, l'unica persona a cui non importava essere trattato male da lui, in ogni caso cercava di stargli vicino.
Era l'unica persona che gli si fosse dedicata con l'anima e con il corpo.
E...voleva che quella persona fosse accanto a sè sempre.
Guardò tra il pubblico.
C'erano così tante ragazze.
Il suo occhio cadde su due ragazzi nella folla.
Uno di loro indossava un cappellino e degli occhiali ed era infagottato sino al collo.
Con una sciarpa bianca nascondeva il suo viso.
L'altro non poteva vederlo bene.
Era così buio.
Continuò a cantare.
Qualcosa vibrò nel suo stomaco.
Qualcosa come una vertigine.
Cosa succedeva?
Guardò Yocchun che cantava sereno saltellando sul palco come un matto.
Sorrise.
Era proprio felice il suo...ragazzo.
Arrossì di botto.
Era vero, ora lui e Yocchun stavano insieme.
E non gli sembrava possibile.
Guardò di nuovo tra il pubblico dove aveva visto quei due ragazzi.
Probabilmente anche loro erano fidanzati.
Uno di loro stava parlando all'altro.
Chissà, forse si stavano scambiando parole d'amore.
No.
Uno dei due si voltò andando via e lasciando l'altro ragazzo da solo.
Guardò il ragazzo che si allontanava e...non era possibile.
Un senso di vuoto si propagò dentro di lui.
Quella era...la stessa camminata di Changmin.
E...quelle spalle.
Quel corpo.
No.
No, stava immaginando tutto.
'Non farti prendere dal panico non è lui. Lui è morto' pensò continuando a fissare il ragazzo che si allontanava.
Era così dannatamente simile a lui.
E non si accorse di essersi fermato.
E non si accorse di aver fatto cadere il microfono.
E non si accorse di quei milioni di fan che lo guardavano spaesati.
No.
Quello non era Changmin.
***
"Junsu sei sicuro di stare bene?"
Era la quarta volta che Jaejoong chiedeva a Junsu se stesse bene.
E per la quarta volta non riceveva risposta.
Il loro amico continuava a piangere convulsamente tra le braccia di Yocchun che gli accarezzava dolcemente i capelli.
Yunho guardava preoccupato l'amico.
Non capiva cosa fosse successo.
Ad un tratto Junsu si era bloccato sul palco e...aveva cominciato a piangere cadendo a terra.
Nessuno aveva avuto la forza di continuare e avevano interrotto il concerto a sole tre canzoni dalla fine.
I fan per fortuna non avevano protestato ma anzi avevano dimostrato ancora una volta il loro affetto urlando parole di conforto nei confronti di Junsu.
E davvero non si spiegava il perchè del comportamento dell'amico.
"Junsu amore puoi spiegarci cosa è successo?" chiese Yocchun mentre asciugava le lacrime sulle guance di Junsu.
"L'ho...ho...l'ho visto" rispose questi continuando a piangere.
"Visto? Ma chi?"
"C...Changmin"
Il silenzio cadde nella sala interrotto solo dal pianto di Junsu.
E...una moltitudine di domande si faceva strada nelle loro menti.
Junsu aveva visto Changmin?
Com'era possibile?
Come poteva aver visto un fantasma?
Yocchun sospirò.
Forse il senso di colpa per quello che aveva fatto la sera prima si faceva sentire.
Forse Junsu si sentiva un traditore per quello che avevano fatto.
Lo strinse forte a sè.
Non poteva fare o dire nulla se non infondergli un pò di coraggio.
"Junsu...forse hai confuso qualche persona con lui. Magari qualcuno che gli assomigliava" disse Jaejoong abbassandosi e accarezzandogli i capelli.
Junsu saltò su come una molla.
"Non dirlo! Non confonderei Changmin con nessuno. Tutti ma non lui...so bene che mi credete un pazzo, mi credo anche io pazzo ma...quella camminata quel corpo era...era Changmin." urlò con le lacrime che continuavano imperterrite a scivolare giù dai suoi occhi.
Jaejoong lo guardò sconvolto.
Era veramente triste il loro Junsu.
Cosa potevano fare?
"Scusami Juju non ti crediamo pazzo, non pensarlo" disse rialzandosi e dirigendosi verso Yunho.
"Ragazzi la macchina ci attende, torniamo in albergo magari parleremo meglio li" disse Yunho uscendo dalla stanza.
Quella situazione era diventata veramente insopportabile.
Jaejoong camminava dietro di lui tenendogli la mano, seguito a ruota dagli altri due.
"Non credete di aver dimenticato qualcuno?"
Una voce.
Alle loro spalle.
Una voce che conoscevano bene.
Un tono, un timbro che avevano ormai stampato nella loro memoria.
Si girarono contemporaneamente.
Changmin.
Era li, le braccia incrociate e..sorrideva.
Junsu sussultò.
Era li, era lui era il suo Changmin.
Non ci credeva.
Era un fantasma?
Allora era davvero lui?
Non riusciva a crederci.
Non riusciva a formulare un pensiero concreto.
Guardò la persona che per tre lunghi anni aveva sperato di rivedere.
Guardò il suo unico amore.
La testa cominciò a girare vorticosamente e le gambe a tremare.
Il buio si impossessò di lui e non si accorse di essere svenuto tra le braccia di Yocchun.
Quando nella vita pensi che tutto sia finito e che ogni cosa sia perduta
non ti arrendere perchè...prima o poi ci sarà qualcosa che
ti sorprenderà e allora la forza di sorridere ritornerà prepotentemente e
tu ricomincierai ad aver voglia di vivere...
non ti arrendere perchè...prima o poi ci sarà qualcosa che
ti sorprenderà e allora la forza di sorridere ritornerà prepotentemente e
tu ricomincierai ad aver voglia di vivere...
13 capitolo
°Impossible Love°
"Ho sempre pensato di dovermi comportare meglio in vita mia.
Ho sempre cercato di fare del mio meglio per essere una persona buona per poter incorrere nelle grazie di Dio una volta morto.
Ho sempre visto la morte come una fine, come qualcosa che ti prende e ti porta via dal mondo che hai amato e odiato nella tua vita più di qualsiasi altra cosa, l'ho sempre vista come un capitolo di chiusura di quello che era il libro della tua vita, qualcosa di crudele che ti strappa alle persone che ami e a cui vuoi bene.
L'ho pensato anche quando Min è morto.
Il mio piccolo Min, gli ho sempre voluto un bene dell'anima, per quanto potessimo litigare abbiamo sempre cercato di andare d'accordo, io da bravo leader cercavo di aiutarlo per qualsiasi cosa, lui aveva difficoltà nel ballo ed io ero li pronto a dargli ripetizioni, lui aveva problemi con gli altri ed io ero li pronto per risolvere la situazione, lui stava male ed io ero li pronto a tirarlo su con un sorriso.
Ho sempre cercato di farlo stare bene perchè...sapevo che non doveva essere facile per lui adattarsi in un posto dove tutti erano più grandi di lui.
Quando l'ho visto cadere giù da quella scogliera dinanzi ai miei occhi, ho visto come se un pezzo del mio cuore si stesse staccando e stesse scivolando giù, e di notte sogno ancora il suo sguardo carico di terrore e...di tristezza.
Rivedo ancora il suo corpo scivolare giù ed io immobile tento di muovermi di urlare ma...resto fisso come una statua a guardarlo cadere.
Più volte Jae mi ha chiesto che problemi avessi ma...ho sempre risposto con un 'niente' sorvolando sulla questione, anche se so che lui se n'era accorto del mio stato d'animo, mi ha sempre ripetuto che se Min era andato via, se la vita ce lo aveva strappato via così crudelmente un motivo c'era ed io...non ne avevo colpa.
Ho sempre amato Jae per questo suo lato così dolce.
Nonostante stia male dentro cerca sempre di farci stare su e di farci vedere il lato positivo delle cose, ma...so che non c'è nulla di positivo in questa storia perchè...so che l'unica causa della morte di Min sono io.
L'unica causa.
L'unica.
Mi sono sempre ripetuto mille volte che dovevo mettermi il cuore in pace e che una volta arrivato il momento adatto Dio avrebbe saputo punirmi ma...ora non so proprio cosa pensare.
Lui è qui davanti a me.
Lui è qui che ci sta parlando e sorride.
Allora...se lui è qui io non ho nessuna colpa?
Sono esonerato dalla punizione che con tanto timore aspettavo?
E...perchè lui è qui?
Ci ha mentiti tutti nascondendosi da noi, dalla sua famiglia...dai suoi più cari amici.
E questo è qualcosa che io...non accetto."
"Junsu...svegliati hey!" urlava Yocchun mantenendo Junsu tra le sue braccia privo di sensi mentre gli altri ancora guardavano sconvolti Changmin li di fronte.
E sorrideva.
Nonostante sapesse di stare facendo così male a quelle persone non riusciva a non sorridere.
E non era un sorriso normale.
Era ironico e...carico di rancore.
Perchè ora che ce li aveva davanti dopo tre anni li odiava così?
Per quale motivo sarebbe andato via altre mille volte se avesse potuto?
"C..Chang" balbettò Jaejoong respirando affannosamente mentre il suo cuore cominciava a palpitare velocemente.
Aveva realizzato in ritardo chi aveva davanti, e...ed era così surreale.
Cosa diavolo stava immaginando?
Era solo un sogno...solo uno dei suoi numerosi sogni nei quali Changmin era ancora con loro.
Doveva svegliarsi.
Non gli piaceva quel sogno lo faceva stare male.
Lo faceva sentire triste e felice e...gli procurava uno strano vuoto all'altezza del petto che pesava e faceva male.
Si voltò verso Yunho che guardava fisso Changmin con occhi sbarrati.
"Yunho...svegliami" disse serio guardando l'amico che non accennava a spostare lo sguardo dalla figura di Changmin.
"Yunho svegliami! Dammi uno schiaffo un pizzico una sberla un pugno tutto quello che vuoi ma svegliami!" urlò per farsi sentire da Yunho che meccanicamente spostò lo sguardo su di lui.
I suoi occhi erano vuoti.
Sgranati dalla sorpresa e vuoti...tristi.
Che non fosse solo un sogno?
No.
No non poteva essere così, Changmin era morto e...non poteva perdersi in queste fantasie.
"Cosa diavolo ci fai tu qui?"
Una domanda.
Semplice e coincisa, senza troppi giri di parole.
Una voce fredda.
Metallica.
Jaejoong si voltò verso Yocchun che sostenendo Junsu aveva parlato in modo così freddo al fantasma di Changmin.
Fantasma?
Già non poteva essere altrimenti era un fantasma.
"Ciao anche a te Yocchun mi fa piacere rivederti dopo tre anni" rispose Changmin mantenendo la stessa espressione ironica.
I due si guardarono.
Yocchun era arrabbiato.
Junsu era perso tra le sue braccia e...non capiva cosa diavolo stava succedendo perchè...perchè era umanamente impossibile che quello fosse Changmin quindi...due erano le opzioni plausibili, o quello era un fantasma venuto li per prendersi il suo Junsu o...era un fan che si era fatto una plastica facciale e tentava di passare per Changmin.
"Già...il piacere è mio. Ora mi dici chi sei e che vuoi da noi?"
Jaejoong seguì la scena confuso.
Non capiva.
Non sapeva che doveva fare, quello era davvero un fantasma o era il suo Changmin?
E perchè se tre anni prima era morto, ora era li dinanzi a loro e sorrideva?
Si girò di nuovo verso Yunho che ancora fissava incredulo il ragazzo dinanzi a lui.
Gli strinse una mano.
Ma Yunho nemmeno se ne accorse.
"Sono Changmin. So che è squallido dirla così ma...non sono morto. In questi tre anni sono stato via scambiandomi per morto e...sono tornato per poter parlare ancora una volta con voi." disse il ragazzo cambiando la sua espressione e diventando triste "ero arrivato all'esasperazione totale...non riuscivo più a vivere bene e a trovare la forza per andare avanti, non riuscivo neppure a riconoscere i sogni dalla realtà. E...quando mi sono salvato per miracolo da quella caduta, ho deciso che per il mondo Max Changmin sarebbe morto e...io sarei ritornato Shim Changmin vivendo da solo, vivendo una vita serena lontano da tutto quello che mi faceva soffrire. All'inizio credevo che foste voi e...Junsu che mi faceva soffrire ma...dopo tre anni ho capito che in realtà voi siete la cosa più bella che io abbia e...ho deciso che non potevo continuare a farvi vivere in questa terribile menzogna. Scusatemi.." disse ancora sussurrando le ultime parole.
Il silenzio calò nel gruppo.
Nessuno aveva la forza di replicare.
Nessuno riusciva a dire qualcosa.
Troppo sconvolti.
Come si fa?
Come si fa ad accettare che qualcuno che credi morto per tre lunghi anni, ritorni e...ti dica le cose più belle al mondo ma ti dica che la tua sofferenza...il tuo dolore erano completamente infondati? Come?
"Tu..." sussurrò Yunho lasciando la mano a Jaejoong.
"Tu..." continuò avvicinandosi a lui lentamente.
"Yunho so che non dovevo farlo...vi chiedo scusa" ripetè Changmin guardando l'amico con le lacrime agli occhi.
"Tu...mi hai fatto credere di...averti ucciso tu.." continuò a balbettare Yunho avvicinandosi di più a Min.
Changmin arretrò.
Cosa aveva Yunho?
Sembrava così...vuoto così sconvolto.
"Tu..non...non hai idea di come io..." continuò avvicinandosi al ragazzo.
"Scusami Yunho"
"Scusa..." sussurrò Yunho.
Guardò in basso.
"Io...CHE DIAVOLO ME NE FACCIO DELLE TUE SCUSE?" urlò portando un pugno sul volto di Changmin che perdendo l'equilibrio cadde a terra.
Yunho si avventò su Changmin picchiandolo forte.
I pugni si susseguivano uno dopo l'altro.
E..non sapeva perchè lo faceva.
Non sapeva perchè ma...la voglia di picchiarlo forte era tanta e..non poteva contenerla.
"No Yunho!" urlò Jaejoong correndo vicino al ragazzo e provando ad allontanarlo da Changmin ma Yunho troppo forte lo spinse via facendolo cadere.
Changmin piangeva sotto i pugni di Yunho e...non aveva la forza per reagire.
Sapeva di meritarli.
Sapeva che...era giusto.
Forse sarebbe morto ora sotto le mani di Yunho.
"Hey lascia stare Min" urlò qualcuno dietro di loro.
Lee arrivò correndo e spingendo Yunho liberò Changmin da quell'assalto.
Jaejoong corse accanto a Yunho.
"Stai bene?" sussurrò Lee a Changmin che senza risponderlo continuava a guardare Yunho.
Questi steso per metà a terra sospirava per la fatica.
E...non ci capiva più niente.
Perchè era così arrabbiato?
Perchè aveva reagito così?
Perchè aveva picchiato Min?
Perchè...faceva così male rivederlo?
Perchè?
"Hey...ti sei calmato?" sussurrò Jaejoong aiutandolo a mettersi seduto.
Yunho guardò negli occhi del suo Jae e...ed era come se tutto fosse tornato normale.
Come se tutto fosse tornato alla tranquillità.
E sapeva che l'unica sua cura era Jae...era il suo amore.
Sospirò.
Calde lacrime cominciarono a cadere dai suoi occhi.
Calde e copiose lacrime inondarono il suo volto.
Perchè?
Perchè stava accadendo tutto quello?
"No Yu ci sono qui io non piangere" sussurrò Jaejoong stringendolo forte mentre Yunho si attaccava disperato alla sua maglia e continuava a piangere forte.
Forse quella era veramente la punizione che Dio gli aveva riservato per i suoi peccati.
***
"Piacere io sono Hero Jaejoong ma credo che tu lo sappia già" sospirò Jaejoong poggiando una tazza di tè sul piccolo tavolino in vetro della stanza.
"Io mi chiamo Lee e...sono stato io con Min in questi tre anni" rispose Lee prendendo la tazza e facendo un inchino come ringraziamento.
Jaejoong sospirò.
Dopo la lite erano tornati in albergo attenti a non farsi vedere da nessuno.
Nonostante gli autisti e quelli dello staff fossero rimasti sconvolti nel vedere Changmin vivo e vegeto con tutti quei graffi e quel sangue, non avevano fatto domande.
A tempo debito avrebbero saputo tutto anche loro.
Avevano chiamato il manager che alla notizia era corso all'hotel e li aveva aspettati.
Changmin era con lui e...probabilmente gli stava raccontando di quegli anni trascorsi nel bel mezzo del nulla vivendo come una persona normale.
Come avevano fatto a crederlo morto?
Se solo avessero cercato meglio.
Se solo non si fossero fatti prendere dallo sconforto forse lo avrebbero trovato prima e...e lui non sarebbe stato così triste.
"Jaejoong so che Changmin vi ha mentito e..in questo momento voi siete arrabbiati con lui, e avete ragione ma...Changmin è stato male in questi anni, mantenere quel segreto è stata dura e..e credimi lui l'ha fatto solo per evitare ulteriori problemi nella band. Non prendetevela con lui, so che forse è difficile non farlo ma...non lo ha fatto con cattiveria." disse Lee guardandolo preoccupato.
Jaejoong sorrise.
"Lee, noi non ce l'abbiamo con Changmin, in questo momento lui è qui e...ed è la cosa più bella che potesse capitarci...sinceramente le menzogne ed il resto passano in secondo piano, lui è vivo ed è questa la cosa importante."
Lee portò la tazza di tè alle labbra.
"Hey siete qui?"
Entrambi si girarono e Changmin entrò nella stanza timidamente.
Jaejoong si alzò e correndogli incontro lo abbracciò con forza.
Changmin rimase di sasso.
Il calore di quelle braccia.
Il conforto che gli dava quel petto.
Non era cambiato proprio nulla...Jaejoong era ancora la sua mammina.
"Jj.."sussurrò Changmin con le lacrime agli occhi.
"Non farlo mai più. Mai mai mai più mi hai capito?" urlò Jaejoong dando un piccolo pugno sulla testa di Changmin mentre piccole lacrime di gioia cadevano dai suoi occhi scivolando lungo le guance.
"No...no non lo farò più scusa Jj scusa" disse Changmin stringendo forte l'amico.
Lee sorrise guardando i due che si abbracciavano.
Finalmente vedeva Changmin sorridere.
Finalmente il suo Min era felice.
E una tristezza si propagò dentro di lui.
La consapevolezza che arrivato a quel punto lui non serviva più.
Il suo Min era tornato dove doveva e voleva stare e lui...in quella vita non c'entrava più nulla.
***
"Yoo?" mugolò Junsu stringendosi di più a Yocchun.
"Sono qui piccolo...non temere" sospirò Yocchun.
"Quello...era veramente...era...era Changmin?"
"Mh...era lui"
Il cuore di Junsu si fermò.
Changmin, il suo Changmin era tornato.
Non era morto.
Era ancora vivo.
Era..era di nuovo insieme a lui.
Era felice.
Felice perchè non gli importava se Min lo odiava ancora o...se non lo amava più.
Era vivo ed era questo l'importante.
Poteva vederlo, poteva sentire ancora la sua voce.
Pensò a quanto gli era mancato il suo sguardo...il suo dolce sorriso...i suoi scherzi idioti o..la sua voce che cantava insieme a lui.
Un brivido gli attraversò la schiena.
Il suo Min era ritornato ed anche se non avrebbe potuto averlo accanto a sè ora...era felice lo stesso.
"Junsu..." chiamò Yocchun staccandosi da lui e guardandolo negli occhi.
Il silenzio regnava in quella stanza.
Loro due da soli stesi sul letto della camera.
Junsu alzò lo sguardo.
"Si?"
"Mi...mi amerai ancora?"
Junsu abbassò lo sguardo.
Come faceva a dire di no a quello sguardo?
Cosa doveva rispondere?
Min era...era sempre stato il suo unico amore, la sua unica ragione di vita.
Ma sapeva che nonostante tutto il suo amore non sarebbe stato ricambiato.
Sapeva che dopo aver scoperto la verità Min non avrebbe più voluto vederlo.
Guardò ancora Yocchun.
E lui...lui era stato li.
Dopo tutto quello che era successo aveva superato il suo dolore senza troppi problemi solo per dedicarsi a lui.
E lui non lo aveva mai lasciato solo.
E non si era lasciato scoraggiare dalle parole cattive che gli rivolgeva, lui non se n'era mai andato nonostante lui lo avesse mandato al diavolo più e più volte.
E...un motivo se il suo cuore batteva così forte ogni volta che lo vedeva, doveva esserci sicuramente.
"Yoo...non cambio idea da un giorno all'altro" sussurrò poggiando le sue labbra su quelle del suo ragazzo.
Yocchun ricambiò il bacio.
Perlomeno poteva sentirsi felice.
Poteva sentirsi ancora sereno.
E...sapeva che era tutta una menzogna, sapeva che Junsu amava ancora Changmin ma...a lui non dispiaceva vivere nella bugia, infondo..l'aveva fatto per così tanto tempo, perchè non continuare?
"Vogliamo andare dagli altri?" sussurrò Yocchun accarezzando le guance di Junsu.
"Mh...va bene"
E doveva farsi forza.
Farsi forza ed andare avanti.
Prima di tutto però doveva trovare la forza di guardare Changmin.
***
"Ancora non sappiamo come regolarci, non possiamo dire a mezza Asia che tu sei ancora vivo, sarebbe uno shock troppo grande ma...se sei vivo non vediamo il motivo per cui non dovresti essere nel gruppo. Dobbiamo pensarci bene capisci? Hai incasinato questa situazione e...mi dispiace ma se decideranno di non reinserirti nel progetto non potrai protestare, ti sei finto morto...e quindi se non diremo all'Asia che tu sei vivo dovrai vivere in incognito." sospirò il manager mentre con aria preoccupata guardava Changmin, perso nei suoi pensieri con il capo chino.
Erano tutti li.
Yunho e Jaejoong, Yocchun e Junsu, Lee ed il loro manager e poi...lui.
Infondo non poteva mica pretendere di tornare e di ripiombare nella vita che aveva lasciato senza affrontare le conseguenze?
"Capisco...in ogni caso mi dispiace non so ancora come scusarmi per quello che ho fatto" sussurrò mentre Lee faceva passare un braccio sulle sue spalle e lo stringeva a sè.
Junsu guardò Changmin perdersi nell'abbraccio di Lee e...strinse forte un pugno.
"Mi dispiace Changmin ma queste sono le conseguenze delle tue azioni..e devi prenderti le tue responsabilità" continuò il manager.
Lee continuò a stringere Changmin tremante tra le sue braccia.
Perchè? Perchè doveva stringerlo così?
Chi diavolo era quello?
E perchè Changmin si lasciava coccolare così? Strinse di più il pugno.
"Lo so...non ho mai detto di avere ragione e non ho mai detto di pretendere qualcosa, ma...se ce ne fosse la possibilità io vorrei ritornare nel gruppo" disse Changmin serio.
"Stai calmo Min" sussurrò Lee al suo orecchio.
"Lo so caro ragazzo ma...senti se posso permettermi che rimanga in questa stanza, dalla tua finta morte sono successi un sacco di casini alla SM, e...Lee Soo - Man è molto arrabbiato con te è già tanto se non ti ha querelato. Ma per come è fatto mi aspetto che lo farà da un momento all'altro, sta aspettando solo il momento in cui tu per l'Asia sarai resuscitato anche perchè per il momento non può querelare un morto" sospirò l'uomo mentre Min guardava Lee preoccupato.
'Smettila di stringerlo a te' pensava Junsu mentre stringeva forte un pugno arrivando quasi a conficcarsi le unghie nella carne.
"Combatteremo..." affermò Yunho.
Tutti si girarono verso di lui.
"Combatteremo per riavere Min con noi e per fare si che Soo-Man non gli faccia nulla, ci siamo noi e con noi le Cassiopeia...siamo forti, combatteremo" spiegò allora il ragazzo mentre Jaejoong sorridendo gli stringeva una mano.
Era ritornato il suo Yunho per fortuna.
Changmin lo guardò confuso, perchè ora voleva aiutarlo?
Fino a poco prima lo avrebbe ucciso a suon di pugni ed ora lo sosteneva.
Il manager sospirò alzandosi "ragazzi io vi farò avere notizie al più presto ma...non so se dirvi che andrà tutto bene o meno, spero solo che voi non facciate guai." disse dirigendosi poi verso la porta e facendo un piccolo inchino uscì.
I ragazzi si guardavano confusi l'uno con l'altro.
"Changmin... - cominciò a dire Yunho titubante - volevo...scusarmi per prima. In realtà averti qui è la cosa più bella per me è solo che...non so cosa mi sia preso io...non ero in me, la frustrazione di questi tre anni si è accumulata ed è fuoriuscita in una volta in un modo sbagliato scusami ti prego."
Changmin sorrise a quelle parole alzandosi e avvicinandosi a Yunho.
"Ancora amici?" disse allungando una mano verso di lui.
Yunho evitò la mano di Changmin ma alzandosi lo abbracciò forte.
"Io...non puoi capire quanto sia felice di averti qui Min...non...puoi saperlo." disse Yunho emozionandosi.
Changmin abbracciò forte Yunho.
Si che lo sapeva.
Perchè...anche lui era felice di averli li con lui.
"Comunque, ora che sei qui...puoi dirci chi è questo ragazzo e perchè è con te?" chiese Yocchun indicando Lee.
Gli altri annuirono curiosi.
Tutti...tranne Junsu.
Lee guardò Junsu che ricambiava apatico il suo sguardo.
Entrambi si guardarono.
Entrambi si contendevano la stessa cosa.
Lee sorrise dolcemente.
Perchè in effetti...lui aveva già vinto.
E Junsu questo...lo sapeva.
"Ah si scusate..." disse Min sedendosi di nuovo accanto a Lee e prendendogli una mano tra le sue "Lui è Lee, mi ha salvato quando sono caduto dalla scogliera, se...non fosse stato per lui io...sarei morto davvero. E...ho vissuto con lui, è stato la mia roccia in questi tre lunghi anni senza di lui non avrei mai trovato la forza di andare avanti."
Lee lo guardò sorridendo.
"Questo ragazzo esagera sempre...non ho fatto assolutamente nulla di che, cose che avrebbero fatto in tanti. Solo che...in realtà è stato Min ad aiutare me...prima di incontrarlo mi sentivo così solo e...dopo il suo arrivo tutto è cambiato, le mie giornate hanno cominciato ad avere un senso." spiegò il ragazzo.
Gli altri guardavano incantati i due.
Gli occhi chiari di Lee attiravano la curiosità dei ragazzi che però troppo timidi per chiedere qualcosa al riguardo.
"E...voi ragazzi? A parte gli gli ultimi due cd avete novità?" chiese Min.
"Beh si...io e Yunho stiamo insieme" sorrise Jaejoong stringendo la mano a Yunho.
Min sorrise mentre Lee gli accarezzava una gamba. "Finalmente...era pure ora"
'Lascialo dannazione' pensava Junsu
"Come era pure ora?" chiese Jaejoong confuso
"Andiamo...solo un ceco non avrebbe visto che tra voi c'era qualcosa di più forte di una semplice amicizia" spiegò Changmin.
Jaejoong arrossì di botto.
"Ma quando mai? Ooooh andiamo Changmin è vero che esageri sempre.."
Min rise.
Era vero...non erano cambiati affatto.
Si voltò verso Junsu e Yocchun che si tenevano anch'essi per mano.
Erano così silenziosi.
Quelle mani intrecciate lo fecero sentire perso...triste.
Strinse inconsciamente di più la mano di Lee.
"E...voi avete novità?" chiese
Yocchun abbassò lo sguardo.
"Si io e Chun siamo fidanzati" rispose Junsu serio.
Yocchun alzò lo sguardo sconvolto.
Junsu...lo aveva ammesso?
Lo aveva detto a Changmin?
Era..un sogno?
Changmin si intristì.
'stupido cosa pensavi? di trovarlo solo e sconsolato che ti aspettava? Dovevi saperlo...' pensò tirando fuori il sorriso più falso che avesse.
"Come mai? Vi...eravate lasciati?" disse meccanicamente senza distogliere lo sguardo dai due.
Nessuno rispose.
Changmin ancora non sapeva la verità.
"Bene ragazzi allora...direi di festeggiare il ritorno di Changmin con una bella festa che ne dite?" saltellò entusiasto Jaejoong cercando di cambiare argomento guardando gli amici.
Changmin sorrise.
E finalmente dopo tre anni...si sentì di nuovo a casa.
***
"Dannazione!" urlò sbattendo un pugno contro lo specchio.
Che delusione.
Che tristezza.
Che amarezza.
Non riusciva a credere che dopo tre anni passati a piangere, che dopo tre anni passati nel dolore più totale che dopo anni ed anni passati a pensare solo a lui e a sperare solo nel suo amore, lui potesse ritornare come se nulla fosse per di più con un'altra persona al suo fianco.
E non lo accettava, e non ce la faceva a vedere il suo Changmin con qualcun altro che non fosse lui.
Changmin lo aveva amato, lo aveva detto anche Jaejoong, e...e lui era stato lo stupido che non se n'era accorto.
Ma dopo tre anni un amore non può scomparire così.
Che Jaejoong avesse mentito quel giorno?
O che magari Changmin avesse trovato la felicità da qualche altra parte?
Infondo lui non gli aveva mai fatto capire di amarlo ed anche durante il loro ultimo incontro prima di quella tragedia, aveva fatto capire a Changmin di amare Yocchun trascinandoselo per mano in giro per casa.
'Ma che diavolo hai nella testa banane fritte al posto del cervello?' pensò sospirando e poggiando la testa allo specchio del grande bagno nella sua stanza d'albergo.
Gli altri erano in fibrillazione per la festa di Changmin, persino Yocchun si stava facendo in quattro per organizzare tutto mentre lui...lui non poteva fare altro che stare una schifezza.
Non poteva lasciare Yocchun, nonostante sapesse che il suo amore per Changmin era ancora vivo dentro di lui non poteva deludere così quel ragazzo che si era accorto, anche se con tanto ritardo, di amare sul serio.
Quando vedeva Yocchun il suo cuore sussultava di gioia, e si sentiva protetto e felice.
Però...quando vedeva Changmin era tutt'altra cosa.
Quando Changmin era con lui si sentiva in paradiso, diventava euforico e...il suo cuore palpitava talmente forte che sarebbe potuto saltare fuori dal petto, le gambe gli tremavano e non poteva fare a meno di guardarlo.
Allora...se avesse paragonato i due effetti quale di questi sarebbe potuto essere amore?
Ma ora Changmin aveva quel Lee.
E...non capiva perchè.
Il suo Min non aveva bisogno di Lee.
Il suo Min non aveva bisogno di altri a confortarlo.
Il suo Min non aveva bisogno di altre dolci parole oltre alle sue.
Il suo Min non aveva bisogno di nessun altro se non di lui.
"Dannazione" sussurrò guardandosi allo specchio.
Ma che cosa stava diventando la sua vita?
Perchè tutta quella confusione?
Toc Toc.
Sussultò sentendo bussare alla porta della stanza.
Chi era?
Credeva che tutti fossero alle prese con i preparativi.
Uscì dal bagno dirigendosi verso la porta della stanza.
E l'aprì.
E morì.
Changmin era li dinanzi a lui.
Bellissimo ed impeccabile come il suo solito.
E...sarebbe volentieri morto con una visione come quella davanti.
Dio quanto gli era mancato il suo profumo.
Un profumo esotico, di quelli che non compri nelle profumerie, ma di quelli che ti impregnano la pelle e ti rendono unico.
"Min? Ciao" disse dolcemente Junsu sorridendo.
"Scusa se ti disturbo ma...mi hanno cacciato via perchè non volevano che stessi tra i piedi mentre organizzavano tutto e...visto che sei solo ho pensato di venire da te" disse Changmin addolcendo il tono di voce.
Dio quanto era bello il suo Junsu, non era cambiato di una virgola.
Era sempre il suo dolce cucciolo, il suo dolce amico.
La sua metà.
"Mh...entra" disse l'amico spostandosi dalla porta e facendo entrare Changmin.
Il suo cuore stava impazzendo, molto probabilmente l'intero hotel stava ascoltando quei forti battiti assordanti.
Changmin entrò dirigendosi verso il divano e sedendovici sopra.
"Ooooh com'è comodo" mugolò come un bambino dell'asilo prendendo un cuscino e stringendolo tra le braccia "l'aereo era così scomodo che non ti dico, finalmente un pò di morbidezza"
'Dio quanto mi sei mancato' pensò mentre pronunciava quelle parole sperando di risultare il più vero possibile.
Ed in realtà non era vero che l'avevano cacciato via.
Non era vero che non sapeva cosa fare.
Voleva solo vederlo e stare con lui.
Dopo tutto quel tempo...
Lui, la causa della sua finta morte.
Junsu gli si avvicinò sedendosi di fronte.
"Ci credo. Avrai fatto anche tantissime ore di viaggio"
Changmin annuì "e le hostess per la prima volta erano racchie. Una di loro mi odiava si vedeva, forse così incappucciato mi avranno scambiato per un kamikaze" rise seguito a ruota da Junsu.
'Come sei bello...' pensò Junsu guardando Changmin ridere.
Quanto gli era mancato quel sorriso.
Quanta grande era stata la paura di non rivederlo mai più.
"E tu stai bene?" chiese Changmin dolcemente.
Troppo dolcemente.
Non sapeva cosa rispondere.
Stava bene?
Fino a pochi giorni prima aveva pensato di morire dal dolore ed ora invece...rivederlo li dinanzi ai suoi occhi lo faceva sentire sereno e felice.
"Diciamo...la notizia della tua morte ci ha sconvolti tutti"
"Ti...ti ho visto cantare"
Junsu guardò confuso Changmin che abbassava lo sguardo.
"Cosa?"
Non capiva cosa intendesse l'amico.
"Il giorno del mio funerale io...ero li e ti ho visto cantare per me" spiegò Min continuando a mantenere lo sguardo basso.
Aveva vergogna.
Vergogna di esporre così i propri sentimenti.
E paura.
Paura di quello che avrebbe detto Junsu.
Ora stava con Yocchun non lo amava più, non era più niente per lui.
"C'erano anche tantissime altre persone che cantavano con me" sorrise malinconico Junsu
"Si ma...nel mio cuore è arrivata solo la tua voce"
Il cuore di Junsu prese a battere ancora più forte in seguito a quelle parole.
Ricordò il giorno del funerale di Changmin, ricordò di quanto dolore avesse provato.
Ricordò di quella canzone.
"Io...in quel momento sarei saltato volentieri giù se avessi avuto la certezza di venire da te" sussurrò Junsu alzandosi e abbassandosi di fronte a Changmin.
Viso a viso.
I loro occhi uniti.
Quanto gli era mancato quel calore.
"Da me? Perchè mai...qui avevi tutto" chiese Changmin.
"No...qui non avevo niente. Perdendo te io ho perso la mia vita."
Changmin guardò Junsu arrossire.
Come era tenero.
"Ti ho...amato così tanto." sussurrò Changmin accarezzando una guancia a Junsu che sussultò.
Quelle parole.
Dio solo sapeva per quanto tempo aveva desiderato sentirsele dire.
Per quanto tempo aveva immaginato quel momento.
Ed ora le aveva sentite.
Min il suo Min le aveva appena dette, e non era uno dei suoi soliti sogni o fantasie, erano la realtà.
"A...amato?" chiese titubante.
Aveva paura.
Paura che tutto potesse scomparire quasi per magia.
"Mh...Ti ho amato dal giorno in cui ci incontrammo in quel parco, dalla prima volta che i miei occhi si persero nei tuoi che sono la cosa più bella che abbia mai visto...ti ho sempre amato Junsu ma...non potevo dirtelo, sapevo che i miei sentimenti non erano corrisposti quindi, decisi di lasciar perdere tutto dall'inizio e..cercavo di uscire con ragazze diverse ogni volta ma...nessuna riusciva a farmi dimenticare te, il tuo nasino dolce, il tuo sorriso da bambino i tuoi occhi così belli. Tu eri la mia aria la mia fonte di vita, il tuo profumo era come l'ossigeno per me. Poi però hai deciso di stare con Yocchun e...ho capito che per me non c'era posto nel tuo mondo, almeno non in quel senso" disse Changmin mentre Junsu incredulo ascoltava quelle parole che procedendo l'una dopo l'altra gli facevano male.
E graffiavano, graffiavano logorandogli il cuore e squarciandogli l'animo.
Changmin provava i suoi stessi sentimenti e lui...non solo non se n'era mai accorto ma, convinto di farlo ingelosire lo aveva fatto stare male, lo aveva fatto soffrire da cani e per un pò di tempo ci aveva pure goduto.
Che razza di mostro era?
Perchè Dio lo lasciava ancora in vita?
"Changmin io...devo dirti una cosa. So che molto probabilmente dopo questo non vorrai vedermi più e mi eviterai come la peste e soprattutto ti farò schifo ma...non posso più mentirti." sussurrò Junsu stringendo forte le mani di Changmin continuando a restare inginocchiato dinanzi a lui.
"Dimmi.."
"Prima di tutto voglio dirti che ricordo quel giorno come se fosse ieri, ricordo tutto di quella mattina al parco e...da allora sei entrato dentro di me dentro il mio cuore senza abbandonarlo mai. Anche io ti ho amato Changmin da quel giorno ti ho amato più di me stesso e...qualsiasi cosa facessi pensavo se tu l'avresti apprezzata o meno. Non ti conoscevo neppure e già ti amavo. Quando ho visto che eri nella band io...non credevo ai miei occhi, sembrava un sogno, un bellissimo sogno. Changmin non sai quanto io ti abbia amato, ho sempre ricambiato i tuoi sentimenti dei quali però non ero al corrente, le tue parole, i tuoi gesti tutto di te era fondamentale per me e credevo che senza non sarei andato avanti. Quando ho visto che cominciavi ad uscire con una ragazza diversa ogni sera ho... - Junsu si fermò lasciando Changmin e dirigendosi verso la finestra.
Doveva dirglielo, farsi forza e confessargli il suo peccato.
Guardò fuori, le auto si susseguivano nel caos della città, persone che andavano e venivano come tante formichine, il sole tramontava dietro i grattacieli.
Tutto era normale.
Tranne che nella loro stanza - ho architettato una messinscena con Yocchun. Abbiamo fatto credere a tutti che stavamo insieme solo...per poter attirare la tua attenzione e farti ingelosire, ma poi ho visto che hai cominciato a trattarmi male con il passare del tempo e...e allora pensavo che mi odiassi. Ma nonostante tutto ti amavo, ti ho sempre amato e...e quando pensavamo che fossi morto il mio mondo era finito era completamente andato a pezzi. Ho cominciato a ricostruirlo piano piano con l'aiuto degli altri e di Yocchun e...ci siamo messi per davvero insieme. Io...so che dopo questo non vorrai più vedermi - Junsu si fermò mentre piccole lacrime scendevano dai suoi occhi. E faceva troppo male, era troppo difficile. A breve Changmin gli avrebbe urlato in faccia tutto il suo disprezzo e lo avrebbe lasciato ancora una volta - io lo so che mi disprezzerai ma...l'ho fatto perchè ti amavo e volevo solo che ti accorgessi di me." disse Junsu continuando a piangere e poggiando la fronte al vetro.
Doveva smetterla di piangere come un bambino.
Ma...non ce la faceva era più forte di lui.
Sentiva già Changmin alzarsi dal divano, i suoi passi.
Sarebbe uscito da quella porta e non lo avrebbe rivisto mai più.
Se lo sentiva.
Due braccia gli circondarono la vita e si ritrovò poggiato dolcemente sul petto di Changmin.
Era lui perchè...avrebbe riconosciuto il suo odore tra mille.
E...perchè Changmin lo stava abbracciando? Era il suo modo per dirgli che gli faceva schifo?
"Scusami Junsu.." sussurrò Changmin posando sulla sua guancia un dolce bacio.
Junsu si voltò a guardarlo restando tra le sue braccia.
E si sentiva protetto, quello era il posto più sicuro dell'universo.
L'unico posto dove voleva stare.
"Perchè ti scusi tu? Dovrei farlo io.."
"Scusa perchè ho sempre mascherato quello che provavo per te, facendoti del male uscendo con persone della quale nemmeno mi importava nulla" disse Changmin stringendolo di più a sè.
I loro corpi erano l'uno contro l'altro.
I loro respiri si incontravano così come i loro sguardi.
Le loro labbra a così pochi centimetri.
"...io...io ti amo Min" sussurrò Junsu continuando a piangere e avvicinandosi al viso di Changmin baciandolo dolcemente.
Changmin chiuse gli occhi portando una mano tra i capelli di Junsu e beandosi sfiorando le sue labbra.
Ed ora il suo mondo era completo ora...tutto tornava al proprio posto per un attimo.
Sapeva che il loro era un amore impossibile, Junsu aveva per davvero Yocchun ora e...lui ancora una volta veniva messo in disparte, però...per un attimo voleva essere felice.
Che male c'era a cercare un pò di felicità anche se per pochi secondi?
Stringeva forte Junsu a sè e gli accarezzava i capelli ormai lunghi e castani chiaro, la sua lingua giocava con quella dell'amico e...tutto era perfetto ora.
Junsu si lasciò trascinare in quel bacio carico di amore.
Tutto il suo corpo tremava dal piacere e...dalla gioia.
Quello era senz'altro il momento più bello della sua vita.
Anche se sapeva che sarebbe finito e sarebbe stato solo un momento, a lui non importava perchè...era felice.
Tra quelle braccia, su quelle labbra lui...trovava la sua felicità.
'Ti amo...amo solo te' un pensiero, un semplice pensiero che balenò nelle menti di entrambi.
Un pensiero che sarebbe rimasto tale perchè...
...il loro era un amore impossibile.
Quando guardo i tuoi occhi, quando vedo il tuo sorriso,
quando sento la tua voce...sento come se stessi morendo piano piano
e sto bene perchè...ho sempre pensato che morire guardando la persona che ami
sia un buon modo per andartene...
quando sento la tua voce...sento come se stessi morendo piano piano
e sto bene perchè...ho sempre pensato che morire guardando la persona che ami
sia un buon modo per andartene...
14 capitolo
°In my cage°
"Pallottole e sangue.
Se dovessi dare un titolo alla mia vita molto probabilmente sarebbe questo.
Non ho mai voluto altre persone al mio fianco, sono sempre stato un lupo solitario, forse perchè per forza di cose ho dovuto abituarmi alla solitudine, chiunque mi incontrasse, chiunque mi vedesse mi considerava peggio di un mostro e...venivo discriminato e lasciato solo e...disprezzato.
Sono figlio di padre Americano e mamma Coreana, non l'ho mai conosciuta.
Mia madre era una prostituta e mio padre era un mafioso, un pezzo grosso della mafia Americana, e beh...dopo che sono nato l'ha uccisa. Lui ha distrutto mia madre, ha distrutto la mia creatrice, la mia vita.
Sono cresciuto con un solo scopo: quello di prendere il suo posto quando lui me lo cederà.
Sono stato addestrato come un cane, ho dovuto sopportare addestramenti terribili, ho dovuto sviluppare il sangue freddo di un killer ho dovuto subire angherie che...nessuno mai potrebbe neppure lontanamente immaginare.
Avevo un fratello, l'unica persona che mi abbia veramente voluto bene, l'unico al quale sia mai importato qualcosa di me.
Dico avevo perchè...crescendo è diventato identico a nostro padre.
Freddo, spietato e...con lo scopo di uccidermi per prendere il mio posto.
Ricordo quando giocavamo insieme, ricordo i nostri sogni, ricordo quando ci aiutavamo a vicenda o quando ci coprivamo l'uno con l'altro per non far scoprire a papà i nostri guai o le nostre scappatelle da ragazzini.
E rido ripensando a quei giorni che nonostante mi abbiano reso felice per un pò, sono stati cancellati come niente fosse, come se non fossero mai esistiti.
All'età di 18 anni sono scappato dall'America, aiutato da un'amico di famiglia che, per quanto mi ha raccontato, ha sempre amato mia madre, sono riuscito ad arrivare in Corea...lui mi aveva detto che era pericoloso e che...mio padre mi avrebbe trovato se io fossi stato in quel posto dove mia madre era nata e cresciuta, ma...non mi sono fatto troppi problemi.
Mi sarei nascosto e...non m'importava di vivere una vita misera o in incognito, l'importante era vivere lontano da quella vita.
Poi ho incontrato Changmin e...tutto è cambiato.
Quando ho visto che era proprio Max Changmin uno dei Dong Bang Shin Ki ho avuto paura, era famoso e...avrebbe sicuramente attirato l'attenzione su di noi però, quando lui ha detto di voler scomparire di...volere far sapere al mondo che Max era morto allora...ho rivisto tanto di me in quel ragazzo.
L'ho preso con me, l'ho messo a lavorare nei campi insieme a me e...mi sono innamorato.
Con il passare del tempo ho imparato ad amarlo, ad apprezzare tutto di lui, dal suo modo infantile di attirare l'attenzione alla sua sensualità quando nuota in mare, dalle cose più stupide a quelle più importanti.
Si è aperto a me raccontandomi delle sue paure e delle sue sofferenze e...ed io non ho potuto fare a meno di cedere, come prima di me aveva fatto gran parte dell'Asia, al suo fascino, alla sua dolcezza innata ai suoi occhi così dolci e...al suo sorriso che da solo riesce ad illuminare le mie giornate.
Ora che lui però...è ritornato alla sua vecchia vita io..devo farmi da parte, non posso espormi e non posso farmi trovare perchè...so che metterei in pericolo anche lui e...per quanto mi faccia male dovrò dirgli addio.
Com'è cattiva però...la vita."
"Yu...ti prego ti voglio ora" sussurrò Jaejoong a Yunho che senza degnarlo di uno sguardo continuava a leccare con avidità il suo membro facendolo impazzire dal piacere.
"Yuuu" mugolò Jaejoong steso supino sul letto in preda all'eccitazione.
Non avrebbe retto a lungo.
Yunho smise di giocare con Jaejoong, si alzò e gattonò fino al suo viso sorridendo malizioso.
Quanto gli piaceva vedere Jaejoong così vulnerabile sotto di lui.
Lo eccitava oltre ogni dire.
"La vuoi smettere di lamentarti?" sussurrò malizioso Yunho mordendogli il lobo dell'orecchio.
"Ti voglio ora" sospirò Jaejoong a contatto con il corpo dell'amante che si strofinava lentamente sul suo.
Lo stava facendo morire.
Yunho baciò Jaejoong che si attaccò a lui circondando i suoi fianchi con le sue gambe e chiudendolo in una morsa dal quale non sarebbe scappato tanto facilmente.
Le braccia chiuse intorno al collo di Yunho.
Dio era in paradiso.
Yunho ansimò sentendo il membro eccitato di Jaejoong contro il suo.
Come faceva quel ragazzo ad essere così...perfetto?
Era bellissimo, era una visione e...Dio faceva così bene ogni cosa.
Si posizionò meglio tra le sue gambe prendendo Jaejoong per i fianchi e stringendoli mentre penetrava in lui.
Jaejoong boccheggiò in cerca d'aria.
Nonostante facessero l'amore ogni due minuti non si era ancora abituato a quel dolore lancinante ed ogni volta sembrava fosse sul punto di morire.
"Stai bene?" chiese dolcemente Yunho che lentamente si inoltrava in lui.
Era...fantastico.
Adorava il corpo del suo Jae, era perfetto in ogni singolo punto.
Jaejoong non parlò ma affermò con la testa prima di buttarla all'indietro sul cuscino e chiudendo gli occhi.
Il dolore sarebbe passato lo sapeva, e sarebbe stato sostituito presto dal piacere.
Doveva resistere ancora pochi attimi.
"Yunho muoviti...voglio sentirti" sussurrò sorridendo Jaejoong.
Yunho baciò il suo ragazzo con passione, era realmente possibile impazzire così per una persona?
Uscì dal corpo di Jaejoong rientrandovi poi spingendo più forte.
Spinse più e più volte.
Jaejoong ansimava dal dolore e dal piacere che lentamente fuoriusciva da quelle spinte e che lo portavano in paradiso.
Yunho prese tra le mani il membro pulsante di Jaejoong giocandovi mentre Jaejoong impazziva sotto il suo tocco e sotto le sue spinte.
In quel momento sarebbe anche potuto morire, non gli importava granchè, era troppo felice.
"Yu...più forte" sospirò Jaejoong incapace persino di parlare.
Yunho non se lo fece ripetere due volte continuando a spingere con più forza.
I sospiri e i gemiti riempivano la stanza silenziosa.
"Ti amo" sussurrò Jaejoong aprendo gli occhi e guardando Yunho che non resistette a quelle parole e alla visione di Jae sotto di lui che le pronunciava con una sensualità che molto probabilmente non sapeva di possedere e venne, seguito a ruota dall'amante.
Si accasciò su di lui abbracciandolo forte.
Entrambi ansimavano ancora.
Si tenevano stretti l'uno all'altro quasi potessero essere divisi da un momento all'altro.
"Jae?"
"Mh?"
"Ridimmelo"
"Cosa?"
"Ridimmi che mi ami"
Jaejoong alzò il viso di Yunho che sino a quel momento era stato poggiato sul suo petto.
Entrambi si guardavano e...sapevano di non poter fare a meno l'uno dell'altro.
Sapevano che il loro amore era vero e che...non sarebbe morto mai.
"Ti amo" ripetè Jaejoong dolcemente.
"Anche io..tanto" disse Yunho stringendolo forte e baciandolo.
E sapevano...che quelle parole erano quanto di più vero potesse esistere al mondo.
***
Apatico guardava le auto scorrere velocemente accanto a lui.
Apatico guardava attraverso quel vetro le persone passeggiare chi tranquillamente chi velocemente.
Apatico guardava il mondo andare avanti così in fretta sentendosi perso in quell'infinità.
Non capiva come fosse possibile ma...sentiva il mondo cambiare, il tempo scorrere così velocemente, le cose mutare e lui...si vedeva li, seduto ancora al bar incapace di stare al passo con tutto, incapace di andare avanti con il mondo stesso.
E restava indietro.
E...non c'era niente che potesse fare.
Niente.
Si sentiva perso...si sentiva vuoto, solo.
E...cosa avrebbe fatto?
Guardò la tazza di tè fumante sotto i suoi occhi.
Il vapore si alzava lento inondandogli il volto.
Vide la tazza sdoppiarsi lentamente, e...tutto si appannò.
Stava piangendo.
Ancora una volta era da solo...a piangere.
Non voleva più vivere così, non voleva più andare avanti sentendosi solo un giocattolo nelle mani della persona che amava.
Era come se fosse chiuso in una gabbia.
In una gabbia d'oro, e...Junsu era li che apriva quella gabbia e gli dava da bere e da mangiare...lo faceva vivere ma..lo teneva sempre li chiuso.
E...come un uccellino chiuso tra le sbarre sognava di poter volare un giorno al di fuori di quella prigione, di volare libero e felice di non avere più pensieri, di non guardare più lo stesso posto e le stesse cose, di poter vedere la vera vita qual'era; sognava tutto questo ma...sapeva che era solo un pensiero impossibile.
Le lacrime scendevano solcando le sue guance e cadendo giù.
Amava Junsu più di sè stesso, lo amava a tal punto da aver buttato via la sua vita facendola vivere in una menzogna che lo portava alla rovina giorno dopo giorno, ma nonostante lo amasse così tanto sapeva di non avere senso nella sua vita.
Era stato solo un rimpiazzo finchè Changmin non era tornato.
Solo una distrazione.
E lo aveva sempre saputo.
Ma ora Changmin era tornato e...Junsu non lo avrebbe più voluto.
Forse avrebbe finto per un pò di tempo ma...prima o poi lo avrebbe lasciato troppo preso dall'amore per il suo Min.
Cosa aveva fatto di male per meritarsi tutto quello?
L'unica soluzione per lasciare tutto quello alle spalle era..lasciare la band, ma sapeva che non avrebbe mai trovato il coraggio di farlo.
Quella band, la loro musica erano la cosa più importante per lui e...non ce l'avrebbe fatta ad abbandonarla.
Allora...cosa poteva prendere in considerazione?
Quale altra possibilità aveva?
"Perchè stai piangendo?" chiese una voce dinanzi a lui.
Alzò lo sguardo.
Lee era davanti a lui che lo guardava confuso.
Si asciugò le lacrime con la manica della maglia.
"N..niente, sono raffreddato" inventò cercando di prendere il controllo di sè.
Dannazione perchè si era lasciato andare così per di più nel bar del loro albergo?
Per fortuna che era del tutto vuoto.
"Si certo...inventane un'altra - sospirò Lee guardandolo preoccupato - posso sedermi?"
Yocchun affermò e Lee si sedette di fronte a lui.
Entrambi si fissarono.
Nessuno si decideva a parlare, entrambi imbarazzati.
Non si conoscevano.
Non si erano mai visti eppure...era come se qualcosa li spingesse l'uno verso l'altro.
"Mi dici perchè stai piangendo?" ripetè Lee sorridendo dolcemente.
"Nulla davvero.." sussurrò Yocchun abbassando lo sguardo sulla tazza di tè.
"E' per Junsu e Changmin vero?"
Yocchun alzò il capo di scatto guardando Lee.
Si perse guardando gli occhioni azzurri di quel ragazzo che...splendevano di luce propria.
Erano così belli.
E...sembrava quasi un Deja vù.
Lui...li aveva già visti.
"Cosa..ne sai tu di Junsu e Changmin?" chiese perplesso Yocchun incapace di spostare lo sguardo da quegli occhi.
"Changmin mi ha detto tutto...si è confidato con me e...conosco la storia"
Yocchun sorrise scuotendo la storia.
'Che bel sorriso...peccato che sia così carico di tristezza' pensò Lee.
"Non conosci tutta la storia perchè...c'è un particolare di cui nemmeno Changmin è a conoscenza"
Lee lo guardò curioso.
"Quale particolare?"
Yocchun spostò, anche se con fatica, lo sguardo fuori dalle grandi vetrate.
"Non...posso parlartene. E' solo una questione tra Junsu e Changmin, questa storia è meglio che solo Junsu la spieghi a chi...ha il diritto di sapere"
Lee allungò una mano stringendo quella di Yocchun che si voltò di scatto verso di lui.
E di nuovo si perse in quegli oceani così profondi che Lee aveva al posto degli occhi.
"Non rassegnarti."
"Cosa?"
"Se vuoi qualcosa con tutto te stesso...non rassegnarti. Non lasciarti prendere dallo sconforto o dalla paura, non permettere a quello che ti circonda di lasciarti indietro senza la possibilità di seguirlo a pari passo, non permettere al mondo di lasciarti indietro, combatti e corri con lui. Se vuoi qualcosa prenditela con tutte le tue forze, lotta e la otterrai, nulla è impossibile" disse Lee sorridendogli con dolcezza.
Yocchun guardò confuso quel ragazzo.
Perchè...gli diceva tutto questo?
Lee si alzò dalla sedia.
"see ya" sorrise allontanandosi.
Lasciando Yocchun di nuovo da solo.
Ma...improvvisamente quel senso di vuoto, quell'angoscia era...scomparsa.
Ed il suo cuore...batteva forte.
Una carica del tutto nuova si faceva strada in lui.
***
"Su su muovetevi ragazzi che è già tardi" disse Jaejoong tutto trafelato mentre correva da una parte all'altra della stanza aggiustando le ultime cose.
Yunho sorrise guardando il suo ragazzo così felice.
Finalmente lo vedeva sorridere di nuovo, ancora una volta raggiante di gioia.
E così tutti gli altri ragazzi.
Tutti felici.
Ancora una volta insieme.
"Yunho vai a prendere Changmin bendalo e portalo qui" ordinò Jaejoong emozionato.
"Agli ordini capo" disse Yunho imitando una sottospecie di saluto militare e allontanandosi dalla sala che intanto si era riempita ospitando le persone che lavoravano nello staff, amci e...parenti corsi da lontano.
In così poco tempo erano riusciti ad organizzare una megafesta di benvenuto...solo per Changmin.
"Jaejoong ciao scusami..." lo richiamò una voce da dietro.
Si girò vedendo la madre di Changmin dinanzi a sè.
Sorrise.
L'ultima volta che l'aveva vista era sconvolta, piangeva come se fosse impazzita e non le aveva parlato.
Infondo cosa poteva dire ad una madre che aveva perso il proprio figlio?
E...si era sentito in colpa, lui che per così tanto tempo aveva fatto da mamma a Changmin lui che aveva promesso di proteggerlo dalle insidie di quel mondo, non ce l'aveva fatta e lo aveva perso, lo aveva lasciato morire.
Per fortuna le cose si erano aggiustate.
Nonostante si sentisse ancora così tanto in colpa.
Nonostante non potesse fare a meno di pensare che...se non ci fosse stato Lee, lui sarebbe morto.
Nonostante tutto...aveva ancora molto da farsi perdonare.
"Buonasera signora Shim...come sta?"
"Ecco...bene ma...vorrei, vorrei sapere dov'è Changmin" disse la donna emozionata e...titubante.
Quasi come se stesse dicendo una sacralità pronunciando quelle parole.
"Sta arrivando, Yunho è andato a prenderlo"
La madre di Changmin abbassò il capo portando una mano dinanzi agli occhi.
Forse...presto sarebbe scoppiata in lacrime.
E Jaejoong sorrise felice nel vederla così.
Le aveva sempre fatto tenerezza quella donna, una bellissima donna alta e snella, dai lunghi capelli neri raccolti in una coda e...con un perenne sorriso dolcissimo stampato sulle labbra.
Finalmente anche lei sarebbe stata felice.
Dopo tre anni d'inferno.
Anche da lei sarebbe tornata la serenità.
"Non vedo vostro marito..non è venuto?"
La donna scosse la testa tristemente, mentre altre lacrime minacciavano di scendere.
"Mio marito...è morto due anni fa. Un infarto ce l'ha portato via" sussurrò tristemente.
Jaejoong sussultò, ma era terribile.
E loro...non avevano saputo niente.
Questo perchè dalla morte di Changmin non l'avevano più chiamata, questo perchè avevano lasciato indietro ciò che non c'era più, troppo presi da loro stessi.
Che egoisti.
"Mi dispiace io...non sapevo.." disse Jaejoong triste.
La donna sorrise.
"Non preoccuparti Jaejoong, so che non lo sapevate...ora l'importante è solo Changmin. Voglio rivederlo"
Jaejoong sorrise.
Povera donna.
Quanto dolore aveva conosciuto il suo cuore in quegli anni.
Il grande portone che dava sulla sala nella quale si svolgeva la festa si aprì, e da esso entrarono Yunho che trascinava accanto a lui un Changmin bendato e confuso.
"Yunho ma perchè mi hai bendato? Sapevo già di questa festicciola tra amici" disse Changmin.
Yunho rise guardando tutti i presenti che trattenevano il fiato.
"Si sapevi della festicciola ma...non di questo" sussurrò Yunho togliendogli la benda.
La stanza piena di gente e ricoperta di festoni e di luci abbaglianti gli si presentò dinanzi, tutti emozionati applaudirono urlando parole di benvenuto o meglio bentornato, era tutto così...fantastico.
Non ci credeva.
Quanta gente era li per lui.
Quante persone piangevano di gioia.
Era incredibile.
Sbalordito guardava quelle persone sorridendo e piangendo come uno stupido.
Si guardò intorno.
Il suo sguardo si posò su una figura familiare.
Una donna.
La sua donna.
I suoi capelli nerissimi.
Il suo dolce sorriso.
Il suo sguardo sereno.
Le lacrime cominciarono a scendere abbondanti.
La sua mamma era li.
"Ma...mamma" urlò correndo da lei.
E non gli importava più di niente.
E si rivide bambino, nel parco a correre incontro alla mamma che lo prendeva in braccio e lo stringeva a sè.
E tutto perse senso perchè quello che voleva era stringerla di nuovo.
E sentire di nuovo quel calore.
Quell'amore che solo lei, solo le sue parole, solo il suo sguardo potevano infondergli.
La madre di Changmin accolse il figlio tra le braccia stringendolo forte.
Era di nuovo li.
Il suo bambino.
Era di nuovo li con lei, era ancora vivo e...non era più sola.
Il suo cucciolo era sano e salvo e...era felice ora.
"Tesoro...tesoro mio" sussurrò la donna accarezzando i capelli al figlio e piangendo.
Quella voce.
La sua voce.
"Mamma..." disse Changmin stringendola a sè.
Jaejoong si avvicinò a Yunho.
Emozionato guardava la scena.
La maggior parte dei presenti si commosse.
Finalmente mamma e figlio si rivedevano e...non faceva nulla se molte cose in quegli anni erano andate peggiorando, per il momento era giusto che anche loro vivessero il momento felice che da tanto aspettavano.
Yunho abbracciò Jaejoong stringendoselo tra le braccia.
Jaejoong piangeva felice.
Finalmente....felice.
***
La festa procedeva con tranquillità.
Changmin non si fermava un attimo e come una trottola vagava per la sala salutando amici e parenti che...ormai non vedeva da anni.
E tutti sembravano così increduli...così sconvolti.
Infondo per tre lunghi anni lo avevano creduto morto.
Tante domande gli venivano fatte e...tante bugie aveva dovuto raccontare.
Non poteva dire loro di aver finto di essere morto per non rivedere Junsu, ma...con l'appoggio degli altri aveva inventato di aver perso la memoria.
Lee era divenuto una specie di eroe.
E tutti lo elogiavano ringraziandolo persino di aver salvato Changmin.
Ma lui sorrideva, rispondendo di non aver fatto nulla.
Già...non aveva fatto nulla.
Guardava Changmin girovagare felice per la stanza.
Quanto era bello il suo Min.
Sospirò.
A breve sarebbe partito.
Lo avrebbe lasciato li, nel suo ambiente, nel suo habitat naturale.
Li dove doveva stare.
E lui sarebbe andato via.
Non poteva metterlo in pericolo.
Si guardò intorno.
Il suo sguardo si posò su Yocchun, che corrucciato parlava con Junsu.
Chissà perchè quel ragazzo gli interessava così tanto.
Non era da lui dare consigli spassionati a persone che non aveva neppure mai visto ma...vedere Yocchun così triste...così solo, gli aveva fatto ricordare la sua infanzia.
Eppure...quel sorriso, quella voce...lui l'aveva già sentita.
Chissà dove.
"Ti ho detto che non c'è stato nulla" urlò Junsu disperato.
Perchè doveva essere così difficile?
Perchè Yocchun doveva essere sempre così intelligente?
Perchè...perchè la sua vita doveva complicarsi sempre in quel modo?
"Ah no? E perchè mai quando sono entrato vi ho trovati abbracciati e con il volto a meno di tre centimetri l'uno dall'altro? Cos'era quello eh? Una mia allucinazione?" sbraitò Yocchun freddo.
Era troppo.
Era veramente troppo.
Non sopportava più i comportamenti di Junsu.
Non ce la faceva più a ricevere pugnalate al cuore.
Stava morendo dissanguato.
Quel pomeriggio, dopo aver parlato con Lee aveva deciso di salire su da Junsu, voleva passare del tempo con lui, e non gli importava se Junsu amava ancora Changmin perchè...ora stava con lui e avrebbe fatto di tutto per cancellare l'immagine di Changmin dalla mente e dal cuore di Junsu e a farlo innamorare realmente di lui.
Salì le scale velocemente.
Prese le chiavi della stanza che condividevano.
Inserì la chiave nella serratura e aprì la porta.
L'immagine di Changmin e Junsu abbracciati e con i volti vicini quasi stessero per baciarsi, gli si presentò davanti.
Entrambi si erano staccati di scatto.
Ma...i capelli arruffati di Junsu e le labbra arrossate dei due e leggermente umide, gli fecero capire che qualcosa era successo.
"Yoo non è successo niente...sei tu che ti fai troppi film."
Yocchun sgranò gli occhi sconvolto.
"Io...mi faccio troppi film? Ma sei pazzo? Se io non fossi entrato voi avreste continuato e non mentire! Diavolo non sono un oggetto da usare quando vuoi lo capisci Junsu? Lo capisci dannazione?" rispose Yocchun sconvolto.
Junsu abbassò lo sguardo.
"Yocchun...ho scelto te."
"E allora? Allora questo ti dà il diritto di baciarti chi vuoi ed io dovrei stare zitto pensando che hai scelto me? Appunto Junsu hai scelto me...e dovresti avere occhi solo per me, ma a quanto vedo non è così" disse Yocchun voltandosi e incamminandosi verso il portone.
Junsu lo guardò allontanarsi e gli corse dietro.
"Dove vai? Yocchun ti prego..."
"No Junsu! Ti prego un corno...mi sono stufato..sono otto anni, otto che ti vengo dietro come un cane e che mi rompo l'anima per renderti felice e tu ripaghi il mio amore così? Junsu avrei apprezzato di più che mi rifiutassi invece che dirmi che mi amavi e poi baciarti con Changmin. Basta Junsu! Non sono uno straccio che usi e butti così come ti capita...e so che soffrirò ma..io non voglio stare con te. Mi sono rotto.." sussurrò freddo.
Junsu rimase pietrificato.
'Ben ti sta' pensò abbassando lo sguardo.
"Non...non mi ami più?" sussurrò
"No Junsu...il problema è che ti amo così tanto che morirei per te, ma...se tu non ricambi questi miei sentimenti allora non possiamo stare insieme" disse per poi dirigersi fuori dal portone.
Lasciando solo Junsu.
Solo.
"Dannazione!" urlò prendendo a calci il divano della stanza.
Perchè perchè perchè?
Perchè la sua vita era un continuo guaio che non si risolveva mai?
Perchè si era innamorato di una persona che mai avrebbe potuto avere?
Perchè si cacciava sempre in situazioni nelle quali, sapeva, avrebbe trovato dolore?
Perchè non si decideva a cambiare vita?
Si accasciò a terra sedendosi ai piedi del divano e prendendosi la testa tra le mani.
Il cuore faceva male.
E tutto andava peggiorando.
Sentiva la sua anima logorarsi e...consumarsi.
Sentiva il suo corpo cadere nell'oblio.
Dove avrebbe trovato la forza di rialzarsi?
Toc Toc.
Qualcuno bussò.
Guardò la porta.
Forse era Junsu.
No.
Conosceva bene Junsu, e sapeva che non sarebbe andato da lui.
Lo aveva perso per sempre.
Si alzò dirigendosi verso la porta e aprendola.
"Ciao" sorrise Lee guardando il volto triste di Yocchun.
"Ciao" sospirò Yocchun.
"Posso entrare?"
"Si"
Yocchun si spostò dalla porta e Lee entrò.
"Accomodati pure sul..." guardò il divano quasi del tutto distrutto "...letto" disse.
Lee si sedette sul letto e guardò preoccupato Yocchun che si poggiava distratto alle grandi finestre che circondavano la camera.
"Cos'è successo?" chiese.
"Ho lasciato Junsu.." rispose apatico Yocchun.
Perchè poi quel ragazzo che neppure conosceva si faceva i fatti suoi?
E perchè poi aveva pure voglia di raccontargli ciò che era successo?
"Alla faccia del combattere per ottenere le cose...e perchè l'hai lasciato?"
"Perchè...lui ha baciato Changmin"
Il cuore di Lee si fermò.
Cosa?
Il suo Min.
Junsu...aveva baciato il suo Min?
Allora..era vero, Min era ancora innamorato di lui e...e non avrebbe mai avuto un posto nel suo cuore.
"Mi dispiace...però all'amore non si comanda Yocchun. Se quei due si amano per te non c'è posto nel loro mondo."
Yocchun si lasciò scivolare a terra.
Le lacrime cadevano dai suoi occhi.
"Lo so..io...io lo so di non avere speranze. Ma...lo amo" sussurrò tra le lacrime.
Lee si alzò dal letto avvicinandosi a lui e abbracciandolo d'impulso.
Sembrava tanto un bambino quel ragazzo perso tra le sue braccia.
"Yocchun so che è difficile ma...devi lasciar passare del tempo. Il tempo rimargina tutte le ferite, vedrai che rimarginerà anche questa...non esiste solo Junsu al mondo." disse accarezzandogli i capelli.
Yocchun alzò il viso umido verso Lee.
Entrambi si guardarono.
E Yocchun si perse ancora in quei due oceani profondi.
Due mari in tempesta.
E...il pianto si placò.
Sicurezza.
Quegli occhi gli infondevano sicurezza.
Si strinse inconsciamente a Lee.
"Lee...nemmeno mi conosci e mi aiuti. Grazie" disse imbarazzato.
Lee continuò ad accarezzargli i capelli.
Non capiva perchè si sentisse così protettivo nei confronti di quel ragazzo.
"Non preoccuparti...mi fa piacere" disse stringendolo al petto.
"Possiamo restare così per un pò?" chiese Yocchun.
"Certo" sussurrò Lee sistemandosi meglio e mettendosi dietro Yocchun.
Accolse il ragazzo tra le sue braccia ed entrambi si persero nei propri pensieri avvolti dal silenzio della stanza.
Ignari del fatto che qualcuno li stesse controllando dal tetto del palazzo di fronte.
"Ti ho trovato finalmente..."
°In my cage°
"Pallottole e sangue.
Se dovessi dare un titolo alla mia vita molto probabilmente sarebbe questo.
Non ho mai voluto altre persone al mio fianco, sono sempre stato un lupo solitario, forse perchè per forza di cose ho dovuto abituarmi alla solitudine, chiunque mi incontrasse, chiunque mi vedesse mi considerava peggio di un mostro e...venivo discriminato e lasciato solo e...disprezzato.
Sono figlio di padre Americano e mamma Coreana, non l'ho mai conosciuta.
Mia madre era una prostituta e mio padre era un mafioso, un pezzo grosso della mafia Americana, e beh...dopo che sono nato l'ha uccisa. Lui ha distrutto mia madre, ha distrutto la mia creatrice, la mia vita.
Sono cresciuto con un solo scopo: quello di prendere il suo posto quando lui me lo cederà.
Sono stato addestrato come un cane, ho dovuto sopportare addestramenti terribili, ho dovuto sviluppare il sangue freddo di un killer ho dovuto subire angherie che...nessuno mai potrebbe neppure lontanamente immaginare.
Avevo un fratello, l'unica persona che mi abbia veramente voluto bene, l'unico al quale sia mai importato qualcosa di me.
Dico avevo perchè...crescendo è diventato identico a nostro padre.
Freddo, spietato e...con lo scopo di uccidermi per prendere il mio posto.
Ricordo quando giocavamo insieme, ricordo i nostri sogni, ricordo quando ci aiutavamo a vicenda o quando ci coprivamo l'uno con l'altro per non far scoprire a papà i nostri guai o le nostre scappatelle da ragazzini.
E rido ripensando a quei giorni che nonostante mi abbiano reso felice per un pò, sono stati cancellati come niente fosse, come se non fossero mai esistiti.
All'età di 18 anni sono scappato dall'America, aiutato da un'amico di famiglia che, per quanto mi ha raccontato, ha sempre amato mia madre, sono riuscito ad arrivare in Corea...lui mi aveva detto che era pericoloso e che...mio padre mi avrebbe trovato se io fossi stato in quel posto dove mia madre era nata e cresciuta, ma...non mi sono fatto troppi problemi.
Mi sarei nascosto e...non m'importava di vivere una vita misera o in incognito, l'importante era vivere lontano da quella vita.
Poi ho incontrato Changmin e...tutto è cambiato.
Quando ho visto che era proprio Max Changmin uno dei Dong Bang Shin Ki ho avuto paura, era famoso e...avrebbe sicuramente attirato l'attenzione su di noi però, quando lui ha detto di voler scomparire di...volere far sapere al mondo che Max era morto allora...ho rivisto tanto di me in quel ragazzo.
L'ho preso con me, l'ho messo a lavorare nei campi insieme a me e...mi sono innamorato.
Con il passare del tempo ho imparato ad amarlo, ad apprezzare tutto di lui, dal suo modo infantile di attirare l'attenzione alla sua sensualità quando nuota in mare, dalle cose più stupide a quelle più importanti.
Si è aperto a me raccontandomi delle sue paure e delle sue sofferenze e...ed io non ho potuto fare a meno di cedere, come prima di me aveva fatto gran parte dell'Asia, al suo fascino, alla sua dolcezza innata ai suoi occhi così dolci e...al suo sorriso che da solo riesce ad illuminare le mie giornate.
Ora che lui però...è ritornato alla sua vecchia vita io..devo farmi da parte, non posso espormi e non posso farmi trovare perchè...so che metterei in pericolo anche lui e...per quanto mi faccia male dovrò dirgli addio.
Com'è cattiva però...la vita."
"Yu...ti prego ti voglio ora" sussurrò Jaejoong a Yunho che senza degnarlo di uno sguardo continuava a leccare con avidità il suo membro facendolo impazzire dal piacere.
"Yuuu" mugolò Jaejoong steso supino sul letto in preda all'eccitazione.
Non avrebbe retto a lungo.
Yunho smise di giocare con Jaejoong, si alzò e gattonò fino al suo viso sorridendo malizioso.
Quanto gli piaceva vedere Jaejoong così vulnerabile sotto di lui.
Lo eccitava oltre ogni dire.
"La vuoi smettere di lamentarti?" sussurrò malizioso Yunho mordendogli il lobo dell'orecchio.
"Ti voglio ora" sospirò Jaejoong a contatto con il corpo dell'amante che si strofinava lentamente sul suo.
Lo stava facendo morire.
Yunho baciò Jaejoong che si attaccò a lui circondando i suoi fianchi con le sue gambe e chiudendolo in una morsa dal quale non sarebbe scappato tanto facilmente.
Le braccia chiuse intorno al collo di Yunho.
Dio era in paradiso.
Yunho ansimò sentendo il membro eccitato di Jaejoong contro il suo.
Come faceva quel ragazzo ad essere così...perfetto?
Era bellissimo, era una visione e...Dio faceva così bene ogni cosa.
Si posizionò meglio tra le sue gambe prendendo Jaejoong per i fianchi e stringendoli mentre penetrava in lui.
Jaejoong boccheggiò in cerca d'aria.
Nonostante facessero l'amore ogni due minuti non si era ancora abituato a quel dolore lancinante ed ogni volta sembrava fosse sul punto di morire.
"Stai bene?" chiese dolcemente Yunho che lentamente si inoltrava in lui.
Era...fantastico.
Adorava il corpo del suo Jae, era perfetto in ogni singolo punto.
Jaejoong non parlò ma affermò con la testa prima di buttarla all'indietro sul cuscino e chiudendo gli occhi.
Il dolore sarebbe passato lo sapeva, e sarebbe stato sostituito presto dal piacere.
Doveva resistere ancora pochi attimi.
"Yunho muoviti...voglio sentirti" sussurrò sorridendo Jaejoong.
Yunho baciò il suo ragazzo con passione, era realmente possibile impazzire così per una persona?
Uscì dal corpo di Jaejoong rientrandovi poi spingendo più forte.
Spinse più e più volte.
Jaejoong ansimava dal dolore e dal piacere che lentamente fuoriusciva da quelle spinte e che lo portavano in paradiso.
Yunho prese tra le mani il membro pulsante di Jaejoong giocandovi mentre Jaejoong impazziva sotto il suo tocco e sotto le sue spinte.
In quel momento sarebbe anche potuto morire, non gli importava granchè, era troppo felice.
"Yu...più forte" sospirò Jaejoong incapace persino di parlare.
Yunho non se lo fece ripetere due volte continuando a spingere con più forza.
I sospiri e i gemiti riempivano la stanza silenziosa.
"Ti amo" sussurrò Jaejoong aprendo gli occhi e guardando Yunho che non resistette a quelle parole e alla visione di Jae sotto di lui che le pronunciava con una sensualità che molto probabilmente non sapeva di possedere e venne, seguito a ruota dall'amante.
Si accasciò su di lui abbracciandolo forte.
Entrambi ansimavano ancora.
Si tenevano stretti l'uno all'altro quasi potessero essere divisi da un momento all'altro.
"Jae?"
"Mh?"
"Ridimmelo"
"Cosa?"
"Ridimmi che mi ami"
Jaejoong alzò il viso di Yunho che sino a quel momento era stato poggiato sul suo petto.
Entrambi si guardavano e...sapevano di non poter fare a meno l'uno dell'altro.
Sapevano che il loro amore era vero e che...non sarebbe morto mai.
"Ti amo" ripetè Jaejoong dolcemente.
"Anche io..tanto" disse Yunho stringendolo forte e baciandolo.
E sapevano...che quelle parole erano quanto di più vero potesse esistere al mondo.
***
Apatico guardava le auto scorrere velocemente accanto a lui.
Apatico guardava attraverso quel vetro le persone passeggiare chi tranquillamente chi velocemente.
Apatico guardava il mondo andare avanti così in fretta sentendosi perso in quell'infinità.
Non capiva come fosse possibile ma...sentiva il mondo cambiare, il tempo scorrere così velocemente, le cose mutare e lui...si vedeva li, seduto ancora al bar incapace di stare al passo con tutto, incapace di andare avanti con il mondo stesso.
E restava indietro.
E...non c'era niente che potesse fare.
Niente.
Si sentiva perso...si sentiva vuoto, solo.
E...cosa avrebbe fatto?
Guardò la tazza di tè fumante sotto i suoi occhi.
Il vapore si alzava lento inondandogli il volto.
Vide la tazza sdoppiarsi lentamente, e...tutto si appannò.
Stava piangendo.
Ancora una volta era da solo...a piangere.
Non voleva più vivere così, non voleva più andare avanti sentendosi solo un giocattolo nelle mani della persona che amava.
Era come se fosse chiuso in una gabbia.
In una gabbia d'oro, e...Junsu era li che apriva quella gabbia e gli dava da bere e da mangiare...lo faceva vivere ma..lo teneva sempre li chiuso.
E...come un uccellino chiuso tra le sbarre sognava di poter volare un giorno al di fuori di quella prigione, di volare libero e felice di non avere più pensieri, di non guardare più lo stesso posto e le stesse cose, di poter vedere la vera vita qual'era; sognava tutto questo ma...sapeva che era solo un pensiero impossibile.
Le lacrime scendevano solcando le sue guance e cadendo giù.
Amava Junsu più di sè stesso, lo amava a tal punto da aver buttato via la sua vita facendola vivere in una menzogna che lo portava alla rovina giorno dopo giorno, ma nonostante lo amasse così tanto sapeva di non avere senso nella sua vita.
Era stato solo un rimpiazzo finchè Changmin non era tornato.
Solo una distrazione.
E lo aveva sempre saputo.
Ma ora Changmin era tornato e...Junsu non lo avrebbe più voluto.
Forse avrebbe finto per un pò di tempo ma...prima o poi lo avrebbe lasciato troppo preso dall'amore per il suo Min.
Cosa aveva fatto di male per meritarsi tutto quello?
L'unica soluzione per lasciare tutto quello alle spalle era..lasciare la band, ma sapeva che non avrebbe mai trovato il coraggio di farlo.
Quella band, la loro musica erano la cosa più importante per lui e...non ce l'avrebbe fatta ad abbandonarla.
Allora...cosa poteva prendere in considerazione?
Quale altra possibilità aveva?
"Perchè stai piangendo?" chiese una voce dinanzi a lui.
Alzò lo sguardo.
Lee era davanti a lui che lo guardava confuso.
Si asciugò le lacrime con la manica della maglia.
"N..niente, sono raffreddato" inventò cercando di prendere il controllo di sè.
Dannazione perchè si era lasciato andare così per di più nel bar del loro albergo?
Per fortuna che era del tutto vuoto.
"Si certo...inventane un'altra - sospirò Lee guardandolo preoccupato - posso sedermi?"
Yocchun affermò e Lee si sedette di fronte a lui.
Entrambi si fissarono.
Nessuno si decideva a parlare, entrambi imbarazzati.
Non si conoscevano.
Non si erano mai visti eppure...era come se qualcosa li spingesse l'uno verso l'altro.
"Mi dici perchè stai piangendo?" ripetè Lee sorridendo dolcemente.
"Nulla davvero.." sussurrò Yocchun abbassando lo sguardo sulla tazza di tè.
"E' per Junsu e Changmin vero?"
Yocchun alzò il capo di scatto guardando Lee.
Si perse guardando gli occhioni azzurri di quel ragazzo che...splendevano di luce propria.
Erano così belli.
E...sembrava quasi un Deja vù.
Lui...li aveva già visti.
"Cosa..ne sai tu di Junsu e Changmin?" chiese perplesso Yocchun incapace di spostare lo sguardo da quegli occhi.
"Changmin mi ha detto tutto...si è confidato con me e...conosco la storia"
Yocchun sorrise scuotendo la storia.
'Che bel sorriso...peccato che sia così carico di tristezza' pensò Lee.
"Non conosci tutta la storia perchè...c'è un particolare di cui nemmeno Changmin è a conoscenza"
Lee lo guardò curioso.
"Quale particolare?"
Yocchun spostò, anche se con fatica, lo sguardo fuori dalle grandi vetrate.
"Non...posso parlartene. E' solo una questione tra Junsu e Changmin, questa storia è meglio che solo Junsu la spieghi a chi...ha il diritto di sapere"
Lee allungò una mano stringendo quella di Yocchun che si voltò di scatto verso di lui.
E di nuovo si perse in quegli oceani così profondi che Lee aveva al posto degli occhi.
"Non rassegnarti."
"Cosa?"
"Se vuoi qualcosa con tutto te stesso...non rassegnarti. Non lasciarti prendere dallo sconforto o dalla paura, non permettere a quello che ti circonda di lasciarti indietro senza la possibilità di seguirlo a pari passo, non permettere al mondo di lasciarti indietro, combatti e corri con lui. Se vuoi qualcosa prenditela con tutte le tue forze, lotta e la otterrai, nulla è impossibile" disse Lee sorridendogli con dolcezza.
Yocchun guardò confuso quel ragazzo.
Perchè...gli diceva tutto questo?
Lee si alzò dalla sedia.
"see ya" sorrise allontanandosi.
Lasciando Yocchun di nuovo da solo.
Ma...improvvisamente quel senso di vuoto, quell'angoscia era...scomparsa.
Ed il suo cuore...batteva forte.
Una carica del tutto nuova si faceva strada in lui.
***
"Su su muovetevi ragazzi che è già tardi" disse Jaejoong tutto trafelato mentre correva da una parte all'altra della stanza aggiustando le ultime cose.
Yunho sorrise guardando il suo ragazzo così felice.
Finalmente lo vedeva sorridere di nuovo, ancora una volta raggiante di gioia.
E così tutti gli altri ragazzi.
Tutti felici.
Ancora una volta insieme.
"Yunho vai a prendere Changmin bendalo e portalo qui" ordinò Jaejoong emozionato.
"Agli ordini capo" disse Yunho imitando una sottospecie di saluto militare e allontanandosi dalla sala che intanto si era riempita ospitando le persone che lavoravano nello staff, amci e...parenti corsi da lontano.
In così poco tempo erano riusciti ad organizzare una megafesta di benvenuto...solo per Changmin.
"Jaejoong ciao scusami..." lo richiamò una voce da dietro.
Si girò vedendo la madre di Changmin dinanzi a sè.
Sorrise.
L'ultima volta che l'aveva vista era sconvolta, piangeva come se fosse impazzita e non le aveva parlato.
Infondo cosa poteva dire ad una madre che aveva perso il proprio figlio?
E...si era sentito in colpa, lui che per così tanto tempo aveva fatto da mamma a Changmin lui che aveva promesso di proteggerlo dalle insidie di quel mondo, non ce l'aveva fatta e lo aveva perso, lo aveva lasciato morire.
Per fortuna le cose si erano aggiustate.
Nonostante si sentisse ancora così tanto in colpa.
Nonostante non potesse fare a meno di pensare che...se non ci fosse stato Lee, lui sarebbe morto.
Nonostante tutto...aveva ancora molto da farsi perdonare.
"Buonasera signora Shim...come sta?"
"Ecco...bene ma...vorrei, vorrei sapere dov'è Changmin" disse la donna emozionata e...titubante.
Quasi come se stesse dicendo una sacralità pronunciando quelle parole.
"Sta arrivando, Yunho è andato a prenderlo"
La madre di Changmin abbassò il capo portando una mano dinanzi agli occhi.
Forse...presto sarebbe scoppiata in lacrime.
E Jaejoong sorrise felice nel vederla così.
Le aveva sempre fatto tenerezza quella donna, una bellissima donna alta e snella, dai lunghi capelli neri raccolti in una coda e...con un perenne sorriso dolcissimo stampato sulle labbra.
Finalmente anche lei sarebbe stata felice.
Dopo tre anni d'inferno.
Anche da lei sarebbe tornata la serenità.
"Non vedo vostro marito..non è venuto?"
La donna scosse la testa tristemente, mentre altre lacrime minacciavano di scendere.
"Mio marito...è morto due anni fa. Un infarto ce l'ha portato via" sussurrò tristemente.
Jaejoong sussultò, ma era terribile.
E loro...non avevano saputo niente.
Questo perchè dalla morte di Changmin non l'avevano più chiamata, questo perchè avevano lasciato indietro ciò che non c'era più, troppo presi da loro stessi.
Che egoisti.
"Mi dispiace io...non sapevo.." disse Jaejoong triste.
La donna sorrise.
"Non preoccuparti Jaejoong, so che non lo sapevate...ora l'importante è solo Changmin. Voglio rivederlo"
Jaejoong sorrise.
Povera donna.
Quanto dolore aveva conosciuto il suo cuore in quegli anni.
Il grande portone che dava sulla sala nella quale si svolgeva la festa si aprì, e da esso entrarono Yunho che trascinava accanto a lui un Changmin bendato e confuso.
"Yunho ma perchè mi hai bendato? Sapevo già di questa festicciola tra amici" disse Changmin.
Yunho rise guardando tutti i presenti che trattenevano il fiato.
"Si sapevi della festicciola ma...non di questo" sussurrò Yunho togliendogli la benda.
La stanza piena di gente e ricoperta di festoni e di luci abbaglianti gli si presentò dinanzi, tutti emozionati applaudirono urlando parole di benvenuto o meglio bentornato, era tutto così...fantastico.
Non ci credeva.
Quanta gente era li per lui.
Quante persone piangevano di gioia.
Era incredibile.
Sbalordito guardava quelle persone sorridendo e piangendo come uno stupido.
Si guardò intorno.
Il suo sguardo si posò su una figura familiare.
Una donna.
La sua donna.
I suoi capelli nerissimi.
Il suo dolce sorriso.
Il suo sguardo sereno.
Le lacrime cominciarono a scendere abbondanti.
La sua mamma era li.
"Ma...mamma" urlò correndo da lei.
E non gli importava più di niente.
E si rivide bambino, nel parco a correre incontro alla mamma che lo prendeva in braccio e lo stringeva a sè.
E tutto perse senso perchè quello che voleva era stringerla di nuovo.
E sentire di nuovo quel calore.
Quell'amore che solo lei, solo le sue parole, solo il suo sguardo potevano infondergli.
La madre di Changmin accolse il figlio tra le braccia stringendolo forte.
Era di nuovo li.
Il suo bambino.
Era di nuovo li con lei, era ancora vivo e...non era più sola.
Il suo cucciolo era sano e salvo e...era felice ora.
"Tesoro...tesoro mio" sussurrò la donna accarezzando i capelli al figlio e piangendo.
Quella voce.
La sua voce.
"Mamma..." disse Changmin stringendola a sè.
Jaejoong si avvicinò a Yunho.
Emozionato guardava la scena.
La maggior parte dei presenti si commosse.
Finalmente mamma e figlio si rivedevano e...non faceva nulla se molte cose in quegli anni erano andate peggiorando, per il momento era giusto che anche loro vivessero il momento felice che da tanto aspettavano.
Yunho abbracciò Jaejoong stringendoselo tra le braccia.
Jaejoong piangeva felice.
Finalmente....felice.
***
La festa procedeva con tranquillità.
Changmin non si fermava un attimo e come una trottola vagava per la sala salutando amici e parenti che...ormai non vedeva da anni.
E tutti sembravano così increduli...così sconvolti.
Infondo per tre lunghi anni lo avevano creduto morto.
Tante domande gli venivano fatte e...tante bugie aveva dovuto raccontare.
Non poteva dire loro di aver finto di essere morto per non rivedere Junsu, ma...con l'appoggio degli altri aveva inventato di aver perso la memoria.
Lee era divenuto una specie di eroe.
E tutti lo elogiavano ringraziandolo persino di aver salvato Changmin.
Ma lui sorrideva, rispondendo di non aver fatto nulla.
Già...non aveva fatto nulla.
Guardava Changmin girovagare felice per la stanza.
Quanto era bello il suo Min.
Sospirò.
A breve sarebbe partito.
Lo avrebbe lasciato li, nel suo ambiente, nel suo habitat naturale.
Li dove doveva stare.
E lui sarebbe andato via.
Non poteva metterlo in pericolo.
Si guardò intorno.
Il suo sguardo si posò su Yocchun, che corrucciato parlava con Junsu.
Chissà perchè quel ragazzo gli interessava così tanto.
Non era da lui dare consigli spassionati a persone che non aveva neppure mai visto ma...vedere Yocchun così triste...così solo, gli aveva fatto ricordare la sua infanzia.
Eppure...quel sorriso, quella voce...lui l'aveva già sentita.
Chissà dove.
"Ti ho detto che non c'è stato nulla" urlò Junsu disperato.
Perchè doveva essere così difficile?
Perchè Yocchun doveva essere sempre così intelligente?
Perchè...perchè la sua vita doveva complicarsi sempre in quel modo?
"Ah no? E perchè mai quando sono entrato vi ho trovati abbracciati e con il volto a meno di tre centimetri l'uno dall'altro? Cos'era quello eh? Una mia allucinazione?" sbraitò Yocchun freddo.
Era troppo.
Era veramente troppo.
Non sopportava più i comportamenti di Junsu.
Non ce la faceva più a ricevere pugnalate al cuore.
Stava morendo dissanguato.
Quel pomeriggio, dopo aver parlato con Lee aveva deciso di salire su da Junsu, voleva passare del tempo con lui, e non gli importava se Junsu amava ancora Changmin perchè...ora stava con lui e avrebbe fatto di tutto per cancellare l'immagine di Changmin dalla mente e dal cuore di Junsu e a farlo innamorare realmente di lui.
Salì le scale velocemente.
Prese le chiavi della stanza che condividevano.
Inserì la chiave nella serratura e aprì la porta.
L'immagine di Changmin e Junsu abbracciati e con i volti vicini quasi stessero per baciarsi, gli si presentò davanti.
Entrambi si erano staccati di scatto.
Ma...i capelli arruffati di Junsu e le labbra arrossate dei due e leggermente umide, gli fecero capire che qualcosa era successo.
"Yoo non è successo niente...sei tu che ti fai troppi film."
Yocchun sgranò gli occhi sconvolto.
"Io...mi faccio troppi film? Ma sei pazzo? Se io non fossi entrato voi avreste continuato e non mentire! Diavolo non sono un oggetto da usare quando vuoi lo capisci Junsu? Lo capisci dannazione?" rispose Yocchun sconvolto.
Junsu abbassò lo sguardo.
"Yocchun...ho scelto te."
"E allora? Allora questo ti dà il diritto di baciarti chi vuoi ed io dovrei stare zitto pensando che hai scelto me? Appunto Junsu hai scelto me...e dovresti avere occhi solo per me, ma a quanto vedo non è così" disse Yocchun voltandosi e incamminandosi verso il portone.
Junsu lo guardò allontanarsi e gli corse dietro.
"Dove vai? Yocchun ti prego..."
"No Junsu! Ti prego un corno...mi sono stufato..sono otto anni, otto che ti vengo dietro come un cane e che mi rompo l'anima per renderti felice e tu ripaghi il mio amore così? Junsu avrei apprezzato di più che mi rifiutassi invece che dirmi che mi amavi e poi baciarti con Changmin. Basta Junsu! Non sono uno straccio che usi e butti così come ti capita...e so che soffrirò ma..io non voglio stare con te. Mi sono rotto.." sussurrò freddo.
Junsu rimase pietrificato.
'Ben ti sta' pensò abbassando lo sguardo.
"Non...non mi ami più?" sussurrò
"No Junsu...il problema è che ti amo così tanto che morirei per te, ma...se tu non ricambi questi miei sentimenti allora non possiamo stare insieme" disse per poi dirigersi fuori dal portone.
Lasciando solo Junsu.
Solo.
"Dannazione!" urlò prendendo a calci il divano della stanza.
Perchè perchè perchè?
Perchè la sua vita era un continuo guaio che non si risolveva mai?
Perchè si era innamorato di una persona che mai avrebbe potuto avere?
Perchè si cacciava sempre in situazioni nelle quali, sapeva, avrebbe trovato dolore?
Perchè non si decideva a cambiare vita?
Si accasciò a terra sedendosi ai piedi del divano e prendendosi la testa tra le mani.
Il cuore faceva male.
E tutto andava peggiorando.
Sentiva la sua anima logorarsi e...consumarsi.
Sentiva il suo corpo cadere nell'oblio.
Dove avrebbe trovato la forza di rialzarsi?
Toc Toc.
Qualcuno bussò.
Guardò la porta.
Forse era Junsu.
No.
Conosceva bene Junsu, e sapeva che non sarebbe andato da lui.
Lo aveva perso per sempre.
Si alzò dirigendosi verso la porta e aprendola.
"Ciao" sorrise Lee guardando il volto triste di Yocchun.
"Ciao" sospirò Yocchun.
"Posso entrare?"
"Si"
Yocchun si spostò dalla porta e Lee entrò.
"Accomodati pure sul..." guardò il divano quasi del tutto distrutto "...letto" disse.
Lee si sedette sul letto e guardò preoccupato Yocchun che si poggiava distratto alle grandi finestre che circondavano la camera.
"Cos'è successo?" chiese.
"Ho lasciato Junsu.." rispose apatico Yocchun.
Perchè poi quel ragazzo che neppure conosceva si faceva i fatti suoi?
E perchè poi aveva pure voglia di raccontargli ciò che era successo?
"Alla faccia del combattere per ottenere le cose...e perchè l'hai lasciato?"
"Perchè...lui ha baciato Changmin"
Il cuore di Lee si fermò.
Cosa?
Il suo Min.
Junsu...aveva baciato il suo Min?
Allora..era vero, Min era ancora innamorato di lui e...e non avrebbe mai avuto un posto nel suo cuore.
"Mi dispiace...però all'amore non si comanda Yocchun. Se quei due si amano per te non c'è posto nel loro mondo."
Yocchun si lasciò scivolare a terra.
Le lacrime cadevano dai suoi occhi.
"Lo so..io...io lo so di non avere speranze. Ma...lo amo" sussurrò tra le lacrime.
Lee si alzò dal letto avvicinandosi a lui e abbracciandolo d'impulso.
Sembrava tanto un bambino quel ragazzo perso tra le sue braccia.
"Yocchun so che è difficile ma...devi lasciar passare del tempo. Il tempo rimargina tutte le ferite, vedrai che rimarginerà anche questa...non esiste solo Junsu al mondo." disse accarezzandogli i capelli.
Yocchun alzò il viso umido verso Lee.
Entrambi si guardarono.
E Yocchun si perse ancora in quei due oceani profondi.
Due mari in tempesta.
E...il pianto si placò.
Sicurezza.
Quegli occhi gli infondevano sicurezza.
Si strinse inconsciamente a Lee.
"Lee...nemmeno mi conosci e mi aiuti. Grazie" disse imbarazzato.
Lee continuò ad accarezzargli i capelli.
Non capiva perchè si sentisse così protettivo nei confronti di quel ragazzo.
"Non preoccuparti...mi fa piacere" disse stringendolo al petto.
"Possiamo restare così per un pò?" chiese Yocchun.
"Certo" sussurrò Lee sistemandosi meglio e mettendosi dietro Yocchun.
Accolse il ragazzo tra le sue braccia ed entrambi si persero nei propri pensieri avvolti dal silenzio della stanza.
Ignari del fatto che qualcuno li stesse controllando dal tetto del palazzo di fronte.
"Ti ho trovato finalmente..."
A volte vorrei perdermi nel silenzio della notte e liberare
la mia mente da tutti i pensieri e...ascoltare il silenzio intorno a me....
...sentirmi sereno e...libero.
la mia mente da tutti i pensieri e...ascoltare il silenzio intorno a me....
...sentirmi sereno e...libero.
15 capitolo
°walk to remember°
"Non ho mai amato nessun altri che lui.
La mia vita è sempre ruotata intorno al suo nome, intorno ai suoi occhi, al suo sorriso e...al suo cuore.
Non ho mai guardato intorno a me, non ho mai avuto occhi per altro.
So di aver sbagliato, so che forse se io avessi spostato il mio sguardo altrove forse avrei evitato la sofferenza di molte persone e...mi sento così in colpa.
Io.
L'oggetto scatenante la sfortuna di ognuno di noi.
Nonostante io abbia sempre saputo di sbagliare però, non mi sono mai fermato, e ho continuato con le mie recite false solo per avere l'attenzione rivolta a me, e ho sempre saputo di essere un bambino perchè...questi sono giochi insulsi che solo i bambini fanno.
Non so il perchè in questo momento io mi senta così triste.
Le parole di Yocchun hanno colpito nel profondo e...nonostante sia arrabbiato per ciò che ha detto io so che quelle parole erano la pura e semplice verità.
Questo perchè io non ho mai pensato ad altro se non a me e a Changmin, non mi sono neppure preoccupato per il gruppo o per la felicità di altri, non mi sono mai preoccupato neppure per la felicità di Changmin, l'ho costretto ad inventare una messinscena solo per non vedermi più.
Ho distrutto la vita di così tante persone che...se fossi Dio mi punirei nella maniera peggiore che esista al mondo e oltre.
Ma so che forse tutti questi sensi di colpa e tutti questi pesi che porto, la consapevolezza di aver fatto del male...sono già le punizioni che Dio mi sta infliggendo con durezza; e le merito tutte.
Vedere Yocchun arrabbiato è stato un duro colpo per me, lui che con me è sempre stato dolce come il miele, lui che mi ha sempre trattato come un piccolo principe, lui che se avesse potuto si sarebbe lanciato nelle fiamme per me, lui ora...mi ha trattato come se fossi il peggior rifiuto della terra.
Anzi no.
Anche trattandomi male è stato dolce.
Se fossi stato nei suoi panni molto probabilmente avrei ucciso una persona come me che non ha fatto altro che procurargli dolore su dolore.
E nonostante io sappia di tutto il male che ho fatto, nonostante io sia a conoscenza della sofferenza che ho inflitto...oltre a piangere ed oltre a sentirmi in colpa, non sento altro.
Nonostante io abbia visto Yocchun distrutto dinanzi ai miei occhi, io...non riesco a non pensare che ora...posso stare con Changmin.
Forse sono davvero crudele.
Dio se puoi...puniscimi duramente.
Forse riuscirò ad addolcire il mio animo."
Vuoto.
Era l'unica sensazione che poteva sentire in sè in quel momento.
Nient'altro che vuoto.
Yocchun lo aveva lasciato e trattato male e lui...beh oltre a sentirsi vuoto ed in colpa...non sentiva nient'altro.
Era davvero un mostro.
Seduto su uno dei divanetti della sala guardava distratto le persone passargli felici dinanzi.
Ma lui...non sentiva tutta quella felicità.
Yocchun lo aveva lasciato e molto probabilmente in quel momento era nella sua stanza a piangere e lui...apatico come al solito non ci pensava più di tanto.
'Egoista. Mostro. Bastardo' continuava a ripetersi mentalmente.
Ma niente...nonostante sapesse di essere tutto quello, non si sentiva minimamente intaccato.
Perchè sapeva essere solo cattivo?
Perchè non riusciva a provare un minimo di compassione per gli altri?
Perso com'era nei suoi pensieri non si accorse di avere gli occhi di Changmin puntati su di lui.
"Che cos'ha?" chiese Jaejoong avvicinandosi a Changmin.
Changmin scosse il capo.
"Non ne ho idea...prima stava parlando animatamente con Yocchun forse hanno litigato" rispose il ragazzo.
"Ho visto Yocchun correre in camera, dev'essere successo qualcosa" si intromise Yunho
Changmin abbassò il capo.
Forse...sapeva perchè i due avevano litigato.
"Changmin? Ne sai qualcosa?" chiese Jaejoong notanto il silenzio dell'amico.
"Eh? Pe...perchè dovrei sapere qualcosa?" disse Changmin agitato.
"Perchè...di solito ti perdi in congetture fantasiose che non stanno nè in cielo nè in terra mentre stavolta no" sospirò Yunho guardandolo interrogativo.
Changmin guardò colpevole gli amici.
"Beh...a dire il vero qualcosa forse so...oggi io e Junsu...beh...ecco.."
"Tu e Junsu cosa?" chiese Jaejoong curioso.
Yunho gli lanciò un'occhiataccia per fargli capire di non interrompere il discorso.
"Beh...ci siamo baciati."
"Cosa?" dissero all'unisono Yunho e Jaejoong strabuzzando gli occhi.
Changmin arrossì.
"Si...insomma...ci siamo dichiarati e...ci siamo baciati"
Jaejoong si portò una mano sulla fronte chiudendo gli occhi.
"Changmin sei consapevole che Junsu e Yocchun stanno insieme? Perchè incasinare di nuovo la situazione?" lo richiamò Yunho.
"Yunho so che stanno insieme ma non posso farci niente se io lo amo e poi..non mi sembra che Junsu si sia tirato indietro" si difese Changmin.
"Non litigate di nuovo per favore...comunque oltre al bacio è successo qualcosa con Yocchun?" disse Jaejoong sembrando preoccupato.
"Beh...quando ci siamo staccati è entrato Yocchun e...ci ha visti così vicini. Sicuramente avrà intuito qualcosa." sussurrò Changmin.
Yunho prese aria.
Jaejoong chiuse gli occhi tentando di mantenere la calma.
Perchè avevano degli amici così dementi?
"Ok...qualcuno deve parlare con Junsu e sapere cos'è successo perchè io non voglio perdere nessun altro membro del gruppo intesi?" disse Yunho serio.
"Ci parlo io..." sentenziò Changmin allontanandosi dal gruppetto.
"Speriamo vada tutto bene" disse Jaejoong prendendo una mano a Yunho.
Yunho non rispose limitandosi a stringere più forte la sua mano.
Era così preoccupato per la sorte del gruppo.
Era così agitato.
Guardò Jaejoong.
Dio se solo avesse potuto baciarlo li dinanzi a tutti.
Aveva così bisogno di quelle labbra.
La sua cura contro ogni male.
Ma sapevano che il loro era un amore che non tutti avrebbero accettato.
"Ciao"
Una voce lo richiamò dal suo stato di trans.
Una voce che conosceva bene.
Una voce che amava.
Una voce che riusciva a farlo sentire in paradiso.
La sua voce.
La voce di Changmin.
"Ciao" rispose sorridendo e guardando l'amico.
"Come mai tutto solo?" chiese Changmin sedendosi sulla poltrona accanto a lui.
"Mh...sono stanco"
"Capisco...beh ci credo troppe emozioni in così poco tempo"
Junsu si allungò poggiando la testa sul braccio di Changmin.
Com'era tenero il suo Junsu.
Un cucciolo bisognoso d'affetto.
Ecco cosa gli sembrava.
"Changmin?"
"Mh?"
"Ti amo"
Changmin restò di sasso.
Mai avrebbe pensato che quelle parole che..per troppo tempo aveva desiderato sentire, potessero essere dette da lui con così tanta dolcezza e con così tanta spensieratezza.
Si era proprio un cucciolo il suo Junsu.
E Dio solo sapeva quanto ricambiava il suo amore.
Ma...Junsu e Yocchun stavano insieme.
"Non dovresti dirlo con così tanta leggerezza...ora stai con Yocchun devi dimenticare l'amore che provi per me" disse tristemente Changmin accarezzando i capelli di Junsu.
"Non più" rispose Junsu beandosi di quel dolce tocco.
"Come non più?"
"Yocchun...mi ha lasciato poco fa. Un amore proprio breve" rise Junsu.
E vedeva.
Changmin poteva vedere la tristezza di Junsu in quelle parole.
Allora...Yocchun lo aveva davvero lasciato?
"Vi siete lasciati? E perchè mai?" chiese confuso.
"Perchè...lui sa che il mio cuore è tuo." rispose Junsu sorridendo e aprendo gli occhi per guardare il suo Changmin.
Tutte quelle parole in una volta.
Non lo avrebbe mai creduto possibile.
Mai.
Eppure era così e...nonostante fosse dispiaciuto per Yocchun era felice di sentire quelle parole rivolte a sè.
Che egoista.
Changmin si abbassò arrivando all'orecchio di Junsu.
"Ti amo anch'io" sussurrò mentre Junsu lo guardava sognante.
Si guardarono intensamente.
I loro cuori battevano all'unisono e...tutto ciò che volevano era stare l'uno con l'altro.
Perchè se era tutto così semplice...avevano aspettato otto anni per quello?
Perchè non si erano dichiarati prima?
Impauriti da...un rifiuto che non esisteva si erano lasciati trasportare dagli eventi.
E..avevano sbagliato tutto.
Junsu si alzò prendendo per mano Changmin e portandolo con sè.
"Dove andiamo?" chiese Changmin
"Hai le chiavi della tua camera?" chiese Junsu sorridendo felice.
"Si.."
"Allora...in camera tua" disse salendo le scale seguito a ruota da Changmin.
Arrivarono alla camera del più giovane e in un batter d'occhio aprirono la porta ed entrarono.
Changmin richiuse la porta.
E subito sentì il corpo di Junsu dietro al suo che lo teneva stretto.
"Ti amo Changmin...ti amo con tutto me stesso." disse Junsu baciandogli il collo.
Changmin sospirò.
"Junsu...ti amo anche io" sussurrò Changmin in balia dei baci di Junsu.
Questi continuando a baciare Changmin lo trascinò a letto.
"Junsu..."ansimò Changmin mentre questi gli toglieva la maglia e assaltava il suo petto leccando e baciando ogni centimetro di pelle.
Changmin era in balia di Junsu e..gli piaceva così tanto.
Sentire quel corpo sopra di sè, quelle labbra piene baciarlo avidamente ovunque...lo stava facendo morire.
Junsu si tolse la maglia abbracciando Changmin.
I loro corpi a contatto la loro pelle calda si toccava e...ed erano in paradiso.
Era una sensazione troppo bella sentire la calda pelle di Junsu sulla sua.
"Vuoi davvero fare l'amore con me?" chiese serio Changmin guardando Junsu.
"Sei la mia vita...e...lo voglio da quando sono un bambino." rispose Junsu emozionato.
Changmin rise.
E riempì il cuore di Junsu con la sua risata allegra.
"I bambini non dovrebbero pensare queste cose"
"Beh...questo perchè io sono un bimbo cattivo...non lo vedi?" sussurrò malizioso Junsu riprendendo a mordicchiare e ad assaltare Changmin.
"Mmmmh...ma io non voglio questo" sorrise Changmin mentre Junsu lo guardava confuso.
Continuò a sorridere mentre con un colpo di reni ribaltò la sua posizione portandosi sopra Junsu.
"Voglio guidare io" sorrise malizioso.
"Sei proprio un bambino.." mugolò Junsu
"Già...un bambino pazzo di te" rispose Changmin mentre portava le sue mani alla cintura di Junsu.
"Min...fammi tuo" sussurrò Junsu lasciandosi toccare da Changmin e perdendosi sotto quelle mani che tanto adorava.
Changmin si abbassò baciando il ventre del compagno mentre gli sfilava i pantaloni e con essi i boxer.
"Si" sospirò Junsu.
Changmin lo guardò.
Si tolse i pantaloni e i boxer e li lanciò alla rinfusa sul pavimento.
Si stese completamente su Junsu provocandogli un brivido lungo tutto il corpo.
Quanto aveva sognato quel momento.
Erano anni.
Da quando era piccolo.
Scene di Changmin che gli avvolgeva intorno al collo la sua sciarpa o...che gli sorrideva dolcemente scorrevano dinanzi a lui.
Changmin lo baciava con foga facendo coincidere i loro corpi bollenti e vogliosi.
La loro vita...era li.
"Nei miei occhi...tu sei qui" sussurrò Changmin mentre Junsu si attaccava a lui spingendoglisi contro.
Voleva di più.
Voleva essere una cosa sola con Changmin, sentirlo dentro.
Diventare suo.
Per sempre suo.
Changmin si abbassò all'altezza del membro di Junsu, vi soffiò vicino mentre Junsu ansimava chiedendo di più.
E voleva sentirle.
Quelle labbra che lui amava, quelle labbra che lo facevano impazzire, voleva sentirle intorno alla parte più intima di sè.
E...i suoi desideri non tardarono ad essere esauditi.
Con estrema lentezza Changmin poggiò le labbra sul membro pulsante di Junsu baciandolo.
Junsu ansimava e si aggrappava alle coperte.
Stava impazzendo.
"Minniiiie..." mugolò.
Changmin rise.
Leccò il membro di Junsu che a contatto con la lingua di Min sussultò aggrappandosi con forza alle lenzuola.
Il respiro diventava sempre più affaticato.
Ma...non voleva subire.
Si alzò di scatto.
E spinse Changmin sotto di lui.
Sorridendo malizioso si abbassò fino al membro di Min.
Era arrivata l'ora di fargliela pagare per tutto quel tempo perso.
Guardò Changmin inerme sotto di lui.
Era...una visione fantastica.
E gli si mozzò il respiro.
Il suo Changmin era cambiato.
Era diventato più muscoloso, era ormai un uomo...un bellissimo uomo.
Si abbassò arrivando al suo membro e senza prepararlo avvolse le sue labbra carnose intorno a questi.
Changmin boccheggiò alla disperata ricerca di aria.
Possibile che Junsu lo facesse morire così?
Ed il suo cuore scoppiava di gioia.
Era tutto così surreale...era fantastico.
Junsu succhiava con estrema lentezza il membro di Changmin che impazziva sotto i suoi tocchi.
Fu un attimo e Junsu si staccò da questi.
E Changmin si sentì perso...voleva Junsu.
Voleva sentirlo ancora li intorno a sè, su di sè voleva il suo Junsu.
Lo fece risalire fino a che i loro visi furono l'uno dinanzi all'altro.
Junsu sorrideva felice.
Changmin lo guardava estasiato.
Le loro labbra si unirono e con esse le loro lingue.
Un bacio appassionato.
Un bacio carico di amore, di tenerezza di passione, carico di loro stessi.
Ed era li che volevano essere.
Era li il loro mondo.
Loro due e tutto il resto fuori.
Junsu si staccò sorridendo furbo.
"Changmin?" chiese facendo una vocina da bambino.
E Changmin non ce la faceva più voleva sentirlo.
"Si?"
"Mi vuoi?"
"Dio...se ti voglio." disse Changmin tirandolo di nuovo giù e baciandolo con più forza.
Ribaltò di nuovo le posizioni trovandosi sopra Junsu.
Gli aprì le gambe portandovisi al centro di queste.
"Sei pronto?" chiese apprensivo.
Junsu sorrise "lo sono da una vita"
Changmin penetrò in lui.
Junsu sentì un dolore atroce invaderlo ma..non gli importava.
Era li, il suo Changmin era li e niente importava.
Qualsiasi dolore passava in secondo piano.
Changmin entrò completamente dentro di Junsu che intanto aveva avvolto le gambe intorno alla sua schiena.
"Vieni qui.." sussurrò Junsu.
Changmin si abbassò baciandolo.
Le labbra di Junsu massaggiavano le sue.
"Mi farai morire con queste labbra" rise Changmin.
"Tu invece mi fai morire ogni secondo della mia vita" sussurrò Junsu accarezzandogli una guancia.
Changmin sorrise muovendosi dentro Junsu.
E cominciò a spingere entrando ed uscendo da lui.
Il dolore era scomparso, il piacere lo avvolgeva rendendolo completamente schiavo di lui.
"Più veloce Min" sussurrò Junsu in balia delle spinte di Changmin dentro di lui e sul suo membro.
E...non poteva desiderare di più.
Una lacrima cadde dal suo occhio.
Era...troppo felice.
E...finalmente poteva sentirsi completo.
Sembrava tutto un sogno.
Changmin aumentò le spinte.
Junsu sospirò venendo tra le sue mani.
Changmin venne subito dopo dentro di lui.
Ansimavano entrambi guardandosi distrutti.
Changmin uscì dal compagno stendendosi al suo fianco.
Junsu guardava il soffitto.
Ancora ansimava e calde lacrime cominciavano a cadere dai suoi occhi.
"Juju perchè piangi?" chiese Changmin abbracciandolo.
Junsu si aggrappò a lui e cominciò a piangere più forte.
E...non riusciva a fermarsi.
Non ci credeva.
Era un sogno.
Tutto quello era un sogno e si sarebbe svegliato prima o poi e..avrebbe scoperto che Changmin era morto e non c'era più e tutto quello era stato frutto della sua fantasia, della sua mente malata.
"Hey! Amore che succede?" chiese ancora Changmin dandogli un bacio sulla fronte.
"Tu...tu sei vero?"
Changmin lo guardò confuso.
"In che senso?"
"Tu..non sei un sogno vero? Non mi sveglierò e vedrò che tu sei ancora morto vero? Tu..sei qui davvero...sei la realtà? Ti prego, ti prego Min dimmi che sei la realtà" continuò Junsu piangendo forte e aggrappandosi con forza a lui.
Changmin sorrise addolcito dalle parole di Junsu.
Povero ragazzo...quanto aveva sofferto in quei tre anni.
"Sono la realtà Junsu...sono la realtà e...sono qui per restare con te" sussurrò Changmin baciandolo dolcemente.
Junsu lo strinse forte.
"Minnie?"
"Dimmi"
"Mi amerai ancora domani..e domani ancora...e domani l'altro e così via per sempre?"
"No."
"Come no?"
"Per sempre non esiste Juju...ti amerò per l'eternità. Così suona meglio e poi...l'eternità esiste." rise Min accarezzandogli la schiena nuda.
"Minnie?"
"Si?"
"Sii per l'eternità sempre e solo mio ok? Perchè io sarò solo tuo.."
"Si...solo tuo per l'eternità Juju"
Junsu sorrise felice.
Finalmente il suo mondo tornava ad essere tranquillo.
E in quel momento poco gli importava di tutto il resto li fuori.
Voleva solo vivere quel momento e viverne altri come quelli con il suo Changmin.
Per l'eternità.
***
"Credi che stia andando tutto bene tra quei due?" sospirò Jaejoong guardando preoccupato Yunho.
La festa volgeva al termine e le persone cominciavano a ritirarsi nelle loro camere.
"Sono sicuro che stia andando più che bene" rispose Yunho perso nei suoi pensieri.
Jaejoong lo guardò confuso.
"Che hai?"
Yunho non spostò lo sguardo dal pavimento.
"Yunho mi senti? Che hai?" ripetè Jaejoong sventolandogli una mano dinanzi al volto.
Yunho si riprese e guardò Jaejoong sorridendo.
Ma non era un sorriso sereno.
E Jaejoong poteva capirlo.
Ormai conosceva troppo bene il suo Yunho.
"Perchè stai così?"
"Come?"
"Sei triste e posso vederlo..non mentirmi Yunho"
Yunho abbassò lo sguardo.
Cosa doveva dirgli?
I suoi pensieri non avrebbero fatto altro che far preoccupare Jaejoong e farlo rattristare.
"Non ho niente davvero" sorrise di nuovo.
Jaejoong lo guardò infuriato.
"Pensi che basti così poco per raggirarmi? Dimmi subito che hai o ti mando in bianco per un mese" lo minacciò mantendendo la stessa espressione seria.
Yunho sospirò scuotendo la testa.
L'aveva detto lui che si era scelto un ragazzo proprio con i fiocchi.
"Niente è una sciocchezza"
"Voglio saperla...voglio sapere tutto altrimenti che razza di ragazzo sono?"
Yunho gli prese una mano tra le sue.
"Pensavo al nostro rapporto e...di quanto vorrei baciarti in pubblico e non posso farlo..." confessò Yunho guardandolo avvilito.
Jaejoong alzò scettico un sopracciglio.
"E perchè mai?"
"Beh perchè non tutti...accetterebbero la nostra relazione"
Jaejoong scoppiò a ridere.
Yunho lo guardò confuso.
"Che ti ridi? E' seria la situazione"
Jaejoong si alzò e si avvicinò a Yunho abbassandosi e guardandolo da vicino.
I loro volti a pochi centimetri.
Sorrise malizioso.
Yunho lo guardava confuso.
"Scusa Yu ma...quando mai me ne è fregato un cavolo di quello che pensano gli altri?" sussurrò felice Jaejoong.
"Come?"
Jaejoong scosse la testa.
Portò una mano tra i capelli di Yunho avvicinando il viso dell'amante al suo.
Lo baciò.
Un bacio profondo, appassionato.
Un bacio carico d'amore.
Tutti si voltarono a fissarli.
Erano due ragazzi e allora?
Che male c'era?
A lui non importava se li avrebbero disprezzati o discriminati.
Loro si amavano ed era questo quello che contava.
Un applauso partì da una parte della sala, e si propagò per l'intera zona.
Jaejoong si staccò guardando sorridendo Yunho.
Erano ormai otto lunghi anni che le fan fantasticavano su una loro presunta relazione.
Erano ormai otto lunghi anni che i loro cari aveva capito che tra loro non c'era solo una forte amicizia.
Erano otto lunghi anni che si amavano in segreto.
E dopo tutti quegli anni la paura di non essere accettati era scomparsa dal cuore di Jaejoong.
"A me...importa solo di te. Amo te..non il mondo intorno a noi, mi importa solo di quello che pensi tu ok?" lo rassicurò guardandolo dolcemente.
Yunho ancora sconvolto affermò meccanicamente con la testa.
Mentre una gioia inimmaginabile si propagava in lui.
"Ti amo.." sussurrò Jaejoong sorridendo felice.
"Yocchun ti senti meglio?" chiese apprensivo Lee accarezzando i capelli del giovane poggiato al suo petto.
Nessuna risposta.
Yocchun dormiva beato tra le sue braccia.
Lee sorrise stringendoselo di più a sè.
Chissà perchè...gli piaceva quel contatto con quel ragazzo.
Eppure...sentiva di averlo già visto prima.
Sentiva di averlo già sentito cantare.
Ma...non ricordava dove.
Il suo viso rilassato lo fece sentire felice.
Si rilassò anch'egli contro il muro chiudendo gli occhi.
La sua vita prendeva ancora una volta una brutta piega.
Changmin era ancora innamorato di Junsu e...non poteva farci nulla.
Infondo se lo era immaginato e..ed era stato lui stesso a convincerlo a tornare in quel posto.
Doveva mettersi il cuore in pace.
Eppure...pensava che avrebbe sofferto di più.
Infondo Changmin era stato con lui per tutto quel tempo e...molte erano state le volte in cui si era sentito così attratto da quel ragazzino di pochi anni più piccolo ma...così uomo.
Forse non era davvero amore, forse si era sbagliato e ancora una volta aveva immaginato tutto.
Infondo lui non aveva mai conosciuto realmente l'amore.
Era vissuto circondato dall'odio, circondato dalla terribile presenza di suo padre e...non aveva mai avuto tempo per ascoltare il suo cuore.
Sospirò.
** Inizio Flashback
"Lee corri o papà ci ucciderà" urlò un ragazzino biondo rivolto ad un altro bambino.
Correvano da un bel pò ed entrambi erano sfiniti.
Gli alberi intorno a loro facevano si che gli uomini che li inseguivano perdessero la cognizione dello spazio e non riuscissero a trovarli.
Due bambini.
Due bambini spaventati.
Due bambini che correvano verso la libertà.
Verso quella libertà che da tanto, troppo tempo desideravano.
Uno di loro cadde.
"Lee" urlò l'altro fermandosi per aiutarlo.
"Vattene via Bill è inutile" piagnulò il più piccolo staccandosi dall'altro.
"Ma cosa dici? Dobbiamo raggiungere l'altra parte della montagna, vedrai che papà non ci troverà" replicò l'altro prendendo il fratellino e aiutandolo a rialzarsi.
Ma le loro speranze cominciarono a dissolversi poco alla volta quando un urlo di quelli che erano gli scagnozzi del loro padre, si elevò tra gli alberi raggiungendo le loro orecchie.
Bill lasciò immediatamente la mano del fratello.
Entrambi si guardarono.
Sapevano che sarebbe stato impossibile scappare insieme, Lee era troppo lento, troppo fragile per scappare.
Lee sorrise.
"Vai" sussurrò al fratellino mentre questi guardandolo afflitto si voltava e cominciava a scappare via.
E...la sua libertà dove sarebbe finita ora?
Sarebbe stato trovato e portato a casa sua...avrebbe subito i soprusi di suo padre, avrebbe ricominciato la vita di prima a differenza però...che stavolta non ci sarebbe stato suo fratello a rassicurarlo, non ci sarebbe stato il suo Bill a confortarlo quando era triste.
Sarebbe caduto giù...da solo.
No!
Non voleva farsi trovare.
Sentiva i passi degli uomini di suo padre farsi vicini, si guardò intorno notando dei cespugli, si incamminò alla svelta verso di loro.
Urla di bambini si sentivano poco distanti.
Forse...qualcuno era in campeggio.
Non aveva tempo da perdere.
Si inoltrò nel bosco perdendo le tracce di suo fratello e allontanandosi dal percorso che avevano seguito sino ad allora.
Seguì le voci dei ragazzini.
Intorno a lui gli alberi, le foglie, gli animali si ergevano nella loro maestosità.
Ma lui nemmeno ci faceva caso.
Troppo spaventato per prestare attenzione a quei minimi particolari.
Avanzò ancora trovandosi...in un campo.
Una radura.
Delle tende venivano montate e...adulti e bambini cantavano e scherzavano allegramente.
Forse avrebbe potuto far finta di essere uno di loro mentre il pericolo non si fosse volatilizzato.
Entrò timoroso perdendosi tra tutta quella gente.
Nessuno sembrò fare caso a lui.
Si nascose in un punto nascosto vicino ad una piccola costruzione in legno sperando di non essere notato da nessuno.
C'erano così tanti bambini.
Così tanti gruppi.
Non avrebbero di certo badato a lui.
Cercò di riprendere fiato sedendosi ai piedi della costruzione.
Il tempo passava e...la paura cresceva.
La paura che gli uomini di suo padre potessero trovarlo, che potessero capire il suo piano.
La paura di dover ritornare in quel posto pieno di orrore, quel posto che per troppo tempo lo aveva fatto soffrire.
Pensò a suo fratello, o per meglio dire fratellastro.
Chissà se era riuscito a scappare, se era riuscito a non farsi prendere da quegli uomini.
Chissà se almeno lui...avrebbe trovato la libertà.
Perchè ne era certo...era sicuro che lui, sarebbe stato preso di nuovo da suo padre e...avrebbe vissuto come Lui voleva che vivesse.
Perso com'era nei propri pensieri non si accorse della notte che lentamente e silenziosamente calava ricoprendo ogni cosa.
Si nascose dietro una tenda cercando di non fare rumore.
Non voleva essere visto da nessuno e..non voleva che qualcuno lo cacciasse via o chiamasse suo padre.
I vari gruppi si erano radunati intorno al fuoco cantando o raccontando storie.
Mangiavano e ridevano allegramente.
Che nostalgia.
Lui non era mai stato in campeggio con la scuola.
Suo padre non glielo aveva mai permesso.
Vedeva i bambini scherzare insieme.
Che tristezza.
Lui non aveva mai avuto degli amici.
Il nome di suo padre non glielo aveva mai permesso.
Si incamminò silenzioso nel bosco.
Inoltrandosi tra i cespugli e cercando un buon posto per riposare accanto ad un albero.
Non poteva mica sperare di trovare qualche tenda vuota?
Sospirò guardando il cielo stellato al di sopra di lui.
Era fantastico.
Non aveva mai prestato molta attenzione al cielo di notte, forse perchè perennemente chiuso in casa.
Era fantastico vedere quante stelle potessero illuminare il cielo, e sembravano diamanti, sembrava un immenso tappeto fatto di diamanti.
Peccato che però...tutto intorno a lui era buio.
E lui aveva una paura matta del buio.
Cercò di non pensarci, ricordando i momenti felici della sua vita, ricordando le avventure con suo fratello, le marachelle fatte per far arrabbiare suo padre, ricordando i suoi giochi ma...niente poteva alleggerire il suo animo.
Suo fratello non era più li con lui, le marachelle fatte finivano sempre con lui che veniva picchiato e...i suoi giochi nemmeno erano più presenti nella sua vita.
E d'un tratto l'idea di essersene andato via da tutto ciò che lo aveva afflitto in quegli anni, non sembrava più così geniale.
Non vedeva nessuna libertà.
Era...solo.
Solo e sperduto in un posto completamente estraneo.
Solo senza nessuno che lo aiutasse o che lo confortasse.
E non vi era nessuna traccia di libertà.
Bloccato tra...il nulla e la paura di suo padre.
Che razza di libertà era mai quella?
E si vedeva ad un bivio.
Ma nessuna delle due direzioni lo conduceva a qualcosa di buono.
Continuare a scappare sarebbe stato stupido, non aveva soldi, non conosceva nessuno ed era un bambino...sarebbe potuto capitargli di tutto oppure chi lo avrebbe trovato avrebbe sicuramente chiamato suo padre.
Solo e senza protezione i nemici di suo padre avrebbero potuto trovarlo facilmente e...se fosse successo lui non ne sarebbe uscito vivo.
Dall'altra parte vi era la possibilità di tornare indietro, tornare sui suoi passi e...chiedere scusa a suo padre; ma sapeva che tanto non avrebbe alleggerito la sua pena.
Sarebbe stato picchiato a sangue fino a che non sarebbe quasi morto.
E suo padre lo avrebbe imprigionato per poi non farlo uscire più e allora si...che sarebbe morto dalla disperazione.
Che cosa doveva fare?
Che cosa gli restava della sua vita? Niente.
Era solo un bambino...solo un bambino eppure doveva vivere tutto quello.
E non ce la faceva proprio a pensare a cose felici.
Perchè...nella sua vita la parola felicità non era neppure lontanamente conosciuta.
Cominciò a piangere.
E si vergognò, si vergognò di quanto fosse debole.
Ma...era ancora un bambino.
E i bambini piangono.
E non doveva vergognarsi se suo padre era un pezzo grosso della mafia e voleva farlo diventare un killer spietato a costo di ucciderlo a suon di botte, non doveva vergognarsi se sua madre da prostituta lo aveva concepito e...e si era fatta uccidere un anno dopo la sua nascita, non doveva vergognarsi se il suo fratellastro l'unica persona che gli era stata vicino se n'era andato lasciandolo solo, non doveva vergognarsi se era ricercato dagli uomini di suo padre che lo avrebbero sparato pur di portarselo a casa, e non doveva vergognarsi di trovarsi in un bosco nel bel mezzo della notte e...aveva una paura dannata del buio.
No.
Non doveva vergognarsi...di avere paura.
Perchè era solo un bambino, un piccolo, fottutissimo bambino.
Continuò a piangere finchè una voce non giunse alle sue orecchie.
Era...un ragazzo.
Un ragazzo stava cantando.
E la melodia di quella voce era fantastica, era calda e profonda e...gli avvolse il cuore.
In un attimo si sentì sicuro, le incertezze nel suo cuore scomparvero quasi per magia.
E si sentì leggero.
Fu un attimo però.
Il peso della sua vita cadde come un pesante macigno su di sè, e ricominciò a piangere.
Cercando di fare silenzio.
Non voleva che quel ragazzo lo trovasse; fu tutto inutile.
Il ragazzino che cantava lo scovò, mosse i cespugli dietro i quali si era riparato ed entrambi si guardarono.
Era..bellissimo.
Era un ragazzino così carino e...ed aveva gli occhi della sua stessa forma.
Forse venivano dallo stesso posto.
Non sapeva chi fosse o cosa ci facesse li ma...il suo cuore cominciò ad accelerare furiosamente.
E voleva risentire quella voce.
Si ricordò di non essere con quel gruppo, e...non poteva rischiare che quel bambino dicesse tutto ai suoi insegnanti.
Sorrise.
"Ciao...mi sono perso. Non riesco più a trovare la strada che mi riporti dai miei genitori" disse timidamente cercando di sembrare il più vero possibile.
Le lacrime avevano smesso di colare a picco.
"Mh" sussurrò il ragazzo di fronte a sè.
Che fosse la luce della luna o quella delle stelle o che magari avesse gli occhi come i suoi non lo sapeva ma...era il bambino più bello che avesse mai visto.
"Ti ho sentito cantare prima...puoi cantare ancora per me?" e lo chiese.
Vincendo la sua timidezza.
Vincendo le sue paure lo chiese.
Il ragazzino sorrise.
E senza dire nulla si sedette accanto a lui cominciando a cantare.
Ed era la voce più bella...che avesse mai ascoltato.
"Canta ancora....grazie alla tua voce io posso sentirmi sereno." sussurrò lentamente prima di alzarsi ed andare via scomparendo nel buio del bosco.
E non poteva restare ancora li.
Lo avrebbero trovato sicuramente.
E...sarebbe tornato a casa.
Non gli importava se suo padre lo avrebbe ucciso, non aveva alternative.
Ma ora..il suo cuore aveva qualcosa in cui sperare.
Un giorno lo avrebbe ritrovato, a costo di girare il mondo avrebbe ritrovato quel ragazzo e...lo avrebbe fatto cantare ancora per lui.
** Fine Flashback
"Lee?"
Yocchun richiamò la sua attenzione.
Lee smise di accarezzargli i capelli e posò le braccia lungo i fianchi.
Aveva paura che a Yocchun potesse dare fastidio infondo lui era solo un estraneo.
"Si?" chiese Lee guardando i capelli del giovane poggiato al suo petto.
"Tu...sei innamorato di Changmin?"
Una domanda.
Una semplice domanda che si era posto così tante volte nel corso di quegli anni...e a cui era riuscito a dare una risposta.
O almeno credeva.
E tutto ad un tratto quella risposta non gli sembrava più così esatta.
Forse perchè la presenza di quel ragazzo accanto a sè lo confondeva.
Stava così bene, si sentiva così sereno...
Cosa doveva rispondere?
"Non lo so Yocchun. Pensavo di esserlo ma...dopo questi anni sapere che lui è innamorato di Junsu non...non mi fa così male come credevo. Quindi non so se questo può essere definito amore, io...non sono un esperto" disse sorridendo amaramente.
Yocchun si spinse di più contro di lui.
Voleva sentire calore, voleva essere abbracciato.
E perchè quei desideri gli venivano verso una persona estranea?
Perchè se neppure lo conosceva desiderava così le sue attenzioni?
E come se gli avesse letto nella mente, meccanicamente Lee alzò le braccia da terra e circondò il corpo di Yocchun chiudendolo in una dolce morsa.
"Capisco. Beh...Min è un bellissimo ragazzo, chiunque non potrebbe resistergli" rispose Yocchun tristemente.
"Non abbatterti così. Cosa vorresti dire? Che sei meno bello di lui per questo Junsu vuole lui? Guarda che sto imparando a leggere il tuo cervellino bacato..."
Yocchun sorrise.
Da quanto tempo che non sorrideva così felicemente senza provare dolore.
"Beh...io e Changmin siamo molto diversi e...beh in teoria è quello che sto dicendo si." sospirò afflitto.
Lee diede un pugno sulla testa di Yocchun.
"Non dire stupidaggini. L'hai detto tu è Min siete completamente diversi, sia come aspetto che come carattere e...tu non sei meno bello di lui siete diversi è impossibile fare un paragone. Yocchun non devi illuderti, Junsu non è innamorato di Changmin solo perchè è più bello, ci sono tanti fattori che influiscono."
Yocchun chiuse gli occhi perdendosi completamente tra le braccia di quel ragazzo che conosceva da così poco tempo ma che riusciva a confortarlo più di chiunque altro.
"Lee...fa male. Fa così male sapere di essere stato messo da parte, però dovevo aspettarmelo. Ormai mi appendo a qualsiasi cosa pur di non pensare che Junsu sia completamente perso per Changmin e penso che se è così innamorato sarà per piccole cose che lui magari ha ed io no, però so che non è così, Junsu è innamorato di Changmin da quando è piccolo e...ed io non posso farci niente"
Lee strinse forte Yocchun abbassando la testa e poggiandola sulla sua spalla.
Quanta tenerezza che gli faceva quel ragazzo.
Come era tenero e fragile tra le sue braccia.
E...e d'imporvviso una strana nostalgia si propagò nel suo corpo.
Un profumo che credeva di aver dimenticato.
Una voce che sentita da vicino sembrava ancora più riconoscibile.
Il calore che con il tempo si era affievolito ma ora si propagava più ardente di prima.
Lui...conosceva già Yocchun.
"Lee sei mai stato innamorato realmente?" chiese Yocchun mantenendo la stessa espressione serena.
E la paura che Lee potesse rispondere in maniera affermativa crebbe dentro di lui.
Perchè poi aveva così paura di quella risposta?
"Si - cominciò Lee mentre la delusione si impossessava di Yocchun - è stato quando ero piccolo, scappai di casa e mi rifugiai nel bosco, a dire il vero nemmeno so come ci arrivai in montagna correndo come un pazzo. Una notte mentre mi ero perso..." si fermò.
Yocchun aprì gli occhi.
Il suo cuore batteva forte.
Che...stava succedendo?
Si girò guardando Lee, che lo guardava con occhi lucidi.
Quegli occhi.
Ora li vedeva meglio e...ed erano grandi ed azzurri.
Quegli occhi che anche se li vedi di notte illumineranno il tuo mondo quasi fossero il sole.
"continua" sussurrò Yocchun.
"...piangevo per la paura, avevo tanta paura del buio. Incontrai quella notte un ragazzino, stava cantando e gli chiesi di cantare per me perchè...aveva la voce più bella che avessi mai sentito, con quella voce riusciva a farmi sentire sereno riusciva a donarmi quella gioia che non avevo mai provato. Era il bambino più bello che avessi mai visto, però...ho dovuto lasciarlo. Prima di scappare via, gli chiesi di continuare a cantare perchè la sua voce mi faceva sentire sereno...e non mi sono mai arreso, volevo trovarlo a tutti i costi. Solo lui vive nel mio cuore." sussurrò Lee mentre dagli occhi di Yocchun cadevano piccole lacrime.
E i ricordi di quella notte tornarono vividi nella sua mente.
Il bambino del bosco.
Aveva sempre pensato che fosse un fantasma, aveva sempre creduto che non esistesse, eppure...era grazie a lui se aveva intrapreso la carriera di cantante, era solo perchè non aveva mai visto un bambino più bello e...sapere di rendere serena una persona bella quanto quel bambino non poteva che farlo felice.
Era...per lui che aveva cominciato.
Il suo sogno partiva da quella notte.
E...ed ora ce l'aveva davanti.
Ma...non era possibile quel bambino era biondo.
"Eri...eri tu?" sussurrò Yocchun tra le lacrime mentre si portava le mani dinanzi le labbra.
Lee sorrise.
L'aveva trovato, la sua ricerca era finita.
Ecco perchè quella sensazione di serenità, ecco perchè stava così bene.
E si pentì di non aver mai ascoltato una loro canzone altrimenti lo avrebbe trovato prima.
E...ad un tratto capì la presenza di Changmin nella sua vita.
Era un segno.
Un indizio che gli era stato mandato, una pista da seguire per trovare l'unica persona che avesse mai amato.
"Si...ero io"
"Io...ho cominciato la mia carriera solo...solo per te. Tu...solo per te" balbettò Yocchun incredulo.
Lee gli accarezzò i capelli.
"Tu...mi hai davvero reso sereno. Ogni volta che stavo male mi bastava pensare a quella notte, è stato un incontro così breve ma...si è inciso dentro di me e non mi ha più lasciato."
Yocchun cominciò a piangere più forte.
I ricordi di quando era un bambino, di quanto aveva pensato a quell'incontro, di come aveva creduto di aver incontrato un fantasma, di...quando fece quel provino.
E il suo mondo, la sua vita è cominciata da li, da un semplice incontro.
Lee gli aveva cambiato la vita e neppure lo sapeva.
Si stringe forte a lui poggiando la testa sul suo petto.
E finalmente l'aveva trovato.
Entrambi sereni.
E...non era quello il tempo per essere tristi.
Si erano ritrovati.
Ed era quello ciò che importava.
°walk to remember°
"Non ho mai amato nessun altri che lui.
La mia vita è sempre ruotata intorno al suo nome, intorno ai suoi occhi, al suo sorriso e...al suo cuore.
Non ho mai guardato intorno a me, non ho mai avuto occhi per altro.
So di aver sbagliato, so che forse se io avessi spostato il mio sguardo altrove forse avrei evitato la sofferenza di molte persone e...mi sento così in colpa.
Io.
L'oggetto scatenante la sfortuna di ognuno di noi.
Nonostante io abbia sempre saputo di sbagliare però, non mi sono mai fermato, e ho continuato con le mie recite false solo per avere l'attenzione rivolta a me, e ho sempre saputo di essere un bambino perchè...questi sono giochi insulsi che solo i bambini fanno.
Non so il perchè in questo momento io mi senta così triste.
Le parole di Yocchun hanno colpito nel profondo e...nonostante sia arrabbiato per ciò che ha detto io so che quelle parole erano la pura e semplice verità.
Questo perchè io non ho mai pensato ad altro se non a me e a Changmin, non mi sono neppure preoccupato per il gruppo o per la felicità di altri, non mi sono mai preoccupato neppure per la felicità di Changmin, l'ho costretto ad inventare una messinscena solo per non vedermi più.
Ho distrutto la vita di così tante persone che...se fossi Dio mi punirei nella maniera peggiore che esista al mondo e oltre.
Ma so che forse tutti questi sensi di colpa e tutti questi pesi che porto, la consapevolezza di aver fatto del male...sono già le punizioni che Dio mi sta infliggendo con durezza; e le merito tutte.
Vedere Yocchun arrabbiato è stato un duro colpo per me, lui che con me è sempre stato dolce come il miele, lui che mi ha sempre trattato come un piccolo principe, lui che se avesse potuto si sarebbe lanciato nelle fiamme per me, lui ora...mi ha trattato come se fossi il peggior rifiuto della terra.
Anzi no.
Anche trattandomi male è stato dolce.
Se fossi stato nei suoi panni molto probabilmente avrei ucciso una persona come me che non ha fatto altro che procurargli dolore su dolore.
E nonostante io sappia di tutto il male che ho fatto, nonostante io sia a conoscenza della sofferenza che ho inflitto...oltre a piangere ed oltre a sentirmi in colpa, non sento altro.
Nonostante io abbia visto Yocchun distrutto dinanzi ai miei occhi, io...non riesco a non pensare che ora...posso stare con Changmin.
Forse sono davvero crudele.
Dio se puoi...puniscimi duramente.
Forse riuscirò ad addolcire il mio animo."
Vuoto.
Era l'unica sensazione che poteva sentire in sè in quel momento.
Nient'altro che vuoto.
Yocchun lo aveva lasciato e trattato male e lui...beh oltre a sentirsi vuoto ed in colpa...non sentiva nient'altro.
Era davvero un mostro.
Seduto su uno dei divanetti della sala guardava distratto le persone passargli felici dinanzi.
Ma lui...non sentiva tutta quella felicità.
Yocchun lo aveva lasciato e molto probabilmente in quel momento era nella sua stanza a piangere e lui...apatico come al solito non ci pensava più di tanto.
'Egoista. Mostro. Bastardo' continuava a ripetersi mentalmente.
Ma niente...nonostante sapesse di essere tutto quello, non si sentiva minimamente intaccato.
Perchè sapeva essere solo cattivo?
Perchè non riusciva a provare un minimo di compassione per gli altri?
Perso com'era nei suoi pensieri non si accorse di avere gli occhi di Changmin puntati su di lui.
"Che cos'ha?" chiese Jaejoong avvicinandosi a Changmin.
Changmin scosse il capo.
"Non ne ho idea...prima stava parlando animatamente con Yocchun forse hanno litigato" rispose il ragazzo.
"Ho visto Yocchun correre in camera, dev'essere successo qualcosa" si intromise Yunho
Changmin abbassò il capo.
Forse...sapeva perchè i due avevano litigato.
"Changmin? Ne sai qualcosa?" chiese Jaejoong notanto il silenzio dell'amico.
"Eh? Pe...perchè dovrei sapere qualcosa?" disse Changmin agitato.
"Perchè...di solito ti perdi in congetture fantasiose che non stanno nè in cielo nè in terra mentre stavolta no" sospirò Yunho guardandolo interrogativo.
Changmin guardò colpevole gli amici.
"Beh...a dire il vero qualcosa forse so...oggi io e Junsu...beh...ecco.."
"Tu e Junsu cosa?" chiese Jaejoong curioso.
Yunho gli lanciò un'occhiataccia per fargli capire di non interrompere il discorso.
"Beh...ci siamo baciati."
"Cosa?" dissero all'unisono Yunho e Jaejoong strabuzzando gli occhi.
Changmin arrossì.
"Si...insomma...ci siamo dichiarati e...ci siamo baciati"
Jaejoong si portò una mano sulla fronte chiudendo gli occhi.
"Changmin sei consapevole che Junsu e Yocchun stanno insieme? Perchè incasinare di nuovo la situazione?" lo richiamò Yunho.
"Yunho so che stanno insieme ma non posso farci niente se io lo amo e poi..non mi sembra che Junsu si sia tirato indietro" si difese Changmin.
"Non litigate di nuovo per favore...comunque oltre al bacio è successo qualcosa con Yocchun?" disse Jaejoong sembrando preoccupato.
"Beh...quando ci siamo staccati è entrato Yocchun e...ci ha visti così vicini. Sicuramente avrà intuito qualcosa." sussurrò Changmin.
Yunho prese aria.
Jaejoong chiuse gli occhi tentando di mantenere la calma.
Perchè avevano degli amici così dementi?
"Ok...qualcuno deve parlare con Junsu e sapere cos'è successo perchè io non voglio perdere nessun altro membro del gruppo intesi?" disse Yunho serio.
"Ci parlo io..." sentenziò Changmin allontanandosi dal gruppetto.
"Speriamo vada tutto bene" disse Jaejoong prendendo una mano a Yunho.
Yunho non rispose limitandosi a stringere più forte la sua mano.
Era così preoccupato per la sorte del gruppo.
Era così agitato.
Guardò Jaejoong.
Dio se solo avesse potuto baciarlo li dinanzi a tutti.
Aveva così bisogno di quelle labbra.
La sua cura contro ogni male.
Ma sapevano che il loro era un amore che non tutti avrebbero accettato.
"Ciao"
Una voce lo richiamò dal suo stato di trans.
Una voce che conosceva bene.
Una voce che amava.
Una voce che riusciva a farlo sentire in paradiso.
La sua voce.
La voce di Changmin.
"Ciao" rispose sorridendo e guardando l'amico.
"Come mai tutto solo?" chiese Changmin sedendosi sulla poltrona accanto a lui.
"Mh...sono stanco"
"Capisco...beh ci credo troppe emozioni in così poco tempo"
Junsu si allungò poggiando la testa sul braccio di Changmin.
Com'era tenero il suo Junsu.
Un cucciolo bisognoso d'affetto.
Ecco cosa gli sembrava.
"Changmin?"
"Mh?"
"Ti amo"
Changmin restò di sasso.
Mai avrebbe pensato che quelle parole che..per troppo tempo aveva desiderato sentire, potessero essere dette da lui con così tanta dolcezza e con così tanta spensieratezza.
Si era proprio un cucciolo il suo Junsu.
E Dio solo sapeva quanto ricambiava il suo amore.
Ma...Junsu e Yocchun stavano insieme.
"Non dovresti dirlo con così tanta leggerezza...ora stai con Yocchun devi dimenticare l'amore che provi per me" disse tristemente Changmin accarezzando i capelli di Junsu.
"Non più" rispose Junsu beandosi di quel dolce tocco.
"Come non più?"
"Yocchun...mi ha lasciato poco fa. Un amore proprio breve" rise Junsu.
E vedeva.
Changmin poteva vedere la tristezza di Junsu in quelle parole.
Allora...Yocchun lo aveva davvero lasciato?
"Vi siete lasciati? E perchè mai?" chiese confuso.
"Perchè...lui sa che il mio cuore è tuo." rispose Junsu sorridendo e aprendo gli occhi per guardare il suo Changmin.
Tutte quelle parole in una volta.
Non lo avrebbe mai creduto possibile.
Mai.
Eppure era così e...nonostante fosse dispiaciuto per Yocchun era felice di sentire quelle parole rivolte a sè.
Che egoista.
Changmin si abbassò arrivando all'orecchio di Junsu.
"Ti amo anch'io" sussurrò mentre Junsu lo guardava sognante.
Si guardarono intensamente.
I loro cuori battevano all'unisono e...tutto ciò che volevano era stare l'uno con l'altro.
Perchè se era tutto così semplice...avevano aspettato otto anni per quello?
Perchè non si erano dichiarati prima?
Impauriti da...un rifiuto che non esisteva si erano lasciati trasportare dagli eventi.
E..avevano sbagliato tutto.
Junsu si alzò prendendo per mano Changmin e portandolo con sè.
"Dove andiamo?" chiese Changmin
"Hai le chiavi della tua camera?" chiese Junsu sorridendo felice.
"Si.."
"Allora...in camera tua" disse salendo le scale seguito a ruota da Changmin.
Arrivarono alla camera del più giovane e in un batter d'occhio aprirono la porta ed entrarono.
Changmin richiuse la porta.
E subito sentì il corpo di Junsu dietro al suo che lo teneva stretto.
"Ti amo Changmin...ti amo con tutto me stesso." disse Junsu baciandogli il collo.
Changmin sospirò.
"Junsu...ti amo anche io" sussurrò Changmin in balia dei baci di Junsu.
Questi continuando a baciare Changmin lo trascinò a letto.
"Junsu..."ansimò Changmin mentre questi gli toglieva la maglia e assaltava il suo petto leccando e baciando ogni centimetro di pelle.
Changmin era in balia di Junsu e..gli piaceva così tanto.
Sentire quel corpo sopra di sè, quelle labbra piene baciarlo avidamente ovunque...lo stava facendo morire.
Junsu si tolse la maglia abbracciando Changmin.
I loro corpi a contatto la loro pelle calda si toccava e...ed erano in paradiso.
Era una sensazione troppo bella sentire la calda pelle di Junsu sulla sua.
"Vuoi davvero fare l'amore con me?" chiese serio Changmin guardando Junsu.
"Sei la mia vita...e...lo voglio da quando sono un bambino." rispose Junsu emozionato.
Changmin rise.
E riempì il cuore di Junsu con la sua risata allegra.
"I bambini non dovrebbero pensare queste cose"
"Beh...questo perchè io sono un bimbo cattivo...non lo vedi?" sussurrò malizioso Junsu riprendendo a mordicchiare e ad assaltare Changmin.
"Mmmmh...ma io non voglio questo" sorrise Changmin mentre Junsu lo guardava confuso.
Continuò a sorridere mentre con un colpo di reni ribaltò la sua posizione portandosi sopra Junsu.
"Voglio guidare io" sorrise malizioso.
"Sei proprio un bambino.." mugolò Junsu
"Già...un bambino pazzo di te" rispose Changmin mentre portava le sue mani alla cintura di Junsu.
"Min...fammi tuo" sussurrò Junsu lasciandosi toccare da Changmin e perdendosi sotto quelle mani che tanto adorava.
Changmin si abbassò baciando il ventre del compagno mentre gli sfilava i pantaloni e con essi i boxer.
"Si" sospirò Junsu.
Changmin lo guardò.
Si tolse i pantaloni e i boxer e li lanciò alla rinfusa sul pavimento.
Si stese completamente su Junsu provocandogli un brivido lungo tutto il corpo.
Quanto aveva sognato quel momento.
Erano anni.
Da quando era piccolo.
Scene di Changmin che gli avvolgeva intorno al collo la sua sciarpa o...che gli sorrideva dolcemente scorrevano dinanzi a lui.
Changmin lo baciava con foga facendo coincidere i loro corpi bollenti e vogliosi.
La loro vita...era li.
"Nei miei occhi...tu sei qui" sussurrò Changmin mentre Junsu si attaccava a lui spingendoglisi contro.
Voleva di più.
Voleva essere una cosa sola con Changmin, sentirlo dentro.
Diventare suo.
Per sempre suo.
Changmin si abbassò all'altezza del membro di Junsu, vi soffiò vicino mentre Junsu ansimava chiedendo di più.
E voleva sentirle.
Quelle labbra che lui amava, quelle labbra che lo facevano impazzire, voleva sentirle intorno alla parte più intima di sè.
E...i suoi desideri non tardarono ad essere esauditi.
Con estrema lentezza Changmin poggiò le labbra sul membro pulsante di Junsu baciandolo.
Junsu ansimava e si aggrappava alle coperte.
Stava impazzendo.
"Minniiiie..." mugolò.
Changmin rise.
Leccò il membro di Junsu che a contatto con la lingua di Min sussultò aggrappandosi con forza alle lenzuola.
Il respiro diventava sempre più affaticato.
Ma...non voleva subire.
Si alzò di scatto.
E spinse Changmin sotto di lui.
Sorridendo malizioso si abbassò fino al membro di Min.
Era arrivata l'ora di fargliela pagare per tutto quel tempo perso.
Guardò Changmin inerme sotto di lui.
Era...una visione fantastica.
E gli si mozzò il respiro.
Il suo Changmin era cambiato.
Era diventato più muscoloso, era ormai un uomo...un bellissimo uomo.
Si abbassò arrivando al suo membro e senza prepararlo avvolse le sue labbra carnose intorno a questi.
Changmin boccheggiò alla disperata ricerca di aria.
Possibile che Junsu lo facesse morire così?
Ed il suo cuore scoppiava di gioia.
Era tutto così surreale...era fantastico.
Junsu succhiava con estrema lentezza il membro di Changmin che impazziva sotto i suoi tocchi.
Fu un attimo e Junsu si staccò da questi.
E Changmin si sentì perso...voleva Junsu.
Voleva sentirlo ancora li intorno a sè, su di sè voleva il suo Junsu.
Lo fece risalire fino a che i loro visi furono l'uno dinanzi all'altro.
Junsu sorrideva felice.
Changmin lo guardava estasiato.
Le loro labbra si unirono e con esse le loro lingue.
Un bacio appassionato.
Un bacio carico di amore, di tenerezza di passione, carico di loro stessi.
Ed era li che volevano essere.
Era li il loro mondo.
Loro due e tutto il resto fuori.
Junsu si staccò sorridendo furbo.
"Changmin?" chiese facendo una vocina da bambino.
E Changmin non ce la faceva più voleva sentirlo.
"Si?"
"Mi vuoi?"
"Dio...se ti voglio." disse Changmin tirandolo di nuovo giù e baciandolo con più forza.
Ribaltò di nuovo le posizioni trovandosi sopra Junsu.
Gli aprì le gambe portandovisi al centro di queste.
"Sei pronto?" chiese apprensivo.
Junsu sorrise "lo sono da una vita"
Changmin penetrò in lui.
Junsu sentì un dolore atroce invaderlo ma..non gli importava.
Era li, il suo Changmin era li e niente importava.
Qualsiasi dolore passava in secondo piano.
Changmin entrò completamente dentro di Junsu che intanto aveva avvolto le gambe intorno alla sua schiena.
"Vieni qui.." sussurrò Junsu.
Changmin si abbassò baciandolo.
Le labbra di Junsu massaggiavano le sue.
"Mi farai morire con queste labbra" rise Changmin.
"Tu invece mi fai morire ogni secondo della mia vita" sussurrò Junsu accarezzandogli una guancia.
Changmin sorrise muovendosi dentro Junsu.
E cominciò a spingere entrando ed uscendo da lui.
Il dolore era scomparso, il piacere lo avvolgeva rendendolo completamente schiavo di lui.
"Più veloce Min" sussurrò Junsu in balia delle spinte di Changmin dentro di lui e sul suo membro.
E...non poteva desiderare di più.
Una lacrima cadde dal suo occhio.
Era...troppo felice.
E...finalmente poteva sentirsi completo.
Sembrava tutto un sogno.
Changmin aumentò le spinte.
Junsu sospirò venendo tra le sue mani.
Changmin venne subito dopo dentro di lui.
Ansimavano entrambi guardandosi distrutti.
Changmin uscì dal compagno stendendosi al suo fianco.
Junsu guardava il soffitto.
Ancora ansimava e calde lacrime cominciavano a cadere dai suoi occhi.
"Juju perchè piangi?" chiese Changmin abbracciandolo.
Junsu si aggrappò a lui e cominciò a piangere più forte.
E...non riusciva a fermarsi.
Non ci credeva.
Era un sogno.
Tutto quello era un sogno e si sarebbe svegliato prima o poi e..avrebbe scoperto che Changmin era morto e non c'era più e tutto quello era stato frutto della sua fantasia, della sua mente malata.
"Hey! Amore che succede?" chiese ancora Changmin dandogli un bacio sulla fronte.
"Tu...tu sei vero?"
Changmin lo guardò confuso.
"In che senso?"
"Tu..non sei un sogno vero? Non mi sveglierò e vedrò che tu sei ancora morto vero? Tu..sei qui davvero...sei la realtà? Ti prego, ti prego Min dimmi che sei la realtà" continuò Junsu piangendo forte e aggrappandosi con forza a lui.
Changmin sorrise addolcito dalle parole di Junsu.
Povero ragazzo...quanto aveva sofferto in quei tre anni.
"Sono la realtà Junsu...sono la realtà e...sono qui per restare con te" sussurrò Changmin baciandolo dolcemente.
Junsu lo strinse forte.
"Minnie?"
"Dimmi"
"Mi amerai ancora domani..e domani ancora...e domani l'altro e così via per sempre?"
"No."
"Come no?"
"Per sempre non esiste Juju...ti amerò per l'eternità. Così suona meglio e poi...l'eternità esiste." rise Min accarezzandogli la schiena nuda.
"Minnie?"
"Si?"
"Sii per l'eternità sempre e solo mio ok? Perchè io sarò solo tuo.."
"Si...solo tuo per l'eternità Juju"
Junsu sorrise felice.
Finalmente il suo mondo tornava ad essere tranquillo.
E in quel momento poco gli importava di tutto il resto li fuori.
Voleva solo vivere quel momento e viverne altri come quelli con il suo Changmin.
Per l'eternità.
***
"Credi che stia andando tutto bene tra quei due?" sospirò Jaejoong guardando preoccupato Yunho.
La festa volgeva al termine e le persone cominciavano a ritirarsi nelle loro camere.
"Sono sicuro che stia andando più che bene" rispose Yunho perso nei suoi pensieri.
Jaejoong lo guardò confuso.
"Che hai?"
Yunho non spostò lo sguardo dal pavimento.
"Yunho mi senti? Che hai?" ripetè Jaejoong sventolandogli una mano dinanzi al volto.
Yunho si riprese e guardò Jaejoong sorridendo.
Ma non era un sorriso sereno.
E Jaejoong poteva capirlo.
Ormai conosceva troppo bene il suo Yunho.
"Perchè stai così?"
"Come?"
"Sei triste e posso vederlo..non mentirmi Yunho"
Yunho abbassò lo sguardo.
Cosa doveva dirgli?
I suoi pensieri non avrebbero fatto altro che far preoccupare Jaejoong e farlo rattristare.
"Non ho niente davvero" sorrise di nuovo.
Jaejoong lo guardò infuriato.
"Pensi che basti così poco per raggirarmi? Dimmi subito che hai o ti mando in bianco per un mese" lo minacciò mantendendo la stessa espressione seria.
Yunho sospirò scuotendo la testa.
L'aveva detto lui che si era scelto un ragazzo proprio con i fiocchi.
"Niente è una sciocchezza"
"Voglio saperla...voglio sapere tutto altrimenti che razza di ragazzo sono?"
Yunho gli prese una mano tra le sue.
"Pensavo al nostro rapporto e...di quanto vorrei baciarti in pubblico e non posso farlo..." confessò Yunho guardandolo avvilito.
Jaejoong alzò scettico un sopracciglio.
"E perchè mai?"
"Beh perchè non tutti...accetterebbero la nostra relazione"
Jaejoong scoppiò a ridere.
Yunho lo guardò confuso.
"Che ti ridi? E' seria la situazione"
Jaejoong si alzò e si avvicinò a Yunho abbassandosi e guardandolo da vicino.
I loro volti a pochi centimetri.
Sorrise malizioso.
Yunho lo guardava confuso.
"Scusa Yu ma...quando mai me ne è fregato un cavolo di quello che pensano gli altri?" sussurrò felice Jaejoong.
"Come?"
Jaejoong scosse la testa.
Portò una mano tra i capelli di Yunho avvicinando il viso dell'amante al suo.
Lo baciò.
Un bacio profondo, appassionato.
Un bacio carico d'amore.
Tutti si voltarono a fissarli.
Erano due ragazzi e allora?
Che male c'era?
A lui non importava se li avrebbero disprezzati o discriminati.
Loro si amavano ed era questo quello che contava.
Un applauso partì da una parte della sala, e si propagò per l'intera zona.
Jaejoong si staccò guardando sorridendo Yunho.
Erano ormai otto lunghi anni che le fan fantasticavano su una loro presunta relazione.
Erano ormai otto lunghi anni che i loro cari aveva capito che tra loro non c'era solo una forte amicizia.
Erano otto lunghi anni che si amavano in segreto.
E dopo tutti quegli anni la paura di non essere accettati era scomparsa dal cuore di Jaejoong.
"A me...importa solo di te. Amo te..non il mondo intorno a noi, mi importa solo di quello che pensi tu ok?" lo rassicurò guardandolo dolcemente.
Yunho ancora sconvolto affermò meccanicamente con la testa.
Mentre una gioia inimmaginabile si propagava in lui.
"Ti amo.." sussurrò Jaejoong sorridendo felice.
"Yocchun ti senti meglio?" chiese apprensivo Lee accarezzando i capelli del giovane poggiato al suo petto.
Nessuna risposta.
Yocchun dormiva beato tra le sue braccia.
Lee sorrise stringendoselo di più a sè.
Chissà perchè...gli piaceva quel contatto con quel ragazzo.
Eppure...sentiva di averlo già visto prima.
Sentiva di averlo già sentito cantare.
Ma...non ricordava dove.
Il suo viso rilassato lo fece sentire felice.
Si rilassò anch'egli contro il muro chiudendo gli occhi.
La sua vita prendeva ancora una volta una brutta piega.
Changmin era ancora innamorato di Junsu e...non poteva farci nulla.
Infondo se lo era immaginato e..ed era stato lui stesso a convincerlo a tornare in quel posto.
Doveva mettersi il cuore in pace.
Eppure...pensava che avrebbe sofferto di più.
Infondo Changmin era stato con lui per tutto quel tempo e...molte erano state le volte in cui si era sentito così attratto da quel ragazzino di pochi anni più piccolo ma...così uomo.
Forse non era davvero amore, forse si era sbagliato e ancora una volta aveva immaginato tutto.
Infondo lui non aveva mai conosciuto realmente l'amore.
Era vissuto circondato dall'odio, circondato dalla terribile presenza di suo padre e...non aveva mai avuto tempo per ascoltare il suo cuore.
Sospirò.
** Inizio Flashback
"Lee corri o papà ci ucciderà" urlò un ragazzino biondo rivolto ad un altro bambino.
Correvano da un bel pò ed entrambi erano sfiniti.
Gli alberi intorno a loro facevano si che gli uomini che li inseguivano perdessero la cognizione dello spazio e non riuscissero a trovarli.
Due bambini.
Due bambini spaventati.
Due bambini che correvano verso la libertà.
Verso quella libertà che da tanto, troppo tempo desideravano.
Uno di loro cadde.
"Lee" urlò l'altro fermandosi per aiutarlo.
"Vattene via Bill è inutile" piagnulò il più piccolo staccandosi dall'altro.
"Ma cosa dici? Dobbiamo raggiungere l'altra parte della montagna, vedrai che papà non ci troverà" replicò l'altro prendendo il fratellino e aiutandolo a rialzarsi.
Ma le loro speranze cominciarono a dissolversi poco alla volta quando un urlo di quelli che erano gli scagnozzi del loro padre, si elevò tra gli alberi raggiungendo le loro orecchie.
Bill lasciò immediatamente la mano del fratello.
Entrambi si guardarono.
Sapevano che sarebbe stato impossibile scappare insieme, Lee era troppo lento, troppo fragile per scappare.
Lee sorrise.
"Vai" sussurrò al fratellino mentre questi guardandolo afflitto si voltava e cominciava a scappare via.
E...la sua libertà dove sarebbe finita ora?
Sarebbe stato trovato e portato a casa sua...avrebbe subito i soprusi di suo padre, avrebbe ricominciato la vita di prima a differenza però...che stavolta non ci sarebbe stato suo fratello a rassicurarlo, non ci sarebbe stato il suo Bill a confortarlo quando era triste.
Sarebbe caduto giù...da solo.
No!
Non voleva farsi trovare.
Sentiva i passi degli uomini di suo padre farsi vicini, si guardò intorno notando dei cespugli, si incamminò alla svelta verso di loro.
Urla di bambini si sentivano poco distanti.
Forse...qualcuno era in campeggio.
Non aveva tempo da perdere.
Si inoltrò nel bosco perdendo le tracce di suo fratello e allontanandosi dal percorso che avevano seguito sino ad allora.
Seguì le voci dei ragazzini.
Intorno a lui gli alberi, le foglie, gli animali si ergevano nella loro maestosità.
Ma lui nemmeno ci faceva caso.
Troppo spaventato per prestare attenzione a quei minimi particolari.
Avanzò ancora trovandosi...in un campo.
Una radura.
Delle tende venivano montate e...adulti e bambini cantavano e scherzavano allegramente.
Forse avrebbe potuto far finta di essere uno di loro mentre il pericolo non si fosse volatilizzato.
Entrò timoroso perdendosi tra tutta quella gente.
Nessuno sembrò fare caso a lui.
Si nascose in un punto nascosto vicino ad una piccola costruzione in legno sperando di non essere notato da nessuno.
C'erano così tanti bambini.
Così tanti gruppi.
Non avrebbero di certo badato a lui.
Cercò di riprendere fiato sedendosi ai piedi della costruzione.
Il tempo passava e...la paura cresceva.
La paura che gli uomini di suo padre potessero trovarlo, che potessero capire il suo piano.
La paura di dover ritornare in quel posto pieno di orrore, quel posto che per troppo tempo lo aveva fatto soffrire.
Pensò a suo fratello, o per meglio dire fratellastro.
Chissà se era riuscito a scappare, se era riuscito a non farsi prendere da quegli uomini.
Chissà se almeno lui...avrebbe trovato la libertà.
Perchè ne era certo...era sicuro che lui, sarebbe stato preso di nuovo da suo padre e...avrebbe vissuto come Lui voleva che vivesse.
Perso com'era nei propri pensieri non si accorse della notte che lentamente e silenziosamente calava ricoprendo ogni cosa.
Si nascose dietro una tenda cercando di non fare rumore.
Non voleva essere visto da nessuno e..non voleva che qualcuno lo cacciasse via o chiamasse suo padre.
I vari gruppi si erano radunati intorno al fuoco cantando o raccontando storie.
Mangiavano e ridevano allegramente.
Che nostalgia.
Lui non era mai stato in campeggio con la scuola.
Suo padre non glielo aveva mai permesso.
Vedeva i bambini scherzare insieme.
Che tristezza.
Lui non aveva mai avuto degli amici.
Il nome di suo padre non glielo aveva mai permesso.
Si incamminò silenzioso nel bosco.
Inoltrandosi tra i cespugli e cercando un buon posto per riposare accanto ad un albero.
Non poteva mica sperare di trovare qualche tenda vuota?
Sospirò guardando il cielo stellato al di sopra di lui.
Era fantastico.
Non aveva mai prestato molta attenzione al cielo di notte, forse perchè perennemente chiuso in casa.
Era fantastico vedere quante stelle potessero illuminare il cielo, e sembravano diamanti, sembrava un immenso tappeto fatto di diamanti.
Peccato che però...tutto intorno a lui era buio.
E lui aveva una paura matta del buio.
Cercò di non pensarci, ricordando i momenti felici della sua vita, ricordando le avventure con suo fratello, le marachelle fatte per far arrabbiare suo padre, ricordando i suoi giochi ma...niente poteva alleggerire il suo animo.
Suo fratello non era più li con lui, le marachelle fatte finivano sempre con lui che veniva picchiato e...i suoi giochi nemmeno erano più presenti nella sua vita.
E d'un tratto l'idea di essersene andato via da tutto ciò che lo aveva afflitto in quegli anni, non sembrava più così geniale.
Non vedeva nessuna libertà.
Era...solo.
Solo e sperduto in un posto completamente estraneo.
Solo senza nessuno che lo aiutasse o che lo confortasse.
E non vi era nessuna traccia di libertà.
Bloccato tra...il nulla e la paura di suo padre.
Che razza di libertà era mai quella?
E si vedeva ad un bivio.
Ma nessuna delle due direzioni lo conduceva a qualcosa di buono.
Continuare a scappare sarebbe stato stupido, non aveva soldi, non conosceva nessuno ed era un bambino...sarebbe potuto capitargli di tutto oppure chi lo avrebbe trovato avrebbe sicuramente chiamato suo padre.
Solo e senza protezione i nemici di suo padre avrebbero potuto trovarlo facilmente e...se fosse successo lui non ne sarebbe uscito vivo.
Dall'altra parte vi era la possibilità di tornare indietro, tornare sui suoi passi e...chiedere scusa a suo padre; ma sapeva che tanto non avrebbe alleggerito la sua pena.
Sarebbe stato picchiato a sangue fino a che non sarebbe quasi morto.
E suo padre lo avrebbe imprigionato per poi non farlo uscire più e allora si...che sarebbe morto dalla disperazione.
Che cosa doveva fare?
Che cosa gli restava della sua vita? Niente.
Era solo un bambino...solo un bambino eppure doveva vivere tutto quello.
E non ce la faceva proprio a pensare a cose felici.
Perchè...nella sua vita la parola felicità non era neppure lontanamente conosciuta.
Cominciò a piangere.
E si vergognò, si vergognò di quanto fosse debole.
Ma...era ancora un bambino.
E i bambini piangono.
E non doveva vergognarsi se suo padre era un pezzo grosso della mafia e voleva farlo diventare un killer spietato a costo di ucciderlo a suon di botte, non doveva vergognarsi se sua madre da prostituta lo aveva concepito e...e si era fatta uccidere un anno dopo la sua nascita, non doveva vergognarsi se il suo fratellastro l'unica persona che gli era stata vicino se n'era andato lasciandolo solo, non doveva vergognarsi se era ricercato dagli uomini di suo padre che lo avrebbero sparato pur di portarselo a casa, e non doveva vergognarsi di trovarsi in un bosco nel bel mezzo della notte e...aveva una paura dannata del buio.
No.
Non doveva vergognarsi...di avere paura.
Perchè era solo un bambino, un piccolo, fottutissimo bambino.
Continuò a piangere finchè una voce non giunse alle sue orecchie.
Era...un ragazzo.
Un ragazzo stava cantando.
E la melodia di quella voce era fantastica, era calda e profonda e...gli avvolse il cuore.
In un attimo si sentì sicuro, le incertezze nel suo cuore scomparvero quasi per magia.
E si sentì leggero.
Fu un attimo però.
Il peso della sua vita cadde come un pesante macigno su di sè, e ricominciò a piangere.
Cercando di fare silenzio.
Non voleva che quel ragazzo lo trovasse; fu tutto inutile.
Il ragazzino che cantava lo scovò, mosse i cespugli dietro i quali si era riparato ed entrambi si guardarono.
Era..bellissimo.
Era un ragazzino così carino e...ed aveva gli occhi della sua stessa forma.
Forse venivano dallo stesso posto.
Non sapeva chi fosse o cosa ci facesse li ma...il suo cuore cominciò ad accelerare furiosamente.
E voleva risentire quella voce.
Si ricordò di non essere con quel gruppo, e...non poteva rischiare che quel bambino dicesse tutto ai suoi insegnanti.
Sorrise.
"Ciao...mi sono perso. Non riesco più a trovare la strada che mi riporti dai miei genitori" disse timidamente cercando di sembrare il più vero possibile.
Le lacrime avevano smesso di colare a picco.
"Mh" sussurrò il ragazzo di fronte a sè.
Che fosse la luce della luna o quella delle stelle o che magari avesse gli occhi come i suoi non lo sapeva ma...era il bambino più bello che avesse mai visto.
"Ti ho sentito cantare prima...puoi cantare ancora per me?" e lo chiese.
Vincendo la sua timidezza.
Vincendo le sue paure lo chiese.
Il ragazzino sorrise.
E senza dire nulla si sedette accanto a lui cominciando a cantare.
Ed era la voce più bella...che avesse mai ascoltato.
"Canta ancora....grazie alla tua voce io posso sentirmi sereno." sussurrò lentamente prima di alzarsi ed andare via scomparendo nel buio del bosco.
E non poteva restare ancora li.
Lo avrebbero trovato sicuramente.
E...sarebbe tornato a casa.
Non gli importava se suo padre lo avrebbe ucciso, non aveva alternative.
Ma ora..il suo cuore aveva qualcosa in cui sperare.
Un giorno lo avrebbe ritrovato, a costo di girare il mondo avrebbe ritrovato quel ragazzo e...lo avrebbe fatto cantare ancora per lui.
** Fine Flashback
"Lee?"
Yocchun richiamò la sua attenzione.
Lee smise di accarezzargli i capelli e posò le braccia lungo i fianchi.
Aveva paura che a Yocchun potesse dare fastidio infondo lui era solo un estraneo.
"Si?" chiese Lee guardando i capelli del giovane poggiato al suo petto.
"Tu...sei innamorato di Changmin?"
Una domanda.
Una semplice domanda che si era posto così tante volte nel corso di quegli anni...e a cui era riuscito a dare una risposta.
O almeno credeva.
E tutto ad un tratto quella risposta non gli sembrava più così esatta.
Forse perchè la presenza di quel ragazzo accanto a sè lo confondeva.
Stava così bene, si sentiva così sereno...
Cosa doveva rispondere?
"Non lo so Yocchun. Pensavo di esserlo ma...dopo questi anni sapere che lui è innamorato di Junsu non...non mi fa così male come credevo. Quindi non so se questo può essere definito amore, io...non sono un esperto" disse sorridendo amaramente.
Yocchun si spinse di più contro di lui.
Voleva sentire calore, voleva essere abbracciato.
E perchè quei desideri gli venivano verso una persona estranea?
Perchè se neppure lo conosceva desiderava così le sue attenzioni?
E come se gli avesse letto nella mente, meccanicamente Lee alzò le braccia da terra e circondò il corpo di Yocchun chiudendolo in una dolce morsa.
"Capisco. Beh...Min è un bellissimo ragazzo, chiunque non potrebbe resistergli" rispose Yocchun tristemente.
"Non abbatterti così. Cosa vorresti dire? Che sei meno bello di lui per questo Junsu vuole lui? Guarda che sto imparando a leggere il tuo cervellino bacato..."
Yocchun sorrise.
Da quanto tempo che non sorrideva così felicemente senza provare dolore.
"Beh...io e Changmin siamo molto diversi e...beh in teoria è quello che sto dicendo si." sospirò afflitto.
Lee diede un pugno sulla testa di Yocchun.
"Non dire stupidaggini. L'hai detto tu è Min siete completamente diversi, sia come aspetto che come carattere e...tu non sei meno bello di lui siete diversi è impossibile fare un paragone. Yocchun non devi illuderti, Junsu non è innamorato di Changmin solo perchè è più bello, ci sono tanti fattori che influiscono."
Yocchun chiuse gli occhi perdendosi completamente tra le braccia di quel ragazzo che conosceva da così poco tempo ma che riusciva a confortarlo più di chiunque altro.
"Lee...fa male. Fa così male sapere di essere stato messo da parte, però dovevo aspettarmelo. Ormai mi appendo a qualsiasi cosa pur di non pensare che Junsu sia completamente perso per Changmin e penso che se è così innamorato sarà per piccole cose che lui magari ha ed io no, però so che non è così, Junsu è innamorato di Changmin da quando è piccolo e...ed io non posso farci niente"
Lee strinse forte Yocchun abbassando la testa e poggiandola sulla sua spalla.
Quanta tenerezza che gli faceva quel ragazzo.
Come era tenero e fragile tra le sue braccia.
E...e d'imporvviso una strana nostalgia si propagò nel suo corpo.
Un profumo che credeva di aver dimenticato.
Una voce che sentita da vicino sembrava ancora più riconoscibile.
Il calore che con il tempo si era affievolito ma ora si propagava più ardente di prima.
Lui...conosceva già Yocchun.
"Lee sei mai stato innamorato realmente?" chiese Yocchun mantenendo la stessa espressione serena.
E la paura che Lee potesse rispondere in maniera affermativa crebbe dentro di lui.
Perchè poi aveva così paura di quella risposta?
"Si - cominciò Lee mentre la delusione si impossessava di Yocchun - è stato quando ero piccolo, scappai di casa e mi rifugiai nel bosco, a dire il vero nemmeno so come ci arrivai in montagna correndo come un pazzo. Una notte mentre mi ero perso..." si fermò.
Yocchun aprì gli occhi.
Il suo cuore batteva forte.
Che...stava succedendo?
Si girò guardando Lee, che lo guardava con occhi lucidi.
Quegli occhi.
Ora li vedeva meglio e...ed erano grandi ed azzurri.
Quegli occhi che anche se li vedi di notte illumineranno il tuo mondo quasi fossero il sole.
"continua" sussurrò Yocchun.
"...piangevo per la paura, avevo tanta paura del buio. Incontrai quella notte un ragazzino, stava cantando e gli chiesi di cantare per me perchè...aveva la voce più bella che avessi mai sentito, con quella voce riusciva a farmi sentire sereno riusciva a donarmi quella gioia che non avevo mai provato. Era il bambino più bello che avessi mai visto, però...ho dovuto lasciarlo. Prima di scappare via, gli chiesi di continuare a cantare perchè la sua voce mi faceva sentire sereno...e non mi sono mai arreso, volevo trovarlo a tutti i costi. Solo lui vive nel mio cuore." sussurrò Lee mentre dagli occhi di Yocchun cadevano piccole lacrime.
E i ricordi di quella notte tornarono vividi nella sua mente.
Il bambino del bosco.
Aveva sempre pensato che fosse un fantasma, aveva sempre creduto che non esistesse, eppure...era grazie a lui se aveva intrapreso la carriera di cantante, era solo perchè non aveva mai visto un bambino più bello e...sapere di rendere serena una persona bella quanto quel bambino non poteva che farlo felice.
Era...per lui che aveva cominciato.
Il suo sogno partiva da quella notte.
E...ed ora ce l'aveva davanti.
Ma...non era possibile quel bambino era biondo.
"Eri...eri tu?" sussurrò Yocchun tra le lacrime mentre si portava le mani dinanzi le labbra.
Lee sorrise.
L'aveva trovato, la sua ricerca era finita.
Ecco perchè quella sensazione di serenità, ecco perchè stava così bene.
E si pentì di non aver mai ascoltato una loro canzone altrimenti lo avrebbe trovato prima.
E...ad un tratto capì la presenza di Changmin nella sua vita.
Era un segno.
Un indizio che gli era stato mandato, una pista da seguire per trovare l'unica persona che avesse mai amato.
"Si...ero io"
"Io...ho cominciato la mia carriera solo...solo per te. Tu...solo per te" balbettò Yocchun incredulo.
Lee gli accarezzò i capelli.
"Tu...mi hai davvero reso sereno. Ogni volta che stavo male mi bastava pensare a quella notte, è stato un incontro così breve ma...si è inciso dentro di me e non mi ha più lasciato."
Yocchun cominciò a piangere più forte.
I ricordi di quando era un bambino, di quanto aveva pensato a quell'incontro, di come aveva creduto di aver incontrato un fantasma, di...quando fece quel provino.
E il suo mondo, la sua vita è cominciata da li, da un semplice incontro.
Lee gli aveva cambiato la vita e neppure lo sapeva.
Si stringe forte a lui poggiando la testa sul suo petto.
E finalmente l'aveva trovato.
Entrambi sereni.
E...non era quello il tempo per essere tristi.
Si erano ritrovati.
Ed era quello ciò che importava.
A volte puoi anche credere di aver perso tutto...
...ma ricorda che è della vita che stai parlando...
...e si divertirà sempre a giocare con te, e magari scoprirai che la persona che
credevi di amare non è altro che una pista da seguire per trovare
ciò che realmente ti renderà felice...
...ma ricorda che è della vita che stai parlando...
...e si divertirà sempre a giocare con te, e magari scoprirai che la persona che
credevi di amare non è altro che una pista da seguire per trovare
ciò che realmente ti renderà felice...
°Courage°
"Un punto di non ritorno.
Ecco dove sono arrivato dopo otto lunghi anni.
Mi guardo indietro e rivedo tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che credevo superato, tutto ciò che ho tentato di dimenticare ma che mi rendo conto...di non aver lasciato indietro perchè tutto quello che volevo lasciare e da cui volevo allontanarmi è ancora qui.
Accanto a me.
E dorme placidamente come un bambino tra le braccia della madre.
E' qui nonostante abbia fatto di tutto per allontanarlo.
In tre lunghi anni ho avuto modo di pensare alle mie azioni, ai miei gesti e a tutto ciò che ho fatto e...sono giunto alla conclusione che non è colpa di Junsu o di Yocchun se mi sono ritrovato tagliato fuori e...circondato da una menzogna; la colpa è stata solo mia.
La colpa è stata mia perchè...troppo preso da me, dai miei pensieri e dalle mie paure non ho mai dato spazio ad altro, non ho mai aperto la mente e prestato attenzione a quello che mi succedeva intorno, non ho mai pensato ad altro e quell''altro' che io avevo lasciato indietro, mi si è rivoltato contro scagliandosi su di me e...sottomettendomi senza che io potessi fare nulla.
Non ho mai biasimato il comportamento di Yocchun, alla fine nonostante a volte mi sia sentito in competizione con lui gli ho sempre voluto un bene dell'anima e l'ho sempre considerato come un fratello maggiore, anche quando ero convinto che lui e Junsu stessero insieme, non l'ho mai odiato.
Non sono il tipo di persona che odia...sono più che altro il tipo di persona che subisce in silenzio e che se cerca una colpa la cerca in sè stesso...non penso mai che sia colpa degli altri ma...sono sempre convinto che se qualcosa accade, accade solo ed esclusivamente per colpa mia.
E posso dire di essermi sbagliato raramente nel corso della mia vita.
In questo momento nonostante ancora molte cose debbano essere risolte, mi sento felice come non mai.
Non credo di poter descrivere quello che sento, perchè sono delle emozioni così intense, così forti che non possono essere spiegate con semplici parole.
Vedere Junsu al mio fianco, osservarlo godere sotto il mio tocco, sentire quelle parole così dolci rivolte a me...è troppo emozionante ed appagante.
E non credo di aver desiderato mai qualcosa di così forte quanto questo, lui è tutto per me.
Dire che è il mio mondo è riduttivo.
Lui è l'acqua che bevo per dissetarmi.
E' l'aria che respiro.
E' il cibo che mangio.
Lui è ogni cosa, lui è tutto quello che mi serve per continuare a vivere.
Se dovessi rinunciare all'aria, all'acqua o al cibo per Junsu, credo che lo farei, ci rinuncerei perchè...lui è tutto questo in una sola splendida figura.
Lui è la mia vita.
E non credo che qualcuno rinuncerebbe mai alla propria vita.
Certo, i pensieri del futuro mi preoccupano, c'è da sistemare la faccenda del mio ritorno, e dovrò annunciare all'Asia e ai fan che sono al di fuori dell'Asia che io sono ancora vivo, devo parlare con Lee e...confrontarmi con Yocchun, devo tornare a casa mia e sistemare le faccende lasciate in sospeso da mio padre.
Quando ho saputo che...due anni fa è passato miglior vita mi sono sentito così in colpa.
Ho pensato di dover essere il peggior figlio al mondo, ho fatto soffrire così tanto i miei genitori, e quando mio padre è morto io non l'ho neppure saputo e...non sono neppure andato al suo funerale per un ultimo saluto. Ho lasciato mia madre da sola.
Che stupido.
Però pensando a questi anni trascorsi nell'anonimato totale, non posso fare a meno di pensare che...non tutto ciò che ho fatto è stato sbagliato.
Nonostante abbia combinato più casini di quanto pensassi, io...penso proprio che questo tempo sia servito sia a me che a Junsu per pensare a noi e...per decidere cosa volevamo fare. Anche se lui in teoria sapeva che ero passato a miglior vita.
No.
Non riesco proprio a pentirmi di ciò che ho fatto.
Se quello che ho scelto mi ha portato in questo letto con al mio fianco il mio dolce Junsu che dorme sereno e felice avvinghiato a me allora...non me ne pento affatto.
L'importante per me...è che lui sia sempre felice."
La pioggia cadeva fitta dal cielo picchiando duramente su tutto ciò che trovava sotto di sè.
Il rumore assordante che questa provocava lo destò dal suo sonno.
Il cielo scuro gli diede il buongiorno e lui si strinse ancora di più sotto le coperte per non sentire freddo.
Anche se..sarebbe stato impossibile sentire freddo con il corpo del suo amante avvinghiato a lui.
Sorrise.
Finalmente dopo così tanto tempo poteva risvegliarsi senza pensieri, senza quel peso all'altezza del cuore che gli toglieva il respiro e lo faceva sentire perso, poteva sentirsi dopo così tanti anni...felice.
Strinse la mano di Changmin che poggiata sul suo ventre lo teneva stretto al suo corpo.
Quella pelle calda.
Quel corpo perfetto, quella candida e limpida voce, quel tocco gentile quegli occhi dolcissimi...tutto di Changmin lo facevano sentire felice e perso in una sorta di pace interiore, in una sorta di stato ideale.
Uno stato dal quale non sarebbe mai voluto uscire.
Pensò alla sera prima e alle parole di Yocchun.
Ancora stava male per quello che aveva fatto ma...non ci faceva più caso ormai.
Aveva imparato che nella vita gioia e dolore coesistono e vivono insieme equilibrandosi ed alternandosi e aveva ormai capito che senza dolore la gioia non sarebbe mai arrivata e viceversa.
Gli dispiaceva per il suo amico, infondo lo aveva amato per davvero, ed era certo che se Changmin non ci fosse mai stato nella sua vita allora...molto probabilmente Yocchun e lui sarebbero stati insieme, e così sarebbe stato anche se Changmin non fosse mai tornato dall'"aldilà", ma così non era stato e per lui era una fortuna..una grandissima fortuna.
Changmin per quanto lo avesse fatto soffrire e per quanto avesse sofferto a causa sua, era la cosa più bella della sua vita, la decisione più giusta che avesse mai preso e...ed era l'unico elemento che dava un senso ai suoi giorni; sin da quando era piccolo si era sentito perso e solo ma Changmin con un unico sorriso, con un'unica parola dolce riusciva a farlo sentire sereno e lo accettava per quello che era...Changmin era stato la sua salvezza.
E...nonostante volesse bene a Yocchun non avrebbe mai rinunciato a Min per lui.
Sapeva di formulare un pensiero crudele, malvagio.
Ma cosa poteva farci lui se il suo cuore la sua mente ed il suo corpo appartenevano solo ed esclusivamente a Changmin?
Si voltò a guardarlo beandosi del calore del suo corpo nudo.
Changmin dormiva sereno abbracciando Junsu teneramente quasi volesse fargli da seconda coperta.
Ma non sapeva che per Junsu anche solo avere il suo cuore che gli batteva accanto era già qualcosa che lo riscaldava più di un falò.
Fece scorrere lo sguardo su Min.
Per fortuna che gli anni non avevano intaccato i suoi lineamenti infantili, infondo Changmin era proprio come lui...un eterno bambino.
Era bellissimo vederlo dormire...vederlo sereno e perso nel mondo dei sogni.
Quante volte aveva visto quel bel viso avvolto dalla tristezza.
Quegli occhi inondati dalle lacrime.
Quelle guance bagnate dalle conseguenze del dolore che lui stesso gli affliggeva.
Avvolse le braccia intorno al fianco di Min stringendosi di più a lui.
No.
Non avrebbe permesso che il suo Min fosse di nuovo preda di quella sofferenza che fino ad ora aveva provato.
E...sarebbe morto pur di proteggerlo.
Non avrebbe più permesso che il cuore di Min fosse lacerato da altro dolore.
Mai più.
Changmin aprì lentamente gli occhi sentendosi stringere un fianco.
La figura di Junsu che lo stringeva e sè e che si nascondeva sul suo petto lo fece morire.
"Buongiorno" sussurrò lentamente con la voce ancora assonnata.
Junsu lo guardò con il suo sguardo da cucciolo.
"Giorno" trillò felicemente sorridendo come un bambino.
"Come mai così felice di primo mattino?" chiese Changmin guardandolo strano.
Ma solo lui quando si svegliava era intrattabile?
"Mh è perchè ho te vicino" rispose Junsu mantenendo il solito sorriso infantile e schioccandogli un bacio sulle labbra per poi allontanarsi subito.
Beh era intrattabile con tutti...ma non con Junsu.
"Tu sei strano - rise Changmin - comunque piove? Non senti freddo?" chiese premuroso sfregando il palmo sulla schiena nuda di Junsu per fargli calore.
Junsu scosse la testa.
"No non ho freddo, non lo vedi come stiamo attaccati? Questo mi dà calore."
Changmin lo guardò perso nei suoi occhi.
Si avvicinò a lui e poggiò le labbra sulle sue.
Dio quanto amava quelle labbra.
Quanto amava il suo Junsu.
"Ti amo" disse guardandolo serio.
"Io di più" sussurrò Junsu
"No...io di più"
"No io!"
"Nono caro ti sbagli"
"Noooo!" piagnucolò Junsu
Changmin rise.
Scaldando ancora di più il cuore di Junsu.
"Ok ok mi ami di più tu" ammise mentre Junsu batteva le mani felice.
"Changmin?"
"Si.."
"Non smettere mai di ridere ok?"
"Cosa?"
"Non...non piangere più. Non voglio più vedere i tuoi occhi inondati dalle lacrime o il tuo volto pieno di tristezza voglio solo sentire il suono della tua risata è la musica più bella per me."
Changmin guardò confuso Junsu.
Non sapeva perchè stesse dicendo quelle cose.
Però...era felice.
Perchè finalmente i suoi sogni stavano diventando realtà.
***
Si guardò allo specchio ancora una volta.
La confusione lo avvolgeva quasi creando una barriera intorno a sè.
Non capiva nulla di quello che stava succedendo intorno a sè.
Il suo cuore scoppiava di gioia, ma allo stesso tempo la paura e la tristezza lo attanagliavano.
Aveva trovato la persona che per così tanti anni aveva cercato disperatamente.
Aveva trovato quel ragazzo che inconsapevolmente gli aveva donato una ragione per continuare a vivere e a lottare...
...eppure sapeva di non poter fare niente.
Nonostante per così tanti anni lo avesse cercato e lo avesse bramato con tutto il suo animo, ora che lo aveva trovato doveva già separarsene.
Non poteva restare con lui, non poteva restare li poichè sarebbe stato troppo esposto a pericoli.
Non voleva che l'ira di suo padre e suo fratello si abbattesse su quei ragazzi che non avevano colpe.
Doveva parlare con Yocchun.
E spiegargli che presto se ne sarebbe andato.
Si sentiva così in colpa, anche lui lo avrebbe lasciato...Yocchun sarebbe rimasto solo e, sapeva che non ce l'avrebbe fatta, era così fragile.
Ma doveva andarsene e questa non era una decisione su cui poteva tornare indietro.
"Buongiorno" mugolò una voce dietro di sè facendolo voltare.
Sorrise vedendo Yocchun strofinarsi gli occhi come un bambino.
"Hey" sorrise avvicinandosi a lui e dandogli un bacio sulla fronte.
Come era bello, non era cambiato per nulla, il fascino lo avvolgeva come allora e le guanciotte paffute lo rendevano irresistibile proprio come tanti anni prima.
"Scusa se mi sono addormentato su di te...ero proprio assonnato. Hai dormito male vero?" sospirò affranto Yocchun.
"Ma cosa dici? Ho dormito benissimo, e poi tu sei morbidissimo, era come abbracciare un peluche!"
"Haha...oddio nessuno mai mi aveva paragonato ad un peluche, sei il primo fin'ora"
"Beh questo perchè nessuno ti ha tenuto tra le braccia così come ho fatto io" rise Lee guardando Yocchun arrossire.
Eppure non era vero.
Qualcuno che lo aveva stretto a sè, qualcuno che lo aveva tenuto tra le braccia c'era stato.
Junsu.
Junsu lo aveva stretto tra le sue braccia e lui...anche se per poco era stato felice.
"Yocchun mi senti?" lo richiamò Lee sventolandogli una mano dinanzi il viso.
"Ah? Scusami mi ero perso...cosa dicevi?"
Lee lo guardò stranito.
Non gli piaceva vederlo perdersi in spiacevoli ricordi.
Lo capiva dal suo volto afflitto.
"Pensavi ancora a Junsu?"
Yocchun abbassò il capo colpevole.
Ed ecco ancora quel fastidioso peso all'altezza del cuore.
Quell'orribile vuoto nello stomaco.
No.
Non doveva pensarci più.
Ormai Junsu era un capitolo chiuso.
E volente o nolente doveva farsene una ragione.
"No...pensavo con cosa potrei fare colazione stamattina" sorrise cercando di apparire sereno e portandosi una mano tra i capelli.
"Mmmmh si certo. Comunque, vogliamo scendere?" lo intimò Lee indicando la porta.
Yocchun sospirò.
Uscire da quella camera avrebbe voluto dire incontrarlo di nuovo.
Uscire da quella camera avrebbe significato l'inizio della sua vita senza Junsu.
L'inizio di quella vita che per troppo tempo aveva chiuso in un cassetto, a chiave e aveva dimenticato.
E...ora l'aveva ripresa, doveva rispolverarla un pò, renderla di nuovo presentabile e...ed indossarla.
E non gli importava se all'inizio questa gli sarebbe andata un pò stretta e gli avrebbe fatto male, non poteva arrendersi.
Infondo è un pò come gli abiti che appena compri.
Quando inizi ad indossarli di frequente questi si adattano al tuo corpo.
Serve...solo un pò di pazienza.
"Si...scendiamo" disse dirigendosi con Lee fuori dalla porta.
Lo squillo di un telefonò li bloccò però prima che potessero uscire.
Lee estrasse un cellulare dalla sua tasca.
Chi lo stava chiamando?
Non aveva dato a nessuno il suo numero tranne che a Changmin e a qualche sua amica fidata.
Il numero risultava sconosciuto.
"Non rispondi?" chiese curioso Yocchun.
Lee accettò la chiamata avvicinando il telefono all'orecchio.
"Pronto?" disse atono.
E un pò di freddo si propagò dentro di lui.
"Ciao fratellino.."
E un vuoto si fece strada in lui.
"C...chi sei?"
Quella voce, lui la conosceva bene, lui...sapeva chi fosse.
E..come un buco nero quel vuoto stava risucchiando tutto.
E...si sentì come se la terra gli mancasse sotto i piedi.
"Ma come...non ti ricordi di me? Sei proprio crudele, dimenticare così tuo fratello" rise la voce dall'altra parte del telefono.
Allora...quello era davvero suo fratello?
Come lo aveva trovato?
Lo avrebbe sicuramente ricattato per riportarlo indietro...
Perchè proprio ora che sarebbe andato via?
Una speranza si accese in lui.
Forse...suo fratello non sapeva che in realtà lui era li con i DBSK.
"Lo sai fratellino? Hai un fidanzatino proprio bello...è pure parecchio famoso." rise di nuovo la voce.
Che stupido che era stato.
Aveva trovato il suo numero di conseguenza significava che...lo stava spiando.
Come aveva fatto?
Come poteva essere stato così stupido?
"Che cosa vuoi?" chiese ancora atono.
Yocchun lo guardava confuso.
Non doveva lasciargli capire nulla..
"Io? Lo sai cosa voglio fratellino..."
Si.
Lo sapeva, lo sapeva benissimo cosa voleva quel demone.
Voleva lui.
Voleva riportarlo a casa per farsì che potesse prendere il posto di loro padre.
E non poteva rifiutarsi o semplicemente accettare per poi distruggere quello che suo padre aveva costruito perchè...i suoi scagnozzi lo avrebbero tenuto d'occhio passo dopo passo.
"E tu sai che io non voglio" rispose ancora senza lasciar trapelare la paura che si propagava a macchia d'olio nel suo corpo.
"Beh...caro fratellino tu sai bene che papà non accetta fallimenti quindi...se non posso prendermi te, volgerò il mio sguardo sul bel ragazzo che è con te. Micky Yocchun è così che si chiama vero?"
Lee strinse un pugno.
Era arrabbiato.
Come...come poteva anche solo permettersi di pensare di sfiorare il suo Yocchun?
No.
Doveva impedire tutto quello.
"Lascia...lascialo stare" sussurrò guardando Yocchun ancora confuso prima di voltarsi e dirigersi verso le grandi finestre della stanza.
"Bene...allora voglio che tu venga via con me." rispose freddo suo fratello provocandogli un brivido lungo la schiena.
Sapeva che prima o poi quel momento sarebbe arrivato.
E per quanto in realtà sapesse che era una pazzia, aveva sperato di riuscire ad evitare quella tragedia e a rimandarla il più tardi possibile, ma...questo non era avvenuto, purtroppo i suoi sogni...le sue speranze, ancora una volta andavano in frantumi.
"Ok incontriamoci...dove e quando?" rispose rassegnato.
Non poteva perdere altro tempo, doveva proteggere Yocchun e Changmin e gli altri, doveva evitare di attirare l'attenzione.
"Tra un'ora sul tetto del tuo hotel." rispose la voce metallica dall'altro lato per poi staccare la chiamata.
Abbassò il cellulare guardandone il display.
Ancora una volta si rivide piccolo, a ritornare con la coda tra le gambe in quell'inferno chiamato casa.
***
"Sembriamo due cretini" sussurrò rassegnato Yunho mentre girava oramai da mezz'ora il suo cappuccino incapace di portare quella tazza alle labbra.
"Mh" mugolò Jaejoong completamente sdraiato sul tavolo con la testa tra le mani.
Non erano riusciti a chiudere occhio, la storia tra i loro tre amici ancora una volta stava prendendo una brutta piega e...non sapevano proprio come riportare un pò d'ordine in tutto quel caos.
"Sai cosa sarebbe bello?" disse Jaejoong mettendosi composto sulla sedia e guardando sognante Yunho.
"Cosa?"
"Possedere una bacchetta magica per poter andare indietro nel tempo e fare in modo che tutto questo non accada. Impedire tutti questi casini sin dall'inizio e..." si bloccò arrossendo ed abbassando lo sguardo.
"...e?" lo incitò Yunho sorridendo.
Jaejoong spostò il suo sguardo fuori guardando oltre le grandi vetrate le auto passare veloci.
"...e poter rivivere tutto insieme a te ancora una volta" sussurrò continuando a guardare fuori.
No.
Non era possibile, era un ragazzo cavolo non poteva comportarsi in maniera così sdolcinata, sembrava una ragazza alla sua prima cotta.
Yunho rise guardando il suo ragazzo imbarazzato.
Gli prese una mano.
Jaejoong si voltò a guardarlo.
Yunho si avvicinò poggiando le labbra sulle sue.
E finalmente...non dovevano più nascondersi.
Finalmente il loro era un amore alla luce del sole.
E non gli importava niente, se molti non li avrebbero accettati.
Quando ami qualcuno non ti importa di quello che pensano gli altri.
Ti importa solo...della sua felicità.
"Ma possibile che voi due stiate sempre attaccati?" sorrise una voce distogliendoli dalle loro attività.
Dinanzi a loro Junsu e Changmin li guardavano divertiti.
Un brivido corse lungo la schiena di Yunho.
Chissà cosa era successo.
"Buongiorno" disse felice Jaejoong facendo cenno agli amici di sedersi.
Yunho guardò preoccupato Jaejoong, che prendendogli una mano cercava di infondergli un pò di sicurezza.
Non ci sarebbe stato uno scioglimento.
Non di nuovo.
Ne era certo, ora lui e Yunho stavano insieme e Changmin era tornato, non poteva andare di nuovo tutto male...
"Avete dormito bene?" chiese Changmin mentre Junsu cercava di attirare l'attenzione di un cameriere per ordinare la sua colazione.
"Diciamo...è stata una nottata insonne" si lamentò Jaejoong mentre chiudeva stancamente gli occhi.
"Hehe...siete proprio dei porcellini." si intromise Junsu dando un calcio a Yunho.
"Ahia! Ma...hey non capite sempre male, Jae aveva paura dei tuoni quindi...siamo rimasti svegli a...parlare" chiarì Yunho
Changmin e Junsu si guardarono ed iniziarono a ridere.
Jejoong li guardò estasiato.
Come erano belli.
Non sembravano neppure loro, era così tanto tempo che non li vedeva felici in quel modo.
E una nostalgia si impadronì del suo cuore.
La voglia di ritornare per davvero indietro nel tempo era troppa...
"Voi invece? Avete dormito bene?" chiese Yunho ingenuamente.
Junsu e Changmin abbassarono lo sguardo simultaneamente.
Già.
Yunho e Jaejoong ancora non erano a conoscenza della loro storia.
Nata quella stessa notte.
Ma che portavano avanti ormai da otto lunghi anni.
"Dobbiamo dirvi una cosa" disse Changmin serio guardando gli amici e prendendo una mano di Junsu.
E sperava vivamente che questi capissero perchè...non avrebbe rinunciato a Junsu per nulla al mondo.
Non ora che lo aveva trovato.
Junsu strinse forte la mano dell'amato.
Non gli importava di quello che i suoi amici avrebbero detto e se lo avrebbero preso per un poco di buono, lui amava davvero il suo Min e...ora che ce l'aveva al suo fianco non lo avrebbe mai lasciato.
"Diteci" disse Jaejoong impaziente.
Junsu strinse ancora di più la mano di Changmin.
Sembrava quasi volesse frantumarla tanta la forza con la quale la stringeva.
Ed erano tutti così attenti.
Il mondo intorno a loro non esisteva più.
Nessuno vedeva o sentiva cosa succedeva intorno a loro, esistevano solo loro quattro e quella rivelazione.
"Io e...Junsu stiamo insieme" disse serio Changmin.
La sua risolutezza e la sua fermezza sciolsero il cuore di Junsu, aveva sognato per così tanto quel momento.
Non ci credeva.
Ancora era convinto che tutto quello fosse solo un semplice sogno.
E che prima o poi si sarebbe svegliato trovandosi di nuovo di fronte al duro muro della realtà.
"Insieme? - chiese Yunho incredulo - ma...Junsu tu e Yocchun?"
Junsu alzò lo sguardo che fino ad allora aveva tenuto basso.
Yunho non capiva.
Yocchun era importante per lui ma...il suo cuore, la sua anima, tutto apparteneva a Changmin.
"Yunho non capisci...Yocchun è molto importante per me...tanto. E' quasi fondamentale ma...il mio cuore è solo di Changmin amo lui, lo amo da quando siamo dei bambini e...non posso stare con Yocchun. Ci parlerò e spero se ne farà una ragione. L'ho preso in giro per troppi anni, non mi sembra giusto continuare a farlo, prima o poi tutto questo dovrà finire" disse Junsu guardando triste Yunho.
E nessuno di loro si accorse di qualcuno poco lontano che ascoltava quella conversazione.
E nessuno di loro si accorse delle lacrime amare che erano cominciate a solcare ancora quelle guance paffute e quelle labbra sempre e costantemente perse in un sorriso.
E nessuno di loro si accorse dei passi che stavano percorrendo quel corridoio fino a loro.
***
"Buongiorno"
Una voce li destò da quella specie di trans che aveva avvolto i quattro membri seduti al tavolino.
I quattro all'unisono voltarono i loro sguardi in direzione della voce sussultando quasi simultaneamente.
Yocchun era li in piedi dinanzi a loro.
I suoi occhi gonfi e rossi, le sue labbra avvolte in un sorriso falso, amaro.
Le guance ancora umide per le lacrime che le avevano inondate poco prima.
"Yoo?" chiese Jaejoong alzandosi e andandogli vicino.
"No" sussurrò Yocchun alzando una mano in direzione di Jaejoong "devo parlare io ora. Credo di essere stato messo troppo da parte in quest'ultimo periodo"
Gli sguardi confusi degli amici lo invasero e...mai come allora si era sentito così fragile.
Non sapeva che decisione prendere.
Ma...aveva ragione Lee, doveva smetterla di vivere in stupidi ricordi e false speranze.
Jaejoong si risedette accanto a Yunho.
Yocchun prese una sedia vuota da un tavolo vicino e si accomodò tra gli amici.
Doveva farsi coraggio.
"Credo che sia arrivato il momento di risolvere questa questione una volta per tutte parlandoci chiaramente!"
Coraggio.
"Non posso continuare ad ignorare tutto e a sorvolare su ogni cosa"
Coraggio.
"Devo andare avanti lasciandomi dietro tutte le false speranze in cui sono caduto"
Coraggio.
"Io so che Junsu non c'entra niente in questa storia, Changmin io non so se Junsu te ne ha parlato ma...per quanto riguarda la messinscena della nostra relazione era chiaro sin dall'inizio che Junsu non provava nulla per me"
Coraggio.
"...ho cercato di mettermi il cuore in pace dall'inizio ma...è diventato troppo difficile e non ce l'ho fatta. Ho cominciato a vivere in una splendida illusione, allontanando la realtà sempre di più e mettendo da parte la mia vita per una stupida favola che però...ai miei occhi era quanto di più bello esistesse"
Coraggio.
"Non ce l'ho fatta. Nonostante mi sia imposto di non dire nulla a Junsu lui è venuto a sapere dei miei sentimenti e...ho cominciato a costringerlo in un certo senso, lui non mi ha mai amato ed io mi sono sempre illuso. Non volevo guardare la realtà, sapevo cosa avrei scorto in questa e ho preferito non guardarla affatto, arrivando ad un punto in cui a causa mia hai dovuto fingere di essere morto per non soffrire più"
Coraggio.
"...non sto parlando solo della mia storia con Junsu, ma anche della mia amicizia con voi. Ho messo tutto da parte, non riuscivo più neppure a parlare con Jaejoong e Yunho, e ho fatto così male a te Min. Mi sento così in colpa..."
Coraggio...ma sentiva che stava svanendo.
"Io non nego di amare ancora Junsu perchè l'amore non è qualcosa che si cancella da un giorno all'altro come un disegno venuto male. Purtroppo sono otto anni che lo amo e non credo che questi anni possano essere messi da parte come se nulla fosse; però io non voglio lasciarvi e soprattutto rovinare la nostra amicizia. In questo momento è l'unica cosa di cui io abbia bisogno. Quindi...non dico di fare finta che niente sia successo, sarebbe quantomeno surreale, però...vorrei poter ricominciare tutto da capo. Come la prima volta che ci siamo conosciuti.So che è difficile ma...non è impossibile, sempre se voi volete ancora me in questo gruppo" disse Yocchun sussurrando le ultime parole.
Aveva paura.
Paura di quello che avrebbero risposto gli altri.
Paura del futuro.
Ma...doveva farsi coraggio.
Jaejoong e Yunho si voltarono verso Changmin.
Junsu non sapeva che dire e restava in silenzio.
Voleva solo sentire il suo Min parlare.
Sapevano tutti che ora quella decisione spettava a lui.
Perchè era lui che per tre lunghi anni aveva finto di essere morto per allontanarsi da quell'assurdo incubo.
Era lui che più di tutti aveva sofferto standosene in disparte e osservando il suo amato stare con qualcun altro.
Era lui che ora doveva prendere una decisione.
Changmin sospirò.
"Yocchun?" sussurrò
"Mh?"
"Grazie di esistere."
"..."
"te lo ricordi? Te l'ho detto più o meno dopo un anno dall'inizio della nostra avventura, io lo ricordo come se fosse ieri sai? Non voglio che tu vada via, se questa band perde te è come se perdesse la propria anima, non puoi lasciarci. Sei uno dei miei migliori amici insieme a questi dementi qui, perchè dovresti andare via? Io non voglio separarmi da te e qui nessuno lo vuole...sarà difficile all'inizio e lo sai meglio di me. Anzi penso che solo tu sappia quanto sarà dura ma se vuoi davvero, noi speriamo che tu non ci dica mai addio. Non so se ricordi ciò che abbiamo detto appena ci siamo conosciuti..."
"Insieme fino alla fine..." rispose Yocchun ridendo
"Always keep the Faith" aggiunse Changmin sorridendo di rimando.
"Siamo noi che lo chiediamo a te...vuoi restare con noi Yocchun?"
Felicità.
Se in quel momento avrebbe dovuto descrivere il suo stato avrebbe sicuramente detto di provare felicità.
Nonostante il suo cuore fosse straziato dall'amore.
E la sua anima lacerata.
Poteva ancora scorgere una luce in tutto quel buio che lo circondava.
E quella luce erano i suoi amici.
Sapeva di andare incontro ad una situazione difficile, ma...non voleva dire di no a tutto quello.
Non voleva lasciare i suoi amici.
Ed insieme a loro ne era certo...ce l'avrebbe fatta a guarire dalla sua ridicola ossessione per un amore mai esistito.
"Si" sussurrò flebilmente sperando in un domani migliore.
Jaejoong guardò gli amici abbracciarsi, vide Junsu tendere timidamente una mano a Yocchun.
E una speranza gli riempì l'animo.
Guardò Yunho che sorrideva felice.
Si.
La speranza che la loro storia non terminasse li, che la loro vita potesse continuare ad andare avanti nonostante le difficoltà che gli si erano e che gli si sarebbero parate innanzi.
Perchè insieme erano forti.
Always Keep the Faith.
***
La pioggia violenta si poggiava su tutto ciò che trovava dinanzi.
Niente sembrava farle paura.
E nonostante fosse così fragile da spezzarsi non appena la si toccasse, questa continuava imperterrita a cadere.
Senza scoraggiarsi.
In quel momento avrebbe voluto somigliare alla pioggia.
Così debole ma così forte allo stesso tempo, e avrebbe tanto voluto sentire il suo corpo spezzarsi per scorrere via e scomparire da quell'incubo che da ormai una vita intera lo circondava bloccandolo ed impedendogli di svegliarsi.
Il muro della realtà faceva troppo male.
Sospirò salendo l'ultima rampa di scale.
Di nascosto si era dileguato senza lasciarsi vedere nè da Yocchun nè da Changmin nè da nessun altro.
Non poteva metterli in pericolo.
Non poteva coinvolgerli nella sua storia.
Era un incubo dal quale doveva uscire da solo.
E...anche se avrebbe fatto male sapeva già come avrebbe chiuso quel capitolo della sua vita.
Si avvicinò lentamente alla porta che dava sul tetto.
La mano sinistra che scivolava sul muro accompagnando il suo passaggio.
Ed il suo cuore che ormai stava perdendo tutti i suoi battiti.
Arrivò alla porta abbassandone la maniglia.
'Stai calmo presto finirà tutto' pensò aprendo la porta e posando lo sguardo di fronte a sè.
La pioggia violenta invadeva ogni cosa.
Anche lui.
Uscì allo scoperto.
E lo vide.
Di fronte a lui era li.
Sotto la pioggia, a braccia conserte.
Ed un ghigno sul volto.
E lo stava aspettando.
E ricevette una pugnalata in pieno cuore.
Da quanto tempo non lo vedeva, e...come era stato difficile separarsene.
Ma aveva dovuto farlo.
Lui non era più il fratello di una volta.
Era cambiato da quella volta.
Il suo Bill era morto.
** Inizio Flashback
Ancora li.
Di nuovo li.
Segregato in quella stanza senza nè cibo nè acqua.
Erano passati tre giorni ormai e il freddo invadeva quelle mura di marmo rendendole così fredde.
Non ce la faceva più, erano anni che veniva trattato così e ad ogni minimo errore finiva in quella prigione scura.
'E' per imparare ad essere forte e a capire gli errori continuava a ripetergli suo padre mentre lo gettava in quell'antro buio come se fosse il peggior rifiuto della terra.
Era tornato.
Sapeva di aver fatto un errore, ma infondo era meglio che stare in mezzo ad una strada senza sapere cosa fare della propria vita.
O no.
Forse la sua era stata solo paura, paura di restare da solo nel mondo, e pur di non mettersi in gioco aveva gettato la sua preziona vita in pasto ai cani.
Il peggiore di quelli era suo padre.
Chissà se suo fratello era riuscito a seminare gli scagnozzi e ad arrivare dall'altro lato della montagna; lo sperava davvero.
Almeno uno di loro due avrebbe raggiunto la tanto agognata libertà e...forse un giorno sarebbe tornato a prenderlo.
Sorrise immaginando il giorno della sua liberazione, ma...sapeva di sperare in qualcosa di impossibile.
Una porta si aprì.
Non riuscì a mettere a fuoco la figura da subito, gli occhi gonfi erano così abituati alla luce che...nemmeno vedevano più ciò che li circondava.
Qualcuno si stava avvicinando a lui.
"Dio come ti ha ridotto" sussurrò la figura sopra di lui.
E tremò.
Quella era la voce di suo fratello.
Cosa...cosa ci faceva li?
Alzò lo sguardo sperando di vedere la sua figura.
"Ti sei fatto picchiare di nuovo? Devi difenderti non lo capisci? Così ti ammazzerà..." disse abbassandosi e prendendogli il volto tra le mani.
Il volto di suo fratello a pochi centimetri.
Era...era lui.
"B...Bill?" chiese tremante.
Non era una visione?
Era davvero suo fratello?
Ma che ci faceva li?
Allora lo avevano preso.
E...avrebbe subito la sua stessa punizione.
Tanti pensieri passavano nella sua mente.
E tante domande chiedevano disperatamente delle risposte.
Ma...nessuna di loro ne riceveva una.
Bill prese un fazzoletto dalla tasca e cominciò a pulire le ferite sul volto di Lee.
Il loro padre lo aveva conciato proprio male.
"Mi hanno preso" sussurrò amaramente questi continuando a pulire il volto del fratello.
"Papà...è arrabbiato con te?" chiese preoccupato Lee.
Bill abbassò il capo smettendo di accudire il fratellino.
Il silenzio calò sovrano nella stanza.
"C...che c'è?" sussurrò Lee.
Bill rialzò lo sguardo.
E il suo volto era diverso.
Ora che lo guardava meglio se ne rendeva conto.
Il suo sguardo era cambiato era...cattivo.
"Io lavoro per papà ora" disse freddo.
Lee sgranò gli occhi incapace di parlare.
Che significava tutto ciò?
"Mi hanno portato da lui e...ci siamo parlati. Lee noi qui abbiamo ciò che abbiamo sempre sognato, il fatto è che non lo abbiamo mai visto perchè troppo impegnati a ribellarci a papà e lui ci ha sempre puniti. Io in questo momento ho scelto la mia libertà, lavorerò per lui e farò in modo che tu non ci abbandoni. La sua unica richiesta è che io ti tenga d'occhio e che non ti lasci mai per non permetterti di scappare. Sono la tua ombra. Non è un peso per me...e quando lo capirai anche tu non lo sarà neanche per te" continuò Bill serio.
Tradito.
In quel momento si sentiva tradito.
E scene di loro che parlavano dei loro sogni, del loro futuro, della loro libertà, passavano dinanzi ai suoi occhi per poi frantumarsi lentamente.
"No.." sussurrò Lee guardando incredulo il fratello mentre piccole lacrime cadevano dai suoi occhi.
Ed ancora una volta vedeva il suo mondo cadere sotto il peso della realtà.
**Fine Flashback
"Ciao fratellino" sorrise Bill al centro di quell'immenso spiazzale sotto la pioggia.
"Ciao" rispose freddo Lee.
E doveva farsi coraggio.
"Non sei venuto con una banda armata? Sei così sicuro che non opporrò resistenza?" chiese guardandosi intorno e notando lo spiazzale deserto.
Bill rise.
"Mi dispiace ma io so che...tu verrai perchè se non lo farai io porterò via con me qualcun altro" cantilenò Bill sereno.
Lee serrò un pugno.
Grande era la voglia di picchiarlo a sangue e di cancellare quel sorriso dalle sue labbra.
Ma..doveva controllarsi.
Doveva porre fine a quella guerra.
"Perchè sei venuto tu?"
"Perchè...sono la tua ombra. L'hai già dimenticato?"
"Come mi hai trovato?"
Bill sorrise ancora.
"Sono tuo fratello ho sentito il tuo odore..." scherzò
Lee chiuse gli occhi inspirando.
Doveva mantenere la calma.
"Come mi hai trovato?" ripetè lentamente.
"Non sono affari tuoi" rispose il fratello altrettanto lentamente.
La pioggia continuava a cadere intrepida.
Il suo cuore era così vuoto in quel momento.
"Sei cambiato così tanto" disse malinconico Lee osservando il fratello.
Bill non rispose limitandosi a fissarlo.
"Vorrei che tu potessi ritornare il Bill di tanti anni fa...il Bill con cui guardavo le stelle e con cui parlavo dei miei sogni - proseguì incamminandosi verso il bordo di quello spiazzale non recintato - e sai...nonostante tu sia così crudele io non riesco ad odiarti, ti voglio ancora un gran bene"
Bill si voltò a guardarlo.
"Anche io ti voglio bene. Ora però dobbiamo andare"
Lee guardò intorno a sè.
I grandi palazzi si estendevano dinanzi a lui.
La città era li, buia e scura.
E moriva lentamente sotto il peso incessante della pioggia.
"Bill sai che molte volte ho pensato che forse...sarebbe stato meglio non essere mai nati?"
Bill si avvicinò a lui.
"O forse sarebbe stato meglio se entrambi fossimo riusciti a scappare quel giorno in montagna ricordi?"
"Si" sussurrò Bill mettendogli una mano sulla spalla.
Erano ormai bagnati fradici.
Lee si voltò verso il fratello guardandolo con le lacrime agli occhi.
"Ho paura di tornare da lui" disse abbracciando Bill con forza.
Bill sospirò.
Nonostante dovesse sottostare agli ordini di suo padre, nonostante per tanti anni si era preoccupato solo di odiarlo per non avere pietà di lui e quindi non lasciarlo scappare, gli voleva così bene.
Era ancora il suo Lee.
"Bill?"
"che c'è?"
"Ti ho voluto bene sempre" sussurrò Lee restando abbracciato a Bill.
Ed ora poteva dire addio al suo incubo.
Poteva perdersi completamente guardando la sua libertà.
Poteva assaporlarla dopo così tanti anni.
E un'emozione cresceva in lui.
'Addio' pensò stringendo forte Bill.
"Dobbiamo andare" sussurrò questi stringendolo ancora.
"Già...dobbiamo andare" rispose Lee.
Il silenzio calò tra loro.
Solo il rumore della pioggia li circondava.
Le lacrime di Lee colavano lentamente a picco.
'Yocchun' pensò Lee tristemente.
E lo fece.
Con forza spinse il suo corpo all'indietro.
Con una forza che mai aveva posseduto nel corpo si lanciò all'indietro.
E ci riuscì.
Cadde.
Trasportando con sè Bill.
Insieme fino alla fine.
Si era lanciato nel vuoto.
Cadendo dal ventiseiesimo piano di quell'hotel.
Ma era felice.
Poteva toccare la sua libertà con le mani.
E si sentì cadere.
Il vuoto dentro di lui lo avvolgeva.
E lui guardava quel cielo plumbeo dargli un addio.
E sembrava piangesse per lui.
Bill urlava.
Ma lui neppure lo sentiva, era felice.
Perchè Yocchun sarebbe stato salvo.
Sorrise chiudendo gli occhi.
Mentre il vuoto lo inghiottiva.
La vita è come una canzone...comincia così lentamente
tranquillamente, da farti abituare al suo ritmo e alla sua melodia.
Poi si scatena, facendoti provare gioia o dolore, e ti rapisce
bloccandoti tra quelle note che puoi solo amare o odiare, e poi dopo averti
usato a suo piacimento questa ritorna calma e serena e...lentamente
ti getta via...facendoti morire.
La vita è proprio come una melodia, e tu non sei altro che il pentagramma sulla quale questa è
composta.
Ma prima o poi il foglio che rappresenti finirà e...non servirai più.
Però non ti abbattere, il tuo ricordo resterà immortale perchè...ci sarà sempre
qualcuno che prenderà quel foglio e comincierà a suonare le note incisevi sopra.
17 capitolo
°Good Bye Blue Sky°
"Nelle mie mani stringo una tua foto.
Non so quando sia stata scattata e non so chi sia stato a farlo.
Semplicemente questa foto ti ritrae e posso chiaramente vedere il tuo sorriso risplendere ogni cosa.
I tuoi occhi felici illuminano il volto donandogli una luce mai vista prima.
I capelli corti e neri ti danno un tocco di sensualità unita a quella dolcezza innata che solo tu possiedi.
Una foto del genere è un suicidio per me.
Non so neppure come l'ho trovata.
Era forse tra le pagine di uno dei libri che ultimamente stavo leggendo?
Era forse in uno degli album fotografici che porto sempre con me per sfogliare quando sono di cattivo umore?
Era forse nel mio portafogli?
Di solito avevo sempre con me una tua foto.
Non ci facevo neppure caso a quale fosse, per me ognuna di queste andava bene, ciò che importava era che ti ritraesse mentre sorridevi perchè...ogni qualvolta perdevo la forza di andare avanti, guardando quel sorriso carico di gioia mi ritornava quella voglia e la grinta di affrontare la vita con un sorriso sulle labbra ritornava prepotente su di me.
Non so come ho fatto a trovarla, non so che ci faccio ancora qui ad osservarla quasi volessi sciuparla con il mio sguardo.
Non so che ci faccio ancora a piangere dinanzi al tuo volto così puro e così candido.
Puro e candido.
Io non direi.
Dopo otto anni proprio non riesco a vederti puro e candido.
Proprio non riesco a vederti come un angelo, come ti vedono tutti gli altri.
Ancora una volta per me sei un diavolo.
Un diavolo crudele e spietato con cui senza saperlo ho firmato un contratto, e al quale ho venduto la mia anima senza pensarci due volte e che ora...con una prepotenza inaudita quell'anima me l'ha strappata dal corpo lasciando un involucro vuoto girovagare per queste strade deserte della vita.
Vorrei tanto trovare una luce, un'indicazione un segno che mi indichi la via da percorrere.
Da quando te ne sei andato dalla mia vita, pensavo di averlo trovato quel segno che avrebbe potuto cambiare tutto ed invece...quel segno non era altro che una stupida allucinazione.
Un miraggio.
Ed io, stupido girovago assetato e perso nel deserto mi ci sono tuffato dentro cadendo sulla sabbia ancora una volta deluso e continuando a sentirmi stanco e assetato e continuando ad essere perso in questo deserto.
E continuo a sentirmi un pò come Raperonzolo.
Chiuso in una torre dalla quale non posso uscire.
A differenza però che io non possiedo lunghi capelli biondi e nessun principe verrà a salvarmi.
Invecchierò e morirò in questa torre lontano dal mondo.
Lontano dalla vita.
Lontano da ogni cosa.
Lontano da te.
Pensavo che tutto potesse andare per il meglio ora che avevo chiarito le cose con i nostri amici, ora che avevo chiarito la situazione con te.
Ma la verità è che ora che ancora una volta il peso del mondo mi si è rivoltato addosso con tripla potenza, io...ho davvero bisogno di sentire ancora una volta la tua presenza per sentirmi al sicuro.
Ho ancora bisogno di sentire quell'odore, quel sapore, quel calore che solo le tue labbra sapevano darmi.
Ma so che tutto ciò è impossibile e non posso biasimarti.
Non posso che pensare che tu...che hai scelto l'amore abbia fatto bene.
Perchè quando segui il tuo cuore non è mai un errore.
Solo...non riesco a non pensare che in questo momento vorrei tanto essere sulla strada che tu hai intrapreso ed essere io quell'amore che hai scelto dopo tanta sofferenza.
Ma questi pensieri rimarranno qui.
Impressi dentro la mia mente mentre osservo questa foto così dolce e così crudele allo stesso tempo.
Mentre guardo quel sorriso che per troppo tempo mi ha dato da vivere.
Mentre guardo quegli occhi che per tanti anni mi hanno reso l'uomo più felice della terra.
Mentre penso che...se potessi venderei per davvero la mia anima, il mio cuore, il mio corpo e tutto ciò che ho di più caro a chiunque per poterti avere anche solo ancora un attimo tra queste braccia e sussurrarti ancora una volta quanto ti amo."
***
"Non vive più...ha smesso persino di mangiare e non so più come fare. Sono passate sei settimane dall'accaduto e per davvero sto perdendo tutte le speranze" sospirò un giovane ragazzo dai corti capelli neri mentre sconsolato poggiava un piatto con ancora del cibo dentro il lavello.
"Jaejoong non crucciatevi più di tanto, alla fine voi tutti gli state vicini e lui lo sa di poter contare su di voi. Ha subito un trauma troppo grande." sospirò un uomo vestito di nero seduto sul grande divano bianco posto nel salotto del piccolo appartamento.
"Lo so Hyung ma...credo che quello che facciamo non sia abbastanza" sospirò ancora Jaejoong recandosi dall'uomo e sedendovisi di fronte.
L'uomo lo guardò.
"Ci sono state troppe emozioni in poco tempo. Lasciate che passi ancora altro tempo e vedrete che ogni ferita verrà rimarginata. Anche se proprio non capisco perchè lui stia così per la morte di quel ragazzo...non riesco a capire quale collegamento possa esserci tra loro. Non pensavo che Yoochun lo conoscesse."
Jaejoong abbassò lo sguardo.
Lui ne sapeva ancora di meno.
Non pensava che Yoochun e Lee potessero essere amici, nemmeno li aveva mai visti parlare in quei pochi giorni in cui Lee si era trattenuto con loro.
La sua morte aveva scosso tutti, soprattutto Changmin e Yoochun.
Il primo per fortuna anche se con fatica si era ripreso dal trauma ed anche se con fatica andava avanti, aiutato da tutti loro e soprattutto dal suo Junsu che non lo lasciava stare un attimo.
Yoochun invece, dopo quel giorno non aveva più proferito parola.
Non mangiava più.
Non dormiva più.
Non beveva neppure più.
E molte volte erano costretti a nutrirlo e a dissetarlo con delle flebo.
Apatico se ne stava nella sua stanza continuando a guardare la vita cittadina svolgersi come al solito.
E seduto su quel grande davanzale osservava il mondo andare avanti mentre lui piccolo ed indifeso se ne stava in disparte.
Non sapeva che legame avesse con Lee, nessuno di loro lo sapeva.
Ma qualcosa di forte doveva esserci stato poichè dal giorno della morte di quel ragazzo, era stato come se anche il loro amico se ne fosse andato lasciando solo un corpo inanimato continuare a vivere senza più scopi.
Le loro attività erano state sospese, in compenso l'Asia era venuta a conoscenza del ritorno di Changmin, un gran polverone era stato alzato su di loro, e anche se con poca voglia erano ritornati al centro di ogni discussione musicale e non.
Tante erano state le interviste che avevano sostenuto, e tante le domande a cui Changmin con non poca fatica aveva risposto spiegando il perchè della sua finta morte.
Molti li avevano accusati.
Tante erano state le voci cattive e false che erano state messe in giro, dichiarando che la morte di Changmin altro non era che una trovata pubblicitaria per attrarre ancora di più l'attenzione.
Ma la maggior parte dei loro fan sapevano che quelle voci altre non erano che stupide cattiverie gratuite sputate da lingue avvelenate che altro non volevano se non la loro fine.
Jaejoong li disprezzava tutti. Quelle persone false, quegli ipocriti che sputavano sentenze senza conoscere minimamente la verità, li avrebbe uccisi uno per uno.
La loro carriera, la loro vita stava andando completamente in frantumi e...loro non facevano altro che lanciare cannonate contro quel muro che li proteggeva rischiando di farlo precipitare ancora più velocemente.
Non gli bastava vedere quelle pietre crollare una alla volta con lentezza, no. Dovevano vederlo crollare tutto in una volta.
Era orribile.
"Hyung io non ne so niente, so solo che un motivo ci deve essere e dobbiamo scoprirlo...non possiamo permettere che Yoochun continui così, è distrutto e dobbiamo fare qualcosa per risollevarlo. La nostra carriera sta andando in fumo a colpa di quelle false voci che girano sul conto di Changmin e della sua finta morte, per non parlare di come stanno conciando me e Yunho per la nostra relazione e figurarsi poi di quello che dicono su Yoochun. Vedendolo così conciato hanno cominciato a fantasticare su un possibile uso di droghe e quindi di una possibile dipendenza. Alcuni dicono che stia tentando si smettere e quindi sia la cura disintossicante, altri dicono che stia cadendo in depressione...insomma è una situazione insostenibile non ce la facciamo più." si lamentò Jaejoong ormai sull'orlo dell'esasperazione.
L'uomo si alzò avvicinandosi a lui e poggiando una mano sulla sua testa affettuosamente.
"Lo so Jaejoong, lo so. Dovete aspettare, so che è difficile ma con il tempo tutto si sistemerà, aspettiamo ancora un pò che Yoochun si riprenda e poi chiariremo tutto in una conferenza stampa. Se facessimo la conferenza ora, vedendo come Yoochun è conciato continuerebbero con quelle false voci anzi queste sarebbero alimentate ancora di più, sarebbe come lanciare benzina sul fuoco. Aspettiamo. Abbiate fiducia in voi stessi e non preoccupatevi tutto si sistemerà" disse l'uomo sorridendo dolcemente per poi dirigersi verso la porta ed uscire silenziosamente.
Jaejoong rimasto solo portò la testa all'indietro sul divano perdendosi nel silenzio della stanza.
Non ce la faceva più.
Ogni giorno il loro manager andava a trovarli con lo scopo di sapere se Yoochun faceva miglioramenti, ma nulla sembrava cambiare.
Non sapeva più cosa fare, erano completamente devastati da quella situazione e niente sembrava aiutarli ad uscirne ma anzi, ogni loro mossa sembrava un passo in avanti verso quella fossa che stavano scavando con le loro mani.
La porta dell'appartamento si aprì e si richiuse velocemente.
Jaejoong alzò la testa sorridendo mentre dinanzi a sè le figure tremanti di Yunho e Junsu tentavano di scrollare un pò di neve dai cappotti.
"Ciao" sussurrò Yunho sorridendo e andandogli incontro baciandolo dolcemente.
"Ciao Jaejoong" disse Junsu appendendo il suo cappellino all'appendiabiti e togliendosi le scarpe per indossare le ciabatte.
"Dove siete stati?" chiese Jae mentre si alzava per scrutare tra le bustine colorate che gli amici avevano portato con sè.
"Beh a fare compere, tra un pò di giorni è Natale e sotto l'albero non c'era neppure un regalino...era così triste senza pacchetti sotto" rispose Yunho mentre poneva i pacchetti con cura sotto il piccolo alberello natalizio che regnava nella sala donando un'atmosfera serena e pacata nonostante la situazione pesante che da tempo ormai aveva assunto il controllo della loro vita.
"E poi abbiamo comprato un sacco di caramelle e di dolcetti, ho costretto Yunho a comprare otto panettoni con le dovute bottiglie di Champagne e...ah si ho comprato anche i babbo natale al cioccolato, quelli che ti piacciono tanto Jj..." aggiunse Junsu strillando eccitato.
Jaejoong rise felice.
Finalmente un pò di serenità.
Eppure una nostalgia attanagliava il suo corpo impedendogli di vivere appieno quella gioia.
Era come se dinanzi a lui vi fosse un muro che impediva ad ogni sensazione di penetrare e di poterlo rendere felice.
Ma doveva resistere, non poteva abbattersi e farsi vedere triste o fragile, i suoi amici avevano bisogno di serenità e di felicità e lui non avrebbe rovinato ancora di più quell'atmosfera ma anzi avrebbe fatto di tutto per migliorare le cose.
"Yoochun ha mangiato qualcosa oggi?" chiese Junsu apprensivo a Jaejoong che abbassò la testa cupo.
"Purtroppo niente neppure oggi, nemmeno un misero boccone niente. Ci sto perdendo le speranze" sospirò il moro triste.
Yunho abbracciò Jaejoong "Non essere triste vedrai che con un pò di pazienza si sistemerà ogni cosa" disse cercando di consolare il suo ragazzo.
Ma quelle parole suonavano così tanto false.
Neppure lui ci credeva tanto ormai.
Erano sei settimane che il loro amico era in quelle condizioni e niente sembrava migliorare.
La loro situazione andava degenerando di ora in ora e...quello che una volta era sembrato un quadro perfetto ora cominciava a scolorire sempre e sempre di più, prima o poi si sarebbe cancellato del tutto, e quei colori che una volta erano sembrati così vividi sarebbero sbiaditi poco a poco fino a scomparire e a cancellare ogni traccia della loro presenza li.
"Min è tornato?" chiese Junsu dirigendosi verso la propria camera.
"No ancora no, il manager è appena andato via, in ogni caso spero che almeno questa conferenza sia andata bene e che Min non abbia fatto a cazzotti con nessuno" affermò Jaejoong mentre si dirigeva in cucina intento a scegliere gli ingredienti per la cena.
"Min è l'unico in questo gruppo che conservi ancora un pò di sanità mentale non credo che faccia a scazzottate con i giornalisti, almeno lo spero" disse Yunho mentre si avvicinava a Jaejoong abbracciandolo con dolcezza.
Junsu sospirò.
Già, sperava vivamente che il suo Min non avesse commesso sciocchezze, anche se era difficile tenere testa alle accuse che da troppo tempo ormai i giornalisti gli rivolgevano con tanta crudeltà.
E lui sapeva quanto il suo ragazzo fosse fragile in quel momento.
E lui sapeva quanto poco ci volesse per farsì che perdesse la testa.
E lui sapeva quanto dolore provava nel suo cuore.
"Jj vuoi una mano per la cena?" chiese Junsu sconsolato.
"Non non preoccuparti...se Yunho si toglie dalle scatole riesco a fare tutto da solo" sorrise Jaejoong mentre tentava di allontanare Yunho che come un polipo gli si era gettato addosso assediando il suo collo.
Junsu rise "ok ok allora vado a vedere come sta Chun"
"Hey! Che vorresti dire che ti dò fastidio?" replicò offeso Yunho.
"Si...siccome se resti attaccato a me non posso preparare la cena"
"Ah si? Allora io non mi stacco..."
"Mh ok...allora stasera non mangi."
Yunho rise sensualmente avvicinando le labbra all'orecchio dell'amato.
"Non mi serve mangiare...ho già te. Sei l'unico cibo che mi serve"
Jaejoong tremò di piacere.
Possibile che quel ragazzo dovesse pensare sempre e solo ad una cosa?
"Ah si signorino? Allora ascoltami bene - sogghignò Jaejoong voltandosi verso di lui e restando tra le sue braccia - se non mangi sai che perdi forze e le tue prestazioni saranno veramente veramente..veramente insufficienti? E potrei anche non essere soddisfatto e mandarti in bianco per taaaaaaaaanto taaaaanto tempo. E poi come farai a nutrirti del mio corpo?" chiese ingenuamente Jaejoong ma continuando a sostenere la sua espressione soddisfatta.
Yunho sgranò gli occhi staccandosi improvvisamente da Jaejoong...
"Eeeee...allora buon lavoro amore, vado in sala di registrazione a comporre qualcosa" disse terrorizzato allontanandosi dal ragazzo.
Jaejoong rise scuotendo la testa.
E forse...ora un pò di felicità dentro di sè poteva percepirla.
***
L'aria calda lo avvolgeva e lui ancora seduto su quel davanzale osservava la città corpirsi lentamente del buio della notte.
Le luci delle insegne, degli alberi addobbati con splendide lucine natalizie, delle auto che si susseguivano velocemente tutto illuminava quella splendida notte e quella splendida città che come un vasto impero si estendeva sotto di lui.
La sua fronte poggiata contro il vetro freddo della grande finestra.
E il vuoto dentro di lui che continuava a consumarlo lentamente, che lo divorava ogni giorno di più.
'Perchè?' una sola domanda aleggiava nella sua mente ormai da così tanto tempo.
Non sapeva quanto tempo fosse passato.
Se fossero trascorsi giorni, mesi o anni o semplicemente pochi secondi che sembravano lunghi secoli.
Non lo sapeva e neppure gli interessava.
Quello che sapeva era che ancora una volta si ritrovava solo, in un angolino ad osservare il mondo procedere velocemente lasciandolo indietro.
Ed ancora una volta si vedeva così impotente contro tutto ciò che lo circondava.
Non sapeva cosa succedeva ai propri familiari, non sapeva cosa succedeva alla band o ai suoi amici, non sapeva cosa succedeva nel mondo.
Era completamente estraniato da tutto il resto.
E continuava a stare li a sedere su quel davanzale e ad osservare quella parte della città perdendosi in quel caos che tanto lo aiutava a liberare la mente.
Un peso all'altezza dello stomaco gli mozzò il respiro.
Ancora una volta il dolore dei ricordi tornava prepotente dentro di sè.
Qualcuno bussò alla porta.
Non distolse lo sguardo dalla città ai suoi piedi.
Sapeva chi era.
Conosceva quel tocco gentile e non poteva essere di altri se non di Junsu.
Non rispose.
Non riusciva più a parlare.
Non ce la faceva più a proferire parole.
Le sue corde vocali si erano come atrofizzate.
E non voleva più usarle.
Non voleva più udire la sua voce.
Non voleva più cantare.
Non voleva che qualcun altro ascoltasse la sua voce.
Quella voce per cui Lee era morto, quella voce che aveva tentato di proteggere con tutto sè stesso.
Quella voce che lo aveva reso felice quella notte di tanti anni prima.
Non voleva che qualcun altro la ascoltasse.
Non voleva che qualcun altro le si affezionasse per poi lasciarla con un insulso quanto inutile biglietto sulla quale vi era scritto un semplice "continua a cantare...addio." del quale lui non se ne faceva proprio nulla.
La porta si aprì e Junsu entrò timidamente nella camera.
"Yoo?" chiamò cercando di attirare l'attenzione dell'amico che senza lasciarsi trasportare dalla sua presenza se ne stava ancora seduto a guardare la città.
Si avvicinò sospirando.
Perchè ogni volta che vedeva Yoochun non poteva fare altro che sentire male?
Non sentiva speranza, o un briciolo di gioia, non provava nulla se non un dolore indescrivibile al cuore.
"Ma non hai freddo?" chiese vedendolo raggomitolato su sè stesso con indosso solo i pantaloni del pigiama e una canotta bianca.
Si diresse verso l'armadio prendendo una felpa.
"Cerca di riguardarti almeno un pò" sussurrò aiutandolo ad indossare la felpa.
Yoochun quasi come se fosse morto non oppose resistenza e non rispose neppure alle sue parole.
Si lasciò vestire da Junsu.
Tremando al contatto con le sue mani fredde.
"Come ti senti oggi?" chiese ancora Junsu preoccupato mentre prendeva il mento di Yoochun tra le dita e voltava il suo viso verso di sè incatenando lo sguardo nel suo.
Gli occhi di Yoochun erano così freddi, così privi di vita.
Non sembrava neppure lui.
E ricordò del suo sorriso di mesi prima, di come era stato felice e di come era stato consueto vederlo sorridere felicemente.
Ora...quel sorriso aveva abbandonato quelle splendide labbra e gli mancava così tanto.
La verità era che il sorriso di Yoochun era sempre stato una sicurezza per lui, una garanzia.
Ai concerti, durante le interviste, durante le prove quel sorriso lo aiutava a pensare in positivo, gli infondeva la voglia di fare ogni cosa al meglio e sembrava urlare "andrà tutto bene" e da quando non vedeva più quel sorriso, la voglia di andare avanti scemava poco alla volta.
"Yoo perchè non rispondi? Cerca di dire qualcosa...ci manca così tanto la tua voce...mi manca così tanto." sussurrò Junsu accarezzandogli una guancia.
Yoochun continuò a fissarlo con i suoi occhi di ghiaccio.
Nessun pensiero passava nella sua testa.
Ed era come se lui non fosse li.
Come se non esistesse.
Come se non vivesse più in quel mondo.
Una lacrima cadde da un occhio di Junsu era così dura vedere il loro amico ridotto in quello stato.
Lui che lo aveva sempre aiutato.
Lui che aveva buttato via otto anni della sua vita per ottenere il suo amore.
Lui che si era fatto coraggio lasciandosi tutto alle spalle per ricominciare la sua avventura con loro da capo.
Lui.
Il loro Yoochun.
Era così crudele quella vita.
"Parla ti prego" disse Junsu portando le mani sulle sue spalle e scuotendolo con veemenza.
Niente.
Nessuna risposta.
"Dì qualcosa, anche un semplice ciao anche un no...dimmi che mi odi dimmi qualsiasi cosa insultami pure se vuoi ma ti prego ti prego lasciami ascoltare ancora una volta quella voce ti prego" disse ancora Junsu piangendo con più forza.
Yoochun sospirò.
Sotto gli occhi increduli di Junsu aveva sospirato.
E...ed era la prima volta dopo così tanto tempo che si lasciava andare con uno di loro.
Spostò di nuovo la testa guardando la città che veniva inghiottita sempre di più dal buio della notte.
Junsu sorrise lievemente.
"Grazie...è già tanto questo sospiro per me. Grazie Yoo" sussurrò alzandosi e dandogli un bacio sulla fronte prima di uscire dalla camera.
Forse...erano sulla strada giusta.
Forse a breve lo avrebbero sentito cantare di nuovo.
Ancora una volta al loro fianco.
La porta di casa si aprì e si richiuse con forza.
Qualcuno l'aveva sbattuta violentemente.
Jaejoong sentendo il forte rumore si precipitò a vedere chi fosse e dinanzi ai suoi occhi trovò un Changmin completamente distrutto.
Gli occhi gonfi e rossi, il labbro spaccato dal quale colava un pò di sangue e il volto era coperto da graffi e lividi.
"Changmin! che diavolo ti è successo?" urlò Jaejoong prendendo il compagno tra le braccia.
"Nulla" ansimò Changmin perdendosi sul petto di Jaejoong che intanto lo aveva accompagnato sul divano correndo in cucina a prendere del ghiaccio.
"Yunho! Junsu venite!" urlò portando il ghiaccio a Changmin e porgendoglielo con estrema delicatezza sul labbro.
"Oh santo cielo...ma...che è successo?" ripetè guardando preoccupato l'amico.
Junsu scese velocemente le scale contemporaneamente a Yunho che apriva la porta dello studio e si precipitava in salotto.
Vedere Changmin distrutto, uccise Junsu.
"Che...che diavolo..." sussurrò senza riuscire a formulare una frase completa.
"Changmin ma che hai fatto?" chiese Yunho avvicinandosi all'amico.
Junsu si avvicinò al ragazzo guardandolo raggelato.
Chi aveva fatto questo al suo Min?
"Dimmi...dimmi chi è stato." sussurrò stringendo i pugni con forza.
"No Junsu stai calmo..." sospirò Yunho prendendo una mano di Junsu.
"No! - urlò questi ritirando la mano - Min dimmi chi è stato!" urlò ancora verso Changmin che intanto ancora non aveva pronunciato una parola.
Non capiva.
Perchè ce l'avevano tutti con lui?
Perchè non lo lasciavano in pace?
Perchè i fantasmi del passato tornavano di nuovo nella sua vita facendolo sentire così...perso?
Aveva freddo.
Tremava.
Voleva Junsu.
Voleva il suo sorriso, il suo calore.
Si alzò dal divano avvicinandosi all'amante.
Circondò il suo collo con le sue braccia poggiando la testa sul suo petto.
Junsu rimase di sasso vedendo Changmin così fragile.
Era il più piccolo ma si era sempre dimostrato il più forte, il più deciso.
Ed ora proprio lui che lo aveva sempre protetto si aggrappava disperato a lui in tutta la sua fragilità.
Yunho fece cenno a Jaejoong di allontanarsi e questi lo seguì in cucina lasciando i due ragazzi soli.
Junsu circondò la vita di Changmin con le braccia stringendolo forte a sè.
"Ti amo lo sai?" sussurrò accarezzandogli i capelli.
Changmin annuì con la testa stringendosi di più a Junsu.
Non piangeva.
Non parlava.
Non riusciva a fare nulla se non perdersi tra le braccia del suo unico sostegno.
In quel momento aveva così disperatamente bisogno di quell'amore.
"Giuro che se trovo chi ti ha ridotto così gli spacco la faccia, lo uccido ne faccio tanti pezzi lo riduco come le caramelle gommose che ti piacciono tanto...e poi ce lo mangiamo!" disse risoluto Junsu provocando una risatina in Changmin.
Possibile che il suo ragazzo rendesse così belle anche le cose terribili come quelle?
Changmin alzò il capo guardando Junsu negli occhi.
Finalmente si sentiva a casa, protetto e al sicuro.
Finalmente poteva sentirsi al sicuro nell'unico posto in cui voleva restare.
"Scusa" sussurrò guardando ancora in quegli occhi così profondi che lo facevano morire secondo dopo secondo.
"Eh perchè mi chiedi scusa?"
"Perchè sono un demente...e perchè ho fatto tardi e non ho preso la panna come mi avevi chiesto perchè mi sono dimenticato" mormorò sconsolato.
Junsu sorrise dolcemente.
Un sorriso capace di far sciogliere Changmin.
"E credi che sia arrabbiato con te per questo? Sei proprio stupido a volte...non fa nulla, si vede che stanotte mi farai tu da panna e potrò gustarti come voglio" sorrise ingenuamente Junsu mentre Changmin ridendo poggiava le labbra su quelle del compagno intrappolandole in un bacio appassionato.
Le loro lingue si scontravano e le loro labbra si assaporavano con avidità.
Avevano così tanto bisogno l'uno dell'altro.
Changmin accarezzava i capelli di Junsu mentre spingeva le labbra sulle sue.
E Junsu moriva assaporando quell'odore di cui ormai non poteva fare più a meno.
Si staccarono guardandosi dolcemente.
Finalmente Junsu sembrava essersi calmato e Changmin si era ripreso.
Era proprio vero.
Erano la loro cura reciproca.
E molto probabilmente se non ci fossero stati l'uno per l'altro sarebbero morti ormai da tempo.
Tenendosi per mano si diressero in cucina dove un Yunho depresso sedeva al tavolo con la testa tra le mani e Jaejoong trafficava ai fornelli.
L'atmosfera era pesante.
Ed insopportabile.
"Ragazzi scusate per prima...ero un pò scosso" si scusò Changmin sedendosi al tavolo ed accogliendo Junsu che si era seduto su di lui nonostante le sedie vuote al tavolo.
"Non preoccuparti, piuttosto vuoi dirci che è successo?" chiese Yunho preoccupato.
Jaejoong si voltò verso Min per ascoltare l'accaduto.
Changmin circondò la vita di Junsu stringendolo a sè.
"Beh...a parte il fatto che nell'intervista mi hanno fatto le solite domande sulla mia finta morte e sul fatto che molti la considerano solo una trovata pubblicitaria, poi non so come hanno cominciato a fare domande sul gruppo, su di voi, sulla depressione di Yoochun e...non arriverete mai a credere cosa pensano i giornalisti, cioè cosa hanno inventato quelle menti malate..." sussurrò fermandosi.
"Cosa?" chiese Jaejoong titubante non sicuro di voler ascoltare la risposta.
"Beh...preparatevi questa è bella. Allora, secondo loro Yoochun aveva una cotta per Jj ma siccome sta con Yunho allora lui ha cominciato a drogarsi, ed ora è la droga che gli provoca questa depressione o che so io."
"Cosa?" urlò Yunho incredulo.
"E'...è un'assurdità chi cavolo ci crederebbe mai?" disse Jaejoong sorridendo nervoso.
"Mi dispiace è così, e per la cronaca è un'opzione che molti hanno preso in considerazione..è terribile." sospirò Changmin.
"Si ma chi ti ha picchiato?" chiese Junsu impaziente con nervosismo nella voce.
Changmin gli accarezzò il ventre cercando di farlo calmare, ma Junsu era ugualmente nervoso.
Non sopportava il fatto che qualcuno avesse sfiorato il suo Min facendogli del male.
Lui non voleva che qualcuno toccasse le sue cose, non voleva neppure che lo guardassero.
Come si erano permessi?
"Beh questo è successo quando siamo tornati. Mi sono fatto lasciare in garage e sono salito su da solo con le scale perchè mi andava di sgranchirmi le gambe, così al secondo piano dove gli appartamenti sono quasi tutti isolati ho trovato un gruppo di giornalisti che volevano assediarmi di domande, ho cercato di evitare ogni cosa ma poi...hanno cominciato a parlare male di Yoochun e di me e...non ci ho visto più e gli ho dato dei falliti e dei morti di fame..." disse Changmin bloccandosi.
"E poi che è successo?" urlò sconvolto Junsu voltandosi verso di lui.
"Poi uno di loro mi ha buttato un microfono in fronte e...è scoppiata una lite. Hanno tentato di dividerci ma io sono scappato su, non volevo dire qualcosa che magari avrebbe potuto compromettere ancora di più la nostra situazione" sospirò afflitto.
Il silenzio cadde nella sala.
No.
La situazione non stava degenerando.
Era già ormai arrivata ad un punto finale.
Cosa potevano fare?
Come sarebbero usciti da quella faccenda?
Erano terribili le accuse infamanti contro Changmin e contro Yoochun e se solo questi avesse potuto difendersi avrebbe fatto rimangiare ogni singola parola a quei giornalisti sputasentenze.
Già.
Ma Yoochun non era in grado di formulare neppura una semplicissima parola sarebbe stato impossibile fargli sostenere un'intervista.
Junsu abbracciò Changmin cullandolo sul suo petto un pò come se fosse stato la sua mammina.
Yunho sospirò "Hai fatto bene Min, ora però avvisiamo il manager e raddoppiamo la sicurezza anche per i corridoi del condominio perchè altre scene del genere non devono verificarsi, intanto dobbiamo avvertire la polizia prima che lo faccia il giornalista che ti ha assalito. Non sarebbe saggio prendere una denuncia in questo momento, ci manca solo questo per finire completamente."
"Mh...Min dobbiamo andare alla polizia." disse Junsu alzandosi e trascinando Min in camera per cambiarsi.
"Ma...Yunho ne sei sicuro?" disse Changmin turbato.
"Sicurissimo, in questo momento non possiamo permetterci passi falsi. Non preoccuparti se ti ha aggredito lui allora la ragione è tua." sorrise il leader rassicurando l'amico.
"Yunho esci pure tu?" chiese Jaejoong afflitto.
Yunho lo abbracciò.
"Si...ma tu resta qui, se Yoochun dovesse avere bisogno. Vado dal manager per spiegargli tutto. Ok?" disse poggiando le labbra su quelle di Jaejoong che stringendolo forte a sè cercò di liberare la mente da tutto il resto.
***
"Ha fatto bene a venire qui signor Shim, non si preoccupi ci occuperemo di tutto noi" disse un agente guardando seriamente Changmin.
Junsu sorrise rilassato, per fortuna nessun giornalista aveva sporto denuncia contro Changmin e loro almeno non si trovavano ancora di più nei guai.
Non capiva come la situazione potesse peggiorare così a vista d'occhio minuto dopo minuto.
"Andiamo" disse Changmin a Junsu dirigendosi verso il portone della stazione di polizia per uscire.
"Allora possiamo stare tranquilli?" sussurrò Junsu mentre entrambi si dirigevano verso l'auto.
"Si l'agente ha detto di stare tranquilli ma per evitare casini è meglio se avvertiamo il nostro avvocato, se dovesse scattare una qualche denuncia almeno saremo preparati" sospirò Changmin stressato.
Non ce la faceva proprio più di tutti quei casini.
Era tornato.
E per cosa?
Per vedere Lee morire e per finire ancora di più nei guai.
"Stai tranquillo insieme risolveremo ogni cosa" disse dolcemente Junsu posando una carezza su una guancia di Changmin.
Già avrebbero risolto tutto.
Perchè ora che lui aveva Changmin accanto sapeva di poter fare qualsiasi cosa, aveva acquistato una forza inaspettata e niente sembrava fargli paura.
Anche le cose brutte diventavano belle da quando Changmin era con lui e...sapeva che anche questo momento così buio avrebbe avuto presto fine e sarebbero stati di nuovo felici tutti e cinque insieme.
"Dove stiamo andando?" chiese Junsu stranito notando che Changmin non aveva intrapreso la strada del loro appartamento.
Changmin sorrise.
Ma non rispose.
"Min dovremmo tornare a casa è pericoloso girare a quest'ora da soli, si sta facendo pure buio" continuò Junsu preoccupato.
Changmin estrasse il cellulare dalla tasca del cappotto e lo cedette a Junsu.
"Chiama Jaejoong e digli che stasera non torniamo a casa. Dormiamo fuori" disse Changmin senza smettere di sorridere felice.
"Ma...sei fuori? Sono le sei e mezza è quasi buio dove andiamo?"
"Fidati di me Juju..."
"Ma...io mi fido di te ma...vabbè ok chiamo Jae" sospirò disperato Junsu che ormai aveva imparato quanto testardo poteva essere il suo ragazzo quando decideva di fare qualcosa.
Compose il numero di Jaejoong attendendo una risposta dall'altra parte del telefono.
"Pronto?" trillò Jaejoong dall'altro lato.
"Ehm Jae sono Junsu"
"Oh Junsu...che ci fai con il cellulare di Min? E' successo qualcosa?" chiese Jaejoong preoccupato.
Junsu guardava le luci fuori susseguirsi velocemente.
Era davvero bello stare al caldo in quell'auto con il suo amore.
Il suo cuore in quel momento impazziva di gioia.
"No non preoccuparti non è successo niente, volevo dirti che stasera io e Min non torniamo a casa quindi non aspettateci"
"Eeeeee? E perchè mai?" strillò confuso Jaejoong.
"Ehm a dire il vero non so cosa Min abbia in mente ma mi ha rapito e vuole andare da qualche parte, penso che voglia dormire li quindi...non so dove ma stasera staremo fuori"
"Passami Min" sospirò sconsolato Jaejoong.
"Sta guidando non può parlare"
"Ok metti il vivavoce allora."
"Ok" ubbidì Junsu attivando il vivavoce.
"Min?" chiese Jaejoong stizzito.
"Si?" rispose tranquillo Changmin.
"Dove hai intenzione di andare? Potrebbe essere pericoloso per voi che tra l'altro siete da soli"
"Non preoccuparti è un posto un pò isolato e...non c'è nessun pericolo"
"Ma Min è pure buio."
"Jae non preoccuparti ti dico...voglio portare il mio ragazzo a passare una notte in un posto solo per noi che male c'è? Dai fai meno mamma chioccia e mettiti nei panni di una persona innamorata" rise Changmin guardando Junsu con dolcezza che, nel sentire le parole del suo ragazzo era arrossito.
Changmin lo sapeva, lo aveva capito come in quel momento si sentiva Junsu.
Ancora una volta colpevole per quello che era successo a Yoochun, e a lui.
Ancora una volta colpevole per ogni cosa, per la loro infelicità e per il loro terribile momento.
E voleva che per una notte dimenticasse ogni dispiacere.
E capisse che non era colpevole di nulla e che lui...lo avrebbe sempre amato oltre ogni cosa.
Jaejoong sospirò.
"Ok va bene. State attenti però"
"Si don't worry mama" rise Changmin felice.
"Si certo. Buona notte."
"Anche a voi" risposero in coro i due ragazzi prima di staccare la chiamata.
"Chi era al telefono?" chiese Yunho avvicinandosi a Jaejoong intento ad apparecchiare la tavola.
Notò che questa era stata preparata solo per due persone.
"Junsu e Min" disse Jaejoong finendo di preparare i piatti da servire in tavola.
"Ah e che ti hanno detto?"
"Che stanotte non tornano a casa, siccome Min ha letteralmente rapito Junsu per portarlo non so dove a passare la notte da soli"
Yunho alzò scettico un sopracciglio.
"Quei due sono dei matti. In ogni caso, spero che non combinino guai" sospirò affranto.
"Hai parlato con il manager?" chiese Jaejoong servendo i piatti in tavola e sedendosi seguito a ruota da Yunho.
"Si...non mi ha detto nulla di nuovo solo che dobbiamo aspettare e per la questione di Min ha detto che se lui è andato in questura allora è tutto ok. Naturalmente dobbiamo tenerlo informato sulla situazione."
Jaejoong annuì distrattamente.
Il silenzio calò nella sala.
Di fronte a loro l'alberello di Natale faceva luce.
Ma non sembrava alleviare quella pesante atmosfera che regnava sovrana nell'appartamento.
Yunho guardava Jaejoong cercando di non farsi scorgere.
Jaejoong osservava con un'espressione afflitta il suo piatto.
"Che hai?" chiese Yunho serio.
Jaejoong continuò a mantenere il capo basso.
"Jae che hai?" disse prendendogli una mano.
Jaejoong lo guardò scuotendo leggermente la testa.
"Niente solo...ero un pò perso nei miei pensieri" sorrise dolcemente.
Yunho lo osservò attentamente.
Il suo Jae era preoccupato e poteva chiaramente vedere sul suo volto i segni della sua stanchezza, i segni di quelle notti insonni che passava piangendo tra le sue braccia convinto che per il loro gruppo non c'era più nulla da fare e che ormai tutto era giunto alla fine.
Non voleva.
Non voleva davvero che il loro gruppo si sciogliesse, non voleva che tutto finisse dopo tanti anni trascorsi insieme.
Voleva di nuovo un concerto.
Voleva di nuovo le loro fan ad urlare i loro nomi.
Voleva di nuovo una trasmissione televisiva dove partecipare a giochi stupidi.
Voleva di nuovo una trasmissione radiofonica dove presentare la loro nuova canzone.
Voleva di nuovo la loro vecchia vita.
"Scusami..se ultimamente ti sto trascurando." continuò Yunho accarezzando la mano di Jaejoong.
"Ma cosa dici? Non è affatto vero, anche se ci sono dei problemi tu non mi trascuri affatto"
"Non sono proprio un buon ragazzo. Una persona fantastica come te meriterebbe sicuramente di meglio"
Jaejoong lo guardò sconvolto.
Si alzò dal suo posto e avvicinandosi a Yunho gli si sedette cavalcioni abbracciandolo forte e poggiando le labbra sul suo collo posandovi un piccolo e tenero bacio.
"Non dire stronzate Yu...sei l'unica cosa bella di questa mia insulsa vita"
"Hey! La tua vita non è insulsa" disse Yunho dando un pugno sulla testa di Jaejoong che contraccambiò con un piccolo morso sul collo di Yunho.
"Yunho sei davvero tutto per me...non devi pensarle certe scemenze mi hai capito?"
"Si lo so ma...anche a me piacerebbe portarti una notte fuori e poterti allontanare dai nostri problemi anche solo per una notte" sospirò sconsolato Yunho.
Jaejoong sorrise.
Allora era questo che lo preoccupava.
"Yunho la notte non m'importa se la passiamo qui o da un'altra parte, non m'importa se la passiamo in una suite di un hotel a cinque stelle o in un tugurio delle peggiori specie. L'unica cosa che a me importa sai qual'è? Stare con te. Il mio mondo sei solo tu, m'importa solo stare con te, poi il dove il quando e il come sono relativi. Per me nemmeno esistono" sorrise Jaejoong dando un bacino sul naso di Yunho.
"Si ma...vorrei poterti tenere lontano da tutta questa sofferenza"
"Ma allora sei sordo? Yunho se tu sei al mio fianco anche la peggiore delle torture non mi infliggerebbe neppure un graffio e non sentirei mai male. Questo perchè ti ho con me."
Yunho guardò Jaejoong con le lacrime agli occhi.
Come era fortunato ad avere un ragazzo come lui.
Portò le mani sul volto di Jaejoong.
Accarezzò piano quelle guance morbide e vellutate.
Poi si avvicinò e con estrema lentezza unì le labbra con le sue.
Quanto adorava quelle labbra.
Come amava la sensazione di morbidezza che gli trasmettevano.
Come godeva mentre brividi di piacere gli attraversavano il corpo.
Jaejoong era come un fulmine preso in pieno.
Era elettricità allo stato puro.
"Dio quanto amo le tue labbra" sussurrò posando piccoli bacini su di queste.
Jaejoong si strinse di più a lui.
"Ti piacciono?"
"Mi fanno impazzire" sospirò Yunho trascinando Jaejoong in un altro bacio appassionato.
Le loro lingue si scontravano con forza, e in una strana lotta si univano dimostrandosi amore e...passione.
E...desiderio.
"Yunho ti voglio"
"Anche io Jae"
"Ora." sospirò Jaejoong portando le mani al di sotto della maglia di Yunho.
Yunho tremò.
Sorrise.
Cielo quanto lo amava.
"Qui? In teoria dovremmo mangiare" rise Yunho mentre Jejoong baciava il suo collo leccando e succhiando ogni centimetro di pelle mentre accarezzava sensualmente il petto dell'amato.
Yunho accarezzò la schiena di Jaejoong.
Amava quella schiena.
Amava la linea perfetta che definiva quel corpo fantastico.
Adorava guardare quella schiena nuda quando il suo amore si faceva la doccia.
Adorava guardarla quando erano nudi a letto e Jaejoong era profondamente addormentato tra le sue braccia.
Amava quella schiena perchè...era una delle poche cose in vita sua che gli infondevano sicurezza e che lo facevano sentire sereno e in qualche modo protetto.
Jaejoong tolse la maglia a Yunho, che fece lo stesso anche al suo ragazzo.
Jaejoong baciava il petto di Yunho, lambiva con la lingua ogni centimetro di pelle mentre si spingeva contro il bacino di Yunho notando la sua già evidente eccitazione.
"Jae..." sospirò Yunho accarezzando i capelli di Jaejoong.
Quelle labbra fantastiche sul suo corpo erano qualcosa di fantastico.
Jaejoong mordicchiava ogni centimetro di pelle di Yunho mentre lui lo stringeva dolcemente a sè.
"Jae?"
"Mh?"
"Voglio sentirti su di me"
Jaejoong sorrise, sapeva cosa Yunho desiderava.
Portò le mani al bottone dei jeans del compagno e con estrema lentezza li sbottonò, abbassò la cintura e lo guardò malizioso.
Yunho sorrise ghignando.
"Che c'è vuoi farmi soffrire?"
"Non hai detto che ti saresti nutrito del mio corpo?"
"Yunho avvicinò bruscamente il volto a quello di Jaejoong e lo baciò con forza.
Con violenza.
Quasi volesse fargli del male.
Jaejoong si perse in quel bacio sentendo la passione di Yunho pervadergli il corpo come una scarica elettrica.
"Infatti tu sei il mio cibo quotidiano...l'unica cosa di cui ho bisogno per vivere" disse guardandolo intensamente.
Jaejoong si alzò leggermente per abbassare i pantaloni e i boxer di Yunho.
Ed ancora si vergognava a vederlo completamente nudo.
Lui.
Il suo Yunho.
Il suo corpo perfettamente scolpito lo rendevano simile ad un Dio Greco.
Yunho rise nel vedere la radiografia alla quale il suo ragazzo lo stava sottoponendo.
Portò le mani ai pantaloni di Jaejoong e con un gesto deciso facendolo alzare glieli sfilò insieme ai boxer.
Jaejoong li tolse completamente gettandoli in un punto impreciso della stanza nemmeno gli importava dove.
Si risiedette su Yunho.
Ed entrambi sospirarono di piacere quando i loro membri si scontarono vogliosi.
Jaejoong sorrise.
Yunho continuò a baciarlo con trasporto.
Era fantastico.
Il loro amore era quanto di più fantastico esistesse al mondo.
"Yunho voglio sentirti ora" sospirò Jaejoong alzandosi e posizionandosi sul membro eccitato dell'amante.
"Si" sospirò questi stringendo i fianchi di Jaejoong e facendolo sedere lentamente su di lui cominciò a penetrarlo lentamente.
Jaejoong strinse i denti per alleviare il dolore lancinante che quel gesto gli stava procurando...
"Stai bene?" chiese Yunho mentre Jaejoong era completamente seduto su di lui.
Lo sentiva dentro.
Sentiva il suo Yunho diventare una cosa sola con lui.
La loro anima il loro corpo era una cosa sola.
E quello era tutto ciò che desideravano.
E al diavolo se in quel momento la loro vita sembrava sull'orlo di un precipizio.
Finchè quell'amore che li teneva uniti sarebbe sopravvissuto avrebbero sempre avuto qualcosa in cui credere.
Qualcosa da difendere.
"Ti amo" sospirò Jaejoong cominciando a muoversi lentamente sul membo di Yunho che strinse forte l'amante a sè.
***
"Mmmmh" mugolò rigirandosi nel letto mentre un odore di caffè lo risvegliava dal suo sonno profondo.
Aprì gli occhi lentamente cercando di adattarsi alla luce della stanza.
Cercò di fare mente locale e di ricordare dove fosse.
Si mise seduto sul letto grattandosi confuso la testa e guardandosi intorno.
Sorrise ripensando alla sera prima.
Cielo che nottata.
"Buongiorno" sussurrò Changmin dolcemente dalla porta avanzando con un vassoio gigantesco e stracolmo di prelibate pietanze.
A Junsu brillarono gli occhi dalla gioia.
"Oh cielo! Vuoi uccidermi già di prima mattina" saltò felice mentre Changmin posava il vassoio sul letto.
Junsu lo guardò felice assaltandolo e baciandolo felice come un bambino.
Il suo Changmin era un angelo.
Solo lui riusciva a farlo sentire felice come non mai.
E quella...era la sorpresa più bella che potesse fargli.
La sera prima avevano viaggiato per più di un'ora d'auto dirigendosi nella vecchia depandance sulla scogliera di tre anni prima, dove tutta quella faccenda aveva avuto inizio, li Changmin lo aveva trattato come se fosse una principessa.
Non capiva come avesse avuto il tempo per organizzare tutto quello.
Allora quel pomeriggio non era stato solo alla conferenza.
Petali di rose partivano dall'entrata segnando un percorso fino alla loro camera da letto, le candele che molto probabilmente erano state accese prima che Changmin lo svegliasse,mentre lui ancora dormiva beato in auto, seguivano il percorso dei petali.
Il fuoco acceso riscaldava l'ambiente rendendolo caldo ed accogliente.
Avevano trascorso la serata e la nottata più bella della loro vita.
Junsu aveva timore a stare in quella casa, per tutta la notte si era stretto forte a Changmin pregandolo di restare sempre con lui.
Infondo era da quella casa, da quella avventura da cui era partita tutta quella storia.
Ma Changmin per tutta la notte gli aveva sorriso dolcemente, ricordandogli di non preoccuparsi perchè ci sarebbe stato lui e ripetendogli che non era colpa sua se ora si trovavano in quella situazione, e che insieme ne sarebbero usciti.
Era stato davvero dolce.
Un angelo.
E lui in quel momento si sentiva il ragazzo più felice della terra.
"Non voglio ucciderti, voglio solo che tu faccia una buona colazione" affermò Changmin scompigliandogli i capelli biondini.
Junsu chiuse gli occhi felice.
Dopodichè si fiondò sul caffè e sulla miriade di cose buone che erano state poste su quel vassoio.
"Mh...Min dopo scendiamo in spiaggia?" chiese Junsu con gli occhioni da cucciolo.
Changmin sospirò, il suo ragazzo non sarebbe cambiato mai.
"Ok...ma solo per un pò perchè dopo dobbiamo andare a casa"
"Siiii" esultò Junsu saltando sul letto.
Changmin rise.
Era sempre il solito.
"Min muoviti o ti lascio qui" urlò Junsu correndo a perdifiato sulla sabbia fredda.
Changmin lo guardò estasiato.
Come era bello il suo Junsu quando era così felice, e sembrava un bambino.
Era bello.
Ed era suo.
Nemmeno ci credeva ancora.
"Si arrivo, ma tu smettila di correre qua e là ininterrottamente, finirai per uccidermi e per sfibrarmi" rise Min arrivando dal suo ragazzo e abbracciandolo.
"Mmmmmh mi piace questo posto è così bello" sospirò Junsu guardando sognante il mare di fronte a loro.
L'acqua agitata generava onde altissime che si infrangevano sulla sabbia e contro gli scogli.
"Ma non hai freddo a camminare sulla sabbia? Sarà congelata" chiese Changmin notando che il suo fidanzato era completamente scalzo.
"No sto bene, mi piace questa sensazione" rispose Junsu riprendendo a camminare lungo la riva immergendo ogni tanto il piede nell'acqua congelata e ritirandolo subito dopo accompagnando il gesto con un urletto.
"Tu non stai bene" rise Changmin mentre Junsu dopo aver immerso per l'ennesima volta il piede in acqua correva verso di lui gettandoglisi completamente addosso e facendo sì che entrambi cadessero sulla sabbia.
"Perchè no?" chiese Junsu imbronciato.
Min sorrise.
"Perchè si...lo dico io." rispose Changmin posando un bacino sul nasino di Junsu.
"Mmmmh sei tu che non sei tanto normale caro il mio signor Shim Changmin...comunque devo dirti una cosa!"
"Cosa?"
"Un giorno, magari quando non saremo più i DBSK oppure anche se lo saremo ancora però decideremo di abitare separati, possiamo prendere una casa proprio in questo posto?" chiese Junsu speranzoso.
Changmin lo guardò confuso.
"Perchè proprio qui?"
"Perchè questo posto significa tanto per me....pure troppo. E poi perchè adoro il mare, è la cosa più bella al mondo dopo di te"
Changmin lo guardò felice.
"Si lo so che adori il mare...anche se non mi sono mai spiegato il perchè"
"Semplice perchè mi ricorda te" rispose Junsu spostando lo sguardo sull'acqua agitata che si infrangeva sul bagnasciuga, il vento accarezzava la sua pelle e gli scompigliava i capelli.
"Me?" chiese Min confuso.
"Mh...l'acqua è come te, è pura ed è cristallina, non nasconde niente. Inoltre è forte riesce ad esserlo davvero tanto a volte e anche tu lo sei, tu sei la mia roccia, sei forte perchè riesci a difendermi dal resto del mondo e...l'acqua è fonte di vita e tu sei la mia fonte di vita, sei l'unica cosa di cui ho bisogno per poter vivere." spiegò Junsu.
"Davvero mi vedi così forte? Davvero mi vedi come la tua fonte di vita?" chiese incredulo Changmin abbracciando Junsu.
"Logico! Che farei senza di te?" rispose Junsu come se avesse appena detto la cosa più logica al mondo.
Ma in fin dei conti per lui era logico ciò di cui stava parlando.
Senza Changmin molto probabilmente il vero sè stesso sarebbe morto molto tempo prima.
"La verità è che forse senza di me avresti vissuto meglio...molto probabilmente se io non ci fossi stato tu avresti vissuto una vita più felice...senza tutta questa sofferenza" sospirò afflitto Changmin.
Junsu lo guardò male.
"Spero che tu stia scherzando, anche perchè io certe cose proprio non le accetto. E non voglio che tu le dica più per nessuna ragione al mondo intesi?"
"Scusa...non volevo farti arrabbiare. In verità quello che sto dicendo è che non sei tu che sei protetto da me ma è l'opposto. Sei tu che mi proteggi costantemente e che mi dai la forza per continuare a vivere, senza di te la mia vita non avrebbe nessun senso. E questo voglio che tu lo sappia."
Junsu sorrise dolcemente lanciandosi di nuovo su Changmin ed abbracciandolo.
"Ti amo Min"
"Ti amo anche io cucciolo"
***
Non ce la faceva più.
Le immagini degli ultimi mesi trascorsi passavano velocemente nella sua testa.
Era ancora li.
Li dove ormai sostava da così tanto tempo.
Aveva perso la cognizione del tempo...non sapeva più che giorno fosse o in che mese si trovasse, poteva benissimo capirlo guardando le luci natalizie che addobbavano la città ai suoi piedi ma...non riusciva neppure a concentrarsi per pensare al mese in cui in quel momento si trovasse.
Un dolce profumo arrivava persino in camera sua avvolgendolo dolcemente, Jaejoong evidentemente era ai fornelli preparando qualcos'altro di prelibato per lui.
Oramai erano settimane, mesi forse pure anni che Jaejoong non faceva altro che preoccuparsi per lui quasi come se fosse la sua mamma.
Già.
La sua mamma.
Era così tanto tempo che non la vedeva ed in realtà gli mancava così tanto.
Lei era li, nella sua America.
La stessa America che per così tanti anni gli aveva fatto da casa, quell'America che gli aveva regalato così tante emozioni, quell'America che gli aveva fatto conoscere Lee.
Il dolore per il ricordo del suo amico colpì forte al cuore.
E faceva male.
Nonostante fosse ormai abituato a tutta quella sofferenza, non riusciva a resistere.
Ed ogni volta sembrava facesse più male.
Ogni volta sembrava fosse sul punto di morire.
E non c'era cura per quel suo cuore malato.
O meglio, una cura c'era.
Ma lui...non poteva più utilizzarla perchè la cura di cui aveva bisogno, una cura così rara per non dire unica, oramai apparteneva a qualcun altro e lui...non aveva il diritto di utilizzarla per curare le sue ferite così profonde.
Sospirò.
Junsu il giorno prima era stato così felice quando aveva sospirato.
Gli aveva regalato un bacio sulla fronte.
E in quel momento un calore familiare, un calore che gli era mancato per così tanto tempo lo aveva avvolto cullandolo dolcemente e placando quella sensazione di vuoto che vigeva ormai costantemente nel suo corpo.
E non si era sentito più un burattino senza vita perso in quel mondo così grande ed estraneo ma...si era sentito di nuovo un uomo.
Aveva sentito di nuovo il suo cuore battere velocemente.
Ma...era durato poco.
Junsu si era allontanato velocemente e...aveva portato con sè quel calore lasciando cadere in quella stanza il freddo che l'attanagliava quotidianamente.
Si alzò dal davanzale della finestra.
E non ricordava neppure da quanto tempo non si alzava di sua spontanea volontà.
Di solito lo aiutavano gli amici quando doveva cambiarsi o quando volevano portarlo giù in salotto per fargli cambiare aria mentre a turno pulivano la sua stanza.
Sorrise tristemente.
Sembrava proprio un malato terminale.
Dovevano accudirlo proprio come con i vecchietti quando non potevano più badare a loro stessi.
Ed era squallido nonostante avesse soli ventiquattro anni.
Si avvicinò lentamente alla porta.
Le sue gambe sembravano come morte e doveva fare così tanta fatica per non cadere a terra, per restare in piedi.
Ma doveva farsi coraggio.
Nonostante sentiva il mondo essere crollato su di lui non poteva abbattersi così, doveva anche se con fatica trovare il modo per rialzarsi e prendere in mano le redini della sua vita.
Aprì la porta con cautela, quasi per non far scoprire agli altri i suoi movimenti.
Ed era una cosa stupida, abitavano tutti nella stessa casa lo avrebbero sentito.
Camminò lentamente verso la cucina.
I suoi amici erano tutti li.
Probabilmente era ora di pranzo.
Si affacciò silenziosamente per scrutare la situazione.
Jaejoong e Yunho stavano guerreggiando con il sugo e Junsu rideva come un matto mentre Changmin lo teneva stretto a sè abbracciandolo come un koala.
L'aria in quei giorni era stata pesante ed anche lui che viveva in camera sua come se fosse in un altro mondo, se ne era accorto.
Però in quel momento non sembrava così.
I suoi amici stavano scherzando ed erano felici.
Anche senza di lui.
Già.
Poteva vederlo chiaramente che nonostante lui non ci fosse i suoi amici restavano comunque sereni e felici, niente intaccava la loro felicità.
Allora perchè continuavano a tenerselo con loro e ad accudirlo come se fosse importante?
No.
Probabilmente era solo perchè il loro manager glielo aveva chiesto, anzi come al solito glielo aveva imposto.
Era solo un peso e niente di più.
E nonostante desse per scontato che quei ragazzi dopo otto anni fossero la sua vita, la sua famiglia....in quel momento si sentiva così estraneo a loro.
Così solo.
Posò il suo sguardo su Junsu beandosi del suo sorriso felice, del suo sorriso così sereno.
Fece scorrere lo sguardo sulla sua figura e notò come Changmin lo stringeva a sè.
Le loro mani intrecciate.
I loro sguardi così sereni.
Ed era vero, da quando stavano insieme non li aveva mai visti tristi o...persi.
Ed era proprio vero.
Con lui Junsu stava male.
Non poteva farci nulla, non avrebbe mai ottenuto quell'amore che tanto desiderava.
Doveva farsi forza come Lee gli aveva sempre detto.
Già Lee.
Dov'era ora?
Dov'era ora che aveva bisogno di lui, ora che si sentiva solo...ora che aveva bisogno di calore?
Sentì gli occhi inumidirsi, non voleva farsi sentire dai suoi amici.
Non voleva sentire quei sorrisi falsi rivolti a lui, quelle parole inventate quelle pure formalità...sapeva che loro non provavano davvero bene nei suoi confronti, dopo otto lunghi anni sentiva che tutto quello che credeva d'aver vissuto non era altro che un'invenzione della sua mente.
Ed ora...mai come adesso si sentiva così perso.
Ci sarà stato mai un posto adatto a lui in quel mondo?
Si diresse in bagno.
Chiuse la porta a chiave.
Nonostante i riscaldamenti fossero accesi sentiva freddo.
Forse aveva la febbre.
Si avvicinò allo specchio.
Da quanto tempo non si guardava.
Aveva un aspetto terribile, le labbra un tempo rosee e sempre contornate da un sorriso ora erano scarne, quasi morenti.
Gli occhi che rilasciavano piccole goccioline erano rossi, erano vuoti.
La pelle nivea.
Era un'altra persona.
Non era lo stesso Yoochun di qualche anno prima.
O di qualche mese prima.
Era un'altra persona...un estraneo.
Una brutta copia di sè stesso...eppure non sentiva fastidio nel vedersi in quello stato.
Non sentiva nulla.
Se non pena per quella figura così indifesa di fronte a sè.
'Perchè?' continuava a ripetersi mentalmente, pensando agli amici e alla loro felicità.
'Perchè?' continuava a chiedersi pensando a Junsu e a Changmin.
'Perchè?' continuava ad urlare internamente pensando a Lee e a ciò che era stato per lui anche se per così poco tempo.
"PERCHE'?" urlò prendendo il bicchiere di vetro posto sul lavello e scaraventandolo contro lo specchio.
Osservò il vetro del bicchiere frantumarsi contro lo specchio che si ruppe anch'esso lasciando cadere pezzi di vetro a terra.
Si allontanò di scatto cercando di evitare il vetro che si propagava dappertutto.
Ma arretrando inciampo nel tappeto e cadde a terra sbattendo contro la vasca.
Rimase li.
Seduto contro la vasca.
Con la testa dolorante e il corpo immerso tra il vetro.
Qualche scheggia lo aveva colpito in volto.
Ma forse non aveva lasciato nessun segno.
Sentì dei passi farsi vicini.
Sicuramente erano i suoi amici, alla fine non era riuscito ad evitarli.
Sentì gli occhi farsi sempre più liquidi.
Aveva bisogno di piangere, di sfogare la sua rabbia in qualche modo, di far scivolare via il suo dolore insieme alle lacrime ne aveva così dannatamente voglia e bisogno.
Guardò a terra i pezzi di vetro intorno a sè.
Ne prese uno di media lunghezza.
Lo guardò meglio.
Che stava facendo?
"Yoo? Sei li dentro? Che è successo?" una voce lo riscosse dai suoi pensieri.
Era Changmin.
Non voleva sentirlo parlare.
Non voleva ascoltare quella voce, quella dannata voce che Junsu sentiva sempre, che Junsu amava e di cui non poteva fare a meno.
Guardò di nuovo il pezzo di vetro.
"Yoo ci sei?" richiamò Yunho bussando alla porta.
Portò il vetro sul suo polso nudo.
Ancora non riusciva a capire perchè se fosse Dicembre camminava per casa con una canotta leggera.
"Yoochun apri la porta!" urlò Jaejoong battendo forte la mano sulla porta.
Yoochun chiuse gli occhi.
Perchè l'unica voce che in quel momento voleva sentire non gli diceva nulla?
Perchè la voce calda di Junsu non raggiungeva le sue orecchie?
Perchè?
"Ragazzi forse si è sentito male...abbattiamo la porta" affermò Changmin.
Yoochun si guardò il polso.
E lui...perchè lui si preoccupava in quel modo?
Non gli bastava essersi preso il suo Junsu? Doveva anche farlo sentire amato?
No!
Non lo accettava.
Con forza passò il vetro sul polso.
Non sapeva cosa stava incidendo, non sapeva cosa avrebbe marchiato e a cosa sarebbe servito ma...forse provare dolore fisico lo avrebbe aiutato a non pensare a tutto quel caos che regnava sovrano nella sua testa.
Il sangue fuoriuscì rapidamente sgorgando a fiotti.
Bruciava.
Ma nemmeno lo sentiva quel dolore.
Passò il vetro anche sull'altro polso.
Non riusciva a fare tanta forza.
Gli faceva male il braccio.
Era come se stesse andando a fuoco.
Incise anche l'altro polso poi gettò il vetro contro la porta.
Forse per far capire che lui era li, ed era ancora vivo e...che li stava ascoltando.
O forse si divertiva a farli preoccupare.
Abbassò le braccia lungo i fianchi osservando il sangue scivolare giù lungo le mani e finire a terra mentre si perdeva tra le fessure tra le mattonelle.
Sembrava la scena di un film.
Sembrava surreale ma...era la realtà. E lui era in quella realtà.
Sentiva male.
Sentiva così male.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, sentiva i suoi amici trafficare dall'altro lato della porta ma non capiva con cosa.
Non voleva essere salvato.
Perchè non sentiva la voce di Junsu?
Chiuse gli occhi abbandonandosi con la testa sul bordo della vasca.
Sentiva freddo ora.
Sarebbe morto dissanguato?
Era un buon modo per morire forse.
"Yoochun!" urlò una voce accanto a lui.
Faticò ad aprire gli occhi ma...quella voce la conosceva bene, era il suo Junsu.
Quella era la calda voce del suo amore, che..ci faceva li?
Spostò lo sguardo verso la finestra e lo vide entrare da questa arrampicandosi in malo modo.
Sbarrò gli occhi per quello che potè, come aveva fatto Junsu a salire da li?
Già è vero.
Non lo sapeva perchè non lo aveva mai utilizzato ma...c'era un balcone che univa il salotto al bagno.
Non vi usciva mai poichè era abituato ad uscire sull'altro balcone in cucina.
Come era stato stupido, aveva lasciato anche la finestra aperta.
Junsu si precipitò accanto a lui stringendolo forte.
"Che hai fatto stupido! Non preoccuparti ora ti portiamo in ospedale, resisti ok?" sussurrò Junsu velocemente stringendolo a sè.
Fece per alzarsi per far entrare gli altri.
Ma Yoochun lo fermò.
Bloccandolo delicatamente per la maglia.
Junsu lo strinse.
"Apro gli altri resisti ok?" gli sussurrò dolcemente dandogli un bacio sulla fronte.
"Ti amo" sospirò lentamente Yoochun abbandonandosi poi sul petto di Junsu.
E tutto era diventato buio intorno a sè.
"A volte le persone commettono gesti davvero stupidi
per motivazioni ancora più futili.
A volte le persone non riescono ad accettare una
realtà troppo scomoda una realtà che non giova a loro favore.
A volte le persone proprio non riescono a guardare avanti
senza restare legati ad un ricordo.
A volte le persone non riescono a fare altro se non
ad illudersi per provare un minimo di felicità.
Ma nonostante la loro illusione e i loro continui tentativi, proprio
non riescono a raggiungerla questa felicità perchè...
...perchè questa è proprio li davanti ai loro occhi, e loro non la vedono.
Continuano a girarci intorno come degli ossessi eppure...non riescono a guardare al centro
di questo cerchio immaginario che tracciano con il loro corpo continuando a girare ancora e ancora...
...se solo ci guardassimo intorno, se solo cercassimo di uscire dall'illusione che la nostra mente crea forse...
...tutti potremmo vedere quella felicità e carpirla, acchiapparla con le nostre mani e goderne.
Peccato però che l'uomo sin dai tempi antichi proprio non riesce..
...a non vivere nell'illusione"
Cercò di girarsi di lato per dormire tranquillamente.
Ma qualcosa glielo impedì.
Era come...legato.
Si svegliò lentamente aprendo gli occhi e trovandosi immerso in una camera semibuia completamente bianca.
Cercò di tirarsi su ma...era inutile.
Provò a muovere il braccio sinistro ma era come bloccato.
Cosa gli succedeva e dov'era?
Cercò di fare mente locale di quello che era successo prima di trovarsi li ma...non gli veniva in mente nulla.
Era come se avesse perso la memoria.
Gettò uno sguardo al braccio e notò che questo era legato ai bordi del letto con delle cinte, guardò anche l'altro braccio che aveva subito la stessa sorte del compagno.
Notò dei fili che partivano dalle sue braccia e finivano su di un'asta dove vi era appesa una bustina con un liquido rosso all'interno.
Era...sangue?
Sangue.
Immagini del sangue caldo che colava dalle sue braccia e finiva a sporcare il pavimento inoltrandosi sulle mattonelle nivee e le macchiava di rosso, comparvero nella sua mente.
Trasalì.
Già ora ricordava tutto.
Che pazzia aveva combinato? Doveva essere davvero matto.
I suoi amici non erano li, e forse non ci sarebbero mai stati pensò tristemente.
Come aveva potuto immaginare di trovarli li dopo tutto quello che gli stava facendo patire?
Era proprio patetico.
Pur di attirare l'attenzione su di lui era ricorso a mezzi così sporchi così vili.
Non si riconosceva più.
Sospirò.
Guardava il soffitto su di sè.
Ma che diavolo ne stava facendo della sua vita? Stava gettando tutto via, stava sentendo il suo destino scivolare su di lui e lasciarlo da solo li in un angolo buio in una stanza d'ospedale spoglia e senza calore e tutto quello per cosa?
Basta.
Non ce la faceva più a non reagire.
Non ce la faceva più a non parlare.
Non ce la faceva più a non vivere.
"Basta" sussurrò lentamente ascoltando la sua calda voce espandersi nella sala.
Ricordò di aver urlato quando era ancora nel bagno in casa.
Ma nemmeno l'aveva sentita la sua voce.
Quella voce per cui in quel momento stava penando...e poi per cosa?
Per nulla.
Credeva di aver fatto del male a Lee ma si sbagliava.
Lee stesso prima di andarsene aveva chiesto a Yoochun di continuare a cantare.
Stava solo immaginando un dolore inesistente.
Ed ancora una volta si ritrovava a vivere in una stupida fantasia dalla quale non vedeva uscita.
La verità era che non ne era mai uscito, aveva fatto pace con i suoi amici, aveva detto addio a Junsu ma la verità era che nonostante ci stesse provando non riusciva a dimenticare la figura di quel ragazzo che amava più della sua stessa vita.
Il suo Junsu.
I suoi occhioni da cucciolo, il suo sorriso caldo, quelle labbra così sensuali.
No.
Anche questa era un'illusione.
In realtà non ci stava provando per nulla a dimenticarlo.
Ed in quelle settimane era stato così male non solo per Lee, era stato così male per Junsu.
Aveva chiuso il suo cuore, aveva serrato le sue labbra, aveva innalzato mura inesistenti davanti a sè eppure...eppure aveva lasciato libera un'entrata scrivendoci sopra in grande "riservato a Junsu".
E ogni volta che Junsu andava da lui per accudirlo era felice e dimenticava il suo dolore.
Era stato meschino e squallido.
Si era preso gioco di quelli che erano stati i suoi migliori amici e per cosa?
Solo per avere ancora Junsu.
No.
La verità era che restando li non ce l'avrebbe mai fatta a dimenticarlo.
La verità era che proprio l'amore per Junsu e la sua vicinanza lo facevano stare male, anche solo sentire il suo profumo gli faceva perdere la ragione e...non gli faceva più distinguere il bene dal male.
No.
Non doveva più vederlo.
Sentì un rumore provenire dalla porta, alzò la testa dal cuscino per vedere chi fosse e notò la figura di Yunho che entrava silenziosamente nella camera.
"Yunho?" lo richiamò lentamente.
Yunho si voltò verso di lui.
Gli occhi sgranati.
Finalmente lo aveva sentito parlare.
"Yoochun ti sei svegliato? Come stai?" chiese Yunho sorridendo lievemente ed avvicinandosi al letto.
"Beh se potessi togliere questi fili credo che starei meglio." rispose Yoochun guardando sconsolato l'amico.
"Non fare scemenze! Hai perso molto sangue e ti stanno facendo una trasfusione. Questa volta l'hai combinata proprio grossa, si può sapere cosa pensavi di fare?" lo richiamò Yunho sedendosi su una sedia accanto a lui e prendendogli una mano tra le sue.
Yoochun chiuse gli occhi al contatto con la pelle di Yunho.
Era così tanto tempo che non parlava da solo con lui.
Eppure Yunho era sempre stato il suo migliore amico, colui con il quale riusciva ad essere sè stesso.
Colui al quale diceva tutto, con cui non si sentiva a disagio a parlare di sè stesso.
"Nulla Yunho...la verità è che ho davvero superato ogni limite. Non ho retto tutto e mi sono lasciato andare in un modo sbagliato."
"Ma è per Lee?"
Yoochun sospirò.
"Per Lee...per Junsu....per ogni cosa. Non so più cosa fare della mia vita, mi sento così solo Yunho. Quando vi ho visti giocare così allegramente in cucina ho davvero pensato che anche senza di me sareste stati bene, e che...forse sareste stati meglio senza un peso come me tra le scatole. In quattro siete davvero felici e non servo io a minacciare questa felicità facendovi sempre e solo del male"
Yunho si rattristò.
Non pensava che l'amico potesse sentirsi così, non credeva che potesse stare così male.
"Tu non sei solo. So per te quanto sia difficile crederci in questo momento ma...davvero Yoochun non sei solo. Non sei un peso che dobbiamo portarci dietro ogni volta, tu sei un nostro amico e ti vogliamo bene. Ci hai visti in un momento sereno però è stato solo quel momento, non hai visto le lacrime di Jaejoong o le sfuriate di Changmin mentre stavi male, tutti noi siamo stati in pena per te. E lo siamo ancora. Ti vogliamo bene e non sappiamo più come fartelo capire."
Yoochun chiuse gli occhi.
Perchè non capiva mai nulla?
Perchè fraintendeva sempre tutto ed ogni volta finiva per combinare casini che facevano stare male le persone a lui più care?
"Yunho sono proprio uno stupido. Non ho davvero capito nulla in tutto questo tempo...siete l'unica famiglia che mi rimane eppure sto perdendo anche voi" sussurrò Yoochun mentre una lacrima cadeva dal suo occhio.
Yunho portò il dito alla guancia di Yoochun asciugando la piccola gocciolina.
"No Yoochun, anche ora non hai capito nulla. Non ci stai perdendo, non ci perderai mai e proprio non vuoi capirlo eh? Non ci puoi perdere, noi ti vogliamo in questo gruppo noi non siamo più un gruppo se non ci sei tu vuoi capirlo o no?" sorrise Yunho infondendogli calore.
Da quanto tempo non si sentiva più così amato.
"Yunho ti voglio bene" sussurrò dolcemente.
"Anche io baka" rispose Yunho ridendo.
"In ogni caso io...devo comunicarti una cosa" si fece serio Yoochun.
"Dimmi..."
E sapeva che forse quella decisione sarebbe stata dolorosa per tutti.
Sapeva che forse non tutti l'avrebbero accettata.
Ma sapeva che non c'era motivo di preoccuparsi perchè...grazie a quella decisione i Dong Bang Shin Ki sarebbero stati più uniti che mai.
Sapeva che sarebbe stato male per un pò ma sapeva anche che...quello era l'unico modo per salvare la sua famiglia.
"Salve siamo i Dong Bang Shin Ki e dopo settimane di silenzio stampa abbiamo deciso di chiarire la nostra situazione e di smentire riguardo le false voci che circolano sul nostro conto" dissero in coro i cinque ragazzi comodamente seduti dietro una scrivania di colore nero.
Di fronte a loro un mare di giornalisti li osservava impaziente.
Jaejoong tremò sembravano quasi leoni che dinanzi ad una gustosa preda studiavano il modo migliore per attaccarla e sbranarla e...divorarla.
Yunho gli prese una mano sotto il tavolo.
Sapevano di non doversi nascondere oramai tutti erano a conoscenza della loro relazione però...non voleva condividere con tutti quel gesto.
Voleva che solo Jaejoong si beasse di quel calore e capisse che quel gesto era un modo per fargli forza e sostenerlo.
Jaejoong sorrise felice senza distogliere lo sguardo dai giornalisti.
Aveva capito che la sua colonna era li accanto a lui e lo avrebbe sostenuto se avesse vacillato o se fosse caduto completamente.
"Bene, da ora ha inizio questa conferenza potete fare le vostre domande" annunciò il manager ai giornalisti.
Questi uno ad uno alzavano la mano rivolgendo ai ragazzi le domande più spietate, le domande che più temevano ma che avevano bisogno finalmente di una risposta.
"Changmin è vero che pochi giorni fa ha aggredito un giornalista nel palazzo dove alloggiate? Perchè questo atto bestiale nei confronti di un uomo che altro non stava facendo se non il suo lavoro?" chiese una donna dai capelli neri raccolti in uno chignon e con degli occhiali dalla montatura azzurra calati sul naso.
Changmin sospirò.
Notò lo sguardo dei suoi amici su di sè.
Si schiarì la voce.
"Mi dispiace informarla che le notizie che le sono sopraggiunte sono errate difatti questa questione è già stata chiarita dal mio avvocato e da quello del giornalista che ha aggredito me. Ho molto rispetto per i giornalisti e so che fare domande e interessarsi della nostra vita è il loro lavoro ma non accetto il fatto che comincino ad insultare me ed i miei amici. Siamo degli artisti per questo motivo dobbiamo essere trattati da tali e non come dei criminali. Io ho solo risposto alle dure affermazioni che questi mi ha rivolto ed il primo a scagliarmi un microfono addosso è stato lui. Ci sono dei testimoni dell'accaduto di conseguenza le ripeto che io non ho aggredito proprio nessuno." rispose gentilmente sorridendo cordiale alla donna che, sembrando infastidita da quel gesto, abbassò gli occhi scribacchiando qualcosa su un taccuino.
Altre domande si susseguivano a raffica e quasi non riuscivano a rispondere, quei giornalisti li stavano distruggendo.
"Yunho e Jaejoong cosa ci dite riguardo la vostra relazione? Non credete che così facendo molte fan si allontaneranno dal gruppo?" chiese un giovane ai due ragazzi che ancora si tenevano per mano.
Jaejoong sorrise.
"No non ci preoccupiamo affatto di questo, siamo una band e sappiamo che le nostre fan ci seguono per la nostra musica e per il nostro talento, ci sostengono in ogni cosa facciamo e credono in noi, abbiamo molta paura di perderle ma noi crediamo in loro così come loro credono in noi. Il nostro amore è sincero non è una trovata pubblicitaria così come dicono in molti, è frutto di qualcosa di sincero che viene dal cuore e sappiamo che chi ci conosce questo lo ha già capito da tanto tempo ormai" disse tranquillamente Jaejoong stringendo più forte la mano di Yunho che ricambiò la stretta.
Altre domande vennero fatte ed altre risposte vennero date.
Domande su domande.
Solo domande.
Erano sfibrati ma tutto sommato felici perchè sapevano di non dover più mentire.
Finalmente la verità veniva a galla.
Finalmente quei leoni si stavano trasformando in teneri agnellini poco alla volta.
"E riguardo la morte di Changmin? Cosa ci dite a riguardo? In molti pensano a questo come una trovata pubblicitaria" chiese qualcuno nella sala sorridendo maligno.
Changmin stava per rispondere quando Junsu lo fermò.
Si voltò verso l'uomo con uno sguardo di ghiaccio.
"Non è una trovata pubblicitaria. Non abbiamo finto il giorno del funerale, non abbiamo finto in quei tre lunghi anni senza di lui, siamo stati veramente male sapendo di aver perso non solo un membro del nostro gruppo ma anche uno dei nostri migliori amici, uno della nostra famiglia. Siamo stati male sul serio e quella sicuramente non era una trovata pubblicitaria, Changmin ha perso la memoria non poteva tornare se non ricordava chi era e da dove veniva, però è tornato...ha scoperto chi in realtà era ed è tornato ed ora siamo di nuovo insieme, si c'è stato sbigottimento e sappiamo quante persone hanno sofferto per questo avvenimento, lo immaginiamo perchè lo abbiamo vissuto in prima persona ed appunto per questo dico che non avremmo mai potuto giocare con il dolore delle fan o dei nostri parenti o di altre persone solo per pubblicità." rispose Junsu tremando.
Stava per piangere Changmin se ne accorse.
Poggiò una mano sulla sua gamba stringendola forte.
"Non piangere" sussurrò dolcemente al suo orecchio.
Junsu lo guardò dolcemente.
"Con te al fianco sono forte" sussurrò di rimando sorridendo.
Ed erano proprio diventati degli agnellini.
Quegli avvoltoi che poco prima volteggiavano intorno ai loro corpi pronti a divorarli erano semplici canarini che ora cantavano allegramente e sorridevano persino.
Che potere innato avevano.
La conferenza stava volgendo al termine.
I giornalisti erano soddisfatti, finalmente i Dong Bang Shin Ki non sarebbero stati più la band dei misteri ma solo una band che aveva attraversato un momento di crisi che ne aveva passate tante...anzi troppe e che ora si preparava per rimontare di nuovo e per scalare ancora una volta la vetta di tutte le classifiche.
Un uomo si alzò.
Al centro della sala solo lui era in piedi con i suoi occhi cupi, famelici. Sembravano gli occhi di un lupo.
"E per quanto riguarda la depressione di Yoochun? Nessuno ha detto niente al riguardo. Sono tante le voci che girano, droga depressione gelosia...qual'è la verità?" chiese ghignando sadico.
Yunho guardò Yoochun.
Aveva paura.
Paura che la sua voce tremasse nel dare quella risposta.
Che potesse cominciare a piangere da un momento all'altro.
Che potesse dire la verità.
Ma doveva chiarire quella storia una volta per tutte.
"No. La verità è che nessuna di queste storie è vera...non sono geloso della storia di Yunho e Jaejoong tanto per cominciare, questi sono miei amici e non posso che essere felice per loro..."
Gli occhi di Junsu erano posati su di lui poteva sentirli.
"...non mi sono drogato se è questo che in molti pensano..."
No la realtà era che lui era dannatamente dipendente da quella droga chiamata Junsu.
"...non ho cominciato nessuna riabilitazione sono stato bene tutto questo tempo..."
Invece no. Aveva cominciato la cura per dimenticare Junsu, una cura che lo aveva portato ancora più alla rovina.
"...ho perso dei miei amici. E sono stato male, tutto qui. Purtroppo ho perso due persone a me tanto care e non ce l'ho fatta a lavorare, i miei amici mi sono stati vicini e li ringrazio molto di questo, così come ringrazio il manager e tutti i funzionari della SM e tutti gli altri amici e parenti. Questa è la pura e semplice verità!"
I quattro ragazzi abbassarono lo sguardo.
Come facevano male le parole di Yoochun.
Yunho aveva raccontato loro tutto, sapevano di quanto in quel periodo si era sentito solo di quanto aveva sofferto...eppure non avevano potuto farci nulla, non lo avevano capito, non avevano sospettato niente presi dai loro problemi, presi da loro stessi.
Junsu chiuse gli occhi.
Stava così male.
Yoochun aveva detto di aver perso due amici, sapeva che uno di questi era Lee mentre l'altro....era lui.
Ripensò al suo sguardo disperato quel giorno in bagno mentre gli sussurrava di amarlo.
Come era umanamente possibile far soffrire così una persona?
Doveva essere proprio un mostro.
Si destò dai suoi pensieri vedendo i giornalisti applaudire, loro si alzarono inchinandosi ed uno alla volta uscirono dalla sala.
Era finita.
Finalmente quella tortura era finita.
Ci avevano messo otto settimane prima di quella conferenza ma...ne era valsa la pena, ora potevano definirsi liberi dalle accuse violente e false delle malelingue che volevano la loro rovina.
Dall'incidente di Yoochun tutto si era risolto, l'amico aveva chiesto scusa agli amici spiegando di non essere in sè quel giorno.
Aveva cominciato a comportarsi come anni prima, come otto anni prima, come i primi giorni in cui si erano conosciuti.
Lo vedevano sereno, lo vedevano sorridere...eppure qualcosa di strano c'era in quel comportamento.
Ma ancora una volta non ci avevano fatto caso.
Il manager si avvicinò ai ragazzi sorridente.
"Ragazzi siete stati grandiosi oggi, finalmente avete messo a tacere quelle lingue avvelenate e non dovrete più preoccuparvi di nulla" sorrise l'uomo mettendo una mano sulla spalla di Yunho.
"Questo perchè siamo i Dong Bang Shin Ki" rise Yoochun seguito a ruota dagli amici.
"Vi voglio bene ragazzi" sorrise guardandoli uno ad uno.
"Si anche noi ti vogliamo beneeeeeeee" urlò Changmin lanciandosi su di lui seguito a ruota dagli altri.
Finalmente erano di nuovo felici.
Finalmente.
La casa ancora immersa nel buio della notte.
Il silenzio regnava sovrano.
Una figura si muoveva silenziosa ormai abituata a quell'appartamento.
Entrò furtivamente nella camera di Jaejoong e Yunho, entrambi a letto dormivano abbracciati, Yunho era avvinghiato a Jaejoong come fosse un koala.
Sorrise dolcemente.
Erano davvero belli insieme.
Portò una mano tra i capelli di Yunho "svegliati!" sussurrò lentamente all'orecchio del leader.
Questi dopo un pò aprì gli occhi guardandosi intorno.
Notò la figura accanto a lui.
Non si spaventò.
Sapeva di chi fosse quella voce, sapeva cosa di li a poco sarebbe successo.
"E' ora?"
"Già"
Si alzò lentamente mentre la figura si allontanava dalla camera.
In silenzio si vestì.
Un vuoto dentro di sè lo bloccava.
Aveva così tanta voglia di piangere.
Uscì dalla stanza notando la figura accanto alla porta.
Aiutò il ragazzo a trasportare giù le pesanti valigie.
Scesero in garage.
Li il manager ed altre persone dello staff li attendevano accanto alla moto fiammeggiante di Yunho.
I ragazzi si avvicinarono.
Un groppo alla gola impediva di parlare.
"Soo Man si raccomanda di tornare presto e tutto intero ok?" parlò l'uomo mentre abbracciava il ragazzo con fare paterno.
"Tornerò sicuramente siete la mia casa, solo che...devo proprio andare" sussurrò il ragazzo tristemente.
Yunho aveva lo sguardo basso.
Non avrebbe pianto.
No non poteva piangere.
Indossò il casco salendo sulla moto insieme al ragazzo.
Le valigie di questi vennero caricate in un'auto che li avrebbe seguiti all'aereoporto.
Uscirono dal garage.
Il freddo della notte li avvolgeva mentre questi schizzavano a tutta velocità per le strade di Seoul.
Le luci si susseguivano fulminee.
Il natale era alle porte, ma lui quell'anno lo avrebbe festeggiato da qualche altra parte.
Chissà quando avrebbe rivisto quelle strade.
Chissà quando avrebbe potuto rivivere il Natale con quelle persone.
Chissà se sarebbe mai tornato.
No.
Di questo era certo.
Sarebbe sicuramente tornato.
La sua famiglia, la sua casa era li.
In quattro potevano cavarsela, aveva degli amici forti.
E sarebbe tornato di nuovo un giorno.
A riprendere quel posto fondamentale nella band.
Si sarebbe sicuramente tornato.
Arrivarono all'aereoporto, nonostante fosse notte la gente entrava ed usciva da quel grande edificio.
Scese dalla moto togliendosi il casco.
"Non entrare. Se lo farai non avrò la forza di partire" sussurrò guardando Yunho negli occhi.
"Farei di tutto per fermarti, ma so che questo ti farebbe solo male per questo ti saluto qui amico mio." rispose Yunho togliendosi il casco mentre una lacrima lottava per scivolare giù.
Non doveva piangere.
Doveva farsi forza.
Forza.
"Tornerò"
"Se non lo farai sai che verrò a cercarti in capo al mondo...anzi che verremo a cercarti in capo al mondo e ti troveremo e ti trascineremo qui"
Sorrise.
Si i suoi amici ne erano capaci.
L'auto con le sue valigie arrivò.
Da questa scesero due uomini che scaricarono i bagagli.
Sospirò.
Salutò gli uomini.
Yunho lo osservava.
Era così difficile separarsi da lui.
"Allora io vado" disse sorridendo malinconico.
"Per favore. Prima di andartene voglio darti questa - disse prendendo dalla tasca del cappotto una bustina - dalla a lui ti prego" sospirò sconsolato.
Yunho la prese.
"Torna presto stupido!"
"Ciao Yunho" sorrise ancora una volta.
Una lacrima cadde dal suo occhio.
Yunho si mise il casco e accese la moto.
"Ti aspettiamo"
"Tornerò Yunho. Arrivederci."
"Arrivederci" sussurrò mentre l'amico si voltava e lentamente cominciava ad entrare nell'aereoporto.
Non era finita lo sapevano entrambi.
Non era un addio.
Era solo un arrivederci.
Solo un arrivederci.
Sfrecciò velocemente per le strade di Seoul, non voleva tornare a casa.
Se sapeva che quello era un arrivederci perchè piangeva comunque?
Perchè dai suoi occhi le lacrime non smettevano di cadere perchè?
Fermò la moto.
Era su un ponte.
Sotto di lui l'acqua scura brillava alla luce della luna.
Guardò l'orizzonte.
Un aereo passò silenzioso in cielo.
Era li sopra ora il suo amico?
E quando lo avrebbe rivisto?
Estrasse la lettera che portava in tasca.
Forse presto...o forse mai.
Le lacrime cominciarono a cadere.
Lacrime ed ancora lacrime bagnavano il suo volto.
Cominciò a singhiozzare.
Forte.
Male.
Sentiva male al cuore.
Nonostante sapesse che quello non era un addio.
Era solo un arrivederci.
"Torna presto" sussurrò guardando l'aereo volare via lentamente.
***
L'odore di caffè si propagò per tutta la casa.
Volenti o nolenti gli abitanti di questa si destarono dal loro sonno.
Il primo ad uscire dalla sua camera fu Changmin che camminando come uno zombie si recò in cucina mentre ancora si stropicciava gli occhi.
In breve tutti i ragazzi si erano riuniti in cucina.
"Buongiorno" mugugnavano uno ad uno mentre si sedevano al tavolo affamati.
Yunho sorrise.
"Che dormiglioni che siete" affermò versando il caffè in quattro tazze.
Le poggiò su un vassoio che pose al centro della tavola insieme ad un piatto in cui facevano bella mostra quattro grandi cornetti fumanti.
"Yuhm" disse Junsu lanciandosi sui cornetti.
"Amore tu non mangi?" chiese Jaejoong notando che Yunho era scomparso in salotto.
"Un attimo" rispose Yunho andando verso la sua giacca.
Estrasse la lettera che l'amico gli aveva porto poco prima.
La strinse a sè mentre arrivava in cucina.
Tutti lo fissarono spaesati.
Yunho aveva uno sguardo triste e stringeva la lettera tra le mani.
Si sedette al tavolo.
Vi poggiò sopra la lettera e la lasciò scivolare verso uno degli amici.
Questi lo guardò ancora più confuso mentre gli altri si voltavano ora verso di lui.
"Cosa...cos'è?" chiese ingenuamente.
"E' per te" sussurrò Yunho senza dire altro.
Guardò l'amico prendere la lettera e cominciare a leggerla.

(foto di Nakashima)
Lacrime cominciarono a cadere dai suoi occhi.
Copiose.
Lacrime amare.
Di tristezza.
Era un addio? Un arrivederci?
Changmin si alzò andandogli vicino ed abbracciandolo mentre su di sè lo sguardo degli amici si posava dolcemente quasi volessero accarezzarlo, confortarlo.
Yoochun se n'era andato per dimenticarlo.
Lo aveva sempre saputo che tutto quello era accaduto per colpa sua.
Solo per colpa sua.
Si strinse a Changmin.
Voleva sentirlo, voleva sentire il calore di quel corpo che lo aiutava a vivere.
"Non è un addio" sussurrò Yunho.
Junsu lo guardò confuso.
"Tornerà me lo ha detto ed io credo in lui." sorrise dolcemente.
Gli altri lo guardarono confusi.
"N -Non è un addio?" balbettò Jaejoong triste.
Yunho scosse la testa.
"No...lui è un membro di questa famiglia...tornerà" sorrise pieno di fiducia.
Si ne era certo.
Yoochun sarebbe tornato e quando lo avrebbe fatto loro sarebbero stati di nuovo pronti ad essere gli Dei sorgenti dell'Est.
Ancora una volta.
Ancora Insieme.
Per l'eternità.
"Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sì pensosa sei, tu forse intendi,
per questo viver terreno, il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perchè delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo."
(Leopardi - canto notturno di un pastore errante dell'Asia)
Fine




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