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(le storie che vengono postate, anche se spinte, non sono reali e nessuno è obbligato a leggerle quindi se deciderete di farlo e ne rimarrete sconvolti gli amministratori del blog non ne avranno nessuna colpa in quanto hanno avvisato i lettori)

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Tratta/Fandom: i protagonisti della storia e le rispettive coppie se d'amore.

Tipo/Genre: tipo di Fanfiction, i tipi sono molto semplici e tutti possono capire senza quei PG-NG bla bla che io personalmente trovo molto incasinati^^

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ecc...(in costruzione)

ogni tipo di fic avrà a lato una descrizione

(scene semplici, contenuti normali) Storia adatta a tutti, ma attenzione al Tipo di storia (per esempio una Yaoi o Yuri anche se adatta a tutte potrebbe comunque avere scene di baci o altro che non tutti gradiscono)

(scene esplicite, contenuti espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevo che la storia avrà delle parti esplicite e non adatti a tutti.

(scese esplicite, contenuti molto espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevole che quello che leggerà avrà sicuramente scene forti e non adatte a tutti.

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grazie per l'attenzione e buona lettura
Masayume e Marieluna

FANFICTION FANTASY

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Masayume

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tutte le storie sono frutto della fantasia delle scrittrici / scrittori, quindi non contengono fatti realmente accaduti a parte diverse descrizioni delle stesse autrici/autori.
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Masayume e Marieluna

mercoledì 6 gennaio 2010

The show must go on


Autrice:
.::Nakashima::.
Tratta: Dong Bang Shin Ki
Tipo: Yaoi (Yunho/Jaejoong) (Yoochun/Junsu/Changmin)




"Ti sei mai innamorato?
Ti sei mai ritrovato a provare emozioni che...non credevi esistessero?
Hai mai desiderato talmente tanto una persona da...morire per lei?
Hai mai provato tanta passione da...consumare lentamente ed inesorabilmente il tuo animo logorandolo e consumando ogni fibra di esso?
Io si.
Ma...l'amore che provavo io non era un normale amore.
Molti lo avrebbero considerato malato, immorale, contro ogni legge della natura eppure...a me non faceva paura. Ero consapevole di cosa avrebbe comportato quell'amore così "sbagliato" per molti.
Eppure...a me non importava.
Ed ancora pensavo di poter rivoluzionare il mondo.
Cosa mi importava degli altri?
I miei genitori non mi avrebbero più parlato...avrei perso milioni e milioni di fan, molto probabilmente tutti i miei amici mi avrebbero abbandonato e...sarei rimasto da solo.
Con lui.
E non m'importava.
Non mi interessava delle altre persone intorno a me, pensavo solo a lui, ai suoi occhi, al suo sorriso alle sue mani sulla mia pelle.
Cosa mi importava di tutto il resto se il mio mondo era li con me?
Eppure...ero così infantile ed ingenuo al tempo.
Ma anche crescendo vedo...di non aver smesso di credere nelle favole.
Povero me."

"Junsu dobbiamo andare ce la diamo una mossa?" urlò una voce dall'altra parte della stanza attirando l'attenzione del più piccolo che perso nei suoi pensieri scribacchiava qualcosa su un foglio di carta.
Il ragazzo alzò lo sguardo posandolo sulla figura del moro.
"Si..scusa Jae arrivo" sospirò richiudendo l'agenda e poggiandola delicatamente sul divano per poi alzarsi e dirigersi verso la porta per uscire.
Un concerto.
Quella sera avrebbe dovuto affrontare un concerto e...la paura si impossessava sempre più della sua persona e sembrava volesse fermarlo e non lasciarlo uscire da quell'appartamento in cui da mesi si era ormai barricato per non vedere più nessuno.
Per non vedere lui.
"Hey! Stà tranquillo andrà tutto bene non c'è nulla di cui preoccuparsi" sorrise Jaejoong accorgendosi della tristezza dell'amico e dandogli un leggero pugno sulla spalla.
Junsu alzò lo sguardo di rimando e provò a sorridere per rassicurare l'amico ma le sua labbra si persero in una sorta di buffa smorfia priva di ogni senso.
Ma...sapeva che Jaejoong se lo sarebbe fatto bastare.
Sapeva che il suo amico non avrebbe preteso di più.
Sapeva che non avrebbe chiesto ciò che non avrebbe mai potuto ottenere.
Infondo il suo sorriso era morto mesi prima.
Si era arrestato nel giro di qualche secondo e...non era più tornato ad illuminare quel viso così pieno di gioia.
Salì nella macchina che li attendeva in garage camminando lentamente.
Ce l'avrebbe fatta?
Erano mesi che provavano.
Ma lui...chiuso nel suo mondo non aveva mai provato nessuna emozione per quelle canzoni scritte da Jaejoong che...era costretto a cantare.
Infondo il suo essere era chiuso solo tra quelle parole.
Il suo sorriso era imprigionato solo tra quegli occhi.
E la sua anima era legata solo a quella anima.
Come avrebbe fatto a resistere?
Come avrebbe fatto a fingere dinanzi a milioni di fan di essere felice in quel posto quando l'unico desiderio che passava nella sua mente in quel momento era essere dall'altra parte del mondo tra le sue braccia?
Come?
Guardava distratto fuori dal finestrino.
Le luci si susseguivano velocemente creando delle scie colorate che rapivano il suo sguardo lasciandolo perdere in esse e lasciando che la sua mente si liberasse e si svuotasse per qualche secondo lasciando il suo cuore respirare per qualche attimo prima che l'intero peso del suo mondo ricominciasse a cascare su di lui imprigionandolo con forza e lacerandolo sempre di più.
Jaejoong parlava.
Ma lui non lo ascoltava più ormai.
Era li.
Da solo.
Non voleva sentire nulla.
Nessuna voce.
Nessuna melodia.
Niente.
Avrebbe voluto ascoltare solo una melodia.
La sua voce.
Ma...non era più con lui.
E lui non avrebbe potuto fare assolutamente nulla.

"Jaejoong! Junsu! Siamo qui..." urlò una voce non appena i due ragazzi furono scesi dall'auto.
Contemporaneamente si voltarono e la figura di Yunho sorridente li accolse.
Jaejoong rise energico e cominciò a correre verso il leader.
Junsu rimase indietro fissando i due abbracciarsi come vecchi amici che si rivedono dopo anni di lontananza.
Sorrise.
Malinconico.
Chissà se anche a lui sarebbe mai capitata una cosa del genere.
Forse no.
Forse si.
Forse doveva smetterla di farsi così tanti complessi.
"Ciao" sorrise avvicinandosi ai due.
Yunho lo fissò sorridendo dolcemente.
Ormai non poteva fare nulla per mascherare le sue sensazioni.
Nulla per impedire di essere letto come un libro completamente aperto.
Nulla per impedire alla tristezza di regnare trionfante sul suo volto.
"Baka" sussurrò Yunho stringendolo forte a sè.
Junsu rimase spiazzato da quel gesto.
Da quanto tempo qualcuno non lo abbracciava.
Il profumo di Yunho lo circondava e lo avvolgeva.
Sorrise pensando che fosse proprio la stessa fragranza presente costantemente sui vestiti di Jaejoong.
Le forti braccia del leader lo stringevano.
E lui si perdeva su quel petto forte, quel petto che tante volte gli aveva dato conforto.
La nostalgia lo assalì di nuovo.
Ma stavolta qualcosa di diverso assalì il suo cuore.
Il ricordo dei vecchi tempi, il ricordo dei vecchi concerti...il ricordo di vecchie interviste passate a ridere come matti o il ricordo di quei dvd che giravano viaggiando verso luoghi diversi e visitando i posti più strani.
Il ricordo di loro cinque insieme.
Un ricordo ormai sbiadito nella sua mente.
Quanto tempo era trascorso dalla loro ultima vacanza insieme.
Dal loro ultimo concerto insieme.
Quanto tempo era trascorso dal loro ritrovarsi in una stanza e ridere e scherzare come dei bambini.
Ma tutto questo non esisteva.
Non più.
"L'ho sentito sai?" sussurrò Yunho accarezzandogli i capelli.
Junsu alzò lo sguardo e puntò i suoi occhi lucidi in quelli del compagno.
Una vena di speranza li inondava.
"Cosa...cosa ti ha detto?"
Yunho sospirò.
"Niente di che...il lavoro procede bene. Lo hanno assunto anche come modello...finalmente può fare ciò per cui si è sempre vantato" rise il ragazzo tristemente.
"Mh...gli hai detto di noi?"
"Si."
"Immagino che...non abbia accettato la proposta della casa discografica"
Yunho si portò una mano tra i capelli spostando il suo sguardo su Jaejoong che intanto lo guardava sconsolato.
"Ho fatto di tutto per convincerlo ma...non vuole più sentir parlare di sm entertainment, non crede più alle loro parole e alle loro promesse e..."
"...e non crede più ai TVXQ non è vero?" rise Junsu sarcastico.
Yunho abbassò lo sguardo dispiaciuto.
"E non crede più neppure a Jaejoong a Yunho a Changmin e al suo ex ragazzo Junsu...non crede più a nulla solo a ciò che quel fottuto Paese gli offre non è così? Bene! Continueremo per la nostra strada...non...non abbiamo bisogno di lui" sbottò Junsu allontanandosi dal leader e dirigendosi verso il suo camerino.
Lasciandosi indietro Yunho.
Lasciandosi indietro tutto ciò che ancora lo teneva in contatto con lui.
Lasciandosi indietro ogni cosa.
Era stufo.
Stufo di tutta quella situazione, stufo di dover sentire il suo cuore a pezzi ogni volta.
Non era stato lui a lasciarlo.
Non c'era nessun motivo per sentirsi in colpa.
Non era giusto.
Yoochun se n'era andato era solo un ricordo solo una storia ormai passata che non doveva più contare.
I tvxq sarebbero tornati anche se in quattro e questo era ciò che contava ora.
Perchè doveva stare male per una persona che non regalava seconde chance neppure ai suoi migliori amici?
Perchè doveva stare male per una persona che lo aveva lasciato come se nulla fosse nonostante dicesse di amarlo?
Cosa se ne faceva di un amore che non poteva provare sulla sua pelle?
Niente.
Entrò nel camerino e senza degnare di uno sguardo Changmin seduto accanto allo specchio si buttò sul divanetto in pelle portandosi le mani al volto.
"Hyung" sussurrò Changmin vedendolo sconvolto.
Junsu non si muoveva.
Era stufo.
Stufo di tutta quella situazione.
Stufo di tutto quel dolore.
Stufo di Yoochun.
"Junsu Hyung cosa è successo?" chiese apprensivo Changmin alzandosi dalla sedia e sedendosi sul divanetto accanto a lui.
Junsu lasciò cadere le mani sulla candida pelle che rivestiva il divano ed apatico guardava dinanzi a sè.
Non aveva più la forza neppure di parlare.
"Hai parlato con Yunho?" chiese ancora il più piccolo preoccupato dallo sguardo perso dell'amico.
"Non voglio più sentirlo nominare...non voglio più vederlo. Mai più" sussurrò con calma Junsu mentre gli occhi di Changmin seguivano ogni suo movimento.
"Non...non devi più stare male per lui"
"No"
Junsu chiuse gli occhi portando la testa all'indietro.
Non doveva più soffrire.
Non doveva più stare male.
Era ora di cambiare.
Era arrivato il momento di voltare pagina.
E per quanto doloroso lui ce l'avrebbe fatta.
Non era da solo ora.
Alcune lacrime cominciarono a scivolare lentamente dai suoi occhi.
Piccole goccioline invisibili.
Solcavano il suo viso lanciandosi intrepide in una disperata corsa verso le sue labbra.
Changmin le notò e portando una mano al volto di Junsu cancellò dal suo volto quelle scie umide accarezzandolo dolcemente.
Junsu aprì gli occhi e in un attimo fu addosso a Changmin.
Si gettò tra le sue braccia e lo abbracciò forte poggiando la testa sul suo petto.
Le lacrime cadderò sempre più forti.
E la tristezza ricominciò ad avvolgere il suo cuore senza lasciargli alcuno scampo.
"Hyung..." sussurrò Changmin dopo aver circondato il corpo dell'amico con le braccia.
"Io...voglio...voglio solo lui"
Changmin sospirò.
"Lui non c'è ora...e non ci sarà più. Junsu devi riprenderti. Non puoi continuare a vivere come un automa...non puoi continuare a guardarti indietro devi voltarti in avanti e guardare la strada che ti si para di fronte. Devi reagire anche se so che è difficile io so che tu puoi farcela...noi tutti siamo con te"
Junsu si strinse di più a lui.
Il dolore si accentuava ad ogni parola di Changmin.
E graffiava.
Faceva male.
Ogni singola lettera era come una pugnalata al cuore.
Non avrebbe resistito.
"Io non posso reagire senza di lui"
"Ma lui non c'è"
"Non m'importa...cesserò di esistere anche io"
Changmin prese il viso di Junsu tra le mani e lo costringe a guardarlo.
I suoi occhi scuri si perdevano in quelli umidi del compagno in uno sguardo minaccioso che non ammetteva repliche.
"Non osare dirlo mai più" sibilò arrabbiato.
Junsu lo guardò confuso.
"Io non sopporterei di perdere anche te. Non ce la farei va bene?" continuò il più piccolo riabbracciando poi Junsu.
Le lacrime continuavano a cadere ed i singhiozzi facevano da sottofondo al silenzio che vigeva in quella piccola stanza.
Tutto ormai perdeva senso.
Ed anche quelle lacrime cristalline sembravano cadere inutilmente.
Lo aveva perso.
E neppure quelle lo avrebbero riportato indietro.

***



La pioggia si abbatteva con vigore su di lui.
A ripararlo solo un ombrellino nero.
Come tutto il resto del suo vestiario.
Forse così la sua speranza di non dare nell'occhio sarebbe andata a farsi benedire.
Sembrava più un becchino o uno iettatore.
Altro che fan dei tvxq.
Rise di sè.
Quanto era stupido.
Perdeva tempo a fare una fila di ore e rischiando di essere ucciso dalle fan se lo avessero riconosciuto quando poi, gli sarebbe bastato mostrare il suo volto allo staff per poter accedere al backstage.
Ma lui non era li per parlare ancora con loro.
Da bravo stupido si era lasciato rapire dall'emozione.
Non aveva resistito alla calda voce di Yunho.
Alle suppliche di Jaejoong e alle finte minacce di Changmin.
Era tornato.
Solo per riprovare ancora una volta nel suo cuore, il calore di un palazzetto pieno di fans che urlava a squaraciagola il loro nome.
Solo per rivedere ancora una volta i suoi amici sorridere felici cantando e ballando sul palco.
Solo per rivedere Changmin imitare in malo modo Junsu e la sua strana risata.
Ma...più di tutto era ritornato per lui.
Voleva vederlo di nuovo dal vivo.
Voleva ascoltare di nuovo la sua voce.
Voleva vedere di nuovo la luce nei suoi occhi e il suo tenero sorriso.
E...ormai non gli bastavano più i cd e le riviste e le interviste.
Voleva di più.
Ma sapeva che le sue erano solo vane speranze.
Junsu non lo avrebbe mai perdonato.
Non lo avrebbe mai accettato di nuovo al suo fianco.
Molto probabilmente lo aveva cancellato completamente dal suo cuore e...lui non gliene faceva nessuna colpa.
Era stato lui a lasciarlo mesi prima.
Era stato lui a girare le spalle a tutti loro.
Lui che non fidandosi più delle false promesse della casa discografica aveva detto addio a tutti loro ed era partito per l'America.
Ma...in realtà lui non aveva nessuna colpa.
Non poteva continuare a navigare nei sensi di colpa.
Lo aveva fatto per il loro bene, per il suo bene e non gli importava se tutti lo avrebbero creduto un traditore, l'importante era che tutti loro fossero felici.
Che Jaejoong e Yunho potessero continuare a stare insieme, e che Junsu fosse sereno consolato magari da Changmin.
Lui...sarebbe stato bene.
Aveva il suo lavoro come cantante e modello in America.
Presto avrebbe venduto i suoi dischi anche in Giappone e sarebbe ritornato sicuramente nella sua terra in Corea.
Era felice per il ritorno sulle scene dei tvxq dopo anni di dispute legali.
Ed anche se con un membro in meno sapeva che non sarebbe cambiato nulla, i suoi amici sarebbero sempre stati gli Dei sorgenti dell'Est e lui li avrebbe sempre sostenuti con tutto il suo essere.
Quattro stelle che formavano il suo cuore.
Ormai saperli di nuovo insieme lo faceva sentire sereno.
Sapere Junsu tra le braccia di persone che davvero ci tenevano a lui lo rassicurava.
E sarebbe andato avanti con il sorriso.
Anche se difficile.
"Ecco a lei il biglietto" sorrise la signorina al di là del bancone porgendogli un biglietto con il numero del suo posto stampatovi sopra.
"Grazie mille" sussurrò per poi dirigersi verso l'arena.
Sarebbe stato meglio tenere il cappello in testa.
Gettò un'occhiata al biglietto.
Fila C numero 4.
Perfetto era capitato anche alle prime file.
Sospirò.
"Speriamo che nessuno si accorga di me. Dio voglio morire" pensò dirigendosi lentamente al suo posto.
Guardò il palco immenso.
Un senso di vuoto si propagò nel suo ventre.
Per quanti anni aveva solcato quei grandi palcoscenici con i suoi amici.
Ballando.
Cantando.
Ridendo e scherzando.
I riflettori erano tutti puntati verso il palco.
Questo lo rassicurava non poco.
Con tutte le luci che i suoi amici avrebbero avuto puntate addosso di certo non lo avrebbero mai notato.
Anche se parte di lui sperava con tutta sè stessa potesse accadere l'opposto.

***



"Bene. Siamo qui dopo anni. Abbiamo affrontato un periodo burrascoso ma ne siamo usciti da vincitori, siamo ancora i grandi tvxq e siamo tornati. Siamo ancora qui e continueremo ad esserci, nonostante un pezzo di noi si è staccato e continua a vagare da solo noi ci siamo e ci saremo per l'eternità. Dopo mesi di prove è giunto il nostro momento, è un pò come un secondo debutto quindi...diamo il meglio di noi non arrendiamoci mai e continuiamo a regalare emozioni a quelle persone che sono li fuori e urlano il nostro nome continuando a darci coraggio. Ok?" disse Yunho serio guardando gli amici raccolti intorno a lui con le mani unite le une sulle altre in una specie di rituale romanzesco.
"Si. Possiamo farcela." sorrise Jaejoong guardando Yunho.
Changmin guardò gli amici allargando le labbra in un sorriso e stringendo poi il fianco di Junsu accanto a sè.
Questi lo guardò intimorito.
Era davvero certo di volere tutto quello?
Era davvero sicuro di voler affrontare di nuovo quella vita senza di lui?
Guardò gli amici.
E sorrise.
Nonostante facesse male.
Si.
Ne era sicuro.
O meglio, ci avrebbe provato.
Non era solo.
Si staccarono camminando in contemporanea verso le rispettive entrate.
Le luci del palco li accoglievano.
Le urla delle fans coprivano ogni suono intorno a loro.
Il calore di quei cuori li avvolgeva in un dolce e confortante abbraccio.
E quel mare di persone urlanti non faceva altro che dargli forza e coraggio.
Per un nuovo inizio.

Le luci gli offuscavano la vista.
Le fan urlavano ai suoi piedi ma neppure le vedeva.
Concentrato a cantare.
Concentrato a ballare.
Concentrato a non rovinare tutto.
Si era promesso di essere forte, se non per sè stesso per i suoi amici.
Non poteva mandare tutto a rotoli, mesi e mesi di prove.
E non poteva rovinare la fiducia che loro riponevano in lui.
Doveva farsi coraggio ed andare avanti.
The show must go on.
Come dicevano i Queen.
Come diceva lui.
Il concerto era ormai giunto a termine.
Solo una canzone mancava per poter porre fine a quella serata.
Una sola canzone.
L'unica che lui non avrebbe mai voluto cantare.
Si ritirò dietro le quinte insieme agli amici.
"Su ragazzi cambiatevi alla svelta che dovete uscire un'ultima volta" li incitò il manager dando pacche sulle spalle a tutti loro.
Junsu camminava con lo sguardo abbassato stringendo la bottiglia d'acqua tra le sue mani.
"Junsu sono fiero di te!" affermò Yunho arrivando dietro di lui e poggiandogli una mano sulla spalla.
Il ragazzo alzò lo sguardo confuso.
"P-perchè?"
"Perchè ancora una volta ci stai dimostrando quanto sei forte e quanto ci tieni a noi e alla band. Sii sempre fiero di te e cerca di sorridere sempre, noi saremo accanto a te per permetterti di farlo sempre"
Junsu sorrise.
"Grazie Yunho"
"Non ringraziare me...ora muoviamoci o faremo tardi" rise l'amico correndo verso il camerino.
Già.
Doveva essere forte.
In qualsiasi occasione, avrebbe dovuto imparare a sopportare il dolore.
Ed anche se il suo cuore sanguinava, avrebbe imparato a sopportarlo e a sorridere, per i suoi amici.
Solo per loro.
"Junsu devo dirti una cosa!" piagnucolò Jaejoong attaccandosi al braccio del ragazzo ancora perso nei suoi pensieri.
"Mh?"
"C'è un tipo seduto in terza fila proprio davanti al palco che...mi fa paura. Yunho non mi ascolta" disse il ragazzo disperato.
"Ehm...perchè ti fa paura?" chiese Junsu stranito.
"Eh sembra un becchino...è vestito tutto di nero, ha persino un cappello in testa è...terribile. Ho paura" sospirò Jaejoong abbassando lo sguardo.
"Si ma...non possiamo mica buttarlo fuori? Dai stai tranquillo vedrai che non è niente e poi il concerto è praticamente finito, non guardarlo."
Jaejoong sospirò.
"Mh...io ho comunque paura"
"Daiiiii baka! Non c'è niente di cui aver paura. Ora corriamo altrimenti Yunho ci spara" rise il più piccolo per poi avviarsi con passo spedito verso il camerino.

***



Era da due minuti che non faceva altro che fissarlo e già lo odiava.
Non riusciva a capire il perchè ma...ogni singolo centimetro di quello strumento lo infastidiva.
A partire da quel bianco così puro ed immacolato, a quei tasti neri in contrasto con tutto il resto.
Le finiture in argento poi non facevano altro che aizzare quel fuoco vivo dentro di lui.
Odiava quel piano.
Nonostante fosse sempre lo stesso ad ogni concerto.
Nonostante prima lo aveva sempre amato.
Ora lo odiava con ogni singola fibra del suo corpo.
E l'immagine di lui sedutogli dinanzi che con le sue dita affusolate componeva soavi melodie non faceva altro che ucciderlo sempre di più.
"La ricordi la canzone?" sussurrò Changmin dietro di lui cingendo con le braccia i suoi fianchi.
Un gesto comune.
Un gesto che osava ripetere ogni volta.
Ma li, in quell'istante, dinanzi a quel piano, quello era un gesto che non faceva altro che irritarlo.
"Come potrei dimenticare una nostra canzone?" rispose secco lasciando Changmin basito.
"Scusa...ti senti bene?"
Junsu si voltò infuriato verso di lui.
"Si Min sto bene! Sto benissimo e non capisco perchè continui a chiedermelo, grazie ma sto bene per l'ultima volta ti rispondo. Io so che continuate a preoccuparvi per me ma...per una volta tanto vorrei che gli altri pensassero agli affari propri senza irrompere nella mia vita come se nulla fosse! O come se peggio, i miei sentimenti fossero un affare di stato" urlò per poi andare via e lasciare Changmin sconvolto guardarlo allontanarsi.
Camminava a grandi passi verso un'altra entrata.
Ripensando alla scena di pochi attimi prima.
La rabbia lentamente sbolliva e...si fermò di colpo.
Che diavolo aveva fatto?
Perchè aveva trattato così Changmin?
Non si era mai comportato così prima di allora eppure...in quel momento era scoppiato e neppure aveva pensato a ciò che le sue labbra rilasciavano.
Parole taglienti.
Verso una persona che non le meritava per niente.
Verso una delle poche persone al mondo che ancora gli restavano accanto.
Sospirò.
Cosa gli succedeva?
Cominciava lentamente a perdere il lume della ragione?
Lui però non avrebbe avuto tanta fortuna come l'Orlando di cui aveva studiato a scuola e...non sarebbe mai riuscito ad arrivare sulla luna in sella ad un Ippogrifo per riprendere quella razionalità che poco a poco andava scemando.
Voltò il suo sguardo incontrando ancora una volta la figura del pianoforte dinanzi a sè.
Possibile che quello gli avesse completamente sconvolto l'animo?
Possibile che avesse trattato così Changmin solo dopo aver visto uno strumento?
Il suo strumento.
No.
Non poteva perdere i suoi amici.
Ora che aveva trovato un pò di coraggio, ora che le cose cominciavano ad andare bene non poteva allontanarli da sè.
Non di nuovo.
Non voleva restare solo.
Non voleva rinunciare a quei sorrisi.
Non poteva.
Portò una mano ad una colonna poco distante poggiandovisi e respirando lentamente.
Doveva calmarsi.
Fare un respiro profondo.
Ignorare il dolore all'altezza del cuore.
Ed andare avanti.
"The show must go on" sussurrò cercando di trattenere le lacrime che ancora una volta minacciavano di riversarsi copiose lungo le sue guance.
"Hyung?" sussurrò Changmin dietro di lui.
Junsu si voltò vedendolo guardarlo dispiaciuto.
Perchè doveva dispiacersi per qualcosa che neppure aveva fatto?
"Min...scusami per prima non...non so cosa mi sia preso. Io..." abbassò lo sguardo.
Changmin lo abbracciò teneramente.
"Non preoccuparti, so perchè hai reagito così. Quello li fuori è il suo pianoforte. Lo staff non ha voluto cambiarlo nonostante Yunho li abbia pregati in ogni modo di sostituirlo" sospirò il più piccolo continuando a stringere l'amico.
"Io...non so se ce la farò a vederlo suonare da qualcun altro sai?"
"Sarò...sarò io a suonarlo questa volta"
Junsu alzò lo sguardo incontrando gli occhi devastati di Changmin.
"Se...se lo fai tu va bene"
Il ragazzo sgranò gli occhi sorpreso.
"Non...non ti senti tradito?"
Junsu sorrise.
"Non potrei mai sentirmi tradito da uno dei miei migliori amici. A me va bene se sei tu a farlo. Canterò serenamente piccolo Min"
"Ok...allora...dedicherò quella musica solo a te. Va bene?"
Junsu diede un piccolo bacio sulla guancia a Min per poi sorridergli teneramente.
"Si...va bene"
"Ragazzi in scena...è ora!" sorrise Yunho richiamando gli amici.

***



Il pianoforte bianco sostava da solo al centro del palcoscenico.
Le fan intorno a lui continuavano ad urlare.
Come fossero impossessate.
Come stessero per morire da un secondo all'altro.
L'eccitazione aleggiava nell'aria, così densa.
Quasi palpabile.
E in quel mare di gente lui soffocava.
Affondava.
Non riusciva più a risalire.
Non voleva.
Guardava senza sosta quel pianoforte così puro e candido.
Quel pianoforte che per tante volte aveva accompagnato le sue giornate.
Quel pianoforte che non riusciva a staccare da sè.
Quello strumento che portava dietro anche nei live.
Ora...era solo.
Nel bel mezzo del palco.
Il suo pianoforte.
E qualcuno era già pronto a suonarlo.
Pronto a fare proprie quelle note scaturite dalle corde tese.
Pronto a prendere il suo posto.
Sospirò.
Ormai non riusciva a fare altro.
Per tutta la sera aveva avuto occhi solo per Junsu.
E nonostante si sentisse in colpa per non aver appoggiato in pieno i suoi amici, se avesse potuto avrebbe riportato indietro il tempo per rivedere ancora il suo amato ballare e cantare su quel palco.
Come un tempo.
Come quando era felice.
La luce che si era aspettato di rivedere in quegli occhi non c'era più.
Quel sorriso che tanto amava era scomparso.
E la malinconia lo assediava.
Che fosse tutta colpa sua?
Che stupida domanda sapeva di chi era la colpa, sapeva di aver rovinato la vita al suo unico amore.
Sapeva di averlo ucciso con perfidia.
Eppure...non si accingeva a ritornare.
Ancora convinto di proteggere la sua vita.
Le note di nuove canzoni erano volate via dalle sue labbra per tutto il concerto...e leggere avevano danzato nell'aria provocando brividi di piacere nel suo corpo.
I suoi occhi brillavano vedendolo li.
La sua mente era...completamente offuscata.
Ricordi di loro insieme.
Ricordi di lui sorridente tra le sue braccia.
Ricordi del loro primo bacio.
Sorrise.
Si il loro primo bacio.
Dato per caso nel bagno di un aereoporto.
Eppure...era ancora il ricordo più bello custodito dentro di sè.
Ed ora?
Ora tutto era svanito.
Ora quelle labbra che aveva posseduto per tanto tempo non gli appartenevano più.
Ora quegli occhi che brillavano al solo guardarsi avevano perso la loro lucentezza.
Ora la favola che per anni aveva vissuto felicemente era andata sgretolandosi lasciando solo mura distrutte che non riescono a reggersi in piedi.
Lasciando solo rovine e polvere e ciottoli.
Le urla delle fan si fecero sempre più forti.
Alzò lo sguardo.
Loro erano sul palco.
Osservò Junsu vestito completamente di bianco.
Così puro.
Così dolce.
Così ingenuo.
Osservò Changmin sedersi al piano e sorridere teneramente a Junsu.
Il suo cuore sembrò smettere di battere.
Era così?
Changmin lo aveva rimpiazzato?
Dopo anni aveva confessato il suo amore a Junsu?
Forse la sua unica ragione di vita avrebbe trovato la felicità da un'altra parte.
Lontano da lui.
E la sua anima moriva sempre di più.
"Come ultima canzone, abbiamo pensato di regalarvi un pezzo composto tanto tempo fa. Cercando di ricordare ciò che sono stati i tvxq e ciò che sono e ciò che saranno. Nonostante abbiano perso un pezzo importante sono qui. Nonostante tutto sono qui. E...sappiamo che ci saranno sempre momenti bui, ma con la nostra luce, la luce della nostra amicizia e la luce del vostro amore riusciremo a superare qualsiasi ostacolo. Siamo fieri di avervi con noi. E siamo orgogliosi di continuare questo cammino con voi al nostro fianco." disse Yunho sorridendo tristemente prendendo la mano a Jaejoong.
Junsu osservava distratto il piano.
Changmin fissava le espressioni di Junsu sorridendogli con dolcezza.
"Grazie" sussurrarono poi all'unisono.
Un sussurro che si propagò per l'intera arena, amplificato dai microfoni.
Un sussurro che lasciò crollare interamente il mondo di Yoochun.
Cosa ci faceva li?
Perchè era tornato a dare uno sguardo nel passato?
Perchè non lasciava tutto indietro e proseguiva per la sua strada?
Che gusto c'era a farsi continuamente del male?
Le note del pianoforte si propagarono lente nell'aria.
Il silenzio regnava l'intera arena.
Che ascoltava il suono di quel candido pianoforte propagarsi nell'aria ed incantare tutti...ipnotizzandoli.
"barami meomun
keu sikan jo cha
na e ken neomu
mojarankar"
La voce di Jaejoong accompagnò con dolcezza la melodia del pianoforte.
Così lenta.
Così tenera.
Sembrava accarezzare tutti con le dolci sfumature del suo canto.
Ricordò di quella canzone.
Ricordò di quando a suonare quel piano era lui e di quando Junsu accanto a sè sorrideva triste mentre pregava di non lasciarlo mai.
Ora invece...quella canzone era come un pugno in pieno petto.
Era come se Junsu gli stesse involontariamente dicendo l'addio che lui non gli aveva mai lasciato pronunciare.
Era come se Junsu per l'ultima volta stesse salutando il suo amore.
E lui?
Sarebbe di nuovo andato via?
Strinse i pugni.
"si kane ji chyeodo,
sarange apado
keu sikan jocha
cheogin do,
majimak insar haneyo."
Cosa doveva fare?
Non poteva lasciarsi sopraffare dai sentimenti.
Non poteva lasciarsi soffocare dai rimpianti e dai ricordi.
No.
Una lacrima cadde lentamente.
Non poteva piangere.
Abbassò il capo e senza rendersene conto il cappello che aveva tenuto in testa per tutta la sera cadde ai suoi piedi.
Altre lacrime cominciarono a scendere.
E lui non capiva come fermarle.
Non sapeva come fare.
Non riusciva.
"Ti è caduto questo" sussurrò una dolce voce accanto a lui.
Si voltò.
Inconsapevolmente intrecciò i suoi occhi in quelli di una ragazza.
E morì.
Come aveva fatto ad essere così stupido.
Vide gli occhi della ragazza sgranarsi lentamente.
La vide portarsi una mano alle labbra e vide delle lacrime inondare il suo volto.
"Yoo...Yoo...YOOCHUN!" urlò a squarciagola mentre continuava a piangere.
Altre ragazze si voltarono nella loro direzione.
Sentiva gli occhi e gli sguardi puntati su di lui.
"E'...Yoochun"
"E' lui.."
"E' tornato!"
"Yoochun!"
Commenti su commenti riempivano la sala.
Sentì le note del pianoforte fermarsi.
Sentì la musica placarsi.
Guardò verso il palco.
I suoi amici guardavano verso di lui.
Cosa avrebbe fatto ora?
Voltò lo sguardo verso Junsu.
Era li.
Fermo.
Sconvolto.
Le braccia distese lungo i fianchi, le labbra socchiuse, gli occhi sbarrati.
Era li.
E sembrava avesse appena visto un fantasma.
No.
Non poteva restare li.
Cominciò a farsi largo tra la folla.
Le fan urlavano e come impazzite provavano a toccarlo a fermarlo.
Ma intrepido tentava con forza di uscire da quel mare umano.
Stavolta intento a non affondare.
A tentoni arrivò all'uscita.
Le fan lo inseguivano ma per fortuna alcuni agenti della sicurezza accorrevano in suo soccorso.
Un rumore secco però fermò la sua folle corsa.
Si fermò.
Voltandosi.
Lentamente.
Guardò ancora Junsu.
Il suo microfono rotolava via cadendo dal palco e provocando un frastuono assurdo.
Dai suoi occhi cadevano copiose le lacrime.
E come fossero pietrificati i suoi amici continuavano a fissarlo.
Come statue di cera.
Sorrise tristemente.
Era ora di andare via.
Scomparve oltre l'uscita di sicurezza accompagnato da alcuni membri dello staff.
Mentre le fan ancora in delirio provavano ad inseguirlo.

***



"Bevi un pò di thè" affermò Jaejoong porgendo una tazzina a Junsu che apatico guardava nel vuoto.
Erano tutti li, chiusi in quel camerino.
Junsu non faceva altro che piangere e nessuna parola era fuoriuscita dalle sue labbra.
Solo singhiozzi.
Il suo dolore che prendeva forma.
Il suo dolore che prendeva vita.
"Non avrebbe dovuto farlo. Non così" sospirò Changmin guardando sconsolato Junsu.
"Perchè scatenare tutto quel putiferio quando sarebbe potuto passare nel backstage con facilità io non capisco" affermò Yunho scuotendo il capo prima di accogliere tra le sue braccia un Jaejoong visibilmente preoccupato.
"Sappiamo tutti quanto sia orgoglioso Yoochun non sarebbe mai venuto dietro le quinte" sorrise malinconico Changmin.
Il silenzio calò nella sala.
I ragazzi si guardavano preoccupati spostando di tanto in tanto il loro sguardo su Junsu che guardava il vuoto e non emetteva più alcun rumore.
"Beh ragazzi vado a parlare con il manager, vedo se hanno saputo qualcosa sul perchè Chun era qui" sussurrò Yunho alzandosi ed uscendo dalla porta.
Changmin e Jaejoong guardavano Junsu che, di rimando, guardava oltre la finestra.
Il cielo scuro di Tokyo attirava la sua attenzione.
Ma lui neppure ci faceva caso.
Il suo pensiero era ormai fisso su un'unica immagine.
Un'unica figura.
Il suo Yoo che lentamente si voltava a guardarlo.
Da quanto tempo non vedeva i suoi occhi.
Da quanto tempo non osservava il suo volto dal vivo.
Da quanto tempo non guardava quelle labbra rosse sorridere seppur tristemente.
Perchè era tornato?
Perchè non li aveva avvertiti?
Perchè non aveva fatto nulla per attirare l'attenzione su di sè?
Perchè farlo alla fine?
No.
Conosceva Yoochun, e di certo non era stato lui ad attirare l'attenzione su di sè.
Certamente era stato riconosciuto per caso.
Chissà ora se era ancora a Tokyo.
Se era ancora nello stesso palazzetto.
Chissà se non era già in qualche auto verso l'aereoporto pronto a partire di nuovo.
Sospirò.
Si alzò dal divano attirando gli sguardi incuriositi di Jaejoong e Changmin.
"Dove vai?" chiese quest'ultimo.
"A prendere un pò d'aria mi sento soffocare" disse sorridendo per rassicurarli.
"Veniamo con te?"
"No. Non preoccupatevi sto bene e non andrò girando a zonzo i zone pericolose"
Jaejoong sorrise.
"Ok vai"
Uscì.
Non sapeva bene dove andare, non sapeva che fare.
A dire il vero non capiva neppure il perchè fosse uscito da quella stanza.
Ma era quasi come se una forza invisibile lo avesse preso di peso e trascinato fuori da quelle quattro mura.
Lontano.
Lontano dalla realtà.
Lontano dai suoi amici.
Lontano da tutto.
Desiderava scappare e rifugiarsi in un sogno, uno splendido sogno.
Dove nulla era successo.
Dove la sm non avesse tentato di distruggerli.
Dove la sua metà non lo avesse mai abbandonato.
Dove ogni cosa fosse rimasta al suo posto.
E il mondo che conosceva avesse continuato a girare per il verso giusto...
...senza distruggere nulla.
Ma era un sogno.
Solo un semplice sogno.
E quella che viveva era la realtà.
Il cuore che sentiva morire nel petto era la realtà.
E la sua anima ormai congelata era la pura e semplice realtà.
Continuò a camminare.
Passo dopo passo.
Si ritrovò ad uscire da una porta secondaria.
Era su un terrazzo.
Il buio lo circondava.
Il cielo aveva smesso di piangere.
E le stelle finalmente comparivano nel cielo buio di Tokyo.
Si avvicinò alle grandi inferriate che circondavano il terrazzo.
Poggiò una mano su di esse.
Freddo.
Il contatto con la lega fredda provocò un brivido sulla sua pelle.
E si accorse solo in quel momento di avere indosso solo una maglia di cotone a maniche corte.
Neppure aveva cambiato i suoi vestiti di scena.
L'aria pizzicava.
Circondava il suo corpo, la sua pelle calda.
Il venticello scompigliava i suoi capelli.
E l'assordante caos di quell'immensa città arrivava sino ai suoi timpani e sembrava volesse perforarli.
Chiuse gli occhi.
Come avrebbe voluto riaprirli e ritrovarsi in un posto completamente diverso.
In una vita completamente nuova e sconosciuta.
Dove magari non era famoso.
Dove magari non avrebbe incontrato nessuno dei suoi amici.
Dove magari non avrebbe mai incontrato lui.
Eppure il pensiero di non doverlo conoscere lo terrorizzava.
Lui.
Il suo Yoochun.
Come avrebbe mai potuto immaginare una vita senza di lui?
Eppure anche se difficile doveva provarci.
Il suo unico amore era andato via ancora una volta.
E lo aveva lasciato li da solo.
Ad affrontare una vita che non voleva.
Una vita senza di lui.
"Empty spaces..." sussurrò tristemente poggiando la testa al freddo e duro ferro.
"...what are we living for?" completò una voce dietro di sè.
Sussultò.
Quella voce.
Quel calore.
Non...non era possibile.
Si voltò di scatto.
Il cuore accellerò i battiti.
L'aria mancava e...non capiva se ciò che si presentava dinanzi ai suoi occhi fosse una fantasia o la realtà.
"Y...Yoo?" chiese sconvolto senza spostare il suo sguardo dalla figura dinanzi a sè.
Il ragazzo sorrise avvicinandosi lentamente.
"Junsu" sussurrò portando una mano al suo volto e accarezzandolo dolcemente.
"Tu...sei qui" tremò mentre le lacrime riprendevano a scendere copiose.
Il suo corpo sembrava impazzito.
I brividi aumentavano, il cuore accellerava sempre di più, le lacrime scendevano e...le sue corde vocali sembravano atrofizzate.
E lui neppure ci faceva caso.
Osservava solo quella figura dinanzi a sè.
Una figura che aveva ben stampata nella testa.
Una figura che non lo aveva mai abbandonato.
Una figura che amava.
"Si sono qui. Ti sono mancato?"
Junsu continuò a piangere incapace di rispondere a quella domanda così semplice.
Gli era mancato?
Non doveva neppure chiederlo, gli era mancato si.
Lui che era tutto per lui.
Lui che era l'aria che respirava.
Lui che era l'acqua che lo dissetava.
Lui che era il fuoco che lo riscaldava.
Si gli era mancato.
Perchè gli era mancata la sua stessa vita.
"Tu mi sei mancato tantissimo sai?" sorrise tristemente Yoochun prendendo una mano nella sua ed intrecciando le loro dita.
"Io - sussurrò Junsu provando a parlare - non ci credo."
Yoochun abbassò lo sguardo.
"Hai ragione...come potresti credere ad uno come me?"
"Se...ti sono mancato così tanto, perchè non sei tornato prima? Perchè non mi hai chiamato? Perchè non mi hai mai inviato neppure un sms o una mail? Perchè?" urlò Junsu piangendo più forte.
Perchè urlava?
Da dove usciva quella forza?
Come faceva ad urlare se...dentro di sè si sentiva distrutto ed incapace anche di muoversi?
Yoochun lo attirò a sè stringendolo forte.
Le sue braccia circondavano le sue spalle.
Il suo viso si perdeva sul suo petto.
E finalmente...finalmente sentiva di nuovo quel profumo avvolgerlo.
Poteva respirare ancora quell'aria di cui viveva giorno dopo giorno.
Finalmente poteva sentirsi di nuovo vivo.
"Non...potevo" affermò Yoochun dispiaciuto stringendolo di più.
"Il tuo lavoro?"
"No...altri fattori mi hanno impedito di parlare con te"
Junsu si staccò leggermente per guardarlo negli occhi.
Yoochun sorrise.
Quanto gli erano mancati quegli occhi confusi.
Quegli occhi da cucciolo.
Quanto tempo era passato da quando aveva sentito il suo cuore battere ancora?
"Quali? Dimmeli...non mi hai mai spiegato nulla voglio sapere ora. Lo pretendo"
Yoochun porto una mano tra i suoi capelli accarezzandoli lentamente.
"Non posso..."
"Si che puoi Yoochun! Mi hai abbandonato da solo...come un cane, senza una spiegazione senza una misera motivazione. Mi sarebbe andato bene anche un 'mi hai scocciato' giuro che mi sarebbe andato bene perchè sarebbe stato meglio del nulla totale. Voglio sapere ora...voglio capire perchè non mi ami più"
Yoochun sussultò.
Era questo che Junsu pensava?
Era questo che aveva sempre pensato?
Che lui non lo amasse più?
Non era vero.
Non poteva essere.
"Pensi che io non ti ami più?"
"Si! Lo penso Yoochun, lo penso perchè non so che altro pensare"
Sospirò.
Osservava gli occhi di Junsu rilasciare piccole lacrime, che lentamente cadevano posandosi sulle sue labbra.
E moriva.
Aveva sempre odiato Junsu piangere.
Il suo unico amore.
Voleva vederlo sereno.
Voleva vederlo ridere.
Ed ora era proprio lui la causa di quelle lacrime.
Abbassò il volto arrivando a pochi centimetri da quello di Junsu.
"Io ti amo" sussurrò poggiando con dolcezza le labbra sulle sue.
Un contatto di pochi secondi.
Le loro labbra si sfioravano.
E il calore dei loro corpi si diffondeva abbracciandoli entrambi.
Erano di nuovo felici.
I loro cuori erano di nuovo vivi.
Il ghiaccio che li aveva avvolti per tanto tempo si scioglieva piano piano.
Lasciando spazio solo al loro amore.
Junsu portò le mani dietro la testa di Yoochun si spinse verso di lui.
Aprì le labbra e lasciò la lingua leccare le labbra di Yoochun che aprendo le labbra lo lasciò entrare.
Le loro lingue si incontrarono.
Si scontrarono.
Danzarono insieme.
Diedero vita ad un festival di fuochi d'artificio dentro i loro corpi.
E per un attimo dimenticarono i mesi che li avevano divisi, dimenticarono le cause legali, dimenticarono i tvxq, dimenticarono i ricatti e le minacce, dimenticarono il resto.
Per un attimo si rintanarono in un mondo solo loro.
Un mondo dove esistevano solo loro due e nient'altro.
Per un attimo volevano solo perdersi in quel calore.
E crogiolarsi.
Per un attimo.
Yoochun interruppe il contatto.
"Io...devo andarmene."
Junsu strinse forte il cappotto di Yoochun.
Perchè?
Perchè ora che ritrovava un pò di felicità doveva perderla di nuovo?
"Voglio venire con te"
Yoochun rise.
"Non puoi..."
"Si che posso! Posso fare ciò che voglio della mia vita"
"No...hai un nuovo contratto con la sm, non puoi distruggerlo. Sarebbe una causa inutile e lo sai."
"Ma io voglio stare con te! Torna...ti prego torna. I ragazzi stanno aspettando questo, io sto aspettando questo. Torna con noi" lo supplicò mentre i singhiozzi diventavano sempre più forti e la pressione sul suo cappotto aumentava.
"Non posso farlo Junsu. Non posso tornare, se lo facessi non potremmo stare insieme"
"Ma perchè?" urlò esasperato Junsu.
"Perchè lo hanno scoperto. Perchè lo sanno tutti. E perchè mi hanno esplicitamente cacciato via dicendomi che se non ti avessi lasciato me ne sarei dovuto andare. Non potevo lasciarti e restare a guardarti ogni giorno mentre morivo perchè non potevo averti, così volevo che tu vivessi felicemente questo ritorno con il gruppo e ti ho lasciato e sono andato via per non farti soffrire ulteriormente."
"Cosa?"
"E' la verità...ho preferito la lontananza."
"Ma..la lontananza mi uccide Yoo...mi uccide ancora di più"
Yoochun sospirò.
Perchè era così difficile?
Perchè non riusciva ad andare via e lasciarlo ancora?
Perchè il solo pensiero di non vederlo più lo terrorizzava da morire?
"Non posso restare Junsu. Non voglio rovinare la tua vita"
"Ma non capisci che la rovini se te ne vai?"
"Ma non possiamo stare insieme!"
"Si che possiamo! Non m'importa, ci nasconderemo, ci faremo aiutare dai nostri amici, anche Jae e Yunho lo fanno...perchè per noi non c'è futuro? Perchè non lotti per me? Io sto lottando! Io voglio farlo, io sono pronto a lanciarmi in questa guerra ma se tu non sei al mio fianco, se non ci credi anche tu allora io non ho forza, sei tu la mia unica forza lo capisci?"
Yoochun strinse forte Junsu tra le sue braccia.
Cosa poteva fare?
Cosa doveva fare?
La sua mente ed il suo cuore lottavano tra loro.
E nessuno dei due prendeva il sopravvento.
"E se dovessi soffrire? Io non voglio lasciarti soffrire"
"Yoo io soffro se non ti ho al mio fianco! Perchè diavolo non lo capisci?"
"Ho paura..." sussurrò il ragazzo abbassando il capo.
Junsu lo guardo confuso.
Come poteva essere?
Proprio lui, che ogni volta gli dava coraggio.
Proprio lui che lo proteggeva da ogni pericolo.
Proprio lui che lo aiutava a scavalcare qualsiasi ostacolo, ora aveva paura.
Sorrise prendendo il volto di Yoochun tra le mani e avvicinando di nuovo le labbra alle sue.
"Ti proteggerò io Yoo" sussurrò.
Il ragazzo lo guardo confuso.
Come poteva Junsu proteggerlo?
Guardò in quei suoi occhi costantemente confusi.
La risolutezza regnava.
La forza era li che fuoriusciva per lui.
Non aveva mai visto Junsu così determinato.
Che fosse davvero cambiato in tutto questo tempo?
"Come puoi proteggermi?"
"Ti proteggerò perchè il nostro amore mi darà la forza per farlo"
Yoochun sorrise stringendolo di nuovo al suo petto.
Forse il suo amore aveva ragione.
Forse insieme ce l'avrebbero fatta.
Forse...doveva dare più fiducia a quel piccolo ed ingenuo delfino.
"Andiamo in Hotel? Fa freddo qui" sussurrò Junsu stringendosi nelle spalle.
Yoochun tolse il suo cappotto infilandolo a Junsu.
"Si..andiamo" sorrise prendendolo per mano ed avviandosi con lui verso un nuovo inizio.
Un nuovo inizio?

***



La luce del sole filtrava attraverso le grandi vetrate finendo sul suo volto.
Illuminava la sua figura.
Infastidito si voltò dall'altro lato rotolando tra le coperte.
Ma anche li la forte luce lo assediava senza lasciargli scampo.
Sospirò aprendo gli occhietti lentamente aprendoli e chiudendoli svariate volte.
Si alzò a sedere.
Si guardò intorno.
Sorrise.
Notò il suo corpo nudo tra le candide lenzuola.
E ricordò.
Della notte prima, delle mani di Yoochun sul suo corpo, dei suoi baci, delle sue carezze, delle sue spinte.
"Yoo?" urlò pensando fosse in bagno.
Nessuna risposta.
Si alzò indossando i boxer e avviandosi verso il bagno aprendo la porta.
Tutto era completamente intatto come la sera prima.
Gli abiti di Yoochun erano scomparsi.
Non vi era traccia di lui.
Il panico si impossessò del suo corpo.
Il cuore sussultò.
Che fosse stato un sogno?
Il profumo del suo amato continuava a riempire quella camera.
Non era stato un sogno.
Lo sapeva, ne era certo.
Ritornò a letto prendendo il cuscino accanto al suo tra le braccia vi si fiondò sopra inspirando a pieni polmoni.
Era ancora li il suo profumo.
Prese il cellulare sul comò.
Solo allora notò un biglietto accanto al cellulare.
Lo aprì.
La calligrafia di Yoochun regnava sul foglio, le morbide linee tracciate dalle sue dita componevano frasi che aveva paura di leggere.
Chiuse gli occhi prendendo coraggio.
Un pò come un soldato che deve affrontare la sua battaglia.
Anche lui doveva affrontare la sua battaglia.
"Saranghae yo my love.
Tornerò..."
Sorrise.
Già anche lui doveva affrontare la sua battaglia.
Ma stavolta non era da solo.
E non lo sarebbe mai stato, finchè al suo fianco ci sarebbe stato lui.
Prese il cellulare e compose un numero.
E nessuno li avrebbe separati.
Nessuno gli avrebbe impedito di stare insieme.
E finalmente il loro amore sarebbe durato per l'eternità.
Ed oltre.


Fine

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