CI SIAMO TRASFERITI QUI FANFICTION FANTASY FORUM

IMPORTANTE

Fate attenzione alle indicazioni che riporterò qua sotto!!!
(le storie che vengono postate, anche se spinte, non sono reali e nessuno è obbligato a leggerle quindi se deciderete di farlo e ne rimarrete sconvolti gli amministratori del blog non ne avranno nessuna colpa in quanto hanno avvisato i lettori)

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Tratta/Fandom: i protagonisti della storia e le rispettive coppie se d'amore.

Tipo/Genre: tipo di Fanfiction, i tipi sono molto semplici e tutti possono capire senza quei PG-NG bla bla che io personalmente trovo molto incasinati^^

Crack (ironico quasi demenziale^^)
Natural (semplice, per tutti i lettori)
Natural Love (amore semplice, per tutti i lettori)
Yaoi (amore omosessuale (tra due uomini))
Yuri (amore omosessuale (tra due donne))
Sad (triste, dedicata a tutti ma strappalacrime)
ecc...(in costruzione)

ogni tipo di fic avrà a lato una descrizione

(scene semplici, contenuti normali) Storia adatta a tutti, ma attenzione al Tipo di storia (per esempio una Yaoi o Yuri anche se adatta a tutte potrebbe comunque avere scene di baci o altro che non tutti gradiscono)

(scene esplicite, contenuti espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevo che la storia avrà delle parti esplicite e non adatti a tutti.

(scese esplicite, contenuti molto espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevole che quello che leggerà avrà sicuramente scene forti e non adatte a tutti.

___


grazie per l'attenzione e buona lettura
Masayume e Marieluna

FANFICTION FANTASY

Blog dedicato a tutti gli appassionati di fanfiction.
Qui potrete trovate tutte le vostre storie preferite, romantiche, d'azione, piene d'amore,
yaoi o yuri a vostro piacimento.
Inoltre chiunque voglia publicare la sua fanfiction può farlo mandandomi un e-mail,
verranno inseriti i credits opportuni.
Spero che questo nuovo blog vi piaccia e possiate divertivi.
baci

Masayume

valewinnie18@gmail.com
MasayumeKisu@hotmai.it

tutte le storie sono frutto della fantasia delle scrittrici / scrittori, quindi non contengono fatti realmente accaduti a parte diverse descrizioni delle stesse autrici/autori.
All'inizio della storia viene detto esplicitamente se può essere letta da tutti oppure se contiene scene
troppo forti o non gradite quindi leggete attentamente prima di imbattervi in cose che non
volete leggere.
grazie

Masayume e Marieluna

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Baci Baci

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Masayume e Marieluna

venerdì 8 gennaio 2010

010110 Final Sentence (non conclusa)




Autrice: °Kikyo91°
Tratta: Girls Generation , DBSK & Zhang Li Yin
Tipo: Sad







~ INTRODUCTION ~

Il vento soffiava forte quella sera.
Aveva appena smesso di piovere dopo giorni e giorni. Il cielo era carico di nubi nere e tutta Seoul, a quell’ora aveva dato la sua buonanotte al mondo da un pezzo.
L’unica fonte di vita erano i piccoli super market notturni i cui proprietari erano solitamente uomini grandi e grossi con la puzza sotto il naso.
Lungo le strada passavano poche macchine, la maggior parte delle quali era di ritorno da qualche discoteca nelle vicinanze.
Non era particolarmente tardi, tuttavia, come accadeva spasso dopo un acquazzone, la città faticava a rianimarsi e poteva apparire, specialmente agli occhi dei turisti che sfortunatamente si erano beccati proprio il periodo peggiore dell’anno, parecchio deprimente.
D’altronde, anche i Koreani stessi ne erano fermamente convinti, Seoul era bella e raffinata di giorno quanto rude e pericolosa di notte.

In uno dei centri più in voga, non molto lontano dalla star City, lussuoso quartiere abitato dalle grandi star del paese, una Mercedes nera parcheggiò con una certa noncuranza, proprio davanti al grande palazzo residenziale.
Dall’auto, scese un uomo.
Doveva avere circa una cinquantina d’anni. Era abbastanza paffutello e anche parecchio agitato.
Si guardò a destra e a sinistra come intimorito, per poi prelevare dal bagagliaio una valigetta nera di medie dimensioni.
Fatto questo, senza nemmeno assicurarsi di aver chiuso la macchina, si diresse verso quello che era il proprio appartamento.

Si trovava al quinto piano e per arrivarci, ricorda senza indugio all’ascensore.
Guardava in continuazione l’orologio da polso che portava e gocce di sudore solcavano la sua fronte ormai umida e appiccicosa.
Una volta al piano giusto, di fretta, si mise a cercare le chiavi della propria abitazione. Gli tremavano le mani e continuava a guardarsi le spalle impaurito, finché finalmente, non le trovò.
Le rigirò più volte e ad ogni scatto la sua tensione aumentava, fino la momento in cui la porta, con un ultimo e decisivo CLACK, non si aprì del tutto.

L’appartamento era completamente buio e vuoto.
L’uomo si chiuse la porta alla spalle ed accese la luce, tirando un sospiro di sollievo.
Rimase un attimo in piedi, all’ingresso, non sapendo bene cosa fare.
Si spogliò d fretta e furia dalla giacca ancora bagnata del’acquazzone delle ore precedenti e si tolse le scarpe che grondavano di fango.
Fissò al sua valigetta con uno sguardo misto tra paura e soddisfazione.

- …uhf…finalmente a casa… - sospirò



- ....agitato? -


L’uomo sussultò impaurito.
Si voltò di scatto, in direzione del salotto.
Vicino ai divani in pelle, appoggiata alla credenza in cui si potevano ammirare libri di ogni genere e vecchie foto, a braccia conserte e sorriso beffardo, si trovava una ragazza.
Aveva capelli lunghi, castani, due occhi che sembravano trasmettere solo freddezza e indossava una divisa in pelle nera, con tanto i stivali, guanti e un piccolo ricetrasmettitore all’orecchio.
L’unico punto di luce in lei ,erano degli orecchini d’argento a forma di stella.

- t-tu chi sei?! C-ome hai fatto ad entrare?! – balbettò l’uomo cominciando a tremare

- sono entrata dal camino! ♥ - esclamò lei sorridendo

- c-che vuoi?! -

La ragazza smise di sorridere, si fece seria.

- il mio capo reclama i suoi soldi, caro dottore! – rispose estraendo una pistola dalla cinta

Vide il pover uomo stringere ancora più saldamente la propria valigetta, avendo capito che era ciò che la giovane cercava.

- m-ma ho già pagato più della metà! Non ce li ho tutti ora! mi servono! -

- non dipende da me signore! Se lei avesse restituito tutto entro il periodo prestabilito nessuno si sarebbe fatto male… - spiegò tutto ad un tratto, un espressione mortificata

- d-datemi ancora un po’ di tempo! - esclamò il dottore – vi restituirò tutti i soldi, o permetto! datemi ancora qualche giorno! -

- …è troppo tardi… -

- m-ma com… -

-..it’s my final sentence.. baby! ♥ -

Uno sparo netto, preciso e veloce, in quel momento risuonò ed echeggiò per tuta la stanza, e probabilmente, anche per tutto il vicinato.
Quell’uomo, aveva ancora la sua espressione spaventata quando cadde a terra, morto.
La ragazza lo osservò piegarsi ed accasciarsi, mentre il sangue fuoriusciva dalla sua fronte.
Sparò un secondo ed un terzo colpo, per essere definitivamente sicura.
Lo vide sobbalzare ad ogni pallottola per poi, restare esanime, per terra.
Lei sorrise amaramente. Ripose la pistola al suo posto e si passò una mano fra i fluidi capelli con un espressione presso che soddisfatta del risultato.
Con la mano sinistra, schiacciò un bottone sul ricetrasmettitore che portava all’orecchio.

- qui è la R.A.R - una voce metallica fuoriuscì - agente 03, il tuo rapporto? -

- positivo. Missione Compiuta con successo – esclamò la giovane

- ti aspettiamo alla base -

- ricevuto -

E la comunicazione fu sospesa.
Fatto questo, si avvicinò al corpo. Estrasse da una tasca un paio di guanti in lattice neri e li indossò, poi, con molta attenzione, prese la valigetta dalle mani del cadavere e cercò di ripulirla un po’ dal sangue finche non pensò che potesse andare bene.
Una volta compiuto il tutto, aprì la porta dell’ingresso, spense la luce e uscì, senza nemmeno troppa fretta.

- Jessica! -

La ragazza, si voltò di colpo proprio mentre si apprestava a scendere il primo gradino.
Un giovane, di bell’aspetto, quasi femmineo a prima vista, appoggiato al muro, la scrutava da cima a fondo sorridendo.
Lei, che in un primo momento aveva estratto la pistola, sospirò e con cautela la rimise al suo posto sollevata.

- mi hai spaventata! - esclamò un po’ scocciata

- scusami! -

Quel ragazzo era vestito esattamente come lei.
Anche se quei capelli neri come la più assoluta oscurità, gli conferivano ancora più “tenebrosità” di quanta non ne avesse avuta lei.

- che ci fai qui?! – sbottò Jessica – sarà pieno di polizia a momenti! -

- sono solo venuto a prenderti! Il capo ti vuole vedere! -

- …uf..immaginavo… - sospirò - vorrà questa di sicuro… -

Ed indicò la valigetta appena rubata

- un altro ottimo lavoro! Come sempre sei stata fantastica! -

Lei arrossì vistosamente al commento, ma presto smascherò la sua mezza gratitudine con un colpo di tosse quasi colpevole.

- e…d-da te come è andata? – domandò poi cambiando discorso

- non male, ma si trattava solo di sorvegliare un imprenditore…niente di che… -

- seratina piatta insomma… -

- già! -

Si sorrisero lievemente a vicenda

- dai su..andiamo, prima che ci prendano come due polli! - incalzò Jessica iniziando a scendere le scale

- oook! Agli ordini mia signora! -

- …scemo! - sorrise




~ 01 - R.A.R ~

- Agente 02! -

Una voce proveniente dall’auricolare che portava, lo spaventò a tal punto che fece un leggero sussulto, lasciando cadere la sigaretta appena accesa, sul pavimento della sua terrazza.
Quella sera c’era un vento freddo, nonostante la tempesta fosse passata da ore.
La sua mano destra, toccò il bottoncino metallico per poter rispondere e, in seguito, si schiarì la voce.

- si, ditemi… - borbottò

Restò in attesa di risposta.

- Numero 03 e Numero 10 sono appena rientrati dalle rispettive missioni -

- …devo andare ad accoglierli? -

- Affermativo, Agente. Il capo vuole vedervi tutti e tre. -

- …ok, cinque minuti e siamo da lui. -

La chiamata venne bruscamente interrotta. Il ragazzo, sospirò un po’ amaramente e riprese ad osservare il panorama che si pregustava da quell’altezza, dalla sua stanza.
Decise di togliersi l’auricolare per non essere disturbato oltre e se lo mise in tasca con una certa non curanza.
Sentì, anche se piuttosto lievemente, il rumore del motore di un' auto che, probabilmente era appena passata. Si appoggiò al corrimano e notò le saracinesche del garage dell’edificio, aperte.
Dovevano essere loro, pensò.
Si sistemò a malo modo i capelli e rientrò in stanza, chiudendo a coppo i balconi della finestra, cercando di far passare ugualmente un po’ d’aria.
Infine, con una certa disinvoltura, aprì la porta e uscì.


**




- eccola qui, la mia principessa! -

Jessica lanciò un’occhiata torva al ragazzo, seduto di fianco a lei che le aveva appena fatto l’occhiolino con fare gentile.
Tuttavia, a quel gesto della giovane, sorrise soddisfatto. Aveva notato che era appena arrossita.
Con un ultima manovra, parcheggiò l’auto e girò la chiave dalla parte opposta in modo che il veicolo si spegnesse.
Si staccò le cinture e aprì lo sportello. Jessica fece lo stesso.
L’aria, in quel garage sapeva da chiuso, come se fossero state rare le volte in cui venivano aperte le saracinesche.
In effetti, a parte la sera, quel posto non veniva mai aperto.
Anzi, a ben pensare, nessuno sapeva della sua esistenza. Nessuno, che non facesse parte della R.A.R.
Essa, il cui nome voleva semplicemente dire Rimborso. Assicurazione. Revisione., di giorno era semplicemente una società che dava prestiti e gestiva assicurazioni varie mentre di notte, si trasformava in una società killer specializzata.
Il capo, di entrambe le parti, era la stessa persona.
Nonostante si trattasse solo di una delle tante società alleate che componevano quella ‘setta di killer’, la R.A.R di Seoul, era sicuramente la più famosa.
Nessuno, nemmeno la polizia aveva mai scoperto il losco segreto. Nemmeno quando gli omicidi che compiva diventavano a portata quasi Nazionale. Questo perché la R.A.R, allenava degli Agenti specializzati e li mandava a compiere le missioni per conto loro, in totale segreto.
Come facevano a non lasciare traccia? Semplicemente, erano molto attenti in ogni minimo particolare.
Solitamente, si trattava di ragazzi che venivano allenati sin da piccoli nelle migliori tecniche omicide. Allenamento che comprendeva anche l’ausilio di pistole, bombe, coltelli e tutto ciò che, una volta concluso e ottenuto il grado di Agente, sarebbe servito per le future missioni. Jessica, era un esempio lampante di ciò che quella società aveva saputo ‘estrarre’.

- ricordati la valigetta… - osservò il giovane

- si, lo so… - sospirò Jessica sbattendo la portiera dell’auto

- speriamo che sia una convocazione breve…ho un sonno assurdo… -

- tsk, vuole solo i soldi..non penso che avrà molto da dirci… - rispose la ragazza


- Numero 03, Numero 10! Siete tornati! –


I due ragazzi, si voltarono alle loro spalle.
Un altro ragazzo, non particolarmente alto, dal viso dolce e, a prima vista ingenuo, accorse verso di loro.
Aveva capelli castano chiaro e un espressione dolce. Indossava la oro stessa tuta nera. Con l’unica differenza che la sua, probabilmente era fatta di un materiale ancora più resistente.

- oh! JunS…Numero 02! – esclamò il moro , correggendosi dopo un pizzicotto datogli da Jessica mentre stava parlando

- siete tornati presto! – esclamò l’altro Agente, fingendo di non aver sentito nulla e salutandoli con rispetto

- è stato più facile del previsto.. – rispose la giovane mostrando la valigetta

Numero 02 sorrise.

- su, venite andiamo…il capo vuole vedervi. -

Entrambi annuirono e, insieme al compagno, si diressero verso gli ascensori.


**




La strada fu meno lunga di quanto Jessica non si aspettasse.
Stettero in ascensore per ben cinque minuti. Un’eternità.
La sala del ritrovo di tutte le reclute con il loro capo, si trovava al penultimo piano, sotto gli appartamenti di quest’ultimo.
Quel grattacielo di ben trenta piani, agli occhi della gente era un normale edificio, come tutti gli altri. Ma in realtà,era articolato in maniera assai complessa.
I primi tre piani, erano occupati dagli uffici della R.A.R, che di giorno, lavoravano senza sosta tra il via vai di gente e clienti.
Negli altri, si pensava che fossero adibiti ad appartamenti. Il tutto era di proprietà del gestore della società. Del capo.
Dal quarto, fino al decimo, si trovavano le stanze per gli allenamenti, le palestre e tutto ciò che serviva a formare i giovani.
Dall’ undicesimo al ventisettesimo invece, vi erano gli appartamenti dei giovani allievi e degli agenti.
Per finire, i restanti piani, eccetto il penultimo, erano proprietà privata del ‘pastore’, altro nome con cui veniva chiamato il gestore.

Quando finalmente l’ascensore si fermò, tutti e tre si sentirono subito meglio e le porte si aprirono ai loro occhi.
Si trovarono immediatamente faccia a faccia con una grande sala.
Vi erano divanetti, una decina di televisioni e anche un angolo dove ci si poteva prendere da bere o da mangiare.
Le pareti di quella immensa stanza [che comprendeva quasi tutto il piano 29] erano color avorio e il pavimento laccato, non gli si addiceva per nulla.
Era parecchio affollata. Colma di Agenti appena tornati dalle rispettive missioni.

- Agenti 02! 03! – esclamò un ragazzo – ben arrivati! -

- grazie Numero 09! – sorrise Jessica

- oh, guardate, sono tornati! – bisbigliarono alcune ragazze

- bentornati! -

- grazie a tutti, fratelli! – sorrise Numero 02 con un cenno

Jessica sbuffò un po’ seccata e Numero 10 se ne accorse.
Le sorrise, anche se lievemente, ma lei sembrò ancora più contrariata.

- Su Numero 03! Non fare quella faccia! - le sussurrò

Ci pensò un attimo, prima di rispondergli

- dovresti farti rispettare, invece sei troppo debole! – esclamò acida

- …è per questo che sono il Numero 10! - rispose – …e a me non disturba affatto! -

- invece dovresti interessartene…per la tua reputazione se non per altro! -

- … -

La piccola conversazione venne interrotta quasi subito da 02, che fece in cenno di fermarsi.
Entrambi si zittirono e si fermarono, un passo indietro all’latro, rimanendo in attesa.

- ben arrivati, Agenti. –

una voce fredda e tagliente, sembrò far rabbrividire l’intera sala.
Tutti i presenti sembrarono indietreggiare e ognuno, puntò il suo sguardo, fisso su una poltrona di velluto rosso.
Seduto su di essa, un uomo.
Doveva avere circa cinquant’anni, anche se ne dimostrava molti di più a causa della sua grande cicatrice vicino all’occhio destro.
Era vestito elegantemente, il suo sguardo era severo e a dirla tutta, sembrava che in tutta la sua vita non avesse mai sorriso.
Jessica tuttavia, sembrava quasi a suo agio davanti a lui. Infatti, fu la prima a fare un passo avanti.

- Buona sera a lei capo! – salutò cortesemente inchinandosi

In seguito, 10 e 02 fecero altrettanto
L’uomo sembrò sorridere leggermente.

- Buona sera a voi, carissimi figli… - sospirò

- … -

- le vostre missioni…? -

- tutto a posto – rispose Jessica – è stata una passeggiata...e ho recuperato i soldi che quel vile voleva sottrarci… - concluse sollevando la valigia

Il capo fece un cenno di assenso con la testa e le sorrise.

- e tu…Numero 10? – domandò, ma con meno interesse

- tutto bene…niente di nuovo da segnalare… - esclamò il ragazzo

- ….mi riempie il cuore di gioia…sentire le buone notizie che mi portate ogni sera… -

- noi facciamo del nostro meglio capo, solo per lei! – disse 02

- ed è per questo che ve ne sono grato…a tutti voi… - esclamò il capo rivolgendosi anche al resto della sala

- qualunque cosa per voi! - continuò il ragazzo


- capo! -


Un altro ragazzo si fece avanti.
Era alto ,magro ma aveva un’espressione tremendamente adirata

- dimmi…01… -

- io penso che dovremmo aumentare la sicurezza ai cancelli principali prossimamente… - esclamò

- …spiegati… -

- pare che alcuni teppistelli si divertano ad entrare di nascosto per i soliti murales… -

- E dunque? -

- dunque, potrebbe essere rischioso… -

- dici che potrebbero scoprirci…? -

- è una possibilità…a meno che non mettiamo altre guardie alle porte… -

- …mmmh… -

- con tutto il rispetto… - sospirò 02 intervenendo ad un tratto nel discorso – credo invece che l’aumentare il numero di guardie farebbe solo aumentare la possibilità di essere scoperti… -

- … -

- daremmo troppo nell’occhio! -

- 02, ti fai troppi problemi… - sbottò l’altro

Ma il ragazzo, non ci badò affatto alle parole dell’altro agente, e si rivolse al capo, indeciso sul da farsi.

- la prego di considerare che troppa sorveglianza più fare del male come del bene… -

- … -

- …-

- …considererò entrambe le vostre proposte…figli… - esclamò infine

- …ma capo..! - azzardò 01

L’uomo alzò il braccio e gli disse di tacere.

- per oggi, queste sono le mie parole… - esclamò -…tutti voi…potete ritirarvi ora… -

A quella frase, la folla cominciò a dissolversi e scompattarsi.
Ogni agente, salutò rispettosamente il proprio capo e si diressero verso gli ascensori o le scale antincendio.
C’era un brusio insopportabile.
Agente Numero 01 se ne andò un po’ seccato, lanciando uno sguardo rabbioso a 02, il quale, gli sorrise in tono di sfida, lasciandolo poi perdere per aiutare il capo ad alzarsi dalla poltrona.
Rimasero solo Jessica e Numero 10.

- …Numero 03…grazie per il tuo perfetto lavoro… - esclamò l’uomo, sorridendole

La ragazza si curvò in avanti e chinò il capo

- …le auguro una buona notte… - disse

- … -

Jessica, fece per voltarsi indietro, con l’ intento di andarsene

- …capo! – intervenne Numero 10

- dimmi… -

- …posso accompagnare Numero 03 alla sua abitazione? - domandò speranzoso

La ragazza lo guardò stupita.

- …d’accordo…ti do il permesso…ma entro mezz’ora devi trovarti nel tuo appartamento… -

Il giovane fece un profondo inchino.

- grazie infinite, farò come desidera! -

Jessica, sorrise lievemente, non appena Numero 10 la raggiunse. Entrambi, salutarono ancora una volta, e si diressero verso uno degli ascensori.
Il ragazzo le aveva preso dolcemente la mano e lei aveva ricambiato quel piccolo gesto stringendo la sua con una quasi innaturale dolcezza.
Il capo, li guardò allontanarsi e aspettare che le porte dell’ascensore si aprissero, per poi vederli scomparire, inghiottiti da esso.
Numero 02, sospirò pesantemente.

- …non è preoccupato capo? -domandò

- di cosa? -

- …di come si potrebbero sviluppare gli eventi… -

- … -

- … -

- ….dici che sono troppo indulgente…? -

- …oh no…- esclamò – però…quei due lasciano trasparire troppo chiaramente i propri sentimenti…e questo, prima o dopo potrebbe rivoltarcisi contro… -

- … -

- … -

- …Jessica è tra i migliori agenti che ho a disposizione…non farà lo stesso errore di sua madre… -

- …speriamo… -

- …tu comunque, tienili d’occhio lo stesso mi raccomando… -

- … -

- … -

- certo… -



**





- …eccoci arrivati… -

Jessica e Numero 10 si fermarono all’improvviso davanti ad un vecchio palazzo.
Era piuttosto malmesso, probabilmente degli anni 80. aveva sei piani e si trovava a circa dieci minuti dal luogo dove sorgeva la R.A.R.
I due ragazzi, prima di uscire si erano cambiati e vestiti come due normali giovani che uscivano alla sera. Tirava un forte vento che scompigliava i capelli lunghi e lucenti della ragazza, intenta nel cercare di sistemarli a dovere.
Jessica non poté fare a meno di sospirare pesantemente quando trovò la chiave del proprio appartamento, in mezzo alla borsa.

- grazie per avermi accompagnata…Numero 10… - esclamò

- … -

- … -

- …perché non mi chiami con il mio nome? Ne ho uno, sai? – brontolò il ragazzo

Lei parve stizzirsi tutto d’un tratto.
Si voltò verso di lui in malo modo.

- non cominciare…non è serata! -

- sc-scusami… - esclamò il giovane – ma non capisco che problemi ti fai! Non siamo alla R.A.R! -

- no, non lo siamo, ma fino a prova contraria siamo ancora in servizio! – obiettò Jessica – faresti bene a chiamarmi ‘Numero 03’ anche adesso! -

- si certo, così da sentirmi ancora più lontano da te?! -

La ragazza aprì bocca, ma la richiuse quasi subito. Quelle parole la spiazzarono non poco.
Lo guardò fisso negli occhi. Erano neri come la notte e talmente penetranti che ne aveva quasi paura.
Abbassò lo sguardo, poi, gli si avvicinò tanto, quanto bastava per allungare la propria mano verso il suo viso.
Gli accarezzò la guancia con dolcezza e sorrise lievemente.

- lo so che è dura… - sospirò - …amore mio… -

Sembrava parecchio afflitta.
Il ragazzo la guardò tristemente mentre si lasciava trasportare dalla sensazione che stava provando ora, in quel momento, mentre Jessica gli accarezzava la pelle. Un gesto quotidiano che però, per loro, non poteva essere affatto considerato tale.
Avevano diciannove anni, erano due ragazzi come tutti gli altri, frequentavano la scuola superiore.
Eppure, non erano liberi.
E non lo sarebbero mai potuti essere. Non del tutto, almeno.

Jessica staccò la sua mano dal viso dell’amico. Quest’ultimo le sorrise anche se non molto intensamente.

- ora va…farai tardi altrimenti… - lo incitò lei

- ci…ci vediamo domani… - disse il giovane

- ok..! -

Entrambi, si voltarono dalla parte opposta.
Come ogni sera, avrebbero voluto stare insieme, ma ciò no nera possibile.
Avevano delle regole da rispettare
Si dettero un ultimo saluto.

- …buonanotte….Jessica… - sorrise lui

- … -

- … -

- …buona notte…JaeJoong… - esclamò infine Jessica, quando il ragazzo si era già voltato per andarsene.





~ 02 - Jessica e JaeJoong ~






E’ buio. Tanto buio.
Sembra che non ci sia nessuno.
Eppure.
Eppure, la luce nell’altra stanza è accesa.

- n-no per favore! Non farlo! -

La voce supplicante di una donna all’improvviso squarcia quel silenzio irreale

- non volevamo, veramente! Lasciaci andare! -

- … -

- ti prego! Per favore! -


- …è troppo tardi… dovevate pensarci prima... -


Uno sparo echeggia nell’ombra.
Un urlo straziante si leva per poi affievolirsi.
Sangue scarlatto macchia il pavimento.




- ….mamma? -


- … -


- chi sei?! Cosa hai fatto alla mia mamma?! –


- …decidi tu…se vivere o morire, ragazzina -








- AH! -

Jessica si alzò di soprassalto.
Il suo cuore palpitava all’impazzata e il respiro affannoso era sempre più frequente.
Per istinto si passò una mano sulla fronte bagnata e si spostò i capelli. Cercò di calmarsi, di rammentare che era stato solo un butto incubo.
Si guardò intorno. La sua stanza era come l’aveva lasciata la sera prima: in perfetto ordine.
Sospirò pesantemente con gli occhi puntati alla finestra messa a coppo, dove un barlume di luce illuminava l’armadio bianco.
Era da parecchie notti che continuava a sognare sempre a stessa cosa.
Sconsolata guardò l’ora alla sveglia: erano le otto e un quarto. Era ora di alzarsi per andare a scuola.

Si mise in piedi in un battibaleno. Andò dritta in cucina e cercò nel frigorifero, un buono yogurt e qualche frutto.
Non era una grande mangiatrice.
Finì la sua ‘colazione’ piuttosto velocemente e si diresse al bagno per lavarsi il viso e di denti.
Si guardò allo specchio per qualche attimo. Sembrava che avesse appena ricevuto la scossa da quanto erano scompigliati i suoi capelli.

- ….mannaggia a questi capelli.. – sospirò amaramente cercando di spazzolarli a dovere - …mi faranno arrivare in ritardo!!-

Ci vollero quasi dieci minuti prima che il suo aspetto potesse definirsi presentabile.
Dopo essersi lavata per bene, andò in camera e cominciò a mettersi la divisa scolastica. Faceva caldo fuori, anche se non era stagione.
In realtà, non vedeva l’ora di fare quei benedetti esami scolastici per poi non avere più problemi. Conciliare il lavoro con la scuola era sempre stato un problema da quando era diventata Agente.
Problema cui sperava di porre rimedio il prima possibile.
Non appena fu pronta, prese la cartella che si trovava sopra la scrivania diligentemente ordinata e si precipitò letteralmente alla porta d’ingresso.

- so già che ne dirà di tutti i colori, mannaggia a me... – esclamò ad alta voce, sorridendo lievemente



**





- …Jung Jessica! -

- …ehm…siii? -

- … -

- … -

- …sei in ritardo!! -

- scusaaaa!!! -

Una ragazza, alta un po’ di più di Jessica e dai capelli neri scurissimi, guardò la giovane dall’alto in basso con una faccia imbronciata per finta. La divisa scolastica la slanciava ulteriormente, nonostante lo fosse già parecchio.
Aveva le braccia incrociate e se la rideva prontamente sotto i baffi alle moine dell’amica.

- Sica, non cambierai mai! – sorrise infine assumendo tutto un tratto, un’espressione allegra.

- non ho sentito la sveglia stamattina! – si scusò Jessica colpevole

- mmmh…questa scusa mi pare di averla già sentita XD -

- ti giuro che è vero! -

- buah! Meno male che la tua cara Yuri Unnie ha un cuore d’oro! – esclamò la giovane con un segno di vittoria trionfante.

- Si certo, a chi vuoi darla a bere? – rise la ragazza

- ehii! – sbottò Yuri

- dai su! Altrimenti arriviamo in ritardi per davvero! – esclamò Jessica

- agli ordini! -

Le due amiche presero a camminare lungo la direzione che le avrebbe condotte a scuola.
Si presero per mano come due ragazzine delle elementari. Era un gesto talmente quotidiano che per entrambe era normale routine mattutina.
Jessica, ogni volta che incontrava Yuri fuori di casa, non poteva fare a meno di ringraziare il cielo di avere un’amica come lei. Sin da piccole, erano sempre state insieme. Anche le loro rispettive madri erano state amiche e da che ricordava, era sempre stata con Yuri, anche alle elementari.
Era un’amica davvero speciale.
La capiva più di chiunque altro e la supportava sempre, in tutto ciò che faceva. Era intelligente e riusciva a trasmettere allegria a chiunque le restasse vicino per più di cinque minuti.
Inoltre, era anche una buona osservatrice. E questo impediva a Jessica di poterle raccontare troppe bugie.
E più di una volta, era stata colta dalla voglia, dal desiderio irrefrenabile di raccontare ogni cosa su di lei e sul lavoro che faceva.
Tuttavia, non ce l’aveva mai fatta anche perché era sicura che l’amica sarebbe potuta essere in pericolo, qualora gli avesse rivelato la sua vera identità.
Senza contare che non avrebbe mai potuto capire.
In effetti chiunque, se venisse a sapere che la migliore amica uccide le persone per lavoro, come minimo andrebbe alla polizia senza esitare.
O più semplicemente, la prenderebbe per pazza.

- …a proposito Yuri…come va a casa? – domandò Jessica apprensiva

- eh? - esclamò Yuri colta di sorpresa

- a casa…tuo padre come sta? -

- … -

Yuri sembrò incupirsi leggermente ma cercò di non darlo troppo a vedere.

- …bene! Ogni tanto lo aiuto all’officina! - sorrise – da…da quando è morta mamma è un po’ più dura… - sospirò

- lo sai! Se hai bisogno, conta pure su di me! - esclamò

Avrebbe fatto qualunque cosa per lei, anche ucciso se necessario.
Yuri la guardò colpita. Le sorrise dolcemente e le tirò una piccola pacca sulla spalla.

- non preoccuparti! Tu fai già troppo per me! – la incoraggiò - …e poi, YunHo mi è molto vicino in questo periodo… -

- come va tra voi? Fila tutto liscio? – domandò nuovamente Jessica

Nemmeno lei si rendeva conto della moltitudine di domande che stava ponendo all’amica ed era strano che non gli avesse ancora intimato di smetterla.

- oh si! È davvero molto premuroso! Mi è stato molto vicino in questo periodo… -

- e lo credo bene! - sbottò Jessica – se vengo a sapere che non è così lo faccio nero! E sia che posso Farlo! –

Yuri rise di gusto alla battuta-minaccia dell’amica

- Eheheh, credo che JJ non sarà d’accordo! - osservò

- e perché?! -

La ragazza non rispose. Si limitò a sorridere, proseguendo il cammino con una certa fretta. La campanella sarebbe suonata a breve.
La scuola per fortuna non distava meno di tre chilometri dall’appartamento di Jessica la quale, capì immediatamente cosa Yuri aveva voluto dire con quella frase nel momento stesso in cui varcò la soglia dell’edificio scolastico, insieme alla moltitudine di studenti che si apprestavano a raggiungere le proprie aule.
Ogni mattina era la stessa storia: il primo quadrimestre era appena iniziato e la gente stava già cominciando a dare i numeri con le paranoie ‘pre-interrogazioni’.
In lontananza, tra la folla, le due amiche notarono che altri due giovani le stavano chiamando con una certa voga.
Jessica rispose alla chiamata alzando il braccio e cercando di raggiungerli.
Entrambe rischiarono di investire tre ragazzini del primo anno ancora un po’ spaesati dalla nuova scuola.

- era ora ragazze! – brontolò JaeJoong non appena si raggiunsero

- e piantala! Sa che non è colpa nostra! - sbottò Jessica dandogli un bacio sulla guancia

- ogni mattina che passa sei sempre più ‘Ice’ – scherzò JaeJoong

- sarà la stagione… - sorrise lei complice

- YunHo! - esclamò al momento Yuri, saltando praticamente addosso al ragazzo, dai capelli corti castani, che si trovava accanto a JaeJoong

- eccolo qui il mio gattino! - sorrise lui abbracciandola

- come va? - gli domandò allegra

Jessica notava spesso e volentieri quanto Yuri, ogni volta che incontrava YunHo cambiava improvvisamente umore e diventava allegra e felice.
Già, doveva essere davvero importante per lei.

- non male! Ma mi sei mancata tanto! – sorrise YunHo

- ma smettila! Mi hai visto anche ieri! -

- appunto! È passato troppo tempo! – esclamò dandole un bacio

- …quanto li invidio.. – sospirò JaeJoong ad alta voce con l’effettivo intento di fare in modo che Jessica reagisse.

E in effetti, ci riuscì, almeno in parte.

- ah si?! - bofonchiò la ragazza

- dai Sicaaa! Lasciati abbracciare! - sorrise timidamente JaeJoong

- scordatelo! Unisciti a loro!! -

- stavo scherzandoo!! – si scusò

- ah davvero? Beh, io no!! -

Nel frattempo, YunHo e Yuri se la ridevano sotto i baffi, tremendamente divertiti. Quella situazione per loro, era normale ‘pane quotidiano’


- su ragazzi…meno chiasso… -


Una voce interruppe le risate dei due giovani
A parlare era stato un altro studente, dietro di loro.
JaeJoong e Jessica si voltarono quasi spaventati e subito smisero di bisticciare. Per un attimo sembrava addirittura che stessero per inchinarsi davanti al suo cospetto.
Yuri e YunHo invece lo salutarono allegramente, senza badare agli altri due amici.

- s-scusaci…JunSu! – replicò Jessica un po’ titubante

Lui la osservò per qualche istante. Poi le sorrise, come un buon amico.

- niente ma…tra poco la campanella suona! Dovremmo già essere in classe… - osservò adocchiando gli ultimi studenti che entravano all’ingresso dell’edificio.

- il nostro JunSu è sempre preciso! – rise YunHo

- …ed è anche molto divertente…mi fa sbellicare come al solito! – scherzò JaeJoong – sembra più morto che vivo! -

Tutti risero. Jessica trovò di poco gusto la battuta mentre lanciava uno sguardo mortificato all’altro ragazzo che però evidentemente ne era rimasto divertito, tanto che la incitò a riderci sopra.

- YunSu Oppa! - intervenne Yuri

- dimmi? -

- LiYin Unnie ti aspetta in aula insegnati credo! Per discutere sull’assemblea di venerdì! -

- d-davvero? –balbettò il ragazzo

- si! Avrei dovuto dirtelo ieri ma mi sono dimenticata!! Scusami!! - esclamò mortificata

- nono tranquilla! Grazie invece, ora la raggiungo! - rispose lui


Si inchinò leggermente ai compagni e fece per andarsene un po’ di fretta, quando JaeJoong lo richiamò all’attenzione.

- ehi JunSu! - esclamò

- eh?! -

- …dopo torni a casa con noi? -

- … -

JunSu parve un po’ confuso da tale domanda. L’amico lo guardava speranzoso e, d’altro canto, anche gli altri sembravano fare lo stesso ai suoi occhi. O era solo lui ad immaginarselo?
Tuttavia, nonostante avesse voluto davvero poter dire di no, qualcosa glielo impedì.

- certo! – esclamò infine - …ci vediamo dopo! – sorrise andandosene

I quattro ragazzi rimasero a guardarlo, ridendo lievemente quando lo videro urtare per sbaglio uno studente del primo anno.
Nessuno di loro aveva mai occasione di poter vedere JunSu ridere. Anzi, in realtà erano rare le volte che rideva di gusto.
Sorrideva, ma quello per lui sembrava essere già una costrizione.
Sembrava quasi che ridere gli costasse più del rendere triste un amico, più del tradire. Forse, addirittura, più dell’uccidere.
Solo quando era con LiYin Unnie sembrava davvero un'altra persona.
Lei era una ragazza che stava in classe con Yuri e Jessica. Era la capoclasse non che rappresentante d’istituto. Era carina, premurosa e tremendamente dolce. Conosceva JunSu dalla prima media e, da ciò che aveva potuto notare Jessica, era l’unica che sembrava riuscire a rallegrare davvero JunSu.
Ed era anche, forse, l’unica persona alla quale il ragazzo voleva bene e soprattutto, alla quale ci teneva.
Tuttavia, a parte gli sbalzi di umore che aveva quando la vedeva, JunSu era di norma un ragazzo piuttosto tranquillo e tremendamente silenzioso, non che diligente ed estremamente violento all’occorrenza.
Forse non sembrava dalla corporatura, ma quando si arrabbiava, era assai difficile uscire illesi da una rissa con lui.
Yuri e YunHo erano fra i pochi ad andargli a genio. Probabilmente perché entrambi erano legati a Jessica e JaeJoong, i suoi fratelli.
La loro compagnia non gli dispiaceva anzi, da qualche tempo li apprezza dava davvero molto o almeno, così aveva detto LiYin .

- Certo che…quando nomini LiYin cambia proprio umore eh? – osservò Yuri

- già… - sorrise lievemente Jessica

- dipende con che intenzioni pronunci il suo nome! - disse YunHo sospirando

- dai su gente! È ora di andare a rotolarci nei libri! - li incalzò JaeJoong dando un’occhiata all’orologio da polso che portava.

- …che scatole… - sbottò Yuri

- ci vediamo a ricreazione? - domandò YunHo che, nel frattempo, abbracciò la ragazza dolcemente

- si e no! – rise il ragazzo - io e Jessica vogliamo stare un po’ soli! -

- tsk…ma sentilo… - sospirò quest’ultima

JaeJoong le fece l’occhiolino e poi andò a ripararsi tra le braccia accoglienti di YunHo, che si staccarono da Yuri con estrema dolcezza.
Jessica in principio sbuffò.
Poi, un po’ pentita, gli lanciò un sorriso complice, salutandolo un cenno del capo.



**





Quelle due ore passarono lentamente, scandite dal grande orologio che si trovava al centro della parete dell’aula, sopra la lavagna.
La professoressa di Filosofia quando ci metteva del suo, era davvero noiosa. Del resto, anche la materia che insegnava non aiutava gli studenti a prestarle più di dieci minuti di attenzione.
Probabilmente, la professoressa stessa sapeva che a quei ventuno alunni, la vita di Kant non interessava minimamente. Tuttavia, faceva parte del suo programma e, cosa ancora più importante, faceva parte di ciò che avrebbero chiesto agli esami di maturità.
Era questo uno dei motivi per cui Jessica prendeva costantemente appunti. Lei e, forse, qualcun altro che quella mattina aveva fatto una dose pesante di caffè.
Nonostante il ronfare di Yuri, accanto a lei, non le permettesse di concentrarsi al meglio, le lezioni di filosofia per lei era un po’ come sondare sulla mente altrui.
Sapere cosa pensavano i filosofi del passato, e quali erano le loro motivazioni su codesti pensieri, l’aveva sempre affascina parecchio.
E sapeva anche di essere l’unica della classe a pensarla così. Forse era per questo che era l’unica ad avere dieci in quella materia ogni anno.
Al suono della campana poi, dopo aver svegliato l’amica, era corsa fuori in giardino di fretta e furia, ricordandosi che JaeJoong l’avrebbe aspettata al solito posto, dietro la scuola.
Una panchina sotto un salice.
Quello era il posto che più preferivano per trascorrere quel quarto d’ora in tutta libertà.
Ed era anche il momento più bello della giornata, per Jessica.
Come di consueto, aveva incontrato YunHo e SunSu lungo i corridoi. Quest’ultimo, l’aveva guardata, un po’ contrariato, ma senza farglielo notare.
Poi era uscita, voltando l’angolo, dietro la scuola. Al loro posto. Laddove vi era, come sempre, JaeJoong che l’aspettava.

- JJ! – esclamò la giovane sedendosi accanto a lui

- era ora! - sorrise lui contento di vederla

- scusami! La prof è stata più lenta del solito… -

- tranquilla, l’importante è che sei arrivata! – esclamò JaeJoong cingendogli le spalle con il braccio destro.

Jessica non poté fare a meno di arrossire.
Non amava quel genere di gesti da parte sua, tuttavia, ogni qualvolta che JaeJoong la toccava, l’accarezzava o la baciava, sembrava rinascere a nuova vita e si sentiva in paradiso.
Lui era il suo paradiso.
La giovane si lasciò coccolare per qualche istante, poi con delicatezza, fece vedere al ragazzo il cestino della merenda che aveva portato da casa. JaeJoong le sorrise dolcemente.

- hai portato la merenda oggi? - chiese

- già! Avevo voglia di una mela! Stamattina ho mangiato poco! – spiegò con pazienza

Poi, ne addentò un pezzo, dandone un assaggio anche al ragazzo, che accettò molto volentieri.
In realtà, entrambi quel giorno non sapevano di cosa parlare. Di solito, avevano una infinità di cose da raccontarsi, ma ultimamente accadeva sempre meno. Si limitavano a guardare gli altri studenti scherzare e ridere fra loro, un po’ invidiosi del tipo di vita che non loro avevano la possibilità di fare.
Certo, entrambi avevano degli amici, una persona con cui condividere tutto però, nonostante vivessero più o meno ad agiatamente, sapevano che la loro libertà era l’unica cosa che mancava e forse la più importante.
Non erano liberi.
Erano schiavi della R.A.R e lo sarebbero stati in eterno. Questo era il loro destino.
Lasciarla, scappare, sarebbe costato troppo.
La morte sarebbe stato il prezzo da pagare. E se anche fossero riusciti a scappare, sarebbero stati perseguitati per sempre.
Sarebbero diventati una minaccia. E le minacce andavano eliminate.
Già il fatto che fosse stato permesso loro di frequentarsi [senza dare nell’occhio ovviamente] era da considerarsi un grande privilegio.
Era stata Jessica a supplicare il loro ‘Allevatore’. E lui, dato che da sempre lei era stata la sua preferita, il che era palese dato che lei era l’unica ad avere un abitazione al di fuori dell’edificio della R.A.R, aveva accolto la richiesta con un misto di preoccupazione e soddisfazione.

- a proposito… - esclamò JaeJoong

- mh? -

- …il nostro caro Numero 02 ti ha seguito mentre venivi qui? – chiese serio

Jessica assunse uno sguardo un po’ accigliato.

- ..no…era con YunHo…non credo che ci stia spiando! - spiegò un po’ perplessa

Anche lei sembrava insicura delle proprie convinzioni

- … non mi convince per niente… -

- …JunSu non ci sta spiando! – insistette le ragazza

- come fai ad esserne così sicura? Quello vuole solo una bella promozione! Un passo falso da parte nostra e lui andrà dritto a dirlo al capo… -

- ma non lo farà! - replicò – lui è nostro amico! Ci vuole bene! -

- …non dirlo! Sai bene che da quando hai ucciso la madre di Yuri ci sta doppiamente addosso… -

Jessica a quelle parole si bloccò all’improvviso.
Guardò il suo ragazzo con un espressione spiacevolmente sorpresa.
S’incupì all’instante e si voltò dalla parte opposta a quella di JaeJoong.
Ogni giorno pregava per dimenticare.
E ogni giorno qualcuno riusciva a ricordarglielo.
A ricordarle che tipo di persona era.
Un’assassina.
Un’assassina che aveva ucciso la madre della sua migliore amica.
Che l’aveva vista piangere avanti alla sua tomba.
Che l’aveva confortata ed aiutata senza che lei si rendesse conto che l’assassino di sua madre era proprio davanti ai suoi occhi.
Si sentì stringere il cuore. Lo sentì scoppiare e le faceva davvero male.
JaeJoong la abbracciò da dietro, preoccupato.

- s-scusa! -balbettò - mi dispiace, so che vuoi solo dimenticare… - sospirò

Era vero, voleva dimenticare.
Però d’altronde, uccidere era da sempre stato il suo lavoro.

- …non preoccuparti… non è colpa tua… -

- invece si! – esclamò

- ma che dici JJ… -

- sono sempre il solito impetuoso! Non ricordo mai che…di giorno non sei più ‘Numero 03’… -

- …infatti sono solo una debole, di giorno… - sospirò lei con voce rotta

JaeJoong le sorrise dolcemente, un po’ contrariato.

- …no…di giorno sei semplicemente la mia Jessica…quella che amo alla follia! - esclamò - …quella Jessica dolce e indifesa che conosco solo io… -

- … -

- … -

- …è interessante… - sospirò infine la ragazza

- cosa? -

- …un agnello e un lupo che si amano…ha dell’incredibile… - sorrise

- … -

- … -

- …a me piacciono le favole… - sorrise infine JaeJoong - …soprattutto questa… -


Restarono abbracciati per tutta la durata di quel quarto d’ora.
Era triste pensare che i loro momenti di felicità insieme durassero così poco.
Momenti magici che si dissolvevano con il suono di quella maledetta campana.
E poi, avrebbero dovuto aspettare il giorno dopo per poter essere nuovamente felici.

Quella sera, come ogni sera, lei sarebbe tornata ad essere Numero 03.
E avrebbe ucciso ancora. E ancora.

E lui sarebbe tornato ad essere Numero 10.
E avrebbe aspettato ancora. E ancora.

Avrebbe aspettato che lei tornasse a essere lei.
Ad essere la sua Jessica



~ 03 - Proteggere ~

- WAAAAAAH! Finalmente è finita! -

Yuri alzò le braccia al cielo, nel momento stesso in cui la campanella della scuola annunciò la tanto sospirata fine delle lezioni.
Con una certa veemenza, si apprestò a riporre i quaderni in cartella, cercando di essere più veloce possibile.

- ma sentila…hai dormito per tutto il tempo! – sbottò Jessica ridendo alla moina dell’amica

- e beh?! Sono stanca lo stesso…è stata una noia totale oggi! -

- mi chiedo se ci siano giorni in cui tu non ti annoia xD -

- spiritosa! – bofonchiò Yuri fingendosi offesa

- …forse ti è sfuggito, ma la prossima settimana c’è il compito di filosofia… - rise Jessica

Yuri si pietrificò sul posto

- e-EH?! E quando l’ha detto???!!! –

- quando tu eri impegnata a dormire… -

- o-ODDIO…non ho preso nemmeno un appuntoooo!! –

- se vuoi te li presto io… - sospirò l’amica sconsolata

- waaah, sapevo di poter contare su di te Sica!! – esclamò Yuri passando dalla disperazione alla felicità in meno di due secondi

- dai su…i ragazzi, conoscendoli, saranno già all’uscita… - incalzò Jessica mettendo in spalla la propria cartella.


- ragazze,mi aspettate? -


Entrambe si voltarono.
Poco distante, qualche banco indietro, la loro capoclasse LiYin, le stava chiamando tendendo un braccio al cielo.
Yuri e Jessica le sorrisero e annuirono.
LiYin Unnie, era davvero carina!, pensavano mentre la vedevano raggiungerle. Non parlavano troppo spesso, ma erano piuttosto amiche e si divertivano insieme. Più che altro, al loro mancanza di ‘amicizia’ era dovuta al fatto che LiYin era impegnata con la scuola molto di più di quanto non lo fossero loro, essendo anche rappresentante d’istituto a volte capitava che dovesse rimanere lì anche dopo le lezioni.
Tutte e tre, oramai ultime ad uscire dall’aula, si affrettarono a raggiungere gli amici all’ingresso principale della scuola.



**





- ragazzi, ci vediamo domani ok? -

YunHo e Yuri ci rimasero evidentemente male.
Jessica non poté fare a meno di sentirsi in colpa per quello che aveva appena detto, ma d’altronde non poteva fare altro.

- ma come?! Ve ne andate di già?! - sospirò Yuri

- mi dispiace…ma…devo aiutare JaeJoong con matematica…è una capra! – rispose Jessica ancora più sconsolata

- ehiii! – sbottò JaeJoong tirandole una leggera gomitata

- niente gelato quindi? Pensavamo di andare a mangiarne uno tutti insieme… - esclamò YunHo rivolto all’amico

- non usciamo mai insieme accidenti! – osservò Yuri

Era vero d’altronde.
Mai, nemmeno una volta in tutti quegli anni che si conoscevano, Jessica e JaeJoong erano mai usciti insieme ai loro amici. Non erano mai andati a casa loro, anzi, non sapevano nemmeno dove abitassero. Ed entrambi chiaramente, avevano fatto in modo che nessuno dei loro amici sapesse dove abitassero.
Anche perché JaeJoong non avrebbe mai saputo spiegare il perché dormisse in un palazzo adibito ad un’azienda!.
Quel silenzio faceva parte della loro copertura e ringraziavano il cielo che in tutto quel tempo, nessuno avesse mai chiesto nulla.

- JunSu Oppa, vai con loro? – chiese all’improvviso LiYin rivolta all’amico, taciturno e un po’ in disparte

Quest’ultimo sembrò ridestarsi dal coma nel momento stesso in cui lei parlò. Colto di sorpresa, anche se un po’ titubante, le sorrise quasi dolcemente.

- si, casa mia è da quelle parti… - esclamò gentile

- che bello! Una fidanzata manesca e un morto che cammina…mi aspetta una bella passeggiata… - sospirò JaeJoong ironicamente

- JJ le sto segnando tutte, sappilo… - sbottò la ragazza facendo finta di annotare con la mano

- questo è quello che intendevo infatti… - rise il moro scusandosi

- allora…andiamo solo noi e LiYin…- sospirò YunHo

- n-no io non posso… - si scusò la ragazza, chiamata in causa – devo andare a casa e preparare il discorso per gli studenti del primo anno… -

- eeh?! Ma come…non puoi riciclare quello dell’anno scorso?! – propose Yuri

- potrei, ma l’anno scorso non c’era il problema degli scarichi dei bagni intasati… - rise la giovane

- uhm, questo significa che ce ne staremo io e te, soli soletti a mangiarci un gelatino seduti su una panchina… - sospirò YunHo andando ad abbracciare Yuri da dietro, cingendole le spalle dolcemente

- come se vi dispiacesse… - azzardò JaeJoong ironico

- infatti ci dispiace!! – rispose Yuri prontamente

- appunto! Non sia quanto vorrei stare con te, JJ, amore della mia vita! – sorrise YunHo facendo gli occhi dolci all’amico

- YunHo che faiii!!! – sbottò Yuri

- oh JaeJoong, perché sei tu JaeJoong???? – recitò YunHo sembrando quasi convinto di ciò che stava dicendo

- perché la mamma mi ha chiamato così, idiota… - sospirò il moro facendogli una linguaccia

- allora bambini avete finito di giocare??? - s’intromise Jessica tirando per un orecchio il suo fidanzato e salutando gli amici con un cenno

- ahia Sicaaa!! – brontolò JaeJoong

- su cammina!! che matematica ci aspetta!! -

- mi fai male tesoroooo!! -

- non chiamarmi tesoro! – ordinò lei

- scusa Jessicaaa!! -

- e piantala di lamentarti, accidenti a te!! -

- …ciao allora… - salutò JunSu a sua volta - …sarà meglio che vada… -

- ok JunSu… - sospirò Yuri

- Oppa, ci vediamo domani! – lo salutò LiYin

- o-ok… - arrossì il giovane

Senza guardarla in faccia per più di un secondo, si voltò e, frettolosamente, raggiunse gli altri due compagni.
Non sapeva spiegarne il motivo, ma ogni volta che LiYin gli sorrideva, anche solo per un istante, uno strano sentimento lo invadeva, misto tra felicità e paura.


**




- dovreste cercare di dare meno nell’occhio… -

JunSu aveva un aria relativamente tranquilla, ma dal preciso istante in cui avevano lasciato gli amici, né Jessica né JaeJoong avevano proferito parola in sua presenza.
Camminavano a sguardo basso, dietro di lui, piuttosto velocemente. Gli lanciavano qualche sguardo indecisi, ma lui non si voltò verso di loro in nessun caso.

- è quello che stiamo facendo infatti … - ribatté JaeJoong un po’ seccato

Jessica gli lanciò uno sguardo di rimprovero, ma lui non le badò affatto

- non mi pare, Numero 10… - sbottò JunSu

- sappiamo fare il nostro lavoro! - spiegò JaeJoong – non serve che ci stai addosso in continuazione! -

- non vi sto addosso… -

- ah no?! -

- no..perché quello che fate mi interessa relativamente… -

- … -

- senza contare che è grazie a me, che ho messo una buona parola, se voi adesso siete liberi di frequentarvi… -

- ti ho già detto grazie, che altro vuoi scusa?! -

- che non diate preoccupazioni al capo… -

- senti un po’… -

Ma Jessica, prontamente, gli prese un braccio e fece cenno di tacere.

- Numero 10, stai la tuo posto! - ordinò gelida

Lui la guardò ancora più contrariato di quanto non lo fosse lei ma infine, sotto lo sguardo di JunSu, che si era per quel breve attimo, girato verso di loro, evidentemente sorpreso dell’intervento della giovane, il moro non poté fare altro che fare come voleva.

- obbedisco…Numero 03… - bofonchiò piegandosi leggermente in segno di scuse

Jessica, sempre con il suo sguardo freddo e cinico, gli lasciò l’arto e si voltò dalla parte opposta. Gli doleva, JaeJoong non poteva sapere quanto gli avesse causato dolore essere così ‘crudele’ anche con lui. Ma la gerarchia non poteva non essere rispettata.
Ripresero a camminare piuttosto silenziosamente. La R.A.R non era lontana ma tutti e tre, non vedevano l’ora che finisse quella passeggiata fra amici.
L’atmosfera di era fatta piuttosto pesante.

- …sappiate che non ce l’ho con voi…anche se so che pensate il contrario… - sospirò JunSu all’improvviso

- … -

- se vi ho aiutato a mettervi insieme quella volta…è perché credo che l’oppressione della R.A.R sia esagerata delle volte… -

JaeJoong rimase un po’ stupito da quelle parole. Voleva ribattere, ma poi ci ripensò quasi subito.
JunSu si fermò nuovamente e sospirò poi, si voltò verso entrambi, che lo guardarono un po’ intimiditi.

- è per questo che ve lo dico….che vi tengo d’occhio… - spiegò

- … -

- non voglio che vi cacciate nei guai….fratelli… - esclamò infine sorridendogli lievemente

Conoscevano JunSu da molti anni ormai. Si erano allenati insieme tempo addietro ma lui, aveva avuto sempre qualcosa di diverso. Qualcosa che lo distingueva dagli altri.
Forse era per questo, che dopo tutto quel tempo riusciva ancora a sorprenderli.



**




- che gusto vuoi? -

- uhm…fragola! -

YunHo, gentilmente indicò con il dito il gusto del gelato che Yuri aveva scelto, al gelataio, il quale, raccogliendolo con l’apposito cucchiaio, glielo diede in una coppetta ringraziando a sua volta i due ragazzi e augurandogli una buona merenda.
Erano quasi le quattro del pomeriggio. A quell’ora in giro vi erano pressoché studenti di ritorno dalle scuole, diretti verso casa o fuori con gli amici. Era una piacevole giornata a le foglie degli alberi si stavano colorando di un rosso acceso, segno che l’autunno sarebbe arrivato molto presto. Un tiepido venticello di fine estate soffiava, trasportando le prime foglie secche dai rami degli alberi.

- ci sediamo lì, che ne dici? – domandò YunHo a Yuri, segnalando una panchina poco pi ù avanti.

- ok! -

Entrambi, mano nella mano, andarono a sedersi su di essa.
Una folata di vento spettinò i capelli di Yuri che, una volta seduta e dopo aver appoggiato il gelato sulle proprie gambe, cercò di sistemarseli a dovere.
YunHo intanto, leccava il suo gelato al limone e sorrideva divertito, osservandola portarsi i ciuffi dietro le orecchie.

- hai finito di guardarmi? mi imbarazzi!! - scherzò la ragazza

- eheh scusa! Ma lo sai che mi è difficile! - disse YunHo

- provaci! Altrimenti un giorno o l’altro andrai a sbattere contro i pali della luce! -

- forse, ma sei l’unica cosa degna di nota per me… - sospirò YunHo

- …e il tuo ‘platonico’ amore per JJ dove lo metti?! -rise la giovane cogliendo la palla al balzo

- oh, lui sta in secondo piano quando ci sei tu! -

- dovrei intuire che quando non ci sono lui salga di posizione?! -

- brava! - annuì YunHo

- cattivo!!! -

Yuri si voltò dall’altra parte, sbuffando per finta e iniziando finalmente a mangiare il proprio gelato allegramente.
Il fidanzato fece lo stesso, tranquillo e rilassato, con un braccio attorno alle spalle di Yuri, leggermente imbarazzata ma assolutamente consensuale al gesto.

- chissà perché Sica e JJ non escono mai… - brontolò all’improvviso la ragazza – scommetto che ci divertiremmo un mondo! -

Yunho voltò il suo sguardo su di lei, un po’ stupito. Probabilmente, stava pensando anche lui le stesse cose.
Ci pensò per qualche attimo, poi sospirò pesantemente.

- …avranno da fare… - si limitò a dire

- …tutti i giorni?! – osservò Yuri perplessa

- magari si annoiano ad uscire… -

Yuri, in quel momento, si ricordò del volto triste di Jessica quando aveva detto loro che non sarebbero potuti uscire, e scosse il capo.

- no, non credo sia per quello… -

- … -

- che strano… -

- beh, loro non sono gli unici! Anche JunSu non lo vedo mai in giro… - disse YunHo

- appunto! Non è strano?! – domandò Yuri preoccupa dosi sempre di più

- si, lo è! E lo sei anche tu se è per questo! - esclamò il ragazzo un po’ esasperato

Yuri ci rimase di sasso a quella risposta.

- in che senso scusa? -

- nel senso che è così da sempre! Ogni volta è così ed entrambi lo sappiamo da sempre! - spiegò – e non capisco perché proprio ora ti viene in mente che ci può essere qualcosa che non va! -

- si, ma non posso farne a meno! Jessica è la mia migliore amica! Senza di lei mi sento sola… –

- e lo stesso vale per me e JJ! – la interruppe YunHo - ma noi non possiamo farci proprio niente! –

- … -

- e tu devi smetterla di pensare di essere rimasta sola dopo la morte di tua madre! –

- …t-ti do fastidio…? - chiese Yuri incerta e abbassando lo sguardo tristemente

- ma no sciocca! Non mi dai alcun fastidio! È solo che dovresti smetterla di preoccuparti sempre per gli altri e mai di te stessa! -

- … -

- ho promesso a tuo padre che ci sarei stato io, per qualunque cosa! -

- lo so… -

- Yuri, io ti amo e sai che per te farei di tutto! - esclamò il ragazzo accarezzandole una guancia con la mano

- …lo so…anche io… - sorrise Yuri dolcemente

- allora te ne prego, smettila di pensare di essere sola…se no io che ci sto a fare qui, accanto a te? -

Senza pensarci neanche per un istante, lasciando cadere il suo gelato quasi di proposito, non poté fare a meno di abbracciarla.
Yuri ne rimase sorpresa, ma da una parte, gli era grata di averlo fatto. Altrimenti, era sicura che si sarebbe messa a piangere. E lei non voleva assolutamente farlo. L’aveva promesso davanti alla tomba di sua madre. L’aveva promesso anche a Jessica.
Ringraziava Dio di avere accanto YunHo in quel momento, pronto a confortarla e a proteggerla.

- …grazie…YunHo… - sospirò flebile


Lo sapeva, lo sperava.
Sarebbero rimasti insieme per sempre.
Lui era tutta la sua vita. Sarebbe morta piuttosto che restare senza di lui.
Di questo ne era fermamente convinta.





**





- mi dispiace! -

Jessica sembrò quasi urlarglielo in faccia.
Lui ci badò poco a quelle scuse, non perchè non avesse voluto ascoltarle, ma perché era concentratissimo sui compiti di matematica che avevano dato loro per il giorno dopo.
L’appartamento di JaeJoong era piuttosto buio, più che altro perché il ragazzo evitava di aprire troppe finestre, indo che da fuori non fosse evidente che quello era un appartamento vero e proprio.
Era piuttosto sobrio. Aveva qualche quadro appeso alle pareti. Poche mensole, un salotto collegato alla piccola cucina e altre due stanze: una camera e il bagno.
La Televisione c’era, mala guardava davvero poco. Non vi erano oggetti appoggiati alle varie mensole. Nessuna foto, eccetto quella con Jessica, una selfcam scattata qualche anno prima, il giorno del fidanzamento mai stato reso pubblico. Per il resto, nulla.
Una volta, quando viveva altrove, quando non era un membro dell’organizzazione, quando era ancora libero, la sua camera era cosparsa di foto. Foto con i suoi genitori.
Non se li ricordava molto bene. Era passato troppo tempo. Essi erano stati una delle tante vittime della R.A.R. lui, allora aveva avuto cinque anni. Il killer, non sapendo cosa farsene, decise di portarlo all’organizzazione e di allenarlo per diventare un futuro agente. E da allora, lui aveva vissuto sempre e solo senza conservare nessun ricordo di sé stesso.
In quell’inferno aveva conosciuto Jessica, a undici anni. Erano subito diventati buoni amici e lei lo aveva sempre protetto, in qualche modo.
Più tardi la simpatia si era trasformata in amore e lui, dopo essere diventato un agente, si era promesso che l’avrebbe protetta, che avrebbe fatto di tutto perché lei stesse bene, così da ricambiare il favore che la ragazza gli aveva fatto tempo addietro: quello di aiutarlo a viere come un killer, nonostante lui, fin dal principio non fosse mai stato propenso per uccidere.

- per cosa? –domandò JaeJoong sembrando ascoltare solo il rumore della biro che scriveva

- per prima! Con JunSu! – spiegò la ragazza

- … -

- non volevo alzare la voce! -

- ….perché ti scusi Numero 03? Sono io che ho sbagliato… - bofonchiò incerto

- … -

- come Numero 10 dovevo stare al mio posto, come giustamente mi hai fatto notare… -

- te la sei presa vero? - domandò Jessica

- …no… - sbuffò JaeJoong continuando il suo lavoro

- invece si! Sei sempre il solito! - sbottò la ragazza sicura di aver colto nel segno

- … -

- lo sai che anche per me è difficile? Lo sai che non vorrei mai ordinarti niente?! -

- … -

- non credere di essere l’unico a soffrire per questo! -

- … guarda che lo so… - sospirò JaeJoong

- se lo sai allora perché ogni volta mi fai sentire doppiamente in colpa? – disse Jessica abbassando lo sguardo

- …ti ripeto che non dovresti… - rispose lui continuando ad essere tranquillo a scrivere

- … -

- …piuttosto, Numero 03, cortesemente, non è che potresti andartene? - esclamò il moro voltandosi per la prima volta verso Jessica, appoggiata alla porta d’ingresso a braccia incrociate.

- e-eh?! – balbettò incerta la ragazza

- avrei matematica da finire, e sinceramente non ho voglia di sentire le tue scuse! -

- … -

- … -

Si guardarono per dei brevi attimi. Jessica non poteva credere che JaeJoong avesse appena pronunciato quelle parole. Lui poi, distolse lo sguardo dal suo continuando a fare i compiti.
La ragazza, voleva ribattere, ma sapeva che era tutto fiato sprecato.
Aprì la porta dell’ingresso quasi violentemente, arrabbiata.
Guardò JaeJoong, voltato dalla parte opposta alla sua. Non si era girato per fermarla ne per nient’altro. Doveva essere davvero arrabbiato con lei.

- JJ… - provò a chiamarlo

- … -

- …non prenderla così! –

- … -

- va al diavolo accidenti! - esclamò infine con voce rotta e uscendo frettolosamente

JaeJoong udì un ultimo tonfo violento della porta che si chiuse sbattendo.
Riusciva addirittura a sentire i passi veloci di Jessica che, probabilmente si era messa a correre lungo i corridoi.
La penna continuava a scrivere inesorabile, ma lui, ben presto, non vide più nulla. La vista divenne annebbiata, confusa e non riusciva più a distinguere i numeri gli uni dagli altri.
Ben presto, sentì le sue guancie inumidirsi.
Era solo uno stupido, un perfetto idiota.
Jessica non aveva nessuna colpa, e lui l’aveva fatta arrabbiare. La colpa non era della ragazza, sapeva bene come doveva sentirsi nel dargli ordini. No, la colpa era di qualcun’latro.
Di qualcos’altro.
La penna smise presto di pasticciare il foglio. Con non troppa convinzione ,si passò una mano sugli occhi ma le lacrime non volevano fermarsi. Continuavano inesorabili.
Se l’avessero visto i suoi fratelli, probabilmente sarebbe diventato il disonore della R.A.R. e lui non voleva. Altrimenti, come avrebbe potuto dimostrare a Jessica quanto valeva?.


Tuttavia, con questa convinzione nel cuore, pianse.
Pianse ininterrottamente, senza nessuno, solo in quell’appartamento così vuoto e senza ricordi.
C’era solo una foto, appoggiata un po’ malamente su una mensola.
Una foto e un ricordo felice.
L'unico che gli era rimasto in quegli anni di sofferenze.


~ 04 - Essere Forti ~


- JaeJoong è uno stupido! -

Yuri lanciò uno sguardo preoccupato all’amica, più che altro, per il fatto che proprio lei avesse potuto dire qualcosa del genere a suo ragazzo.
Quella mattina, come tutte le altre, entrambe si stavano dirigendo a scuola. C’era poco sole e il cielo non prometteva nient’altro che pioggia.

- …fammi indovinare…avete litigato vero? – azzardò la mora

- è così evidente?! – sbottò Jessica camminando velocemente

- …beh, si! – disse – voglio dire…gli dai dello stupido 93294 volte al giorno, ma mani in modo così serio… - spiegò sorridendo lievemente

- …beh, questa volta se lo merita! È solo un presuntuoso! -

- sentiamo allora…cosa ti avrebbe fatto o detto di così terribile? –chiese Yuri

- … -

Jessica ci mise un po’ a formulare una frase che non richiedesse una effettiva spiegazione a ciò che era accaduto il pomeriggio precedente.
Non poteva certo dire all’amica che lei aveva alzato la voce con jaeJoong perché era una sua superiore!

- ecco…ieri ho alzato la voce con lui…e se l’è presa un po’… - disse stando bene attenta ad ogni sillaba che usava

Yuri ci rimase un po’ perplessa

- …tutto qui?! – esclamò

- gli ho chiesto scusa, ma era davvero arrabbiato!! È odioso quando fa così!! -

- … e siete arrabbiati per questa sciocchezza?! – rise Yuri

- guarda che è una cosa seria!!! -

- si ma ha dell’incredibile! –

- cosa ne pensi?! – chiese Jessica – a parte che è una solita lite tra fidanzati… -

Yuri la guardò con uno sguardo misto tra divertimento e preoccupazione. Le sorrise, come faceva sempre, ogni volta che la confortava.

- beh…penso che, oltre al fatto che sia la solita lite tra fidanzati… - cominciò ironica - ..penso che tu debba essere meno ‘ Ice’ ogni tanto… -

- che vuoi dire?! - domandò la ragazza perplessa

- dovresti saperlo meglio di me, Sica! - rise Yuri – JaeJoong, anche se non sembra è davvero una persona fragile…ha bisogno di molto affetto credo… - spiegò

- … -

- prova ad essere un po’ più comprensiva nei suoi confronti…forse lui ci sta male perché tu stai sempre sulla difensiva… -

- … -

- in poche parole ti sto dicendo di lasciarti andare quando sei con lui…! -

- … -

- … -

- sarà, ma credo che sia colpa del mio orgoglio… - sorrise Jessica

- dai! Vedrai che alla fine sarà lui il primo a chiederti di fare pace! -

- ...perché pensi questo? -

-…perché è stracotto di te, sciocca! -


Tuttavia, quando arrivarono a destinazione,trovarono solo YunHo ad aspettarle. Com’era di consueto, lui e Yuri si erano subito dati un bel bacio di buongiorno, mentre Jessica in disparte, si chiedeva se JaeJoong non fosse già entrato in classe.
Era preoccupata, ma non ne sapeva il motivo. JaeJoong era più grande di lei, sapeva cavarsela da solo, eppure, anche dopo tutti quegli anni, anche dopo essersi resa conto che lui l’aveva nettamente superata in forza fisica e resistenza, nonostante lui credesse il contrario, sentiva il bisogno di proteggerlo e di accertarsi che stesse bene.
Era il suo chiodo fisso da quando si erano conosciuti.

- ..JJ non è venuto oggi a scuola… - esclamò YunHo in quel momento

- e-eh?!- balbettò Jessica sorpresa

- ma come, non lo sapevi?! Eppure stamattina mi ha confermato al telefono, di avertelo pure detto! -

- ma quando mai!! – sbuffò Jessica – abbiamo litigato ieri! - spiegò

- …in effetti sembrava giù di corda… - sospirò YunHo perplesso

- Sica non prendertela! – esclamò Yuri

- non ho ancora detto niente! - disse

- si ma lo stavi per fare! - spiegò Yuri

- …non è da lui però… - sospirò amaramente la ragazza

- … -

I due amici non sapevano minimamente cosa poter dire per tirarle su il morale.
Jessica e JaeJoong erano fatti l’una per l’altro. Lo avevano sempre saputo. Litigavano sempre, ma si trattava perlopiù di scenette comiche che li facevano sempre sorridere. Che litigassero seriamente, era capitato solo un paio di volte in tutti quegli anni che si conoscevano. E, come sempre, la colpa era stata di Jessica e del suo orgoglio che non la lasciava trasparire i suoi sentimenti.

- ehi Sica… - la chiamò YunHo

- mmh? -

- ..v-vai da lui! - esclamò il giovane

- eeeh?! -

- ci pensiamo noi ad avvertire gli insegnanti!- intervenne Yuri affiancandolo

- cosa state dicendo?! Sono le otto di mattina! Dove volete che vada! – si discostò Jessica

- come dove?! A Casa sua!! - sbottò Yuri

- … -

- così gli fai una bella sorpresa e fate pace! – sorrise YunHo

- … -

- a meno che non sia con un'altra ragazza in questo momento… - rise sottovoce

- oh, certo che hai la sensibilità di una capra a volte… - disse Yuri tirandogli una pacca sul petto

- stavo scherzando! -

Jessica non sapeva che fare. Non sapeva se rimanere lì, lasciando che il suo orgoglio avesse la meglio, oppure di andare da JaeJoong, di accertarsi che stesse bene, di fare pace con lui.
Non erano passate nemmeno ventiquattro ore dal loro litigio eppure, la sera precedente, si era ritrovata a pensare a quanto triste era senza di lui, che l’accompagnava ogni sera a casa, che le diceva “Buona notte, mia principessa” . Una frase che la faceva andare su tutte le furie ma che, allo stesso tempo la faceva sentire bene.
Nonostante cercasse di nasconderlo, lei non poteva stare senza di lui.
Lui era tutto per lei.

- coraggio Sica! – la incoraggiò Yuri

- … -

Jessica la guardò un po’ preoccupata. era ancora piuttosto indecisa.

- …ci vediamo domani va bene? – sorrise YunHo - e vi voglio vedere insieme! – aggiunse accarezzandole la testa con delicatezza

Quasi fosse stata una bambina.

- … -

- … -

- …c-ci vediamo domani allora! - esclamò infine la ragazza inchinandosi a loro

Entrambi sorrisero. YunHo fece il gesto di vittoria mentre Yuri continuava a riscaldare il suo cuore con quel sorriso.
La ragazza si voltò ed iniziò a correre, scendendo la scalinata dell’ingresso dell’edificio scolastico, sperando che nessun professore fosse nei paraggi e l’avesse vista.
Non sapeva chi ringraziare. Aveva due amici davvero speciale, due veri amici . Chissà cosa avrebbe fatto senza di loro, quale sciocchezza avrebbe potuto compiere.
Non aveva mai detto loro cosa provava. Ma sperava davvero che entrambi fossero riusciti a capire quanto per lei fossero importanti.
E così, la videro sparire tra la folla, come se quel girono non fosse mai venuta a scuola.

- …eccola che è andata… - rise Yuri quando non la videro più

- …per caso le hai atto la ramanzina prima di arrivare a scuola? – chiese YunHo

- …più o meno XD - ammise – però è servita vedo! -


- …dov’è andata? -

YunHo e Yuri si voltarono, colti alla sprovvista. Era JunSu ad aver parlato. Aveva visto Jessica correre fuori dalla scuola e aveva provato a seguirla senza successo, così, si era fermato, con ancora i libri in mano e la cartella in spalla.

- ciao JunSu… - sorrise YunHo

- ho visto Jessica andare via di corsa… - sospirò il ragazzo serio

- hai visto bene… - sorrise Yuri

- dove andava? -

- …è andata a fare pace con JaeJoong! -

- … -

Ecco che tutto tornava chiaro. Dovevano aver litigato per colpa sua, per quello che era successo il giorno prima.

- e questo era più importante della scuola?! – sbottò un po’ incredulo

- questo si chiama semplicemente amore, JunSu… - sospirò YunHo tenendo Yuri per mano

- è un sentimento che prima o poi tutti provano… - spiegò Yuri voltandosi a guardare il ragazzo evidentemente colpito

Ci pensò seriamente. Ma non riusciva a trovare alcuna spiegazione al suo stato d’animo dopo le parole di Yuri.
Per un attimo gli era parso di vedere dei capelli castani, un sorriso angelico, due occhi in cui ci si poteva specchiare senza problemi.
Ma cancellò ben presto quell’immagine dalla sua mente.
Perché lui, a differenza di altri non poteva permettersi niente. Non poteva permettersi di provare nulla

- ..sciocchezze… - sbottò infine incupendosi ulteriormente



**




Jessica correva, correva come non aveva mia corso in tutta la sua vita. Nemmeno gli allenamenti degli anni passati le avevano fatto utilizzare una quantità così elevata di ossigeno per respirare.
Sentiva i battiti del suo cuore accelerare per lo sforzo, ma non voleva fermarsi.
Voleva raggiungere la R.A.R il prima possibile, perché sapeva che quello era l’unico posto in cui poteva trovarsi JaeJoong.
Sapeva bene che per tutto il giorno l’azienda era in piena attività di copertura, quindi non poteva rischiare di presentarsi davanti all’ingresso.
Aveva deciso di entrare dai parcheggi sotterranei, dove a quell’ora vi erano poche persone.
Una volta arrivata all’edificio, fece così come aveva pensato.
Scese la rampa ed arrivò nei sotterranei dove in quel momento, per fortuna non c’era nessuno. Sempre correndo, andò a raggiungere il primo ascensore che trovò libero e lo utilizzò per salire di ben venti piani.
Una volta dentro, le porte si chiusero e lei, tirò un sospiro di sollievo.
Il suo respiro era affannoso ed era piuttosto sudata dalla corsa appena fatta. Cercò di regolarizzare il battito cardiaco ma quello non voleva smetterla di battere così forte, tanto che cominciava a credere che l’emozione di dover vedere JaeJoong lo facesse palpitare in quel modo.
Quando le porte dell’ascensore si aprirono, si ritrovò faccia a faccia con un agente.

- Numero 03?! C-che ci fa qui?! – balbettò spaventato nel vederla

- s-scusa Numero 07, ho da fare, levati… - esclamò distrattamente uscendo dall’ascensore e lasciando il compagno di stucco

Continuò a correre lungo il corridoio, con il cuore che palpitava all’impazzata.
Voleva vederlo assolutamente.
Svoltò l’angolo, salutando tutti i colleghi, sorpresi di trovarla lì, finché non arrivò all’appartamento di JaeJoong.
Si fermò davanti alla sua porta e, senza esitare, cominciò a bussare.
Attese.
Ma non rispondeva nessuno.
Bussò ancora, ma niente.
Non poteva nascondere di essere preoccupata.

- ehm…Numero 03… -

Jessica si voltò. Una ragazza, un po’ titubante, le si era avvicinata lentamente.

- ah, Agente Numero 20… - salutò Jessica

- ehm…s-sta cercando Numero 10 per caso? - balbettò

Sembrava quasi impaurita.

- s-si! Tu sai dov’è?! – esclamò Jessica illuminandosi

- eh…c-credo che sia…al piano di sotto, nella stanza degli allenamenti… - esclamò con il cuore in gola

- oh, grazie mille Numero 20!grazie grazie grazie!! – esclamò la ragazza al settimo cielo

- p-rego..Numero 03… - sorrise lievemente, ma con meno paura dopo aver visto il sorriso di Jessica

- ti meriti una promozione!! – esclamò Jessica salutandola

- e-eh?! -

Inutile dire che Numero 20 ci rimase di sasso alle parole della sua superiore.


Jessica questa volta decise di usare le scale perché secondo lei avrebbe fatto prima. In effetti, e fece in un baleno saltando gli ultimi quattro gradini finali. Non ci si poteva perdere in quel posto. La R.A.R era davvero grande, ma era fatta in modo semplice così che anche i giovani potessero orientarsi al meglio.
Una volta che fu scesa ,svoltò a sinistra, segui un lungo corridoio e poi girò a destra. Lì, si trovava una porta. La aprì piuttosto alla svelta e i trovò davanti alla palestra dove erano soliti allenarsi gli agenti. Quando coloro che erano lì, si accorsero di lei, la salutarono rispettosamente, e lo stesso fece Jessica, ma senza curanza. Voleva trovare JaeJoong.
Chiese di lui a più persone finché un agente non fu in grado di risponderle.

- è ad allenarsi con la pistola… - aveva detto

Jessica lo ringraziò e si diresse verso la stanza dove ci si allenava con le armi da fuoco.


Quando arrivò, dapprima non vide nessuno allenarsi in quelle celle insonorizzate. Poi, le parve di sentire un colpo in lontananza, ma non ne era del tutto sicura, c0erano ben 10 celle dove ci si allenava a sparare al bersaglio.
Ma a quell’era non c’era mai nessuno. Era troppo presto anche per le reclute.
Tuttavia, lui era lì.
Jessica riuscì a scorgere il suo volto, concentrato, con addosso un paio di occhiali speciali che gli permettevano un mira pressoché perfetta.
Jaejoong era lì. Con i muscoli tesi su quell’arma, pronto a sparare.
Non si era accorto della sua presenza e Jessica si sentì sollevata tutto ad un tratto. Almeno non era in pericolo, pensò stupidamente.
Si avvicinò ad una delle due vetrate di quella cella e lì, rimase a guardarlo mentre sparava a quel fantoccio in movimento. Toccò con la mano il freddo vetro, resistente agli spari, e si appoggiò con la fronte su di esso.
Era gelido.
Non riusciva a sentire il suo JaeJoong, però era comunque soddisfatta. Era ad un passo da lui. Le sarebbe bastato entrare lì dentro e chiarire ogni cosa, eppure, il suo solito orgoglio non glielo permetteva. Aveva corso fino a lì per parlarci, ma la voglia, tutto d’un tratto le era passata.
Aveva paura. Paura che lui non l’ascoltasse.
Era solita a ripensare ai momenti in cui si allenavano insieme in quelle celle. Era da anni che non lo facevano più, da quando erano agenti a tutti gli effetti.
Una volta, al termina di un allenamento, si erano seduti , stanchi e stremati.



- la vuoi sapere una cosa JaeJoong? - aveva detto Jessica, allora undicenne

- …cosa? -

- ti invidio tanto! -

- e-eh?! -

- ti invidio perché tu diventerai più forte di me! – aveva detto tristemente

Si ricordava ancora il volto di quel ragazzino, sconvolto dalle sue perole.

- cosa stai dicendo?! Tu sei molto più forte di me! -

- si, ma tra qualche anno le cose cambieranno… - aveva spiegato –perché io sono una femmina… -

- … -

- ecco perché ti invidio… -




-J…Jessica..che ci fai qui?! –

Quella voce la portò alla realtà, interrompendo il suo tuffo nel passato e riportandola al presente, in quel corridoio, a guardare il suo amato.
Solo che lui, in quella stanza non c’era più. Al contrario, ora si trovava a pochi metri da lei, con la fronte sudata ed un espressione alquanto sorpreso di vedere lì proprio Jessica.

- a-ah.. JJ… - balbettò lei spaventata

- ….perché sei qui?! Non dovresti essere a scuola? – domandò ancora una volta

Non sembrava particolarmente contento di vederla.

- s-sono io che dovrei dirlo! – esclamò lei – oggi sono arrivata e tu non c’eri! -

- … -

- avresti dovuto dirmi che non venivi!! -

- …e perché? -sbottò il giovane appoggiando la pistola in dotazione sull’apposito armadietto

- … -

- ora non mi è concesso nemmeno saltare un giorno di scuola?! -

- …no è questo! – borbottò la ragazza – ma hai detto a YunHo che io sapevo della tua assenza! -

- beh, se te lo avessi detto, probabilmente non mi avresti lasciato stare a casa… -

Eh già. Riusciva ancora a chiamare casa quel posto infernale.

- e cosa ne sai?! -

- perché ti conosco fin troppo bene Jessica! - esclamò un po’ seccato

- t-tu…tu non hai idea di quanto ero in pensiero per te, brutto imbecille!!! -

JaeJoong, che dapprima non aveva guardato la giovane nemmeno per un istante, si trovò improvvisamente con gli occhi incollati a quelli di lei. Occhi che in quell’istante lasciavano cadere silenziose lacrime di rabbia e tristezza.
Jessica stava piangendo.
Tentava di asciugarsi quelle maledette lacrime con la manica della divisa scolastica, ma invano, quelle continuavano a solcare le sue guancie.
JaeJoong non poteva che provare rabbia per se stesso.

- …s-scusami ti prego… - balbettò incerto - …non volevo farti piangere… -

- sei uno stupido!! Uno stupido!! Non capisci in tubo!! – continuava a ripetere

No si era nemmeno accorta che lui le si era avvicinato leggermente.

- …hai ragione, lo sono… - annuì - …non avrei mai dovuto comportarmi così… -

- … -

- me la sono presa per una sciocchezza…mi dispiace… -

Senza nemmeno rendersene conto, Jessica si trovò coccolata dalle forti braccia di JaeJoong, che in quel mentre per confortarla, l’aveva dolcemente abbracciata, facendole appoggiare la testa al suo petto.

- …s-sono io che dovrei dispiacermi… - sospirò la ragazza - ti tratto sempre male… -

- …non è vero… -

- oh si invece…tutto per cercare di essere più forte di te… - balbettò rispondendo all’abbraccio

- .. -

- … -

- …tu sei più forte di me, Jessica… -

Le asciugò le lacrime con un dito e sorrise dolcemente. Ecco una delle cose che le piacevano di più del suo JaeJoong: quando sorrideva le riscaldava l’animo.

- che ne dici….vogliamo continuare? – domandò JaeJoong

- e-eh?! -esclamò Jessica smettendo lentamente di piangere

- è da una vita che non ci alleniamo insieme al tiro al bersaglio! - disse – sarebbe anche ora di riprendere, non trovi?! Vediamo chi fa più punti! -

Jessica sorrise

- tanto sai già che vincerò io! – esclamò staccandosi dall’abbraccio

- tsk, non questa volta Ice Princess! -

JaeJoong prese la pistola che aveva risposto e ne passò una a Jessica, che la prese al volo dopo il lancio.

- staremo a vedere… - sorrise la giovane





**





- mi sembri un po’ giù di morale… -

- … -

- è successo qualcosa? -

- niente di particolare… -

- ..oh…capisco… -

JunSu e LiYin stavano passeggiando tranquillamente. Avevano entrambi appena finito le rispettive lezioni e il ragazzo, si era offerto, più o meno gentilmente,e di accompagnare a casa la ragazza e di aiutarla a portare con se la moltitudine di cartelloni che avrebbe dovuto scrivere per una assemblea.
Tuttavia, JunSu non sembrava particolarmente felice in quel momento anche se la sua faccia non ambiava quasi mai espressione in ogni situazione. LiYin tuttavia aveva un intuito speciale che le permetteva di capire gli stati d’animo di JunSu, merito anche degli anni che aveva passato insieme a lui a scuola.

- sembri arrabbiato …più del solito almeno… - rise LiYin

- non sono arrabbiato… - si limitò a dire JunSu

- …so che sei preoccupato per Jessica e JaeJoong… -

- …e-eh?! – esclamò il ragazzo stupito

- so anche che cerchi di nasconderlo, ma è da giorni che non fai altro che seguirli con lo sguardo, in ogni cosa che fanno… -

- …te ne sei accorta?! -

- lo sai, ti conosco bene JunSu…meglio di chiunque altro, credo… - esclamò la ragazza – nonostante il tuo volto sia sempre cupo e tu non rida mai, ti assicuro che i capisce benissimo quello che provi… -

Possibile che avesse ragione lei?
Senza accorgersene stava davvero facendo trasparire troppo le proprie emozioni? Poteva essere colpa della vicinanza con Yuri e YunHo?!

- siete molto amici eh? – esclamò LiYin

- …chi? -

- tu e loro! Vi conoscete da tanto vero? - chiese

- ….da tutta una vita… - esclamò un po’ ironico – potrei considerarli pure come fratelli miei… -

- beh, noi due ci conosciamo dalle elementari eppure…non me ne avevi mai parlato… -

- a che sarebbe servito? Non pensavo che avremmo fatto la stessa scuola… - esclamò JunSu cambiando argomento

- in ogni caso, guarda che a me fa piacere! -

- cosa?! -

- intendo…mi fa piacere che tu abbia degli amici al di fuori di me…la cosa mi solleva il morale! -

- …figurati…non sono amici miei… - sbottò pensando a Yuri e YunHo

- loro ti considerano tale però… -

- … -

- … -

- …loro non sanno chi sono… -

- …ed io lo so ? -

- .. -

- … -

- dipende da quale ‘Io’ conosci… -



**


Il Lupo e l’Agnello continuavano ad amarsi.
Tutto sembrava perfetto.
Ma erano ignari di quel tutto.
Ignari che il tradimento era alle loro spalle.



~ 05 - Fidarsi ~


- ... -

- c-chi sei?! -

Quella ragazza, tremava ed era impaurita.
In quella casa, buia, silenziosa come la notte che in quel momento sembrava più cupa che mai, un’ennesima sentenza stava per compiersi.
Era buio, ma Jessica, grazie ai suoi occhiali speciali e fatti apposta per quel tipo di situazione era perfettamente a suo agio in quell’oscurità. Poteva persino pensare di preferirla al giorno.
Era in piedi, a pochi centimetri da quella giovane che continuava a piangere ininterrottamente. Il suo braccio era teso verso di lei, impugnando la propria pistola e tenendo il dito indice pronto per premere il grilletto.
Doveva fare alla svelta.

- t-ti prego! – balbettava - n-non ho soldi!! M-ma prendi tutto quello che vuoi!! -

- … -

Nascosta e protetta da quegli occhiali, Jessica la osservava senza rimpianto. Ogni tanto le tornava alla mente il ricordo del giorno in cui la madre di Yuri era morta per mano sua. Ella l’aveva guardata sconvolta e le aveva detto “ …Jessica?”.
Era stato a quel punto che la ragazza aveva sparato. A lei. Alla madre della sua migliore amica. Alla donna che a suo tempo era stata grande amica della propria di madre.
A causa del suo lavoro di Killer, aveva imparato a convivere con il rimpianto e la menzogna solo e esclusivamente immaginando una vita migliore.

- p-per favore!! – la supplicava quella ragazza

- … -

Non c’era più tempo di esitare. Quella sera, come tutte le altre, avrebbe dovuto compiere il suo lavoro.

- … non avresti mai dovuto…chiedere auto alla R.A.R… -

- e-eh?! -

E il colpo partì.
Jessica per un istante aveva chiuso gli occhi per poi riaprirli quando ormai, per la ragazza, era già tardi. Il proiettile l’aveva centrata dritta alla fronte. Aveva ancora gli occhi aperti, impauriti, supplichevoli. Occhi che sembravano gridare aiuto anche dopo che la morte era sopraggiunta. La giovane killer non ci badò affatto.
Sospirò pesantemente e rimise la pistola al proprio posto, nel cinturino.

- ottimo lavoro Numero 03! -

JaeJoong sbucò da dietro l’angolo. Aveva con se due bottiglie che avevano l’aria di contenere benzina.

- niente di più facile per me…- sbottò Jessica

Numero 10 aprì una delle due bottiglie e cominciò a spargerne il contenuto un po’ dappertutto, con una certa fretta.

- ora disfiamoci di tutta questa roba… - esclamò

- ha l’accendino vero? – domandò la ragazza

- si si, me ne sono ricordato, non preoccuparti… -



UUUUUEEH! UUUUEHH!


In quel momento, un pianto ruppe il silenzio che c’era in quella casa.
JaeJoong fece finta di niente e continuò a versare la benzina in ogni stanza per assicurarsi che prendesse fuoco ogni cosa.
Numero 03 invece, si fermò per ascoltare meglio. Il pianto era piuttosto assordante.

- dai Numero 03! Abbiamo finito! Dobbiamo andare! - la chiamò JaeJoong

- c-c’è qualcun altro! – esclamò


- eh? -

Numero 10 ci rimase di stucco.
Jessica per tutta risposta, lasciò a terra la tanica della benzina e andò a vedere nelle altre stanze.

- N-Numero 03 per favoree!! – l’aveva supplicata JaeJoong invano e alzando gli occhi al cielo che non c’era.

La giovane non lo ascoltò. Il pianto era molto più forte ora e aveva il cuore che palpitava all’impazzata.
Entrò in una stanzina, molto piccola. Si era tolta gli occhiali, per cui ora non vedeva molto bene e stava più attenta a dove metteva i piedi.
C’era qualcosa per terra, qualcosa che pareva un giocatolo.
Poco più lontano, una finestra semiaperta illuminava ciò che sembrava un lettino. O per meglio dire, una culla.
Jessica si avvicinò ancora. Si sporse delicatamente oltre le sbarre di plastiche che la separavano da…

- a-ah… - balbettò

UUUUEEEHH!!

Un neonato stava piangendo ininterrottamente e si dimenava all’impazzata. Doveva avere pochi mesi. Aveva un corpicino esile, coperto dal lenzuolo di cotone e circondato da molti pupazzi di ogni forma.

- u-un bambino..?! – esclamò

- Numero 03!! Dove sei?! -

In quel momento arrivò anche JaeJoong che si avvicinò a Jessica, un po’ arrabbiato.
La prese per un braccio e tentò di portarla con se, inutilmente.

- dai!! Dobbiamo andare!! -

Il bambino continuava a piangere

- …non ci avevano detto che c’era anche un bambino! – sbottò Jessica

- no, ma la cosa non ci riguarda! Andiamo! – tagliò corto JaeJoong

- aspetta Numero 10! Non…non possiamo andarcene e lasciarlo qui! -

JaeJoong si fermò all’istante. Guardò Jessica piuttosto sconvolto dalle parole che aveva pronunciato.
Lei non stava guardando lui, ma quel bambino che centinava a piangere, cercando con il suo sguardo innocente la propria mamma.
Mai in tutta la sua carriera, lo spietato Numero 03 aveva detto parole del genere.

- c-che ti salta in mente Numero 03!! Non abbiamo tempo! Usciamo, accendiamo il fuoco ed è finita!! -

- m-ma non possiamo! È solo un bambino!! -

- ci hanno detto di non lasciare nessuno in vita! - sbottò JaeJoong

- ci hanno detto di uccidere quella donna! – lo interruppe la ragazza – il bambino non centra! -

- oh andiamo!! -

- …portiamolo con noi! -

- eeeh?! -

Jessica, con delicatezza, prese in braccio quel bambino, oramai pieno di lacrime, quasi stanco di piangere.
Se lo adagiò al petto, facendolo dondolare un po’ per calmarlo.

- sei diventata matta?! - esclamò Numero 10

- portiamolo alla R.A.R! - tagliò corto Jessica accarezzandogli la testolina

- ma.. -

- oh insomma, Numero 10, ho deciso così! - sbottò – me ne assumo tutte le responsabilità! -

- … -

Si guardarono per qualche istante. Il bambino aveva smesso un po’ di piangere e si stava calmando tra le braccia di Jessica.
Il ragazzo guardò dapprima lei e poi posò il proprio sguardo sul piccolo. Poteva essere così crudele da lasciarlo lì?.
Sospirò pesantemente e, di fretta, prese una coperta dalla culla, lanciandola a Jessica, un po’ sorpresa.

- potrebbe avere freddo…siamo a Novembre… - spiegò il giovane

- …si… - sospirò Jessica sorridendogli

- ora andiamo! Siamo già in ritardo! -

Detto questo, entrambi uscirono dalla stanza e tornarono in soggiorno, attenti a non calpestare le macchie di benzina sparse dappertutto. Avanzarono ,altre il cadavere di quella donna e, portandosi il bambino, uscirono adagio dall’ingresso. Già potevano sentire in lontananza il rumore assordante delle sirene della polizia.
JaeJoong estrasse dalla tasca il proprio accendino e accese una sigaretta portata all’occorrenza. Lasciò che prendesse calore e poi, con un ottima mira, dall’uscio della porta, la lanciò in una delle pozzanghere che, presero immediatamente fuoco.

- sbrighiamoci! Tra poco qui salta tutto! - esclamò infine

Utilizzarono le scale antincendio per uscire dall’edificio. Jessica era un po’ più lenta con il bimbo in braccio e nel giro di pochi minuti raggiunsero la loro auto. Entrambi montarono e JaeJoong accese il veicolo facendo un abile manovra per uscire dal parcheggio alla svelta.
Dovevano raggiungere al più presto Seoul. Quella era stata la loro prima missione fuori dalla provincia. Ci sarebbero volute almeno due ore prima di poter rientrare.
Una volta partiti, JaeJoong sembrava decisamente più rilassato e ogni tanto lanciava uno sguardo a Jessica, che teneva il bambino saldo.
Il finestrino era leggermente abbassato e lasciava passare un po’ d’aria gelida. Quella notte era particolarmente tranquilla. In lontananza, si vedeva del fumo. Era segno che la loro missione era stata compiuta al meglio e senza errori.
O meglio, forse l’attimo di compassione che aveva provato Jessica per quel bambino. Ecco forse l’unico errore che avevano compiuto.



**





- e questo che significa? -

Jessica e JaeJoong, a sguardo basso, non dissero una parola.
Tutti gli altri agenti che si trovavano nella sala centrale, di ritorno dalle missioni, erano pressoché sbalorditi e bisbigliavano tra loro cose incomprensibili.
Il capo era lì, tremendamente accigliato e pensieroso, seduto sulla sua solita poltrona, affiancato da JunSu e Numero 01, il quale, sembrava furibondo e nero di rabbia.
Il bambino fra le braccia di Jessica, ora dormiva tranquillo.

- la missione si è svolta con successo, capo… - intervenne

JunSu la squadrava da cima a fondo.

- ma non ho ritenuto doveroso sbarazzarmi del bambino… - continuò

- questo è un problema! – sbottò Numero 01 rivolto al capo – il vostro compito era di eliminare ogni traccia di vita in quella casa! – esclamò contrariato

Jessica sbottò

- con tutto il rispetto, Numero 01, nessuno ci aveva parlato del fatto che c’era un bambino! -

- questo non conta Numero 03! Nessuno doveva rimanere in vita! -

Il capo intanto sembrava piuttosto pensieroso.

- suvvia Numero 01… - intervenne JunSu – che cosa credi che possa farci un moccioso in fasce?! -

- non abbiamo il tempo materiale ne lo spazio per assumerci questa responsabilità! -

- potrà essere allevato come un Agente! – disse Jessica

- e chi se ne prenderà cura?! Abbiamo già troppe gatte da pelare, non siamo una società di baby setter! -

- me ne occupo io! - esclamò

JaeJoong alzò lo sguardo all’istante verso Jessica.
Numero 01 tacque all’improvviso e JunSu la guardò storto.

- me ne posso occupare io! – ripeté Jessica

- non dire stupidaggini Numero 03…hai la scuola e altro da fare di più importante! - intervenne JunSu

- non ci resta che sbarazzarcene… - esclamò Numero 01

- ma… -

- Silenzio figli! – esclamò all’improvviso il capo

Tutti si zittirono a quel richiamo.
Nessuno osò più fiatare.
L’uomo, si schiarì la voce e sospirò pesantemente.

- mi pare di capire che il problema è la fine che farà questo bambino… - sospirò quasi con voce tremante

- … -

- Numero 03, che tu te ne occupi è impensabile…non nelle condizioni in cui sei ora… - spiegò

Jessica voleva ribattere ma ci ripensò e abbassò lo sguardo bruscamente, annuendo.

- tuttavia è anche vero che questo bambino non può essere una minaccia per noi… -

- … -

- pertanto, se un agente è disposto a prendersene cura, potrà essere allevato per diventare un futuro agente… - continuò – in caso contrario…gli agenti 03 e 10 lo riporteranno dove l’hanno trovato… -

Un fruscio di voci echeggiò per tutta la sala.
Jessica si guardò intorno, un po’ preoccupata. JaeJoong teneva gli occhi puntati su JunSu, il quale era troppo occupato a parlare con Numero 01 per potersene accorgere.
Sembravano tutti indecisi sul da farsi e il capo stava lì, immobile con gli occhi socchiusi, ad aspettare una qualche risposta.

- …i-io potrei prendermene cura! -

Si fece avanti una ragazza.
Capelli corti, sulla trentina. Tremava di fronte al loro capo, ma con profondo rispetto, s’inchinò a lui.

- … - Jessica sospirò sollevata

-sono esperta in materia…me ne posso occupare io… - continuò la ragazza

- … -

- … -

- …molto bene numero 15… - sospirò il capo - la questione mi sembra risolta.. -

- Capo, con tutto il rispetto, non mi pare una buona... –intervenne Numero 01

- il capo ha deciso – lo interruppe JunSu

- … -

- Numero 03, dai il bambino a Numero 15… - continuò il capo come se niente fosse successo.

Jessica, un po’ titubante, diede il bimbo che aveva tra le braccia alla collega, che la ringraziò e se lo portò al petto, coccolandolo perché non si svegliasse.

- grazie… - disse con voce esile

- non preoccuparti Numero 03…è in buone mani… - sospirò Numero 15

- ora potere ritirarvi nei vostri appartamenti… - esclamò il capo infine – sono stanco… -

Tutti annuirono e salutarono con rispetto.
Anche Jessica e JaeJoong si unirono ai compagni, benché questi gli lasciassero sguardi vacui e un po’ preoccupati.
La sala si svuotò pian piano, nel silenzio più totale finché non rimasero solo il capo, JunSu e Numero 01.

- …01..per favore, ritirati…devo parlare con 02… - ordinò

- …si capo…buonanotte… - sospirò numero 01 un po’ arrabbiato

Prese la via dei propri colleghi e raggiunse l’ascensore.

JunSu sospirò pesantemente e si passò una mano agli occhi.

- stanco, Numero 02? – domandò il capo

- relativamente… - ammise lui

- … -

- lei piuttosto, ha dormito bene la scorsa notte? -

- …le pillole per l’insonnia non servono a molto… - ammise il capo

- …deve cercare di rilassarsi… -

- ….ho troppe faccende a cui badare…troppi pensieri per la testa… -

- … -

- con Jessica? Niente di nuovo? – domandò poi

- non deve temere capo…Numero 03 e Numero 10 sanno badare a loro stessi… -

- il cuore di Jessica sta cominciando a vacillare…lo sento… - sospirò il capo pensieroso

- … -

- una volta avrebbe ucciso quel bambino con freddezza e serietà…. -

- … -

- che sia colpa mia? Che abbia fatto male ad accettare la relazione con Numero 10? -

- …no capo…non credo che sia per quello… - rispose JunSu senza pensarci

- … -

- Numero 03 sta passando un periodo in cui non sa chi vuole diventare…le passerà… -

- …tienila comunque d’occhio…

- va bene… -

- ..mi fido di te… Numero 02… -




**






- dai forza! Passatemi quei fiocchi!! -

- quali LiYin? -

- quelli sopra il banco!! -

- guarda che non ci sono! -

- eeeh?! Ma se li ho appoggiati io!! -

Quel giorno, per i corridoi della scuola c’era un viavai di persone.
Dopo l’assemblea studentesca del primo Novembre, gli studenti avevano optato per una giornata libera e senza lezioni, che avrebbero utilizzato per sistemare la scuola in vista delle festività natalizie che sarebbero arrivate da lì ad un mese. Quel lunedì tutti gli studenti erano stati incaricati di addobbare le proprie aule e anche buona parte dell’edificio, sotto l’occhio vigile di qualche professore che passava ogni tanto.
LiYin, l’ideatrice di quel fantomatico giorno di lavoro, si faceva in quattro per garantire che il tutto venisse preparato al meglio e nel minor tempo possibile.

- LiYin Unnie!!li ho trovati! -

Yuri, corse velocemente dall’amica con tra le braccia una scatola di cartone piena di fiocchi rossi.

- quelli della terza C li avevano nascosti credo! -spiegò

- uffaaa!! Sempre i soliti!! – sbottò LiYin arrabbiata – grazie Mille Yul!! -

- LiYin, le luci vanno bene così? – aveva domandato Jessica poco più lontano ,intenta ad attaccare al soffitto una scia di luci colorate

- ottimo lavoro Sica!! - esclamò – JJ, YunHo occhio ai fili della corrente eh! -

- s-si… - balbettava JaeJoong alle prese con un enorme tavolo da spostare perché non occupasse troppo spazio inutilmente

- m-mi raccomando non mollarlo.. . – sospirava YunHo tenendolo ben stretto

- t-te lo mollo in testa se continui a distrar…mi!!! -

- è bello vedere che quei due servono a qualcosa ogni tanto… - sospirò Jessica

LiYin e Yuri sorrisero alla battuta, che però la ragazza non aveva inteso come tale.

- come procede qui? -

JunSu sbucò da fuori l’aula, dopo aver coordinato i lavori con una studentessa del quarto anno.

- JunSu! – esclamò Yuri agitando la mano

- oh, JunSu! – salutò LiYin alla vista dell’amico – sei capitato proprio al momento giusto! -

- perché? – ripeterono Jessica e JunSu quasi all’unisono

- prendimi sulle spalle! - ordinò LiYin al ragazzo

- e-eh?! – sbottò quest’ultimo incredulo

- daii! Altrimenti non ci arrivo ad attaccare i fiocchi!! -

- … -

JunSu sembrò diventare paonazzo all’improvviso. Yuri e Jessica lo guardavano divertite, soprattutto Jessica che non credeva alla scena a cui stava assistendo. JunSu, timidamente si abbassò in modo ch LiYin potesse montagli sulle spalle. Lei si sedette su di lui quasi subito e JunSu poté di nuovo alzarsi. La teneva stretta, per paura che non cadesse. LiYin tutta tranquilla cominciò a sistemare i fiocchi con una certa bravura e canticchiare mentre sotto di lei, JunSu moriva di vergogna.

- JunSuuu??? Come va l’ì sotto?? – sorrise LiYin

- sta piovendo e tira vento…che domande faiii??!! -

- Eheheh.. -

Intanto, Jessica Yuri presero a sistemare insieme qualche campanello con tanto di ghirlanda, commentando la divertente scena.

- …se non lo vedessi con i miei occhi non ci crederei… - sorrise la mora

- già… - sospirò Jessica un po’ titubante


Nel frattempo, JaeJoong e YunHo erano da poco riusciti finalmente a coccolare l tavolo al posto dove andava messo. Entrambi avevano il fiatone e li aspettava ancora molto lavoro.
Il moro si era praticamente buttato per terra.

- ..m..ma chi…ce..l …ha …fatto…fareeee!! - esclamò JaeJoong

- zitto e non lamentarti… - sospirò YunHo esausto – se ti sentisse Sica… -

- g-grazie tante eh! - rispose – fatemi fare una pausaaa!!! -

- … -

- … -

- …ehi JJ! -

- eeeh??! -

- vieni con me a fare due tiri? -

JaeJoong lo guardò come se avesse appena detto una bestemmia.

- d-di cosa?! - balbettò

- due tiri a basket, idiota!! - precisò – al campo della scuola! -

- ma se abbiamo ancora un mucchio di lavoro da fare!! -

- dai, solo due tiri! Non se ne accorge nessuno vedrai!- -

- … -

- e poi, ti devo parlare anche di una cosa! -

- …ok… -




**





Il vento gelido dell’inverso stava per suonare alle porte di Seoul come ogni anno.
Le foglie dorate degli alberi ormai erano solo un ricordo lontano e le prime nevicate avevano già reso stagni e laghi una lastra ghiacciata.
Era il sette di Novembre, ed era assai strano che il sole, quel giorno avesse deciso di comparire lievemente tra la profonda coltre di nubi che si addensava da giorni.
JaeJoong, infreddolito e vestito per bene, guardava YunHo tirare e, ovviamente, centrare il canestro con la propria palla da basket, saltando come una gazzella impazzita.

- se facessi qualche tiro non sentiresti così freddo! - esclamò YunHo all’amico

- no grazie, niente figure del cavolo per me… -

- andiamo! Non sei così male come dice Sica! – rise – anche se ha ragione! -

- tsk…spiritoso! – esclamò JaeJoong tirando su col naso

- sicuro di non voler provare? – insisté YunHo

- si sicuro…tu piuttosto, non dovevi parlarmi? -

- si beh… - sospirò YunHo smettendo per un momento di palleggiare per poi riprendere

- …hai cambiato idea? -

- no no! – scosse la testa il ragazzo – è solo che non so da che parte iniziare… -

- …prova! Anche perché sto crepando di freddo e se non ti muovi muoio! – sorrise ironico JaeJoong

- …ecco… - cominciò YunHo facendo un ennesimo tiro al canestro

- … -

- tu, dopo la scuola…cosa pensavi di fare? - domandò infine

- e-eh? – balbettò JaeJoong - …in che senso? -

- …intendo dire con sica! Che pensate di fare? -

- … -

Il ragazzo non sapeva cosa rispondere

- …n-non lo so…perché? -

- vedi…io ci stavo pensando seriamente, da un po’ di mesi a questa parte… - spiegò YunHo - …stavo pensando a me e Yuri… -

- … -

- ..io…al amo davvero tanto…senza di lei non sarebbe la stessa cosa! È speciale per me! -

- … -

- tuttavia…sento di non aver mai fatto niente di concreto per lei… -

- …ehi…così mi spaventi… - esclamò JaeJoong non fingendo di non essere preoccupato

- … -

- … -

- …io la voglio sposare, JJ… - sospirò infine il ragazzo, serio più che mai

- …e-eh? -

JaeJoong pensò per un primo momento di non aver capito bene. Poi, osservando il volto serio dell’amico, capì che invece ci aveva sentito benissimo.

- so che forse è prematuro…siamo giovani… - sospirò YunHo continuando - …però, davvero, la voglio sposare con tutto me stesso! -

- …b-beh…YunHo io no so che dire… - disse JaeJoong - …e quando ha intenzione di… -

- volevo dirglielo dopo la scuola…una volta fatti gli esami… -

- …capisco… -sorrise il moro

- …non mi dici che sono pazzo? -

- … -

- … -

- come amico tuo…ti sostengo… - sorrise - e ti auguro tutta la felicità di questa terra… -

- ora non esagerare! –

- mica esagero!! –

- invece si! Non so nemmeno se accetterà!! - s’incupì YunHo

- ma certo che lo farà! È pazza di te!! –

- … -

- … -

- mi faresti un favore JJ? -

- …certo! -

YunHo estrasse dalla tasca della giacca una piccola scatolina. Era blù, ricamata a mano e con un fiocco a forma di rosa, bianco.
Glielo porse.

- …m-ma questo è…? -

- un anello di matrimonio! – annuì YunHo

- …perché me lo stai dando? - chiese

- perché voglio che lo tenga tu…ho paura di perderlo… - ammise sorridendo lievemente

- …m-ma io non… -

- mi fido di te, JJ! -

- … -

- … -

- …non preoccuparti…è in buone mani… - annuì infine prendendo la scatolina

- …t-ti voglio bene lo sai? - esclamò YunHo tirandogli una pacca sulla spalla

- anche io… - sorrise JaeJoong

- …spero che le cose non cambino mai… -


~ 06 - Non Posso Odiare Chi Mi Ha Salvato~


- sono stanchissimo… -

- ma se non hai fatto niente oggi.. -

- e-eeeh?! -

- guarda che vi ho visto, tu e YunHo, mentre uscivate di nascosto… -

JaeJoong sbuffò un po’ seccato mentre Jessica sorrise quasi avidamente.
Erano le cinque del pomeriggio. Entrambi erano rimasti fino a quell’ora ad aiutare Liyin con gli ultimi ritocchi ai corridoi insieme a Yuri e YunHo.
Poi finalmente, una volta finito, si erano salutati per poi dirigersi ognuno a casa propria.

- eheheh…vi siete persi una scena memorabile mentre non c’eravate oggi… - sorrise la ragazza

- quale scena? -

- tu cosa ne pensi di LiYin e JunSu? -

Quella domanda lasciò jaejoong alquanto perplesso.
Guardò Jessica in modo vacuo senza aver l ‘aria di uno che ci stava seriamente pensando.

- boh, che dovrei pensare? -

- secondo me a JunSu lei piace… - spiegò la giovane

- ma figurati…JunSu non è il tipo… - sbottò non nascondendo la sua sorpresa

- perché no? Sono carini insieme! -

- ma ti pare che il ‘famose e cinico’ numero 02 si possa innamorare di qualcuno? Quello lì non sa nemmeno cosa sia l’amore! -

- …non dovresti dire così… - sbottò – dovresti essergli un po’ più grato! È grazie a lui che noi due stiamo insieme! -

- … -

JaeJoong tacque.
Lei aveva ragione. Avrebbe dovuto essere grato a JunSu, per ogni cosa. Eppure non ci riusciva. Non riusciva del tutto a fidarsi di lui. Non come Jessica almeno.

- il fatto dell’atra sera ti ha cambiato un po’ eh? – sorrise infine

- eh? -

- …ma sì, l’altra sera, quando hai salvato il bambino… - spiegò

- …che intendi dire? -

- la Jessica di una volta non lo avrebbe mai fatto…mi hai colpito… -

- …la Jessica di una volta era più forte, JaeJoong… - si limitò a dire la ragazza camminando più velocemente

- non fraintendermi! – la zittì – sono contento di questo! -

- sei tu che non dovresti fraintendermi! L’ho fatto perché ho voluto dare a quel bimbo la stessa possibilità che fu data a me, tutto qui! -

- … -

JaeJoong si limitò a guardarla. Jessica discostò lo sguardo e si limitò a tenere il broncio.
Tuttavia, il ragazzo sapeva che lei in fondo era buona e che stava mentendo al riguardo.

- …senti JJ… -

- …mh? -

- ti va di venire da me? - chiese

JaeJoong arrossì

- d-da te? -

- si, non sei mai entrato a casa mia…. -

- v-va bene… - balbettò incerto

- guarda che non faremo niente di quello che stai immaginando!! -sbottò la ragazza offesa

- i-io non sto immaginando nulla!! -

- ah certo, e quella faccia color peperone? -

- sarà il caldo… -

- ma se siamo a Novembre e tira un freddo assurdo!! -

- si beh…a-andiamo, che è meglio!! -



**





L’appartamento di Jessica lo aveva visto molte volte da fuori. Era all’ultimo piano di un condominio un po’ fuori dal centro di Seoul. In quella zona non abitava molta gente, e la maggior parte erano anziani che cercavano di fuggire dal traffico e dallo smog della città.
JaeJoong non aveva mai avuto l’occasione di entrare a casa sua, perché gli era stato ordinato severamente di non metterci piede.
La ragazza dal canto suo era l’unica agente a possedere un appartamento tutto per se, lontano dalla R.A.R. JaeJoong sapeva che Jessica era la preferita del loro capo, ma non le aveva mai chiesto il perché. Che motivo poteva esserci d’altronde? Nemmeno JunSu che il capo elogiava in egual modo, aveva così tanti privilegi.
Entrambi salirono le scale, senza prendere l’ascensore. Il moro era teso ma cercava di non darlo a vedere.
Ci vollero un paio di minuti prima che potessero arrivare.
Jessica estrasse dallo zaino le proprie chiavi di casa e, una volta trovate, con un piccolo scatto, aprì la porta.
Era molto diverso da come JaeJoong se l’era immaginato.

Le finestre erano aperte e lasciavano passare e circolare l’aria all’interno dell’appartamento i cui muri erano color panna. Il soggiorno era davvero molto accogliente, c’erano ben due divani e una televisione a dir poco invidiabile.
Sopra le mensole, centinaia di libri e molte foto. Alle pareti erano appesi un paio di quadri d’arte contemporanea.
La cucina, che confinava con il soggiorno, era in perfetto ordine e accoglieva al centro un tavolo di finto marmo con tre sedie.

- ..wow… - esclamò JaeJoong senza parole

- perché quella faccia?! - esclamò Jessica

- …n-no niente…è che…boh…me lo immaginavo diverso… - spiegò il ragazzo

Jessica appoggiò la cartella sul primo divano che si trovò di fronte.

- te lo immaginavi cupo e spoglio, di la verità… -

- …più o meno… - annuì

- benvenuto in un appartamento normale, caro JJ! – sorrise Jessica – vuoi da bere? -

Ed entrambi andarono in cucina.
Mentre la giovane tirava fuori dal frigo una bottiglia d’acqua, JaeJoong stava ancora guardando con stupore ogni centimetro di quel posto.

- ehm…potrei..del caffè? – chiese il ragazzo

Jessica sospirò e rimise l’acqua in frigo. Poi aprì una credenza e ne prelevò una moca con annesso contenitore per il caffè.
Aprì entrambi e cominciò a buttare la polverina marrone all’interno dell’oggetto, per poi metterci dell’acqua e chiuderlo.
Accese i fornelli.

- è..è incredibile… - continuava a dire JaeJoong

- per uno che vive alla R.A.R , si…lo è… - osservò Jessica

- chi…chi te l’ha regalato? Il capo?! – azzardò il giovane stupefatto

La ragazza s’incupì all’istante, JaeJoong non la stava nemmeno guardando e lei si concentrava solo sul caffè che bolliva pina piano.

- …no… - si limitò a dire

- non mi dirai che te lo sei comperato tu! -

- …nemmeno… - disse ancora - …questo appartamento l’ho sempre avuto… -

- eh? -

JaeJoong si voltò per la prima volta verso di lei e si bloccò. Aveva un volto molto triste, uno dei più tristi che avesse mai visto.
La ragazza si morse le labbra ma ormai il più era stato fatto.

- in questo appartamento…ci ho sempre vissuto… - spiegò

- … -

- è il luogo dove conservo i ricordi più felici della mia infanzia… -

- … -

- …ed è anche stato…il luogo in cui i miei genitori trovarono la morte… -

Il moro rimase impietrito di fronte a quelle parole dette con una tale spontaneità da fargli percepire un brivido lungo tutta la schiena.
La guardò senza aprire bocca con l’aria di uno che bene o male non ci credeva davvero.

- q…questo non lo sapevo… - sospirò JaeJoong abbassando lo sguardo

- non preoccuparti…quasi nessuno lo sa… - lo rassicurò la giovane

- … -

- vieni, guarda! – esclamò Jessica spegnendo i fornelli dove il caffè era appena bollito e dirigendosi verso il salotto

JaeJoong la seguì a ruota e la raggiunse, accanto ad una mensola dove sopra vi erano delle foto, circa una decina.
Foto di una famiglia. Erano in tre: madre, padre e figlioletta.
Nella maggior parte di quelle foto la piccola aveva dovuto avere circa cinque o sei anni. La mamma la teneva in braccio con un sorriso che ricordava molto quello di Jessica. Anzi, era identico. Accanto a loro, un ragazzo che accarezzava la testa della bambina.

- …ma questi… - borbottò JaeJoong

Jessica sospirò e un lieve sorriso le disegnò il volto

- …la mia famiglia… -

La ragazza prese in mano una foto e la guardò con occhi leggermente languidi. JaeJoong provò un misto tra pietà e angoscia nel vederla rammaricarsi in quel modo persino davanti ad una foto. Non era da lei rimuginare il passato.
Jessica posò un dito sul volto impresso di sua madre, come se in quel modo avesse potuto sentirla ancora.

- …dovevi…amarli molto… - sospirò il moro

- già…eravamo una famiglia felice… -

- … -

- ma non ricordo nemmeno il nome di mia madre…o che voce avesse mio padre… - spiegò – so solo che eravamo molto felici… -

- Jessica… -

- …erano due agenti, JJ… -

- eh? -

JaeJoong la guardò ancora più stupito

- i miei genitori…erano due Agenti della R.A.R…tra migliori a dire il vero… -

- stai scherzando?! –

- no… - sospirò – loro erano un po’ come noi! Nella stessa situazione! -

Il moro riguardò la foto che la sua ragazza aveva ancora in mano. Dalle loro facce non l’avrebbe mai potuto credere.

- erano molto ben visti alla società! – spiegò Jessica – tuttavia, quando nacqui io le cose si erano un po’ complicate… -

- … -

- io non so cosa sia successo, ma quella notte di tredici anni fa…i miei genitori vennero uccisi dalla loro stessa agenzia… -

- … -

- colui che li uccise era il loro migliore amico…e anche il mio salvatore… -

- salvatore? -

- esatto…il killer che la società aveva mandato contro la mia famiglia perché portasse a termine la missione… -

- … -

- mi diede una possibilità! – rispose la ragazza – mi disse “decidi tu se vivere o morire” -

- … -

- ed io, scelsi di vivere come un Killer..continuando il lavoro che la mia famiglia aveva cominciato… -

- c-come fai ad essere così tranquilla mentre parli di questo?! – chiese JaeJoong ancora più sconcertato – dovresti odiare che ti ha fatto questo! –

- … -

Jessica ci pensò su. Il suo ragazzo aveva perfettamente ragione. Eppure, lei non riusciva proprio. Non riusciva proprio ad odiare. Nonostante per un breve periodo avesse coltivato un forse senso di vendette.

- …non…non posso odiare chi mi ha salvato… - si limitò a dire

- ..o-ok… -

JaeJoong si discostò da Jessica, con un filo di paura ben visibile.
La ragazza ne rimase un po’ sorpresa

- n-non avrei dovuto venire qui a casa tua!! – esclamò balbettando

- …JJ… -

- b-basta, davvero! Non voglio più sentire altro… -

Si lasciò cadere sul divano e con le mani si coprì il volto.
Sembrava tremare. La verità è che gli era venuto il mente il momento esatto in cui, sotto i suoi occhi, sua madre veniva uccisa da quel Killer che, magari era lo stesso che aveva ucciso i genitori di Jessica.
Per quattordici anni lui non aveva fatto altro che coltivare in fondo al suo cuore due sentimenti opposti di vendetta e gratitudine verso colui che lo aveva slavato.
Quel killer era morto durante una missione e così, JaeJoong era rimasto senza un reale motivo che lo facesse andare avanti con il suo lavoro di Killer.
Non sapeva che Jessica aveva un passato così simile al suo. Non lo aveva mai saputo fino a quel momento.
E forse sarebbe stato meglio non scoprirlo.
Ad un tratto, inseguendo quei pensieri così cupi, sentì un braccio cingergli le spalle da dietro e un mento, appoggiarsi delicatamente.
JaeJoong non proferì parola. Sapeva chi era.

- scusa JJ…non volevo turbarti con questi discorsi… -

- … -

- non ci ho più pensato… -

- …i-il fatto è che…. – spiegò JaeJoong – nonostante mi sforzi di dimenticare, proprio non ci riesco… -

- …stai tranquillo, non accadrà più vedrai… - cercò di tranquillizzarlo

- … -

- …ci sono io con te… sono la tua famiglia…-

- … -

- è solo che per una volta, volevo renderti partecipe della mia vita… -

- lo so… -

Il moro sfiorò la mano della ragazza e lasciò che essa gli accarezzasse la guancia destra. Era così calda la sua mano.

- vorrei tanto vivere come Yuri e YunHo…una vita normale… - esclamò il ragazzo tristemente

Jessica sospirò pesantemente. Capiva perfettamente il suo stato d’animo. Anche lei ci aveva pensato molte volte.
Aveva pensato a come sarebbe potuta essere la vita di entrambi se non fossero stati due Agenti.

- …io penso… - iniziò - penso che se non fosse stato per la R.A.R… -

- … -

- io e te non ci saremmo mai incontrati, JJ… -

- è l’unica cosa che la R.A.R ha fatto di buono per me… - sbottò il moro

- … -

In quell’istante, qualcosa risuonò nell’aria. I due ragazzi sobbalzarono leggermente spaventati e Jessica si guardò intorno per cercare da dove provenisse quel suono.
Sopra il comodino del telefono, a pochi metri, c’era un piccolo apparecchio. Una specie di telefonino che somigliava vagamente ad una ricetrasmittente.
La ragazza si precipitò verso l’oggetto.

- accidenti, sarà la R.A.R! - esclamò

JaeJoong sbuffò seccato e si alzò dal divano.
La ragazza prese l’apparecchio e lo accese, posandolo all’orecchio.

- qui è Numero 03! – esclamò con voce fredda

- Agente Numero 03, il capo ti vuole parlare! – disse quella voce quasi metallica

- …quando? - domandò

- adesso – tagliò corto – Numero 10 è con te per caso? -

- … -

Jessica non rispose subito. JaeJoong non doveva essere con lei.

- no…perché? – chiese un po’ titubante

- …non è rientrato nel proprio appartamento… -

- se lo vedo gli riferisco che deve rientrare. – esclamò la giovane tornando gelida

- molto bene. Ti aspettiamo alla base. -

E la comunicazione s’interruppe bruscamente.
Jessica si tolse la ricetrasmittente e la appoggiò dove l’aveva trovata, un po’ seccata. JaeJoong sbuffò.

- chissà che vuole… - sospirò la ragazza

- ci tocca andare, a quanto pare… - disse JaeJoong prendendo la propria cartella

- vengo da te dopo, ti va? – domandò Jessica

- ovvio! Mi allieterai un po’ il pomeriggio prima della cena… - rise ironico il ragazzo

Jessica sorrise.
Non glielo diceva mai, ma amava il suo JaeJoong quando assumeva quell’espressione così perfettamente da idiota.



**





Le porte della grande sala si aprirono senza che Jessica muovesse un dito.
Quando esse furono completamente spalante, l’agente avanzò di qualche passo, un po’ titubante.
Quella stanza se la ricordava molto bene. Ci era venuta ogni tanto, negli anni passati. Aveva solo un ampia finestra laterale. C’erano poltrone di pelle, rosse fuoco come il camino costantemente acceso. Vi erano enormi scaffali pieni zeppi di libri.
Un’unica scrivania, dove su di essa vi era appoggiata da anni un'unica foto. Una foto che Jessica aveva visto molte volte e che raffigurava tre ragazzi.

- sei arrivata…Jessica… -

Una voce nell’ombra la chiamò.
La ragazza sobbalzò leggermente e poi rispettosamente, s’inchinò al nulla.
Il capo era lì, a pochi metri da lei, seminascosto e seduto accanto alla propria scrivania, intento a leggere lacune carte

- scusi il ritardo…ero a casa mia… - spiegò l’Agente

- con Numero 10 immagino… - sospirò l’uomo

- … - la ragazza si bloccò per qualche istante.

L’aveva già saputo?

- non temere…non ti ho chiamato per farti la predica… - esclamò rassicurandola

- ho disobbedito deliberatamente, chiedo profondamente scusa… - disse Jessica

- si ma tutto sommato non hai fatto nulla di grave… -

- … -

- piuttosto…ti ho chiamato per un semplice motivo… -

- …mi dica pure… -

- …che mi dici….di Numero 10? - domandò accigliato

- … -

Jessica alzò lo sguardo all’improvviso incerta.

- in…che senso? – esclamò arrossendo lievemente

- mi riferisco in campo professionale…è una buona spalla durante le tue missioni? -

- a-ah! –disse la giovane sentendosi meno a disagio – si, è un ottimo...partner… - spiegò

- ah si? -

- esegue gli ordini alla perfezione…inoltre è scaltro ed intelligente… -

- … -

- glielo garantisco… -

- ...molto bene…magari in futuro … - sospirò il capo – potrei affidagli qualche missione… -

- sono certa che Numero 10 ne sarebbe felice… -

- beh, ho la tua garanzia… -


Jessica annuì distrattamente. Chissà se JaeJoong era davvero pronto per una missione che sicuramente avrebbe incluso un omicidio.
Il suo sguardo per un attimo si posò sulla foto sopra la scrivania del capo e lui, se ne accorse quasi subito.

- sai Jessica…a volte mi mancano molto… - sospirò guardando anch’egli la foto – eravamo molto amici… -

La ragazza distolse lo sguardo dalla foto, spiazzata da quell’ improvviso discorso. La situazione stava prendendo una piega strana.

- probabilmente mi avrai odiato molto… - continuò

- lei è il mio salvatore e il mio capo… - lo interruppe Jessica prontamente – non posso proprio odiare l’uomo che mi ha salvato la vita! -

- … -

- se i miei genitori hanno commesso qualcosa contro la R.A.R era logico che venissero puniti… - sospirò amaramente

Non sapeva nemmeno lei perché diceva quelle cose che non pensava veramente.

- …il lupo, l’agnello e la tigre….la conosci questa storia? – domandò il capo

- …si…me la raccontava spesso mia madre… -

- questa storia…è parte della R.A.R da oltre 50 anni… -

- … -

- una storia d’amore tra un agnello e un lupo…ha dell’incredibile… - disse

- un grande pastore… - continuò la giovane conoscendo bene la trama

- alla fine c’è una grande lotta, ricordi? –

- …si… - rispose Jessica – ma…non ho idea di come finisca quella favola… -

- …non finisce infatti… - sorrise l’uomo - il finale deve ancora essere scritto… -

- … -

- rammenta questo…figlia mia… -



**





- allora, vuoi dirmelo?? -

- assolutamente NO! -

- e andiamo!! Che ti costa?! -

- non insistere!! -

- eddai!! -

-NOO! -

- …ti odio!! -

- e-eh?! -

Yuri sbuffò fingendo di essere arrabbiata e voltò dalla parte opposta. YunHo ci rimase davvero male a quella ‘finta’ reazione della propria ragazza .
Erano entrambi andati a casa di lui, per una cenetta insieme, dato che i genitori erano usciti e non sarebbero tornati prima di due giorni.
Il ragazzo, mortificato, cominciò a strattonarla per un braccio mentre con cautela, Yuri cercava di affettare dei pomodori sopra il lavandino.

- daiii non prendertela! – la supplicò

- posso uccidere per molto meno, carino! – sogghignò mostrando il coltello sporco di sugo rossastro

- ehm…r-ricevuto ma…non posso proprio dirtelo! - si scusò il ragazzo

- e perché?! Tra noi non ci sono segreti! – spiegò Yuri – voglio sapere che vi siete detti tu e JJ oggi!! -

- non posso dirtelooo!! Sono cose private!! -

- ma che ci può essere di così ‘privato‘ tra voi due?!! -

- …s-sono cose da maschi!! – si però YunHo

- ?! -

Yuri lo scrutò ancora più affondo per poi assumere uno sguardo un po’ schifato.

- a-a che stai pensando?! – chiese il giovane preoccupato della sua reazione

- … -

- ….Y-Yuri..? -

- …VOGLIO IL DIVORZIO!!! -

- EEH?!! -

- hai capito bene, accidenti a teee!!!! -

YunHo parve sconcertato

- m-ma perché?! – chiese sconvolto

- perché sei un deficienteee!!!! -

- MA PERCHEEE’ ?? – la implorò

- mi hai fatto sbagliare!!! -

La ragazza pose il pomodoro tagliato a dir poco male sul palmo della mano, a YunHo. Il quale per poco non cadde dalla sedia accanto al tavolo, leggermente frustrato.

- …m..ma te la prendi per un pomodoro?? -

- volevo fare una cenetta con i fiocchi… - sospirò -…ADESSO ME LA PAGHIII!!!! -

- EH?! -

YunHo pensò bene di allontanarsi dalla sua postazione e di correre letteralmente in soggiorno, con Yuri alle calcagna e un coltello nella sua mano.

- vieni quiii!!! – esclamava la ragazza

- e come faccio??!! Metti giù quel coltello!!! -

- mi serve per ucciderti amoreee!!!! -

- eddai non fare così!! È un pomodoro!! -

- te lo faccio vedere io il pomodoroooo!! -

- per favoreee!!!! -

- FERMATIIIII!!! -


~ 07 - Foto ~

Solitamente, alla mattina, in un arco di tempo che andava dalle 10 alle 11, la R.A.R era assai piena di clienti che andavano avanti ed indietro a pagare o ricevere assicurazioni di vario genere.
Era in momenti come questi che la Società stava bene attenta a come si comportavano i propri dipendenti e a fare in modo che tutti gli Agenti, specialmente nelle ore di punta, non fossero nei paraggi.
Tuttavia, essendo che si occupava specialmente di Agenti piuttosto giovani, il problema non si poneva più di tanto perché essi in quelle ore erano tutti nelle varie scuole.
I più grandi invece lavoravano come impiegati all’interno della R.A.R stessa in modo da non dare nell’occhio.
Da questo punto di vista, come da molti altri, la R.A.R era davvero organizzata ed efficiente, tanto che nessuno si era mai accorto della sua doppia identità omicida. Certo, ogni tanto, era capitato che la polizia cominciasse a sospettare di qualcosa, specie dopo aver scoperto che la maggior parte di coloro che morivano per circostanze ‘strane’ erano stati clienti di quella società.
Tuttavia, nessuno ne aveva mai avuto le prove e, nel corso degli anni, la R.A.R aveva imparato dai suoi errori, a difendersi prontamente, magari uccidendo non necessariamente il cliente che non pagava o che non voleva collaborare, ma trovando altre soluzioni.

- prego, da questa parte! -

Un’impiegata della uscì dalla sua postazione, davanti al computer, e si rivolte ad uno dei tanti clienti, seduti in sala d’attesa, per essere ricevuti.
Un uomo, sulla cinquantina, si alzò un po’ goffamente dal posto e, inchinandosi rispettosamente, la seguì.
Entrambi si sedettero dopo essere entrati nell’ufficio di quest’ultima e lei, con una certa disinvoltura, sorrise.

- è un piacere rivederla! - esclamò

- … -

- mi dica pure! –

- vorrei…vorrei sapere a quanto ammonta il prestito che vi ho chiesto due mesi fa… - spiegò l’uomo un po’ titubante

- certo, aspetti qualche secondo! -

La giovane cominciò a digitare sul proprio computer per cercare ciò che l’uomo voleva sapere. Intanto, questo continuava ad essere un tantino agitato.

- ah! Ecco! - disse la ragazza, infine – sono 200.430 Won! -

- come immaginavo… - sospirò

- la somma è pronta per essere restituita, vero? - domandò l’impiegata con un sorriso beffardo

- beh…si…però… -

- … -

- ecco, posso chiedere di posticipare la consegna? -

- prego? -

- vede…vorrei chiedere un altro piccolo prestito e rimborsare il tutto più avanti, magari fra qualche mese… - spiegò

- …signore…io non so se…. – cominciò a dire la giovane, colta alla sprovvista - ..insomma..è già la seconda volta che chiudiamo un occhio…. -

- si lo so bene però, ecco vede…vorrei pagare l’iscrizione all’Università di mio figlio..come regalo… -

- …ok capisco…. - sospirò l’impiegata – allora, passi in ufficio, quello in fondo a destra per firmare le carte… - spiegò infine

- grazie mille per la comprensione! – s’inchinò l’uomo sorridendogli

- entro una settimana le faremo sapere signore! – esclamò inchinandosi a sua volta

Quando quell’uomo uscì, la giovane impiegata sorrise beffarda. Diede un occhio all’esterno, per assicurarsi che non ci fosse nessuno nei paraggi. Aprì il cassetto della sua scrivania al cui interno, tra i vari fogli, c’era una lista. Una lista sulla quale c’erano scritti una marea di nomi.
Con la penna rossa,li scrutò uno ad uno, finche non sopraggiunse quello dell’uomo.
Fu così che, sempre con un sorriso alquanto soddisfatto, incise un cerchio rosso sangue su quel nome, per poi rimettere il tutto dentro il cassetto.


**




- JJ…non…è affatto divertente!!! -

- …pppffft…n-no… -

- s-se ridi ancora ti ammazzo!!! -

- non…sto..ridendo…ppffftt…. -

YunHo assunse un espressione parecchio scocciata dalla pronta risata dell’amico. Entrambi, con il resto della classe erano andati in spogliatoio per cambiarsi, in vista della lezione di educazione fisica che avrebbero fatto, per l’ultima volta, all’aperto, almeno finché il tempo teneva duro.

- Yu…Yuri…lo s-sa? – domandò JaeJoong che a stento tratteneva le risate

- c-certo che no!! Ti pare?! mi prenderebbe in giro, fidati!! -

- e perché, io che sto facendo?! – si auto indicò il moro

- si, ma a te posso picchiarti… - sbottò il ragazzo

- comunque…c-credevo che avessi smesso tipo due anni fa… -

- infatti ho smesso…solo…solo che ho voglia di riprendere! -

- e il tutù come te lo metti? – scherzò JaeJoong

- guarda che faccio Hip Hop non danza classica!!! – lo corresse offeso

- dai, sto scherzando! – disse – fammi un po’ vedere come ti muovi! -

- cheee??! – esclamò YunHo colto di sorpresa – qui?! -

- no in giardino…ma certo qui!!! – spiegò JaeJoong – e sbrigati anche! Che siamo rimasti solo noi due per colpa della tua lentaggine!! -

YunHo lo guardò un po’ offeso. L’amico si sedette su una panca, dopo essersi messo la maglietta e attese, facendogli un sorrisino e dimenandosi facendo finta di essere una fan scatenata.

- va bene…ma solo qualche passo… - sospirò infine rassegnato

Così, posizionandosi al centro della piccola stanza, YunHo iniziò a ballare roteando su se stesso. Iniziò a muoversi piano, poi sempre più velocemente, acquistando una sicurezza sempre maggiore nei suoi passi. S’incurvò con talmente tanta maestria che si sorprese di se stesso e in un attimo, le sue gambe si librarono in aria, con un’acrobazia degna di un professionista. Dopo di quella ne seguirono altre, con maggiore slancio ed energia che gli sembrava di toccare il cielo con i piedi.
Poi, ad un tratto, senza rendersene nemmeno conto, si ritrovò inginocchiato per terra, ad ‘esibizione’ conclusa, sentendo i battiti del proprio cuore come impazziti dopo quell’esplosione di forza e allo stesso tempo di grazia che aveva saputo dimostrare in quei pochi attimi di danza.

- … -

JaeJoong, anche una volta conclusa, non riuscì a trovare le parole da quanto ne era rimasto colpito.
YunHo aveva ancora il fiatone, ma sembrava anche più sconvolto dell’amico.

- …c-che…te…ne pare? – domandò cercando di regolarizzare i battiti e la sua euforia post-esibizione

- …sposami. – esclamò JaeJoong senza batter ciglio

- sei scemo?! – disse YunHo alzandosi da terra

- no, sul serio! – lo incoraggiò il moro – sei eccezionale! Non ti avevo mai visto ballare! -

- non stai esagerando?! In fondo non è niente di che… -

- se fossi una ragazza credo che mi innamorerei di te! – scherzò JaeJoong

- se tu fossi una ragazza ti direi che non posso, sono già impegnato! – sorrise YunHo

- beh, ci ho provato almeno! – sbuffò il moro – però dovresti dirlo a Yuri! -

- tu dici? –

- certo! Scommetto che si innamorerebbe ancora di più! -

- …boh..non saprei… -

- di che hai paura?! -

- non ho paura…solo…ho tante cose da dirle… – sorrise compiaciuto

JaeJoong osservò il volto dell’amico contrarsi in una smorfia mista tra gioia e timore. Sapeva a quale grande passo l’amico stava per compiere e non poteva essere più felice per lui. Un passo che forse lui non avrebbe mai potuto fare per Jessica.
Senza pensarci, come fosse stato un gesto quotidiano, gli cinse un braccio intorno al collo, sorridendogli.

- hai una ragazza che ti ama...hai ripreso la tua più grande passione…e ti sposerai….cosa si può volere di più! - sorrise

YunHo notò in quel sorriso una leggera punta di amarezza.

- hai dimenticato una cosa importante! - disse

- cosa?! – domandò JaeJoong compito

- …ho anche un amico che non mi tradirebbe mai…e che mi proteggerebbe sempre… - concluse dolcemente

JaeJoong non poté che essere sorpreso da quelle parole. Guardò il compagno in maniera piuttosto singolare e non riuscì a fare a meno di sorridere.
Era felice, poteva dire di essere felice di avere un amico come lui.
Non avrebbe mai potuto sposarsi, ne avere una famiglia con la ragazza che amava da tutta una vita. Eppure, aveva avuto la fortuna di avere degli amici, di avere YunHo accanto a lui.
Non era bravo a fare molte cose. Non sapeva ballare e tantomeno fare il romantico. Non era uno studente eccezionale ne un grande parlatore. Niente di tutto questo.
Lui sapeva sparare con ogni tipo di pistola, sapeva innescare bombe e farle esplodere, sapeva tutti i trucchi per una fuga rapida e silenziosa e sapeva anche cosa si doveva e non si doveva fare se la vittima andava eliminata materialmente.
Tuttavia, niente di tutto ciò era buono. Niente di tutto quello che sapeva fare avrebbe mai reso felice qualcuno.
Eppure, pensava, se qualcuno avesse mai attentato alla vita dei suoi amici, lui sarebbe stato pronto a proteggerli, ad uccidere per loro.
L’unica cosa che voleva più di ogni altra era di poter contare su ciò che sapeva fare bene per difendere coloro che gli erano cari.


**




- qui ci vuole una bella foto!! -

- foto?! -

- assolutamente no. -

- e perché?!!! -

Quella serie di commenti non propriamente entusiasti, spiazzò le intenzioni iniziali di LiYin che, in quel giorno di Novembre ormai inoltrato era particolarmente in vena di festeggiare.
Jessica e Yuri erano appoggiate, l’una sull’altra, esauste, dopo il compito di matematica durato ben tre ore. YunHo e JaeJoong, dopo essere tornati dalla lezione di educazione fisica, avevano fatto finta di non esistere per tutto il tempo mentre JunSu, che li aveva seguiti a ruota, se ne stava in disparte, come al solito.

- ragazzi che vi prende?! – li esortò la ragazza - domani è il primo di Dicembre!! -

- woow… - sospirò Jaejoong

- e cosa c’è di così grandioso? – domandò Jessica

- come cosa c’è?! Mancherebbero solo 24 giorni a natale! – sorrise allegra

- ohmiodioohmiodioohmiodio!!! – esclamò Yuri a quell’affermazione

- che ti prende Yuri Unnie? – domandò LiYin

- lasciala perdere… - sbottò Jessica – è solo un po’… -

- preoccupata per il compito di matematica… - concluse YunHo divertito

- tu non scherzare o ti arriva un pugno sul naso!!! – commentò Yuri in preda a una crisi di nervi

- mi sa che adesso le prendi! –sorrise allegro JaeJoong tirando una pacca sulla spalla all’amico

- Unnie vedrai che non ti è andato male! – sorrise LiYin cercando di tirarle su il morale

- tanto so già che avrò preso un altro cinque… - sospirò affranta

- se non dormissi durante le lezioni forse riusciresti a prenderla la sufficienza… - osservò Jessica

- non ci posso fare niente se la prof è noiosa… -

- allora che ne dite di una bella foto ricordo? – domandò ancora LiYin

- chiedi a JunSu! – disse YunHo indicando il ragazzo poco distante

- e-eh?! – balbettò quest’ultimo - che dovrei fare?! -

- dai , una foto sola!! – lo scongiurò la ragazza - siamo amici da una vita e non ne ho nemmeno una con te!! -

- ragazzi, ora che ci penso… - intervenne Yuri – LiYin ha ragione! -

- cioè? – domandò JaeJoong

- ci conosciamo tutti da anni e non abbiamo mai fatto una foto insieme! - spiegò

- … -

Tutti si guardarono, specialmente Jessica, JaeJoong e JunSu si lanciarono sguardi piuttosto perplessi. Tutti e tre si sentirono in una qualche maniera chiamati in causa.

- hanno ragione…io mi associo per la foto di gruppo! – sorrise YunHo

- allora, la fate con noi?? – domandò LiYin ancora più speranzosa, ora che aveva l’appoggio di metà gruppo

- …non…ne capisco molto il senso…ma va bene! – annuì JaeJoong

- per me nessun problema… - sorrise Jessica

Come al solito, era rimasto solo JunSu.
Tutti gli amici lo guardarono e ognuno che chiedeva anche solo con gli occhi, di fare quello sforzo. In particolare, Jessica, sembrava percepire che lui si trovava piuttosto in difficoltà in quel momento.

- …io…non so se…sia il caso… - sospirò infine abbassando lo sguardo

LiYin ci rimase evidentemente male.

- come no…? - chiese

- non..credo di… - continuò JunSu mortificato

- poche storie, adesso tu vieni qui!! – sbottò JaeJoong

- dai, si tratta solo di una foto… - sospirò Yuri

- cos’è? Hai paura di rovinarla? - scherzò YunHo

‘Si’ avrebbe voluto dire JunSu in quel momento, ma qualcosa gli impedì di parlare. In una foto la gente rideva, si divertiva. Lui, anche volendo, non ne era capace, non riusciva davvero a sorridere. E più si sforzava, più sembrava una felicità fasulla.
Guardò Jessica per qualche istante, lei, così dolce, con il solo sguardo lo stava incitando a fare quel piccolo passo. E i suoi occhi i posarono su LiYin, piccola, esile come la vedeva ogni giorno. Quei suoi occhi tristi…no, non voleva che le fosse triste. Lei era l’unica persona al mondo che non voleva rendere triste.
Pian piano, si avvicinò al gruppo, un po’ titubante.
E la vide sorridere. Il suo sorrise era la cosa che più gli piaceva di lei. Era la sua forza, e voleva vederlo sempre disegnato sulle sue labbra.
Jessica sorrise soddisfatta, portando Yuri più vicina a se, abbracciandola. LiYin aveva appoggiato la fotocamera sopra un termosifone dell’aula, pronta per l’autoscatto, per poi posizionarsi con velocità, accanto a Jessica.
JunSu, insieme agli altri ragazzi, si era messo dietro di loro. Avrebbe voluto starsene più in disparte possibile, ma sentì il braccio di JaeJoong cingergli le spalle amichevolmente. Lui, per qualche attimo lo guardò stupito da quel gesto, JaeJoong gli sorrise discretamente e distolse lo sguardo imbarazzato.
Oramai, mancavano pochi secondi e la foto sarebbe stata scattata.
E lui, cosa doveva fare? Sorridere? Era così complicato,così difficile.
Mancavano tre secondi…
Due…
Uno…
CLICK!
La foto fu scattata.

LiYin fu la prima a muoversi, dopo la foto

- waah!! Sono curiosa di vedere come è venuta! – saltellò prendendo la macchina

- io no…devo essere oscena… - sospirò Yuri

- adesso vado al computer e la stampo…ne volete una copia? – sorrise

- io si!! – esclamò YunHo

- …anche io! – lo seguì JaeJoong

- ok! Allora vado un attimo in sala insegnanti! -

E, sorridendo dalla contentezza si allontanò dal resto del gruppo per dirigersi nell’aula apposita, nei minuti che restavano prima della fine della ricreazione.
I cinque ragazzi la videro allontanarsi e quando fu sparita, JunSu, come un razzo si allontanò ancora dagli altri.

- la nostra prima foto insieme! – sorrise YunHo

- LiYin riesce sempre a persuadere le persone con la sua esuberanza! -sorrise Yuri contenta ed indicando JunSu poco distante

In quel momento, Jessica si era avvicinata al ragazzo, che sembrava terribilmente a disagio. Lei poteva capire benissimo come si era dovuto sentire.
Si guardarono per qualche attimo, durante il quale sembrava che JunSu avesse voluto rimproverarla. Lei gli sorrise e, avvicinandosi leggermente, gli sussurrò all’orecchio.

- so che è difficile… - disse

- … -

JunSu annuì discretamente

Jessica aveva perfettamente ragione: lui, che non conosceva la felicità ne la gioia di avere degli amici si era ritrovato in quella situazione assai imbarazzante. Lui, il Numero 02.
Colui che non avrebbe mai dovuto provare nessun sentimento tranne la devozione e il rispetto verso i suoi superiori e fratelli.
Lui, cresciuto come un Killer, che aveva vissuto la sua intera esistenza vedendo nella R.A.R la sua casa e l’unico scopo della sua vita.
Lui, che a differenza di Jessica e JaeJoong non aveva mai potuto assaporare uno stile di vita normale.
Lui, che era nato solo per uccidere.

**



Nello stesso momento, LiYIn stava finendo di stampare l’ultima foto, continuando a sorridere.
Una volta che la stampa fu finita e lei prese in mano le copie della medesima, nel guardare la prima, fu scossa da un leggero brivido che le percorse tutta la schiena.
Quella foto raffigurava sei persone felici. Sei amici. Ma uno di loro, nel suo sorriso, sembrava nascondere una tristezza, un’inquietudine che risultava visibile anche ad occhio nudo. Almeno, lei riusciva a scorgerlo.
Quel ragazzo sorrideva come tutti gli altri. Ma a differenza di loro, i suoi occhi celavano un velo di tristezza che chiedeva solo una cosa: aiuto.



**




- hai visto? – domandò Jessica soddisfatta

- no, fa vedere! – disse JaeJoong

La ragazza pose all’amico la foto, scattata quel giorno con gli amici.
Lui, nel prenderla e guardarla, fece qualche smorfia divertita, vedendo YunHo che con la mano aveva tentato invano di fargli le corda da dietro.

- se me le faceva, lo ammazzavo! - scherzò

- è bellissima, non trovi? -

- già! Finalmente abbiamo una foto con loro! -

- dobbiamo nasconderla però… - sospirò Jessica con un velo di tristezza

Se la R.A.R lo avesse scoperto, non solo sarebbero stati puniti, ma avrebbero messo in difficoltà anche JunSu e la sua posizione.
Dal canto suo, il ragazzo, che passeggiava a pochi metri da loro, sembrava niente affatto preoccupato che la cosa venisse scoperta.

- hei, JunSu vuoi vedere? – domandò la giovane rivolta a lui

- cosa? - chiese

- la foto! -

- ….no…non serve… - sbottò un po’ contrariato

- come vuoi… - sorrise ugualmente Jessica

- invece… - continuò il ragazzo - non è che possiamo fermarci un attimo? - domandò

- …qui ? -

Erano in prossimità di un grande parco, dove, una volta oltrepassato, si trovava la R.A.R

- si…devo parlare un po’ con Numero 10…se posso… - disse

- …con me? – domandò JaeJoong - …va bene… -

- vi aspetto più avanti allora… - esclamò Jessica allontanandosi e continuando a camminare

I due ragazzi, si fermarono accanto ad un grande salice piangente che ormai, era completamente freddo, senza foglie. Il vento soffiava abbastanza forte e il sole, a quell’ora era sparito, coperto dalle nubi invernali.
JaeJoong avrebbe voluto appoggiarsi all’albero, ma qualcosa lo fermò, probabilmente, la strana indecisione da parte del suo superiore.

- cosa vuoi dirmi? – chiese JaeJoong

JunSu probabilmente cercava le parole più adatte

- …come…va con Numero 03? – chiese quasi imbarazzato

- b-bene! – rispose il moro colto alla sprovvista - …perché? – aggiunse poi

- così… - si parò JunSu

Per qualche minuto nessuno dei due parlò. Il silenzio regnò sovrano e si sentiva solo l’ululare del vento che faceva muovere le fronde di ogni albero ed impediva alle persone di udire gli ultimi canti degli passerotti che si preparavano all’imminente inverno.
Jessica, poco lontano, li aspettava.

- …io… - ricominciò JunSu - ….io so di non andarti molto a genio… -

- … -

JaeJoong non ribatté. Lo stette ad ascoltare, un po’ incredulo a dirla tutta. Si limitò ad annuire un po’ discreto.

- …non lo nascondo… - sospirò infine

- …mi dispiace…che tu pensi questo… - disse JunSu – però vorrei che tu sapessi che non ho alcuna intenzione di intromettermi nel vostro rapporto… - disse indicando la ragazza

- …no….so che tu devi solo obbedire agli ordini…credo…che lo farei anche io… - rispose JaeJoong distrattamente – diciamo semplicemente che in tutti questi anni non ci siamo mai capiti appieno… -

- … -

- e forse, dovrei essere io a scusarmi… -

- …perché questo? – domandò JunSu anche più sorpreso del moro

- …perché non ti ho mai espresso la mia gratitudine…in fondo..è grazie a te se io e Jessica siamo felici insieme… -

- … lascia perdere… - sbottò JunSu

- … -

- …ciò che voglio dirti in realtà…è che il capo mi ha parlato… - spiegò JunSu

- …ah… - sospirò JaeJoong – e che ha detto? -

- potresti essere assegnato ad una missione futura.. -

- capisco… -

- vuole che tu in questi giorni ti alleni con la pistola il più possibile… -

- lo farò… - rispose il ragazzo con tono rispettoso, come se il loro capo fosse stato lì, presente

- …e poi… - continuò JunSu

JaeJoong rimase immobile per qualche secondo, prima di focalizzare bene il gesto di Numero 02.
il ragazzo infatti, gli aveva preso il volto con entrambe le mani ma in modo dolce, esile, quasi non volesse fargli alcun male. Senza dire nulla, lo baciò sulla fronte, lasciandolo esterrefatto, per poi, dargli un tiepido abbraccio fraterno.
JaeJoong non riusciva a capire il perché di quel gesto.

- …forse sarà azzardato…ma qualunque cosa accadrà, io ci sarò sempre per proteggere te…e lei… - sospirò rivolgendosi col pensiero anche a Jessica

- … -

- …rammenta questo… - continuò - …fratellino mio… -

JaeJoong non sapeva cosa rispondere o come comportarsi.
Numero 02 si era appena rivelato diverso da come lo aveva sempre conosciuto, con quell’umanità che credeva di non aver mai visto in lui.
Lo aveva chiamato fratello molte volte, e probabilmente lo pensava davvero. Non chiamava nessun’altro in quel modo a parte Jessica.
E per lui, JunSu cos’era? Un fratello? Un amico? Un alleato?
Ancora non lo sapeva.


~ 08 - La Razza Peggiore ~

5 Dicembre
- 27 giorni alla sentenza finale.



BANG

Un colpo secco, preciso e quasi silenzioso, venne sparato da quella pistola e andò a colpire proprio la fronte di quel manichino di cartone, utilizzato per le esercitazioni singole.
Il pupazzo, sembrò cadere all’indietro a causa della pressione, ma poi, si raddrizzò quasi subito.
Ne venne sparato un altro, e andò a centrare praticamente lo stesso punto del primo colpo.
Sembrava perfetto, ma non era ancora abbastanza.

- ….sono le sette ormai…andiamo a cenare? - chiese Jessica all’improvviso

Era seduta su una sedia, poco distante dal tiratore, a guardare quell’allenamento fuori orario, un po’ assonnata a dire il vero: era da quattro ore che lui continuava ad allenarsi senza riposare.

- solo un altro po’… - sospirò JaeJoong annuendo con la testa, distrattamente

- è da tre ore che non metti giù la pistola…hai fracassato per bene quel povero manichino innocente… - ridacchiò la ragazza giocando con una ciocca dei propri capelli

Lo continuò a guardare interessata e partecipe tutto ad un tratto. Non lo aveva mai visto così voglioso di allenarsi e probabilmente questo suo comportamento era stato spinto da JunSu.
Tuttavia, Jessica oltre all’intuito, aveva anche un buon occhio e si accorse che le mani del ragazzo, tenendo stretta la pistola, stavano tremando lievemente.

- ..JJ… - disse

- mh? -

- sei stanco… - sbottò un po’ secca – hai le mani che ti tremano…faresti meglio a fermarti davvero!! -

- sciocchezze!! – esclamò il ragazzo

- non ci sei abituato! Non puoi fare ogni volta di testa tua, stupido!! – lo rimproverò la ragazza

- … -

JaeJoong la guardò davvero seccato, ma come al solito, sapeva che l’aveva vinta lei.
Rimise lentamente la pistola nel suo taschino, imbronciato.
Jessica aveva ragione. Si sentiva davvero stanco.

- dia su! Andiamo a mangiare prima che comincino a pensare chissà cosa… - lo incitò la giovane

- va bene… - sorrise lui lievemente


**



- allora, come procede la situazione? -

Alla domanda del loro capo, ogni agente si diede subito da fare, di fronte ai grandi computer, mettendosi a lavorare all’impazzata, senza batter ciglio.
Poco lontano vi era un grande tavolo, dove vi erano seduti i membri più importanti dell’organizzazione e al centro, vi era il capo, che continuava indisturbato ad osservare alcune carte.
JunSu, seduto a fianco del capo e di Numero 01, nascose un leggero sbadiglio, che però venne intercettato dall’altro Agente, che sogghignò piuttosto contrariato.

- stanco, 02? – chiese ironico – o trovi semplicemente noiosa la riunione’ -

JunSu lo squadrò malamente

- nessuna delle due ipotesi Numero 01 – sorrise - l’unica cosa che trovo noiosa è la tua parlantina senza senso! – concluse

- … -

- figli, evitate di discutere… - sospirò il capo interrompendoli

i due si ricomposero quasi subito.

- Numero 01, è andata bene la missione? - chiese l’uomo

- si capo, nessun problema… -

- e tu, 02? – chiese poi – tutto bene a scuola? -

JunSu non si aspettava certo una domanda del genere e ne rimase un tantino colpito. Poi, discretamente, annuì.

- si signore… -

- Numeri 03 e 10? -

- niente da segnalare… - si limitò a dire piuttosto vagamente

In realtà, il loro comportamento era cambiato nell’ultimo periodo. Specialmente quello di Jessica. A dirla tutta però, chi stava cambiando in modo radicale, era lui.

- capo, posso parlare? -

Una ragazza, molto carina, si alzò leggermente dalla propria postazione. Aveva in mano un foglio stampato da poco al computer.
L’uomo la guardò sorpreso e interruppe la sua discussione con JunSu.

- certo, Numero 18… -

Lei s’inchinò leggermente

- oggi al lavoro c’è stato un problema… - spiegò

- problema? -

- due clienti non hanno pagato la somma che devono alla società…rischiamo gravi perdite! – disse calma

- oh…altri scocciatori…. – sbottò Numero 01

- sono due? - domandò il capo un po’ perplesso

- si signore….un imprenditore di poco conto e….un normalissimo fabbricante di occhiali… - spiegò

- questo si che è un problema… - sospirò JunSu poggiando la mano stanca sulla tempia – che motivazioni avrebbero per non pagare? -

- …uhm… - rispose la ragazza – uno è semplicemente in ritardo…l’altro è già la seconda volta che rinvia…i soldi servirebbero per l’università del figlio… -

- … -

Il capo scosse la testa, cose esausto dal troppo lavoro. Anche se in realtà, era serpe rimasto seduto su quella poltrona in pelle, a dare indicazioni e ordini.

- non possiamo occuparci di entrambi… - sbottò JunSu seccato – due omicidi sarebbero troppi anche per noi! -

- abbiamo una copertura perfetta…non dubiteranno… - lo interruppe Numero 01

- è sempre meglio non rischiare! -

- figli…basta semplicemente estirpare il problema…dalla sua causa… - li fermò il capo come in trans

- mh? -

- Numero 18! – ordinò – chi è quello che non ha pagato per due volte? -

- il fabbricante, capo – rispose la ragazza

- allora, ci occuperemo di lui in primis…riguardo l’imprenditore, voglio che sia tenuto d’occhio costantemente…per evitare che faccia troppi danni… -

- si signore… - esclamò Numero 18 prendendo nota
- capo cosa intende fare col fabbricante? – chiese poi Numero 01

- … -

Ci pensò su prima di rispondere.

- …lui ha un figlio no? Se si elimina la causa per cui non può darci il denaro…beh, credo proprio che non gli servirà più! -

Avevano tutti capito perfettamente ciò che aveva voluto dire.
Ci fu qualche risatina generale, seguita da un piccolo cenno di consenso. L’idea era geniale, come sempre e in quel modo, nessuno avrebbe mai dubitato ci loro.
Mentre tutti bisbigliavano i propri complimenti per la brillante deduzione, JunSu parve diventare pensieroso tutto d’un tratto.

- …posso sapere di chi si tratta? – domandò JunSu un po’ preoccupato

Un fabbricante di occhiali. Perché questo gli ricordava in maniera così nitida qualcosa?

- ti scannerizzo i dati sul computer, Numero 02 – disse Numero 18

E così facendo, in pochi attimi, nel computer di JunSu apparvero una serie di dati anagrafici e non, sul fabbricante di occhiali.
Lui li lesse attentamente, senza mostrare particolare interesse. Finché non notò le parentele con cui l’uomo aveva a che fare.
Cugini, nipoti, parenti, stretti…sapevano tutto su quell’uomo, così come per ogni altro cliente.
Solo che, quando lesse il nome del figlio, l’ unico che aveva tra l’altro, gli venne un nodo terribile allo stomaco e dovette rileggere almeno tre volte per esserne sicuro.
Il capo non lo notò ma impallidì a vista d’occhio.

- …m-ma questo… - balbettò

- qualche problema Numero 02? – chiese ironico 01 al suo fianco

- … -

- conosci qualcuno per caso? – sbottò allegro

- … -

JunSu cercò di nascondere il proprio turbamento
si alzò un po’ ansimante dalla propria postazione.

- no…e anche se conoscessi questo ‘qualcuno’ non me ne importerebbe nulla… - rispose infine cercando di essere più ironico e serio possibile

- dove vai, figlio? – chiese il capo

- …non mi sento bene …continuate senza di me… -

Infine, inchinandosi rispettosamente, spense il proprio computer e si diresse verso l’uscita della cosiddetta ‘sala congressi’ del grande palazzo della R.A.R, sotto lo sguardo vigile e divertito di Numero 01.




**






6 Dicembre
- 26 giorni alla sentenza finale.





- sica!!! La vuoi sapere la novità??? -

Yuri era tutta felice e pimpante quella mattina. Il sole pallido che a malapena illuminava, non aveva scalfito la spensieratezza, tipicamente sua.
Quando aveva visto in lontananza la sua migliore amica, accompagnata da JaeJoong, era corsa in fretta e furia verso di loro, spaventandoli entrambi esaltando letteralmente addosso a Jessica.

- q-quale? – domandò quest’ultima spaventata

- eheheh! YunHo mi ha regalato un vestito!!! – disse al settimo cielo

- un vestito? -

- ma che razza di regalo è??!! – rise JaeJoong

- è bellissimo! Blu scuro, lungo e da sera!! – spiegò – non vedo l’ora di indossarlo!! -

- non lo metterai per venire a scuola spero! – sorrise Jessica

- certo che no!! – sbottò la giovane

- conoscendo i gusti di YunHo sarà un obbrobrio… - scherzò il moro

- spiritoso!! Invece è favoloso!!! -

- come mai te l’ha regalato?? –chiese Jessica

- boh, semplicemente un regalo!! – spiegò Yuri

Jessica le sorrise dolcemente mentre continuava a spiegarle come era fatto l’abito. Guardò per qualche istante il proprio ragazzo, che non la smetteva di scherzare su YunHo, stuzzicando l’amica con battutine ironiche. Si sentiva bene quella mattina, era da un bel po’ che non faceva più incubi su sua madre o su chiunque avesse ucciso. Le capitava spesso di sognare l’esatto momento in cui sparava verso donne, uomini e addirittura giovani. Ricordava distintamente ogni volto, ogni espressione terrorizzata di ognuna delle sue vittime che, in un qualche modo, sembravano maledirla, magari augurandole una morte altrettanto crudele.

- ecco JunSu e LiYin!! – esclamò all’improvviso Yuri

- e-eh? –balbettò Jaejoong sorpreso

La ragazza indicò l’ingresso della scuola, laddove si stavano dirigendo tutti gli studenti come loro. Erano leggermente in anticipo quel giorno.
JunSu e LiYin stavano probabilmente discutendo sui nuovi orari scolastici.

- …che ne pensi Oppa? – chiese la ragazza con fare tremendamente gentile

- …mah…per me sono ok…forse sposterei le due ore di educazione fisica di questa classe… - esclamò JunSu leggendoli uno per uno

Sembrava particolarmente poco in vena.

- …tu dici? -

- si..penso che andrebbe bene… -

- toh guarda! Ci sono gli altri! – esclamò LiYin

JunSu si voltò e salutò, anche se non con molto entusiasmo, i tre amici che si stavano avvicinando a loro.
Li salutò piuttosto distrattamente come non avesse voluto dare importanza alla cosa, come, in un certo senso, se non avesse voluto nemmeno voglia di vederli.

- finalmente siete arrivati! – sorrise LiYIn – ce ne avete messo! –

- beh sai, non è che moriamo dalla voglia di andare a scuola, noi esseri normali! – scherzò Yuri

- oggi quella di filosofia interroga… - osservò Jessica

- ecco appunto… - sbottò l’amica deprimendosi all’improvviso

- posso capire Yuri, ma tu Sica? sei preoccupata? – domandò JaeJoong curioso

- naaah… -

- e ti credo!! Prende sempre dieci! - sbottò Yuri

- io non dormo in classe…. -

JunSu, tra una chiacchiera e l’altra, aveva notato che mancava YunHo all’appello e, segretamente, si chiedeva dove fosse e se fosse rimasto a casa per qualche particolare motivo.
JaeJoong forse ne sapeva qualcosa, essendo il suo migliore amico. Provò a cercare il suo sguardo per domandaglielo, ma quest’ultimo era troppo impegnato a prendersi gioco di Yuri.

- AAAAAAAAAAAMOOOOOOOREEE!!! -

All’improvviso, qualcuno urlò, distruggendo i timpani del povero JaeJoong, che si sentì subito, letteralmente ‘appeso’ da due braccia che in mezzo secondo gli avevano cinto il collo decisamente forte e sbaciucchiandolo sulle guancie.

- MI SEI MANCATOOOOO!!! -

- m-ma che..?! – balbettò il malcapitato

Era YunHo, pimpante quanto Yuri quella mattina.

- Y-YunHo!!! Lasciamiii!!! –esclamò JaeJoong cercando di toglierselo di dosso

- dillo che hai preso paura!! – sorrise il ragazzo

- paura no…ma mi hai fracassato i timpani con la tua urlata, questo si!!! -

- è comunque qualcosa… - sbottò soddisfatto ugualmente

- oh ma guarda un po’ chi è arrivato… - sbottò Yuri osservando la scena

Sembrava arrabbiata, ma tutti sapevano, incluso YunHo che lo faceva apposta per stare al gioco del proprio ragazzo.

- oh gemma della mia vita!! – recitò YunHo quasi a memoria, facendole gli occhi dolci

- tsk! – sbottò lei

- ecco, vai dalla tua fidanzata, brutto infame!! Che la mia si sta adirando!! – lo sgridò JaeJoong lanciando un occhiata ad una Jessica un po’ irritata

- per me potete fare quello che volete voi due… - esclamò ironica

- mi tradisci così!?? – si disperò il moro

- quanta allegria stamattina! – notò LiYin contemplando la scena, ridendo

- un giorno YunHo dovrà scegliere se stare con me o con JaeJoong – esclamò Yuri

- posso stare con tutti e due??? -

- scordatelo!!! -

- …ma il mio parere conta o nooo??? - domandò JaeJoong con fare a dir poco disperato dalla situazione equivoca

- penso che ora sarebbe il caso di finirla con queste pagliacciate… -

Tutti smisero di scherzare. I due ragazzi si fermarono e Jessica alzò lo sguardo, rivolta verso JunSu, che aveva appena parlato.
Anche LiYin, che fino a poco prima sorrideva beatamente, adesso era un po’ perplessa e continuava a guardar l’amico con una certa preoccupazione.
JunSu dal canto suo, si sentiva scoppiare di rabbia in quel momento.

- la campanella sta per suonare, è ora che andiamo in classe!! – sbottò serio

- … -

- …JunSu ma che ti prende? – domandò Jessica apprensiva

- oppa…? - chiese LiYin con la sola forza dei suoi occhi

- … -

Si sentiva tremendamente chiamato in causa ora. Aveva tutti i loro sguardi puntati addosso e non capivano. Nemmeno lui, in realtà, capiva il perché di quel suo atteggiamento improvvisamente egoista e cattivo nei loro confronti.
Aveva visto YunHo e JaeJoong ridere e scherzare come due eri amici. E una morsa lo aveva attanagliato, ferendolo.
E non perché era egoista.
Non perché sapeva che non avrebbe mai avuto un rapporto così con nessuno di loro.
Ma più semplicemente perche quelle risa sincere di YunHo, lo avevano fatto sentire male a tal punto.

- ….muovetevi….vi aspetto in classe… - si limitò a dire senza guardare nessuno negli occhi e dirigendosi dentro l’edificio.



**





- ehi… -

- … -

- ..posso parlarti? -

JunSu evitò lo sguardo di YunHo, ma il suo compagno di classe continuava a girargli intorno con l’intento di parlargli.
Era arrivata la ricreazione e tutti gli studenti erano corsi fuori in giardino. JaeJoong aveva chiesto a YunHo di parlare con JunSu perché lui non voleva averne niente a che fare e così, il ragazzo si era ritrovato faccia a faccia con lui, un po’ arrabbiato da quella ‘intrusione’ imprevista, a dire il vero.

- se è una cosa veloce si… - sbottò seccato e posando il libro di matematica

YunHo fece un sorrisino compiaciuto. Prese una sedia dal banco davanti e la voltò, sedendosi proprio di fronte all’amico, che continuava a fissare altrove.

- si può sapere che hai oggi? -

Ecco cosa odiava di YunHo. La sua innata capacità di arrivare al sodo subito e senza mezzi termini.

- niente – esclamò secco - ma a te non deve importare! -

- a me forse no…ma gli altri sono preoccupati…LiYin è venuta per chiedermi cosa avessi… -

- … - in un primo momento sembrò ribattere, ma poi ci ripensò e disse solo – e tu che gli hai detto? -

- dimmelo tu! - rispose YunHo facendosi serio

- … -

Più lo guardava, e più voleva evitarlo.

- devo ripetercelo?! Non ho niente… -

Odiava che gli si facessero gli interrogatori. E odiava ancora di più il fatto che in quel momento fosse proprio YunHo a farglielo.
Un insulso ragazzino che avrebbe potuto annientare anche ad occhi chiusi. Non era la prima volta che gli veniva da odiare YunHo.
Aveva ogni cosa, una ragazza che lo amava, degli amici e soprattutto, era il migliore amico di JaeJoong.
Un ruolo che aveva da sempre voluto avere lui ma che inevitabilmente aveva perduto a causa del suo carattere e della sua posizione.
A volte gli era pure saltato in mente di ucciderlo, perché la smettesse di dagli fastidio.
Ma poi, nonostante l’impulso omicida, si immaginava il volto triste e sconsolato di Yuri e così, finiva per lasciar perdere.

- te la sei presa oggi! – spiegò il ragazzo - si scherzava, non vedo cosa ci sia di male… -

- …sono affari miei…tornatene dai tuoi amici… - sbottò infine

- guarda che sono anche i tuoi! – osservò YunHo

- io non ho amici, chiaro?! -

JunSu non si era reso conto di essersi alzato in piedi, in preda all’ira.
YunHo, del tutto tranquillo, lo guardava mentre con lo sguardo di chi avrebbe voluto uccidere qualcuno imprecava a bassa voce, cercando qualcosa di sensato da dire.
Il moro alzò gli avambracci in segno di perdono e scosse la testa.

- ok ok…tu non hai amici… - esclamò – e LiYin cos’è? -

- …ti piace provocarmi? – chiese JunSu

- no ma….io penso che lei ti consideri un amico… -

- …. -

- e anche Jessica, JaeJoong, Yuri…. - continuò calmo

- … -

- e anche io… - sorrise infine

- … -

E all’improvviso. Cos’era quel volto stranamente sereno che vedeva in YunHo? Cos’era quell’aura calda, quel torpore che sembrava averlo colto? JunSu lo guardò per la prima volta fisso negli occhi, incredulo e allo stesso tempo impaurito da tanta sincerità.
Perché con lui, Yuri e LiYin non riusciva ad essere se stesso? Nemmeno una volta ci era riuscito. riuscivano sempre a trovare il lato più vulnerabile di se stesso.

- …cos’è? Una dichiarazione d’amore? – domandò infine un po’ scettico

- interpretala come vuoi! – sorrise YunHo

- … -

- … -

- ….grazie…per l’interessamento… -

JunSu aveva preso fiato prima di esclamare quelle parole.
Per lui erano state pesanti da dover dire ma adesso che ci era riuscito si sentiva già un po’ meglio e più sicuro.
La faccia di YunHo divenne buffa tutto d’un tratto e sorrise, questa volta, soddisfatto.
E proprio in quell’istante, la campanella aveva suonato, segnando il re inizio delle lezioni.
YunHo si alzò dalla sedia e la rimise al posto giusto, tirando poi una pacca sulla spalla di JunSu.

- guarda che se vuoi parlare…ci siamo… - sorrise

- … -

Il giovane ci pensò su e YunHo capì al volo.

- …perché…c’è qualcosa che ti preoccupa, dico bene? - chiese

- … -

E mentre gli altri alunni cominciavano a rientrare, JunSu per la prima volta era in bilico fra l’essere sincero e mentire spudoratamente come aveva finora sempre fatto.
C’era quel pensiero, che occupava costantemente la sua mente dal giorno prima e che non voleva decidersi di andare via.
YunHo era lì per ascoltarlo e lui, forse avrebbe dovuto accettare e parlargli. Forse sarebbe servito a qualcosa!
Forse, avrebbe potuto cambiare le cose in meglio.
E quegli occhi, gli sembravano così vivi, che era completamente paralizzato.

Ma proprio non poteva.

- …una cosa ci sarebbe… - disse

- cioè? -

- … -

No. Le cose non sarebbero mai potute cambiare.

- …in questi giorni…sta con Yuri…falla divertire…state insieme… -

YunHo lo guardò strano

- …mh?- poi sorrise lievemente preoccupato – perché ti interessa tanto? -

- tu fallo e basta! – tagliò corto – intesi? -

- …o-ok! - rispose un po’ titubante – ma non serviva che me lo dicessi! -

Poi gli sorrise e tornò a sedersi al suo posto.
JunSu dapprima continuò a fissarlo e poi, all’entrata di JaeJoong e del professore, tornò ai suoi libri, pensieroso.
Si malediva.
Non era stato come voleva, e lo sapeva. Eppure, non c’era nulla che potesse fare per cambiare le cose.
L’unica cosa che poteva fare, l’aveva appena fatta.


**




- una convocazione? -

JaeJoong, quando apprese quella notizia, per poco non cadde dalle nuvole. Persino Jessica parve sorpresa quando Numero 02, in altre parole, JunSu, era venuto apposta per informare entrambi.
Dopo la scuola, erano andati a farsi un giro mentre Numero 02 era tornato alla R.A.R, piuttosto giù di morale. Aveva detto ai due che andava tutto bene e gli aveva chiesto scusa per l’accaduto di quella mattina.
In seguito, li aveva fatti richiamare immediatamente alla base, senza nemmeno che fosse passata un ora dal loro ultimo incontro.

- già…io e voi due….adesso, dal capo! – spiegò senza troppi mezzi termini

JaeJoong sembrava perplesso. Da quando convocavano anche lui insieme a Numero 02 e 03?

- e…per cosa esattamente? - domandò poi

- …una nuova missione…piuttosto importante! – esclamò JunSu

Un'altra? – disse Jessica – ma l’ultima che abbiamo eseguito risale… -

- è così e basta! Non chiedetemi nulla, ne so quanto voi… - sbottò JunSu un po’ stressato, percorrendo quel vasto corridoio che li stava conducendo alla sala congressi.

Il suo passo era piuttosto veloce e non sembrava nemmeno respirare. I due agenti non riuscivano a nascondere la loro preoccupazione, soprattutto per il fatto che Numero 02 non aveva voluto dire loro nulla. Aveva detto i saperne quanto loro, ma la verità era che non gli credevano nemmeno un po’. L’aveva detto con un tono così ‘finto’ che anche la più stupida delle persone non gli avrebbe mai creduto.
Quando JunSu si fermò, entrambi fecero altrettanto, quando la porta automatica si spalancò davanti ai loro occhi. Jessica ci era abituata ma per JaeJoong era tutto nuovo. Fino ad allora si era sempre limitato a ricevere ordini dai subordinati e mai dal capo in persona. E inoltre, si era sempre trattato di sciocchezze, per così dire.
La sala Congressi era molto ampia, illuminata da enormi lampadari appesi all’altissimo soffitto. Non c’era nulla, solo due tavoli giganteschi. Il più grande era quello del capo.
L’altro aveva circa cinquanta posti a sedere e ognuno aveva il proprio computer. Un maxischermo era collocato in fondo alla stanza.

- benvenuti! – sorrise il capo una volta che furono entrati

Con lui, c’era anche Numero 01

- buona sera capo! – s’inchinò JunSu

Jessica e JaeJoong lo imitarono alla perfezione

- penso che sappiate il motivo per cui siete qui, figli! -

Tutti e tre annuirono, ma con poca convinzione

- c’è una nuova missione! - intervenne Numero 01

- di che si tratta? – chiese Jessica

- vi comunicherò i dettagli più tardi…ora…il capo vi ha mandati tutti qui per un motivo molto semplice… - spiegò

JunSu vide sorridere leggermente il capo, a pochi passi da Numero 01

- …questa missione verrà effettuata da uno di voi tre! - continuò

JunSu divenne perplesso. Jessica lanciò un’occhiata nervosa a JaeJoong, che lo era altrettanto ,anche se, da un certo punto di vista, poteva dire di essere tranquillo. Non sarebbe mai potuto toccare a lui un ‘onore’ simile.
Poi, il capo si fece avanti, verso di loro. Rimasero immobili, col cuore in gola, in particolare JunSu, che non riusciva proprio a nascondere la propria preoccupazione.

- … -

- … -

- …Numero 10…vieni avanti… -

JaeJoong credette di non aver sentito bene. Alzò violentemente lo sguardo verso il proprio capo, che con la mano, gli chiedeva di farsi avanti.
Jessica sembrò attonita e spaventata allo stesso tempo, indecisa se intervenire oppure no.
JunSu. Beh, lui era praticamente senza parole.

- ..e-eh ?! - balbettò JaeJoong - …i-io? -

Il capo continuava a sorridere

- non avere timore Numero 10… - disse lievemente

- … -

Il ragazzo avanzò di qualche passo e, in pochi attimi si trovò faccia a faccia con l’uomo. Non riusciva a guardarlo in faccia per più di tre secondi.
- m-mi scu-si…m-ma io… -cominciò a dire agitato

- ho scelto te, figlio..perchè credo che sia ora di darti una chance… - spiegò il capo - …vero numero 03? -

La ragazza, chiamata in causa, annuì nervosamente.
Non era proprio possibile. Il suo JaeJoong, così dolce e gentile, stava per diventare un Killer come lei?

- i-io… - balbettò JaeJoong

- NO!! -

All’improvviso, intervenne JunSu facendosi avanti.
Il capo e Numero 01 vi rimasero sorpresi. Numero 02 tremava di rabbia e aveva i pugni serrati.

-che succede Numero 02? – chiese l’uomo

- non lui, mi rifiuto!! – sbottò – Numero 10 non è adatto ad una missione del genere! –

JaeJoong lo guardava con un misto di amarezza e stupore

- e’ un agente in gamba, 02…saprà mantenere alto il nome della società… -

- NO! PER FAVORE, MANDATE ME! – urlò deciso

- …J-JunSu…? – sussurrò Jessica a bassa voce

- mandate me! Io farò un lavoro migliore di Numero 10!! – esclamò JunSu tremante

- …Numero 02…questa è la mia volontà.. – spiegò il capo - andrà tuo fratello… -

- ma… -

- Numero 02! Basta così! -sbottò arrabbiandosi

- … -

JunSu si fermò di colpo. Il capo aveva un volto serio e incuteva un certo timore. Si sentiva esplodere e tremava come una foglia scossa dalla tempesta.
No, questo era davvero troppo per lui.

- m—MALEDIZIONE!! - urlò

E senza dire una parola, senza inchinarsi al cospetto dei suoi superiori, si voltò a sguardo basso e corse verso l’uscita della sala, arrabbiato, deluso, sconfitto.
E triste.


**



- chi ti credi di essere eh?! -

JunSu si bloccò a metà corridoio, senza voltarsi verso i compagni che lo avevano seguito fuori dalla Sala Congressi, dopo il congedo del capo.
JaeJoong lo stava fissando con puro odio negli occhi.

- Numero 10 calmati.. – ordinò Jessica cercando di essere autoritaria il più possibile

- pensi che non lo sappia fare il mio lavoro?! Pensi di essere meglio di me solo per il grado che porti?! - urlò il moro accecato di rabbia

JunSu non si mosse.

- chiudi quella bocca… - sbottò senza voltarsi

- che ti è preso eh?! Ora vuoi pure soffiare le missioni agli altri?! Sei geloso?! -

- NON CAPISCI UN ACCIDENTE!! – urlò a sua volta JunSu esasperato

- … -

In quell’attimo, smise di tremare e JaeJoong rimase immobile sul posto, continuando a non capire

- non capisci!! Così non va bene!! –

- c-che vuoi dire?! – chiese

- VOGLIO DIRE…che se tu fossi intelligente andresti dal capo e gli diresti che rinunci!! – spiegò urlando

- COME SAREBBE?! -

- calmati.. . – gli diceva Jessica - JunSu…è solo una missione…perché fai così? – chiese poi

- NON E’ COSI’!!! – sbottò il ragazzo – sarà molto peggio questa volta!! -

- … -

- Numero 10 tu…tu quando premerai quel grilletto diventerai il killer della razza peggiore che possa esistere!! – spiegò – e quando ti accorgerai di chi avrai davanti sarà troppo tardi!! -

- …m-ma che stai dicendo?! Che vuol dire?! – chiese il ragazzo confuso

- … -

- JunSu?! – lo chiamò con il suo nome reale

- … -

- … -

- …m-mi dispiace fratello… - sospirò quasi tristemente

- …? -

- ….m-ma io, da qui in avanti non posso più aiutarti… -


~ 09 - Un Momento Che Non Torna ~


- ma chi si crede di essere quello li?! -

JaeJoong prese il primo panino a portata di mano sulla tavola, e lo addentò nervosamente, imprecando come un bambino a cui erano state rubate le caramelle.
Jessica faceva roteare la forchetta sul proprio piatto di spaghetti, visibilmente stanca.

- non l’ho mai visto comportarsi così… - sospirò lei infine

- è geloso, te lo dico io!! – sbottò il ragazzo

- ma figurati! non ne ha alcun motivo! Numero 02 non è così! – lo rimproverò

- allora mi spieghi cosa significavano quelle assurde parole che ha detto?! Killer della peggior razza…mah! -

- è per questo che ti dico che secondo me c’è qualcosa che non va… - disse Jessica perplessa - …rispondere così al capo… -

C’era troppa confusione in sala pranzo per poter pensare tranquillamente. Erano le nove di sera e quella era l’unica ora in cui ogni agente aveva un po’ di libertà. A vedersi in quel momento, tutti quei killer sembravano solo ragazzini delle superiori che ridevano e scherzavano tra loro.
Le operazioni in genere iniziavano dopo le undici, quando fuori non c’era anima viva o comunque, era molto buio. Prima, nel momento del ristoro, l’allegria tipica dei giovani riempiva le vaste mura della R.A.R, come per dare una tregua alla vita monotona di tutti i giorni.

- sei tu, che cerchi spiegazioni che non esistono! – esclamò JaeJoong con la bocca piena

Jessica gli lanciò un’occhiata scocciata e addentò la propria pasta.

- congratulazioni per la tua prima Missione Numero 10! -

Due Agenti, carine a dirla tutta, che passavano di lì in quel momento, fecero un piccolo inchino a JaeJoong, seguito da un saluto.

- eh? Ah! Grazie a voi! – esclamò il ragazzo stupito e non badandoci troppo

- forse dovresti parlarci! – intervenne Jessica quasi subito

- e-eh?! -

- con Numero 02! Non mi sento tranquilla! -

Il moro la osservò un po’ divertito, mentre lei cercava di scongiurarlo con gli occhi. Si sentiva un pochino in colpa, anche perché in effetti non sapeva nulla di ciò che aveva JunSu e magari era davvero una cosa seria.
Ma più ci pensava, e più tutto gli sembrava ridicolo.

- non si è nemmeno fatto vivo per mangiare!! - osservò la ragazza guardandosi intorno

- … -

- Numero 10! - lo rimproverò la ragazza vedendo la non curanza di JaeJoong

- oh signore santissimo!! sarà andato a farsi un giro!! Magari non aveva fame! -

- … -

- di che ti preoccupi?! Lui sa badare a se stesso! -


**




Un ennesimo pugno lo colpì in pieno volto, questa volta.
Un calcio allo stomaco lo fece piegare in due d’istinto, ma le braccia legate con corde spesse e agganciate a degli anelli di metallo alla parete grigia di quella stanza, non gli permettevano di contorcersi e quindi, l’unica cosa che poteva fare era quella di serrare i denti, stringerli talmente forte che sembravano riuscire ad alleviare il dolore lacerante allo stomaco.
Le finestre erano chiuse, solo una luce fioca del lampadario illuminava quello stanzino d nemmeno dieci metri quadrati.
Sentiva le proprie labbra che si inumidivano e, nonostante non riuscisse a vedere al meglio, sapeva chiaramente che quello che in quel momento stava bagnando il pavimento, era sangue. Il suo per giunta.
Non aveva osato sollevare lo sguardo.
L’unica volta in cui lo aveva fatto, aveva visto tre persone: Il capo, seduto su una sedia, piuttosto contrariato e, allo stesso tempo afflitto, Numero 01 che ridacchiava sottovoce in un angolo, ed infine, il suo carnefice, il suo ‘picchiatore’.

- mi dispiace…ma sai che devo farlo… - sospirò il capo facendo cenno di far tirare un ennesimo colpo.

In tutti gli anni di servizio, era capitato solo una volta che venisse picchiato per punizione.
Era successo quando aveva nove anni. Allora era ancora un inesperto e viveva condividendo un appartamento con una Agente, che lui chiamava ‘madre’.
Tuttavia benché sapesse che lei non era il suo vero genitore, bensì un membro della società che si era proposto di prendersi cura di lui da quando era un neonato, il sentimento che lo legava a quella donna che in un certo senso lo aveva ‘salvato’ era pari a quello che avrebbe potuto provare per una madre vera.
Ricordava poco di lei, solo che era davvero molto buona e gentile, e che gli sorrideva sempre.
Gli diceva:
- sorridere è la cosa più bella del mondo!-
E Lui, così piccolo, per farla contenta, rideva sempre, soprattutto quando era con lei, per farla felice.
Non sapeva da dove veniva o chi fossero i suoi veri genitori, ma nonostante questo, lui e ‘lei’ erano felici come una famiglia normale.
Eppure, anche avendo la convinzione di poter vivere sempre in quel modo e di essere ‘felice’, un giorno di metà Novembre, quel sogno, quella realtà, si erano infrante così, senza che lui se ne fosse reso conto in tempo.
Era iniziato tutto come ogni giorno: lei era stata scelta per una missione piuttosto facile e gli aveva detto di aspettarla in appartamento. Come sempre, gli aveva sorriso uscendo dalla porta.
Tuttavia, quella notte lei, proprio lei, aveva avuto un atto di bontà, salvando le proprie vittime, un uomo e una donna con il loro figlioletto. Era stata colta da un unico atto di generosità e così, in un qualche modo, riuscì a farli scappare, cercando di trarre in inganno la R.A.R.
Nonostante lo sforzo, nonostante avesse fatto di tutto per tenere nascosto il fatto, quell’atto gli era costato molto caro: quel sentimento chiamato ‘bontà’ lo aveva pagato con la propria vita.
Lui ricordava chiaramente quella fredda sera, dove la candida neve si macchiava di rosso scarlatto del sangue di lei.
Piangeva, mentre lei se ne andava lentamente. Le avevano sparato davanti ai suoi occhi, con una tremenda semplicità.
Aveva sorriso fino alla fine e, asciugandogli le lacrime con la mano sporca del suo stesso sangue, gli aveva sussurrato:
- …non piangere… -

E così era morta, insieme al suo amore per lui.
Aveva nove anni, ma aveva capito tutto. Lei non ci sarebbe più stata ad aspettarlo all’appartamento, dopo gli allenamenti. O al ritorno da scuola. Non lo avrebbe più coccolato facendolo addormentare la notte.
Niente, era tutto finito.
Aveva pensato di scappare, voleva andarsene da quella società di Killer spietata, che uccideva anche chi era buono.
Fino a quel momento aveva sempre creduto che la R.A.R uccidesse solo persone cattive. Ma erano state tutte bugie. Non c’era nulla di buono in tutto quello.
Nonostante ci avesse provato ben tre volte, la società lo aveva sempre scoperto e alla fine, per punizione, lo avevano picchiato a sangue per tutta la notte.
Allora aveva pianto molto.
Ma questa volta, non aveva versato nemmeno una lacrima. Era da anni che non piangeva più, che non rideva più, che non conosceva più alcun sentimento.
Almeno, prima di conoscere a fondo Jessica e JaeJoong e tutti i loro amici.

- basta così… - esclamò il capo ad un tratto – slegatelo su… -

Si sentì improvvisamente pesante e senza rendersene conto, si ritrovò a barcollare e cadere per terra, sentendosi le braccia tremare dallo sforzo estremo. Si sentiva il labbro superiore gonfio e tutto il suo corpo sembrava martoriato. Non degnò di mezzo sguardo che lo aveva picchiato e con tutta la forza che possedeva, si alzò a fatica, rimettendosi dritto in piedi, come se nulla fosse accaduto.
Il capo, gli si avvicinò e, lentamente e delicatamente, gli appoggiò una mano sulla spalla che sanguinava, cercando di sollevarlo e dandogli infine, una carezza sulla guancia.

- perdonami…ma sai che lo faccio per il tuo bene… - gli sussurrò con tono affranto – sei il mio amato figlio… uno dei migliori che ho -

- …s-si… - esclamò con rispetto e cercando di non balbettare troppo

- te ne prego, non costringermi a farlo ancora….comportati bene la prossima volta… - disse – non essere geloso dell’incarico affidato a Numero 10… -

- … -

Questa volta non rispose, si limitò ad annuire.
L’uomo parve sorridere lievemente.

- …ora va, figlio…va a riposarti e a riprenderti un po’… -

- ..gr..grazie… - esclamò inchinandosi profondamente

Fece per andarsene, barcollando pericolosamente e tenendosi lo stomaco un braccio ma la voce del proprio capo lo bloccò alla soglia.

- Numero 02…quando vedi Numero 10, riferiscigli che la Missione avrà Luogo domani alle ventitre in punto. Digli di recarsi in sala Congressi prima. -

Il ragazzo rimase immobile per qualche istante come intontito dalla notizia. Cercò di nascondere il suo stupore e la sua preoccupazione facendo poi, un piccolo inchino e un cenno di assenso.
Prese la maniglia della porta la aprì, sporcandola di rosso, per poi richiuderla e lasciarsi quella stanza alle spalle.


**




- JunSu…che ti è successo?! -

La voce di Jessica mi penetra ma io non riesco a risponderle
Vedo JaeJoong accanto a lei, leggermente perplesso.

- …niente… -

Lo dico con un filo di voce. Sono stanco e voglio solo andare a dormire.

- …dove sei stato?! Fatti curare! -

Lei è così gentile con me…la mia sorellina…

- Numero 10… - esclamò cercando di reggermi fino all’ultimo

- s-si? – mi risponde lui un po’ titubante

No. Non è gelosia, la mia.
E’ solo la paura che lui diventi come me.

- La tua Missione è domani alle ventitre...recati in sala congressi a quell’ora… -

Lui annuisce.
Che stupido che è! Non sa a cosa andrà incontro.
Jessica mi chiede ancora se sto bene.
Io dico di si.
Ma non è vero.
Il mio non è un male fisico, no, è qualcos’ altro.
Prego perché domani non arrivi mai.

E se arriva, prego che JaeJoong non veda mai il volto di chi verrà ucciso per mano sua






7 Dicembre
- 25 giorni alla sentenza finale.







Faceva freddo quella mattina.
L’inverno si stava avvicinando e con esso le festività natalizie.
Il giorno dopo non ci sarebbe stata scuola e tutti gli studenti potevano approfittarne per rilassarsi e godersi quella giornata che aveva un aria decisamente diversa dal solito.
YunHo e Yuri, passeggiavano tranquillamente lungo un parco, le cui vie erano leggermente coperte da uno strato di neve posatasi la notte prima. Una leggera brezza scompigliava le loro teste e, tenendosi per mano, si divertivano a parlare del più e del meno.

- sei riuscito a prendere otto in scienze?! - borbottò Yuri all’improvviso - E come avresti fatto?! -

- con il mio acuto intelletto! – sorrise il ragazzo

- si certo, non prendermi in giro… - sbottò un po’ offesa

- come vuoi che abbia fatto! –

- ma se prendi sempre la sufficienza scarsa! – osservò Yuri - chi ti hai aiutato? -

- Mi ha dato una mano JaeJoong! – confessò infine un po’ deluso

- ah ecco… -sorrise Yuri

- tu piuttosto…dovresti farti dare un aiutino da Sica per filosofia… -

- ti prego non parlarmene!! Sono in crisi mistica!! -

- se vuoi posso aiutarti anche io! – si offrì il ragazzo

- no, tu fai già troppo…- sorrise lei affettuosamente

YunHo per un misero istante non riuscì a contraccambiare quel sorriso sincero. Forse perché in quelle sue parole aveva sentito una punta di amarezza, di tristezza che però, forse, sentiva solo lui, senza rendersene conto.
Yuri sentì la sua mano stringersi più forte in quella di YunHo, più grande della sua.

- domani è l’otto dicembre… - sospirò

- già! -

- verrai a casa mia a fare l’albero di natale? papà sarà contento! – chiese la ragazza speranzosa

YunHo le sorrise e le accarezzò la testa, arruffandole i capelli quasi come fosse stata un cagnolino.

- certo! Lo sai che mi piace! – esclamò – e poi sarà una buona occasione per restare insieme! -

- eheheheh! -

Entrambi distolsero lo sguardo un po’ imbarazzati. YunHo in particolare, si sentiva sempre un po’ a disagio con lei, più che altro, perché non riusciva mai a credere appieno a ciò che aveva.
Lei era tutto per lui. Era la persona più cara che aveva. Era il suo cucciolo da proteggere.
In vero, se quella mattina si era ritrovato a quell’ora a passeggiare mano nella mano con Yuri, lo doveva al fatto che si sentiva un po’ turbato dalle parole che aveva detto JunSu il giorno prima.
Inizialmente non ci aveva dato molto perso eppure, non sapeva come spiegarlo, ma in un certo senso sentiva un qualcosa, una sensazione spiacevole di gelido. E non erano brividi causati dall’inverno.
No, era ben altro.
Aveva timore di qualcosa.
Anche se non sapeva cosa.


**




- ehi, ce la fai? -

- …sto…bene! -

- certo come no… -

- non trattarmi come un malato! -

JunSu guardò Jessica imbronciato, cercando di levarsi di dosso braccio dell’amica, prontamente saldo in modo da non lasciarlo cadere. Se c’era una cosa che odiava, era quella di avere accanto qualcuno che si prendeva cura di lui. D’altronde, era da anni che non lo faceva nessuno e di certo, non voleva avere proprio ora quella ‘palla al piede’.
Jessica dal canto suo, testarda com’era, non lo ascoltava minimamente e continuava a preoccuparsi per ogni minima cosa.
Lungo quel viale innevato, c’era una tale pace che JunSu si sentiva bene, in un qualche modo.
Aveva voluto lui fare una passeggiata, ma la caviglia era ancora gonfia dal giorno prima e i lividi in faccia erano già piuttosto evidenti. Aveva un cerotto sulla fronte.
Camminava a fatica, ma per fortuna non aveva niente di rotto. La R.A.R era stata attentissima anche per quelle cose.

- si può sapere come è successo? – domandò Jessica

- niente…sono caduto… - mentì

Come se fosse servito a qualcosa.

- si certo…un bel ruzzolone che ti ha ridotto in questo modo la faccia?! – esclamò acida

- mi dispiace ma è così! Non ho altro da dire riguardo questo… -

JunSu voleva finirla con tutte quelle domande, ma la ragazza non dava segno di voler cedere.

- guarda che a me puoi dirlo! -

- senti, perché tutta questa insistenza?! Se ti dico che sono caduto, sono caduto! -

- è stata la R.A.R?! – azzardò Jessica

- NO! - esclamò con ancora più decisione, mentendo spudoratamente ancora una volta

Chissà cosa avrebbe pensato Jessica, se glielo avesse detto.
La ragazza lo guardava ancora più preoccupata da quella strana reazione che aveva avuto, ma poi, abbassò lo sguardo velocemente, quasi avesse voluto chiedergli scusa.
JunSu sospirò pesantemente. Si sentiva la gamba destra, quella ferita, piuttosto pesante e la trascinava ad ogni passo che faceva.
Il braccio che Jessica gli teneva per sorreggerlo, gli faceva male, ma non osava dirglielo.

- …comunque… - cominciò titubante – posso camminare da solo…vai da JaeJoong… -

Il giovane fece un cenno con la testa dietro di lui e Jessica si voltò un attimo alle proprie spalle.
Un po’ in disparte, dietro di loro, c’era JaeJoong, che passeggiava in solitudine. Sembrava piuttosto imbronciato e ogni tanto, dava qualche calcio alla neve.

- non preoccuparti, - sbottò Jessica – ha poco da prendersela! -

- è geloso immagino… - sorrise lievemente JunSu

- figurati, lo sa che non ne ha motivo… - esclamò lei con un po’ di imbarazzo

- beh però… - cominciò JunSu

Ma non concluse la frase, perché Jessica in quel momento era stata colpita in pieno da una pala di neve piuttosto grossa, che l’aveva fatta barcollare, per lo spavento.
Cercò di ripulirsi dalla neve, e si voltò furibonda verso JaeJoong, ancora dietro, intento a passeggiare canticchiando lievemente.

- TU!! – esclmaò arrabbiata

JaeJoong assunse uno sguardo perplesso

- che c’è?! – rispose malamente

- perché mi hai tirato una pallonata di neve?!! -

- eeh?! – sbottò il ragazzo – cosa?! -

- come cosa?! Credevi di passare inosservato, eh?! – urlò furibonda

- g-guarda che io non ho tirato un bel fico secco!! – si discolpò il giovane

- certo come no! Ci sei solo tu dietro di noi!!-

- ma non sono stato io!! -

- JJ! -

- e-eh? -

- vuoi giocare con il fuoco?? -

- a-aspetta!!… -

- adesso vedrai… -

Jessica aveva già preso in mano una grossa quantità di neve. Il suo sguardo era tremendamente irritato.




- YAAAAAAAAAAAAHHHLL’ATTACCOOOOOOOO!!!! -

- m-ma che?!!! -

In un primo momento, Jessica, JunSu e JaeJoong non capirono più nulla.
Si videro arrivare un paio di palle di neve addosso e d’istinto si coprirono i volti con le mani.
JaeJoong, tentando di schivare la neve, si sentì improvvisamente pesante e prese l’equilibrio, cadendo a terra. Aveva un peso morto sul corpo, che non lo faceva alzare.

- ahahahahahah!! 1-0 per noi!! – esclamò il ragazzo che gli era praticamente saltato addosso

- l-levati maledetto!!! Chiunque tu sia!! – sbottò JaeJoong con la faccia impiantata a terra

- YunHo – esclamò Jessica sorridendo e pregustando la scena

- ha-ah! – annuì il ragazzo – Yuri vieni!! - esclamò poi

L’amica di Jessica, sbucò da dietro un albero che aveva utilizzato come riparo, e corse incontro agli amici, raggiante.

- l’avete presa un po’ di paura eh?! – chiese

- moltissima! – sbottò Jessica cogliendo la sfida

- levati YunHo!!! Sei pesantissimo!! – borbottava JaeJoong invano

L’amico gli era seduto sopra, praticamente

- dillo che ti mancavo! – sorrise

- e finiscila!! -

JunSu guardando la scena si lasciò scappare un mezzo sorriso che però non vide nessuno. Yuri, per un momento focalizzò il suo interesse su di lui, e notò i lividi e i cerotti sulla fronte, che portava.
Il ragazzo se ne accorse e smise di ridere, tornando serio e cercando di nascondere almeno un po’, l’evidenza.

- ti sei fatto male? – domandò Yuri preoccupata

- …s-si, un piccolo indicente domestico… - rispose con fare seccato

Anche Jessica però sembrava piuttosto arrabbiata. Ma dalla risposta di JunSu, così terribilmente finta.

- ma come? ti lascio tutto intero e ti ritrovo mummificato?! - esclamò YunHo accorgendosi della benda che il ragazzo portava al braccio sinistro

- bada ai fatti tuoi! – sbottò JunSu

- che cosa ci fate qui? – chiese Jessica

- stavamo facendo una passeggiata! – spiegò Yuri – e poi vi abbiamo visti! -

- possibile che con tutti i parchi che ci sono dovevi portare tua morosa proprio qui?! – sbraitava JaeJoong ancora lungo disteso

- e chiudi il becco tu! - disse YunHo tirandogli la neve gelida in faccia

- ti giuro…APPENA MI ALZO SEI MORTO!! -

- se se vabbè…piuttosto, è raro vedervi in giro di domenica! -osservò il giovane

- i genitori di JunSu ci hanno chiesto di portarlo a fare un giro fuori! -inventò Jessica prontamente – una boccata d’aria può servire! -

JunSu deglutì un po’ amaramente.

- YunHo non è che lo uccidi?! – domandò Yuri un po’ preoccupata per la salute di JaeJoong

- ecco appunto!! Ascolta lei!! – borbottava il moro

- lo lascio solo se la sua amata acconsente! – scherzò il ragazzo rivolgendosi a Jessica

- tsk! Per me puoi anche lasciarlo lì! -

- E-EH?! -

- molto bene! Sentito JJ? – rise in seguito alla risposta

- NOOO!! – si dimenava il ragazzo cercando dimettersi in ginocchio, inutilmente.

JunSu non poteva fare a meno di sorridere. Era strano ma tutta quella vitalità lo faceva sentire bene in qualche modo.
Osservò per un attimo Jessica e Yuri cominciare a crearsi palle di neve da lanciare ai loro due ragazzi, mentre erano impegnanti a bisticciare.
Poi, il suo sguardo cadde su YunHo, così terribilmente felice.
E la sua espressione divenne cupa tutto in un istante. Lo vedeva ridere, muoversi, parlare. E sapeva ogni cosa. E maledettamente sapeva ogni cosa. Solo lui per giunta. In quel momento avrebbe voluto urlare, togliersi quel peso dal cuore. Ma non poteva e lo sapeva bene.
Doveva lasciare fluire il corso degli eventi.
Era l’unica cosa che poteva fare.
Si sentiva pesante, le gambe gli facevano ancora male. Le sentiva gonfie, ma non voleva dirlo a nessuno. Vedeva JaeJoong e Jessica così felici, che non se la sentiva di rompere quel bel momento.
Solo quando erano con Yuri e YunHo li vedeva sorridere e percepiva la loro felicità.
Pian paino, s’incamminò all’albero che si trovava a meno di un metro di distanza. E lì, si lasciò cadere sulle sue fronde, sospirando.

- tutto bene? -

YuHho si era alzato da JaeJoong e si era avvicinato a lui. Anche gli altri, gli si misero intorno, visibilmente preoccupati.
Jessica, che stava togliendo dalla maglia di JaeJoong la neve fredda, continuava a guardarlo triste.
Odiava vedere la tristezza nei suoi occhi. E in quelli di JaeJoong.
Proprio perché gli voleva bene come a due fratelli.

Sorrise lievemente

- …si, sono solo un po’ stanco… - esclamò infine

Nessuno dei presenti parlò. Sembravano un po’ in imbarazzo e si lanciarono sguardi un po’ nervosi. Forse, pensavano davvero di essere troppo infantili in quel momento.
Lo sapevano che JunSu si sentiva a disagio ogni volta che c’era quell’atmosfera allegra, ma egoisticamente non se ne preoccupavano mai.

- …basta giocare per oggi… - disse YunHo infine – un po’ di riposo fa bene! -

E, senza aggiungere nient’altro, si sedette accanto a JunSu, lasciando quest’ultimo completamente di stucco.
YunHo gli sorrise amichevolmente e, leggermente, appoggiò la sua testa alla spalla dell’amico, senza fargli male.
Yuri, sorrise e si accucciò accanto al fidanzato, prendendogli la mano.
JaeJoong e Jessica, guardandosi un po’ perplessi, fecero altrettanto e si sedettero anche loro sotto le fronde di quell’albero che si era quasi allargato per loro.
Per qualche istante, nessuno parlò. L’atmosfera era magica e JunSu per un attimo, si sentì davvero in famiglia.
Era strano, era da quando era morta ‘lei’ che non accadeva. Si sentiva protetto per la prima volta dopo quel tragico evento.

- non dovete restare seduti per forza… - sospirò JunSu


- …non ci da fastidio… - sorrise Yuri

- siamo stanchi anche noi di essere bambini ai tuoi occhi… - bofonchiò YunHo che aveva l’aria di iniziare ad appisolarsi

- … -

non aveva il coraggio di guardare nessuno di loro, si sentiva a disagio e soprattutto, lanciava occhiate a YunHo, accanto a lui, che teneva per mano la sua Yuri, visibilmente rossa in volto a causa dl freddo gelido di quella mattina.
Distolse gli occhi da loro, incupendosi ulteriormente.
Sentì la mano di Jessica prendere la sua dolcemente, per poi stringerla, cercando di rassicurarlo.
Ciò che lei non sapeva, era che stare lì, con loro, lo faceva sentire protetto.

Era la prima volta che si trovavano così, tutti insieme, silenziosamente.
Era la prima volta che si ritrovavano così uniti, senza pensieri.
Sembravano cinque amici veri.
JunSu in cuor suo sperava. Sperava che quel momento non finisse, che quel calore durasse in eterno.
Ma sapeva che non era così, che non poteva esserlo.

Lo sentiva, lo percepiva.

Quel momento non sarebbe mai più tornato.





**





Quella sera, era stata scossa sul nascere da un violento temporale.
Era durato per ben tre ore, con forte vento e pioggia incessante ma poi, fortunatamente si era concluso senza troppi danni.
Il freddo gelido, che bene si addiceva ad una giornata di Dicembre, continuava però a soffiare inesorabile e, tutte le strade di Seoul, di solito animate anche di inverso, sembravano appartenere ad un mondo fantasma.
Anche alla R.A.R, c’era parecchia calma. Con quel tempo, si era preferito rimandare al girono dopo alcune missioni più semplici e quindi, molti degli agenti erano già andati a coricarsi nelle proprie stanze.
Erano le undici meno dieci. Nell’aria c’era un silenzio irreale e quasi mistico.

- …ricordati la ricetrasmittente… -

- …si lo so… -

Una Jessica piuttosto giù di morale, stava seduta sul divano e osservava JaeJoong in ogni cosa che faceva. Il ragazzo si stava preparando per incontrare i propri superiori, prima dell’inizio della missione.
Era piuttosto teso e preoccupato allo stesso tempo, cercando di tenere sempre a mente ciò che il capo gli aveva detto poco prima della fine della cena:

“ queste sono le coordinate della casa. Il tuo obiettivo, secondo le nostre indagini, si trova da solo in questo momento. Sarà un lavoro facile… “

Sentì stringere la propria tuta, che in quel momento sembrava opprimergli ogni organo, schiacciandolo.

…sei sicuro di stare bene? – domandò Jessica – sei pallido…-

- …si, non preoccuparti! – cercò di sorridere il giovane

Ma la verità era che aveva davvero paura.

Questa volta, toccò a Jessica sorridere per cercare di confortarlo.

- vedrai, non è difficile… - disse abbassando lo sguardo

JaeJoong per un attimo rimase immobile, con l’auricolare in mano, a mezz’aria.
Lei era triste sapeva anche perché.
Ricordava tutte quelle volte che era Jessica a dover eseguire una missione, e lui, pazientemente, seduto sul quello stesso divano, la guardava quasi estasiato dalla perfezione e dalla sua professionalità.
In altri momenti aveva persino sognato di poter essere dov’era lei. Ora che quella sottospecie di sogno si era avverato, non era più sicuro di niente.
Perché Jessica non era felice, non era emozionata.
Era semplicemente triste di vederlo inventare un assassino.

- ehi… non preoccuparti… - sospirò avvicinandosi a lei

- non lo sono..so che manterrai alto l’onore della società… - sorrise

- mi aspetti qui? – chiese accarezzandole la guancia

- ….si… -

Si sforzava di ridere. Si sforzava di essere felice per lui.
Ma non riusciva a fingere. Stava lasciando che si trasformasse in un assassino davanti agli occhi, senza fare nulla per impedirlo.
Mentre JaeJoong si dirigeva verso la porta, lei, per istinto si alzò dal divano.
Quasi disperatamente, si accasciò al suo petto, per salutarlo, lasciandolo un po’ di stucco.
Lo abbracciò forte, più di quanto non avesse mai fatto prima di allora.

-…Sica… - sospirò JaeJoong rispondendo al gesto

- sta attento, mi raccomando… - esclamò lasciandolo

Lui, sorrise lievemente e annuì.
Poi, aprì la porta dell’appartamento e trovò JunSu, appartato alla parete del corridoio che stava solo aspettando la sua uscita.
Si lanciarono uno sguardo strano, poi JunSu, sospirò pesantemente.

- l’auto è pronta in parcheggio… - disse

- …ricevuto… - rispose il ragazzo


Un ultimo sguardo a Jessica, all’ingresso, tremendamente pallida in volto, e poi se ne andò.
Se ne andò per compiere la sua sentenza.


**




- waah! Scusami tanto per tutto!! -

La porta d’ingresso di una villetta di quartiere, si aprì un po’ bruscamente, lasciando che un po’ del calore che c’era al suo interno di si disperdesse nell’aria, piuttosto gelida a dire il vero.
Yuri ne uscì tutta infreddolita, con ancora addosso il grembiule da cucina.

- tranquilla, mi ha fatto piacere! -

YunHo uscì subito dopo di lei, in giacca e sciarpa, pronto per andarsene dopo la visita alla fidanzata.

- no davvero! Mi dispiace!! – si scusò Yuri - ti ho fatto fare tardissimo! -

Era tutta in fremito e in tremendo imbarazzo. YunHo sorrise divertito e le diede un piccolo bacio sulle labbra, uno di quelli che si davano sempre prima di darsi la buona notte.

- ti ripeto che sono contento! La cena era squisita! – sorrise

- ahah modestamente! – sbottò la ragazza

- fa un freddo assurdo!! – rabbrividì YunHo - entra in casa prima che ti prenda un malanno! -

- sicuro che non vuoi che ti accompagni? – domandò la ragazza

- ma no…so dov’è casa mia! – scherzò YunHo

- signor Jung, non fermarti in locali strani mentre torni, capito?! – ordinò Yuri autoritaria

- mmmhh ceeerto! - esclamò lui ironico

- ehi guarda che sono seria!!

- ma anche io baby! -

- YunHo!!-

Stava per uscire di casa un mestolo in mano, ma il ragazzo fu più svelto e la abbracciò, dandole ancora una volta il saluto, seguito da u ntenereo bacio in modo che si calmasse.
Yuri rispose al gesto con veemenza, distogliendosi dalla sua primaria intenzione di uccidere il suo ragazzo.
Poi, si staccarono e YunHo fece qualche passo verso il cancello, lasciando la giovane al pianerottolo.

- ci vediamo domani! – esclamò salutandola

- ricordato l’albero di natale!! – disse Yuri agitando il braccio

- certo! – annuì

Poi, senza voltarsi, si fermò di colpo davanti al cancello.
Il forte vento gli scompigliava i capelli in modo tremendo.

- TI AMO! – urlò a squarcia gola, non curante del fatto che fossero ormai le undici di sera

- anche io stupido!! – rise Yuri felice



Jung YunHo faceva sempre così ogni volta che lasciava la sua casa.
Era terribilmente casinista, eppure a lei piaceva questo suo modo di fare così ‘romantico’

E lei, ogni volta che veniva la sera e lui e ne andava,aspettava sempre con ansia il giorno dopo.

Quando lui le avrebbe nuovamente detto ‘TI AMO’


~ 10 - Un Futuro Che Non Ci sarà ~

- sei preoccupata? -

Jessica, continuava a guardare il bicchiere mezzo pieno di caffè, ormai freddo, seduta sul divano con le gambe incrociate.
Era piuttosto pensierosa e inquieta, costantemente immobile in quella posizione da parecchio tempo.
JunSu, appoggiato al muro, vicino all’ingresso dell’appartamento, la osservava, lanciando anche qualche sguardo alla finestra leggermente aperta, da dove entrava un po’ d’aria fresca.
Sembrava cupo quanto lei, ma evitava di farle notare la prrpria preoccupazione, per non ferirla ulteriormente. Le lancette dell’orologio facevano le ventitré è quindici minuti.
La ragazza, guardò il suo riflesso dalla tazzina e poi alzò lo sguardo lentamente, voltandovi verso l’amico.

- …no…. – sorrise, sforzandosi – so che farà un ottimo lavoro… -

- …se lo pensi davvero, perché hai la faccia di una che non vede l’ora di andare a rispendersi il proprio amore? -

- … -

Jessica lo squadrò da cima a fondo. Sapeva che anche questa volta, JunSu aveva ragione, eppure, non riusciva proprio a dirglielo.
Era triste e preoccupata per JaeJoong, voleva vederlo ritornare sano e salvo e soprattutto, subito.
Continuava a sperare che da lì a poco avrebbe fatto ritorno, decidendo di non diventare u assassino.
Ma sapeva che non era possibile.
E sapeva anche che JunSu non lo avrebbe mai permesso.

- …JunSu… - sospirò infine

- …mh? -

- … -

- dimmi, ti ascolto… -

- …tu sai chi è la vittima di JaeJoong, vero? -

JunSu s’irrigidì all’improvviso. Era la domanda più ovvia che l’amica potesse fargli, ma anche quella a cui non voleva proprio dare risposta.
Sospirò pesantemente, cercando di nascondere la propria inquietudine.

- …si… - esclamò – è un’ informazione riservata solo a determinate persone… -

- …è per questo motivo che in questi giorni sei così perso? – continuò Jessica imperterrita

- … -

Si guardarono entrambi negli occhi.

- …cosa vuoi sapere esattamente? – domandò JunSu

- …se devo preoccuparmi per JaeJoong... – rispose tristemente

- anche se ti dicessi il nome non ci guadagneresti nulla… -

- forse no…ma riuscirei a capire….cosa sta succedendo a te…e cosa potrebbe succedere a lui… - spiegò Jessica sempre con lo sguardo fisso su di lui

- … -

- …? -

- se te lo raccontassi…probabilmente vorrai fermarlo… - sospirò il ragazzo

- fermarlo? – ripeté lei

JunSu annuì discretamente

- …te lo dirò… - esclamò infine - …ma tu devi promettermi che non cercherai di fare nulla per impedire che il destino si compia.. -


**




Era tutto pronto.
Lui si sentiva pronto
Un fremito correva lungo la sua schiena, perfettamente aderente al sedile della Mercedes nera che stava guidando. Le sue mani tenevano il volante con una certa prudenza, mentre nella sua mente non faceva altro che ripetersi “ce la posso fare”.
Le strade erano piuttosto tranquille a quell’ora, anche grazie alla poca viabilità causata dalla neve. Seoul era una città fantasma e lui, come tale avrebbe dovuto agire, senza lasciare traccia del suo passaggio.
L’auricolare sull’orecchio destro gli prudeva un po’, ma doveva servirgli per riceve le istruzioni su come agire.
A tutti gli agenti novelli, alla prima missione, veniva fatto mettere una ricetrasmittente che serviva per comunicare con la R.A.R, in modo che gli potessero fornire l’aiuto necessario, in caso di bisogno.
Lui sapeva il fatto suo ed era sicuro che non gli sarebbe servito a niente. Aveva avuto addirittura l’istinto di chiuderlo ma sapeva anche che andava contro il regolamento.
Sperava solo di non doversene servire. Aveva imparato molto affiancando Jessica nelle sue missioni e credeva di riuscire a farcela. Il fatto che vedere una persona morta dissanguata o ustionata non gli desse più fastidio come un tempo, era già un enorme passo avanti.
Controllò il navigatore, la cui meta era stata impostata direttamente dalla R.A.R tramite computer.
“ sei a 2 chilometri dall’obiettivo” esclamò la vocina elettronica che proveniva dall’oggetto.

- numero 10, non essere teso, sei controllato, andrà tutto bene -

La voce di uno degli agenti della R.A.R lo spaventò leggermente

- me la caverò anche da solo – sbottò - detesto avere qualcuno che mi sussurra nelle orecchie ! –

- il capo vuole assicurarsi che tutto vada bene – ribatté la voce

- e andrà bene! Ora lasciatemi in pace! – ordinò JaeJoong scocciato

La voce smise di parlare e la comunicazione venne interrotta bruscamente.
Forse, pensava, era davvero troppo sicuro di sé.
Guardò per un attimo fuori dal finestrino: quella zona di Seoul non l’aveva mai vista. Era un quartiere residenziale piuttosto di classe, se così si poteva definire. Vi erano numerose villette a schiera, illuminate dai lampioni. C’erano alcuni alberi di natale già accesi e fatti, che rallegrarono l’umore teso di JaeJoong.
“ sei a 500 metri dall’obiettivo”
Il navigatore interruppe i suoi pensieri e lo fece rallentare. Ormai era vicino.
Con la coda dell’occhio osservava il paesaggio,silenzioso, freddo, cupo, senza anima viva.
Poi, sentì l’apparecchio suonare. Quello era il segnale:era arrivato a destinazione.
Parcheggiò sul lato destro della strada, spense il motore dell’auto e si guardò attorno.
“sei arrivato” esclamò il navigatore, spegnendosi automaticamente.
Si guardò a destra e a sinistra.
Eccolo lì il suo obiettivo.
Era una delle tante villette tranquille che c’erano in quella zona. Era tutto buio al suo interno. Probabilmente erano già andati tutti a dormire da un pezzo.
JaeJoong, un po’ pensieroso, decise di utilizzare l’auricolare.

- …esattamente, qual è il mio obiettivo? - domandò

Poi attese la risposta.

- un ragazzo, sui 20 anni. E’ l’unico figlio di una coppia di coniugi. - gli spiegarono – ma sono usciti, troverai solo lui. La sua stanza è nell’ala ovest della casa, primo piano –

- ricevuto -

La R.A.R gli faceva schifo da quanto precisa era in certe occasioni.
Avevano indagato per bene sulla vittima, prima di mandare gli agenti allo sbaraglio.
Scese dalla macchina e, sempre con molta attenzione, si avviò alla villetta.

Il cancello era chiuso, ma per JaeJoong eludere la sicura fu un gioco da ragazzi. Bastò utilizzare la copia delle chiavi della casa, che la R.A.R aveva prontamente fabbricato per l’occasione.
S’incamminò con passo sicuro, guardandosi le spalle un po’ preoccupato. I suoi respiri non erano poi così regolari come sperava. E la R.A.R sembrava sentirlo.
Ben presto fu davanti all’ingresso, che riuscì ad aprire con lo stesso metodo del cancello.
La porta gli si spalancò davanti.
Maledicendo la propria preoccupazione, decise di entrare, ma non prima di essersi messo degli occhiali speciali che gli permettevano di vederci più o meno bene anche al buio.
Era una casa piuttosto curata e dall’aria raffinata. C’era un salotto ampio, collegato alla cucina che disponeva di un tavolo e quattro sedie.
Le pareti erano sommerse di quadri, anche abbastanza famosi e nelle mensole vi erano molte foto alle quali però JaeJoong ci badò poco.
Con molta calma, cercò le scale che lo avrebbero condotto la piano di sopra.
Tuttavia, quando riuscì a trovarle, urtò quello che doveva essere uno zaino di scuola, lasciato proprio ai piedi delle scale facendo cade,re la pila di quaderni che, malamente erano stati infilati senza successo e di fretta.



**





- s-stai…stai scherzando vero?! -

Non riusciva a smettere di tremare.
Era lì, sconvolta, in piedi davanti a lui.
E non riusciva ancora a crederci.
Lo guadava, lo implorava con lo sguardo, cercando un qualcosa, un cenno, che le facesse intuire di aver sbagliato, che aveva capito male.
Che non poteva essere lui.
JunSu, immobile, chiuso su se stesso, non riusciva a guardarla per più di mezzo secondo.

- …n-no… - esclamò con voce rotta

Per Jessica fu una pugnalata in pieno cuore.
Non poteva essere, non lui!

- come…come può essere accaduto?! - balbettò

- … suo padre è un cliente della R.A.R…. – spiegò JunSu mettendosi una mano davanti agli occhi – ma non avrei mai creduto che… -

- NO! – lo interruppe Jessica

Tremava ancora. Ma era a causa della rabbia che provava in fondo al cuore.

- dobbiamo fermare tutto!! L-la missione sarà annullata!! – disse senza pensarci due volte

- …J-Jessica… -

- forza, andiamo parlare con il capo!! – lo incalzò la giovane

Ma JunSu non si mosse

- JunSu!!! – urlò lei disperata

- … -

- muoviti!! Andiamo altrimenti sarà troppo tardi!! – lo esortò cominciando a strattonarlo

Lui non ne poteva più. Non avrebbe mai voluto vederla così triste.

- n-non possiamo, e tu lo sai meglio di me! – la fermò con una certa decisione

- che stai dicendo?! – rispose – tu sei Numero 02! Sei uno dei preferiti del capo, sei….tu puoi fermare tutto!! -

- ANCHE SE BLOCCO LA MISSIONE, IL RISULTATO NON CAMBIERA’!! -

Quell’urlo gli venne dal profondo, dal proprio cuore distrutto.
Jessica ne rimase un attimo sbalordita e si allontanò da lui leggermente.
JunSu aveva i respiri affannosi. Gli era costato sforzo, e non si era ancora del tutto ripreso dalle ferite del giorno prima.

- …p-perché dici questo…? – chiese la ragazza

Aveva gli occhi lucidi di pianto.
Non l’aveva mai vista piangere, prima di quel momento. L’aveva sempre vista come ‘Ice Princess’.
Quel suo lato dolce non aveva mai avuto modo di scoprirlo.

- se io blocco la missione…Numero 10 verrà comunque accusato di essere la causa del fallimento… - spiegò con un filo di voce

- …eh?! -

- Jessica tu…tu non sai cosa accade agli agenti che falliscono miseramente, a quelli la cui missione viene cancellata senza preavviso, a quelli… -

E lì si fermò, sospirando pesantemente, andando a cercare un ricordo sepolto nel suo cuore da anni.
Il ricordo di ‘lei’che moriva davanti ai suoi occhi.

- …a quelli che tradiscono la società per qualcosa di più grande… - concluse

- … -

- Numero 10 non servirà più…per la R.A.R sarà inutile… -

Ma Jessica non lo lasciò finire.

- tu, tu lasceresti che questo delitto orribile si compia?! - chiese

- ….è il nostro lavoro... – si limitò a dire

- lasceresti che JaeJoong patisca le pene dell’inferno per questa missione?! -

- …è una cosa a cui deve essere preparato… -

- MA TU LO SAI QUANTO SOFFRIRA’ LEI?! Ne hai anche solo una vaga idea?! – urlò

- NUMERO 10 VERRA’ UCCISO SE BLOCCO LA MISSIONE! - rispose JunSu con altrettanta rabbia

O meglio dire, disperazione.

- …cosa? -

Perché tutte quelle notizie terribili tutte in un solo istante?
Perché?
Eppure, erano stati così bene quella mattina, sotto il tiepido sole, in quel parco…

- se…se io fermo tutto…ci sarà maggior dolore…quindi… - balbettò il ragazzo

- … -

- …quindi perché vedere soffrire così tante persone a cui voglio bene?! -

Jessica non parlò più.
Le lacrime che le solcavano il viso.
Non aveva mai avuto modo di pensarci, alla legge della R.A.R a cui tutti dovevano sottostare.
Una legge crudele, dove i sentimenti come la paura, l’amore, la bontà, erano del tutto banditi, cancellati per far spazio all’odio, alla serietà...alla morte.
Aveva iniziato a piovere fuori. Lo sentiva dal ticchettio dell’acqua sui vetri di quell’appartamento.
Con una mano, cercò invano di asciugarsi il volto. I suoi singhiozzi erano esili, quasi impercettibili. Ma c’erano.
E JunSu la guardava con occhi cupi ascoltando il vento che entrava dalla finestra che si era pian piano spalancata.
In quell’istante, una folata scompigliò i capelli ramati di Jessica, inglobando nella sua morsa gelida tutta la stanza.

Una foto cadde da un piccolo mobile accanto all’ingresso.
Era una foto recente, scattata in un momento non particolarmente importante.
Raffigurava sei amici.
Erano felici. Sorridevano.

Quella era la loro unica foto.

L’ultima.






**





- Dio ci mancava solo questa!! -

YunHo per poco non si lavò da capo a piedi pestando una pozzanghera, lungo il ciglio della strada.
Il vento era molto forte e aveva da poco cominciato a piovere piuttosto violentemente, cogliendo il ragazzo di sorpresa.
Non avendo l’ombrello, utilizzò la propria giacca che, se non altro serviva come piccolo riparo.
Tanto ormai era arrivato a casa. Già la vedeva, a pochi metri.
Sorrise lievemente e fece una corsa, fino al cancello della propria abitazione. Piuttosto di fretta e con i vestiti già più o meno stonfi, cercò le chiavi del cancello dentro le tasche dei pantaloni.

- mh? -

Quando le tirò fuori però, notò con sorpresa che il cancello era già parzialmente aperto, solo appoggiato.
Lo guardò perplesso per qualche secondo, infilando le chiavi nuovamente.

- …saranno già tornati? -

Detto questo, entrò.



**





- a-accidenti!! -

- Numeo 10, tutto ok? -

- s-si alla grande!! -

JaeJoong maledì la sua goffaggine e il disordine che aveva creato, urtando la cartella piena di libri.
Mandò a quel paese anche la R.A.R e, mettendosi i guanti che estrasse da una tasca della sua tuta nera, li raccolse uno per uno e cercò di rimetterli com’erano.
Nel farlo, si accorse che un foglietto era uscito da uno dei quaderni.
Lo prese distrattamente, ma quando l o fece, si accorse che non era un pezzo di carta normale.
Era una foto.
Rimase un attimo a guardarla. Non riusciva a vederla bene a causa del buio e i suoi occhiali non erano adatti per quel genere di cose.
Servivano solo per muoversi meglio nell’ambiente.
Era curioso però. Curioso di vedere il volto di chi avrebbe dovuto uccidere. Forse quella foto, poteva aiutarlo.
Cercò di inquadrare per bene le figure che sembravano sei.
Poi, tutto ad un tratto, sentì la porta del soggiorno aprirsi.

- cavolo!! -

Si nascose immediatamente.
Nel buio, cercò di capire chi fosse, quel qualcuno che era appena entrato.
Sembrava un ragazzo.
Era entrato e aveva appoggiato qualcosa sul divano, scompigliandosi i capelli.
Chi poteva essere, un ladro? Uno della famiglia?
Optò per la seconda ipotesi, più probabile.
Doveva decidere sul da farsi.

- Numero 10, il piano è cambiato -

La voce proveniente dalla auricolare per poco non lo fece urlare di paura. Non ci era ancora abituato.
Senza fare rumore, rispose sgarbatamente .

- come sarebbe a dire?! -

- c’è stato un errore nella trascrizione dei dati, il soggetto è uscito -

- cosa?! – sbottò JaeJoong - siete degli incapaci!! -

- tieniti pronto per quando rientra -

- tsk! Si da il caso che lo sia già -

E chiuse in malo modo la comunicazione.
Tutte a lui capitavano?.
Cercò di pensare un modo per poter compiere il suo lavoro senza troppi intoppi, ma non era semplice.
Il trucco era restare calmi.
Oh, quanto aveva bisogno di Jessica in quel momento!.
Doveva sbrigarsi. Se quel ragazzo avesse acceso la luce, l’effetto sorpresa sarebbe saltato.


**



- …che strano… - disse YunHo - come mai la porta era aperta? – si domandò

Si guardò intorno un po’ perplesso.
Sentiva qualcosa di strano nell’aria.

- bah…l’avrò lasciata aperta per sbaglio…o forse sono tornati prima… -

Detto questo, si avviò ad accendere la luce, ad un metro di distanza, sulla parete accanto alla porta della cucina.
Allungò il braccio verso interruttore.

Ma la luce, non riuscì ad accenderla.

Questo perché all’improvviso, come se fosse uscito fuori dal nulla, dalle tenebre, si sentì qualcosa di pesante stringergli il collo.

- e-eh?! -

Barcollò all’indietro, mentre percepiva chiaramente che c’era qualcuno che lo stava trattenendo con la forza, cercando di immobilizzarlo.
Sentiva il collo stringergli e respirava a fatica.
Venne strattonato più volte, andando a sbattere contro un mobile.
Cercò di difendersi e cercò di tirare una gomitata al presunto assalitore.

- uh! - ansimò quello, affievolendo la presa.

YunHo ne approfittò per girarsi e colpire l’aggressore in piena faccia, con un pugno.
Ma riuscì facilmente a schivarlo. Doveva essere esperto, pensò il ragazzo in preda al panico.
Provò a tirargli un calcio allo stomaco, ma questi, gli prese il piede e lo colpì a sua volta, facendolo cadere a terra con un sonoro tonfo.
Sentì un dolore acuto alla gamba.
Ben presto, gli fu sopra, nel tentativo di picchiarlo. Si sentì arrivare una serie di pugni in volto e nello stomaco.
Si dimenò con tutta la forza che possedeva, tirando pugni e cercando di schivare quelli che gli venivano dati, ma con scarsi risultati.
Perché sembrava che quel losco individuo si muovesse così a suo agio nel buio?
Cercò di urlare, ma le sue corde vocali sembrarono spezzarsi nel momento stesso in cui dovette sputare sangue a causa dei troppi colpi ricevuti.

- coff coff…coff… - tossì rumorosamente

Era buio e non capiva ne vedeva niente.
Però una cosa era certa. Sentì il sibilo di una pistola che veniva caricata.
Sentì il pericolo anche senza vederlo. Entrò nel panico e tentò di aggrapparsi alle braccia di quel qualcuno, in modo che non potesse sparare.
Quello si dimenava dalla presa, tenendo la pistola puntata sulla vittima. Ma non riusciva ad essere preciso.

- …Y..Yu… - balbettava YunHo spaventatissimo

La lotta continuava, ma sentiva la forza delle proprie mani venire meno e il dolore gli offuscava la vista, già compromessa dal buio.
Era tutto così assurdo. Così tremendamente assurdo!.
Chi era? Cosa voleva da lui? era un ladro?
No, era diverso, sembrava…sembrava quasi che ce l’avesse solo con lui.
Che fosse venuto lì per lui.

BANG!

Uno sparò partì per sbaglio, mentre i due continuavano ad ostacolarsi a vicenda.
YunHo sentì una fitta terribile all’addome.
Si sentì bruciare, come se qualcuno gli avesse fatto ingoiare della candeggina. Si rivoltò su se stesso, tirando un calcio disperato a colui che aveva sparato e che sembrava aver abbassato la guardia dopo quell’atto.
Probabilmente, non era stata nemmeno sua intenzione.

- aaah… -

YunHo cercò di rialzarsi. Ma era un impresa folle.
Sentiva il proprio sangue bagnargli i vestiti, la pelle perforata già cominciava a causare un dolore allucinante, indescrivibile.
Strisciò per qualche metro, aiutandosi con le braccia, nel tentativo di raggiungere l’interruttore.
Quel maledetto interruttore.
Le lacrime gli scendevano dagli occhi, copiose, andando a mescolarsi con il sangue che credeva di avere sul volto.
Un ultimo sforzo, pensò, e con un ultimo movimento, si alzò ed allungò la mano verso la luce.

- …d-devo ancora..c-hiederle di spos…mi….i-io…non…p-posso…m-morir…e …. -

E mentre quella mano tendeva all’interruttore, non poté che pensare a quell’ultima volta che aveva visto la sua Yuri, quella sera stessa.
Avevano passato una magnifica serata ed erano stati felici.
Ora, lei l’indomani lo avrebbe aspettato.
Lui glielo aveva promesso.
No, non poteva morire e lasciarla sola.
Forse, fu proprio quella convinzione, che gli dette la forza di premere quel pulsante.

E in un istante, tutto ciò ce fino a poco prima era immerso nell’oscurità, gli fu chiaro come il sole.
Un sole, che per poco, non lo accecò.









- …m….ma..? -

JaeJoong teneva la pistola puntata, carica, pronta per il colpo finale.
La sua mano però cominciò a tremare. Il suo sguardo fiero divenne spaesato.
I suoi occhi, s’incrociarono con quelli della sua vittima in un attimo che gli parve interminabile.
YunHo, appoggiato alla parete e sanguinante, ansimava e i suoi occhi socchiusi si spalancarono, sconvolti.
La sua ferita all’addome sgorgava sangue e ormai il pavimento ra scarlatto.
Vittima e carnefice continuavano a fissarsi, increduli, sconvolti, assolutamente inconsapevoli.
JaeJoong, alla vista di colui che era il suo migliore amico, in quelle condizioni, indietreggiò di qualche passo.

- …J…..JaeJoong…?! -

YunHo pronunciò a fatica quelle parole.
Sputò sangue. Ancora.
Ma lui non rispose. era paralizzato e spaventato.
Non riusciva a crederci.

- …m-ma…p…erchè? - chiese YunHo cercando di sorreggersi sulle sue gambe

JaeJoong si aspettava di tutto.
Si aspettava che YunHo urlasse aiuto.
Voleva che lo facesse.
Forse si sarebbe sentito più sollevato.
Forse non era ancora troppo tardi.
Forse era solo un incubo.

Eppure, lui rimase lì, attonito, cercando di avvicinarsi all’amico che lo aveva ferito.
Anzi, addirittura, lo vide sorridere leggermente.
Ciò che JaeJoong non avrebbe mai immaginato.

- …Y…Yun-Ho…t-tu….perché…s-sei tu?! – balbettò

Lui continuava a camminare barcollando, verso JaeJoong, a sguardo basso.
La pistola era ancora tesa, pronta a sparare un altro colpo che, questa volta, non era sicuro di voler dare.
YunHo si sentiva male, le forze lo stavano abbandonando. Davanti a lui si trovava il suo migliore amico. Quello a cui aveva sempre voluto bene.
L’unica persona di cui si fidasse.
L’unica con cui aveva parlato del suo matrimonio.

Era assurdo pensare che tutto ciò che aveva sognato, il suo futuro felice con Yuri, sarebbe stato cancellato proprio dalla persona che meno si aspettava.
Era troppo assurdo quello che stava succedendo.

Si trovava a pochi centimetri da JaeJoong. Gli sorrideva lievemente, cercando di asciugarsi le labbra rosse con le maniche della giacca.
Ben presto però le sue gambe non ce la fecero più. Si lasciò andare e finì con l’accasciarsi in avanti.
JaeJoong sentì il suo corpo cadere su di lui.
Era una cosa che YunHo faceva sempre, divertendosi a prenderlo in giro, divertendosi a stare ore seduto sopra di lui facendo divertire Jessica.
Anche quel giorno lo aveva fatto, su quel manto di neve soffice.
Ora però, era completamente diverso.
I suoi occhi sembravano implorarlo di qualcosa.
Sentì le sue braccia cingergli le spalle, come per abbracciarlo.

- …a-ah… -

JaeJoong rimase immobile
YunHo alzò lo sguardo su di lui.

- eh...s-sapevo…che c’era qualcosa di ‘specia…le’…i-in te… - balbettò

Sapeva?
YunHo sapeva? Cosa esattamente?
Cosa poteva saperne lui della R.A.R?
Cosa voleva dire con quelle parole?
Cercava di dare una risposta a tutte quelle domande, quando percepì che YunHo stava nuovamente tossendo sangue, sporcandogli la divisa.
Stava soffrendo. E per lui era una pena ancora più grande.
Ora, che doveva fare? Premere il grilletto o scappare?
E sarebbe stato capace di abbandonarlo? E se avesse chiesto aiuto?
YunHo forse si sarebbe salvato ma lui, lui cosa avrebbe fatto?
La R.A.R lo avrebbe ucciso per il fallimento. E Jessica avrebbe sofferto.
Quegli orribili pensiero lo attanagliarono tutti insieme, in un unico momento. E furono proprio le parole di YunHo che lo fecero tornare alla realtà, che era ancora più orribile.

- ..t-ti prego… - disse

- … -

All’improvviso si sentì stanco.
Tutto intorno a lui stava diventando buio, cominciò a non sentire più quella sensazione gelida di poco prima.
Poteva addirittura dire di sentirsi…bene.
Chissà perché, vedeva la sua Yuri così chiaramente ora, benché lei non si trovasse lì.
No, lei dormiva, dormiva nel suo letto caldo, ignara.
Ignara del fatto che avrebbe aspettato invano il suo arrivo l’indomani.
La stava lasciando sola.
O forse, avrebbe potuto proteggerla meglio, lì dove stava per dirigersi.
Avrebbe voluto salutare tutti i suoi amici.
Avrebbe voluto dire addio ai suoi genitori.
Avrebbe voluto chiedere molte cose a JaeJoong.
Avrebbe dovuto odiarlo, avrebbe dovuto maledirlo.
Eppure, sapeva solo che negli occhi del suo migliore amico, in quel momento c’era solo paura e angoscia.
E questo gli bastava per convincerlo che la loro amicizia non era stata buttata al vento.
Che la vita di jaeJoong, sempre rimasta un mistero per lui, adesso stava diventando un qualcosa di concreto.

- …n-non dirlo…a-a Yu…ri…. -

Non riuscì più a dire una parola.
Non riuscì a distinguere più le luci dalle ombre.
Sentì solo il peso morto del suo corpo, sorretto all’ultimo istante da delle braccia che sembrarono cullarlo.
E il tonfo acuto di un arma che cadeva, sporcandosi di sangue.
E il pianto disperato di qualcuno.

- ..a-ah…Y…YunH…o…. – esclamava JaeJoong tenendo l’amico su di sè, inginocchiandosi

- … -

- n-non…m-mi d…dispia…ce… - balbettava

- non preoccuparti – avrebbe voluto dirgli YunHo – sei ancora mio amico… -

Ma quelle parole le pensò soltanto.
Riuscì soltanto a sorridere un ultima volta.
Perché se ne andò.
Insieme alla sua incrollabile amicizia per JaeJoong.
Un’amicizia vera, sincera.
Così forte ma così fragile.

No, non lo avrebbe mai odiato per questo.
Lui avrebbe continuato a proteggere la sua Yuri.
Avrebbe continuato a voler bene a JaeJoong.
Non era quello il futuro che si era sognato.
Un futuro felice con la ragazza che amava.
Ma forse era giusto così.
Forse si meritava solo questo.







un anello di matrimonio!

…perché me lo stai dando?

perché voglio che lo tenga tu

…m-ma io non…

mi fido di te, JJ!

…non preoccuparti…è in buone mani…

…t-ti voglio bene lo sai?

anche io…

…spero che le cose non cambino mai…






- …Y-YunHo!! -

Jaejoong provò a scrollarlo.
Ma il corpo morto dell’amico, si riversò sul pavimento.
Fu in quel momento che le parole di JunSu ebbero un senso per lui.
Quel suo comportamento, quel suo atteggiamento ostile…
Aveva solo cercato di proteggerlo.
Di proteggerlo dall’omicidio più terribile che avrebbe mai potuto compiere.
E lui, stupido non lo aveva ascoltato.
Aveva lasciato che il suo orgoglio, che la sua diffidenza nei suoi confronti avesse il sopravvento.
E YunHo…e lui…

- …Y…YunHooo… -


E lui non ci sarebbe più stato.
Non avrebbe più visto il suo sorriso.



- …i-io… -

Tutto per soddisfare un ideale che non aveva mai sentito suo, in fin dei conti.



- AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHH!!!!! -

Quell’urlò echeggiò per tutta la casa.
Disperazione.
Angoscia.
Paura.





Era stato distrutto tutto.

Con YunHo era morta anche una parte del suo cuore.



~ 11 - Il Coraggio ~

In quel momento un fulmine squarciò il cielo. Un boato avvolse tutta la città e la pioggia insistente batteva con forza sulle finestre di ogni edificio, sembrando quasi intenta a romperli in mille pezzi.
Sembrava di essere all’inferno.
In seguito al fulmine, ce ne fu un altro, ancora più terribile, seguito dai lampi che illuminavano per pochi secondi il cielo, nero come l’oblio, mentre le nuvole cariche di malinconia avevano invaso ogni ‘pezzo’ di cielo.
JunSu sentì squillare il campanello dell’appartamento di JaeJoong.
Jessica scattò in piedi dal divano. Le lacrime avevano lasciato segni visibili sul suo volto che cercava di assumere il suo solito e freddo sguardo.
Il ragazzo fece per aprire, ma poi, si voltò verso l’amica, ansiosa dietro di lui.

- …nasconditi dietro la porta… - esclamò con un filo di voce

- eh?! – domandò Jessica

- fallo, non puoi farti vedere così… -

- ...ma io… -

La ragazza voleva ribattere, ma poi, vedendo lo sguardo contrariato di JunSu ci ripensò. Probabilmente aveva ragione lui e, senza perdere altro tempo, si mise appoggiata alla parete accanto alla porta d’ingresso.
Una volta a posto, JunSu la aprì, mostrandosi serio e pacato.
Era un agente.

- buona sera Numero 02 – esclamò salutando rispettosamente

- buona sera… - sospirò JunSu

- gli altri agenti mi hanno detto che eri qui fratello…e c’è anche Numero 03 vero? – domandò l’agente

- …si – disse – ma in questo momento sta riposando di là… devo chiamarla?

- no no, meglio anzi! Così posso parlare tranquillamente… -

- mh? -

JunSu non sapeva di aver assunto la stessa espressione interrogativa di Jessica, in quel momento.

- ci sono novità…riguardo la missione di Numero 10… - spiegò

Il ragazzo trasalì.
All’amica, nascosta, dietro la porta, mancò il respiro per qualche istante.
Cercando di rimanere più composto possibile, annuì discretamente e si finse minimamente e puramente interessato la lato ‘tecnico’ della missione.

- …e…? - esclamò incitando l’altro agente a concludere

- la missione è compiuta…l’obiettivo è stato eliminato… -

- … -

JunSu spalancò gli occhi in modo quasi innaturale. Strinse forte li pugni, tentando di mantenere un controllo perfetto di è stesso. Anche se era davvero difficile.

- …a-ah… -

Jessica si tappò la bocca a fatica. Le sue mani iniziarono a tremare e fissò impietrita il pavimento.
Cercava di non fare rumore, ma il panico si era impossessato di lei a tal punto, che singhiozzare le veniva quasi naturale.

- …b-bene… - balbettò JunSu incerto

- c’è stato un problema però… - continuò l’agente

- un problema?! -

La giovane, tese le orecchie.

- pare che abbia lasciato sul luogo del fatto la pistola…sembrava parecchio sconvolto… -

- … -

- è corso in macchina ,ma si è levato l’auricolare e non siamo in grado di contattarlo… -

- … -

JunSu parve davvero sconvolto, ma non particolarmente a dirla tutta.

- ma abbiamo ragione di pensare che stia tornando alla RA.R, il GPS nella sua macchina sta indicando il suo ritorno… -

- ….c-capisco Agente…grazie per gli aggiornamenti… - esclamò con un filo di voce - …scenderò io…ad accogliere nostro fratello di ritorno dalla missione… -

- ricevuto Numero 02… - sorrise l’altro

Poi, s’inchinò leggermente in segno di saluto e s’incamminò lungo il corridoio.
JunSu rimase paralizzato per qualche istante lungo l’asse della porta, finché non si decise a chiuderla.
Lo fece molto lentamente, e senza forza .
Alla sua destra, Jessica non cera più. Si era accasciata per terra, con le braccia incrociate sulle gambe e i capelli che ricadevano sulle spalle, che tremavano.
Stava piangendo per YunHo o JaeJoong? si chiedeva. Ma gli sembrava crudele anche solo pensarla una domanda del genere.
L’istinto gli diceva di coricarsi e di abbracciarla, per consolare il suo animo ferito.
La sua posizione però gli impediva di farlo.
Soffrire per la vittima della R.A.R? soffrire per l’agonia che poteva provare il carnefice di quell’omicidio?
In altri tempi, ne sarebbe rimasto disgustato. Ora però poteva capire fino in fondo cosa significava.
Per un attimo, si soffermò a guardare la foto che era caduta per terra causa del vento.
Dei giovani.
Gli sembrò che uno di loro fosse sbiadito, ma era solo il riflesso causato dalle vetrate dell’appartamento.
Almeno lì, loro sarebbero rimasti per sempre felici e sorridenti.
Di quei sei amici che ridevano indelebili, ora non ne sarebbe rimasta più alcuna traccia.



**





Riuscì a fatica ad entrare in quell’immenso garage.
La saracinesca aveva fatto in tempo a chiudersi due volte, prima che si decidesse una buona volta ad entrare.
il volante sembrava così duro da manovrare in quel momento e le mani gli tremavano ancora.
Sentiva i battiti del suo cuore ancora in agitazione, mentre il viso ricoperto di lacrime involontarie si mescolava con il colore del sangue che gli era rimasto appiccicato.
Cercò il parcheggio dell’auto, ma si sentì mancare ben tre volte e per sicurezza, andava avanti a 5 all’ora. Nella mente rimbombavano tante cose.
La missione, JunSu, la neve, YunHo, Yuri…troppi frammenti di ricordi che non riusciva a collegare dallo shock. Non era nemmeno sicuro di riuscire ad arrivare nel suo appartamento incolume.
Quando i motori si spensero, si ritrovò in un attimo a pensare e a ricordare. Non si rese conto di occupare ben due posti auto nel piazzare la macchina.
Si fermò a riflettere, cercando di svegliarsi, tirandosi delle pacche in testa.
Credeva che fosse tutto un incubo.
Eppure l’odore del sangue non lasciava dubbi.
YunHo era morto. E l’aveva ucciso lui.
In quell’istante spalancò gli occhi confuso. Cercò di regolarizzare il battito del cuore. Doveva dare l’impressione che fosse tutto a posto. Valeva la sua promozione.
Sentì i suoi occhi umidi riempirsi nuovamente dopo una veloce sfregata. Doveva assolutamente smettere di piangere. Non poteva farsi vedere in quello stato.
Ma in quel momento, non riusciva proprio a fermare quel fiume in piena.
Aprì la portiera e usci dal veicolo barcollando. Lo richiuse, accasciandosi su di esso. Respirava a fatica e aveva un disperato bisogno di aria. Si sentiva soffocare ad ogni respiro.
Si guardò a destra e a sinistra. Non vide nessuno eppure, gli sembrava di essere osservato.

- Numero 10…bentornato… -

Si voltò verso la parte opposta da dove stava guardando.
La sua vista era un po’ offuscata e non capì subito di chi si trattava finché quello non si fece vedere meglio, avvicinandosi di qualche passo verso di lui.

- …uhm… -

Per poco non gli prese un colpo.
Cercò di scattare diritto, alla vista di lui che arrivava. Non doveva farsi vedere in quello stato, pensava, cercando di asciugarsi le lacrime copiose.

- n-Numero 01… - balbettò incerto

Quest’ultimo, sorrise. Ma non sembrava un sorriso soddisfatto.
Lo scrutò dal basso verso l’alto con un espressione simile al disgusto.

- fratellino….ho sentito che è andata bene la missione… - esclamò infine

- … -


JaeJoong non sapeva proprio cosa rispondere. Si limitò solo ad annuire.

- …ci sono state complicazioni, ma te la sei cavata comunque…. - continuò

- … -

- …la solita fortuna del principiante… -

- …e-eh? -

Non fece in tempo a sollevare lo sguardo verso Numero 01, che quest’ultimo, levò la mano verso l’alto, per poi tirargli una sberla in pieno viso, facendolo sobbalzare, più dallo stupore che per altro.
Il rumore dello schiaffo fu quasi assordante.
JaeJoong non provò nemmeno a guardarlo negli occhi. Sapeva di essere in torto, qualunque cosa fosse.

- hai lasciato lì la pistola…lo sai questo?! -esclamò

Il suo tono era cambiato.
Il ragazzo, paralizzato, non sapeva davvero cosa dire.

- …i-io… -balbettò

Ma ciò che ricevette fu un altro schiaffo, questa volta dalla parte opposta.

- stai zitto… - disse Numero 01 – lo sai vero? che sarà per colpa tua se verremo scoperti?! – esclamò strattonandolo

- … -

- sarai anche l’amichetto di Numero 03…sarai anche riuscito ad essere simpatico al capo… ma con me…con me non attacca, moccioso… -

Era puro odio quello che provava, e il ragazzo lo percepiva anche solo guardandolo.
Ma sapeva anche che non poteva farci nulla. Era un suo superiore e come tale aveva sempre ragione su ogni cosa.
E in ogni caos, era troppo sconvolto per potersi interessare di ciò che provava Numero 01.

- n-non… - provò a parlare - …non…ho lasciato tracce… -

- al diavolo le tracce!! - sbottò Numero 10

Sembrava non poter fare a meno di picchiarlo, solo per il puro gusto di vederlo accasciarsi a terra psicologicamente e moralmente distrutto.
Questo lato di Numero 01 non l’aveva mai scoperto.
Si massaggiò lo stomaco appena colpito, ma non fece alcuna smorfia di dolore.
Alzò lo sguardo, ma fece la mossa sbagliata. Numero 01 lo fissò quasi incredulo e quando JaeJoong capì il perché, fu troppo tardi.

- t-tu…stai…piangendo?! – sbottò schifato

Il ragazzo in fretta, cercò di asciugarsi con il braccio, inutilmente.

- ..n-no… - sibilò

- un agente della R.A.R che piange per colui che ha ucciso!! - esclamò

E gli tirò un calcio allo stomaco, facendolo incurvare su se stesso.
JaeJoong non ne poteva più. Si stava davvero sentendo male.

- sei patetico! – sorrise 01 – ma l’ho sempre saputo d’altronde… -

- …coff coff… - tossì JaeJoong senza rispondere

Numero 01 aggrottò e sopraciglia e sospirò pesantemente, come deluso di qualcosa.
Si spostò dal corpo a terrà di Numero 10 e quando capì che quelle lacrime continuavano a solcare le sue guancie, sembrò pronto a tirargli un altro calcio.
Ma non lo fece inaspettatamente. Si limitò a guardarlo gemere.

- …è un vero peccato che Numero 03 abbia scelto te…. – sospirò – una del suo livello… -

- … -

Perché adesso parlava di Jessica?

- sai Numero 10…per me non ci vuole niente a rubartela…. – sorrise tra sè

- … -

- …sembra una facile d’altronde… -

Basta. Questo era davvero troppo.
JaeJoong non poteva sopportare oltre, ormai era giunto al limite.
Avrebbe voluto alzarsi e prenderlo a pugni ma sapeva di aggravare solo la sua posizione. Così, rimase lì, immobile, puntando però il suo sguardo su Numero 01, che se la rideva soddisfatto.

- …cos’è quello sguardo?! – borbottò in seguito

- … -

JaeJoong continuava a guardarlo con i suoi occhi che sembravano penetrarlo dentro, nel profondo.

- …non ti sarai mica offeso, vero? -

- … -

- ….quegli occhi..mi viene voglia di cavarteli… -

Si accucciò verso il ragazzo. Ma JaeJoong rimase impassibile.
Numero 01 sorrise.

- potrei anche farlo sembrare un incidente… -

- … -


- Numero 01! -

Il giovane si alzò di scatto, voltandosi bruscamente verso destra e ritraendo la mano che aveva appena infilato nel taschino.
JaeJoong si voltò anch’egli dalla stessa parte, ma a differenza dell’altro, sospirò, ma di sollievo.
Era JunSu appena uscito dall’ascensore.

- Numero 02…. – esclamò 01 sorridendo e sembrando felice di vederlo.

Cosa che JaeJoong sapeva bene che non era affatto vera.
Lui odiava JunSu quasi quanto potesse odiare lui.

- 01…che ci fai qui? avevo detto che sarei andato io ad accogliere nostro fratello – sbottò JunSu accigliato

Numero 01 non parve avere risposta. JunSu era serio e sembrava davvero furibondo.
Il suo sguardo si era posato su JaeJoong, a terra.

- a me non era stato detto… - spiegò l’agente – sono solo venuto a salutare Numero 10… -

- oh vedo… - esclamò JunSu acido

Si guardarono per alcuni istanti.
Poi JunSu riprese a parlare

- …beh, grazie per l’interessamento… - disse – ora puoi anche andartene…ci penso io… -

- … -

Lui però rimase lì dov’era.

- …Numero 01 sto aspettando… -sbottò il ragazzo ansioso

L’agente, capì di non avere scelta. Guardò con disprezzo JaeJoong che sorrise lievemente, quasi soddisfatto.

- …ci vediamo fratellino… - esclamò con disgusto

Si allontanò da Numero 10 per raggiungere l’ascensore.
Così facendo, passò accanto a JunSu, immobile e con lo sguardo ancora fisso su JaeJoong.
Numero 01 si fermò per qualche attimo sussurrandogli.

- …questa è l’ultima volta che interverrai…pivello… - sbottò

JunSu rise sotto i baffi

- …tsk…attento…o potrei dire cosa hai fatto a Numero 10…sai bene che il capo non lo tollererebbe… -

- … -

Detto questo, Numero 01 se ne andò, scomparendo dentro ascensore.
JunSu restò immobile finché non fu completamente sicuro di essere solo con l’amico.
Lo sentì tossire violentemente e si voltò, correndo verso di lui.

- tutto bene? – domandò

Era preoccupato.

- … -

JaeJoong non rispose. si limitò a guardare il pavimento. Sentì la mano di JunSu appoggiarsi alla sua schiena ma non ci fece troppo caso.
Non voleva cadere ancora più in basso di così.

- …ce la fai ad alzarti? – chiese ancora

- … -

- … -

- …m… -

Provò a dirlo. Doveva farlo. Forse si sarebbe sentito meglio e il suo cuore ferito si sarebbe rimarginato in parte.

- …JaeJoong? – disse JunSu chiamandolo per nome

- …m-mi d…disp..iace… - balbettò nascondendosi il viso con le mani

L’amico lo guardò stupito. No, da lui non se lo sarebbe mai aspettato.

- a-avr..ei dovuto…a-ascoltarti… - spiegò con un filo di voce

Singhiozzava, ma con JunSu credeva di poterlo fare.

- …non è colpa tua… - rispose - …io avrei fatto lo stesso… -

JaeJoong alzò lo sguardo perso sull’amico.
Era terrorizzato e sembrava avere gli incubi anche da sveglio. Le lacrime solcavano ancora le guancie, e gli occhi ormai erano esausti di piangere. Eppure continuavano.

- …e…era amico mio…l-lui… - balbettò

- …lo so… - lo interruppe l’altro tristemente

- …non…no riesco a togliermi il suo volto d-dalla testa… -

- … -

- i-io…l’ho ucciso io!!!! -

Questa volta sembrò davvero voler urlare, ma la voce non gli usciva. Gli mancavano le forze. Si accasciò su JunSu, che lo sorresse fra le sue braccia. Non riusciva a guardarlo, era più forte di lui. Sarebbe stato solo peggio.
JaeJoong cercava di trattenersi nel singhiozzare, ma con scarsi risultati.

- …p-puoi piangere…. – disse JunSu… - quando sei con me puoi farlo…fratello… -

- …uh… - sospirò JaeJoong

- non lo diremo a nessuno… - gli promise

- … -

- è anche questa una forma di coraggio… -

JaeJoong non ebbe il tempo di stupirsi sul comportamento di JunSu. E tantomeno voleva chiedersi il perché di quell’improvviso amore fraterno.
Lui ora, aveva solo bisogno di qualcuno che lo ascoltasse nella sua disperazione, qualcuno che lo capisse e lo confortasse.
Qualcuno che gli facesse dimenticare il volto di YunHo che moriva.
E fatalmente, c’era JunSu lì, accanto a lui, che lo sorreggeva con le proprie braccia.
In altri momenti, avrebbe detto senza ripensamenti che uno come JunSu, così freddo e crudele, non poteva avere nemmeno un cuore. Ora però, tra i suoi singhiozzi, e la testa appoggiata al suo petto, sentiva. Lo sentiva distintamente.
Il cuore dell’amico che batteva frenetico.
Un cuore puro e ferito, come il suo.


**




Quando Jessica aprì nuovamente la porta di quell’appartamento, la scena che vide fu quantomeno raccapricciante.
Si lasciò andare in un sussulto, seguito da un occhiata rivolta a JunSu, intento a sorreggere JaeJoong da un lato e dall’altro, con la mano occupata da una borsetta di nylon.

- perché ci hai messo tanto? – esclamò ansiosa

- scusa…ma ho dovuto risolvere alcune questioni burocratiche con il capo…e sono passato in infermeria.. – spiegò JunSu mostrando la borsetta

Jessica si fece da parte, aiutandolo a sorreggere l’amico, ancora scosso e, a dirla tutta, più morto che vivo.
La ragazza lo scosse un poco cercando una sua risposta.

- JJ! JJ! – lo chiamò

- …J-Jess… - sibilò il ragazzo

- … -

La ragazza sembrò incerta su cosa dirgli. Il suo volto era coperto di sangue eppure non aveva tagli.
Capì che non era il suo,ma quello di YunHo.
Si sentì rivoltare ma finse indifferenza e, quando i suoi occhi si incrociarono con quelli di JaeJoong, gli sorrise lievemente.

- …va tutto bene JJ… - gli disse

- … -

- su, portiamolo a letto… - intervenne JunSu

Lo trasportarono con fatica fino alla sua stanza e lo coricarono sul suo letto.
Jaejoong si sentì togliere la maglia e un brivido freddo corse lungo la sua schiena.
Il suo petto, aveva qualche cicatrice d’infanzia, dovuta anche ai pensanti allenamenti a cui era stato sottoposto. Quando appoggiò la testa sul cuscino, si sentì meglio, ma non bene.
Sentì un panno caldo ma bagnato venir posato sulla sua fronte e qualcuno si era preso la briga di coprirlo e sistemarlo sotto le coperte.
Jessica si sedette accanto a lui ,mentre JunSu tirava fuori dalla borsa una siringa con due fiale.
La ragazza, gli prese dolcemente la mano e gliela accarezzò con dolcezza.

- …S-Sica… - balbettò JaeJoong confuso

- sshhhht…sono qui… - gli sorrise

- …m-mi…dispi…ace… -

- non dire così…va tutto bene… - lo rassicurò lei - …sei a casa ora… -

JunSu li ascoltava in silenzio. Odiava essere di troppo, ma in quel caso serviva la sua presenza.
JaeJoong non aveva ancora smesso di piangere. E le frasi che diceva erano del tutto sconnesse tra loro.

- Y..Yun..Ho… è morto..l’ho…ucciso io… - spiegò il giovane spalancando gli occhi

- … -

Jessica si morse le labbra. I suoi occhi erano già lucidi ma si trattenne.

- …va tutto bene…va tutto bene amore mio… - gli sussurrò dolcemente

- …io l’ho ucciso…io…avevo promesso ch-e… - continuava a dire

Poi arrivò JunSu con la siringa in mano.
Gli scoprì il braccio e, senza esitazione, gliela infilò, spingendovi dentro il liquido trasparente che conteneva.

- …cos’è? – domandò Jessica

- …un calmante…così potrà dormire in pace… - spiegò il ragazzo - …senza avere incubi… -

- … -

Jessica si voltò verso JaeJoong. Lui continuava a piangere e gli asciugò le lacrime un dito, continuando a sorridergli.
D’altronde, era anche colpa sua se era ridotto così.
Il suo amore non era bastato a proteggerlo.
Lui provò nuovamente a parlare, ma in pochi istanti, divenne tutto offuscato. I suoi occhi si stavano lentamente chiudendo e il suo respiro era tornato regolare. Stava entrando nel mondo dei sogni, finalmente.
La giovane si abbassò e gli dette un bacio sulla fronte. Come una madre.
Poi, dopo aver aspettato che si addormentasse del tutto, si alzò dal letto e lo guardò dormire tranquillo.
Cercò JunSu con lo sguardo e si accorse che era andato fuori, in terrazza, ad assaporare l’odore dell’aria dopo quella tempesta.
Non faceva particolarmente freddo.
Jessica, discretamente, andò da lui, uscendo e richiudendo il balcone alle sue spalle. JunSu era appoggiato la corrimano e guardava giù, indifferente a tutto. Lei gli si mise accanto e fece altrettanto.

- …tutto bene? – chiese

JunSu ci mese un po’ prima di rispondere

- …sinceramente?...no… - sospirò

- … -

- tu piuttosto… - continuò

Jessica sospirò anch’ella

- …JaeJoong…è distrutto… - disse tristemente - …non l’ho mai visto così… -

- … -

- …e YunHo è morto… - concluse

Poi, inevitabilmente i loro pensieri, all’unisono, andarono rivolti a Yuri, ignara di ogni cosa.
Jessica alzò lo sguardo, cercando di sorridere.
JunSu si voltò a guardarla e si accorse che le sue guancie erano rigate.

- eeeeh…è tutto così assurdo! - esclamò

- … -

- non è proprio possibile non credi?! - chiese rivolta a JunSu

Lui la guardava, senza dire una parola.

- ci conoscevamo da tanti anni… - spiegò – era un ragazzo buono e dolce! E…la amava tantissimo! amava tantissimo Yuri! -

E chissà come mai, a quella parola, Jessica strizzò gli occhi e tirò su col naso

- …spiegamelo JunSu… - disse – spiegami come posso fare finta di niente anche davanti a lei? -

- … -

- e JaeJoong…lui…lui è un ragazzo buono… -

- lo so… - si limitò a dire il giovane

- io non posso chiedergli di consolare Yuri, di dirle ‘mi dispiace’ abbracciandola davanti al corpo del suo migliore amico che ha ucciso… non posso chiedergli anche questo! -

Jessica smise di parlare, soffocata da un singhiozzo.
JunSu capì che forse doveva intervenire

- …JaeJoong è stato coraggioso… - disse

- …eh? -

- è stato davvero coraggioso…pochi lo avrebbero fatto al suo posto… - spiegò

- come puoi dire una cosa del genere? – sbottò Jessica

- lui...sa cosa sarebbe potuto succedere se non lo avesse fatto…tu avresti sofferto… ha dovuto scegliere fra amicizia e amore… -

- … -

- ha scelto te…ma non per egoismo nei confronti di YunHo… - spiegò - …ma perché sapeva che le possibilità per lui di essere felice erano molto inferiori a quelle che avreste avuto voi due… -

- …è…è assurdo… - esclamò Jessica

Sembrava contrariata. Lo era.
Non poteva credere ad una cosa del genere.

- …lo avrebbero ucciso lo stesso Jessica…e tu o lo sai… -

- … -

- e sareste state in due a soffrire…. – sospirò stringendo i pugni – a dirla tutta, penso che abbia fatto la scelta migliore…e anche YunHo…scommetto che non si sarebbe mai tirato indietro a queste condizioni… -

- … -

Aveva ragione lui. Il ragionamento filava liscio, ed era maledettamente perfetto.
Nessuno dei due parlò più. Jessica continuava a piangere in silenzio mentre JunSu guardava la strada sottostante. Da lì a qualche ora, il sole sarebbe sorto.

- …come fai… - esclamò Jessica ad un tratto

- … -

- come fai a non piangere mai? – chiese

JunSu la guardò seriamente per poi sorridere lievemente.
Nessuno gli aveva mai posto quella domanda. E in tutta onestà non aveva mai pensato ad una possibile risposta in proposito.

- …vorrei farlo….non sai quanto vorrei… - si limitò a dire

- … -

Ora, tutti quanti, dovevano solo aspettare.
Attendere che il sole illuminasse nuovamente la città.
Perché sapevano che da quando quella luce sarebbe comparsa, tutto il loro mondo sarebbe stato rivoltato.
La gente avrebbe compianto nuovamente una vita. E loro avrebbero nuovamente dovuto fingere e questa volta, sarebbe stato ancora più terribile.
Tutto sarebbe cambiato dopo quella sera.
YunHo se ne era andato e aveva portato con sé anche la loro felicità.
Una felicità fasulla che avevano creduto per un istante di avere.
Ma a loro, a degli assassini, la felicità era qualcosa alla quale Dio non aveva pensato.


**







8 Dicembre
- 24 giorni alla sentenza finale.









- tesoro, non è che mi daresti una mano con gli scatoloni?! -

- papà, non puoi aspettare mezzo secondo? Sto aspettando che si cucinino i biscotti.. . -

- ehm…n-noooo!! -

Yuri alzò gli occhi al cielo e lasciò andare il canovaccio che stava usando per aiutarsi nel tirare fuori i biscotti dal forno.
Erano le nove di mattina dell’otto dicembre. Era davvero una bella giornata e la pioggia della sera prima aveva lasciato il posto a un sole splendente
La ragazza, corse in fretta in aiuto del padre, in salotto, aiutandolo a trasportare una scatola piena di cianfrusaglie di natale.

- alla tua età non dovresti strafare... – sospirò lei sorridendo

- se il tuo caro fidanzatino si sbrigasse a venire, glielo avrei fatto fare a lui! – scherzò

- ma povero!! - obiettò Yuri – non dovresti dire certe cose, ci aiuta sempre! -

- tesoro stavo scherzando! è un bravo ragazzo… - sorrise il padre

Yuri rise compiaciuta

- non fare quella faccia, che mi fai impressione! - sbottò infine

- sei la mia bambina! Dovrà comportarsi bene se vuole rimanere con te! -

- oh papà…ancora con questa storia… -sospirò lei

- dai stai tranquilla…è che sono geloso! - rise l’uomo

- e di cosa?! Lo sai, tu sei sempre il mio preferito! -

In quel momento, il telefono squillò.
I due, indaffarati, si guardarono fino all’ultimo per decidere che sarebbe dovuto andare a rispondere.
Yuri, dopo qualche istante, sospirò e sorrise, dandola vinta al padre, che appoggiò lo scatolone a terra, stiracchiandosi.

- l’hai sempre vinta tu… - disse la ragazza

- sono anziano… - disse il padre ironico

Yuri prese in mano il telefono e lo posò all’orecchio.

- pronto? – esclamò allegra
















- …ah… -

Fece cadere il telefono con un tonfo sordo.
Il suo sguardo rimase fiso sul pavimento per una decina di secondi.
Una scossa al cuore talmente forte da farle perdere la forza nelle gambe la attanagliò.
Le sue mani tremarono.
Dovette accasciarsi a terra, sentendo le proprie forze venire sempre meno.
Si strinse su se stessa, incurvandosi in avanti. Senza rendersene conto, sentì le guancie bagnarsi.
No. Non era proprio possibile.
Era totalmente assurda una cosa del genere

- tesoro chi era? –aveva chiesto il padre dal salotto

- … -

- …era YunHo? -

Yuri si voltò verso l’ingresso della cucina. Suo padre sbucò un po’ preoccupato dalla mancata risposta e la trovò a terra.

- …p..papà… - balbettò la ragazza

- tesoro, che succede?! – esclamò l’uomo correndo verso di lei

- ...a-ah… -

- tesoro?! -

- …e…erano…i genitori di YunHo papà!! – disse completamente disperata mentre iniziava copiosamente a piangere

- …che ti hanno detto?! È successo qualcosa?! -

- …p-papà… - singhiozzò la ragazza

- …ma…Yuri?! -

- …..w-waaaaaaaahhhhhhh!!!! -

La giovane si accasciò al corpo del padre, accucciato accanto a lei.
Si strinse forte al suo petto e continuò a piangere a ad urlare senza tregua.
L’uomo non capì fino in fondo, ma le appoggiò una mano sulla testa.

- AAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!! -

Urlò con tutta se stessa.
Voleva che la sentissero tutti, voleva far sapere a tutti il suo dolore.
Le lacrime cadevano giù, copiose, senza tregua.
Le offuscavano la vista a tal punto che non capì più niente per molti istanti.
Batté con forza i pugni sul pavimento, non rendendosi conto di ciò che significava ,sentendo suo padre che cercava di trattenerla nel farlo.
Ma il suo dolore in quel momento era ben maggiore di quello fisico.

Accanto a loro, c’era un albero i natale a cui mancavano ancora alcuni addobbi.
Sotto di esso, vi erano già stati messi alcuni regali, due o tre per la precisione.
Uno di quelli era color oro, piuttosto grande e di forma arrotondata. Aveva un biglietto con inciso un nome, in argento.

YunHo


~ 12 - Addio YunHo ~


Mi sembrava di essere egoista.
Mi sembrava che, tutto sommato, non fosse così importante.
Eppure, quel giorno cambiarono tante cose.
Nessuno di noi era consapevole di ciò che sarebbe successo dopo quel tragico evento.
Qualcuno più avanti avrebbe detto che probabilmente la morte di YunHo era stata decisa già da tempo, che era stata scritta nel nostro destino.
Ma per noi, che fosse scritta o meno, fu più terribile di quanto avessimo potuto immaginare.



**






13 Dicembre
- 20 giorni alla sentenza finale.





Quel sole tiepido andava e veniva con scarsa frequenza.
Ogni tanto, il vento ululava trasportando le foglie secche per qualche metro, per poi farle riposare nuovamente a terra, laddove erano state fin dall’inizio dell’autunno. Era un giorno come tanti, di preparazione alle feste Natalizie che ben presto sarebbero arrivate a riscaldare un po’ l’atmosfera fredda e stressata della gente che non vedeva l’ora di riposarsi qualche giorno dal proprio lavoro.
Quella mattina, il cimitero di Seoul era ghermito di gente.
Una cinquantina di persone camminavano silenziose lungo il viale di ciottoli, affiancato su ogni lato, da tante tombe e cappelle che avevano la particolarità di essere l’una diversa dalle altre.
Un parroco, che apriva quella coltre di gente con i suoi passi calmi, recitava qualche canto in latino, mentre con un piccolo gesto delicato, gettava frequentemente un po’ di incenso su una bara bianca, trasportata da un paio di ragazzi, silenziosi e incapaci di dire una parola.
Quando arrivarono nel luogo della sepoltura, una tomba di marmo bianco, dove alla sommità della lapide vi erano due angeli in rilievo, la folla si fermò.
La bara, venne delicatamente fatta appoggiare a terra e alcuni addetti, cominciarono a sistemarla ed agganciarla a dei ganci che l’avrebbero collocata sotto terra.
Poco più in là, dietro i parenti e gli amici più stretti, JaeJoong guardava la scena impietrito.
Era bianco cadaverico e sembrava sul punto di sentirsi male da un momento all’altro. I suoi occhi erano lucidi ma non lasciavano trasparire alcun segno di pianto. Forse perché si sentiva troppo in colpa in quella situazione.
Jessica era accanto a lui, incapace di tenere lo sguardo alto verso la bara che veniva preparata. Il suo volto era coperto da un velo nero di lino, che la faceva appena intravvedere.
Si stringevano la mano a vicenda.
Poco più avanti, JunSu consolava con la sua presenza LiYin, che continuava a singhiozzare ininterrottamente dicendo “perché? Cosa ha fatto di male?!”.
‘Niente’, avrebbe voluto risponderle JaeJoong.
Si era solo trovato nel posto sbagliato e al momento sbagliato. E mentre il suo sguardo pian piano si rivolgeva con titubanza, verso una ragazza, vestita in blu che continuava a piangere disperata, abbracciata dal padre, stava finalmente comprendendo alcune cose che fino a quel momento gli erano da sempre restate ignote.
Alla R.A.R non c’erano regole che fossero giuste o sbagliate. Non c’erano ‘vie di mezzo’.
Perché la R.A.R era solo un’entità che provocava dolore.
Dolore e niente di più. E chissà quanti amici, parenti, coniugi aveva fatto soffrire prima di loro.

- è…è così… - balbettò distrattamente

Jessica si voltò verso di lui, sentendolo parlare per la prima volta, quella mattina
Il ragazzo strinse i denti e s’irrigidì tutto d’un colpo. La bara era appena stata sollevata e ben presto sarebbe stata calata nell’oscurità.

- JJ…s-se vuoi ce…ne andiamo… - gli sussurrò la giovane preoccupata – se non te la senti non… -

- no… - la interruppe JaeJoong - …non voglio avere anche questo peso sulla coscienza… -

Non voleva fare un altro torto a YunHo.
Probabilmente era morto odiandolo e ne era consapevole. Aveva distrutto la sua vita felice con Yuri e non poteva proprio riuscire a perdonarsi.
Da un certo punto di vista, il pensiero che YunHo, lo odiasse, laddove si trovava, lo rasserenava un poco.
Di certo comunque, non si sarebbero incontrati all’inferno. Lì ci sarebbe andato solo lui, quando sarebbe stato il momento.
Cercò di farsi forza e guardare, mentre il parroco benediva con gesti lenti, quella cassa che sembrava leggera come l’aria.

- …se qualcuno vuole dire una parola… - aveva sospirato facendosi il segno della croce

Eppure, nessuno sembrava disposto a parlare. JaeJoong vide quella che doveva essere la madre di YunHo, stringersi al marito, singhiozzando rumorosamente.
I parenti, gli amici di scuola, tutti sembravano voler rimanere in silenzio.

-..Y…Yun..Ho… -

Una ragazza si fece avanti.
Era bella, truccata quasi alla perfezione e con un vestito di seta nera, coperto da un cappotto anch’esso nero, lungo.
JaeJoong si sentì male quando capì che era Yuri, quella ragazza.
Portava fra le mani un fiore, una rosa bianca.
Guardava quella bara con una tristezza incolmabile, mentre i suoi occhi consumati di pianto si erano oscurati della loro solita luce.

- t…ti ho sempre amato…in ogni momento… - singhiozzava

Tutti ascoltarono quelle parole.

- e…eri u-un ragazzo buono e… generoso… - continuava - …eri…eri … -

Yuri non riuscì più a dire una parola. Si mise una mano davanti alla bocca e cominciò a piangere copiosamente. Cercava di essere forte, ma questa volta, era vano il suo sforzo di trattenere le proprie emozioni.
Lui se ne era andato per sempre, e nessuno l’avrebbe mai più confortata e amata.

- p-perché?! – si chiese all’improvviso – perché?! Eri così…buono!! -

JaeJoong chiuse gli occhi all’improvviso, stringendosi su se stesso.
Quelle parole risuonavano come accuse, nella sua testa.
E in quel momento, non poteva fare a meno di pensare a YunHo che moriva davanti ai suoi occhi, pensando, probabilmente, a lei.

- perché hanno fatto questo?! P-perché… - sospirava deglutendo amaramente

Senza rendersene conto, si era praticamente accasciata a terra.
Jessica lasciò la mano di JaeJoong, che la sentì allontanarsi all’improvviso. Ma non se ne stupì più di tanto, sapeva dove voleva andare.
Ed infatti, in pochi attimi fu lì, accanto a Yuri.
La ragazza, tra le lacrime, sentì il caldo abbraccio dell’amica e l’afferrò anche più forte.
Già, pensava, in fondo non era davvero sola. C’era Jessica, c’erano i suoi amici, suo padre…eppure quel vuoto incolpabile che aveva nel cuore non la faceva respirare.
Il parroco, infine, decise di concludere, dando un cenno di consenso, e la bara, lentamente, venne fatta scendere.
Fu un procedimento non particolarmente veloce e ogni attimo che passava, faceva sentire Yuri sempre più male.

- Y-YunHo… - singhiozzava

Anche Jessica piangeva in silenzio.

Ci volle veramente poco.
Pochi attimi, poche preghiere.
E Jung YunHo scomparve per sempre nell’oscurità.
Insieme alla sua straordinaria voglia di vivere, insieme al suo sorriso, insieme al suo amore per Yuri.


Quando la bara oramai non si intravvedeva più, coperta da una grande quantità di terra, vi collocarono con l’aiuto di molti uomini, una lastra di marmo grigio chiaro.
Il prete invitò ad una preghiera collettiva tutti i presenti, che rimasero in silenzio, ad onorare quello straordinario ragazzo che se ne era andato.
JaeJoong chiuse gli occhi e sospirò pesantemente, cercando di trattenere le lacrime.
Era finita. Pensò mentre il rimorso lo attanagliava ancor una volta.

“addio YunHo”

Era strano era quasi impossibile da poter anche solo immaginare. Immaginare che YunHo non ci sarebbe più stato. Che non avrebbero mai più scherzato insieme,che non si sarebbero mai più confidati riguardo le loro paure e i loro sentimenti.
E tutto per colpa sua.
Proprio in quel momento, si ricordò della promessa fattagli, poco tempo prima.
Lui aveva ancora il suo anello. Quello che avrebbe voluto dare a Yuri per chiederle di sposarlo.
Frugò distrattamente nei pantaloni. Era lì.
Come aveva fatto a non accorgersi di averlo messo nelle tasche? Non si ricordava nemmeno di averlo fatto.
Era una scatolina di piccole dimensioni. La osservò per qualche istante, ricordando perfettamente quel momento, in cui gliel’aveva data.
Non poteva tenerla lui, pensava. Doveva darla a colei a cui era destinato quell’anello al suo interno.
YunHo avrebbe capito, ne era sicuro.
Alzò lo sguardo e vide che la folla stava già cominciando a disperdersi.
Cercò gli amici con lo sguardo e vide LiYin che abbracciava Yuri con affetto, per poi andare a fare le condoglianze alla famiglia di YunHo.
Poi, notò che la ragazza si accorse della sua presenza. La vide avvicinarsi e ben presto, se la ritrovò davanti.
Non l’aveva mai vista così. Così spenta e senza luce negli occhi.

- JJ… - esclamò asciugandosi le guance arrossate

Jessica era dietro di lei e lanciò un’occhiata nervosa a JaeJoong.
Ma lui sapeva perfettamente come doveva comportarsi.
Il ragazzo non disse una parola,si limitò ad inchinarsi a lei, senza batter ciglio.
Tuttavia, Yuri lo abbracciò forte, lasciandolo stupito.
Sentì le sue esili braccia stringergli il collo con affetto, sussurrandogli alcune parole.

- …e…era il tuo migliore amico… - disse

JaeJoong si sentì scoppiare

- …m-mi dispiace JJ…mi dispiace… - esclamò Yuri con un singhiozzo

No, perché si dispiaceva? Non avrebbe mai voluto vederla così triste.
Non voleva che soffrisse in quel modo.

- Y…Yuri… - disse con un filo di voce

La ragazza si staccò dall’abbraccio. Lo guardò un po’ stranita dal suo improvviso comportamento. La stava fissando tristemente, ma con un’ intensità diversa negli occhi.
JaeJoong sospirò pesantemente ed estrasse con delicatezza la scatolina che aveva rimesso nei pantaloni prima dell’abbraccio dell’amica.
Guardandola, gliela porse, abbassando lo sguardo.
Yuri dapprima non capì quel gesto. Si limitò ad osservare quella scatola così piccola nella sua mano. Cercava in JaeJoong una risposta.
Anche Jessica parve alquanto sorpresa.

- c-che cos’è…? - domandò Yuri

- …scusami.. – sospirò JaeJoong - …non avrei…d-dovuto dartelo io… -

Fu in quell’istante che Yuri capì ogni cosa.
Spalancò gli occhi e, quasi senza rendersene conto, le lacrime cominciarono nuovamente a scenderle dagli occhi stanchi. Con le mani tremanti, prese quell’oggetto e lo aprì.
Era un anello.
Un anello di matrimonio.
Singhiozzò più forte, tenendo stretta quella scatolina al petto.

- …Y…YunHo… - balbettò

JaeJoong avrebbe tanto voluto che lo incolpasse. Che lei lo incolpasse in qualche modo.
Ma questa sua speranza fu vana.
Yuri s’inchinò profondamente a lui, lasciando che le lacrime la solcassero come un fiume in piena.
Poi però non ce la fece più, sempre tenendosi la scatolina salda fra le mani, si mise a correre in direzione del padre, poco lontano, voltandosi da tutti i suoi amici.

- Y-Yuri...! – cercò di fermarla Jessica, ma il ragazzo la fermò per un polso.

Lei si voltò verso JaeJoong

- che significa?! Cos’era quello?! – sbottò con un tono tremendamente disperato

JaeJoong sospirò amaramente.

- …era…un anello di matrimonio… - spiegò

- eh?! -

- …YunHo…lo aveva dato a me…affinché lo proteggessi… -

E quell’anello ora era andato a colei a cui apparteneva.
Era giusto così in fondo. YunHo non avrebbe mai potuto darglielo e lui credeva di aver fatto la cosa giusta.
Ora si, aveva davvero perduto anche l’ultima cosa che lo aveva legato a YunHo e alla sua amicizia.



**





- andiamo…è tardi… -

- … -

JunSu, in piedi accanto a Jessica, aspettava un po’ impaziente, che JaeJoong gli rispondesse.
Il vento si era alzato e ululava forte. Le fronde degli alberi sembravano sul punto di staccarsi ed un freddo pungente scompigliava i capelli dei tre amici.
Ormai al cimitero non c’era più nessuno. Centinaia di fiori erano posti sopra la lastra grigia della tomba, in cui la famiglia, aveva fatto incidere nei giorni predenti al funerale, alcune incisioni.

Jung YunHo

6 febbraio 1990 - 7 Dicembre 2009



Era da ore che non faceva alto che fissarla. Era da ore che non distoglieva lo sguardo dalla foto provvisoria di quel ragazzo che sorrideva allegro.

- Numero 10 alzati…non dovremmo essere qui… - continuò JunSu

- … -

Jessica appoggiò una mano sulla spalla dell’amico, perché la smettesse, ma il suo sguardo serio le fece cambiare idea tristemente.

- …Numero 10…se la R.A.R viene a sapere che… -

- e basta con questa R.A.R!! -

JaeJoong scattò in piedi esasperato ed arrabbiato. Si voltò verso JunSu leggermente sorpreso dalla reazione.

- non sai dire altro! Piantala accidenti!!! -

- … -

- a…a me non importa nulla di quello che pensa la R.A.R, chiaro?! - urlò JaeJoong

E per la prima volta in quella giornata, una lacrima solcò il suo viso perfetto.
Jessica, sembrava impotente di fronte alla scena.

- non ti importa?! - sbottò JunSu - ti ricordo che è la tua casa…e il luogo dove presti servizio! -

- tsk, che servizio?! Uccidere la gente innocente?! -

- JJ..ti prego… -intervenne Jessica

Ma il ragazzo era arrabbiato, non ce la faceva davvero più.
Erano davanti alla tomba di YunHo e JunSu osava parlare della R.A.R anche lì?!

- se YunHo era l’obiettivo vuol dire che non era innocente… - spiegò JunSu calmo

- YunHo non centrava nulla con gli sporchi affari della R.A.R!!! -

- e tu che ne sai? –

- la società racconta solo bugie!! Solo un sacco di cavolate!! .

- attento a come parli, fratello… - esclamò JunSu con una punta di amarezza

JaeJoong strinse i pugni adirato

- è…è SOLO UNA SOCIETA’ DI ASSASSINI CHE… -

- perché, tu non sei forse un assassino?! - lo interruppe JunSu

- … -

Il ragazzo restò interdetto, con la sua frase ancora a metà. Guardò l’amico, arrabbiato quanto lui, fisso sui suoi occhi disperati, così calmo anche in quella situazione orribile.

- parli tanto della R.A.R, ma fino a prova contraria sei un assassino tanto quanto lo possa essere io…o chi altro -

- smettetela… -sospirò Jessica esausta

Eh già. Era davvero ora dismetterla.
- …la R.A.R…mi ha rovinato la vita… - esclamò JaeJoong infine

Jessica lo guardò sconvolta da quelle parole.
JunSu invece, sembrava piuttosto calmo.

- …e con questo cosa vorresti dire? -

- … -

- …è…è meglio morire liberi, che vivere una vita aspettando di esserlo… - rispose

Numero 02 sorrise lievemente.

- dove intuire…che non vuoi più essere un agente?! -

- … -

Il ragazzo non rispose. si limitò a fissare l’altro con profonda tristezza mista alla decisione che in fondo al suo cuore stava per traboccare con la sua voglia repressa di avere una vita vera, senza costrizioni.
Una vita come quella che aveva rubato a YunHo.

-…intuisci quello che vuoi.. – sbottò infine

Gli passò di fianco, ma entrambi non si guardarono.
JaeJoong fece una smorfia di dissenso e s’incamminò velocemente verso l’uscita del cimitero.
Jessica guardò contrariata JunSu, il quale, sospirò pesantemente.

- non avresti dovuto… - esclamò la ragazza amaramente

E andò a raggiungere il proprio ragazzo, lasciando solo JunSu.
Solo, davanti a quella tomba.
La guardò per qualche istante, rileggendo quelle incisioni. Rileggendo quel nome.
Cercò di pettinarsi i capelli, ma il vento glieli scompigliava senza sosta e finì per lasciar perdere.
Se le sue urla avessero potuto essere sentite. Se chiamando quel nome, avesse avuto la certezza che YunHo lo stesse ascoltando, probabilmente gli avrebbe detto “mi dispiace”.
Aveva sempre saputo ogni cosa, e non aveva mai fatto nulla per impedirlo. Era rimasto a guardare mentre avrebbe potuto davvero cambiare le cose. Come aveva fatto “lei”.
Ma “lei” era morta dopo quel gesto e lui, anche se era da egoisti, non voleva morire. Voleva far diventare la R.A.R un posto migliore. Era questo il suo sogno.
I sacrifici andavano affrontati , anche se voleva dire tradire gli amici o la propria famiglia. E lui dal canto suo non poteva permettere che nessuno ostacolasse il suo progetto.
Inseguendo quei pensieri, si mise a giocherellare con qualcosa, all’interno della tasca del suo cappotto. Controllando che Jessica e JaeJoong fossero lontani, la estrasse.
Era un oggetto nero, molto fine e di semplice fattura.
Sorrise tra sé, premendo un bottoncino quasi invisibile ai lati del piccolo apparecchio.



- …la R.A.R…mi ha rovinato la vita… -

- …e con questo cosa vorresti dire? -

- … -

- …è…è meglio morire liberi, che vivere una vita aspettando di esserlo… -

- dove intuire…che non vuoi più essere un agente?! -

-…intuisci quello che vuoi.. –





E pigiò nuovamente lo stesso tasto, sicuro della registrazione che aveva appena portato a termine.
No non era un traditore, ne avrebbe mai fatto del male ai suoi due fratelli.
Però, per raggiungere il suo obiettivo, era disposto a tutto, nel bene e nel male.

- …non sono un traditore… - esclamò ad un certo punto, fissando la lapide -…so che lo starai pensando… -

Parlava come se YunHo fosse stato lì, ad ascoltarlo

- mi starai anche odiando…perché non ti ho avvertito di niente… -

- … -

- …sai quando mi hai detto che eri mio amico? - domandò

La risposta fu vana.
Ci aveva sperato però. Davvero.
Sorrise, sbuffando lievemente.

- …ebbene…lo eri anche tu…per me… -

Abbassò lo sguardo di colpo, sentendo in fondo al cuore una sensazione spiacevole, che non aveva mai provato prima.
Un magone allo stomaco lo invase e pensò di svenire da un momento all’altro.
Sentì gli occhi inumidirsi. Si toccò le guance ed erano bagnate.
Cercò di asciugarle sfregando con il braccio, seccato. Non ricordava più nemmeno l’ultima volta in cui aveva versato le sue lacrime per qualcuno.

- …Jung YunHo è riuscito a farmi piangere…tsk… - sbuffò cercando di essere ironico

- Numero 02 non può piangere…lui no… - disse facendosi serio - ….Numero 02 non è nato per provare sentimenti… -

Sai che non è così…

In quel momento, gli parve di sentire una voce.
Distrattamente, guardo a destra ed a sinistra, leggermente stupito. Non c’era nessuno ovviamente. Eppure, lui era convinto di averla sentita.
Posò nuovamente il suo sguardo sulla tomba.
Ci pensò, ma poi sbuffo sorridendo lievemente e abbassando di colpo il volto a terra.
Non poteva proprio essere.
Lui non c’era più, non sarebbe mai più esistito.
Quindi era impossibile.

Si mise a posto il colletto del cappotto, leggermente stropicciatosi e s’inchinò leggermente, in segno di rispetto.
Poi si voltò, lasciandosi alle spalle ogni cosa e ogni sentimento che aveva provato in quel momento.
Adesso, sarebbe dovuto tornare ad essere Numero 02. Che lo volesse o meno.



- addio YunHo -







**





**







Due giorni dopo il funerale, pian piano sembrava che le cose stessero tornando alla normalità, almeno apparentemente.
E anche i giorni successivi furono praticamente e sorprendentemente ‘normali’
La scuola, continuava ad essere regolare e niente sembrava essere cambiato. Come se nulla fosse successo, studenti e insegnanti si comportavano come era di consuetudine, senza troppi cambiamenti.
Jessica e LiYin seguivano le lezioni con scarso interesse, anzi praticamente inesistente. Guardavano la lavagna a vuoto, senza interessarsi minimamente di ciò che veniva spiegato. La professoressa di filosofia avevano fatto notare ad entrambe, soprattutto a Jessica, che se non volevano rovinarsi la media, avrebbero dovuto stare più attente.
Ma ad entrambe, ormai, la buona media non era più la priorità. Sembravano involucri vuoti che si sforzavano di riempire se stessi senza risultato.
Ogni tanto, lanciavano qualche occhiata al banco vuoto di Yuri, preoccupate e pensando quasi all’unisono dove si trovasse o cosa stesse facendo. Non era più venuta e quando erano andate a trovarla non aveva voluto riceverle.
Eppure, a nessuno sembrava che importasse qualcosa.
Nessuno sembrava essersi accorto della mancata presenza.


- Kim JaeJoong, vieni alla lavagna… -

Il ragazzo alzò lo sguardo verso il professore, serio, seduto alla cattedra. I loro sguardi si incrociarono per qualche istante,ma JaeJoong non si mosse dal posto.

- non voglio professore… - sbottò sembrando seccato

- come prego?! – esclamò l’uomo

se prima c’era anche solo un brusio di voci, ora l’intera classe era piombata nel silenzio più totale.
JunSu lanciava occhiate nervose al compagno.

- ho detto che non voglio venire… - ripeté

- quello che vuoi tu non conta signor Kim…ora vieni e risolvi l’esercizio… -

- tsk…a me non me ne frega nulla di quella roba…non so nemmeno cos’è! – sbottò JaeJoong ridacchiando

- hai preso un due proprio ieri…vuoi forse continuare così?! – esclamò il professore un po’ adirato

- … -

- …allora?! -

- … -

JaeJoong non rispose. Si limitò a fissarlo, per poi lanciare una risatina quasi isterica che fece rabbrividire quasi metà classe.
Prese il libro che stava leggendo al posto di seguire la lezione e si stravaccò sulla sedia, appoggiandolo al volto, con le braccia incrociate dietro la testa, sfacciatamente.
L’insegnante sospirò pesantemente.

- con un non classificato nella mia materia non verrai nemmeno ammesso all’esame finale, ma questo lo sai già.. – sbottò tranquillo

Se c’era una cosa che JaeJoong odiava, era che tutti professori avevano messo da parte la severità, quasi esclusivamente per lui.
Continuava a fissare quel banco vuoto, dove vi erano appoggiati alcuni fiori freschi, senza un reale motivo per farlo.
Lo guardava e poi capiva il motivo per cui tutti lo trattavano sempre gentilmente.
Gli faceva pena. A tutti loro.
Per tutti lui non era altro che ‘il migliore amico di Jung YunHo’ e come tale andava compatito per la scomparsa di quest’ultimo.
Chissà cosa avrebbero pensato se lui avesse rivelato a tutto che l’aveva ucciso.
Di certo, nessuno gli avrebbe creduto.
D’altro canto, le indagini della polizia stavano andando peggio che mai. Non stante fosse stata ritrovata l’arma del delitto, niente poteva far risalire ad un presunto assassino.
E JaeJoong lo sapeva perfettamente, che la morte di YunHo così come quella di tanti altri, sarebbe andata a finire negli archivi dei ‘casi irrisolti’ della polizia.




**





- ci vediamo domani JunSu! Grazie dell’aiuto! -

- …a domani allora… -

JunSu salutò con un leggero sorriso una studentessa del quarto anno che solitamente aiutava i rappresentanti di istituto per gli aggiornamenti della scuola.
Erano circa le cinque del pomeriggio e ormai erano già usciti tutti da un bel pezzo. Poco prima, aveva notato JaeJoong e Jessica correre via insieme, mano nella mano, probabilmente verso casa d lei.
Non se l’era sentita di fermarli, in fondo avevano bisogno di rimanere un po’ da soli visti gli ultimi avvenimenti.
Così alla fine era rimasto solo lui in classe, a sistemare.
Prese la sua cartella e spense le luci dell’aula, andando in corridoio.
I bidelli stavano già pulendo le classi a quell’ora. Con passo svelto, camminò con una certa fretta quando, lanciando qualche occhiata ad ogni stanza, notò ce la luce di un’aula era ancora accesa.
Ci entrò, un po’ seccato, per spegnerla.

- …JunSu? -

Per poco non prese paura.
JunSu sgranò gli occhi e vide, poco distante, accanto alla finestra, LiYin, incredula nel vederlo ancora lì.

- LiYin?! – esclamò - …c-che ci fai qui?! -

Notò che teneva in mano qualcosa, sembrava un foglio.
La ragazza gli sorrise lievemente.

- …dovrei dirtelo io… - rispose

- è tardi…pensavo che fossi già andata via… - spiegò il ragazzo

- già, forse dovrei… - sospirò lei

Sembrava parecchio giù.

- …c’è…qualcosa che…non va? – domandò quasi stupidamente

LiYin sorrise ancora e sospirò, riprendendo a fissare ciò che poi JunSu , avvicinandosi a lei, capì che doveva essere una fotografia.
E maledettamente, sapeva pure quale.

- …niente di particolare… - spiegò -…solo pensieri brutti… -

- non è da te… - le sorrise

- …già… -

- … -

Si guardarono per qualche attimo, senza aver nulla da dire.
Poi JunSu, un po’ imbarazzato, si mise a guardare la fotografia nelle mani di LiYin.
Erano tutti e sei, felici.

- …Yuri…non c’era? -chiese

- …no…credo che non verrà per un bel po’… -

- …capisco… - sospirò JunSu senza sapere cosa dire - …JaeJoong invece è…’cambiato’… -

- cambiato? -

- è sempre arrabbiato, non gli interessa nulla… - spiegò

- devi capirlo… - esclamò LiYin - …è successo tutto così in fretta… -

- … -

- … -

- … -

- ….c-ci stiamo sgretolando…vero? - riprese la ragazza dopo una lunga pausa

JunSu non capì al volo ciò che voleva dire. Poi, vedendo che LiYin gli mostrava la foto, tutto gli fu chiaro.

- beh ecco… -

Non sapeva nemmeno cosa dire

- eravamo uniti…fino a poco tempo fa…ma ora, YunHo è morto….e noi…noi ci stiamo lasciando..lo sento… - sospirò affranta

- …n-non credo… - esclamò JunSu - …no, non è così… - disse convinto

- … -

- siamo…siamo tutti amici come prima… -

E dicendo questo, senza nemmeno penarci, senza nemmeno rendersene conto, abbracciò LiYin, cingendole le piccole spalle col braccio, facendole appoggiare la testa alla sua.
La ragazza arrossì di colpo, ma non si mosse, sorrise lievemente, senza batter ciglio.
Anche JunSu, si sentì ben presto a disagio, ma non si pentì di quel gesto. Non voleva assolutamente che lei fosse triste.
Qualunque osa fosse accaduta, lui non l’avrebbe mai lasciata.
Si strinsero la mano, sorridendo e continuando a guadare quella foto.
L’unica che avessero mai fatto insieme, tutti quanti, in memoria di un’amicizia che, sapevano, sarebbe durata per sempre.
Nel bene e nel male.

- …mi manca molto… - sospirò all’improvviso LiYin

- …anche a me… - ammise JunSu

Lei parve incredula, ma non lo lasciò intuire.

- alla fine avevo ragione io… -

- riguardo cosa? -

- …che non sono l’unica tua amica sulla faccia della terra... – esclamò sorridendo

- … -

Ecco, adesso cosa avrebbero dovuto fare?
Come avrebbero dovuto comportarsi nel futuro?
Cosa avrebbe riservato loro il destino?
Nessuno di loro poteva saperlo.

“addio YunHo”

No…
Non era un vero addio dopo tutto.
Prima o dopo, si sarebbero rivisti

“arrivederci YunHo!”


~ 13 - Se Io Vengo Lì, Tu Mi Sorriderai Ancora, Vero? ~

uno, due, tre...
ancora, uno, due...tre...
stelle, sto impazzendo...
per quanto io possa cercarti, non riesco a vederti

entrambi i miei occhi sono colmi di lacrime amare per colpa tua
prometto a me stessa di non piangere più, ma continuo a farlo







Il telefono continuava a squillare da giorni.
Ininterrottamente, ad ogni ora, quello squillo insopportabile le trapanava le orecchie, e le teneva premute con forze sul cuscino bianco, del suo letto.
Sapeva il perché di quelle chiamate.
Sapeva cosa volevano dirle, tutti la stessa identica cosa.
Ma perché non la lasciavano stare? Perché non avevano rispetto per lei e per il suo dolore?
Era passata una settimana dalla morte di YunHo, e lei ancora, non si dava pace.
Molte volte lo sognava, sognava i momenti felici che aveva trascorso con lui.
Altrettante, guardava fuori dalla finestra della sua camera, speranzosa, in attesa di vederlo sbucare da dietro l’angolo e suonare il campanello. Stava seduta sul davanzale per ore ed ore, incurante del freddo. Forse perché non lo sentiva nemmeno, forse perché scivolava sulla sua pelle come le lacrime che le solcavano il viso senza tregua.
Non ricordava l’ultima volta in cui aveva pranzato, o visto i suoi amici. Non sapeva nemmeno che giorno fosse di preciso. Tutto aveva perso importanza per lei, ogni cosa sembrava insignificante.
Tanto lo sapeva, lo sapeva perfettamente che aspettare non sarebbe mai servito a nulla, che lui non sarebbe mai tornato. Eppure, in cuor suo, scioccamente, credeva che i miracoli potesse davvero avvenire.

- …tesoro…io vado al lavoro… -

Una calda voce, sbucò dalla fessura della porta della stanza. Era suo padre.
Yuri annuì distrattamente, non degnandolo di nemmeno uno sguardo. L’uomo sospirò tristemente e la salutò.

- …mi raccomando, mangia qualcosa… - disse infine

La ragazza fece un cenno di consenso e poi, si rituffò nel mondo dei suoi sogni.
Un mondo dove c’era anche YunHo.


**




Quel pallido sole cominciò a penetrare dalle finestre, soffocato dalle tende di lino che ne impedivano l’illuminazione completa.
Qualche uccellino cinguettava timidamente, appollaiato ad uno degli alberi vicini, senza particolare entusiasmo.
La luce del sole, andava a colpire proprio il volto dormiente di Jessica che, pian piano, infastidita, cominciò ad aprire gli occhi, coprendoli con una mano.
Guardò il soffitto per qualche attimo, un po’ confusa. Riconobbe subito le pareti color panna della sua camera e il profumo da vaniglia che inondava gli armadi semiaperti. Sospirò pesantemente. Sentiva un braccio proprio sopra il suo stomaco, piuttosto pesante.
Si voltò alla sua sinistra, ancora assonnata.
E lo vide.
Vide JaeJoong, nel mondo dei sogni, che respirava profondamente. Lo guardò con dolcezza, accarezzandogli la guancia, senza rischiare di svegliarlo. Doveva essere ormai mattina inoltrata.
Controllò subito se per caso entrambi non avessero ricevuto chiamate dalla R.A.R durante la notte, ma il suo auricolare speciale non dava alcun segnale.
“meglio così” pensò sorridendo lievemente.
La sera prima, JaeJoong era rimasto a dormire da lei e non aveva nemmeno avvertito l’agenzia.
Era la prima volta che succedeva, che rimanevano insieme un’intera notte. Entrambi, si erano detti che non era più il caso di indugiare. Che, dopo quello che era successo a Yuri e YunHo, non potevano più permettersi di perdere tempo a litigare o a fare come se nulla fosse. Si amavano profondamente, e avevano intenzione di farlo vedere, anche a tutto il mondo se necessario.
Jessica lo esaminò in lungo e in largo. Adesso che aveva del tempo, si rendeva conto di quanto JaeJoong fosse bello, anche quando dormiva, cercando di non fare caso alle cicatrici sul suo torace, altrimenti perfetto. Di quanto fosse fortunata ad averlo sempre accanto.
Restò lì, immobile a guardarlo, mentre sembrava che si sarebbe svegliato da un momento all’altro, dato che la luce del sole si era fatta più intensa.
Il ragazzo, si strusciò gli occhi e sbadigliò rumorosamente, facendo sorridere Jessica, di fianco a lui.

- …mmmh.. . – bofonchiò il giovane

- buongiorno… - esclamò Jessica dolcemente, accarezzandogli i capelli

- …’giorno…. – la salutò, stiracchiandosi e alzando le braccia in avanti

- dormito bene? – chiese la giovane, immaginando già la risposta

JaeJoong, ancora un po’ assopito, annuì

- mi è sembrato di stare in paradiso… -

e le strinse delicatamente la mano

- non ti ci abituare però! Ieri sera è andata così! -

- noooo peccato! – scherzò JaeJoong sorridendo

Jessica non poteva fare a meno di sentirsi felice. Era la prima volta che lo vedeva sorridere così, dopo la morte di YunHo avvenuta solo una settimana prima.
Sapeva che il ragazzo si sentiva in colpa [come dargli torto del resto?] ma cercava in tutti i modi di renderlo felice, per quanto poteva fare.

- vieni un po’ qui…mia principessa… - la chiamò il moro avvicinandosela un po’ a sé

Jessica andò a rifugiarsi tra le sue calde e forti braccia, lasciandosi coccolare dai suoi respiri soavi, che la facevano sentire viva.
Dio, non aveva mai provato una sensazione del genere.
Si misero a giocare con le mani, intrecciandole a vicenda, accarezzandosi l’un l’latro.

- …sei felice? – domandò JaeJoong

- adesso si… - disse la ragazza – ho capito che sono stanca di trattenere ciò che provo… -

- quindi, questo vuol dire che sentirò più spesso la parola ‘ti amo’? -

- …può essere! - sorrise Jessica baciandolo sulla guancia

Rimasero per qualche istante a guardare il soffitto, senza sapere cosa dire, o più semplicemente, volendo rimanere in silenzio, in assoluto relax.

- sei rimasto qui…il capo si arrabbierà… -osservò Jessica infine

- non mi interessa…me ne assumerò le responsabilità… - sbottò il giovane

- JunSu potrebbe coprirci se glielo chiediamo… -

- lasciamo perdere… -

Lo sentì sospirare pesantemente.
Sapeva che, dal giorno del funerale, il divario tra loro si era ulteriormente allargato. JunSu aveva esagerato quel giorno, eppure, dopo, era stato proprio lui a chiedere al capo di esonerare entrambi da ogni missione, dandogli così del tempo per stare insieme.

- …e se venissi a stare qui? – domandò ad un tratto JaeJoong

- ...a casa mia? – chiese Jessica stupita

- si…d’altronde, non ci trovo niente di male…

- lo sai che il capo non te lo permetterà – lo interruppe la ragazza

- non potrà impedircelo per sempre… - sospirò il moro

- … -

“invece si” avrebbe voluto dirgli Jessica.

- è da quando è morto YunHo che ho capito… - spiegò JaeJoong – …che fino ad ora abbiamo sprecato solo tempo… -

- … -

Restò a ascoltarlo, quasi incantata.

- io voglio che ci sposiamo…voglio avere una famiglia con te! -

Jessica sorrise, commossa

- …con tanti bambini? - chiese

- con tanti bambini! – annuì – basta costrizioni, basta omicidi! Una vita libera da tutto questo… solo io e te… -

- …ma una vita del genere vuol dire…. – cominciò Jessica

Ma non voleva finire.
Non ci riusciva.
Perché sapeva perfettamente quali sarebbero state le condizioni e le conseguenze. E sapeva che in quel periodo JaeJoong era diventato più irrequieto, meno incline a cedere davanti alla R.A.R, più svogliato nel compiere il suo lavoro e decisamente molto più insofferente nel restare al suo appartamento. Una sera, era rimasto fuori tutta la notte pur di non tornarci, dicendo al capo che doveva controllare dei sospetti.
Come Numero 03, avrebbe dovuto farlo tornare sulla retta via, ma non poteva, o meglio, non voleva farlo.
Perché nemmeno lei, ormai, considerava la R.A.R la sua casa.

- …potremmo andarcene da Seoul…. – propose il ragazzo speranzoso

- …e dove andremmo? - domandò Jessica un po’ triste

- i passaporti li abbiamo! Possiamo andare in Giappone o in Cina… lontano da qui… -

- e passeremo una intera vita a nasconderci? -

- prima o poi smetteranno di cercarci…potremmo fingere un incidente in cui perdiamo la vita! Ci sono mille modi, e tu lo sai meglio di me! -

- certo, e ce li hanno insegnati tutti loro! - esclamò la ragazza – la R.A.R non è stupida JJ… ci troverà e ci ucciderà! -

- anche da morti saremmo comunque liberi… -

Quell’ultima frase però, gli uscì rotta, senza forza.
Aveva avuto una paura immensa a pronunciarla. L’ultima cosa che voleva, era morire, senza aver esaudito il suo sogno.
Jessica si rese conto di aver esagerato. Non voleva turbarlo ulteriormente e comprendeva il suo stato d’animo. Era da troppo tempo che JaeJoong coltivava indisturbato, quel desiderio di voler andarsene.
Lei invece, per quanto lo amasse, per quanto sapesse che aveva ragione, si sentiva ancora legata alla R.A.R , almeno in parte.

- c-comunque… - disse infine - …non me la sento di lasciare Yuri da sola…almeno finché non si sarà data pace… -

- … -

- …scusami… -

- …no…sono io che dovrei scusarmi, non ci avevo pensato … - disse JaeJoong

Entrambi, si abbracciarono forte.
Rimasero lì, su quel letto, a cullarsi a vicenda, coccolati dai raggi del sole che penetravano, adesso con più violenza.
In quel momento erano sereni, felici. Non volevano rovinare quel momento con i dubbi e le paure.
Era la loro prima volta.
Ed erano felici.


**



dico a me stessa tutte quelle cose che non riuscivo a dire a te
ritorna da me, fammi stare al tuo fianco
dovunque tu sia...ti prego...






-ah! –

Yuri si alzò di soprassalto.
Non si era resa conto di essersi nuovamente addormentata. Ultimamente accadeva spesso che nel bel mezzo del girono, cominciasse a dormire, anche per più volte.
Era in una posizione piuttosto scomoda, con la schiena appoggiata al letto, che dava sullo specchio, posto accanto alla porta.
Si rese conto che stava indossando un vestito blu, lungo.
Subito le tornò in mente che poco prima [o forse anche delle ore] aveva deciso di provarselo ma che poi, inevitabilmente, si era addormentata.
Si alzò un po’ a fatica e si guardò allo specchio.
Ma non guardò se stessa. Guardò quel vestito, l’ultimo regalo che le aveva fatto YunHo. Al dito portava l’anello che le aveva lasciato JaeJoong il giorno del funerale: da allora non l’aveva più tolto, forse perché sentiva YunHo molto più vicino.
Sorrise amaramente, sforzandosi di pensare solo ai momenti felici, solo ai momenti in cui lui era stato in vita, per lei.
Con la mano gelida, toccò la propria immagine riflessa, l’immagine di quella Yuri che non riconosceva più, di quella Yuri che era cambiata.

- …YunHo… -

Sussurrò dolcemente quelle parole.
Si concentrava, cercava una risposta ma, chissà come mai, nella sua testa non riusciva a sentirlo. Non riusciva a sentirlo pronunciare il suo nome.

Yuri….

Si voltò dalla parte opposta, credendo che qualcuno l’avesse chiamata. Guardò a destra e a sinistra, un po’ spaventata.
Ma non c’era nessuno ovviamente.
Sospirò ancora, questa volta più sconsolata. Stava forse impazzendo?
Per guache secondo aveva sentito la sua voce, ma non poteva essere.
Forse, doveva semplicemente rendersi conto che YunHo era morto.
Morto.
Era così difficile da capire, accidenti a lei?.
Ebbe come l’istinto di guardare fuori dalla finestra. Percepiva Il sole tiepido che riscaldava il vetro. Era una sensazione molto piacevole.
Ma poi, abbassò lo sguardo ,verso il cancello sottostante e vide.
Vide ciò che non avrebbe mai creduto possibile.
Eppure era…reale!

- Y-YunHo?! – esclamò ad alta voce

Riusciva a vederlo! Riusciva a vederlo e ancora non ci poteva credere! Era davvero lui! Che aveva alzato lo sguardo verso di lei.
Possibile che fosse il suo fantasma? che nonostante tutto fosse ancora possibile per loro, rimanere insieme? Che fosse venuto da lei per riabbracciarla?
Senza pensarci due volte, corse fuori dalla propria stanza, scese le scale in tutta velocità e si precipitò fuori, dall’ingresso della sua casa, a piedi nudi.
Aprì la porta dell’entrata e si mise a correre lungo il vialetto fino ad arrivare al cancello, che aprì con veemenza.
Si guardò intono, con il cuore che le palpitava all’impazzata. Se davvero era lui, voleva e doveva vederlo!.
Almeno per dirgli definitivamente addio.
Ma lui non c’era.
Cominciò a pensare di averlo solo immaginato. Sospirò pesantemente, cin cerca di conferma.
Ma la strada era completamente deserta e lei doveva sembrare ridicola conciata in quel modo.
Poi però proprio mentre stava per andarsene, riuscì nuovamente ad intravvederlo. Era in fondo alla via, immobile ad un incrocio. Fissava la sua direzione.
Era proprio YunHo.
Yuri lo guardò ancora più incredula. Voleva corrergli incontro ma qualcosa le diceva che doveva avere cautela.

- ..Y…YunHo? - chiese

Lui continuava fissarla. In altre circostanze, quando era vivo per l’appunto, le avrebbe sorriso senza esitare ma adesso, il suo sguardo sembrava triste, abbattuto.
Forse, anche lui era triste di essere rimasto solo?
Quegli occhi spenti della loro luce originaria, sembravano chiamarla, invitarla a seguirlo.
E lei, il cui destino aveva distrutto ogni cosa che le era più cara, come poteva non sentire il suo richiamo disperato?
Senza pensarci un attimo di più, senza rendersene nemmeno conto, si precipitò da lui, correndo a piedi scalzi sul freddo asfalto, ormai completamente persa nella sua più totale follia.




**




- mangiamo da qualche parte? -

- per me fa lo stesso, scegli tu… -

Jessica sorrise dolcemente e, con una certa veemenza, costrinse JaeJoong ad accelerare il passo. Sembrava che avesse una certa ansia di entrare in un bar o in un qualunque altro posto.
Il ragazzo lo aveva notato quasi subito: lei, non essendo abituata a tutti quei sentimentalismi, cercava ogni scusa plausibile perché non fosse costretta a stare troppo a braccetto con lui, lungo i marciapiedi. La gente li osservava divertita e questo non le faceva piacere.
A JaeJoong invece si, almeno in parte.
Era contento di poter camminare fianco a fianco con lei, come una normalissima coppia della loro età.
Adesso che potevano avere qualche ora libera insieme, volevano entrambi godersela al meglio. E entrambi, pensavano di meritarselo dopo tutto.
Jessica, prese in mano un telefono cellulare che aveva, da giorni, seppellito in tasca al giubbotto.

- un telefono?! – osservò JaeJoong

- già! -

- e da quand’è che ce l’hai?! È proibito!-

La ragazza sospirò,sorridendo lievemente

- l’ho comprato per Yuri… -

- eh? -

- le ho chiesto di chiamarmi, per ogni esigenza… -

- capisco… -

- ma non l’ha ancora fatto…quindi forse mi preoccupo inutilmente… -


In quel momento, quasi come se il fato fosse stato in ascolto, quel telefono, ancora fra le mani della giovane, prese a squillare violentemente, spaventandoli entrambi.

- oh? Una chiamata! – esclamò Jessica

- dai dai dai rispondi!! – la incitò JaeJoong

La ragazza accese l’apparecchio

- p-pronto? -

Non sentì niente in un primo momento

- …Jessica? Sei Jessica? -

- eh? S-si…ma…Yuri? – esclamò un po’ interdetta

- s-sono il padre di Yuri!! –

- signore?! - dicendolo, fermò JaeJoong con un braccio e lo costrinse a fermarsi, dato che stavano ancora camminando - è successo qualcosa?! – chiese

- Yuri! È sparita! Non la trovo più!! Sono tornato ma non c’è!! -

- cosa?! – borbottò Jessica

- che succede?! – chiese JaeJoong cominciando a preoccuparsi

- non…non sapevo chi chiamare!! Dato che sei la sua migliore amica pensavo fosse li con te!! -

- n-no signore… -

- cosa posso fare adesso?! Cosa faccio?! -

- s-stia calmo! Adesso provo ad andare a cercarla!! Chiami la polizia lei!! -

E senza pensarci mezzo secondo ,chiuse la chiamata in fretta e furia.
Rimase a fissare il cellulare e sentì JaeJoong posare una mano sulla sua spalla.

- che è successo a Yuri? - domandò

- ringrazia che avevo il cellulare!! - sbottò – Yuri è sparita.. -

- cosa?! -

- ho paura che possa esserle successo qualcosa… -

- e dove può essere andata?! -

- non ne ho la più pallida idea! -

- cosa facciamo? -

La ragazza ci pensò su, sforzandosi di trovare una soluzione

- torniamo alla R.A.R e prendiamo la macchina! - disse infine – non può essere andata lontano!! -

- e ci mettiamo a setacciare tutta la città?! -

- … -

- è come trovare un ago in un pagliaio… -

- …noi adesso torniamo alla R.A.R…e tu chiamerai JunSu e gli chiederai aiuto! -

- cosa?! – esclamò il moro evidentemente contrariato – fallo tu accidenti! -

- adesso metti da parte le vostre rivalità infantili e chiamalo! Stiamo parlando di Yuri qui!! – esclamò acida

- … -

JaeJoong sbuffò, evidentemente in colpa

- …d’accordo… andiamo… -


**




JunSu in quel momento era nel proprio buio appartamento.
Non aveva particolare voglia di uscire, per cui, era rimasto lì, a lucidare le proprie armi in vista della prossima imminente missione.
Aveva l’auricolare sempre a portata di mano, nel caso lo chiamassero.
Per l’ennesima volta, aveva riascoltato le registrazioni fatte il giorno del funerale di YunHo e, dentro di sé si chiedeva perché diavolo lo avesse fatto.
Ok, aveva un obiettivo da compiere, però sentiva che stava sbagliando, che in quel modo, tradiva solo la loro amicizia, non che tra lui e JaeJoong ce ne fosse poi molta. Ma anche quello, d'altronde, era per colpa sua.
Il capo gli aveva chiesto di tenerli d’occhio e lui lo aveva fatto, aveva semplicemente eseguito un ordine e non doveva sentirsi in colpa. Ma ormai, tutto quello che riusciva a pensare era che, in fondo, a lui non interessava nulla della vita di Jessica e JaeJoong. Se avessero in qualche modo tradito la R.A.R, erano problemi loro e se li sarebbero risolti. Non serviva certo il suo aiuto di spia, alla R.A.R.
Questo lo faceva sentire meglio, almeno in parte, sembrava colmare un po’ il vuoto che provava dentro: quello di essere responsabile della vita dei suoi amici, un po’ come era accaduto con YunHo.
In quel mentre, l’auricolare lanciò un segnale di chiamata.
Lui, lasciò perdere la pistola che stava smontando e lo prese, appoggiandolo all’orecchio.

- qui è Numero 02… - disse - Numero 10? Che succede?!.... ah, capisco…mmh…ok, voi andate avanti….si, io cercherò nei qui nei dintorni… no, non preoccuparti….se la trovate, fatemi sapere… -

E la chiamata s’interruppe.
Per un attimo, gli era suonato strano sentire la voce di JaeJoong che chiamava proprio lui.
Sospirò pesantemente.
Adesso avevano anche quell’altro problema.
Ironicamente, pensò che YunHo desse più problemi da morto che da vivo. Era un pensiero sciocco, ma inevitabile.
Lasciò le armi sul tavolo, mentre prese la cassetta dove vi erano le registrazioni e la nascose per bene in un cassetto, in mezzo ad alcuni libri e riviste che avevano l’aria di essere vecchissime.

No, era certo che quelle registrazioni non sarebbero mai servite.


**




- sai che stiamo rischiando l’osso del collo? -

Jessica non rispose. Aveva abbassato del tutto il finestrino dell’auto e continuava a guardare fuori, mentre il vento causato dalla macchina in corsa, le scompigliava i capelli e le raggelava la pelle.
JaeJoong continuò a guidare come se nulla fosse, sbuffando leggermente.

- non abbiamo detto alla R.A.R che avremmo preso la macchina… -

la ragazza si voltò verso di lui, un po’ seccata.

- senti chi parla, non eri tu quello che voleva scappare?! - borbottò

JaeJoong sorrise lievemente, fermandosi al semaforo che era diventato rosso.

- si ma lo farei senza dare nell’occhio… - esclamò

- attento a come parli, ci potrebbero essere ricetrasmittenti in questa macchina… - disse lei tutta tranquilla

- e non sei preoccupata? vuol dire che non ci sono… - esclamò JaeJoong

- no, ma c’è il GPS…l’agenzia sa dove stiamo andando… - osservò indicando lo schermo touch screen posto dove c’era la radio -

- dopo ci toccherà spiegare anche questo… - sospirò pesantemente

- … -

Il ragazzo lanciò un’ occhiata a Jessica, visibilmente preoccupata.
Non voleva darlo a vedere, ma doveva essere davvero in pena per Yuri.
In quel momento, il semaforo fu nuovamente verde e tutte le macchine ripartirono. JaeJoong premette l’acceleratore e svoltò a sinistra, con una certa fretta.
Sospirò, guardando fuori dal finestrino, cerando di scorgere qualcosa.

- proveremo a cercare anche dopo il prossimo Ponte, quello che porta ad Hangang Park… - esclamò - …vedrai che andrà tutto bene, la troveremo… -

Jessica sorrise, come rincuorata.

- …si… -

**



uno, due tre...conto, ma la fine non è ancora vicina
a causa dei pensieri e dei ricordi di te, che ho dentro
dico a me stessa tutte quelle cose che non riuscivo a dire a te





- signorina, tutto bene? -

- signorina dove sta andando?! -


Tutti le chiedevano cosa avesse,perché si trovasse lì, lungo quel marciapiede, scalza, con quel’abito blu, color della notte, camminare quasi come fosse stata un fantasma.
A tutti diceva “ sto seguendo il mio ragazzo”, ma nessuno di loro riusciva a vederlo, nemmeno in lontananza.
Così la lasciavano stare, pensando che fosse qualche pazza scappata da chissà dove.
In effetti era pazza. Lo era davvero e se ne rendeva conto.
Continuava seguire YunHo, poco lontano, che la guardava tristemente, forse sperando che lo raggiungesse. Eppure, più lei correva e più lui si allontanava. Il rumore assordante del centro città, con le sue macchine che sfrecciavano impazzite e la gente che chiacchierava, le confondevano un po’ le idee. Sentiva i piedi doloranti, a causa dell’asfalto duro e secco.
Aveva i brividi per il freddo, ma non le importava. YunHo era lì, che aspettava solo lei.
Ben presto, si era resa conto che il fiume Han era vicino.
In lontananza, se si sforzava, poteva anche vedere la rigogliosa vegetazione di un parco, a pochi chilometri da lì.
Ma non sapeva quale fosse.
Proseguendo verso il ponte, il passaggio pedonale, si era ristretto e quasi nessuno ci andava: il vento era molto più forte, soprattutto considerata l’altezza che lo separava dal fiume, molto mosso, quel giorno. Passava solo qualche bicicletta, mentre le auto sfrecciavano, sembrando quasi nel bel mezzo di una gara.
Yuri passeggiava su quel ponte, a volte, volteggiando su se stessa, cullata dal pensiero di poter rivedere YunHo, dovunque la stesse portando.
Il vento le scompigliava i capelli e, ad un tratto, si fermò, a metà del ponte circa. Si mise ad osservare il panorama: Seoul, vista da lì, sotto una prospettiva diversa,sembrava tutt’altra città.
I grattacieli sembravano molto più bassi da lì, e se avesse allungato il braccio, era certa che avrebbe potuto toccare persino il cielo.
Non si rese nemmeno conto di aver iniziato a sorridere,sporgendosi dal parapetto.

- YunHo tu…tu vedi così da lassù? – chiese speranzosa guardando il cielo

E lo vide ancora, lo vide lì, a nemmeno due metri da lei, sospeso nel nulla, quasi preparandosi per andare finalmente in paradiso, abbandonando quella terra.
Continuava ad essere triste, e lei non ne capiva il motivo.
Allungò una mano, ma lui era troppo lontano.

- forse…forse sei triste perché non sono lì con te? - chiese

Lei non rispose. la fissava e basta, senza dire una parola.
Ma lei aveva capito lo stesso.

- m-mi manchi… - sospirò - …ci eravamo promessi di rimanere sempre insieme… -

Si fece forza con le braccia, sollevando il proprio corpo sopra il parapetto.
L’aria era aumentata. Era davvero fortissima.
Ben presto, si trovò a cavalcioni. Da una parte, la strada, dall’altra il vuoto. E già qualcuno si era fermato, incerto, a guardare la scena.
Yuri appoggiò i piedi dalla parte opposta, stando in perfetto equilibrio, reggendosi con le mani. il vento si era davvero fatto molto più forte.
Sarebbe bastata una ventata potente, e lei sarebbe caduta.
YunHo la osservava, sembrando impotente.

- cosa posso fare…per…farti tornare da me? – domandò Yuri - non voglio vederti triste… -

La gente si stava cominciando a fermare e alcune macchine avevano già chiamato il 118, senza esitare.
Le urlavano di scender,e ma lei non li ascoltava.

- s-se io vengo lì…tu mi sorriderai ancora, vero? -


ditemi stelle, è tutto finito?
datemi una risposta, non ridete e basta...




- saremo di nuovo insieme vero? - continuava dire in preda alla disperazione

Ma si stava davvero sorgendo troppo.
E lui era sempre lì, come in attesa di qualcosa.



**





- accidenti, perché non si va avanti!! -

JaeJoong continuava a suonare il clacson, ma nessuno dava cenno di muoversi.
C’era un traffico infernale, anche se poco prima era filato tutto liscio e senza nessun problema.
I due ragazzi erano piuttosto spazientiti, soprattutto Jessica.

- come fa ad esserci coda al ponte?! È assurdo!! – sbottò il ragazzo

- non ci sono altre strade? -

- si ma c’è talmente tanto traffico che non posso svoltare… -

- perfetto… - sospirò accigliata la ragazza

Restarono a fissare per dei buoni minuti, le macchine che continuavano a far squillare i propri clacson e i conducenti arrabbiati che uscivano dalle vetture, in cerca di risposte.

- …aaaaah!! Al diavolo!!! – esclamò JaeJoong spegnendo di colpo i motori della vettura.

- che stai facendo?! – chiese Jessica perplessa

Lui aprì il suo sportello, stando attento alla macchina di fianco.

- andiamo a piedi!! Altrimenti facciamo sera!! - esclamò

La ragazza capì al volo l’antifona, e si affrettò ad uscire dalla macchina.
Poi, entrambi, lasciandola lì, si fecero spazio tra le altre vetture in coda e, cercando di essere più veloci possibili, corsero lungo la strava, verso il ponte, dal quale proveniva tutto quel trambusto.
Più si avvicinavano e più vedevano gente sconvolta, volati della polizia a sirene spiegate.
Jessica in cuor suo era preoccupata.
Quando furono sul ponte, notarono una grossa cerchia di persone, poco più avanti.
Cercarono di raggiungerla velocemente, quando li bloccò un poliziotto.

- dove state andando voi due? - chiese

- vogliamo sapere cosa sta succedendo! Perché sono tutti fermi?! -chiese JaeJoong

- c’è un problema, ma stiamo tentando di risolverlo, tornate in macchina… - sbottò

- che problema?! – insisté Jessica

- …c’è una ragazza che vuole buttarsi… -

- …e-eh?! -

Senza perdere tempo, la giovane lasciò la mano di JaeJoong e si fece l’argo tra lui e il poliziotto, che il quel momento aveva imprecato perché si fermasse.

- Jessica!! – aveva urlato JaeJoong correndole dietro.

Lei intanto, spostava le persone che formavano quella calca formidabile. Aveva una paura terribile, aveva davvero paura.
Paura che si trattasse proprio di lei.
Proprio della sua migliore amica.
E l’immagine di quella ragazza, si fece sempre più nitida di fonte a lei.





- …Yu…Yuri?!! -


La giovane sentì una voce familiare.
Una voce che conosceva da tutta una vita, o quasi. Per un mezzo secondo, si dimenticò di YunHo, di tutto ciò che stava facendo e si voltò di tre quarti con la testa, sentendo quella voce.
Non poteva essere, come faceva a trovarsi proprio lì?.

- …S…Sica? - domandò

Ma nella sua voce non c’era nessuna emozione.

Jessica era in piedi, a pochi passi da lei, impaurita, che tremava per chissà quale sforzo.
La guardava disperatamente e sembrava incerta sul da farsi.
Cera anche JaeJoong, poco lontano, che la guardava, anch’egli sconvolto.

- Yuri!! – urlò

- … -

Jessica, cercò di restare calma, e, anche se le costava fatica, sorrise lievemente.

- c-che fai lì?! - chiese

Yuri sorrise

- YunHo è triste…e io sto andando a rincuorarlo! -esclamò

Sembrava completamente fuori di sé.

- riesco a vederlo sai? Eheh… - continuò ridendo

Jessica non sapeva cosa fare. Provò a continuare a parlare ,mentre, senza che Yuri se ne accorgesse, si avvicinava pian paino, senza fretta.

- a-ah davvero? – esclamò

- già!...però è triste…perché è solo… - sospirò Yuri

JaeJoong poco lontano, abbassò lo sguardo, tristemente. Sembrava quasi non voler sentire.

- ..Yuri non ti muovere da lì per carità!! – disse Jessica

- … -

- p-perché non torniamo a casa? Tuo padre è preoccupato… -

- lo so…però, YunHo mi sta chiamando… - rispose Yuri

- eh?! -

- …vuole che io lo raggiunga…è proprio lì, lo vedi? -

Ed indicò col dito, il vuoto.
Jessica, sempre più sconvolta, doveva restare la gioco.

- s-si lo vedo… - disse - …però sai, io non credo che lui voglia che tu lo raggiunga… -

Stava attentissima ad ogni parola che usava.

- …perché no?! È…è triste!! -

Yuri stava cominciando ad agitarsi. Jessica era a pochi metri da lei.

- …magari…magari è triste perché lo sei anche tu! – provò a dire

- …che stai dicendo?! -

- i-io sono sicura che lui è triste perché non vuole che tu ti faccia male! -

- come fai a dirlo? Lui mi sta aspettando!! – esclamò Yuri sporgendosi ancora

- N-NO!! – urlò Jessica – te lo posso assicurare!!! Lui non vorrebbe che tu morissi!! Non era questo che avrebbe voluto!! -

- … -

Yuri si bloccò, quasi pietrificandosi.

- ...e tu...che ne sai? - esclamò

- … -

- che ne sai?! Come fai a sapere queste cose??!! -

- …p-perché…perché sono sicura che se adesso scenderai da lì, lui ti farà un bel sorriso! - disse Jessica

- … -

La giovane le tese la mano, ormai vicina al parapetto, dove si trovava Yuri.
La ragazza guardò dapprima l’amica e poi, YunHo, ancora lì, sospeso nel vuoto e con lo sguardo triste.

- come faccio a crederti?! - sbottò Yuri

- perché lui avrebbe voluto così,! Ha dato la sua vita per proteggerti! e sta cercando di farlo anche ora! -

- … -

- ...avanti, dammi la mano! -

I presenti guardavano commossi e allo stesso tempo preoccupati della situazione. La polizia era sempre pronta ad intervenire mentre JaeJoong non riusciva a trattenere le proprie lacrime di tristezza.
Jessica continuava a sorridere, mentre Yuri, pian piano, si stava voltando, sedendosi sul parapetto, alzando le gambe in modo da ritornare a cavalcioni su di esso.
Delicatamente, prese la mano di Jessica, ma non prima di aver dato un’ultima occhiata a dove, fino a poco prima, si era trovato YunHo.
Non c’era più.
Sorrise amaramente, mentre le lacrime solcavano le sue guancie.
Poi si voltò verso l’amica e, delicatamente, scese dalla parte opposta, accasciandosi per terra, sfinita.
Jessica la prese al volo, abbracciandola forte.
La sentì singhiozzare.

- m-mi hai fatto davvero spaventare!! Non farlo mai più capito?!! Per favore!!! – aveva detto

- …S-Sica io… - balbettò Yuri rispondendo all’abbraccio

In quel momento, JaeJoong si era avvicinato ad entrambe, con le guancie rigate. Sorrise lievemente e si accucciò con loro, stringendole in un altro abbraccio.

- JJ…- sospirò Yuri piangendo

- ci siamo noi qui con te…hai capito?? – disse Jessica – smettila di pensare di essere sola!! -

- …s-si…-

- ti vogliamo bene… - sospirò JaeJoong

- …uh…r-ragazzi… - esclamò Yuri asciugandosi le lacrime

Rimasero abbracciati, tutti e tre, mentre sentivano gli applausi della gente, soddisfatta di come si erano risolte le cose.
Ora Yuri aveva capito, che il passato non poteva ne cancellarsi e ne, tantomeno, essere modificato.
YunHo era morto ed era semplicemente così. Aveva ancora i suoi amici più cari, che le volevano bene.
Poteva dire di avere ancora una vita.
E proprio in quel momento, lo rivide di nuovo.
YunHo era lì, in piedi, a pochi metri da loro, sull’asfalto.
E Yuri lo notò subito, quel suo sorriso che l’aveva sempre accompagnata dovunque andasse.
Stava sorridendo, finalmente aveva rivisto il suo sorriso.

- …Yu...YunHo sta…sorridendo… - esclamò con un filo di voce, sorridendo tra le lacrime

Jessica e JaeJoong rimasero a bocca aperta.
In particolare, il ragazzo sembrò però rattristarsi e abbassò lo sguardo, timidamente.
Tutti e tre si strinsero nuovamente.

- …si…sta sorridendo… -sospirò Jessica infine, disegnando un sorriso sulle labbra

E non era una bugia questa volta.
Lo aveva visto davvero.
Lo avevano visto tutti e tre.
YunHo sorrideva ed era lì con loro in quel momento.
E ci sarebbe sempre stato, qualunque cosa fosse accaduta.


stelle vi prego promettetemi che per l'ultima volta

potrò volare dal mio amore

ancora…



~ 14 - Promettersi di Ricordare ~

Nel cuore della notte, una macchina si ferma nel bel mezzo della strada. E’ tutto silenzioso, non vi è anima viva.
Un ragazzo scende dalla vettura e si appresta , con fretta, a raggiungere a piedi una villetta, poco lontano.
Sul cancello, semi aperto, c’è un cartello giallo, piuttosto abbagliante:

VIETATO L’ACCESSO



Il ragazzo sospira ma entra ugualmente. Non è certo il tipo da farsi intimorire da certe parole.
Con una velocità quasi incredibile, con la mente offuscata da bagliori, qua e la, si ritrova in una stanza, piuttosto grande. E’ buio e fa freddo. Dev’essere da parecchio tempo che non viene acceso nessun tipo di riscaldamento. Si sente l’odore quasi impercettibile di polvere su ogni oggetto e, persino sulle pareti si può scorgere lo sporco, riflettuto dai raggi della luna, che filtra dalle finestre.
Il giovane deglutisce amaramente e cammina, osservando la stanza e cercando di capire.
Cercando di ricordare.
Ma non c’era niente che lo aiuti a ricordarsi di quella notte.
Pensa a tante cose.
Pensa al volto di colui che aveva ucciso.

Lo sai che è colpa tua vero?

Il ragazzo spaventato si volta dalla parte opposta e, per poco, non urla.
Davanti a lui, c’è un ragazzo.
C’è un fantasma.
Il suo fantasma.
Indietreggia di qualche passo, impaurito.
Vede il sangue sgorgare da quel fantasma, che, serio, continua a guardarlo.
Il pavimento si macchia di rosso e, benché non ci sia luce, si capisce chiaramente.

Sei tu che mi hai ucciso…

“n-no…non è vero…” cerca di dire sempre più impaurito

Ma quel fantasma continua a guardarlo, assumendo uno sguardo sprezzante

Mi hai rubato la felicità…

“...n-no!!”

È tutta colpa tua…

“NOOO!!”





- ….JaeJoong!! -


Il ragazzo spalancò gli occhi all’improvviso.
Il suo cuore palpitava sempre più forte, come se avesse voluto uscire dal corpo dentro il quale era imprigionato.
Aveva le mani che affondavano le proprie dita nel lenzuolo, stropicciato per la presa molto forte, si sentiva le gocce di sudore cadergli dalla fronte e, spaventato, si guardò intorno, senza capire per un attimo.

- JJ! Riprenditi!! -

Accanto a lui, Jessica gli teneva una mano, preoccupata.
Era seduta sul letto dove aveva lasciato che il giovane continuasse a riposare indisturbato, nel suo appartamento.

- …s…Jessica… - balbettò il moro cercando di calmarsi

- ssshhht…va tutto bene… - esclamò dolcemente - è stato solo un brutto sogno… -

- … -

JaeJoong realizzò che effettivamente, lo era stato davvero. Lui era lì, con la sua ragazza, nel suo appartamento, al sicuro.
Senza fantasmi o altre stranezze.
Sospirò, contento di essersi svegliato da quell’incubo terribile.
- …tutto bene? Vuoi un po’ d’acqua? - domandò lei premurosa

- …n-no… - disse – ho solo bisogno di una doccia… -

- è ora che ci sbrighiamo…gli altri saranno già in partenza… - gli ricordò Jessica dandogli un bacio sulla fronte

- ok…mi bastano dieci minuti…i-intanto aspettami pure di là… - annuì JaeJoong alzandosi col busto e togliendosi le coperte di dosso

- …ok… - sorrise

La ragazza, ancora un po’ preoccupata, si alzò e fece per uscire dalla stanza.
JaeJoong venne colto però dal desiderio di fermarla, senza pensarci. Era da giorni che voleva domandagli una cosa.

- Sica!! – esclamò

Lei si bloccò a metà strada e lo guardò stupita

- mh? -

- …ma… - cominciò incerto – se ne va davvero? non hai potuto… -

Jessica lo bloccò sulle sue parole

- no – tagliò corto amaramente - …è una decisione per la quale nemmeno io posso fare qualcosa… -






29 Dicembre
- 4 giorni alla sentenza finale.








L’aeroporto di Seoul quel giorno, come tutti gli altri, era ghermito di persone. Un continuo via vai di passeggeri che partivano o tornavano da chissà quale paese.
C’era che se ne andava all’estero per lavoro, chi semplicemente voleva rilassarsi e godersi una bella vacanza natalizia in un qualche paese esotico e passare il capodanno in allegria e chi, tristemente, stava per dare gli ultimi saluti prima di una partenza importante.

- su ragazzi…smettetela di fare quelle facce… -

Yuri, in tenuta da viaggio con la borsa a tracolla che le penzolava da un fianco e la propria valigia tenuta in equilibrio da una delle mani libere, mostrò un sorriso consolatore, alzando lo sguardo verso i suoi amici, che, tristi, non sapevano davvero che cosa dire.
Jessica e JaeJoong si erano lanciati uno sguardo nervoso mentre JunSu e LiYin si erano limitati a rispondere al sorriso dell’amica.

- …allora hai proprio deciso? – domandò LiYin

Yuri assunse uno sguardo un po’ teso, abbassando gli occhi all’improvviso e sospirando.

- …si – tagliò corto - …penso che ci farà bene…a me e a mio padre… -

- dove andrete adesso? – chiese a sua volta JaeJoong

- in Giappone, dai miei parenti…studierò a Tokyo,spero di riuscire a recuperare l’anno in fretta… - sospirò amaramente

- …. -

Jessica sembrava non avere nulla da dire. Per tutto il tempo era rimasta in silenzio, col volto basso e immobile, senza guardare l’amica nemmeno per un istante.

- prenditi cura di te, Yuri… - esclamò JunSu con tono quasi solenne

la ragazza gli sorrise.
Passarono altri istanti e tutti e cinque rimasero in silenzio, mentre Yuri, evidentemente, sperava che la sua migliore amica si decidesse a dirle qualcosa. Anche JaeJoong sembrava sperarlo, lo si capiva da come guardava la sua ragazza, sembrava trasparire una certa insistenza.

- …ci…mancherai tanto… - disse LiYin correndo a darle un abbraccio

JunSu fece un cenno con la fronte, senza scomporsi. JaeJoong, lasciò la mano di Jessica e strinse Yuri in un caldo abbraccio.
Lei sorrise, ancora una volta dolcemente, rispondendo con lo stesso grande affetto. Perché, quell’abbraccio, lo sapeva, doveva servire a consolarli a vicenda: perché entrambi avevano per una persona a loro cara.

- studia filosofia, mi raccomando – sorrise tiepidamente JaeJoong, cercando di scherzare

- …sarà dura…senza il vostro aiuto… - sospirò Yuri

Sentiva un magone terribile allo stomaco nel vederli così tristi. Avrebbe davvero voluto restare con loro, ma in fondo al cuore, sapeva, sentiva che Seoul non era più un posto per lei. A quella città erano legati tanti ricordi felici ma altrettanti che preferiva dimenticare.
Qualche volta, in quei giorni, si era chiesta se la vecchia Yuri, quella che scherzava sempre per ogni cosa, fosse mai potuta tornare, se la vera se stessa sarebbe saltata fuori come prima.
Prima della morte di YunHo, quando ogni cosa, per quanto avesse sfaccettature di ogni tipo, era perfetta.
Ore, lei se ne stava andando a vivere una vita nuova, una ‘seconda esistenza’ dove non c’erano i suoi amici, la sua lingua, dove avrebbe fatto finta di non aver mai conosciuto nessuno e di non aver mai avuto qualcuno da amare.
In quel momento, un annuncio indicò che per Yuri era l’ora di partire. Il suo aereo era arrivato.

- d-devo andare ora… - esclamò esile, mentre un singhiozzo le venne fuori spontaneo

- te…telefona…qualche volta! - la esortò LiYin cercando di trattenere le lacrime

- …certo! -

Ma tanto, sapeva che non lo avrebbe mai fatto.
Era triste, ma era anche giusto così. In quel momento voleva solo riuscire a dimenticare.

- per qualunque cosa… chiama pure… -disse JunSu cercando di fare l’indifferente

- … -

Ringraziò con gli occhi anche JunSu, e in seguito, fece un sorriso anche a JaeJoong, leggermente in disparte, cupo.


- …sei una stupida… -

Yuri si bloccò all’improvviso.
Tutti i presenti, si voltarono verso Jessica, a sguardo basso, che aveva appena parlato.
Non tremava, ma sia JunSu che JaeJoong, capirono ogni cosa solo dal tono della sua voce rotta.
Jessica stava piangendo in quel momento.

- …Sica… - sospirò Yuri

- non…non dire niente… - sbottò la ragazza

- … -

- ma…Jessica che stai dicendo? – esclamò JaeJoong stupito da quella reazione

Eppure Yuri la guardava immobile, come se niente fosse.

- …tu…tu non hai il diritto di dire nulla…! - continuava

- … -

- TANTO LO SO CHE NON HAI ALCUNA INTENZIONE DI CONTATTARCI, QUANDO SARAI LI’!! -

Aveva urlato con tutto il fiato che aveva in corpo. Alzò lo sguardo, rigato di lacrime amare, mentre nessuno osava dire nulla.
Yuri sospirò pesantemente ma non disse una parola: Jessica aveva ragione. Solo lei sembrava averlo capito.

- …col tempo… vedremo… - si limitò a dire

- credi che dimenticandoci potrai vivere meglio? – chiese Jessica singhiozzando – credi che dimenticandoti di me…sarai più felice? -

- … -

Non sapeva cosa rispondere.
Voelva dimenticare, ma voleva anche farne a meno. In quel momento le veniva in mente solo i momenti felici trascorsi con la sua migliore amica.

- beh, io non ti dimenticherò mai Yuri!! Mai!! – disse quasi esasperata

E senza pensarci due volte, si mise a frugare in una delle tasche interne del suo giubbotto. JaeJoong e JunSu la guardavano perplessi.
Estrasse una foto e la porse nelle mani di Yuri, senza troppa gentilezza, arrabbiata.

- …m-ma? -

Yuri guardò quella foto. E, inevitabilmente, sorrise.
La loro prima e ultima foto, tutti e sei insieme. A stento ricordava quel momento. Era stato un giorno qualunque di scuola che, nonostante tutto era rimasto indelebile nel tempo.
Quel gruppo era lì, immobile, mentre nella realtà era ben diverso. Si stavano sgretolando, uno dopo l’altro.
La strinse forte, abbassando lo sguardo, mentre una lacrima solcava la su guancia.

- non dimenticarti di noi! Di quello che siamo stati!! - singhiozzò Jessica – te ne prego!! -

- …S-Sica… -

E non poterono fare a meno di abbracciarsi forte.
Jesica si sentì sussultare mentre Yuri scoppiò a piangere in un attimo.
Si strinsero forte in quel gesto che sembrava destinato a durare all’infinito.
Era grata a Jessica per ogni cosa: di essere sua amica, di averla sempre aiutata, di averle assolutamente vietato di dimenticare la loro amicizia.
Di averci provato perlomeno.
Sentiva di dovere tanto alla sua migliore amica, ma sapeva anche che non poteva più indugiare.
Quello, sarebbe stato un addio, ne era più che convinta.

- m-mi raccomando testa vuota! - sbottò Jessica asciugandosi le lacrime - non dimenticare quello che ti ho detto… -

- …ti voglio bene… - sospirò Yuri piangendo – ne voglio a tutti voi! -

Gli altri, annuirono cercando di mostrarsi il meno tristi possibile.
Il Padre della ragazza, poco lontano incitava la figlia a sbrigarsi e Yuri, non più ansiosa di partire, a stento cercava di trattenere le lacrime.

- c-ci rivedremo! – esclamò infine con decisione – non vi dimenticherò! -

Jessica, tra i singhiozzi, sorrise dolcemente

- è…è una promessa! – disse facendo un cenno con la fronte

Poi, Yuri si voltò definitivamente. Aveva la propria valigia sorretta da una mano, mentre l’altra stringeva forte la foto che le aveva dato Jessica.
Percorse qualche passo, con la voglia di tornare indietro ma la coscienza di non poterlo fare. Non aveva nemmeno il coraggio di vedere i suoi amici un ultima volta perché, probabilmente non sarebbe stata più così risoluta.
Jessica dal canto suo, la vide allontanarsi, in mezzo alla folla. La vide abbracciare il padre e salutare ancora una volta con la mano, mentre la sua folta chioma scura ondeggiava lievemente ad ogni passo.
Sentì JaeJoong stringerle la mano dolcemente, mentre tentava quasi invano di nascondere la propria tristezza.
Entrambi avevano perso il proprio migliore amico, potevano capirsi perfettamente.

- …sei sicura, di non volerla fermare? – domandò JaeJoong

- … -

- …probabilmente se ne avessi la possibilità, io YunHo lo fermerei… - continuò

La ragazza lanciò uno sguardo al giovane, cupo.
Jessica, vidi ancora Yuri che si faceva sempre più piccola ed invisibile ai suoi occhi, poi sospirò pesantemente.

- …sicura! - esclamò infine – mi ha fatto una promessa, e so che la manterrà… -

Già, si erano promesse di non dimenticare i momenti felici trascorsi insieme.
E sapeva che Yuri non avrebbe mai dimenticato cosa la legava a quella città, a quel paese.
Ora toccava a loro difendere ciò che era stato costruito in quegli anni.
Un’amicizia che sarebbe durata per sempre.
Sperava che quello non fosse un addio. Voleva crederlo, anche se non era del tutto convinta.

Voleva credere che prima o dopo avrebbero scattato un’altra foto tutti insieme

.





**




Sera




**






- Numero 03, Numero 10! -

I due interessati, si voltarono leggermente scoccati. Erano le undici di sera ed entrambi, appena tornati da una perlustrazione, erano piuttosto stanchi e non vedevano l’ora di andare a dormire.
Jessica, in particolare, era diventata piuttosto acida, probabilmente perché, anche se non voleva farlo notare, le mancava già Yuri, benché fosse partita solo da poche ore.
JaeJoong le si parò davanti e rispose al posto suo, nonostante fosse la superiore.

- cosa c’è? - domandò

L’agente che li aveva chiamati, sbuffò a quella risposta seccata

- dovreste venire subito in piazzetta, all’ultimo piano… -esclamò

- …è tardi, siamo piuttosto stanchi… - sbottò il ragazzo

- è…è un ordine del capo – aggiunse -tutti gli agenti devono essere presenti! -

- di che si tratta? – domandò Jessica sbucando da dietro JaeJoong

- ….pare che…Numero 24 abbia…tentato di scappare… -

Jessica e JaeJoong si guardarono allibiti, senza parole.

- C-COSA?! – urlarono quasi all’unisono

- l’esecuzione avverrà tra qualche minuto… -

Senza tempo da perdere, senza altre parole che sarebbero servite solo a sprecare tempo, entrambi si misero a correre, voltando le spalle all’altro agente, dirigendosi all’ascensore che si trovava in fondo al corridoio, mentre inspiegabilmente, i loro cuori palpitavano all’impazzata.



**

**




BANG!

Un colpo secco, preciso, graffiante, partì dalla pistola di Numero 01.
Il vento ululava mentre davanti agli occhi di centinaia di persone, una sentenza era appena stata compiuta, con una freddezza quasi irreale.
Nessuno parlava, nessuno osava andarsene, erano tutti lì, in silenzio,senza batter ciglio per il corpo d quella ragazza accasciato a terra, esamine.
Il capo, a pochi metri dall’esecuzione sospirò pesantemente, mentre Numero 02 a sguardo basso, cercava di intravvedere Jessica e JaeJoong che nel frattempo erano arrivati.
Numero 03, ancora col fiatone per la corse, non poteva credere a ciò che vedeva.

- S-So…Yeon… -

Un giovane agente, probabilmente alle prime armi, era corso fuori dalla fila, non resistendo più a ciò che aveva visto,accasciandosi a terra, accanto al corpo.
Tremando, lo sorresse, adagio, cercando di trovare in quegli occhi una scintilla di vita.

- SoYeon!! – esclamò piangendo -svegliati!! Ti prego!!! -

Ma lei non si muoveva, e ormai aveva smesso di respirare. I suoi capelli color mogano erano tinti di sangue.

- Tsk, è quello che si meritava… - esclamò ad un certo punto Numero 01 - era solo una traditrice… -

- non è vero!! lei…lei era… - obiettò l’altro Agente disperato

- ha cercato di scappare… - intervenne il capo in quell’istante – avrebbe potuto rivelare ogni cosa su di noi… -

- e questo è quello che succede a chi volta le spalle all’agenzia! – rise Numero 01

- SoYeon non aveva mai fatto del male a nessuno!!! Non ci avrebbe mai traditi!!! – spiegò invano il ragazzo che ancora stringeva il corpo della giovane agente

- ne avevamo le prove…non possiamo essere tolleranti! - spiegò l’altro con la pistola ancora fumante

- S…SoYeon… - sospirò il giovane – perché lo avete fatto?! Lei amava l’agenzia, era la sua casa!!! -

- hai detto bene, ‘era’! – rispose l’altro seccato – e non si tradiscono i propri fratelli!! –

- m-ma no…lei non… -

- torna al tuo posto, che dobbiamo rimuovere da qui questa cosa immonda… - sbottò Numero 01

- n-no, voglio restare con lei!! – obiettò il ragazzo

Jessica, poco lontano, era in fibrillazione. E anche JaeJoong aveva il cuore in gola. La giovane fece per muoversi e bloccare quella situazione, ma il fidanzato la fermò, prendendola per un braccio: non avrebbe potuto fare niente e lo sapeva anche lei.
Ma allora, perché il capo non faceva niente per fermare Numero 01?

- agente, è un ordine, torna al tuo posto! - ripeté

- n-no… - rispose – p…preferisco morire, per quello che vale!!! -

Non era nemmeno sicuro di quello che stava dicendo

- guarda che non ci metto niente a farti un buco in testa… -

e caricò la pistola, pronta a colpire di nuovo

- ADESSO FINISCILA IDIOTA!! -

Numero 01 si bloccò sul proprio gesto. Credeva di non aver sentito bene, ma si era completamente sbagliato. Persino il capo ne rimase alquanto perplesso.
Numero 02 aveva avanzato di qualche passo, con la pistola puntata verso 01. sembrava arrabbiato e confuso dalla situazione.
Tutti sprofondarono ancora di più nel silenzio, increduli, a guardare l’altro loro superiore.
Anche Jessica e JaeJoong rimasero perplessi.

- che cosa vorresti fare 02? Sto solo dando una lezione a questo impertinente… - spiegò l’agente sorridendo

- metti giù quella pistola o ti giuro che sparo!! – esclamò JunSu serio

- Numero 02 smettila – ordinò il capo

- con tutto il rispetto, capo, mi pare che stiamo esagerando un po’… - disse tenendo la pistola puntata

- la tua codardia viene sempre a galla eh?! – sogghignò Numero 01

- così come la tua stupidità… - sbottò JunSu – non ti sembra di aver causato già abbastanza dolore per oggi?! - disse

Non volava una mosca. L’unico rumore che is sentiva era quello del vento gelido che penetrava attraverso i vestiti.

- te lo ripeto, smettila di giocare con l’infelicità degli altri, oppure sparo… -

- cos’è? Ti sei addolcito dopo aver visto quella traditrice morire? –

JunSu non rispose, anzi, puntò il braccio in direzione dell’agente

- …tsk, quanto scommettiamo che non lo fai? – domandò Numero 01 sul punto di premere il grilletto

- vuoi vedere? -

- basta così, figli! - intervenne il capo alzando la voce – sono stanco di sentirvi discutere… - sospirò quasi afflitto

Entrambi abbassarono le armi e si guardarono in malo modo.
Jessica notò che JunSu le aveva appena lanciato uno sguardo riassicuratore, ma che lei non aveva inteso come tale inizialmente.
In quel momento di tensione non resisté più e, senza dire nulla, si fece largo tra la folla.

- …Sica!! Aspetta! – sussurrò JaeJoong seguendola

- ognuno torni nel proprio appartamento…e qualcuno lo accompagni in infermeria… - esclamò il capo facendo un cenno all’agente che era ancora per terra accanto al corpo, tremante e incredulo della situazione

Pian piano la folla si disperse. Tutti salutarono rispettosamente il capo e i superiori, dirigendosi verso i vari ascensori. Sembrava che per loro non fosse successo niente di che, nessuno rimase a guardare quel cadavere nel bel mezzo della piazzetta. Era una normale routine per loro, certo, non succedeva tutti i giorni un fatto del genere, ma non era inevitabile. A volte capitava che qualche figlio perdesse la retta via, e la prima cosa che insegnavano ad ogni agente era quella di restare sempre fedeli alla propria ‘famiglia’-

- Numero 01… -

- capo? - disse il giovane

- …assicurati di dare degna sepoltura alla ragazza… - sospirò

- sissignore… -

- …in quanto a te…02… - continuò

JunSu rimase immobile in piedi

- ….ti invito a seguirmi…nei sotterranei… - concluse distogliendo lo sguardo

Il ragazzo fece una piccola smorfia e s’incamminò dietro il capo.
Aveva detto quelle cose senza nemmeno rendersene conto. Era successo per la seconda volta. per la seconda volta si era intromesso per cercare di risolvere una situazione più grande di lui, senza riuscirci ovviamente.
La verità era che vedere quell’esecuzione a sangue freddo, gli aveva fatto tornare in mente ‘lei’. Ogni cosa che faceva sembrava non bastare mai…quella ragazza, YunHo, tutti loro erano stati sacrificati benché avesse cercato di impedirlo.
E, come in precedenza, sapeva che il suo corpo ne avrebbe pagato le conseguenze



**




- Jessica!! -

La ragazza si fermò a metà corridoio, senza voltarsi indietro.
JaeJoong l’aveva seguita fino a lì, preoccupato dalla sua reazione.
Avevano entrambi il fiatone, ma Jessica sembrava meno affannata di lui.

- …tutto bene? -

- … -

t-ti accompagno a casa dai… - cercò di ridere il ragazzo

- te lo ricordi JJ? – domandò Jessica all’improvviso

- ...cosa? – domandò incerto

- ti avevo detto... – iniziò - che finché c’era Yuri non avrei mai pensato a cose come la fuga… -

- …s-si, lo ricordo…embè? - domandò ancora

Non riusciva a capire cosa le passasse per la mente in quel momento
La sentì solo sospirare pesantemente.

- …ebbene….ora lei non ha più bisogno di essere protetta… -

- … -

- ed io voglio la libertà che mi spetta… -

- ..S…Sica… - sospirò JaeJoong

- la R.A.R non è il posto che credevo! – continuò la ragazza – ho capito che non voglio più vedere gli altri soffrire! -

- … -

- JJ… -

- … -

- io, se vorrai…scapperò insieme a te, per la nostra libertà! -


Quando sembra che stia per iniziare una vita nuova,
basta una mossa sbagliata.
E tutto crolla.

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