
Autrice:{Hysteria
Tratta: Tokio Hotel
Tipo: Natural (contenuti normali, scene normali)
Accendi la televisione, afferra il telecomando e vai sul canale musicale.
Cosa vedi?
Sicuramente quattro ragazzi.
Quattro ragazzi strani, eccentrici e, soprattutto, famosi per la loro musica.
Sono ormai più di quattro anni che, insieme, vivono della loro passione.
Giorno dopo giorno, insieme.
In giro per le città, i paesi, senza fissa dimora.
L’unica cosa sicura sono loro.
E la loro musica.
Ma cosa sarebbe successo se non si fossero incontrati in quel particolare incrocio delle loro strade?
Sarebbero davvero loro?
È stato quel singolo incrocio delle loro vite a renderli come li vediamo?
O forse il destino si sarebbe presentato sotto un’altra forma?
Il destino è strano.
Basta un solo secondo che cambia a rendere il mondo irriconoscibile.
Ore 07:30
Casa Kaulitz.
Magdeburgo, Lipsia.
Terza camera a destra del secondo piano a partire dalle scale, della casa rossa circondata dl piccolo giardino.
È un giorno scolastico, lunedì per essere precisi.
Un lunedì come tanti, una piccola tragedia nel mondo di due scolari diciassettenni.
Simone sale le scale senza entusiasmo, un po’ stanca per l’alzataccia.
Bussa forsennatamente alla porta di Bill, suo figlio dormiglione.
Dal bagno vengono i rumori di Tom, l’altro figlio, che si prepara.
***
Bill e Tom.
Due fratelli, gemelli, diciassettenni.
Normali.
Più o meno.
Se tralasciamo il modo di conciarsi, soprattutto di Tom.
Con quei rasta e i vestiti enormi.
Sono anni che Simone lotta per renderlo passabile, perché al matrimonio di tua zia non puoi presentarti con una maglia ENORME e i capelli legati a mò di chignon solo come gesto di sfida nei confronti di tua mamma.
Bill ha avuto un fase decisamente anormale dove non si capiva più bene se fosse maschio o femmina con quei capelli lunghi, spesso lisci, e quel trucco onnipresente.
Però verso i 16 anni ha buttato tutto, tornando ad essere semplicemente normale.
Simone pensa che questa sia un’immagine molto più solida del figlio.
Ora non si nasconde più.
Naturalmente, essendo gemelli, hanno vissuto più legati rispetto alla maggior parte dei fratelli.
Ma per il resto la loro storia è quella di migliaia di altri giovani: scuola, famiglia, amici, non necessariamente in quest’ordine.
***
Spalanca la porta di legno e ritrova il figlio avvolto nelle coperte come un pezzetto di frittata in un involtino di carne.
Sbuca soltanto la sommità bruna della sua testa.
Si avvicina e inizia a srotolarlo.
- Bill, Bill, Bill alzati. – lo scolla delicatamente
- mmmm, sisisisi – lentamente si mette a sedere
Portato a termine il suo compito Simone torna giù in cucina, a preparare la colazione.
Bill, prendendo una decisone, butta via le coperte e si alza.
- ‘giorno! – lo soluta allegramente il fratello
- Mmm sisisi come no! – risponde ancora mezzo addormentato
Tempo mezz’ora e i due ragazzi si fiondano sulla colazione.
Una rapida lavata di denti e si ritrovano a salutare Simone dalla strada.
Il tempo a volte le sfugge, come se non fosse regolare, come se si perdesse in un mondo tutto suo.
Pochi minuti, e si ritrovano davanti l’imponente edificio scolastico.
Un sacco di ragazzi indugiano in cortile, troppo poco motivati ad entrare. Come loro, d’altronde.
Un paio di ragazze si avvicinano.
Una è Melany, alta, magra, non troppo formosa, con folti capelli scuri. Tendenzialmente ha un debole per Tom, è quel genere di ragazza che ha collezionatoragazzi cosiddetti “controcorrente”,anche se poi così non erano. Le piace l’idea della trasgressione, anche se poi non è capace di farla.
L’altra è Giusy, la “spalla” di Melany. Bassina, corporatura media, molto attenta alla moda. Riservata e riflessiva.
- Ragazzi,oggi è la grande giornata!– Melany sembra ansiosa
- Certo, incrociamo le dita!– risponde Tom, Bill dorme ancora, incrociando l’indice con il medio
- Abbiamo già preparato gli striscioni!!!!. – interviene Giusy. Strano . Di solito non parla.
Suona la campanella.
I quattro ragazzi sono costretti a entrare in classe.
Nessuno di loro due si sente a suo agio nella piccola classe affollata.
Un po’ per noia, un po’ perché ci stanno semplicemente stretti; come se non fosse abbastanza per loro.
Un pensiero un po’ azzardato, una sensazione insistente che pulsa in qualche parte imprecisata della loro anima.
La giornata è bella: il sole è alto, il cielo è di un azzurro perfetto. Le condizioni sono ideali.
Bill è spaesato.
La giornata scolastica è finita, ma è come se fossero passati pochi secondi.
Sarà perché dormiva?
Ultimamente sembra che si svegli solo quando è vicino a Sara o su una pista.
Probabilmente è vero, vive un po’ in funzione di questi due eventi.
Tom si ferma con lui, si siedono sul prato e mangiano veloci i panini.
Non parlano molto, Bill è nervosissimo e Tom lo capisce.
Lo conosce, bene, e sa che se inizia a inondarlo di parole scatta come una molla.
Ormai sono le 3.
Manca meno di un’ora.
Bill indossa la tuta blu e inizia a scaldarsi: stretcing.
Gli spalti iniziano a riempirsi.
In questa scuola le gare sportive, qualsiasi esse siano, sono degli eventi.
Tom prende posto in prima fila, Melany si trova “casualmente” al suo fianco.
L’atmosfera è tesa e allegra insieme.
Si sente il brusio dei ragazzi, è piacevole per Bill: lo distende.
Ma stavolta non funziona.
Sarà perché non conosce l’avversario, sarà perché è la volta decisiva…
No, non è giusto mentirsi così; e poi di solito Bill è una persona onesta con se stessa.
È perché lei non c’è.
È come un rito, senza il suo bacio prima della gara i crampi allo stomaco seno più forti e correre è sempre più difficile.
Inizia a mettersi in posizione, gli spalti sono gremiti.
Suoi fratello è in prima fila, anche se sta parlando con un ragazzo mai visto prima che porta i capelli lisci e lunghi.
Mah.
Inizia a sbattere i piedi per terra, sempre più nervoso.
Saltella.
- nervoso?
Non si era accorto di un biondino che aveva preso posto al suo fianco, sembrava muscoloso.
Un potenziale avversario difficile da battere.
Però aveva l’aria simpatica.
- un po’… tu?
- Da morire, sono settimane che mi alleno. Comunque piacere: Gustav.
- Bill – risponde il moro
- Biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiil- la voce di Sara, Bill si gira di scatto e vede la biondina correre affannata
- Scusami, ma ho avuto un problemino con mia sorella. Ma non potevo mancare - sorride e lo bacia – buona fortuna, amore – gli sussurra all’orecchi e poi corre agli spalti vicino Tom.
Mancano pochi minuti alla “via”.
L’aria è tesa, i concorrenti si riuniscono sulla linea di partenza e cercano di concentrarsi.
All’apparire di un uomo in tuta da ginnastica e capelli bianchi cade il silenzio.
È il professore di ginnastica che regola la gara.
Si posiziona sulla linea di partenza eeeeeeeee VIA!
I corpi scattano veloci.
I piedi si muovono frenetici rimbalzando sul terriccio.
Le braccia scattano ritmiche per cercare di aumentare l’andatura.
Bill parte subito in vantaggio, aiutato dal suo fisico leggero, ma ha alle spalle Gustav.
Gli altri ragazzi li seguono a ruota, leggermente distanziati.
Ormai si è capito che la gara è fra i due ragazzi in testa.
Sempre più determinata a vincere corrono quasi fianco a fianco, un testa a testa serrato.
Non c’è spazio per le esitazioni o il risparmio di energia.
Un autentico delirio.
Neanche la folla incita, ma trattiene il fiato, in fondo trecento metri sono pochi per riuscire a gustare una gara del genere.
Bill e Gustav si muovono quasi senza peso, leggiadri e potenti allo stesso tempo.
Ma qualcosa si spezza.
C’è qualcosa che non funziona, un piccolo ingranaggio di quest’intricata magia si ferma.
Bill mette il piede storto e cade.
In una frazione di secondo a poco più di venti metri dal traguardo.
Rimpianto.
Delusione.
Rabbia, soprattutto.
Gustav si ferma e tende la mano a Bill.
Un gesto spontaneo.
Lo tira su e insieme riprendono a correre.
La competizione è finita, ma la vera gara no.
La gara che ti spinge a dare il meglio ancora deve arrivare, perché che gusto c’è a vincere se non si da tutto?
Il destino è stano.
Può plasmare la tua vita.
Ma forse c’è qualcosa di più potente che lega il destino delle persone.
Amore.
Amicizia.
Sono sentimenti al di sopra del destino, perché lo rendono unico.
Fine




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