
Autrice: °Kikyo91°
Tratta: Junsu Life (Dong Bang Shin Ki) (Junsu-Junho)
Tipo: Yaoi (contenuti espliciti, scene esplicite)

(immagine di Kikyo)
- … -
- … -
- …JunHo…? -
- mh? -
- …tu…mi vuoi bene? -
- …certo che si… -
- …mi ami? -
- … -
- … -
- …certo che si ….JunSu… -
****
Oggi è una giornata soleggiata.
Il cielo è limpido, quasi irrealmente perfetto.
Non vi è una nuvola all’orizzonte, si sta bene.
E pensare che siamo a Dicembre!.
In questo momento dovrei essere ad allenarmi a baseball.
Dovrei essere con i miei compagni, dovrei prepararmi per la partita che avverrà fra due giorni.
Dovrei.
Eppure, eccomi qui, di nuovo, davanti alla porta di casa sua.
Sto fermo a fissarla per parecchi attimi.
Non so se bussare o andarmene.
Tanto, son sicuro che non c’è nessuno.
Massì, bussiamo! Mal che vada, avrò fatto tutta questa strada inutilmente!.
Mi preparo psicologicamente a ciò che dovrò dirgli da un momento all’altro.
Sospirando rumorosamente, do un colpo secco alla porta.
Attendo.
…
Non sento alcun rumore.
...
Ecco, lo sapevo! Non c’è
Perfetto! Sono venuto un ennesima volta, inutilmente!
Speravo di trovarlo a dire il vero.
Ogni volta spero che sia così.
Ed ogni volta la sua assenza mi ricorda il genere di lavoro che fa.
Sospiro nuovamente, questa volta decisamente sconsolato.
Oggi è un giorno molto speciale.
Tuttavia, a quanto pare quest’anno sarà un po’ diverso.
Oh, ma che dico! È da anni ormai che si ripete la solita storia!.
Faccio per andarmene, quando mi ricordo del motivo per cui sono qui: i fretta e furia, appoggio sullo zerbino della porta un pacco che avevo tenuto in mano fino a questo momento.
Lo appoggio alla porta, in modo che sia ben visibile.
Anche se ho la netta sensazione che lo vedrà domani…forse.
Poco importa.
Per me, l’unica cosa che conta è che lui lo riceva!.
Poche parole ci sono scritte sulla superficie di quel pacco.
“Buon Compleanno fratellino!”
JunHo
**
- Buon compleanno JunSu! -
La voce squillante di JaeJoong mi ricorda sempre che dovrei chiudere a chiave la porta della mia camera quando ho intenzione di rimanere solo a pensare.
Ma ogni volta, non penso mai ad una possibile eventualità di essere disturbato in continuazione dai miei amici con uscite del tipo “ vai a lavarti per primo?!” oppure, “hai visto la mia biancheria?” o ancora “ metti in ordine la stanza più tardi!”.
Faccio per girarmi un po’ scocciato, non ho proprio l’umore adatto per sentire cosa ha da dire, nonostante gli voglia un bene dell’anima.
Tuttavia, in meno di due secondi ,me lo ritrovo addosso.
Mi stringe forte, facendomi quasi male. Continua a sbaciucchiarmi sulle guancie e ad accarezzarmi la testa entusiasta.
- Hyung…ma cosa…? – cerco di dire tra un abbraccio e l’altro
- come cosa?! – esclama JaeJoong sorpreso quanto me - oggi è il tuo compleanno, scemo! -
- …lo so Hyung… - sospiro – ma mi avete già fatto gli auguri questa mattina…ricordi? -
- si, è vero! ma non puoi startene tutto il giorno chiuso in camera! -
- non ho voglia di uscire Hyung…fa freddo… - borbotto a bassa voce
JaeJoong da un occhiata fuori dalla finestra.
Non c’è nemmeno uno spiraglio di sole. Il cielo è nuvoloso e poche ore prima aveva pure nevicato.
Non so se abbia capito che la mia era tutta un’improvvisazione per non dover uscire. In realtà, fino a questo momento, non sapevo che tempo facesse.
Lo sento sospirare un po’ afflitto. Sicuramente, sperava che, almeno il giorno del mio compleanno, fossi felice.
Ma lo sono! Io sono felice! Sono felice di passare il mio compleanno con i miei più cari amici. Tuttavia, vorrei non essere qui.
Almeno questa volta.
Almeno quest’anno.
Vorrei non essere in Giappone in questo momento.
- JunSu…ma si può sapere che cos’hai? – mi domanda JaeJoong nuovamente.
Questa volta il suo tono è davvero preoccupato.
Evito di guardarlo, mi imbarazza troppo. Forse perché ha gli stessi occhi, lo stesso sguardo di una madre.
Beh, in fondo, JaeJoong è come una madre per i membri del gruppo.
È la nostra Umma, diciamo!.
- niente di particolare…sono solo un po’ stanco… - rispondo cortesemente
Sorrido, cerco di essere convincente. E probabilmente non ci riesco nemmeno.
Lui mi sorride a sua volta, ma molto discretamente.
Forse ha capito che non voglio essere disturbato oltre.
- JunSu… - mi chiama un ultima volta prima di andarsene
- mh? -
- ….mandagli un messaggio no? So che non è la stessa cosa, ma è meglio di nulla… -
Lo guardo incredulo e annuisco piano.
Detto questo, esce e chiude la porta, lasciandomi solo.
No, a quanto pare JaeJoong ha capito perfettamente il motivo del mio comportamento.
Beh, francamente, ogni anno è sempre la stessa storia.
Ogni 15 Dicembre rido, scherzo, lavoro…e sono triste.
Triste perché ogni anno che passa mi sento sempre più incompleto. Mi manca qualcosa.
Mi manca qualcuno.
Mi manca lui. Mi manca la mia metà.
Ora, cosa dovrei scrivere in questo fantomatico messaggio, chiamato semplicemente SMS?.
“ Happy Birthday my brother!”?
…no, troppo internazionale. Ci vuole qualcosa di più personale.
…
Ecco ci sono. Che genio!
Sempre la solita frase utilizzo!.
Quella che gli invio sempre, quella che ogni anno lui riceve, probabilmente sperando in qualcosa di diverso.
“Buon compleanno Fratellone!”
…
“ti amo.”
*****
È accaduto due anni fa circa.
Non ci vedevamo da mesi. Lui era venuto a vedermi durante una partita di baseball, cercando di non farsi riconoscere.
Quando lo incontrai, quando mi guardai allo specchio dopo tutto quel tempo, mi accorsi di come effettivamente quella parte di me, timida ed indifesa, fosse cambiata, fosse cresciuta.
Era cresciuto in altezza, si era fatto più uomo.
Aveva un bell’aspetto, curato in ogni minimo dettaglio. Era all’apice del successo.
- JunHo! – aveva esclamato abbracciandomi
Io lo strinsi forte al mio petto. Nonostante fosse molto alto, io lo superavo ancora di qualche centimetro. La sua voce dolce e non adatta ad un ragazzo, si era espansa ne mio cervello e lo consumava.
Dio, quanto mi era mancato! .
In quel periodo, dato che aveva qualche giorno libero da impegni vari, decidemmo di andare a farci una gita insieme, come ai vecchi tempi, quando eravamo bambini.
Ma i bambini, si sa, crescono.
Crescono e diventano uomini.
E commettono dei grossi sbagli.
Averlo lì, con me, poterlo stringere, saperlo mio… mi suscitava una sensazione stranissima che non riuscivo a comprendere.
**
Ricordo che sussurrai il suo nome più volte quella notte.
Pioveva, noi eravamo andati in montagna, alla nostra baita, quella dove andavamo quando eravamo più piccolo, con i nostri genitori.
Avevo freddo.
Mi sentivo invadente ed imbarazzato, ma nonostante ciò mi strinsi forte a lui.
E lui mi accolse di buon grado. Mi coccolò, mi disse id calmarmi, che non c’era nulla di cui aver paura.
Il mio cuore batteva all’impazzata. Potevo sentirlo e probabilmente, anche lui riusciva a percepirlo.
Ci parlammo, ci raccontammo le nostre vicissitudini durante tutto quel tempo senza vederci.
Sembrava che fosse passata un’eternità.
Non ricordo esattamente cosa avvenne dopo.
Ancora oggi rimembro solo il sapore di quelle dolci labbra e il freddo che provai la mattina dopo, svegliandomi solo, nudo e completamente confuso.
**
Provai vergogna in quel momento.
Ne provai davvero tanta.
Quella stessa mattina me ne andai di fretta e furia, lasciando JunSu da solo. Subito dopo me ne pentii, tuttavia orami ero già sulla via del ritorno.
Avevo fatto una sciocchezza imperdonabile.
Avevo fatto qualcosa che non avrei mai dovuto fare.
Avevo fatto l’amore con JunSu.
Ed era assolutamente inconcepibile per me!
Siamo fratelli, siamo gemelli! Siamo una sola persona.
**
Lo devo ammettere.
Quella mattina, quando capii di essere rimasto solo, non potetti fare a meno di piangere.
Ero triste, sconsolato ed impaurito.
Dentro di me sapevo cos’era successo la sera prima. Che tipo di passione ci aveva colti in quel momento di “amore fraterno”.
Era impensabile una cosa del genere! Io e lui, lui ed io. Fratelli, gemelli e…amanti?.
No, non potevamo. Saremmo andati contro ogni morale, ogni legge. Nessuno avrebbe mai potuto capire, nessuno.
Tuttavia, più cercando di scordare ciò che era successo, e più guardarlo mi faceva male.
Lui mi evitava spesso dopo quel giorno.
Andava a giocare a baseball, lasciandomi in pizzeria, a fare compagnia a nostro padre. Evitava di portami in giro, non uscivamo più insieme.
E questo mi faceva scoppiare il cuore.
Era come se una parte di me si fosse dissolta, cancellata, svanita.
Due giorni senza nemmeno salutarci. Due interi giorni fatti solo di sguardo imbarazzati e vacui.
Continuammo così finché per me non venne l’ora di partire nuovamente per il Giappone.
**
- mi dispiace…JunSu… -
Quella fu l’unica cosa che riuscii a dire.
Il mio caro fratellino era davanti a me, con lo sguardo a terra, triste.
Anche lui sembrava mortificato.
Vedendomi in difficoltà, si limitò ad annuire lentamente.
Presto, un ennesimo aereo l’avrebbe portato via da me, ancora una volta, lontani, separati da un intero oceano.
Mi sembrava una pretesa così sciocca, così inutile.
Ma in quell’istante, davvero, avrei voluto urlargli di non andarsene. Di restare accanto a me ancora un pò.
Quel mio intento era stato bloccato dal pensiero malsano che mi offuscava la mente.
Quello di amarlo.
- g-grazie di tutto…JunHo… - sospirò sorridendo leggermente.
Grazie? Ma di cosa?! Di averlo fatto soffrire?
- …torna a trovarmi presto…eh? -
Quelle parole mi uscirono dalla bocca quasi spontanee.
Avrei dovuto tacerle, ma mi fu impossibile farlo.
JunSu mi guardò un po’ stupito, ma poi, annuì e un sorriso si disegnò sulle sue labbra incerte.
- certo! -
C’era un sacco di gente in aeroporto. Anche volendo, non avrei mai potuto abbraccialo.
Ma in fondo, che c’era di male ad abbracciare il proprio fratellino?
Nulla, eppure, avevo paura, con quel gesto, di ferire ancora di più i suoi sentimenti.
Eppure questa sarebbe stata la mia ultima occasione.
**
Prima che io potessi andarmene e partire, lui mi abbracciò forte.
Il modo in cui lo fece mi lasciò intendere che era profondamente triste e che non voleva che io partissi.
Erano successe tante cose in quei pochi giorni, ma sembravano essere bastate a sconvolgerci la vita.
Tremava, lo sentivo.
Aveva paura, paura quanto me.
Il mio fratellone aveva pura di perdermi definitivamente.
Che sciocco che era. Come poteva anche solo pensare ad una cosa del genere? Io, abbandonarlo?
No, non ero quel tipo di persona.
Anche io avevo paura, proprio come lui. Avevo paura del pensiero della gente nel vederci abbracciati, avevo paura di non rivederlo più per anni, magari.
Gli diedi un piccolo bacio sulla guancia.
Lui ne rimase impietrito. Sapevo bene che non se lo aspettava.
Ero incerto se dirglielo o meno.
Sapevo che se lo avessi fatto, probabilmente altre cose sarebbero mutate.
ma lui era la mia metà.
Come avrei atto a nascondergli tutto? Non ci sarei mai riuscito.
- …ti amo… -
Lo lasciai con quelle esatte parole, sussurrate in pochi sismi attimi, senza preavviso e, in seguito scappando verso un aereo che attendeva solo me.
Ricordo il suo caldo sorriso e il suo braccio teso a salutarmi, a farmi intendere che mi avrebbe aspettato sempre, finché non fossi tornato da lui.
*****
- YAAAAAH! Sono a pezzi ragazzi!! -
YunHo, il nostro amato leader, scende dal VAN e, una volta con i piedi saldamente a terra, comincia a stiracchiarsi un po’, prima di recuperare i suoi bagagli disposti in bagagliaio.
- a chi lo dici…l’aereo mi distrugge sempre… - sospira ChangMin esausto.
- ma io e JJ siamo gli unici a sentire un certo…caldo?! – domanda YooChun togliendosi la sciarpa di dosso.
In effetti,per essere fine gennaio, fa davvero caldo!. Eppure, siamo in pieno inverno!.
Sono un po’ per le mie oggi,. In aereo non ho parlato molto ma gli altri sanno perfettamente come mi sento, ogni volta che torno in Corea per qualche giorno.
Emozionato o spaventato? Quale delle due emozioni mi si addice id più in questo momento?
C’è un dito di neve per terra, probabilmente ha nevicato recentemente.
Mentre gli altri si dirigono verso il nostro appartamento, io mi presto a prelevare le mie valigie e quelle di ChangMin che si è “accidentalmente” dimenticato di prendersele.
Ina volta con le braccia piene di bagagli, cerco, senza ribaltarmi giù per le scale, di raggiungere gli altri, che si sono però,bloccati davanti alla porta d0ingresso e sembrano non intenzionati a spostarsi.
- ..Hello! che vi prende?! Aprite o no?! – esclamò esortandoli.
- JunSu…guarda! -
JaeJoong mi fa passare e mi indica col dito, lo zerbino della porta.
Li, appoggiato, impolverato, c’è qualcosa.
C’è un pacco.
Rimango fisso a guardarlo per qualche istante e poi, mollando bruscamente le valigie (pestando anche il piede di YooChun a dire il vero), mi accingo a raccoglierlo.
Sembrerebbe ancora integro! Ma chissà da quanto tempo è lì!.
Subito, lo giro, osservando il retro del pacco.
Ci sono scritte poche semplici parole.
Parole che mi fanno sorridere e che incuriosiscono i miei amici.
- “Buon Compleanno fratellino” – leggo a voce alta - ….”JunHo” -
Anche quest’anno,come quello prima e come sempre, il 15 dicembre ha bussato ala mia porta, consapevole che io non mi trovo quasi mai a casa mia il giorno del mio compleanno.
Come sempre, ci spera ma rimane deluso ogni volta.
Ogni anno, trovo sempre un pacco fuori dalla mia porta. Un pacco che serve a ricordarmi di lui.
E ogni volta, lui è lì, fuori dal cancello, che attende di nascosto il mio ritorno, che mi osserva scendere dal VAN e che non vede l’ora di riabbracciarmi.
- s-scusatemi un secondo per favore… - esclamò distrattamente
Lascio il pacco nelle mani di YunHo e mi dirigo nuovamente all’esterno.
Sento JaeJoong ridere soddisfatto, mentre gli altri annuiscono allegri
- certo che qui due sono proprio incorreggibili…ogni anno fanno sempre la solita scenata… -
Già, ogni anno si ripete sempre la stessa storia.
Non cambia niente.
Lui arriva, non mi trova, lascia il pacco e mi aspetta, sapendo bene il giorno del mio ritorno.
Siamo fatti così.
Mi fa capire come il nostro sia un amore sincero e immutabile.
L’uno è lo specchio dell’altro.
Fine




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