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(le storie che vengono postate, anche se spinte, non sono reali e nessuno è obbligato a leggerle quindi se deciderete di farlo e ne rimarrete sconvolti gli amministratori del blog non ne avranno nessuna colpa in quanto hanno avvisato i lettori)

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Tratta/Fandom: i protagonisti della storia e le rispettive coppie se d'amore.

Tipo/Genre: tipo di Fanfiction, i tipi sono molto semplici e tutti possono capire senza quei PG-NG bla bla che io personalmente trovo molto incasinati^^

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ecc...(in costruzione)

ogni tipo di fic avrà a lato una descrizione

(scene semplici, contenuti normali) Storia adatta a tutti, ma attenzione al Tipo di storia (per esempio una Yaoi o Yuri anche se adatta a tutte potrebbe comunque avere scene di baci o altro che non tutti gradiscono)

(scene esplicite, contenuti espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevo che la storia avrà delle parti esplicite e non adatti a tutti.

(scese esplicite, contenuti molto espliciti) adatta ad un pubblico adulto o consapevole che quello che leggerà avrà sicuramente scene forti e non adatte a tutti.

___


grazie per l'attenzione e buona lettura
Masayume e Marieluna

FANFICTION FANTASY

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verranno inseriti i credits opportuni.
Spero che questo nuovo blog vi piaccia e possiate divertivi.
baci

Masayume

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tutte le storie sono frutto della fantasia delle scrittrici / scrittori, quindi non contengono fatti realmente accaduti a parte diverse descrizioni delle stesse autrici/autori.
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Masayume e Marieluna

domenica 14 febbraio 2010

School Rumble


Autore: Nakashima
Tratta: DBSK (feat Sungmin, Leeteuk "Super Junior")
Tipo: Love Yaoi (contenuti espliciti, scene esplicite)



1 capitolo
°A new year°


"Sinceramente parlando...
...non avrei immaginato di arrivare a questo punto.
Guardo l'acqua scorrere sotto di me prepotente, forte.
E' buio e fa freddo...è Natale ma io nemmeno la sento quest'aria natalizia sfiorarmi la pelle o il cuore.
Non sento nulla, il mio cuore è atrofizzato, morto.
Il ricordo di te...del tuo bellissimo viso del tuo sorriso che mi toglie il fiato ogni volta, il ricordo di te che mi guardi mentre i miei occhi esplodono di rabbia, il ricordo del tuo sguardo confuso mentre urlo ed impreco contro di te.
Il ricordo di te che piangi mentre ti urlo il mio disprezzo è vivido dentro di me e fa male.
Fa tanto male...
...ne abbiamo passate tante ma so che questa volta è realmente finita.
Lo so perchè guardo l'acqua scivolare veloce sotto di me, in piedi su questo ponte avvolto nel buio.
In bilico tra la vita e la morte.
E tu non ci sei.
E basterebbe un semplice salto, un fugace gesto per togliere l'anima a questo corpo ormai privo di sensi, ormai già morto.
Già perchè...senza di te io non posso definirmi più vivo.
Però non salterò.
Non lo farò per te se è questo che ti stai chiedendo.
Non lo farò perchè altrimenti direi addio a tutti i sogni che mi porto dietro dall'età di quindici anni.
Non so cosa accadrà dopo questa notte, non so cosa succederà se ti rivedrò ancora o se nei tuoi occhi scorgerò solo rabbia e delusione, non so se i nostri sguardi si incroceranno ancora...non lo so e neppure voglio saperlo.
Sono morto e non c'è più nulla di cui devo preoccuparmi.
Neppure m'importa del futuro.
Perdendo te ho perso il mio futuro.
Preferisco restare legato ad un ricordo e vivere di questi.
Ora però è tempo di andare.
Ripongo il tuo ricordo nel cassetto più profondo della mia mente e del mio cuore.
Carico lentamente la pistola salda nella mia mano.
Non sbaglierò.
E poi che fine farò?
Beh e poi...poi si vedrà.
Non sono mai stato il tipo da programmare troppo il futuro.
E l'ho già detto.
Resterò legato al tuo ricordo.
Solo questo mi servirà per continuare a vivere."


"Atemonaku hitori samayoi arukitsuzuketa
Kasuka na toiki o tada shiroku somete
Utsuri kawari yuku kisetsu no sono hakanasa ni
Wake mo naku namida ga koboreta
"Ima mo aishite iru..."

La candida voce di Gakt si espase a macchia d'olio in quell'oscura e silenziosa camera.
Lentamente e con dolcezza accarezzava l'aria fendendo come una lama quel buio.
Sospirò.
Si alzò lentamente dal letto e senza neanche provare a riprendersi o ad abituarsi a quel buio arrancò dall'altra parte della camera prendendo il telefono e spegnendo con un gesto secco quella suoneria che tanto odiava tutte le mattine.
Sorrise.
Che fortuna, quella mattina era cominciata bene, non era inciampato da nessuna parte, contro nessun mobile e su nessun vestito mal riposto la sera precedente.
Si stava proprio abituando a quel nuovo appartamento.
Allungò una mano raggiungendo la finestra, la spalancò permettendo alla luce del sole di penetrare in questa.
Non era una giornata soleggiata notò con sorpresa.
Di solito il primo giorno di scuola era sempre stato accolto da una calda giornata con un sole cocente che sembrava spaccasse le pietre tanto il suo calore.
Quel giorno però era diverso.
Il cielo avvolto da grandi nuvoloni grigi gli diede il buongiorno.
Avrebbe piovuto da un momento all'altro.
Beh almeno l'ultimo anno di scuola cominciava bene, almeno la pioggia gli avrebbe fatto compagnia...la sua unica amica da ormai tre anni.
Sospirò voltandosi verso la camera e cominciando a prepararsi a quello che sarebbe stato il suo ultimo anno di scuola, in una scuola che lui non conosceva affatto.

***



"Yunho svegliatiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii" strepitò una voce mentre assediava il braccio del povero addormentato.
"Mmmmh Min stai zitto" sbuffò un ragazzo palesemente addormentato su un divano mentre si voltava dall'altro lato cercando di ignorare le proteste del compagno che invano tentava di farlo alzare da quel posto.
"Yu dobbiamo andare a scuola dai svegliati!" continuò il ragazzo più piccolo continuando a scuotere il corpo dell'amico sul divano.
Nulla.
Era inutile.
Era completamente impossibile svegliare così Yunho, neppure le cannonate lo avrebbero destato.
"Chuuun aiutami!" piagnucolò il ragazzo recandosi in cucina strascicando il passo e sedendosi disperato al tavolo.
Un ragazzo ancora in pigiama beveva tranquillamente un caffè e di tanto in tanto dava un morso al croissant che teneva in una mano, guardando attentamente la tv.
Changmin sospirò.
Si parò dinanzi la tv con le mani sui fianchi.
"Hey che fai! Min spostati sta finendo la puntata...daiii!" urlò il ragazzo risvegliandosi dal suo stato di trance e rivolgendo il suo sguardo all'amico più piccolo.
"Aiutami a svegliare Yunho" sibilò Changmin acido.
"E tu lasciami finire di vedere questa puntata di Naruto per favore!" supplicò il ragazzo posando il croissant sul tavolo e giungendo le mani in segno di preghiera.
Changmin era esasperato.
Si spostò dalla tv camminando a grandi falcate verso l'ingresso.
No.
Di sicuro non avrebbe fatto tardi per colpa dei due svitati che aveva come amici.
Si avvicinò alla cabina elettrica.
Osservò i bottoni e i cavi che la componevano, sorrise.
Ormai sapeva bene come scardinare Yoochun dalla tv e dalle puntate di Naruto che poi avrebbe sicuramente rivisto su Youtube.
Abbassò una levetta da 'on' fu portata ad 'off' e quasi per magia la corrente saltò.
La tv si spense all'improvviso e Yoochun cominciò ad urlare come un matto.
"Noooo...era il momento clou il momento clou nooooo...dannata corrente!" urlava battendo le mani sulla tavola evidentemente scioccato.
Changmin lo osservò scuotendo la testa sconsolato.
Prese il suo telefono dai jeans.
Lui a differenza degli amici era già vestito e preparato per il primo giorno di scuola.
Cliccando dei tasti entrò sul lettore mp3 del suo ultimo acquisto, uno splendido nokia.
Aumentò il volume portandolo al massimo.
Si avvicinò al divano portando il telefono a pochi centimetri dall'orecchio del compagno.
Premette play.
E la musica partì.
E una musica si propagò nella sala, sorrise al suono di "Walk" dei pantera.
Ed era forte.
E forse avrebbe ottenuto l'effetto desiderato.
"Uah" urlò Yunho balzando a sedere sul divano mentre si guardava spaesato intorno e notava un Changmin ridere come un matto accanto a sè.
"Piccolo demonio ma ti sembrano scherzi da fare questi?" urlò portandosi una mano al petto tentando di calmare il battito del cuore che andava ormai velocissimo e sembrava volesse schizzargli fuori dal petto.
Changmin continuò a ridere.
"Se non vi muovete vi lascio qui e vado a scuola con la tua moto Yunho" disse fermandosi di tanto in tanto preso da qualche risatina il più piccolo.
Detto ciò si avviò soddisfatto in cucina per dedicarsi finalmente al suo caffè.

***



Amava la scuola.
Adorava studiare.
No.
Non era un pazzo come lo credevano tutti, semplicemente sperava nel domani.
Sperava di riuscire a diventare qualcuno conseguendo il diploma e poi la laurea, sperava di riuscire a trovare un buon lavoro, sperava di diventare importante per non sentirsi più un rifiuto della terra.
Sperava di poter cambiare vita.
Finalmente l'estate era finita, ogni volta che l'estate cominciava era un vero inferno per lui.
Avrebbe preferito di tutto ma non stare da solo con i suoi pensieri e con il suo "lavoro".
Sospirò felice guardandosi intorno, tantissimi ragazzi erano appostati nell'ampio cortile della scuola attendendo il suono della campanella.
Parlavano tra di loro raccontandosi le vicende dell'estate, parlando delle ultime novità e passandosi i compiti per le vacanze che non erano riusciti a fare perchè troppo impegnati a godersi le vacanze.
Si avvicinò ad un alberello poco distante che faceva ombra, non che volesse ripararsi dal sole poichè della raggiante luce di questi non vi era neppure l'ombra, eppure...voleva riparo. Non sapeva neppure lui da cosa.
Si sedette con la schiena al tronco dell'albero guardando il cielo.
Odiava le giornate nuvolose, così come odiava l'autunno e l'inverno e l'estate.
Adorava la primavera.
Adorava i ciliegi in fiore, le farfalle, le rondini che si spostavano nei paesi caldi e adorava il sole che dopo tanto letargo si svegliava e ricominciava ad illuminare e a riscaldare le giornate prima noiose e buie.
Adorava il sole e la sua luce perchè era proprio come lui...gioioso e pieno di vita.
Anche se non sembrava.
Già, infondo lui non mostrava a nessuno quel lato del suo carattere.
Non aveva amici non perchè non ne volesse, ma solo perchè per lui era più comodo, avere degli amici significava prima di tutto essere sinceri, e la sincerità...era un lusso che non poteva permettersi.
Non voleva essere giudicato, non voleva che la gente pensasse male di lui.
E sapeva che se il suo segreto fosse stato svelato allora le voci su di lui si sarebbero rapidamente sparse e...non poteva permettere una cosa del genere.
Non poteva perdere l'unico lavoro che gli permettesse di continuare a vivere...nonostante lo disprezzasse, nonostante ogni notte si facesse ribrezzo per quello che faceva non poteva dire di no a quella vita.
Poichè era l'unica rimasta.
Il suono della campanella lo destò dai suoi pensieri, si alzò raccogliendo la cartella da terra e lentamente si avviò verso l'ingresso dell'edificio.
Per fortuna che aveva la scuola che lo distraeva da quei brutti pensieri.

Aprì la porta della sua nuova aula, era perennemente in ritardo.
Trovò la classe già piena di gente, ragazzi che avevano frequentato per cinque anni quella scuola insieme a lui.
Eppure appena entrato dopo uno sguardo a dir poco accusatorio durato per tutto il tragitto durante l'unico posto rimasto, nessuno lo aveva calcolato e nessuno gli si era avvicinato.
Sospirò.
Infondo ci era abituato.
Nessuno per cinque anni lo aveva mai calcolato, non aveva amici se non quei due svitati di Changmin e Yoochun entrambi più piccoli di lui, e non voleva nessun altro.
In realtà lui stava bene da solo con quei due ragazzi.
Erano suoi amici dall'infanzia.
Ricordando la sua fanciullezza, non vi erano ricordi che non riguardassero Yoochun e Changmin, erano le uniche persone con cui aveva trascorso del tempo, era cresciuto con loro ed erano l'unica famiglia che avesse.
Non che in realtà non avesse una famiglia, quella ce l'aveva ed era pure una grande famiglia, ma...per lui quelli erano solo estranei e nulla più.
Suo padre era un imprenditore, naturalmente per facciata, tutti sapevano il ruolo di suo padre in quella lugubre e decadente società, un boss che si divertiva a comandare la mafia della città, un pezzo grosso al quale la polizia non aveva mai torto un capello per paura.
Sua madre una povera donna che dopo averlo dato alla luce non aveva retto alla depressione e si era uccisa.
Aveva un fratello che lo odiava, il suo nome era SungMin, più grande di lui.
Nemmeno si consideravano.
Sungmin era il primogenito, il cocco di papà, il modello uscito bene.
E nonostante avesse solo due anni in più di lui lavorava già nella grande azienda del padre.
La sua non era una famiglia, non per lui almeno...non aveva mai accettato di far parte di quella vita fatta di inganni e di imbrogli di morti, e di poveri innocenti che si ritrovavano senza più nulla a causa di suo padre e della sua smania di potere.
Li detestava tutti.
E sempre di più si era allontanato da quella famiglia che tanto odiava, rifugiandosi tra le braccia dei suoi migliori amici.
L'unico posto in cui poteva esprimere chi fosse realmente senza aver vergogna di nulla.
Notò che i ragazzi si erano tutti seduti ai rispettivi posti all'entrata del professore di letteratura che oramai conosceva bene, dopo cinque anni di permanenza in quella scuola.
Notò un ragazzo entrare insieme al professore mantenendo una piccola distanza.
I capelli neri e corti e il capo chino.
Yunho non lo degnò di molto e spostò il suo sguardo oltre la finestra guardando al di fuori di questa.
"Buongiorno ragazzi, prima di cominciare a parlare del programma di quest'anno eccetera voglio presentarvi un nuovo compagno di classe, si è trasferito da poco in questa città quindi trattatelo bene mi raccomando - disse il professore posando il suo sguardo su un gruppo di ragazzi che sembravano essere i bulli della classe, questi di rimando sogghignarono posando lo sguardo sulla figura di Jaejoong che li squadrò con un'espressione tra lo schifato e il divertito - vuoi presentarti?" chiese poi rivolto a Jaejoong.
Questi abbassò un pò il capo affermando con la testa.
"Piacere - disse titubante guardando il resto della classe, mentre la sua voce melodiosa si propagava in questa - mi chiamo Kim Jaejoong, non sono di qui e mi sono trasferito più o meno da un mesetto. Spero di riuscire a stare al passo con il programma e di passare un anno tranquillo con tutti voi" disse sorridendo lievemente e inchinandosi alla classe.
Yunho notò le movenze di quel ragazzo, i suoi lineamenti così delicati, quasi femminei, la sua calda voce.
"Bene Jaejoong, c'è un posto libero all'ultimo banco accanto a Yunho, siediti pure li e se hai problemi non esitare a rivolgerti a me" sorrise il professore mentre Jaejoong faceva un'altro inchino.
Prima di dirigersi verso Yunho.
Quest'ultimo guardò Jaejoong avvicinarsi, al suo collo brillava una catenina d'oro con un anello posto al centro di questa.
Jaejoong si sedette.
"ciao" disse a Yunho facendo un piccolo inchino.
Questi lo osservò a bocca semiaperta, sembrando un rimbambito.
Osservò i movimenti di Jaejoong, la sua pelle così candida da sembrare neve, quegli occhi grandi e...profondi.
Quei capelli così setosi, quelle labbra piene.
Era...bellissimo.
'Ma che vado a pensare?' si chiese mentalmente, svegliandosi dal suo stato di trance e salutando Jaejoong con un cenno della testa concentrandosi poi sulla figura del professore che aveva cominciato a spiegare il programma che avrebbero affrontato quell'ultimo anno di scuola.


***



"Scusami questo posto è libero?" sussurrò un ragazzo dai capelli castano scuro e un sorriso dolcissimo a Yoochun che guardandolo affermò con la testa.
Il ragazzo si accomodò sorridendogli di nuovo per poi spostare lo sguardo sulla cartella nera dalla quale estrasse un blocco note e una penna.
Yoochun continuava ad osservarlo.
Strano, non lo aveva mai visto, o meglio non aveva mai fatto caso a lui.
Erano quattro anni che frequentava quell'istituto e quelle persone, eppure nonostante avesse un buon rapporto con la maggior parte delle persone che frequentavano la sua stessa classe, vi era un gruppo di questi che non aveva mai considerato, e forse quel ragazzo era uno di questi.
Eppure...si sarebbe accorto di un ragazzo così bello.
Come era possibile?
"Ho cambiato classe" sorrise Junsu continuando ad osservare la lavagna dinanzi a sè.
"Eh?" chiese Yoochun che a sentire la voce di Junsu si era riscosso dai suoi pensieri.
Junsu allargò le labbra in un sorriso voltandosi verso Yoochun, si divertiva a vederlo così confuso.
"Ho notato che mi fissavi, così ho pensato che forse ti chiedessi perchè non mi hai mai visto in questa classe, e ti ho semplicemente informato sul fatto che ho cambiato classe ed è per questo che sono qui" spiegò lentamente Junsu.
Yoochun si perse guardando quelle labbra carnose muoversi emanando una voce tenera ma decisa allo stesso tempo.
"Ah...aaah si scusa, non volevo fissarti ogni tanto mi capita" rispose nervoso Yoochun portandosi una mano tra i capelli scuri.
Junsu rise guardando il compagno arrossire per poi voltarsi verso la lavagna.
Una nuova classe, già avrebbe dovuto presentarsi a tutta la classe ora che ci pensava.
Dopo tre anni passati in un'aula aveva cambiato.
E...pensare al motivo che lo aveva spinto a tale gesto lo faceva intristire.
Alcune persone...avevano scoperto il suo 'lavoro', e nonostante fossero rimasti d'accordo sul tenere la bocca chiusa, non era riuscito a restare in quel posto con quelle persone, la paura di rivederle, la vergogna di guardare in quegli occhi era troppa e così aveva deciso di cambiare classe, e di ricominciare da qualche altra parte.
Non aveva molti amici, anzi a dire il vero non ne aveva per niente, però...la gente lo riconosceva e non poteva permettere che si espandessero voci sul suo conto e soprattutto sulla sua occupazione.
"Come ti chiami?" chiese ancora il ragazzo alla sua sinistra.
Si voltò verso di lui.
Aveva degli occhi bellissimi, e un volto delicato...un sorriso dolce e malizioso.
Fece scorrere lo sguardo sul collo del ragazzo, era perfetto.
Lui adorava guardare il collo delle persone, era la parte più vulnerabile del corpo umano, una parte così delicata, così...eccitante.
No!
Doveva pensare ad altro.
Ecco doveva rispondere alla domanda.
"Mi...mi chiamo Kim Junsu" rispose timidamente abbassando lo sguardo.
"Piacere io sono Park Yoochun" sorrise Yoochun allungando una mano verso il ragazzo che la guardò confuso.
"Di solito ci si stringe la mano quando si fa amicizia con una persona" sorrise Yoochun.
"Ah ehm si piacere" rispose Junsu stringendogli la mano e arrossendo.
Entrò il professore ed il silenzio calò nell'aula.
Yoochun nemmeno ascoltava le parole dell'uomo che dall'altro lato della cattedra spiegava loro cosa avrebbero affrontato durante l'anno scolastico, troppo impegnato a osservare Junsu di sottecchi.
A scutare ogni minimo particolare sul suo volto, ogni sua piccola espressione.
Era come rapito da quel ragazzo così bello.
E sembrava una bambola, una di quelle bambole di porcellana che potrebbero rompersi da un momento all'altro.
Le sue labbra carnose si aprivano di tanto in tanto per far passare la lingua che andava ad inumidirle e ogni tanto prendeva il labbro inferiore tra i denti torturandolo leggermente.
A tratti scriveva qualcosa sul blocco note.
Erano appunti...l'unico ragazzo interessato alla lezione osservò divertito mentre il resto della classe dormiva beatamente.
Sospirò.
Per lo meno aveva trovato qualcosa di interessante a cui pensare in quell'anno scolastico.

***



"Allora come sta andando il primo giorno di scuola? A me una meraviglia...ho un nuovo compagno di banco, è un secchione e questo vuol dire che...potrò copiare tutti i compiti in classe è una notizia meravigliosa!" esultò Changmin saltellando allegramente e battendo le mani in preda all'eccitazione.
Yunho sorrise e Yoochun lo guardò con il solito ghigno tra il divertito e il malizioso.
"A me va come tutti gli altri anni, una noia mortale, per fortuna è l'ultimo anno e poi non dovrò pensare più a nulla" sospirò il più grande appoggiandosi alla rete del grande terrazzo della scuola che limitava i contorni di quella piazzola tutto intorno.
Le mani dietro la testa e lo sguardo perso nel grigio del cielo.
Odiava vedere il cielo cosparso di nubi grigiastre che minacciavano pioggia, era come se sporcassero quell'azzurro limpido, quel candido e puro cielo rendendolo scuro e...pesante.
No.
Non gli piaceva per niente.
"Ho sentito che avete un nuovo compagno di classe è vero?"chiese Changmin curioso mentre Yunho mutava la sua espressione.
D'un tratto quel viso contratto dalla noia, si distendeva e si illuminava assumendo un colorito purpureo e permettendo agli occhi di Yunho di diventare lucidi quasi stesse pensando ad un Santo.
I suoi pensieri si catapultarono su Jaejoong, il ragazzo che si era trasferito da poco.
Ripensò a quei tratti così femminili, a quei capelli setosi a quelle labbra che Dio solo sapeva quanto dovevano essere soffici...
No! Ma che diavolo andava a pensare?
Non poteva di certo fare pensieri così...osceni sulle labbra di un ragazzo come lui?
No era a dir poco scioccante.
Scosse la testa tentando di distogliere la figura delle rosee labbra di Jaejoong dalla sua testa.
"Si...sta pure accanto a me col posto." rispose vago Yunho.
"E che tipo è?" chiese Yoochun incuriosito.
"Hey non pensarci neppure Yoochun!" replicò Yunho guardandolo storto.
"Hey ho solo chiesto che tipo è non ho mica detto che voglio prenderlo e scoparmelo ovunque e dovunque fino alla fine dell'anno scolastico?" si difese il ragazzo incrociando le braccia offeso.
Yunho sospirò mentre Changmin abbassava lo sguardo tristemente.
Yoochun si accorse del cambiamento repentino di Min.
Sapeva leggere in quei suoi occhi quasi fossero un libro aperto.
Sapeva quando la tristezza li avvolgeva perchè perdevano quella naturale lucentezza che li caratterizzava, perchè tendeva a puntarli sull'asfalto e perchè diventavano scuri...persi.
"E poi Yunho non pensare a certe cose io ho il mio Min e con lui posso fare qualsiasi gioco perverso io voglia non mi servono altre persone" aggiunse trascinando Changmin accanto a sè e stringendolo forte al suo petto circondandogli la vita con le braccia.
Changmin rimase sorpreso da quel gesto.
Sapeva che Yoochun non era il tipo da dimostrare il suo affetto in pubblico.
"Dai Yoo se ci vede qualcuno che figura.." si lamentò Changmin cercando di staccarsi.
Tentativo inutile poichè Yoochun prese a stringerlo più forte deciso a non farlo scappare.
"Dai cucciolo stiamo sul tetto non c'è mica bisogno di proteggersi da qualcuno? Siamo solo noi..." sussurrò Yoochun dandogli un bacio sulla guancia.
Changmin arrossì ancora di più diventando di color rosso fuoco.
Yunho li guardò sorridendo.
Ormai non ci faceva nemmeno più caso a quelle effusioni d'amore dinanzi ai suoi occhi, ogni volta che andava a stare da loro per qualche settimana era sempre così se non addirittura peggio e...infondo gli stava bene, perchè nonostante tutto adorava quei ragazzi.
Erano la sua famiglia, erano la sua casa erano la sua roccia...
...e non li avrebbe mai lasciati.
Mai.
Guardò Changmin rifugiarsi sul petto di Yoochun e questi stringerselo forte quasi fosse un peluche.
Sapeva quanto i suoi amici si volessero bene, ma...gli dispiaceva così tanto per Changmin.
Innamorato di Yoochun non aveva mai avuto occhi per nessun altro se non per lui, non aveva mai avuto una ragazza o qualcuno da amare, sin da piccoli il suo cuore era sempre appartenuto a Yoochun.
Questi dal canto suo ricambiava quell'affetto a letto, ogni volta che gli andava prendeva Changmin e lo trascinava in qualche posto isolato per fare l'amore con lui, però non era null'altro che sesso.
Yoochun faceva così con tutti, se qualcuno gli piaceva o attirava la sua attenzione risvegliando i suoi istinti selvaggi, non ci pensava due volte prima di portarselo a letto, uomo o donna che fosse.
E questo faceva stare male il piccolo Min.
Yoochun non vedeva Changmin con gli stessi occhi del più piccolo, lui lo considerava come un fratellino minore, un piccolo bimbo da accudire e che molte volte accudiva in maniere alquanto bizzarre.
Ma nonostante non lo amasse, lo proteggeva in ogni situazione, lo accudiva come se fosse la propria mamma e lo teneva sempre con sè quasi fosse l'oggetto più prezioso che possedesse.
Però...Changmin stava bene, e nonostante sapesse di non essere amato come lui amava il suo Hyung, continuava con questa strana relazione.
Forse cercava solo un pò di felicità.
"Allora? Ce lo dici o no che tipo è?" chiese Yoochun mentre accarezzava i capelli di Min che si lasciava coccolare socchiudendo gli occhi e beandosi di quel dolce tocco.
Yunho spostò di nuovo lo sguardo al cielo.
"Beh...è un tipo normale. Ha i capelli neri e lisci, gli occhi scuri, la pelle chiarissima ha delle grandi labbra carnose e qualche piccolo neo sparso sul viso. E' taciturno e ha lo sguardo costantemente perso nel vuoto." rispose Yunho distratto.
Yoochun rise.
Changmin lo guardò stranito.
"Mh? Perchè ridi Chun?" chiese Yunho confuso.
Yoochun continuò a ridere stringendo Changmin tra le braccia.
"Cosa? Mi dici cos'hai?"
"Ti piace" sussurrò malizioso Yoochun.
Yunho sgranò gli occhi.
"Cosa?"
"Ti piace" ripetè Yoochun continuando a ridere.
Changmin lo guardò ancora più confuso.
"Scusa Chun ma...che ti sei fumato?" chiese Yunho evidentemente preoccupato.
"Si vede da come ne parli Yunho...l'hai squadrato per bene." affermò ancora Yoochun sorridendo malizioso.
"Ma non dire sciocchezze, stavolta hai preso un abbaglio stratosferico...e poi io non sono mica come te che mi faccio maschi e femmine e non faccio nessuna differenza?"
Changmin tornò a rattristarsi.
Yunho lo guardò colpevole bloccando anche se troppo tardi le sue parole.
"Changmin io..."
Il più piccolo lo bloccò con un enorme e falso sorriso.
"Io ora devo rientrare voglio ripetere biologia per dopo...ci vediamo all'uscita ok?" disse volocemente staccandosi da Yoochun e scappando verso l'uscita del terrazzo.
Yunho e Yoochun rimasero fermi.
Sapevano cosa voleva dire quel sorriso.
Ogni volta che ce l'aveva aveva solo bisogno di stare solo.
E sapevano che l'unico modo per far calmare Changmin era solo la solitudine...e in alcuni casi Yoochun.
"Sono proprio un cretino" sospirò Yunho sentendosi in colpa.
"No" affermò Yoochun tristemente "il cretino sono io che non riesco a mettere le cose in chiaro con lui"
Yunho lo abbracciò dolcemente.
"Yoochun se non lo ami non è giusto illuderlo così"
"Lo so Yunho...è solo che per me è troppo difficile resistergli e per di più è anche peggio sapendo che ce l'ho in casa davanti agli occhi ventiquattro ore su ventiquattro, è il mio migliore amico insieme a te ma...non riesco a fare a meno del suo corpo è come una droga per me. Non riesco a smettere." affermò Yoochun affranto.
Yunho lo fissò serio negli occhi.
"Yoochun così facendo lo stai uccidendo...sta arrivando al limite e andando avanti così ci lascerà un giorno...non voglio che questo accada e non voglio vedere uno dei miei migliori amici soffrire quindi...devi deciderti Yoochun."
Yoochun sospirò.
Era vero, doveva prendere una decisione e chiarire una buona volta la situazione con Min.
Già...ma infondo come faceva a dire di no a quel corpo così perfetto...a quelle labbra così dolci...a quegli occhi così puri.
"Yoochun...posso farti una domanda?" disse Yunho serio.
A volte lo spaventava quella serietà.
Yoochun tremava ogni volta che vedeva in quegli occhi la serietà, la freddezza...e per quanto Yunho cercasse di smentire era proprio vero.
Era così simile a suo padre.
"Dimmi"
"Ma sei proprio certo di non amare Min?"
E d'un tratto...non credeva di avere a portata di mano la risposta a questo quesito.


2 capitolo
°...love you?...°


"Sono a casa" mormorò entrando silenziosamente.
Chissà se era già tornato.
Non doveva pensarci, doveva solo chiudersi nei suoi pensieri e andare avanti come aveva sempre fatto...si era comportato da bambino andando via in quel modo dopo che Yunho aveva pronunciato quelle parole, e poteva chiaramente riconoscerlo con sè stesso.
Infondo cosa si aspettava?
Yoochun non gli aveva mai dichiarato il suo amore, non gli aveva mai detto quanto fosse importante per lui sempre che lo fosse e...non gli aveva mai fatto capire nulla, se non quanto lo desiderasse ogni volta che lo prendeva e lo faceva suo.
Non poteva prendersela con Yoochun. E sapeva che se proprio in quella strana storia la colpa doveva essere attribuita a qualcuno allora quel qualcuno era proprio lui.
Lui che padrone del suo corpo non si era mai opposto alla volontà di Yoochun, lui che consapevole di cedersi all'amico non si era mai tirato indietro, e non poteva di certo biasimare il comportamento del compagno.
Entrò nella sua camera gettando la cartella sul letto e avvicinandosi al grande specchio attaccato al muro accanto la scrivania.
Guardò il proprio riflesso, sconsolato.
Allungò una mano verso la superficie fredda toccandola lentamente.
Non si riconosceva più, erano ormai cinque tre anni che quella strana relazione con l'amico andava avanti, da quando, cominciate le superiori, era andato a vivere da lui.
Sorrise ricordando a come era felice in quel periodo.
I genitori di Yoochun partivano per l'America e lui restava li da solo in quella casa, accanto a questa vivevano i suoi zii che si occupavano di lui.
Avevano fatto di tutto per convincere i genitori di Yoochun a restare li e a non portarlo via con loro, lui e Yunho le avevano provate tutte, escogitandone di cotte e di crude, e alla fine quei due signori avevano ceduto.
Commossi dall'affetto che quei due ragazzi provavano verso il figlio, non avevano resistito e avevano acconsentito alle richieste dei tre ragazzi.
Era tutto così fantastico in quel periodo, anche quando chiese ai genitori di poter andare a vivere con Yoochun per non farlo sentire solo senza i genitori, aveva dovuto pregare e ripregare i genitori per ricevere un si, ma quando questo avvenne si sentì il ragazzo più felice al mondo.
E nonostante fosse strano che un ragazzino di 13 anni vivesse insieme ad uno di 14 soli in una casa, loro avevano cominciato così quella strana storia.
Sospirò ricordando la notte in cui Yoochun lo fece per la prima volta suo.

Inizio Flashback

Erano le due e non riusciva a chiudere occhio, fuori pioveva e il frastuono della pioggia che si abbatteva sulle case proprio non lo aiutava ad addormentarsi.
Sbuffando si era alzato dal letto per raggiungere la cucina.
Attento a non fare rumore si era portato nell'altra stanza quando attirato da una luce aveva spostato lo sguardo verso il salotto.
La tv era accesa.
Come al solito Chun non l'aveva spenta prima di andare a letto...cambiò quindi direzione verso la tv.
Notò però, prima di spegnere la tv, la figura dell'amico addormentato sul divano con il cuscino stretto al petto.
"Com'è dolce" aveva pensato Min andandogli vicino e abbassandosi raggiungendo il suo viso a pochi centimetri.
Scrutava il viso rilassato del compagno, perso nel mondo dei sogni.
Era così bello.
Era sempre stato attratto da quel ragazzo, sin da quando era un bambino si era sempre sentito attirato da lui come se fosse una calamita, era bellissimo soprattutto quando sorrideva.
Ma...sapeva che i suoi sentimenti erano qualcosa di inappropriato e di strano, Yoochun non li avrebbe mai accettati.
"Chun svegliati" aveva sussurrato all'amico scuotendolo delicatamente per farlo svegliare.
Nulla.
Nessuna reazione.
"Chuuuun" cantilenò accarezzandogli i capelli.
Quel volto sereno era fantastico, era la cosa più bella che avesse mai visto al mondo.
Il suo cuore batteva all'impazzata, sembrava un tamburo.
L'amico non accennava a svegliarsi.
"Hey vuoi dormire sul divano?" chiese più a sè stessi che al compagno accarezzandogli una guancia e guardandolo teneramente.
Ma l'amico sembrava proprio dormire profondamente.
Sospirò.
Si avvicinò lentamente ancora di più al volto di Yoochun.
Scrutando ogni minimo particolare di quel volto così bello che tanto amava.
Sapeva che di giorno non avrebbe potuto farlo, allora perchè non approfittarne di notte?
Un ricciolo ribelle cadde sulla fronte di Yoochun.
Lo spostò delicatamente.
Impaurito della reazione che avrebbe avuto l'amico nel vederlo li così accanto a lui.
"Quanto sei bello" sussurrò affranto consapevole del fatto che tutto ciò che amava non sarebbe mai stato suo.
Già, magari solo nei suoi sogni.
Si avvicinò ancora di più alle labbra dell'amico sfiorandole con le proprie.
Un bacio casto.
Tenero.
Sentì una stretta ai polsi.
Si staccò di scattò allarmato.
Si era svegliato, Yoochun si era svegliato ed ora come avrebbe spiegato quello che stava facendo? Che figura avrebbe fatto...
Magari poteva fingersi sonnambulo.
No i sonnambuli non vagano di notte baciando le persone.
Però poteva dire di averlo scambiato per una ragazza che gli piaceva e...e sognando non si era accorto dello sbaglio.
Si certo non ci avrebbe creduto neppure un cane.
Cosa doveva fare?
Spostò lo sguardo sugli occhi di Yoochun fissi nella sua direzione.
Sapeva come li avrebbe trovati.
Ne era certo.
Sapeva che da li a poco avrebbe trovato disprezzo, disgusto e...divertimento?
Sussultò notando Yoochun ghignare malizioso.
Che...che stava facendo l'amico?
Avrebbe voluto chiederglielo ma...le parole non uscivano, erano come...morte in gola.
"E sentiamo...quanto sarei bello io?" chiese ancora sorridendo, Yoochun.
Changmin sgranò gli occhi.
Allora lo aveva sentito...non stava dormendo realmente.
Oh cielo adesso la sua figura del cavolo si duplicava, anzi no, si quadruplicava.
"C...cosa?" buttò fuori Changmin ancora scosso e cercando di riprendere la tesi del sonnambulo che parla e compie azioni poco caste durante la notte.
"Non fare l'innocentino l'hai appena detto tu..." ghignò ancora Yoochun.
"I...io...non ricordo niente. Che ho detto? Oh scusa Chun è che sai, sono...sono sonnambulo!" urlò isterico sperando che l'amico ci credesse.
Yoochun rise continuando a stringergli i polsi.
"Andiamo! Ti ho sentito che mi svegliavi, un sonnambulo sicuramente non sarebbe venuto a svegliarmi....dai Min perchè non lo ammetti?" disse Yoochun sussurrando le ultime parole e tirando Changmin verso di sè lasciandoselo cadere addosso.
Changmin era paonazzo, si ritrovava su Yoochun, l'oggetto dei suoi desideri più perversi e...e cielo sapeva pensare solo a quanto fosse bello in quel momento.
Nooo...non era normale.
"A...ammettere cosa?" chiese Changmin ansimando.
Ansimando?
"Perchè diavolo ansimo? Sei un demente Min, un de-men-te!" pensò ancora più agitato.
"Che ti piaccio baby..." sussurrò Yoochun malizioso portando una mano alla sua testa e abbassandola su di lui.
"Tu...mi..piaci? Cosa?" chiese Changmin cercando di sembrare il più sincero possibile, mentre Yoochun con una lentezza esasperante portava le sue labbra sul collo di Min cominciando a succhiare quella calda pelle.
Changmin sussultò.
Che..diavolo succedeva a Yoochun?
Non era per niente come se lo era immaginato.
Non c'erano state urla di disprezzo nè vergognosi atti di fuga...solo...Yoochun che gli stava facendo un succhiotto?
Era sconvolgente!
"Yoo...che fai?" chiese ancora più sconvolto e agitato.
"Ti voglio..." sussurrò Yoochun.
"Eeeeh?"
"Voglio farti mio...solo mio."
Changmin continuò a guardarlo confuso mentre Yoochun portava le mani sotto la maglia del suo pigiama.

Fine Flashback

Si destò dai suoi pensieri slegandosi con furia la cravatta.
Perchè ripensava al passato?
Un passato che doveva solo cancellare dalla sua mente, un passato vissuto solo nell'illusione.
Sospirò guardandosi di nuovo allo specchio.
Perchè Yoochun non capiva che per lui quella storia era qualcosa che andava oltre il sesso? Qualcosa di più importante.
"Hey piccolo sei rientrato? Ero sotto la doccia" lo richiamò Yoochun fermo dinanzi la porta con indosso solo un'asciugamano attaccato in vita e ancora grondante d'acqua.
Changmin lo guardò estasiato.
Era proprio fantastico il suo amico, ogni volta che lo vedeva restava incantato a fissare quel corpo così perfetto.
"Sei tornato a casa da solo? Volevo fare la strada insieme a te" sorrise ancora Yoochun avvicinandosi a lui e passando le braccia intorno alla sua vita.
Changmin lo fissò freddo...anche se il suo corpo e il suo cuore andavano in fiamme avendo Yoochun così vicino.
"Volevo fare due passi"
"Mi sei mancato.." sussurrò malizioso Yoochun cominciando a sbottonargli la camicia...
Non si mosse.
Era come pietrificato, le sue braccia il suo corpo erano come congelati.
Non sapeva come reagire.
Andare contro il suo orgoglio e il suo amore o seguire i suoi istinti?
"Che c'è?" chiese Yoochun notando il disagio del compagno.
Changmin abbassò lo sguardo confuso.
Cosa doveva dire?
Doveva spiegare a Yoochun i suoi sentimenti, le sue sensazioni ma...come poteva fare?
Infondo sapeva che sarebbe stato solo tempo inutile, Yoo non l'avrebbe mai capito.
Yoochun sospirò.
"Vabbè va ho capito sei ancora nervoso per quello che ha detto Yunho oggi?"
Non rispose.
Le parole ormai non riuscivano a fuoriuscire da quelle labbra...e lui si sentiva così triste.
"A volte è stupido lo sai meglio di me" sorrise Yoochun
Changmin strinse i pugni.
No.
Non era Yunho lo stupido e lo sapevano bene entrambi...Yunho aveva solo detto la verità pura e semplice.
"Non credo sia lui lo stupido" disse deciso guardando Yoochun serio.
Il sorriso morì sulle labbra del ragazzo vedendo l'amico così risoluto.
"Min...cosa vuoi?"
Changmin sorrise nervoso.
"Cosa voglio? Lo sai Yoochun...voglio una decisione!"
"Una decisione?"
"Voglio che tu ti comporti da uomo una volta tanto..." sospirò Changmin sconsolato scansando Yoochun e senza aspettare una risposta si diresse in bagno.

***

Aprì la porta di casa e vi entrò con estrema delicatezza quasi potesse rompersi tutto da un momento all'altro.
Richiuse la porta dirigendosi velocemente verso il salotto e posando con cura la cartella sul divano mentre si dirigeva in cucina a prendere un bicchiere d'acqua.
Non sembrava più lui.
Aveva tanto aspettato quel momento.
Aveva tanto sperato che quel giorno arrivasse il più in fretta possibile, ed ora che era arrivato...aveva paura.
Paura di fallire.
Paura di non riuscire a fare ciò per cui si era esercitato per tre lunghi anni.
No.
Non poteva lasciarsi impaurire da qualcosa che non esisteva.
Conosceva la sua voce.
Conosceva il suo tono.
Era consapevole della sua bravura e dei suoi limiti.
E sapeva bene che solo in quel modo poteva trovare quell'uomo.
Bevve l'acqua tutto d'un sorso prima di correre al piano di sopra per cambiarsi.
Erano le quattro e mezza, alle cinque avrebbe dovuto trovarsi in centro.
Doveva cominciare quel lavoro oggi.
Non poteva continuare a rimandare.
Non poteva gettare al vento tre anni di preparazione.
Non poteva dimenticare le sue uniche ragioni di vita.
No.

Parcheggiò la moto poco lontano dal centro.
Scese togliendosi il casco e riponendolo sotto il sedile di questa.
Si scompigliò i capelli ammaccati dal casco guardandosi intorno.
Si allontanò dalla moto passeggiando tranquillamente verso il corso.
La mente in quel momento era in subbuglio.
Si sentiva così colpevole per quello che aveva detto a Changmin, era...stato cattivo.
Conosceva lo stato in cui quei due si trovavano eppure...non era riuscito a frenare la sua lingua.
Che stupido.
Sospirò continuando a passeggiare tranquillamente.
Avrebbe dovuto chiedere scusa ai suoi amici.
Ma per il momento...aveva solo voglia di restare solo.

Arrivò al centro della città in poco tempo.
Il piccolo zainetto sulle spalle pesava.
Ma...non ci faceva più molto caso.
Non importava.
Ora doveva pensare ad altro.
Si portò al centro dell'area pedonale.
Il viavai di persone sembrava accentuarsi ogni secondo sempre di più.
Sentiva l'agitazione crescere in lui.
E se avesse sbagliato?
Non era il momento di pensare a certe cose.
Non avrebbe sbagliato e l'esperienza glielo aveva dimostrato tante, troppe volte.
"Vuoi trovarlo? Vuoi fargliela pagare per quello che ha fatto? Allora vai..." si ripeteva dentro di sè come una sorta di preghiera mentre poggiava lo zainetto per terra e ne estraeva due casse.
"...prendi il coraggio con entrambe le mani..." continuò a ripetersi legando a queste il filo di un microfono e accendendolo mentre un piccolo rimbombo si propagava dalle due casse.
"...allontana la paura di fallire..." continuò richiudendo lo zainetto e lasciandolo a terra mentre legava alle casse un altro filo ed accendeva il piccolo stereo.
"...e canta!" urlò in sè stesso alzandosi e facendosi coraggio premette il pulsante play sullo stereo mentre una melodia si propagava.
La gente passeggiava osservandolo.
E lui li.
Fermo.
Statico.
Il microfono stretto tra le mani.
La musica si diffondeva lentamente.
Una dolce melodia si propagava per la strada.
E tutti lo guardavano.
Il cuore batteva forte.
E la paura rendeva le sue gambe instabili.
Ce l'avrebbe fatta?
Avvicinò il microfono alle labbra.
'canta' pensò.
Schiuse le labbra.
Prese fiato.
E la sua voce vagò libera.
Accompagnando le soavi note di quella dolce melodia.
No.
Non doveva avere paura.
Il suo mondo era li ora.

Camminava osservando distrattamente le vetrine intorno a sè.
Faceva caldo ma...dentro di sè provava un tale freddo.
Si fermò dinanzi una vetrina di dolci.
Sorrise malinconico.
Quante volte era stato li con Aya.
Quante volte erano entrati in quel negozio svuotandolo nel vero senso della parola.
Ed ogni volta andavano al parco a gustare le caramelle gommose che acquistavano.
Quanti colori si susseguivano in quel piccolo negozio creando un'allegra e giocosa armonia.
Osservò i bambini dentro acquistare con gioia le caramelle o i cioccolatini più strani.
Anche alla sua Aya piaceva la cioccolata.
E quante volte le aveva portato ogni tipo di cioccolata assortita.
Ricordò di quanto era stato felice in quel periodo con il suo amore.
Ma ora...lei era andata via.
Aveva scelto un'altra vita, un'altra persona da amare.
E lui era rimasto li da solo.
Senza una via d'uscita.
Avrebbe voluto seguirla e pregarla di tornare con lui.
Perchè senza di lei si sentiva perso.
Perchè senza di lei non vedeva più la luce.
Perchè senza di lei non aveva più senso la sua esistenza.
Sospirò.
La sua vita era completamente vuota ora.
Delle note si propagarono nell'aria.
Attirarono la sua attenzione.
Si voltò guardandosi intorno.
Poco lontano scorse un ragazzo in piedi con un microfono tra le mani.
Lo osservò.
Si avvicinò lentamente.
Ebbe un tuffo al cuore.
Quegli occhi.
Quelle labbra.
Era il ragazzo nuovo.
La sua voce partì.
E lui non era preparato.
Venne travolto da un calore inimmaginabile, il calore della sua voce.
Era tenera ma decisa allo stesso tempo.
Riusciva ad essere estremamente dolce ma anche forte quando la musica lo richiedeva.
E quelle labbra si muovevano formulando parole che...lui nemmeno capiva.
Era rapito.
Completamente intrappolato negli occhi e nelle labbra di quel ragazzo.
Il cuore gli batteva forte.
Che avesse ragione Yoochun?
Che si stesse prendendo una cotta per quel ragazzo?
Ma...era così assurdo.
Era un ragazzo, come poteva essere attratto da un altro del suo stesso sesso?
Eppure...quelle labbra quegli occhi, quelle movenze...lo facevano impazzire.
No.
No era solo la sua immaginazione.
Non poteva certo pensare questo dopo una giornata di scuola?
No era solo la sua fantasia, sicuramente.
Eppure perchè...si stava avvicinando così a lui?
Avanzò ancora fermandosi poco lontano da...Jaejoong.
Questi teneva gli occhi chiusi e cantava.
Non si era accorto di lui.
Eppure...non riusciva a staccare gli occhi da quella figura.
"Ma chi cavolo sei?" pensava fissandolo imbambolato.

Da quanto era li?
Da quanto stava cantando?
Era da solo?
Qualcuno lo stava osservando?
Non lo sapeva.
Aveva gli occhi chiusi, serrati.
La paura di vedere qualcuno osservarlo era troppa.
Forse aveva stonato.
Forse non aveva proprio cantato.
Forse era tutta una follia.
Ma come spinto da una forza esterna al suo corpo continuava a cantare, e le parole uscivano da sole mentre lui si perdeva nel buio della sua mente.
Da quanto tempo la sua voce si stava propagando per quella strada?
Non riusciva a ricordare nulla.
Non capiva niente.
E...si sentiva osservato.
Sapeva di avere due occhi puntati addosso.
Che fosse lui?
Ma non poteva essere così facile.
Aprì gli occhi di scatto.
La canzone lentamente finì.
Sussultò.
Un mare di gente gli si erano radunati intorno.
In molti applaudivano.
In tanti sorridevano ed altri lo guardavano solamente.
Tantissimi occhi lo scrutavano, lo fissavano...alcuni con sufficienza altri con insistenza.
Ma dove?
Dove erano quegli occhi che aveva sentito su di sè per tutto quel tempo?
Quegli occhi che lo avevano bruciato...consumato.
Dove?
Sospirò.
Si abbassò staccando lo stereo e le casse e riponendo tutto con cura nello zainetto.
Le persone intorno a lui dopo avergli fatto i complimenti cominciavano a dileguarsi e molti lasciavano monetine ai suoi piedi.
Jaejoong guardò confuso le monete.
Lo credevano un artista di strada?
"Non le raccogli?" una voce lo destò dal suo stato di trance.
Alzò il capo.
Che fosse la persona che cercava?
I suoi occhi incrociarono quelli di Yunho.
Sussultò.
Era...il suo compagno di banco.
I loro occhi erano persi gli uni negli altri.
Jaejoong staccò per primo lo sguardo raccogliendo le monete e lo zaino ed alzandosi.
Yunho lo guardava incuriosito.
Come era bello.
"Scusa.." sussurrò Jaejoong prima di incamminarsi verso una meta sconosciuta.
Via via.
Doveva andare via.
Non poteva certo spiegare il perchè facesse l'artista di strada a quel tipo?
Sentì dei passi dietro di lui.
"Aspetta" disse il ragazzo fermandolo per il braccio.
Jaejoong si voltò abbassando lo sguardo.
"Che cavolo m'invento?" pensava afflitto.
Yunho guardava i capelli neri del ragazzo ricadergli sugli occhi nascondendo quello sguardo che tanto gli piaceva.
Avrebbe voluto spostarglieli ma...che figura avrebbe fatto?
"Ehm...senti siccome siamo compagni di classe ti andrebbe di fare due passi? Giusto per conoscerci un pò" chiese maledicendosi mentalmente.
Ma che diavolo gli prendeva?
Ecco che ora lo avrebbe scambiato per chissà cosa, magari pensava che ci stesse provando.
Ma...in realtà ci stava provando?
Oh cielo!
Jaejoong alzò lo sguardo.
Ancora una volta si perse negli occhi di quell'estraneo.
Perchè quello sguardo gli dava tanto calore?
"Mh" affermò.
Ma che stava facendo?
Neppure lo conosceva e ci faceva due passi?
Yunho sorrise.
Il cuore gli si bloccò in petto.
Quel sorriso era...quanto di più bello avesse mai visto al mondo.
Che gli prendeva?
Perchè il suo cuore batteva forte?
E senza pensarci seguì Yunho.
Stava davvero facendo la cosa giusta?
Perchè in quel momento si sentiva così strano?
Sospirò.
Non avrebbe mai dovuto lasciarsi trascinare dai sentimenti.


3 capitolo
°Only for you°


Apatico si riallacciava con lentezza la camicia.
Senza interesse guardava i piedi nudi a contatto con il freddo pavimento in marmo.
Dei movimenti dietro di lui gli fecero capire che il suo incontro era appena finito.
"Sei stato bravo" sussurrò una voce dietro di lui.
Non si girò.
Non guardò quella persona e quegli occhi che lo scrutavano pieni di desiderio.
No.
Non voleva sentirsi più oggetto di desiderio altrui.
Sentì la porta aprirsi e chiudersi.
Sospirò.
Finalmente riusciva ancora una volta a respirare.
Era rimasto in silenzio per tutto il tempo, per tutta la durata di quell'insulso incontro.
E aveva trattenuto il respiro mentre quelle labbra lo assaltavano dappertutto, mentre quelle mani lo toccavano in ogni sua minima parte, mentre quel corpo lo sovrastava voglioso pronto a farlo suo.
Si era sentito un mostro.
S era sentito sporco.
Si era sentito poco più di un viscido verme.
Una lacrima scivolò silenziosa.
Ripensò a quando era bambino, era un bimbo così felice e spensierato, un piccolo vulcano pieno di idee e di energie.
E con tanti sogni.
Ed ora invece tutti quei sogni dov'erano finiti?
Erano stati accantonati e sostituiti dalla fredda realtà, da una realtà troppo scomoda, troppo scura per essere anche minimamente illuminata dalla luce del sole che amava tanto.
Aveva perso tutto.
La sua purezza era stata estirpata dal suo corpo, intaccata e macchiata con il colore del peccato che ogni notte consumava con qualsiasi tipo di estraneo che lo pagasse.
Cosa gli rimaneva ancora?
Per cosa stava vivendo?
Cominciò a piangere più forte.
I singhiozzi scuotevano il suo corpo freddo.
Ed ancora era li, in quella stanza che puzzava di quel peccato che aveva consumato fino a poco prima.
In quella stanza così calda ma che in realtà finiva per ghiacchiargli ancora di più l'animo.
Perchè...doveva esistere la realtà?
La porta dietro di lui si aprì.
"Ah sei ancora qui? Sbrigati che ci sono altri clienti, quei soldi me li prendo io - esclamò una voce alle sue spalle avvicinandosi al letto sul quale era seduto e abbassandosi per prendere il malloppo che gli sostava accanto - mi raccomando non perderti troppo nei tuoi pensieri i clienti non sono così pazienti" sospirò ancora la voce mentre il suo possessore si allontanava.
"Taemin?" sussurrò lentamente Junsu.
Il ragazzo, in procinto di uscire, si girò verso la figura che lo aveva chiamato.
"Che c'è?"
"Pensi...pensi mai di voler scappare da tutto questo?"
Il ragazzo sulla porta sospirò voltandosi completamente verso Junsu e guardandolo dolcemente.
Era il più piccolo ed il nuovo arrivato ma...la sua bellezza era così famosa da attirare il triplo dei clienti.
Nessuno riusciva a sopportare quel ragazzino così innocente.
Sin da quando era arrivato, lui era l'unico che si era sempre comportato educatamente con il possessore di quegli occhi così puri quasi da sembrare quelli di un bambino.
"Junsusshi, scappare a che servirebbe? Mi ritroverei di nuovo senza un soldo e sarei costretto comunque a trovare un lavoro che mi permetta di guadagnare qualcosa, ma siccome qualsiasi lavoro ti paga una miseria finirei per vendere ancora il mio corpo, di conseguenza a cosa mi servirebbe scappare?"
Junsu abbassò il capo.
"Fai presto ti aspettano di là" sussurrò il ragazzo prima di uscire dalla stanza.

***



'Ecco...ma perchè non fai mai ciò che pensi e fai sempre il contrario? Cavolo che vergognaaaaa...e poi...perchè mi sento così agitato? Oh cielo ma perchè non me ne sono tornato a casa a quest'ora ero sotto le coperte a dormire'.
"A che pensi?" sorrise Yunho guardando Jaejoong completamente immerso nei suoi pensieri.
Jaejoong sussultò "Ah...ehm a niente a dire il vero sono solo un pò stanco" sorrise.
"Capisco...beh se studi e lavori ci credo che sei stanco"
"L...lavoro?" chiese inguenuamente Jaejoong.
Yunho lo fissò perplesso.
"Si...prima non stavi lavorando?"
"Ah quello! No...beh è una lunga storia comunque non era lavoro, ho preso i soldi che mi hanno lasciato solo per non lasciarli là a terra ma...quello non è proprio un lavoro" spiegò Jaejoong.
"Ah? Pensavo di si. Toglimi una curiosità hai il sogno di diventare un cantante?"
"Mh...no!"
Yunho si fermò.
"Come no?" chiese sgranando gli occhi.
"Ehm...perchè sei sorpreso? Non ho quest'ambizione"
"Ma...insomma è uno spreco! Il mondo della musica sta perdendo una leggenda...sei fantastico! Hai una voce bellissima e...cielo come puoi non fare il cantante?"
Jaejoong rise.
Ed ucciso Yunho.
Incantato guardava quella risata così cristallina, quegli occhi così puri, quelle labbra così sexy ma dall'aria innocente.
Tutto di Jaejoong lo faceva impazzire, lo faceva fremere e tremare e...sembrava una bambina delle elementari alla sua prima cotta.
"Ti ringrazio ma..non sono poi così bravo e poi il canto mi serve per altri scopi, non voglio fare il cantante. Ho altre ambizioni" sorrise dolcemente Jaejoong accomodandosi su una panchina del piccolo parco seguito a ruota da Yunho.
"Che ambizioni?"
"Mhhh...vorrei diventare un magistrato" esclamò con aria sognante come un bambino.
"Cosa? Davvero? Anche io!" esultò Yunho saltando su e mettendosi una mano sul petto.
"Wow...allora forse andremo alla stessa università"
"Si sarebbe splendido."
Jaejoong continuò a sorridere.
E gli sembrava strano.
Non sorrideva così da anni ormai, eppure in un solo pomeriggio quel ragazzo era stato capace di estirparlo alla sua solitudine e di farlo sentire leggero e sereno.
Notò che Yunho parlava animatamente.
Ma neppure lo ascoltava.
Ormai perso a guardare le labbra carnose del ragazzo danzare soavemente mentre rilasciavano frasi piene di quella gioia che lo caratterizzava, quegli occhi profondi penetrare infondo al suo animo.
Si sentiva così nudo ogni volta che Yunho lo fissava, sembrava che quegli occhi così profondi riuscissero a leggere la sua anima e riuscissero a vedere quel dolore che tanto provava e quei sogni che tanto detestava.
"Allora mi rispondi?"
Jaejoong si riscosse dai suoi pensieri.
"Ah? Scusa mi ero perso...cosa hai detto?"
Yunho sorrise "ti ho chiesto come mai vuoi diventare un magistrato"
Jaejoong spostò lo sguardo su alcuni bambini che giocavano sulla sabbia di fronte a loro.
"Per...catturare i cattivi" affermò ingenuamente.
"Catturare i cattivi?" chiese stranito Yunho.
Jaejoong si voltò verso di lui sorridendo felice.
"Mh...voglio catturare i cattivi e portare la pace sulla terra, voglio poter estirpare anche poco di quel male che ingombra il nostro mondo. Se tutti cominciano ad estirpare piccole parti di questo male il mondo comincerà a cambiare e le cose brutte saranno cancellate...ne sono certo" affermò deciso.
Yunho sorrise.
Era così dolce quel ragazzo accanto a lui.
Una dolcezza quasi fuori dal comune.
Anche lui una volta era stato dolce, si era sentito in grado di poter cambiare il mondo, ora invece era distrutto ed andava avanti credendo in un sogno che neppure era il suo.
"E' un motivo più che valido...se vuoi posso darti una mano ad estirpare il mal..." le parole di Yunho furono interrotte dallo squillo di un telefono.
Yunho estrasse dalla tasca il cellulare guardando il display.
"Scusami" disse rispondendo e allontanandosi di poco da Jaejoong che lo guardava confuso notanto il cambiamento nello sguardo di Yunho che da sereno era diventato improvvisamente crucciato.
"Che vuoi?" sbottò Yunho seccato a telefono.
"Aaaah evita di fare lo scocciato per favore, comunque papà è tornato a casa quindi vieni ad accoglierlo" rispose una voce atona dall'altro lato del telefono.
"Non m'importa nulla, sto facendo una cosa importante e non posso tornare"
"Yunho sai che papà si arrabbia se non ti trova a casa quindi vedi di tornare e cerca di non fare lo schizzinoso con me, qualsiasi cosa passa in secondo piano in confronto a nostro padre"
Yunho strinse un pugno.
"Non m'importa un'accidenti di lui e delle sue fottute regole Sungmin di conseguenza io faccio quel che cazzo voglio senza bisogno di te o di lui" sibilò acido attaccando il telefono in faccia al fratello.
Già voleva proprio cancellare il male, e voleva partire cancellando quella sottospecie di famiglia.
Ritornò alla panchina.
"E' successo qualcosa?" chiese Jaejoong preoccupato.
Yunho sorrise.
Stavolta riuscì a vedere la tristezza nei suoi occhi.
Molto probabilmente quella non era la telefonata di una persona amica.
"Sto bene...solo che mi sa che stanotte non avrò un posto dove ritornare per dormire" scherzò Yunho alzando lo sguardo al cielo.
Cominciava a farsi sera.
Jaejoong lo guardò attentamente.
I cambiamenti d'umore di quel ragazzo lo rendevano così confuso.
Doveva essergli successo qualcosa di brutto.
"Vuoi...vuoi venire da me?" chiese titubante guardandolo imbarazzato.
Yunho abbassò lo sguardo posandolo in quegli occhi che tanto lo rendevano sereno.
"Cosa?"
"Beh...se...se non hai un posto dove andare puoi venire a stare da me, io vivo da solo" affermò Jaejoong imbarazzato portandosi una mano tra i capelli.
"Non vorrei disturbare grazie comunque" sorrise ancora Yunho.
"Ma non disturbi!" quasi urlò Jaejoong sorprendendosi di quanta voglia avesse nel portarlo a casa sua quella sera.
Yunho lo guardò perplesso.
"Hey non è che stai tentando di attirarmi a casa tua per abusare di questo bel corpicino? O peggio sei un serial killer che vuole uccidermi?" scherzò Yunho.
Jaejoong rise.
Fissò Yunho avvicinandosi con estrema lentezza al suo orecchio.
Yunho lo guardava confuso.
"Beh...sai di solito uccido e basta le mie prede ma con te potrei fare un'eccezione e abusare del tuo bel corpicino" sussurrò malizioso.
Il respirò di Jaejoong sul suo collo fece tremare Yunho che si lasciò inebriare da quello splendido profumo che lo avvolgeva rendendolo completamente schiavo.
Jaejoong si allontanò poco guardandolo negli occhi.
Yunho ricambiò lo sguardo e per pochi attimi si fissarono intensamente.
Il cuore di entrambi batteva ad una velocità supersonica e nessuno dei due comprendeva il perchè.
"Mi hai quasi terrorizzato" sbottò Yunho cominciando a ridere.
Jaejoong lo seguì a ruota.
"Dai ma non puoi smontare così questa mia fantastica performaaaaance" si lamentò l'alto dandogli un leggero pugno sul braccio.
"Ma...non è colpa mia se come attore sei penoso"
"Hahah...ma quanto sei simpatico!!"
Jaejoong chiuse gli occhi fingendosi offeso e incrociando le braccia al petto.
Yunho guardò l'espressione corrucciata di Jaejoong e la trovò adorabile.
Dei brividi gli percorrevano il corpo rendendolo completamente soggetto alla figura che aveva dinanzi.
"Dai se sorridi vengo a dormire da te"
"No! Non ti voglio più vai via" scherzò Jaejoong.
Yunho avvicinò un dito al fianco di Jaejoong cominciando a stuzzicarlo.
Ma appena la sua mano sfiorò il fianco di Jaejoong questi saltò su come una molla urlando istericamente.
Yunho lo guardò confuso.
Jaejoong abbassò lo sguardo.
"Ehm...e...ecco" balbettava Jaejoong imbarazzato.
Yunho cominciò a sorridere "Ho capitoooo...è il tuo punto debole"
"No! Non è vero.." si difese Jaejoong mentre Yunho si alzava e gli andava vicino.
"Ah no?"
"N-no"
Yunho fulmineo lo strinse per i fianchi e cominciò a fargli il solletico.
Jaejoong completamente perso tra le braccia di Yunho rideva tentando di liberarsi dalla morsa ferrea dell'amico.
"No...no Yunho ok...no no stai fermoooo" piagnucolava mentre si dimenava.
Yunho si fermò senza però staccare le braccia ancora avvinghiate intorno ai fianchi di Jaejoong che lo stringevano a sè.
Si guardarono continuando a ridere imbarazzati.
"Ok vengo a casa tua"
Jaejoong sorrise.
E non capì perchè in quel momento tutta la sofferenza che aveva provato per così tanto tempo sembrava scemare a poco a poco con la presenza di quel ragazzo.

***



"Dai esci con noi è un pò che non ci vediamo" cantilenava una voce metallica dall'altro lato del telefono.
Sospirò.
Che doveva fare? Non lo sapeva nemmeno lui.
Guardò verso la porta ancora chiusa del bagno...forse era giunto il momento di separarsi definitivamente da lui e lasciarlo alla sua vita.
"Non lo so, sono un pò stanco"
"Oh andiamo Chun non è che oggi hai lavorato 20 ore e senti il peso della stanchezza eh? Dai sono li tra mezz'ora, preparati" sospirò la voce dall'altro lato chiudendo la chiamata.
Osservò il display ancora illuminato.
Osservò il desktop sorridendo tristemente.
Era una foto di tempo fa.
E ritraeva lui, Changmin e Yunho insieme abbracciati che sorridevano felicemente.
Erano più piccoli.
Già...piccoli.
Il tempo era inesorabilmente trascorso e tutto sembrava cambiare.
La porta del bagno si aprì.
"Changmin!" lo chiamò Yoochun alzandosi dal divano.
Changmin non si voltò verso di lui proseguendo verso la sua stanza.
Yoochun lo seguì.
"Per favore parliamo..." lo supplicò mentre l'amico cominciava a vestirsi restando in un silenzio tombale.
Sospirò di nuovo.
Odiava quando si mostrava indifferente nei suoi confronti.
"...Min perchè non capisci?"
Changmin si voltò infuriato verso di lui.
"Io non capisco? Sono io quello che non capisco Chun? Mi sembra invece che io stia capendo pure troppo ed anche da troppo tempo e sinceramente dopo tutto questo tempo mi sono rotto le scatole!" urlò mentre si infilava i pantaloni stizzito.
Yoochun abbassò il capo.
Lo stava davvero perdendo con il suo comportamento?
"Min tu sei importante per me..."
"Sono importante Chun davvero? Peccato che quando ti fai qualcun altro non la pensi così"
"Ma perchè metti sempre quello in mezzo?" urlò Yoochun.
"Metto sempre quello in mezzo perchè ancora non l'hai capito che per me va oltre ad una semplice scopata tutte le notti Chun! Ti amo e ancora non l'hai capito, ti amo da anni,. ti amo da quando abbiamo 5 fottuti anni, ti amo e tu niente sembri non accorgertene e mi tratti come una prostituta personale e mi sono rotto e non ce la faccio più!" urlò di nuovo Changmin mentre piccole lacrime cominciavano a cadere dai suoi occhi.
Ma non gli importava.
Non voleva fermarle, non ne aveva voglia.
Quella situazione lo stava uccidendo sempre di più e...forse piangere lo avrebbe aiutato ad alleviare quel pesante dolore che portava nel cuore.
Yoochun lo fissò allibito.
Non aveva mai sentito quelle parole uscire dalle labbra di Changmin, non glielo aveva mai detto.
Ed anche se lui lo aveva sempre saputo, sentirlo dal suo Min gli aveva provocato un senso di malessere.
Si era sentito un mostro...un verme.
"Min io..." le parole gli morirono in gola.
Non sapeva cosa dire, come rispondere a quelle parole così forti.
"Chun devi prendere una decisione, o la tua vita sregolata o me" affermò deciso Changmin.
Il campanello trillò.
Yoochun si voltò verso la porta.
"Chi è qualche tuo amico? Devi uscire Chun" sorrise ironico Changmin calcando sulle ultime due parole.
Yoochun aprì le labbra ma nessuna parola uscì da esse.
Che diavolo gli stava succedendo? Da quando in qua non riusciva più a gestire la sua vita?
Da quando tutto gli scorreva accanto senza che se ne accorgesse?
"Beh penso che questo sia il momento adatto per scegliere...o me o il mondo li fuori" sussurrò Changmin tremando.
"Io..."
Yoochun abbassò il capo.
Mille pensieri gli passavano per la testa, mille domande senza risposta e i dubbi lo assalivano.
Non riusciva a pensare a nulla era...completamente perso in quel vortice di emozioni che lo stavano risucchiando e...distruggendo poco alla volta.
"...devo andare" sussurrò voltandosi ed incamminandosi verso la porta.
Changmin abbassò lo sguardo.
Infondo...doveva saperlo, era stato inutile anche solo sperare per un pò che l'amore che provava nei confronti dell'amico potessero essere ricambiati.
Non metteva in dubbio il bene che gli volesse ma...non era neppure paragonabile all'amore.
Si raggomitolò sul letto poggiando la testa sulle gambe raccolte al petto.
La porta di casa si richiuse.
E quel rumore assordante rimbombò nelle sue orecchie, penetrando attraverso il suo corpo e andando a distruggere quei pochi frammenti di cuore che ancora erano rimasti in piedi.
"Chun" sussurrò lentamente mentre si perdeva tra quel dolore che ormai da tempo aveva imparato ad avvolgerlo e farlo completamente suo.

***



"Che hai? Ti vedo agitato..." sorrise un ragazzo accanto a lui mostrandosi sereno.
Scosse la testa senza rispondere.
"Problemi con il ragazzino a casa tua? Vi ho sentiti urlare prima"
Sospirò.
Ragazzino? Quello non era un ragazzino...l'immaturo in tutta quella storia era lui.
"Andiamo Chun lo so che è un bel ragazzo e che lo tieni con te solo perchè magari quando ti senti solo puoi sfogarti con qualcuno ma...andiamo è un marmocchietto e si vede lontano un miglio che è innamorato. Perchè non lo cacci via?" continuò il ragazzo al suo fianco.
Camminavano ormai da un pezzo e si era seriamente stancato.
"Non è un oggetto che uso per soddisfare i miei istinti sessuali" mugolò a bassa voce.
"Ah no? Andiamo Chun lo sanno tutti...a scuola non fanno altro che guardarlo male e prenderlo in giro...non ti ha mai detto nulla?"
Yoochun si fermò guardando stranito l'amico.
"In che senso scusa?"
"Beh sai com'è non tutti concepiscono i gay come persone perbene, se poi ci metti che lui è un gay particolare nel senso che si fa usare da te un pò come se fosse la tua prostituta personale allora...le attenzioni su di lui si accentuano e non in bene" rispose vago l'altro.
"Mi stai dicendo che la gente tratta male Changmin per colpa mia?" urlò Yoochun sconvolto.
"Forse si...forse no...stagli lontano è il miglior modo per proteggerlo."
Yoochun guardò il ragazzo accanto a sè e lentamente ricominciarono a camminare.
Ancora sconvolto ripensava alle parole dell'amico.
Come poteva non essersene accorto prima?
Allora...era davvero così distante da Changmin da non accorgersi di quanto stesse male?
E Changmin era così innamorato di lui da...non confessargli nulla di quanto gli stesse succedendo o parlandogli del suo dolore?
Perchè?
Come aveva potuto far accadere tutto ciò?
Nonostante i pensieri che gli offuscavano la mente camminò accanto all'amico...
"Eccoci arrivati" esclamò il ragazzo felice.
Yoochun guardò dinanzi a sè e vide l'entrata di un palazzo piuttosto malandato.
Non potè fare a meno di pensare che alcune persone non avessero proprio senso del gusto a scegliere posti così lugubri per lavorare...sorrise di sè quando pensò al lavoro che quelle persone facevano...non avevano certo bisogno di una reggia in cui dare nell'occhio.
"Leeteuk sei certo che sia qui?" chiese scettico Yoochun.
Il ragazzo affermò sorridendo e bussò quattro volte al grande portone in legno.
La porta si aprì lentamente.
Un ragazzo biondo apparve dinanzi a questa sorridendo.
"Buonasera signori..in cosa posso aiutarvi?"
Leeteuk sorrise "Il ragazzo qui ha bisogno di una bella svegliata...due stanze per...facciamo due ore va"
Yoochun lo guardò sconvolto.
"Svegliata? Due ore? Ma che stai dicendo Lee?"
"Sssh fai fare a me e libera solo la mente...è quello che ti serve"
Yoochun abbassò lo sguardo.
Cercò di cancellare la figura di Changmin in lacrime dalla sua mente, ma a quanto pareva era impossibile.
E si sentiva così male..
Eppure non aveva la forza di piantare il suo amico li ed andarsene.
Forse non era solo un pensiero campato in aria, forse era davvero un verme.
"Bene signori - sorrise ancora il ragazzo biondo - seguite queste due ragazze e vi porteranno alle vostre camere. Per il ragazzo da svegliare abbiamo scelto il nostro miglior "operaio" spero che ne sarà soddisfatto." sorrise ancora per poi dirigersi verso un minibar posto al centro della stanza dove, Yoochun notò, vi erano tantissime persone.
La ragazza lo condusse alla sua stanza aprendo lentamente la porta.
"Buon divertimento signore" sorrise inchinandosi per poi andare via.
Yoochun entrò nella camera guardandosi intorno ma era buio.
Cercò con lo sguardo l'interruttore.
Ma era così buio che non si accorse della figura in piedi davanti a sè.
Si spaventò andandoci a finire contro.
"Mmmh a quanto pare abbiamo qualcuno di teso qui eh?" sussurrò la voce dell'altra persona.
Yoochun sussultò capendo che si trattava di un ragazzo ed anche molto giovane...ma restò basito pensando di aver già sentito quella voce così calda.
"Do...dov'è l'interruttore?" chiese cercando di restare calmo.
Non sapeva perchè ma...ad un tratto le scoperte di quella sera lo facevano sentire agitato nel più profondo dell'animo e...stare li non gli sembrava più una così buona idea.
Changmin era a casa immerso nel suo dolore e lui era li pronto a farsi uno che non conosceva neppure.
'Che schifo' pensò.
"Mmmmh ti piace farlo con la luce accesa? Ok ti accontento caro..."disse staccandosi da Yoochun e avvicinandosi alla porta per accendere la luce.
Nella camera comparve la luce.
Si sentiva più sereno ora, notanto le pareti bianche e la camera arredata da mobili di colore rosso lucido.
Il grande letto matrimoniale al centro.
E le finestre che davano sul centro di Seoul.
Si voltò verso l'altra persona nella stanza.
Appena gli occhi incontrarono quelli del ragazzo qualcosa dentrò cambiò.
E...non capiva cosa gli stesse succedendo perchè sembrava che l'intero mondo gli fosse caduto addosso in quello stesso istante.
"Tu?"


3 capitolo
°River flows in you°


"Cosa diavolo ci fai qui?" chiese sconvolto Yoochun continuando a fissare il ragazzo immobile dinanzi a lui.
Entrambi confusi continuavano a guardarsi spaesati.
L'uno ancora immerso nei suoi pensieri e ancora preoccupato per la sua vita incasinata.
L'altro in imbarazzo.
Eppure non era la prima volta che qualcuno lo scopriva e...era sempre bastata una notte di sesso per far dimenticare ogni cosa, ma...con quel ragazzo sembrava diverso.
Non lo conosceva neppure, ci aveva scambiato qualche parola quella mattina a scuola e...ed ora aveva come la sensazione che non bastasse solo una nottata di sesso, aveva come la sensazione che quel ragazzo non lo avrebbe lasciato in pace.
"Tu...tu sei Junsu non è vero? Mi spieghi che ci fai in un posto del genere?" ripetè Yoochun scioccato.
Ed ora cosa gli avrebbe detto?
Che si sarebbe inventato?
Abbassò lo sguardo colpevole.
Perchè poi si sentiva come uno dei peggiori criminali al mondo?
Quel ragazzo non era nemmeno un suo amico.
Non lo conosceva da molto.
Eppure...quegli occhi tristi, quello sguardo perso.
Erano come delle pale meccaniche che cominciavano a buttare giù le sue difese...le barriere che con tanta fatica si era costruito intorno.
No.
Non doveva permettere che una stupida sensazione rovinasse il suo unico lavoro.
"Scusami ma...non so di chi stia parlando, non mi chiamo Junsu mi dispiace" sorrise confuso.
Yoochun lo scrutò da capo a piedi.
Quel ragazzo, racchiuso in un abito in pelle nera aderente che metteva in risalto quei muscoli già formati.
Quei capelli che sembravano di una soffice seta pregiata...
Quelle labbra che quando si schiudevano sembravano pronunciare solo un'unica parola....
Quegli occhi...così tristi e soli.
Così puri...
"Non prendermi in giro...sei il ragazzo che viene con me a scuola non sono mica pazzo?" rispose serio Chun.
"No caro ti stai sbagliando...il mio nome è Junho. Ma ho un fratello gemello di nome Junsu forse mi confondi con lui" rise innocentemente sperando di riuscire ad ingannare quel ragazzo.
"E tu credi che io sia così scemo da credere alla storia del fratello gemello scusa?"
Junsu allargò le braccia con espressione indifferente sul viso.
"Non è un problema mio se ci credi o no, io sono qui per lavoro...e comunque solo per la cronaca, il mio fratellino è troppo puro e casto per pensare di fare un lavoro come questo" rise malizioso avvicinandosi poi a Chun e cominciando a baciargli il collo.
Già...troppo puro e casto.
Ma chi voleva prendere in giro?
La purezza e la castità non erano mai state caratteristiche che gli appartenevano...
Era un mostro, della peggior specie.
Ingannava chiunque gli si parasse di fronte ed anche ora lo faceva...nascondendo il suo vero io.
Ma...nemmeno lui sapeva più quale fosse il suo vero io.
O forse lo sapeva anche troppo bene ma...cercava di rifiutarlo con tutto sè stesso.
"No" sussurrò Yoochun allontanandolo.
Guardava le sue labbra piene di desiderio.
"Non posso scusami"
Junsu lo guardò basito.
Era...la prima volta che veniva rifiutato.
Yoochun abbassò lo sguardo.
Era confuso....tanto confuso.
Changmin era a casa da solo e probabilmente stava soffrendo le pene dell'inferno immaginandolo in un posto squallido pronto a farsi l'ennesima ragazza di turno e soffriva e...piangeva.
Non poteva.
Non poteva continuare a stare tranquillo pensando alle lacrime del suo Min.
"Pe-perchè?" chiese Junsu ancora più confuso.
Non capiva il perchè l'essere rifiutato da quel ragazzo gli procurasse così fastidio.
Eppure...se fosse capitato con qualche altro cliente gli avrebbe fatto piacere.
"Perchè c'è qualcuno a casa che mi aspetta" sussurrò Chun per poi avviarsi verso la porta.
Junsu restò di sasso.
E come se qualcosa nel suo corpo si fosse rotto non parlò oltre.
E senza guardare Chun che si allontanava chiuse gli occhi aspettando che arrivasse il prossimo cliente.
Cos'era quel vuoto dentro?

***



"Eccoci arrivati...non è immensa ma tanto sono solo non ho bisogno di una reggia" sorrise Jaejoong aprendo la porta di casa.
Yunho lo seguì entrando in quel piccolo appartamento.
Si guardò intorno notando come poco arredat fosse quell'appartamento, non vi era molto, pochi mobili con pochi oggetti...una tv al centro del salotto, un piccolo divano colore nero, tutto era in perfetto ordine...nemmeno la sua domestica riusciva a far specchiare così casa loro.
"Jaejoong ma tu vivi completamente solo?" chiese seguendolo poi in cucina.
"Mh...perchè?"
"No è che...è tutto così in ordine qui...cioè mi sembra impossibile che un ragazzo riesca a mantenere una casa così pulita" rise Yunho sedendosi al tavolo mentre osservava Jaejoong trafficare con i fornelli.
Jaejoong rise.
Già...una delle poche cose che aveva preso da sua madre era la mania per la pulizia...
Si intristì per pochi secondi ripensando alla sua vera ragione di vita...
"Che combini?" chiese ancora Yunho sbucandogli accanto e facendolo sobbalzare lasciando così cadere a terra il pentolino con l'acqua.
"Oh cielo scusami non volevo" disse calandosi per prendere il pentolino nello stesso istante in cui Jaejoong ancora in silenzio si era abbassato con la stessa sua intenzione.
Le loro mani si sfiorarono.
Jaejoong ritirò la sua mano...."scusami" disse.
Yunho non rispose restando a fissarlo incantato.
Quegli occhi che da quella mattina lo ossessionavano erano di nuovo persi nel vuoto.
Chissà perchè poi aveva quella mania di guardare altrove.
Jaejoong alzò lentamente lo sguardo incontrando gli occhi di Yunho.
Ma che diavolo gli stava capitando?
Non era normale.
No non era per nulla normale...quello era un ragazzo e per di più uno che non conosceva per niente e...
...perchè il suo cuore aveva accelerato i battiti e sembrava volesse schizzargli fuori dal petto?
"Scusami tu" sussurrò Yunho guardandolo dolcemente.
Non riusciva a sostenere il suo sguardo.
Non riusciva a guardare in quei due pozzi scuri così profondi che...sembravano risucchiarti l'anima a poco a poco.
"No... - sussurrò Jaejoong scuotendo la testa - mi sono spaventato fa niente" sorrise dolcemente prendendo il pentolino mentre Yunho osservava i suoi movimenti ancora poggiato con le mani a terra.
"Stavo facendo del thè ma credo sia quasi ora di cena...che dici ordiniamo una pizza?"
Yunho si rialzò lentamente guardando intensamente Jaejoong.
Che diavolo gli prendeva?
Cosa significavano quelle emozioni?
"Facciamola noi la pizza" esclamò sorridendo raggiante.
Jaejoong lo guardò confuso...
"Hai farina, lievito latte zucchero e mozzarella?" chiese Yunho felice.
Jaejoong si perse a fissare quel sorriso così candido...la tristezza di prima sembrava quasi scomparsa, nascosta da una strana raggiante luce proveniente da quelle labbra così sensuali ma così dolci....chissà che sapore racchiudevano in esse.
Si destò dai suoi pensieri maledicendosi per quelle parole che nella sua mente rivolgeva a Yunho.
"Si ce le ho ma...a cosa ti servono latte e zucchero?" chiese confuso mentre prendeva tutto il necessario.
"Hehe...la ricetta segreta della mia domestica" rise il ragazzo.
"Hai una domestica?"
Yunho abbassò lo sguardo.
"Si...a dire il vero è lei che mi ha cresciuto...mia mamma è morta quando ero piccolo" sorrise malinconico.
"Mi...mi dispiace" affermò Jaejoong poggiando una mano sulla sua.
Yunho osservò quella mano così soffice sfiorare la sua, e un brivido gli percorse lungo il corpo.
"Non preoccuparti...non potevi saperlo" gli sorrise dolcemente cominciando poi a preparare la pizza.
Yunho sembrava abile nel cucinare, e Jaejoong lo guardava sorpreso.
Non avrebbe mai immaginato, guardandolo a prima vista, che nascondesse anche un lato da cuoco e...sensibile.
Già...sensibile.
Perchè era convinto che infondo Yunho fosse un ragazzo da forti sentimenti repressi che...non voleva far vedere a nessuno.
E lo aveva capito guardando quegli occhi così belli, che nascondevano così tanta tristezza.
"Jae dormi?" chiese Yunho sventolandogli una mano sporca di farina dinanzi al viso.
"Eh? Scusami...mi ero perso."
Yunho rise "già...noto che ti perdi spesso. Dove finisci?"
"Nel mio...nel mio mondo."
"E dov'è questo mondo?"
Jaejoong prese la mano di Yunho e se la poggiò sul petto.
Yunho lo guardò confuso mentre il cuore accelerava di nuovo a velocità impressionante.
Sentiva il cuore di Jae sotto il suo palmo battere all'unisono con il suo.
Perchè anche lui era così agitato?
"Il mio mondo è nel mio cuore" sorrise Jae imbarazzato.
Silenzio.
Il silenzio cadde nella stanza e nulla si sentiva se non il respiro dei due ragazzi che vi si trovavano dentro.
Si guardavano entrambi.
Persi gli uni negli occhi degli altri.
"Posso entrare?" chiese Yunho senza interrompere il contatto visivo con quegli occhi che...erano come una droga per la sua anima.
Jaejoong abbassò la testa.
"Forse.." sussurrò allontanandosi da lui e dirigendosi verso il salotto.
Yunho osservò la figura allontanarsi, dopodichè si dedicò alla pizza e finì di preparare l'impasto.

'Che diavolo mi succede?' pensò Jaejoong sedendosi sul divano ed accendendo la tv.
Non riusciva a capire cosa stava capitando al suo cuore e alla sua anima.
Erano come stati rapiti da quel ragazzo che si trovava nella sua cucina ad armeggiare con il cibo.
Non aveva mai dato retta a nessuno, da tre anni ormai aveva chiuso con il resto del mondo, esistevano solo lui e il suo scopo.
Eppure...appena aveva visto Yunho era come se qualcosa fosse cambiato e...riusciva a sentire quel calore che da tre anni sembrava essere morto nel suo corpo.
Quel gelo che attanagliava la sua anima imprigionandola sembrava stesse sciogliendosi poco alla volta.
E non capiva il perchè.
Non era amore...e lo sapeva bene.
Perchè l'amore non si poteva provare dopo nemmeno una giornata di conoscenza con una persona.
Non era una cotta ne era sicuro.
Eppure...da quando aveva visto quegli occhi posarsi nei suoi per la prima volta.
Da quando aveva provato il calore di quel sorriso.
Da quando aveva sfiorato quella pelle soffice...sembrava non poterne più fare a meno.
E questo lo confondeva.
Sospirò afflitto posando uno sguardo sulla tv.
Forse si faceva davvero troppi problemi.

***



Osservava la pioggia cadere fitta dal cielo.
I lampi si abbattevano sulla terra squarciando il cielo.
Sospirò.
Chissà cosa stava facendo la sua Aya.
No.
Non era più sua.
Non lo era mai stata.
"Che pensi?" chiese Jae avvicinandosi con una tazza di cioccolata calda in mano.
Entrambi seduti sul davanzale della finestra guardavano fuori.
"Nulla...ripenso alla mia vita"
Jaejoong osservava le goccie cadere giù con violenza.
"E pensare che stiamo a Settembre e piove così"
Yunho rise.
"A me piace tanto la pioggia...mi piace ciò che dice"
Jaejoong lo guardò confuso.
"Perchè? La pioggia parla?"
"Certo..."
"E cosa dice?"
"Dice tante cose...dice la verità, racconta le bugie...la pioggia parla solo a chi sa ascoltare e dice solo ciò che si vuole ascoltare"
Jaejoong abbassò lo sguardo.
"La pioggia dunque ti mente?"
"No...la pioggia non mente mai...anche una bugia può nascondere dentro di sè un fondo di verità"
"E cosa sta dicendo ora la pioggia?"
Yunho guardò Jae perdersi nei suoi occhi.
"Sta dicendo che sei bellissimo" disse allungando una mano e accarezzandogli una guancia con timore.
Quasi potesse scappare via dalla paura.
Quasi potesse urlargli dietro il suo disprezzo.
Quasi potesse rompere quell'incanto da un momento all'altro.
Eppure Jaejoong non si mosse.
Perso in quegli occhi che lo rendevano completamente schiavo non riusciva a non perdersi in quel tocco che lentamente lo uccideva.
Ed era come se tutti i problemi al mondo fossero scomparsi.
Come se tutto il mondo non esistesse più.
Erano soli in quella calda stanza accarezzati dal rumore della pioggia.
Solo loro e i loro cuori e i loro sguardi persi l'uno nell'altro.
"Yunho io..." sussurrò Jaejoong prima che lo squillo di un telefono potesse rompere quella magica atmosfera che si era creata nella stanza.
Yunho sbuffò prendendo il telefono dalla tasca dei pantaloni, mentre Jaejoong abbassava lo sguardo imbarazzato.
Ma cosa gli era preso?
Che stava per dire?
Come diavolo gli saltava in mente di lasciarsi andare così con un estraneo?
No doveva darsi una calmata e soprattutto...evitare quel ragazzo.
"Pronto?" sospirò Yunho scocciato.
"Yu...yunho" una voce rotta dal pianto attirò subito la sua attenzione.
Yunho sgranò gli occhi.
"Min che...cos'hai?"
"Yunho io...io...fa male Yunho"
"Min che diavolo dici sei a casa?" urlò Yunho alzandosi dal davanzale.
"No io...io non...non lo so."
"Come non lo sai? Min dove diavolo sei?"
"Io...mi...mi dispiace Yunho ti voglio bene" sussurrò la voce dall'altro lato del telefono prima di chiudere completamente la chiamata.
"Min...Min rispondi cazzo! Min" urlò Yunho notando solo dopo che la chiamata era stata interrotta.
Si avviò velocemente verso la porta.
"Jaejoong grazie per la serata ma...ci vediamo domani" sorrise preoccupato mentre usciva dalla porta.
Jaejoong guardò l'amico confuso correre via.
"Yu...Yunho" sospirò mentre un brivido gli scorreva lungo la schiena.


4 capitolo
°Sky°


Guardava l'acqua scorrere con forza sotto di sè.
La pioggia cadeva fitta bagnando i suoi vestiti, la sua pelle i suoi capelli.
Ma tutto sembrava lontano.
Quell'acqua così violenta non sembrava interessarlo.
Lui non si spostava.
Immobile subiva quella tortura naturale.
Indifferente continuava a stare li e a stringere tra le mani il cellulare.
Gli ultimi minuti della sua vita e...aveva chiamato Yunho.
Le lacrime cadevano lente dai suoi occhi.
Non singhiozzava.
Nessun suono usciva dal suo corpo.
La calma si era impadronita di lui rendendolo sereno.
Sarebbe andato via con tranquillità.
Niente più rumore.
Niente più urla.
Niente più agitazione.
In silenzio se ne sarebbe andato lasciando finalmente quella vita di dolore e di lacrime.
Lasciando finalmente Chun libero da qualsiasi obbligo nei suoi confronti.
Il telefono nella sua mano continuava a squillare.
Ma lui non rispondeva.
Non voleva sentire la voce di Yunho urlargli preoccupato contro.
Non voleva sentire la calda voce di Yoochun dissuaderlo dalla sua decisione.
Non voleva sentire più nessuno.
Il suo cuore aveva preso ormai una decisione.
E non gli importava se lo avrebbero considerato patetico.
Non gli importava se lo avrebbero definito un codardo.
Lui era li.
E quella era la sua scelta e nulla più contava.
Per tanto tempo aveva sofferto in silenzio angherie di ogni genere solo perchè lui amava un ragazzo.
Un ragazzo che tra l'altro non ricambiava.
Per troppo tempo aveva sopportato soprusi di ogni genere.
Ed ora che anche il suo Chun gli diceva che tra loro non ci sarebbe mai stato nulla.
Ora che anche Chun lo abbandonava, non aveva davvero più nessuna ragione per esistere.
Il suo cuore sembrava agonizzante non batteva più nel petto.
Il suo corpo distrutto non riusciva più neppure a muoversi.
La sua mente non riusciva più a formulare un pensiero concreto.
Osservò ancora una volta l'acqua del fiume scorrere sotto di sè.
Un solo salto e ce l'avrebbe fatta ad uscire da quella tortura.
Un solo salto e sarebbe stato salvo da tutta quella sofferenza.
Un solo salto.
"Hey! Cosa ci fai tu li?" una voce urlò dietro di lui facendolo sobbalzare.
Tenendosi saldo alle grandi inferriate si voltò lentamente all'indietro, sperando di non trovare dinanzi a sè la figura di uno dei suoi amici.
"Non fare movimenti bruschi o cadi di sotto" mormorò il ragazzo avvicinandosi lentamente.
Changmin sospirò, non era uno dei suoi amici.
I capelli biondi, gli occhi di un marrone profondo, no...non erano loro.
Per fortuna.
"E' quello che voglio" sussurrò lentamente.
Il ragazzo lo guardò stranito.
"Vuoi cadere giù?"
Changmin abbassò lo sguardo lasciando che il suo silenzio acconsentisse a quella domanda così ovvia.
"Io...non so cosa ti è successo ma...non penso che uccidersi sia la soluzione migliore sai?" disse ancora il biondino avvicinandosi di più e sempre lentamente.
Changmin potè guardarlo meglio.
Era...bellissimo.
Sembrava un angelo, che lo avesse mandato qualche Dio per proteggerlo?
Magari per impedirgli di commettere una sciocchezza.
Non credeva agli Dei però.
"Non...non lo so" disse lui tremando.
Ad un tratto quel gesto, quel posto...ogni cosa sembrava completamente stupida e senza senso.
Che diavolo stava facendo?
Possibile che si fosse ridotto così per un semplice rifiuto?
Possibile che...alla sua età si comportasse ancora come un bambino?
"Si che lo sai. Togliersi la vita è la scappatoia più semplice ma non quella più giusta o corretta. Non pensi a tutte le persone che lascerai su questa terra? Non pensi a tutte le cose che non potrai più fare? Non pensi che forse un uomo nella sua vita ha bisogno di lottare per vedersi realizzati i suoi desideri? Sai che se oggi vai all'altro mondo perderai questa guerra contro la vita? Vincerà lei e sarai un perdente." sorrise ancora il ragazzo di fronte a lui tendendogli una mano.
Changmin tremò.
Già...era una guerra e lui, stava perdendo.
Senza pensarci due volte afferrò la mano del ragazzo e scese da quel muretto che sino a poco prima aveva visto come la sua ultima speranza.
"Bravo" sorrise il ragazzo.
Non potè fare a meno di pensare che quel ragazzo avesse un sorriso fantastico...che fosse davvero fantastico.
Forse era davvero un angelo.
"Sono Sungmin piacere"disse allora lui stringendogli ancora la mano.
"C...Changmin" disse il più piccolo arrossendo ed abbassando lo sguardo.
Sungmin.
Il suo salvatore si chiamava Sungmin.
Dove aveva già sentito quel nome?
"Vieni ti porto a casa mia...sei tutto bagnato rischierai di prenderti una broncopolmonite" rise Sungmin.
"Come ti sei ritrovato proprio qui ed ora?" chiese Changmin preso dalla curiosità.
"Cercavo mio fratello che non vuole tornare a casa ma...non lo trovo. Quindi passavo di qui e ti ho visto in piedi su quel ponte" confessò allora l'altro.
"Mh...capisco" sussurrò Changmin dirigendosi con quel ragazzo verso la sua auto.

***



Corse verso la loro casa.
Yoochun era pressochè irragiungibile e Changmin non rispondeva al telefono.
La pioggia batteva su di sè che intrepido continuava la sua folle corsa in sella alla sua moto verso l'ignoto.
La preoccupazione era troppo grande.
Gli attanagliava il cuore.
Gli stritolava il petto.
Gli mozzava il respiro.
Il suo Changmin, il suo migliore amico.
Cosa diavolo aveva intenzione di fare? Cosa?
Arrivò all'appartamento che Yoochun e Min condividevano e bussò a ripetizione al citofono.
Aspettò ma nessuno rispondeva.
Dove diavolo era finito anche Yoochun?
Si prese la testa tra le mani per la disperazione.
Dove poteva andare?
Aveva già controllato dappertutto e del suo amico neppure una traccia.
Cosa doveva fare?
"Changmin!" urlò una voce dal citofono facendolo sobbalzare.
"Non sono Changmin ebete sono Yunho apri!" sbraitò adirato.
L'ansia e la paura crescevano.
Cosa diavolo stava succedendo?
Salì in fretta le scale catapultandosi in casa.
"Yunho...Yunho" corse un Yoochun preoccupato nella sua direzione.
"Cosa diavolo gli hai fatto? Cosa!" urlò Yunho prendendo l'amico per le spalle e guardandolo con rabbia.
Yoochun era disperato.
Le lacrime lottavano contro la sua volontà per catapultarsi fuori da quegli splendidi occhi.
Il viso era contratto in una smorfia di dolore e preoccupazione.
Sembrava ancora più disperato.
"Io... - abbassò lo sguardo - prima abbiamo litigato per...per ciò che è successo a scuola e gli ho detto che...non potevo stare con lui. E poi...sono uscito" confessò Yoochun triste.
Yunho guardò l'amico disperato e sospirò.
Lo abbracciò forte.
Che colpa ne aveva lui?
Nessuna.
L'amore non era qualcosa che poteva essere gestito come un qualsiasi robot.
Non era qualcosa che potevano controllare e lui lo sapeva bene.
Cosa gli restava da fare ora?
"Ma...non sai dove possa essere ora?" chiese preoccupato al ragazzo tra le sue braccia che in risposta cominciò a piangere silenziosamente.



***



Il cielo terso risplendeva su quel mondo sconvolto dalla pioggia furente della sera prima.
Le strade ancora bagnate dall'acqua piovuta brillavano come smeraldi illuminati dalla luce del sole.
Finalmente mattina.
Le ombre delle sera prima erano scomparse.
E con sè avevano portato via un pò di paura.
Quella paura che stritolava la sua anima impedendogli persino di respirare.
Si destò dal suo sonno aprendo gli occhi.
Lentamente si guardò intorno provando a mettere a fuoco la camera in cui si trovava.
Si alzò a sedere ancora confuso.
Gli occhi pesanti faticavano a stare aperti e il cuore distrutto batteva malamente in quel petto devastato dalle forti emozioni provate in quei giorni.
Guardò le candide lenzuola avvolgere il suo corpo e si accorse di avere indosso solo una leggera canotta.
Sospirò.
Una porta si aprì e lentamente da essa apparvero due occhioni marroni e curiosi in contrasto con i brillanti capelli biondi.
Changmin guardò imbarazzato il ragazzo entrare nella stanza con un vassoio ricco di prelibatezze culinarie.
"Buondì Changmin" sorrise il ragazzo avvicinandosi al letto e sedendovisi porgendo il vassoio al ragazzo immerso tra le lenzuola.
"B-buondì" rispose imbarazzato stringendo le lenzuola.
"Stamattina ti senti meglio?"
"S-si. Grazie per ieri sera, neppure mi conosci e ti occupi così di me...non so come ringraziarti"
Sungmin rise.
E ancora una volta Changmin potè notare quanto bella fosse la risata cristallina di quel ragazzo.
"Non devi ringraziarmi. E' qualcosa di inconcepibile pensare che una persona possa togliersi la vita, chiunque lo avrebbe fatto credimi."
Changmin abbassò lo sguardo.
Qualcosa in lui continuava a formicolare e...a farlo sentire strano, confuso.
"Io...non penso che sia stato un caso la tua presenza li ieri sera"
Sungmin lo fissò stranito.
"In che senso?"
"Beh...non so come spiegarlo ma...credo fermamente nel destino, e...credo che se ieri tu ti trovavi proprio su quel ponte beh ci sarà stato sicuramente un motivo più che valido...un disegno fatto direttamente dalle mani del destino." spiegò deciso il ragazzo fissando negli occhi il suo salvatore.
"Destino? Mah...non ne ho idea. Non ci credo molto però...forse non hai tutti i torti." rispose Sungmin addentando un cornetto rubato tra le tante prelibatezze nel vassoio.
"Comunque, ieri poi...hai trovato tuo fratello?"
"Mh no purtroppo - sopirò affranto il biondo - è inutile parlarci e cercare di farlo tornare a casa, ha la testa più dura di un mulo. Non l'ho trovato e...non so quando deciderà mai di tornare"
"Mi...mi dispiace. Ma scusami se te lo chiedo, come mai tuo fratello è andato via?"
Sungmin rise malinconico.
"Beh...diciamo che nostro padre non è uno dei migliori genitori al mondo, lui lo odia e...dal momento che mio padre mi usa per farmi fare ciò che non farebbe mai mio fratello, il suo figlio prediletto, allora non sopporta neppure me. In pratica siamo tutti divisi e...ogni qualvolta nostro padre torna a casa, mio fratello scompare per poi ritornare quando lui va via."
"Capisco...mi dispiace. Ma...perchè tuo fratello e tuo padre non provano a parlare? Magari giungono ad un compromesso." aggiunse Changmin dispiaciuto.
"Non credo potrebbe mai succedere. Mio fratello odia mio padre da quando è un bambino, odia tutto di lui e...sarebbe utopico pensare che tutto possa da un momento all'altro cambiare...è impossibile."
Changmin lo guardò sconsolato.
Non sapeva cosa dire o fare, quella situazione era così tanto incasinata che...sarebbe stato impossibile districarla anche avendo tanta pazienza.
Eppure...voleva fare qualcosa per quel ragazzo.
Lui gli aveva salvato la vita.
"Devi...devi andare a scuola?" chiese poi Sungmin guardandolo confuso.
Changmin sgranò gli occhi.
"Oh cielo che ore sono?" saltò su come una molla.
"Le...8 meno dieci perchè?"
"E' tardissimooooooooo!!!" urlò adirato cominciando a correre per la camera infilando alla rinfusa i vestiti che, senza essersene accorto, Sungmin gli aveva sfilato la sera precedente.

***



Camminava affranto per la strada.
La testa persa verso chissà dove.
O meglio, lo sapeva bene che direzione la sua mente aveva preso.
Ma...non capiva proprio il perchè.
La sera prima era scappato rifiutandolo, rifiutando il suo corpo, i suoi occhi, le sue labbra solo...per qualcun altro.
Non gli era mai successo.
Nessuno lo aveva trattato mai in quel modo.
Eppure...non capiva perchè gli dava così tanto fastidio.
Yoochun era un ragazzo come tanti, un suo nuovo compagno di classe. Era un ragazzo che conosceva a malapena da un giorno.
Perchè allora...guardare in quei suoi occhi profondi lo uccideva senza motivo?
Perchè al suono della sua voce il cuore palpitava senza ritegno?
Perchè arrossiva come un bimbo vergognandosi così tanto di guardare quel sorriso che...lo feriva peggio di una pugnalata al petto?
Sospirò camminando e guardando in basso.
Non doveva pensarci.
Non c'erano spiegazioni, era...solo un caso.
Era pur sempre un essere umano, a volte i propri muscoli reagivano in maniera puramente involontaria.
Era sicuramente così.
Entrò nell'edificio a testa bassa immerso nei suoi pensieri.
Pensieri che riguardavano i suoi occhi, le sue labbra, il suo sorriso...
Pensieri che doveva eliminare in un modo o nell'altro.
Arrivò alla sua classe aprendo la porta.
Vuota.
Sorrise.
Nonostante tornasse solo due ore prima a casa, e non avesse il tempo per dormire arrivava sempre primo a scuola.
La verità era che la paura di restare da solo, la paura di restare in silenzio, la paura di restare con sè stesso...erano più forti di tutto e...in un modo o nell'altro trovava una scappatoia per immergersi nel caos quotidiano e...circondarsi di suoni e frastuoni che coprissero le urla di disprezzo che giungevano dal profondo della sua anima.
Si sedette al banco che divideva con il protagonista dei suoi pensieri e aprendo un libro a caso cominciò a leggere sperando di trovare un minimo di pace.
La sua concentrazione però fu distrutta in un attimo dal rumore della porta che si apriva.
Alzò lo sguardo.
Morì.
Lentamente.
Era li...proprio chi voleva eliminare dalla sua mente era dinanzi ai suoi occhi.
Il cuore cominciò a battere velocemente.
Si maledì mentalmente abbassando lo sguardo e riprendendo a leggere come se nulla fosse successo.
Yoochun sospirando si avvicinò al banco sedendovisi.
"Buongiorno" sussurrò guardandolo.
Il cuore aumento ancora di più i battiti.
Junsu portò una mano al petto fingendo di aggiustarsi la camicia.
"Calmati" pensava dentro di sè.
"Dormito bene?" sorrise Yoochun.
Junsu alzò lo sguardo.
E sembrò che mille spilli stessero trafiggendogli il petto.
Quegli occhi...
...che diavolo gli stava prendendo?
Il respiro si era fermato.
"S-si" sussurrò con fatica abbassando di nuovo lo sguardo per evitare di collassare sul posto da un momento all'altro.
"Ho conosciuto tuo fratello ieri sera sai?"
"Oh Dio!" pensò Junsu chiudendo gli occhi.
"Siete davvero uguali...direi che non cambia praticamente niente...sembrate clonati. Ho conosciuto molti gemelli ma..di solito non erano così uguali, erano simili ma non uguali"
"Ah? Ehm...beh si. In molti trovano strana la somiglianza tra noi due. Siamo due gocce d'acqua si."
Yoochun affermò con la testa nonostante Junsu non potesse vederlo.
"Mh...però...tu sai del lavoro di tuo fratello?"
Junsu aprì gli occhi alzando la testa, senza accorgersi di essere arrossito di botto.
Gli occhi indagatori di Yoochun non ammettevano sbagli, lui sapeva.
Non aveva creduto alla storia del gemello.
Lui sapeva chi la sera prima aveva davanti.
Stava solo giocando, come un gatto con il topo prima di azzannarlo.
Sorrise.
Beh allora avrebbe giocato.
Sarebbe stato un topolino ribelle e sarebbe scappato da quel gatto crudele.
"Si so del lavoro di mio fratello...strano non sapevo che frequentassi certi posti Yoochun"
Yoochun rimase interdetto.
Da dove diavolo era arrivata quella risposta?
L'attimo prima era praticamente mezzo morto ed ora rispondeva con ironia?
"Si...mi piace divertirmi ogni tanto. Sai? Ero fermamente convinto che fossi tu quel ragazzo"
Junsu rise.
Io? No...non farei mai queste cose."
"Bugiardo" pensò.
"Ah no? Peccato...non mi sarebbe mica dispiaciuto se fossi stato tu?"
Junsu arrossì ancora di più sgranando gli occhi.
"I-io?"
"Si...tu. Tuo fratello è davvero bravo...forse dovrei tornare a trovarlo"
"Oh cazzo no!" pensò Junsu.
Il cuore viaggiava alla velocità della luce e...sentiva il respiro cedere, sarebbe morto.
Trovarselo di nuovo li, ancora li.
Non avrebbe resistito.
Non doveva scoprire la verità.
"Ehm...ma io non credo che mio fratello vorrebbe."
"Ah no? Ieri sera non sembrava...sai chiedeva sempre di più"
"Cazzo...sta inventando ogni cosa." pensò ancora portandosi una mano alla fronte.
"Beh è il suo lavoro far credere ai clienti di essere macchine del sesso, a lui fa schifo andare con i ragazzi"
"Non credo...mi ha esplicitamente chiesto di andare a trovarlo...penso che lo farò si"
Junsu sospirò.
La situazione degenerava.
"O-ok vacci pure se ti fa piacere" sussurrò riabbassando la testa sul libro.
"Dio che casino" si disse senza leggere realmente ciò che vi era scritto sul libro.
La porta si aprì di nuovo.
Junsu sentì Yoochun sussultare.
Alzò il viso osservando il ragazzo di fronte alla porta guardare nella loro direzione.
Yoochun si alzò di scatto.
Confuso osservava i due guardarsi.
Chi era quel ragazzo dinanzi la porta?
Perchè si osservavano quasi con astio?
Era...forse lui la persona che il suo amico aveva raggiunto la sera prima lasciandolo da solo?
Troppi punti interrogativi ruotavano intorno a sè.
Confuso.
Troppo confuso, cercava di capire qualcosa in quella storia così intricata.
Ma...l'unico indizio che aveva ora erano le lacrime che solcavano le guance di Yoochun.

***



"Buongiorno" sorrise titubante sedendosi al banco.
Incontrò il suo sguardo che poco prima era perso a guardare oltre la finestra.
La tristezza li annebbiava.
Erano freddi.
Che fosse successo qualcosa?
Tremò.
"Ciao" rispose freddo Yunho ritornando a guardare fuori.
Jaejoong lo guardò dispiaciuto prendendo poi i libri dalla cartella e poggiando tutto sul banco.
Non capiva cosa potesse essere successo.
La sera prima andava tutto così bene, era tutto fantastico...magico.
Eppure ora sembrava che un muro di una lega indistruttibile si fosse innalzato tra loro.
Non sapeva perchè Yunho fosse scappato via in quel modo.
Forse avrebbe dovuto seguirlo.
Ma...non voleva essere invadente.
Infondo neppure si conoscevano.
Ancora non potevano definirsi amici, quale diritto aveva per entrare prepotentemente nella sua vita avvalendosi di un titolo importante?
Ecco.
Neppure si conoscevano.
Eppure per tutta la notte non aveva fatto altro che pensare a lui.
Pensare alle sue mani sulle sue guance.
Pensare ai suoi penetranti occhi.
Al suo infantile sorriso.
Cielo.
Non capiva cosa gli succedeva eppure...era come se qualcosa fosse cambiato in lui vedendo quel ragazzo.
Il suo cuore batteva forte e...dei brividi gli attraversavano il corpo.
Che fosse solo una novità del momento o qualcosa di più serio ed importante?
Questo non lo sapeva.
Eppure...dentro di lui sentiva come se già conoscesse quella risposta.
Yunho si voltò a guardarlo.
La testa di Jae era abbassata e gli occhi persi su un punto fisso del libro di matematica dinanzi a lui.
Le labbra carnose erano socchiuse e...i capelli ricadevano dinanzi al viso nascondendo la sua espressione.
Sospirò.
Non era giusto.
Lo aveva trattato male senza un motivo.
Non poteva prendersela con lui, per qualcosa che non aveva fatto ed in cui nemmeno c'entrava.
"Jae?"
Il ragazzo alzò lo sguardo curioso verso di lui.
"Perchè oggi non ce ne andiamo a passare la giornata in qualche altro posto?"
Gli occhi confusi di Jaejoong scrutavano il viso di Yunho.
"Non...capisco. Non possiamo uscire da scuola"
Yunho sorrise.
"Vieni con me" disse alzandosi e tendendogli la mano.
Venne afferrata dopo un pò ed entrambi uscirono sgattaiolando per i corridoi sperando di non beccare nessun professore.
"Yunho ma dove mi porti?" chiese Jaejoong seguendo il compagno.
"Qui" disse Yunho aprendo la porta e mostrando il tetto della scuola al compagno.
Un terrazzo completamente desolato e grandissimo, li nessuno li avrebbe trovati.
Yunho chiuse la porta sbarrandola con un'asta di ferro trovata li vicino.
"Perchè mi hai portato qui?" chiese Jae posando la cartella e sedendosi a gambe incrociate con le spalle al muro.
"Perchè adoro questo posto"
"E...perchè lo adori?"
"Perchè qui posso rifugiarmi quando scappo da tutti i miei problemi e guardo il cielo"
Jaejoong sorrise.
"Il cielo? Cosa ci sarà mai di bello nel cielo?"
Yunho alzò lo sguardo.
Finalmente un sorriso contornò le sue splendide labbra.
"Il cielo è come una persona. Ha le stesse emozioni di una persona, è scosso dalle stesse sensazioni e ha degli stati d'animo proprio come un uomo. Solo che...il cielo non si nasconde come una persona, non nasconde ciò che prova. Semplicemente si mostra per come è realmente. Io...vorrei tanto essere come il cielo"
Jaejoong alzò lo e a sguardo.
Il cielo sereno si stendeva su di loro.
Nessuna nuvola ad intaccare quell'azzurro chiaro.
Sorrise ancora prendendo la mano di Yunho.
"Ora...com'è il cielo?"
"Beh...penso che oggi sia felice" rispose l'amico accarezzando con il pollice la pelle liscia di Jaejoong.
"E tu? Oggi come stai?"
Yunho spostò il suo sguardo verso Jaejoong.
"Beh...prima che arrivassi tu non ero molto felice"
Jae lo guardò confuso.
All'improvviso il cuore aveva ripreso a battere con troppa velocità.
Non capiva perchè.
"E...ed ora?" chiese titubante.
"Ora...sto decisamente meglio."
Jaejoong sorrise.
"Mi fa piacere...sai...è bello vederti sorridere!"
Yunho sorrise ancora.
"Davvero? Non pensavo di avere un bel sorriso"
"Mica ho detto che è bello? - rise Jaejoong - ho detto che mi piace vederti sorridere"
"Ah si?" replicò Yunho dando un pugno leggero sulla spalla di Jaejoong.
"Guarda caro che io sono sempre bellissimo"
Jaejoong scoppiò a ridere.
"Si certo credici"
"Hey! E' vero"
"Sisi"
"Comunque...ieri prima che mi chiamassero stavi per dirmi qualcosa. Cosa?"
Jaejoong sgranò gli occhi.
"Oh...nulla di importante. Ho già dimenticato figurati"
"Mh ok. Comunque...grazie per la giornata di ieri mi hai fatto sentire bene per un pò"
Jaejoong poggiò una testa sulla spalla dell'amico che a contatto con il corpo di Jaejoong tremò.
"Grazie a te per avermi tenuto compagnia. Sono spesso solo"
Yunho portò una mano tra i capelli setosi del compagno.
"Se...se vuoi posso restare io con te. A farti compagnia"
"Non potrai esserci sempre Yunho."
"Se...se tu vuoi io...posso"
Jaejoong alzò lo sguardo verso di lui.
"Dici davvero?"
I loro occhi si incontrarono.
Perdendosi gli uni negli altri in una strana danza fatta di sguardi di speranza, di paura, di...passione.
"Si"

5 capitolo
°I can't°


"Smettila"
"non posso..."
"Smettila..."
"non ce la faccio..."
"Smettila..."
"morirei per te..."
Changmin rise isterico poggiandosi con entrambe le mani al lavello di marmo bianco posto dinanzi ad un grande specchio del bagno della scuola, dietro di lui Yoochun ancora tentava di scusarsi tra le lacrime pronunciando parole che ormai, aveva imparato, non assumevano più nessuna forma di verità.
Eppure nonostante fosse nauseato, nonostante fosse stufo di tutta quella messinscena che un bravo attore come Yoochun stesse mettendo in piedi, in fondo al suo cuore ancora sperava che quelle parole potessero essere vere, che quei sentimenti che tanto decantava l'amico esistessero davvero e che...potesse davvero ancora nascere quell'amore in cui lui, povero fanciullo innamorato, credeva fermamente.
Ma era inutile.
Guardava gli occhi di Yoochun.
Scrutava tutte le sue espressioni.
Espressioni che ormai aveva imparato a memoria, che ormai erano vivide dentro la sua mente come se fossero state tutte fotografate e riposte li dinanzi agli occhi della sua ragione; sapeva quanto quelle lacrime non fossero vere, quanto meschini erano quei sorrisi abbozzati che chiedevano di perdonarlo...sapeva che ormai era solo un'altra recita organizzata dall'amico per non essere abbandonato.
"Eppure non capisco il perchè..." sussurrò voltandosi verso il compagno e guardandolo confuso.
Yoochun scrutò nei suoi occhi scuri cercando di interpretare le sue parole.
"Il perchè di cosa?"
Un'altra risata.
Era proprio stupido a pensare di poter scappare da quel ragazzo.
"Perchè se non mi ami, ancora mi cerchi, ancora ti disturbi ad organizzare tutte queste recite, ancora...provi a farmi ritornare da te. Ci ho provato a darmi delle risposte sai? Ma non sono mai riuscito a capire il perchè...mi risulta ignoto."
Yoochun abbassò lo sguardo.
Colpevole.
Sapeva di non avere scampo, sapeva che prima o poi quel momento sarebbe giunto e Changmin avrebbe chiesto delle risposte...e pur preparandosi a quel momento, proprio non riusciva ad ottenere una risposta per quelle domande.
Cosa poteva dire?
Non comprendeva sè stesso neppure lui.
Non capiva neppure lui del perchè di quei suoi strani atteggiamenti.
Non amava Changmin, o forse si.
Eppure la sua voglia di sesso era più forte dei sentimenti che nutriva verso quel ragazzo.
E non riusciva a placare la sua sete.
Non riusciva a dominare sui suoi istinti così primordiali.
Era come se...il suo corpo fosse guidato da una forza sconosciuta che indipendentemente dal suo volere lo spingesse a cercare piacere nei posti più squallidi...in persone sconosciute che non aveva neppure mai visto.
Nonostante i sensi di colpa divorassero la sua anima mangiando poco alla volta e lasciandolo marcire nel dolore più profondo.
Eppure...era sempre così.
Nonostante provasse a smettere.
Nonostante provasse a fermarsi e a porre un traguardo a quella sua sregolata vita...quella sovrumana forza, quel naturale istinto lo possedeva spingendolo via, lontano dalle braccia di Changmin.
Non poteva dire di amarlo.
Perchè ammettere di amare Changmin sarebbe stato come ammettere di voler stare con lui.
E sapeva di non poter instaurare una relazione, sapeva che lo avrebbe ferito tradendolo.
Lo sapeva.
E non voleva fare del male alla persona più importante della sua vita insieme a Yunho.
Guardò colpevole Changmin.
"Mi dispiace..." sussurrò asciugandosi le lacrime.
"Non hai una risposta vero?" rise crudele Min incrociando le braccia.
"Ascolta...ci sono cose che pur volendo spiegarti non...non posso spiegare. Vorrei poterti dire il perchè di alcuni miei atteggiamenti ma...la verità è che non riesco a conoscere neppure io la risposta a quelle domande, non riesco a capire me stesso nemmeno io. Non posso rispondere a queste tue domande...lo capisci?"
"Yoochun ma tu seriamente...provi qualcosa per me?"
Ed ecco che come una pugnalata in pieno petto le parole di Changmin cominciavano la loro quotidiana tortura.
Un primo fendente era stato sferrato.
Come poteva parare gli altri colpi?
"Io..." disse abbassando il capo.
Confuso.
"Che c'è Yoochun hai paura?" sorrise ancora Changmin.
Ed anche il secondo fendente andava a segno.
Che scudo debole che aveva.
"Rispondi Yoochun mi ami?"
Ed anche il terzo aveva colpito al centro del suo cuore.
Ed ora poteva definitivamente considerarsi morto.
La figura di Changmin che cattiva si innalzava dinanzi a lui lo intimidiva quasi.
E non perchè fosse più forte fisicamente.
Non perchè gli avrebbe fatto del male con la forza.
No.
Semplicemente perchè facendogli del male lui aveva potuto forgiare con le proprie lacrime una corazza indistruttibile ed una spada potende con cui sferrare i suoi attacchi, ma a lui, a lui che nient'altro faceva che solo del male, beh non era stato permesso di forgiare nulla.
Ed il suo scudo era fatto di carta.
La sua spada di legno.
Non poteva più sostenere quella situazione.
Non ce la faceva.
Sapeva quanto in realtà Changmin stesse soffrendo nel trattarlo così.
Ma la verità è che lo meritava.
Meritava tutto quel dolore perchè...era giusto che venisse ripagato con la sua stessa moneta.

***

Sapeva che non era giusto spiare le persone.
Glielo avevano sempre detto i suoi genitori.
Quando ancora aveva una famiglia.
Eppure...la curiosità era troppa.
Non capiva perchè tutto d'un tratto si interessasse così tanto ad una persona, ma...quelle lacrime.
Lo avevano ucciso senza neppure essere rivolte a lui.
Aveva osservato i due fissarsi attentamente ed era chiaramente visibile, quasi palpabile, la tensione e il sentimento che entrambi quei ragazzi provavano l'uno verso l'altro.
E aveva provato fastidio.
Un fastidioso sentimento trotterellava allegramente dentro il suo corpo divertendosi a torturarlo lentamente.
E non appena aveva visto Yoochun avanzare verso il ragazzo e prenderlo per mano portandolo via, era completamente diventato cieco dalla rabbia.
Aveva buttato con furia sul banco il libro di matematica e si era alzato.
Non capiva dove stava andando.
Sapeva di sbagliare.
Eppure il suo corpo si muoveva quasi da solo.
Aveva seguito i due ragazzi e si era intrufolato silenziosamente in bagno cominciando a spiarli.
E poco gli importava se era considerato uno sbaglio.
Poco gliene fregava del perchè provasse quelle sensazioni.
Semplicemente voleva capire cosa succedeva.
Nessuno aveva il diritto di interrompere le sue conversazioni.
Soprattutto se con Yoochun.
Guardò il suo compagno piangere e vide l'altro ragazzo rivolgere domande accusatorie verso di lui.
Sconvolto osservava la scena non credendo ai suoi occhi.
Ed era vero.
L'impressione che ti fai di una persona al primo sguardo non sempre è quella giusta.
Ed ora capiva il senso di quelle parole.
Dalla prima occhiata pensava che Yoochun fosse un ragazzo forte.
Una roccia.
Una persona incapace di provare sensazioni come il dolore.
Una persona incapace di piangere.
E vederlo la sera prima nella sua casa di appuntamenti non aveva fatto altro che alimentare i suoi pensieri e confermare ciò che pensava di lui.
Eppure ora vederlo li, in lacrime...quasi come un bambino che ha appena perso la sua mamma...distruggeva tutte le idee che si era fatto su quel ragazzo, confondendolo sempre di più.
"Perchè se non mi ami, ancora mi cerchi, ancora ti disturbi ad organizzare tutte queste recite, ancora...provi a farmi ritornare da te. Ci ho provato a darmi delle risposte sai? Ma non sono mai riuscito a capire il perchè...mi risulta ignoto." aveva chiesto il ragazzo più alto.
Guardò confuso la reazione di Yoochun.
Sembrava così dispiaciuto.
Distrutto quasi.
Ma per cosa?
Cosa significavano quelle parole?
Da quanto aveva detto quel ragazzo Yoochun non lo amava, eppure perchè stava piangendo e lo guardava con così tanta dolcezza?
Gli occhi del ragazzo non mentivano erano innamorati era palese.
Ma...gli occhi di Yoochun?
Basta.
Aveva visto troppo.
Non voleva ascoltare le parole di Yoochun.
D'un tratto ebbe paura.
Paura di restare deluso.
Ancora una volta.
Si voltò ed uscì in silenzio ritornando in classe.
Doveva dimenticare quel ragazzo.
Doveva farlo per sè stesso.
Aveva altro a cui pensare.

***

Aprì la porta di casa lentamente.
Non voleva che qualcuno si accorgesse della sua presenza.
"Oh signorino è tornato?" esclamò una voce felice dietro di sè.
Si voltò sospirando e notando la figura della domestica avvicinarsi a lui con il suo fantastico abito rosa e bianco di pizzo e togliergli la giacca e prendergli la cartella.
"Ciao Kira si sono tornato" sibilò acido dirigendosi verso la propria stanza.
"Bene andrò subito ad informare vostro padre" sorrise la donna dirigendosi verso lo studio del direttore.
"No! - la fermò Yunho - non ce n'è bisogno"
"E perchè mai? Cosa c'è vuoi fare il disperso in casa tua?" rispose una voce dietro le sue spalle.
Si voltò guardando in cima alla rampa di scale e notando la figura di suo fratello avvicinarsi a lui scendendo con il suo solito dolce sorriso.
Ingannatore.
Subdolo.
Meschino.
Falso.
Ecco cosa pensava di lui vedendolo ogni volta guardarlo con quello sguardo dolce ed innocente come se...ci tenesse a lui.
Eppure sapeva che suo fratello lo odiava.
Lo sentiva.
"No è che siccome tuo padre è impegnato pensavo di non disturbarlo" rispose seccato guardandolo con freddezza.
"Mio padre? Ti ricordo che fino a prova contraria siamo entrambi suoi figli sai?"
"Sisi come vuoi..." sospirò oltrepassandolo e dirigendosi verso la propria camera.
Doveva evitare quelle persone.
Non era difficile, doveva solo fare ciò che aveva sempre fatto in 18 lunghi anni, evitarle e fare come se non esistessero.
Nonostante il destino sembrava non essere dalla sua parte.
La porta della camera si aprì di nuovo dopo che l'ebbe richiusa.
"Yunho non puoi fare così lo capisci?"
Si voltò infuriato.
"Prima di tutto io non entro nella tua camera senza bussare, anzi mi tengo a debita distanza e seconda cosa, io posso fare tutto quello che voglio ok?"
Il biondo lo guardò tristemente.
Perchè suo fratello non capiva?
Perchè era così testardo?
"Papà si arrabbierà molto se continui così lo vuoi capire o no?"
"Non mi importa Sungmin, non mi interessa può fare quello che vuole ed anche tu. Per quanto mi riguarda siete già morti"
Sungmin sospirò.
"Perchè non capisci nulla? Perchè mi odi così tanto? Yunho scappando dalla realtà non risolverai mai niente lo sai?"
"Io non ti odio Sungmin..semplicemente prima ti schifavo ed ora sei inestistente, ed io non scappo dalla realtà semplicemente vivo la mia vita come voglio e non come te che sei un cane di quella sottospecie di padre"
"Io non sono un cane! Faccio quello che dovresti fare tu...pensi che a me piaccia tutto questo?"
"Non me ne importa nulla Sungmin! - urlò isterico Yunho - l'importante per me è che stiate tutti lontani da me"
Il silenzio calò nella piccola stanza.
Il rumore del pc acceso copriva i loro respiri.
I loro sguardi gli uni persi negli altri.
Stava facendo di tutto, provava a risolvere quello strano rapporto con suo fratello eppure...perchè non voleva concedergli seconde possibilità?
Perchè non voleva perdonarlo?
Se poi esisteva anche qualcosa da farsi perdonare.
Proprio non lo capiva.
"Mi spiegate che bisogno c'è di urlare? Siamo in una casa e non ad una fiera di pescivendoli" urlò un uomo alto dal volto scuro e dai profondi occhi scuri, entrando in camera.
Il cuore di Yunho si fermò di colpo.
Da quant'è che non lo vedeva? Tre o quattro mesi o poco più.
Perchè era tornato a rovinargli la vita?
Perchè era così impaurito da quella figura?
"E' Sungmin che rompe" sputò fuori adirato Yunho voltando le spalle ai due e sedendosi alla scrivania fingendo di studiare.
Ogni scusa era buona per non guardare quell'uomo.
"Non capisci proprio niente" sussurrò Sungmin uscendo dalla stanza e chiudendosi la porta alle spalle.
Yunho tremò.
Era rimasto solo con quell'uomo.
Sentiva la sua imponente figura dietro di sè.
E nonostante fosse forte nei suoi confronti si sentiva un bambino fragile capace di spezzarsi da un secondo all'altro.
Il profumo del suo dopobarba...un profumo che si portava dietro da quando era un bambino, pizzicava le sue narici.
Così forte.
Così volgare.
Fece scorrere lo sguardo sui kanji che popolavano il libro di storia contemporanea, tutto era meglio di quella figura.
"Come stai Yunho?" chiese.
Con la sua voce calma.
Profonda.
Cattiva.
"Bene" rispose evasivo continuando a fissare il libro mentre il cuore palpitava velocemente e le gambe tremavano nonostante fosse seduto.
"La scuola come va?"
"Bene"
"Con quella ragazza va tutto bene?"
"Aya se n'è andata cinque mesi fa papà"
"Ah giusto...l'hai più sentita?"
"No"
Il respiro si faceva pesante, affannato.
Non avrebbe sostenuto un secondo di più.
"Ieri perchè non sei tornato?"
"Avevo da fare"
"Dove hai dormito?"
"A casa dei miei amici"
La figura dietro di sè scomparve, ma la sua presenza continuava ad aleggiare nella stanza.
Lui era ancora li.
Si decise a voltarsi.
"Ancora quei due ragazzi?"
"Si papà te li ho presentati tempo fa"
"Sono dei bravi ragazzi...ma stai attento"
"Perchè dovrei?"
"Perchè...non sempre gli amici sono del tutto sinceri"
Yunho tremò.
Già...suo padre ne sapeva qualcosa.
Era uno di quei tanti amici non sinceri, era fatto della stessa loro pasta.
Quanti uomini amici di suo padre aveva visto disintegrarsi dinanzi a sè.
Quanto odio aveva provato verso quella figura dinanzi a sè.
"Già..." sussurrò.
"Bene Yunho ti lascio studiare, quest'anno hai il diploma voglio che passi con il massimo dei voti, devi avere una carriera brillante per succedere a me"
Yunho abbassò lo sguardo.
L'uomo uscì dalla stanza.
Ed il peso del mondo intero cadde su di lui come un secchio d'acqua gelida.
Ma con tripla forza.
Si prese la testa tra le mani.
Il cuore ritornò a battere regolarmente ed il respiro tornò regolare.
Ma la sua anima...il malessere che provava restava invariato.
La paura di non riuscire a cambiare il corso del suo destino.
La paura di dover seguire le orme di suo padre.
La consapevolezza di poter essere un giorno come lui.
No! Non doveva pensarci.
Si alzò aprendo la finestra e lasciando l'aria circolare per coprire quell'orribile profumo.
Prese le chiavi della moto e uscì di casa.
In quel momento tutto gli sembrava vuoto e senza senso.
Quel colloquio era stato per fortuna meno terribile degli altri.
Eppure aveva aperto la ferita costantemente viva dentro di lui.
Infilandoci una lama e girandola e rigirandola squarciandogli l'anima.
Partì sgommando.
Erano le cinque in punto.
E cominciò a correre verso l'unico posto in cui si sentiva al sicuro.

***

La sua voce ancora una volta accompagnava le candide note che uscivano dalle casse ai suoi piedi.
La luce dei lampioni rifletteva su di sè.
E le persone che lo osservavano estasiate erano il suo pubblico.
Per quanto tempo aveva sognato tutto quello.
Per quanti anni aveva desiderato donare le proprie emozioni attraverso il suono della sua voce.
Eppure questa volta era diverso, nonostante fosse li a fare ciò per cui aveva aspettato anni ed anni, il suo scopo ormai era diverso.
Non era più un piacere.
Non era più un sogno.
Non era più la sua voglia di vivere e condividere i suoi sentimenti con il suo pubblico.
Era vendetta.
Pura.
Semplice.
Fredda.
Ed era li...cantava per farsi notare.
Voleva sentire quello sguardo su di sè e farsi prendere da lui.
Vederlo ancora una volta.
Incontrarlo di nuovo.
E servire la sua vendetta su un piatto d'argento e come contorno...la vita dell'uomo che aveva rubato la sua esistenza.
Chiuse gli occhi lasciando che la sua voce si disperdesse nell'aria.
I commenti dei passanti.
Il rumore delle auto.
Il caos della città.
Tutto scompariva.
Tutto perdeva senso in quel mondo fatto solo di note e di poesia.
Tutto diventava futile al suono della sua voce che accompagnava dolci melodie.
E non poteva mentire a sè stesso.
Nonostante fosse solo vendetta, un pò lo faceva anche per sè stesso.
Aprì gli occhi sentendo la musica affievolirsi poco a poco.
Il pubblicò applaudì, cominciarono come la sera prima a lanciare monetine e apprezzamenti alle sue doti canore.
Ringraziò sorridendo cordialmente e raccogliendo il suo incasso.
Si guardò intorno, nessuno sguardo a cercarlo.
Sospirò affranto.
Non si sarebbe dato per vinto.
Avrebbe sicuramente continuato quell'avventura.
Raccolse i suoi strumenti nello zainetto azzurro cominciando ad incamminarsi verso casa.
Era buio ormai.
Passeggiava tranquillo guardandosi intorno.
Le grandi vetrine illuminate esponevano capi d'alta moda e ragazzi allegri entravano ed uscivano dai negozi provando vestiti, comprando...vivendo.
Si fermò dinanzi ad una vetrina di un negozio di strumenti musicali.
Un pianoforte bianco era posto al centro della sala.
Jaejoong fu rapito dal candore di quello strumento.
E d'un tratto si sentì proprio come lui.
Era una gemma così rara, eppure...era così lontano dagli altri strumenti che contrastavano con lui per il loro colore scuro, era così solo...
Abbassò lo sguardo notando una figura accanto a lui che fissava con gioia il pianoforte bianco.
Il suo volto sembrava contratto dal dolore.
Non un dolore fisico.
Eppure...i suoi occhi erano così presi da quello strumento.
"E' bellissimo..." sussurrò poggiando le mani sulla vetrina ed avvicinandosi di più con il volto fino quasi a schiacciare il naso contro di questa.
Jaejoong rise involontariamente.
Il ragazzo si voltò verso di lui.
"Mh? Perchè ridi?" chiese curioso
"Oh scusami è che...sembravi un bambino che passa dinanzi ad un negozio di caramelle...ti eri completamente spiaccicato al vetro" continuò Jaejoong scusandosi ma continuando a sorridere.
Il ragazzo lo guardò stranito poi rise.
"Eh si hai ragione ma...la musica mi fa questo strano effetto" si scusò girandosi ancora una volta verso il pianoforte.
"Suoni il piano?" chiese Jaejoong curioso.
"Si...a dire il vero lo suonavo ora non tocco più quei tasti da una vita"
Lo sguardo del ragazzo si rattristò.
"Come mai?"
"Diciamo che ho preso una strada completamente opposta alla musica."
"Mh...capisco."
Il silenzio calò tra i due.
"E tu?"
"Io cosa?"
"Suoni?"
Jaejoong sorrise.
"No...canto però"
"Davvero? Mi piacerebbe sentirti cantare"
"Vieni qui domani alle cinque mi sentirai cantare"
Il ragazzo sorrise felice come un bambino.
Era così tenero pensò Jaejoong.
Sembrava un bambino.
"Ora devo andare...piacere di averti conosciuto ehm..."
"Junsu! E' questo il mio nome" si affrettò a rispondere il ragazzo.
"Io sono Jaejoong...a domani allora" sorrise.
"Mh...a domani" lo salutò Junsu.
Si allontanò dalla vetrina e da quello strano ragazzo.
Ed uno strano ricordo si fece strada in lui.
Quei grandi e puri occhi innocenti...
Camminò sino a casa.
Era stanco.
E..si sentiva così solo.
Il senso di insoddisfazione si propagava in lui, come ogni notte.
Sospirò svoltando l'angolo.
Alzò lo sguardo e si fermò di colpo.
Le luci puntate su di lui.
Il colore rosso fiammeggiante.
E lui su quel bolide a sorridergli felicemente.
"Yunho..." sussurrò felicemente correndo verso di lui.
Ed improvvisamente il vuoto si trasformò in una gioia sconfinata


6 capitolo
°Ende°


Il vento gli accarezzava la pelle.
Il fresco della sera lo abbracciava pizzicando la sua calda pelle mentre lui con occhi chiusi e il cuore palpitante nel petto si perdeva nel buio affidando sè stesso alla figura che stringeva tra le sue braccia quasi come fosse un peluche e intrepidi, e coraggiosi ed impavidi fuggivano dalla realtà perdendosi per un pò all'interno di un soffice e tenero sogno.
E poco importava se tutto sarebbe ritornato nelle loro vite ripiombando con furia su di loro.
Poco importava se tutto dopo quella notte sarebbe cambiato.
Poco importava del resto.
Loro erano li, sfrecciavano verso una meta indefinita, verso un luogo sconosciuto, sfidavano le buie nubi e accoglievano la calda luce lunare, e...niente più importava.
Sospirò tenendo ancora gli occhi ben saldi.
E si sentiva come una ragazzina al suo primo appuntamento, aveva le labbra tremanti, gli occhi chiusi il cuore che batteva quasi come fosse impazzito e...la testa poggiata sulla schiena possente di Yunho proprio come se fosse un morbido cuscino sul quale poter sognare una vita migliore.
Non capiva come ma la figura dinanzi a sè gli infondeva più coraggio di qualunque altra cosa al mondo, lo faceva sentire protetto e sereno, lo rendeva sicuro nonostante la sua estrema fragilità. e neppure se ne rendeva conto.
Non capiva cosa stesse succedendo al suo cuore, al suo corpo...non si era mai ritrovato a provare una tale emozione verso un ragazzo, verso nessun essere umano prima d'allora.
E quindi cosa significava tutto ciò?
Doveva esserne felice o doveva temerlo?
La moto inchiodò lasciando quindi interrotti i suoi confusi pensieri e facendolo ridestare alzando il capo.
"E' il mio posto preferito qui" commentò Yunho con il capo che scrutava un punto indefinito alla sua destra.
Jaejoong spostò lo sguardo lasciandolo scorrere nella direzione dello sguardo di Yunho.
L'oceano immenso si estendava dinanzi a loro, il mare calmo riempiva quel paesaggio quasi magico, illuminato dalla pallida luce lunare che risplendeva sull'acqua provocando strani effetti luminosi.
Intorno a loro si estendeva imponente la costiera, con la sua maestria incassava le pesanti onde che vi si scagliavano contro con furia.
Jaejoong rimase a bocca aperta.
Non riusciva a parlare.
Le braccia ancora saldamente ancorate intorno alla vita di Yunho, e lo sguardo perso verso un orizzonte ormai poco visibile.
"E'...fantastico" sussurrò stupefatto.
Yunho rise.
Il cuore scaldato dalla melodiosa voce di Jaejoong, che oramai era diventata in pochissimo tempo quasi fondamentale per lui...sembrava un bambino meravigliato che per la prima volta stesse guardando il mare.
Era fantastico.
"Vieni!" disse prendendolo per mano e conducendolo sulla spiaggia.
"Ma...ci sporcheremo tutti...e poi è così tardi" disse incerto Jaejoong seguendo Yunho.
"Non preoccuparti ho un appartamento qui, è di mio padre, ma non ci viene quasi mai quindi...per stanotte possiamo stare qui" sorrise l'altro prendendo per mano l'amico che a quel contatto sentì il cuore accellerare i suoi battiti vertiginosamente e il respiro cominciare a mancare.
In silenzio camminarono sulla sabbia, le loro mani intrecciate, i loro cuori palpitanti, le loro anime in simbiosi.
Solo il rumore del male infrangeva quel dolce silenzio calato tra di loro.
Dolce.
Perchè non servivano parole o inutili gesti per spiegare cosa in quel momento stessero provando.
Yunho osservava la sabbia sotto i suoi piedi, perso ormai nella figura che aveva al suo fianco.
Non conosceva da molto Jaejoong, e tutto ciò che gli stava capitando sembrava...quasi la scena di una fiction televisiva.
Non credeva al colpo di fulmine, nè all'amore che può nascere in soli due giorni eppure...
...eppure non era un caso tutto quello che il suo cuore provava quando vedeva Jae, o lo sfiorava, o semplicemente sentiva la sua presenza accanto a sè.
Non riusciva a dare un nome a quello strano sentimento.
Non riusciva a spiegare le sue reazioni.
Eppure...a lui piaceva tutto quello.
E non gli importava se era sbagliato
Aveva sempre passato la sua vita a pensare razionalmente ad ogni cosa.
Aveva trascorso tutta la sua infanzia pensando solo a ciò che fosse giusto per andare contro suo padre.
Ora...voleva cominciare a vivere per sè.
E...cominciava a capire che quel ragazzo al suo fianco era un buon inizio.
Perchè solo lui riusciva a far scaturire emozioni che mai aveva provato.
Solo lui riusciva a farlo sentire bene in qualsiasi momento.
Solo lui con uno sguardo sconvolgeva l'intero suo mondo.
"Perchè mi hai portato qui?" chiese d'un tratto Jaejoong curioso alzando lo sguardo verso il viso di Yunho.
Questi si fermò guardandosi intorno e notando uno scoglio poco distante, vi si incamminò conducendo con sè Jae.
Si sedette e allargò le gambe osservando l'amico.
Jaejoong lo guardò confuso e titubante vi si sedette in mezzo, sentendo pochi istanti dopo, le braccia di Yunho avvolgere il suo corpo.
"Perchè...volevo farti entrare un pò nella mia vita" sussurrò accarezzandogli i capelli scuri.
"Perchè?"
"Non c'è un perchè. Non so se tu puoi capire quello che mi succede, con te è...una continua lotta contro la mia stessa volontà"
Jaejoong si abbandonò con il capo sul petto di Yunho chiudendo gli occhi.
"Se pensi che io non possa capire perchè non me lo spieghi?" sussurrò.
Yunho abbassò il capo continuando a coccolare Jaejoong tra le sue braccia.
Perchè si divertiva a vederlo in difficoltà?
Quelle stesse attenzioni non erano già abbastanza per fargli capire ciò di cui stava parlando?
"Non credo che lo accetteresti, è qualcosa di molto sbagliato sai?"
Jaejoong rise per poi voltarsi verso Yunho e guardarlo fisso negli occhi.
"E tu pensi che ciò che è sbagliato possa farmi paura e spingermi all'indietro? Ti sbagli...la mia intera vita è uno sbaglio, eppure non ho mai avuto problemi nell'affrontarla, la paura c'è ma...è più forte la voglia di andare avanti. Credimi Yunho potrebbe essere anche la cosa più amorale di questo universo...non mi importerebbe nulla".
Yunho fissava il volto niveo di Jaejoong, le sue carnose labbra, i suoi profondi occhi...il suo corpo fremeva, le sue labbra bruciavano dalla voglia di possedere le sue.
Ma...non poteva farlo.
O forse non era pronto ad accettare la verità neppure con sè stesso.
Voltò lo sguardo verso l'oceano.
Il cielo era diventato quasi completamente scuro.
Poche stelle cominciavano a fare la loro comparsa illuminando quel manto oscuro che si estendeva possente su di loro.
"Questo...è un pò diverso Jae. E' qualcosa che...non può essere accettato è sbagliato ed è...impuro."
Jaejoong sospirò.
Non capiva perchè Yunho non volesse parlargli e tenesse per sè tutti quei segreti.
In effetti era vero che non poteva entrare in pochi attimi nella sua vita e sconvolgerla da cima a fondo, però...non capiva gli atteggiamenti dell'amico nei suoi confronti, e non riusciva a regolarsi di conseguenza.
Non capiva se Yunho si riferisse ai suoi sentimenti.
Che avesse capito lo strano effetto che faceva su di lui ogni volta che stavano insieme?
E se non li avesse accettati? Cosa avrebbe fatto?
Non era certo di amarlo.
Infondo...amare qualcuno non era di certo un gioco che cominciava e finiva come se nulla fosse.
Eppure...provava qualcosa di forte.
Qualcosa che andava oltre la semplice amicizia per un ragazzo o la voglia di starci del tempo insieme o...l'affetto di qualcuno accanto che non fosse sè stesso.
Sospirò guardando ancora Yunho.
"Ascolta...io non posso costringerti a rivelarmi ciò che senti ma...penso che forse potrei capirti."
Yunho sorrise leggermente spostando lo sguardo su quello di Jae.
Sui suoi occhi profondi e brillanti come due preziose gemme.
Sulle sue labbra così soffici e così carnose.
"Capirmi?"
"Si...io potrei riuscirci Yunho" rispose Jae risoluto.
Proprio come un bambino che promette alla mamma di fare il bravo per ottenere il giocattolo che più gli piace, con gli occhi che brillano dalla voglia di ottenere ciò che vuole, con la speranza che la mamma ceda e gli conceda ciò che brama...così era Jae.
Un bambino.
Un bellissimo bambino che stava tentando di convincere la sua mamma.
Yunho rise e lentamente accarezzò una guancia del ragazzo, questi chiuse gli occhi non appena le mani di Yunho si posarono sulla sua pelle, erano fresche ma non fastidiose...sembravano seta.
Yunho lentamente accarezzava il volto niveo dell'amico, lasciando scorrere i polpastrelli sulla sua pelle liscia, percorreva i suoi tratti così femminei, lasciò scorrere le proprie dita sui suoi occhi chiusi, sul nasino all'insù, fino ad arrivare a loro, alle sue labbra...le fantastiche labbra del suo Jaejoong.
E lentamente lasciò scivolare le dita su quella carne rossa, su quelle porte che dovevano custodire il paradiso, erano morbidissime e dei brividi gli attraversavano il corpo come delle scariche di elettricità pura, come se avesse appena infilato le dita nella corrente...erano così soffici, proprio come le aveva immaginate.
Le aveva desiderate così tanto ed ora erano li...sotto le sue mani.
Il suo cuore batteva all'impazzata.
Il suo corpo tremava.
"Yunho" sussurrò Jaejoong ridestando Yunho dai suoi pensieri.
"Di...dimmi" sussurrò di rimando Yunho con la voce rotta dall'emozione.
E in un attimo.
Un nanosecondo.
Come un fulmine Jaejoong si avvicinò a lui prendendogli il viso tra le mani e lasciando che le sue labbra si poggiassero delicatamente su quelle di Yunho.

***



Era di nuovo li.
Non capiva perchè.
Non sapeva cosa la sua mente avesse.
Di solito sapeva gestirla ma stavolta era impossibile, la sua mente aveva vita propria e prendeva decisioni senza interpellare il suo volere.
E si muoveva senza pensarci.
Agiva senza sapere cosa effettivamente stesse facendo.
Non capiva più.
Ma ormai era li...e non aveva nessuna intenzione di tornare indietro.
Quella mattina Changmin lo aveva distrutto.
Aveva fatto crollare tutti i muri che per anni si era costruito intorno, aveva fatto cedere quella maschera di perfezione che in malo modo era attaccata sul suo viso...in un attimo solo aveva distrutto la sua vita.
E sapeva di essere l'uomo peggiore dell'intero universo, non era una novità per lui...la sua voglia di sesso era così forte che non gli permetteva di tenere stretti a sè rapporti che aveva allacciato sin dalla sua infanzia.
Sapeva che il suo vivere abbandonando ogni freno inibitore stava lentamente logorando la sua vita, e lentamente stava distruggendo ogni cosa, stava bruciando tutto ciò che aveva costruito passo dopo passo e lui...schiavo di quella vita non riusciva più a porsi dei limiti, non riusciva più a prendere il controllo di sè.
Era questo che pensava mentre lentamente risaliva quell'immensa scala ricoperta dal tappeto scarlatto che risaltava ancora di più con il colore delle pareti nivee e candide.
Non sapeva perchè era li, aveva seriamente tentato di tornare a casa prima di giungere a quel punto di non ritorno, eppure nonostante pensasse al modo migliore per tornare indietro e fare finta che per una volta nella vita non avesse pensato al suo piacere, continuava a camminare verso quella meta che avrebbe segnato la sua fine.
Pensava a Changmin, a ciò che avrebbe provato non vedendolo tornare a casa, e sapendo che anche quella notte aveva scelto il sesso piuttosto che l'amore.
Già...perchè lui amava Changmin.
Amava quel piccolo guastafeste che gironzolava ormai da anni nella sua casa, che lo accudiva come una mamma e che moriva per lui anche per i gesti più semplici, adorava i suoi occhi...il suo sorriso, il suo profumo.
E moriva per il suo corpo.
Changmin era il ragazzo perfetto, quella persona che riesci a sentire anche a chilometri di distanza, quella persona che anche non dicendo nulla di romantico riesce a scaldarti il cuore, quel tipo di persona che con un solo sguardo riesce ad ucciderti peggio di un proiettile conficcato nel bel mezzo del tuo cuore.
Eppure...proprio non capiva perchè non riuscisse a cedere ai tentativi di Changmin di cominciare con lui una relazione.
Era come se qualcosa lo spingesse lontano da quel ragazzo...come se sapesse che in lui avrebbe portato solo sofferenza, come se capisse che quella relazione era qualcosa di sbagliato per entrambi.
E allora perchè non parlava chiaro?
Perchè non confessava a Changmin le sue paure, invece che rintanarsi tra le braccia di qualcuno per poche ore?
E d'un tratto nella sua mente comparì l'immagine di Junsu.
Fu un lampo, un flash durato pochi secondi, ma che riuscì a far vibrare il suo cuore.
Sapeva che quel ragazzo della casa di incontro non era il gemello di Junsu, lo aveva capito dal primo momento che era lui...e allora perchè era ritornato ad andarci?
Non era una buona idea andare a letto con il proprio compagno di banco, se si fosse lasciato scappare che lui frequentava quel genere di posti?
E ripensando a Junsu, ai suoi occhi profondi...al suo profumo, il cuore batteva velocemente e il corpo fremeva come impazzito, come se dinanzi avesse la ragazza più eccitante dell'intero universo, se non peggio.
Per l'intera giornata non aveva fatto altro che pensare a quanto dovesse liberarsi di quel vizio che non faceva altro che far soffrire Changmin...eppure non appena per un secondo aveva pensato a Junsu...ecco che la voglia di correre a quella casa d'appuntamento era stata più forte di qualsiasi cosa.
Avanzò lentamente fino a giungere alla fine delle scale e imboccare un lungo corridoio, le candide pareti erano quasi del tutto vuote, di tanto in tanto si notavano dei grandi quadri che imponenti si estendevano sulle pareti, le porte dietro le quali si trovavano le stanze in cui i clienti ricevevano i loro servigi, erano di un marroncino chiaro, in legno e semplici, nessun intarso e niente ghirigori particolari.
Tutto lasciava intendere lo squallore di quel posto, il tappeto rosso simbolo di peccato si estendeva imponente guidando i peccatori diretti sino al loro peccato, un pò come il serpente che guidando Eva la convinse a cogliere la mela.
Raggiunse quella che tutti chiamavano Hall una stanza completamente rossa, il tappeto lasciava ora spazio alla moquette anch'essa di un rosso acceso, le pareti ora di un rosso pallido accoglievano con calore i clienti, un piccolo bar era al centro della sala che era immersa nella musica, degli intrattenitori danzavano provocanti su un palco, alcune ballerine servivano drink vestite da conigliette ai clienti seduti sui divanetti bianchi.
Sospirando si avvicinò ad un ragazzo che aveva incontrato la sua prima volta li.
Era giovane, come Junsu aveva dei lineamenti perfetti e femminili, ma questo era forse dovuto alla sua tenerà età...molto probabilmente doveva essere più piccolo persino di Changmin, i capelli castani contornavano il suo viso come una criniera, e il corpo magrissimo era racchiuso in un completo di pelle con lo scopo di provocare ed eccitare chiunque lo guardasse.
Era perfetto con il suo volto d'angelo, con i suoi occhi così puri, ma con quel suo corpo da peccatore.
Si avvicinò e delicatamente, quasi per paura di romperlo, gli poggiò una mano sulla spalla.
"Scusami?" chiese alzando il tono della voce per farsi sentire nonostante la musica.
Il ragazzo si girò sorridendo, e Yoochun non potè fare altro che notare quello splendido sorriso che contornava il suo viso...un sorriso che nascondeva così tanto candore ma che racchiudeva il senso di sporco di quel posto...un sorriso che non poteva fare altro che ricordare la parola 'sesso'.
"Si?" disse con la sua voce flebile.
Yoochun rimase quasi pietrificato da tanta bellezza, la prima volta che l'aveva visto non lo aveva notato ma ora che lo guardava bene non poteva fare altro che rimanere estasiato da quella figura così provocante...così perfetta.
"Potresti dirmi dove trovare Junsu?" chiese Yoochun cercando di ignorare la voglia che gradualmente cresceva in lui e provando a concentrarsi su qualcun altro.
"Junsu...mmmh è un cliente?" chiese di nuovo il ragazzo innocentemente.
"No è un dipendente" rispose sottolineando l'ultima parola.
Il ragazzo sorrise.
"Non posso dirti se c'è o meno, noi dipendenti abbiamo dei nomi completamente diversi dalla realtà, è per mantenere la privacy quindi non credo di poterti aiutare, magari se mi descrivi com'è posso dirti se lavora qui o meno" spiegò l'altro con tenerezza.
Una tenerezza troppo forte che non fece altro che scuotere il corpo di Yoochun come un tifone.
"Ha...dei capelli sul castano chiaro, quasi biondini occhi profondi e scuri, labbra molto carnose, è abbastanza muscoloso e ha una voce molto dolce" spiegò vagamente Yoochun cercando di ricordare qualche carattere di Junsu.
Un ragazzo che ormai aveva rapito il suo interesse ma che...riusciva a far sorgere pesanti dubbi in lui.
"Ah forse intendi Junho!" esclamò il ragazzo battendo un pugno sulla mano con espressione soddisfatta.
"Junho? - disse Yoochun pensando alle parole di Junsu sul suo fratello gemello e sul fatto che lui stesso lo avesse chiamato Junho - si! Penso proprio sia lui...potresti dirmi dove...trovarlo?"
Il ragazzino rise ancora.
"Junho è il più richiesto in questa casa, sai che dovresti metterti in una lista chilometrica per poterlo incontrare?"
"E...non si può fare proprio nulla? Sono disposto a pagare..."
Il ragazzo abbassò lo sguardo scrutando compiaciuto Yoochun.
"Mmmh facciamo una cosa, se dopo essere andato da Junho passerai a fare un salto..da me. Forse potrei fartelo incontrare anche subito"
Yoochun rimase sconvolto guardando il ragazzo fissarlo spavaldo negli occhi.
Sospirò.
In effetti quella era la vita che stava scegliendo, la vita che aveva ormai preso pieno controllo su di lui, come avrebbe fatto a dire di no se lui stesso voleva cedere a tutto quello?
"Si" affermò sorridendo malizioso.

***



La luna si ergeva pallida nel cielo oscuro.
Iluminava quel mondo solitario in cui lui si perdeva camminando lentamente, e pensando.
Ultimamente non faceva altro che pensare, e purtroppo nessun suo pensiero era vagamente felice.
Si guardò intorno notando di essere capitato in un vicoletto buio, l'illuminazione era scarsa e quella flebile luce produceva strani effetti sulle mura da farlo rabbrividire.
Tremò.
Doveva andare via.
Non gli piaceva quel posto, odiava il buio e non lo attirava per niente la prospettiva di esserci immerso completamente solo.
Camminò più velocemente provando ad uscire al più presto dalla stradina buia.
Ancora una volta si trovò a maledire Yoochun, mentre camminava perdendosi nelle tenebre, si ritrovò a pensare che se non fosse stato per lui e per tutti i problemi che causava al suo cuore e alla sua vita, in quel momento non si sarebbe trovato li.
E la tentazione di prendere il telefono e chiamarlo era forte, ma sapeva che non avrebbe risposto, troppo impegnato a trovare riparo tra le braccia della prima che capitava.
"Ma...vedi un pò chi abbiamo qui!" rise maligna una voce nell'oscurità.
Changmin si fermò guardandosi intorno, il buio copriva come un mantello ogni altra persona nei dintorni facendola quasi sembrare invisibile.
Tremò.
Era stata la sua immaginazione a fare quello?
Riprese a camminare.
"Piccolo Min perchè non ci aspetti?" rise un'altra voce dietro di lui.
Senza voltarsi cominciò a correre, sentì degli schiamazzi diventare piano piano profonde e grosse risate e all'improvviso un rumore di passi che velocemente calcavano la strada si fece sempre più vivida, sempre più netta.
"Miiiin vieni qui vogliamo giocare dai!" urlarono altre voci dietro di lui.
Il cuore palpitava nel petto alla velocità della luce, i suoi passi percorrevano veloci quella strada con la voglia di fuggire lontano, sempre di più.
Chi erano quelle persone? Perchè conoscevano il suo nome?
Il terrore cominciò ad impossessarsi sempre di più del suo corpo e cominciava a paralizzarlo.
Cosa gli avrebbero fatto?
Ad un tratto qualcosa di pesante gli cadde sulle spalle, lo bloccò e facendogli perdere l'equilibrio lo costrinse a terra.
Qualcosa si ergeva con forza sulla sua schiena, qualcosa di pesante che gli mozzava il respiro; sentì il fiato caldo di qualcuno sul suo collo capendo di avere una persona al di sopra.
"Ma bene piccolino perchè scappavi? Non volevi giocare con noi?" disse con una voce fintamente dispiaciuta qualcun altro...
Il volto di Changmin era a terra bloccato dalla morsa ferrea di chi aveva addosso...all'improvviso fu fatto girare, notò la luce di un lampione su di sè e vide con immenso terrore, il suo incubo più grande prendere forma dinanzi ai suoi occhi.
Erano in otto li dinanzi a lui, i loro volti cattivi, contratti da smorfie di piacere e lui...che guidava quella comitiva di bulli: Ryeowook.
Colui che lo odiava e lo aveva sempre odiato dal primo giorno in cui aveva messo piede in quella scuola, colui che proprio non ce la faceva a pensarlo insieme a Yoochun a cui dava più fastidio quel suo morboso attaccamento a quel ragazzo.
Proprio non sapeva cosa fare.
Era paralizzato e su di lui Shindong ghignava con malignità.
Gli occhi pizzicavano e la paura cominciava a paralizzare anche il suo respiro oltre che l'intero suo corpo.
"Dimmi Changmin oggi i tuoi amichetti non ci sono a proteggerti?" rise Ryeowook abbassandosi sino al suo volto e guardandolo fisso negli occhi, Changmin avrebbe voluto urlare, scalciare e liberarsi da quella presa ferrea da quegli occhi così malefici, ma non riusciva a commettere neppure il più piccolo movimento nè ad emettere la più piccola sillaba.
Tutto piano piano stava morendo.
"Che c'è il tuo caro amico è andato a scopare con qualcun altro e ti ha lasciato solo soletto? Allora invece della sua asta vuoi sentirne un'altra?" continuò il ragazzo ridendo e guardando uno dei suoi compagni avanzare fiero con una spranga di ferro tra le mani, che girava e rigirava quasi come un bastone di una majorette, ma molto più pericoloso.
Changmin non rispondeva e questo non faceva altro che far alterare il ragazzo dinanzi a lui che non si scompose neppure guardando le lacrime cadere lentamente dagli occhi del più piccolo.
"Piangi? Che c'è quest'asta non ti soddisfa? - chiese con disprezzo girando poi lo sguardo verso gli amici - fatene quello che ne volete ma non uccidetelo del tutto" rise mentre si poggiava al muro li vicino gustando la scena.
Soddisfatto poteva assistere alla fine di quel ragazzino.

***



"Taemin! Ma che diavolo ho appena preso servizio e già vieni a romp..." si bloccò Junsu girandosi verso la porta dalla quale pensava fosse entrato il compagno.
Ma la sua vista riuscì a registrare solo una figura.
Solo quegli occhi.
Solo quelle labbra.
E lentamente anche il suo profumo cominciava a riempire l'aria in quella stanza.
Scioccato fissava Yoochun dinanzi a sè, mentre il cuore prendeva a battere con una velocità impressionante...
Cosa ci faceva li?
Perchè era tornato a trovarlo?
E comunque...chi lo aveva fatto salire? Quello non era certo il suo "turno".
Cercò di riprendere contegno per non lasciar saltare la copertura.
"Ciao" disse sorridendo titubante.
"Ciao Junho" disse Yoochun sorridendo e calcando sul suo nome.
Junsu tremava avvicinandosi a lui.
"Come mai sei qui? Non credevo fossi tu il mio primo cliente questa sera"
Yoochun notò il ragazzo tremare e sorrise compiaciuto.
Era perfetto, i capelli biondini erano scompigliati, uno strato di matita contornava leggermente i suoi occhi e le labbra umide erano semiaperte e ancora più piene, il corpo era avvolto in dei pantaloni di pelle nera borchiati e al di sopra vi era una camicia bianca stretta che lasciava scoperto il petto chiudendosi solo sulla pancia, le bretelle partivano dai pantaloni e si poggiavano una sulla sua spalla, l'altra penzolava sul suo braccio muscoloso, ai piedi dei grossi anfibi completavano quella figura così perfetta...così maledettamente pura e peccaminosa nello stesso istante.
Yoochun tremò guardando il ragazzo...era bellissimo, perfetto era qualcosa di inspiegabilmente magnetico era come una calamita che lo attirava a sè.
E non accadeva solo per il suo corpo.
Il suo cuore era come impazzito quasi come se stesse per scoppiare da un secondo all'altro.
Junsu si avvicinò ancora di più.
Entrambi tremarono.
E la voglia di stringersi...di abbracciarsi di sfiorarsi e possedersi era troppa era palpabile nell'aria.
Junsu sapeva di stare giocando con il fuoco...ma la voglia di quel ragazzo era troppa, non riusciva più a toglierselo dalla testa, era come una droga ormai e...sapeva che l'unico modo per averlo era continuare a fingere.
Se avesse saputo la realtà molto probabilmente non sarebbe più andato li e...non voleva.
"Allora...come ti chiami?" chiese sorridendo malizioso.
Yoochun fulmineo senza pensarci due volte lo strinse per i fianchi e sbattendolo contro il muro cominciò a leccargli il collo.
Per il momento si sarebbe fatto bastare il suo corpo


7 capitolo

°He's mine°


"Kim Jaejoong eh?" sorrise tenendo tra le mani la foto di uno splendido ragazzo dai capelli neri al centro di una folla, le grandi labbra carnose aperte: cantava.
"Signore l'abbiamo individuato proprio ieri pomeriggio era al centro della strada pedonale e cantava" disse un uomo abbassando lo sguardo ed evitando di puntarlo negli occhi del suo interlocutore.
"Bene bene...e ditemi è un buon cantante?" rise ancora l'uomo seduto alla grande poltrona nera, dietro un'imponente scrivania coperta di fogli e foto, la luce che illuminava la stanza era soffusa e lasciava percepire poco o niente delle figure che vi si trovavano all'interno.
"Bravissimo signore, ogni giorno riesce ad attirare a sè numerosi passanti che lasciano cospicue somme di denaro, prima si limitavano agli spiccioli ora...lasciano anche banconote"
L'uomo dietro la scrivania si alzò ridendo.
Il ragazzo dall'altro lato tremò, era davvero raro vedere il capo ridere e quando questo avveniva significavano solo due cose, o il suo adorato figlio aveva fatto qualcosa di cui gli era gradito il gesto o semplicemente...qualcuno stava per morire.
Non vedeva il capo ridere ormai da anni, non lo faceva più da quando suo figlio aveva cominciato a ribellarsi pesantemente ai suoi ordini, e da quando il primogenito Sungmin aveva preso il posto di vicecapo in quella strana azienda di criminali.
Loro, la più grande organizzazione mafiosa di Seoul, avevano a capo una persona terribile, un uomo temuto da chiunque, persino dai suoi più stretti collaboratori; non aveva esitato in passato ad uccidere chiunque gli ostacolasse il cammino, senza farsi scrupoli, semplicemente con la solita spiegazione che facesse apparire sensato il suo gesto di fronte agli altri: "la sua vita non era più utile alla causa".
Già la causa.
Tutta la vita del capo girava intorno alla parola causa, ovvero il sogno di detenere il completo controllo della Corea tra le sue mani, un sogno che portava avanti, da quanto aveva sentito dire in giro, dalla tenera età di 18 anni.
Naturalmente nei progetti della causa erano stati fortemente inclusi anche i suoi due figli, Yunho e Sungmin.
Sungmin era il figlio perfetto, diligente e soprattutto fermamente convinto che i principi della causa fossero dei principi da portare avanti ad ogni costo.
Come suo padre metteva tutto sè stesso in quell'organizzazione fin quasi a gettare la sua "vera vita" come uno straccio vecchio senza più scopi, impossibile da utilizzare.
Yunho invece era l'opposto di Sungmin, il secondogenito, da piccolo fu addestrato a maneggiare le armi, la scuola per lui non era stata come quella degli altri bambini, non era stato costretto ad imparare solo la storia o la geografia, lui imparava come portare avanti un'azienda come quella di suo padre, come imporsi sugli altri...le migliori tecniche di attacco e di difesa.
Ma a differenza si Sungmin, Yunho non era così contento di fare parte di quella vita, sin da piccolo aveva provato a ribellarsi a fare si che suo padre lo odiasse e scegliesse Sungmin per quello sporco lavoro.
Ma suo padre...non la pensava uguale.
"Yunho sa che questo ragazzo è ancora vivo?" chiese di nuovo l'uomo guardando il suo funzionario perso nei suoi pensieri.
"Questo non lo sappiamo signore, ma è probabile che il ragazzo frequenti la stessa scuola di vostro figlio; vuole che lo teniamo d'occhio?" rispose il ragazzo ancora tremante.
"Non dire sciocchezze, Yunho è talmente abile che si accorgerebbe in un attimo che lo stiamo pedinando, piuttosto non perdete d'occhio il ragazzino, forse potrà ripagare i debiti dei suoi genitori cantando" continuò l'uomo girandosi poi di spalle.
Segno che la conversazione era appena terminata.
Il ragazzo si inchinò consapevole che la sua figura tremante era osservata attraverso le vetrine dinanzi al capo, e lentamente uscì dalla stanza.
"Kim Jaejoong - sorrise ancora l'uomo rimasto solo e osservando la foto del ragazzo - non dovevi commettere l'errore di tornare e lasciarti vedere" sospirò per poi scoppiare in una fragorosa risata.

***



Era finita.
Non sentiva più nulla.
I colpi non lo percuotevano più...o forse era semplicemente morto?
No...il dolore lancinante gli impediva di muoversi.
Non era ancora morto.
Sentì i passi dei suoi aggressori allontanarsi, molto probabilmente avevano trovato qualcosa di più divertente con cui giocare.
Un'ombra oscurò quella poca e debole luce e non riuscì a vedere chi si stesse chinando su di lui.
Volevano finire di ucciderlo?
Il sapore del sangue si faceva strada tra le sue labbra.
Doveva essere ridotto proprio male.
Sospirò chiudendo gli occhi mentre l'ombra si chinava sempre di più su di lui.
E all'improvviso potè sentire le sue labbra invase da un leggero calore, da qualcosa di morbido e soffice che le accarezzava con dolcezza.
Qualcuno lo stava...baciando?
Aprì gli occhi di scatto.
Era un bacio...che fosse il suo Yoochun corso fin li per salvarlo?
"Y...Yoo?" sussurrò flebilmente.
La figura si alzò velocemente e con un gesto secco diede un calcio alla sua testa facendolo ripiombare nell'oscurità più profonda.

***



Erano ben cinque minuti o forse più che si fissavano senza dire una sola parola.
I loro occhi intrecciati e persi gli uni negli altri.
Le labbra ancora umide dal bacio appena dato.
I loro cuori impazziti che battevano nei loro petti.
Jaejoong fu il primo ad abbassare lo sguardo.
"Scu...scusami non...non era mia intenzione fare...insomma...si hai capito" farfugliò arrossendo vistosamente.
Yunho ancora un pò scosso sorrise dolcemente avvolgendolo tra le sua grandi e forti braccia.
"Sei arrabbiato?" chiese Jae tremante.
"No non posso essere arrabbiato" rispose Yunho dandogli un bacio sulla guancia.
"E' strano lo so...anche per me."
Yunho si alzò prendendo Jaejoong per mano ed incamminandosi verso la strada dove sorgevano delle piccole casette a schiera.
Il cuore del moro batteva velocemente, e non capiva bene cosa stesse succedendo.
Come aveva potuto baciare un ragazzo? Era stato il suo primo bacio e per di più ad un ragazzo ma...non provava nessun ribrezzo.
La sua anima scoppiava di gioia sapendo che tutto ciò stesse avvenendo con Yunho.
Lo osservava fisso mentre il ragazzo perso nei suoi pensieri e con il viso sereno lo conduceva nella sua dimora.
Ed era proprio tutto come nelle favole, come in un bel film d'amore che le coppiette felici vanno a vedere al cinema il giorno di san Valentino; era tutto un sogno.
Che fosse troppo bello per essere vero?
"Jae non devi preoccuparti" sorrise Yunho voltando lo sguardo verso di lui.
Jaejoong ancora una volta abbassò lo sguardo incapace di guardare quel viso perfetto e di incastrare i suoi occhi in quelli.
Oramai si sentiva troppo debole nei confronti dell'amico e non sapeva come poter gestire quella situazione.
"Hai fatto ciò che io avrei voluto fare dal primo giorno in cui ti ho visto" disse deciso Yunho senza più pensare ai suoi tentennamenti e alle sue insicurezze.
Gli occhi del moro si alzarono verso i suoi stupiti, le labbra semiaperte che lasciavano trasparire una sensazione di confusione, i capelli che soffici come seta ricadevano sulla sua fronte...tutto non faceva altro che far aumentare i battiti cardiaci di Yunho e di far accrescere quella incommensurabile voglia che aveva di lui.
Ripresero a camminare in silenzio.
Ma non era un silenzio fastidioso, entrambi sapevano di aver raggiunto un livello di tranquillità e stabilità.
Ora...le loro emozioni erano fuoriuscite e non dovevano nascondere più quello che sentivano l'uno verso l'altro.
Sapevano di dover dare conto ora alle difficoltà di ciò che sarebbe accaduto, ma per il momento i loro cuori battevano felici lasciandoli vibrare in un universo completamente parallelo dalla realtà che li aveva rapiti e rinchiusi come in una sfera di cristallo dove vivevano da soli.
E per il momento andava bene così.
Arrivarono alla piccola casetta e Yunho aprì la porta.
Una cameriera si avvicinò salutandoli con reverenza.
"Signorino come mi ha detto ho preparato due camere per lei e il vostro amico e il bagno caldo è pronto, inoltre la cena sarà servita alle nove in punto come lei ha richiesto." disse inchinandosi con rispetto.
"Grazie mille Miko...e ti prego fai in modo di non lasciarti scappare che sono qui con nessuno della famiglia ok?" disse sorridendo Yunho.
La ragazza arrossì notando il perfetto sorriso del padrone e si inchinò di nuovo cortesemente prima di lasciare la stanza.
"Vieni" sorrise Yunho riprendendo la mano di Jaejoong ed attirandolo con sè verso quello che era il bagno.
Vi entrarono e notarono il bagno immerso nel vapore e la vasca piena, degli accappatoi e abiti di ricambio erano già pronti sul mobile laccato di bianco in quel bagno che sembrava essere quello di una reggia ottocentesca.
"Yunho ma...devi...devi essere davvero molto ricco" disse Jaejoong guardandosi intorno stupito.
Yunho rise.
"Beh diciamo che la mia famiglia non se la passa poi così male"
"Ma...ma...è così bellooooooo sei un principe allora!" esclamò Jaejoong eccitato portandosi le mani dinanzi alle labbra.
L'altro scoppiò in un risata divertita, era straordinario come in così pochi istanti il freddo e misterioso Jaejoong fosse scomparso cedendo il proprio posto ad un altro completamente diverso, dai tratti di un bambino nel bel mezzo di un pianeta fatto di dolci e con la fantasia che volava lontano.
"No non sono un principe, mio padre è capo di...una banca e quindi non ce la passiamo male tutto qui, piuttosto...vuoi lavarti per primo?"
Jaejoong afferrò un lembo della maglietta di cotone di Yunho e negò con la testa.
"Puoi...puoi non lasciarmi solo in una casa sconosciuta?" disse quasi tremando.
Yunho lo guardò stranito ma senza fare troppe domande lo strinse a sè avvolgendogli i fianchi.
"Ti va di fare il bagno insieme? Come due bimbi..."
"In...insieme?" Jaejoong arrossì fino alla punta dei capelli.
"Non ti sfiorerò stai tranquillo ma...ti andrebbe?"
Il cuore del moro prese a battere ancor più velocemente e tutti quegli avvenimenti in così poco tempo gli stavano sconvolgendo la vita.
Eppure...non riusciva a resistere a quello sguardo magnetico e così profondo, non poteva dire di no a quella immensa voglia e non poteva non assecondare le voci del suo corpo che voleva a tutti i costi sentire la pelle nuda e liscia di Yunho contro la sua.
"Va...va bene" sussurrò Jae perdendosi negli occhi felici di Yunho.
Il compagno di rimando cominciò a spogliarlo togliendogli con dolcezza la maglietta, si soffermò sul suo petto nudo e muscoloso, sulla pelle chiara e diafana, sulle linee perfette del suo corpo che erano come medaglioni pronti ad ipnotizzare i suoi occhi.
Jaejoong arrossì ancora, pensando a ciò che Yunho avrebbe visto dopo.
Lentamente però i suoi pensieri furoni interrotti dalle labbra di Yunho che posavano piccoli bacini sul suo collo salendo verso il lobo dell'orecchio e mordicchiandolo con dolcezza.
"Yun...Yunho"
Il ragazzo cominciò a sbottonargli i pantaloni continuando a leccare il collo perfetto del compagno, li lasciò cadere e Jaejoong ne uscì lentamente, le mani di Yunho scendevano pericolosamente e Jejoong cominciava a sospirare sentendo il tocco forte e deciso dell'amico che sembrava bramare il suo corpo.
"Jae.." sospirò Yunho.
Il moro era in estasi mentre le mani di Yunho si posavano sui suoi boxer e li lasciavano cadere lasciandolo completamente nudo, si spostò ammirando il corpo spoglio di Jaejoong, era una meraviglia senza eguali, quel corpo perfetto le linee morbide che sinuose tracciavano la figura pallida e tremante di Jaejoong che sembrava simile ad una divinità greca.
Uno spettacolo che riuscì a mozzare il fiato di Yunho.
"Non...non ti piaccio?" sussurrò titubante Jaejoong guardando il volto di Yunho esterrefatto.
"Ma cosa dici? Sei perfetto" disse l'altro prendendolo ed accompagnandolo alla vasca facendolo entrare lentamente nell'acqua calda.
Si spogliò, tolse la sua maglietta lasciando scoperto il petto muscoloso e nudo, tolse i pantaloni e i boxer in un attimo lasciando nude le gambe sode e perfette.
Jaejoong lo ammirava estasiato, non aveva mai visto un fisico così perfetto.
Non aveva mai visto un fisico nudo prima d'allora.
Eppure...anche se nuovo, anche se strano anche se sbagliato, non riusciva a non godere di quelle sensazioni che tutte in un attimo invadevano il suo corpo rendendolo completamente schiavo.
Yunho si immerse nell'acqua calda avvicinandosi a Jae, lo prese tra le braccia stringendolo forte; entrambi tremarono sentendo i loro corpi nudi a contatto, le loro intimità si sfioravano ed entrambi sentivano il loro piacere crescere percorrendo il corpo come serie di scariche elettriche mandando impulsi ai loro muscoli.
Sospiravano di piacere osservandosi e sfiorandosi con dolcezza.
Yunho portò le sue labbra su quelle di Jae, il loro secondo bacio, le loro labbra bruciavano dalla voglia di possedersi e di sfiorarsi, le loro lingue lentamente si cercarono trovandosi ed ingaggiando una strana lotta vogliosa.
Le loro mani che vagavano sul corpo dell'altro stringendo quella calda pelle e accarezzandola.
"Yunho" sospirò Jaejoong eccitato, guardando con occhi languidi di piacere il compagno che di rimando lo osservava voglioso, e la brama di possederlo era ben visibile nei suoi occhi.
Jaejoong per pochi attimi ebbe paura del gesto che stava per compiere, non conosceva quel ragazzo da molto e tutto...sembrava troppo affrettato.
Ma il suo cuore, la sua anima ogni singola parte del suo corpo girava intorno ad una sola parola: amore.
E mai come allora era convinto che l'amore fosse Yunho.
"Dimmi..." sussurrò l'altro facendo scendere lentamente le mani sulle cosce di Jae e accarezzandole con voglia sempre crescente.
"Ti...ti prego fammi..." le parole di Jaejoong furono bloccate dal suono di un cellulare.
Entrambi si fissarono confusi.
Yunho fu il primo ad allungare un braccio e a prendere, sospirando, il telefono dai pantaloni gettati in malo modo accanto alla vasca.
"Pronto?" rispose scocciato.
Silenzio.
"Chi parla?"
Ancora silenzio.
"Sono Yunho chi è?"
Un colpo di tosse dall'altro lato.
Yunho guardò sconvolto Jaejoong.
"Chi è chi parla?" disse visibilmente preoccupato.
"Yu..." un sussurro flebile e appena percettibile dall'altro lato fece alzare di scatto Yunho in piedi.
"Min...Changmin sei tu?" disse urlando e sperando in una risposta dall'altro lato.
"Yu...yunho..." sospirò ancora Changmin incapace di parlare e tossendo forte quasi stesse per vomitare.
"Min cos'è successo dove sei?" urlò ancora Yunho.
Changmin ansimò dal dolore e lentamente provò a dire qualcosa che Yunho non riuscì a comprendere.
"Ti prego dove sei? Vengo a prenderti"
"A...ai vecchi magaz..zini...del..p...porto" sussurrò prima di lasciar cadere il telefono a terra.
Il rumore secco del telefono che cadeva lasciò Yunho ancora più scosso.
"Changmin!" cominciò ad urlare preoccupato.
Di nuovo nessuna risposta.
Jaejoong lo guardava confuso.
Dal nome sembrava la stessa persona che la prima sera in cui erano stati insieme lo aveva chiamato.
Ed ancora una volta vedeva Yunho rivestirsi senza neppure asciugarsi e con delle scuse correre via.
"Torno tra un pò Jae tu fai il bagno e mangia...sarò di ritorno tra poco" aveva detto prima di correre giù verso la porta di ingresso e dicendo qualcosa alla cameriera.
Era rimasto di nuovo solo in una casa che non conosceva.
Yunho era andato via a proteggere chissà chi.
Rise di sè.
Ancora una volta si ritrovava a pensare a quanto fosse squallido e privo di senso.
Aveva ceduto ai suoi più bassi istinti.
Facendosi spingere da Yunho ad atti a cui non avrebbe mai pensato.
Si rialzò asciugandosi e rivestendosi.
E scese le scale pronto a scomparire dalla vita di Yunho.

***



Era li contro il muro.
Le labbra di Yoochun che possedevano le sue e leccava la sua pelle, giocava con la sua lingua, lo possedeva con la sua figura imponente.
E sospirava, di piacere, aveva voglia di lui, voglia di sentire il suo corpo nudo vibrare possedendolo.
Ma...era davvero questo che voleva?
Sapeva di provare qualcosa di intenso per Yoochun ma, era davvero certo di volerlo ingannare ed ingannare sè stesso solo andandoci a letto?
Non era meglio aspettare e magari dimenticarlo?
Yoochun continuava a leccare il suo collo portando le mani su ogni singolo centimentro del corpo di Junsu.
"No" sussurrò il biondino.
Yoochun si fermò guardandolo confuso.
"Cosa?"
"Ho...ho detto di no"
Yoochun rise.
Sapeva perchè il ragazzo si stava rifiutando...sapeva della non esistenza di quel gemello e sapeva che Junsu avrebbe avuto vergogna a farsi vedere nudo da lui e poi fare finta di nulla a scuola.
"Non mi pare ti stesse dispiacendo così tanto Junsu" sorrise allora malizioso.
Il ragazzo lo guardò colpevole.
Già non gli stava dispiacendo per niente, dinanzi ai suoi occhi aveva la persona che da giorni intasava la sua mente peggio di una linea telefonica la notte di capodanno, e...si rifiutava.
Sospirò.
Cosa avrebbe dovuto inventarsi? Infondo sapeva che Yoochun era furbo e non riusciva a contestare le sue parole.
"Ci sono altri clienti" disse il biondino tentando di scollarselo di dosso.
Ma Yoochun lo spinse di nuovo contro il muro con forza bloccandogli le mani al di sopra della testa.
"Ma...io ho la precedenza ho pagato per averti lo sai?" sorrise leccandogli le labbra.
Junsu si lasciò trasportare dal quel bacio pieno di desiderio.
La voglia di Yoochun era troppo forte, non ce la faceva più, avrebbe mandato al diavolo tutto solo per lasciarsi prendere da lui, anche se solo per una notte.
Infondo cosa importava?
Non avrebbe mai saputo chi davvero fosse, avrebbe sempre sospettato che quello fosse Junho.
E allora perchè non perdersi davvero tra quelle forti braccia?
Ne aveva bisogno.
Chiuse gli occhi ricambiando il bacio e lasciandosi trasportare dalle mani esperte di Yoochun e dalle sue labbra calde, bollenti.
"Ti...ti voglio" sospirò stringendolo a sè.
Gli occhi chiusi il viso rilassato dal piacere.
Ma Yoochun si staccò.
Sorridendo soddisfatto lo guardò aprire gli occhi confuso.
Cosa succedeva non capiva?
"Ho ottenuto quello che volevo Junsu...a domani" sorrise per poi dirigersi verso la porta.
Junsu lo guardava allontanarsi ponendosi mille domande.
Non capiva bene cosa stesse accadendo.
Un attimo prima Yoochun lo aveva spinto contro il muro pronto ad andare contro la sua volontà, ed ora scompariva come se niente fosse?
"Pe...perchè?" chiese prima che il ragazzo uscisse del tutto dalla stanza.
Questi si voltò soddisfatto.
"Non voglio averti subito...non ci sarebbe divertimento a giocare con te, ritornerò" sorrise per poi voltarsi.
Junsu guardò il ragazzo chiudere la porta dietro di sè e confuso si sedette sul letto prendendosi la testa tra le mani.
Non capiva...perchè Yoochun voleva giocare con lui?
Perchè semplicemente non lo lasciava in pace senza provare a torturarlo come un gatto con il suo topolino?
Era così tanto divertente vederlo andare in crisi?
Si bloccò ricordando poi le parole di Yoochun.
Per ben tre volte lo aveva chiamato Junsu e...lui non aveva contestato.
Sospirò affranto.
Gliel'aveva fatta, ora sapeva chi era...e non avrebbe creduto più alle sue menzogne.
Sarebbe ritornato sicuramente e poi?
Cosa avrebbe fatto?
Fingere di giorno e...sapere di notte?
Era troppo per lui.
"Maledetto" disse stringendo forte gli occhi impedendo alle lacrime di fuoriuscire e rovinargli il trucco.
Ma dentro di sè, nonostante fosse disperato, un pò sperava...che fosse arrivato quel principe sul cavallo bianco pronto a salvarlo?
Un rumore cominciò ad espandersi nella stanza.
Junsu alzò lo sguardo guardandosi intorno e notò la giacca di Yoochun posata sulla sedia.
Le si avvicinò notando che il rumore che sentiva era il telefono di Yoochun che vibrava.
Lo prese e lesse al di sopra Yunho.
Decise di rispondere.
"P...pronto?" disse con voce flebile.
Dei rumori agitati dall'altro lato lo fecero sussultare.
"Yoochun corri alla casa al mare, quella sulla scogliera dietro la pizzeria Italiana, ricordi ci andammo la scorsa estate, c'è Changmin che non sta bene poi ti spiego raggiungimi e lascia perdere qualsiasi puttana di turno ti stia facendo" disse la voce dall'altro lato del telefono per poi staccare.
Rimase sconvolto con il telefono ancora incollato all'orecchio.
Puttana di turno?
Così era questo che Yoochun vedeva in lui?
Una puttana di turno con cui farsela?
Chi era quello che l'aveva contattato?
Changmin.
Gli ritornò in mente il ragazzo di quella mattina a scuola.
E capì.
Quel ragazzo proprio non voleva lasciare in pace il suo Yoochun.
Suo?
Perchè poi lo definiva suo?
Sorrise.
Semplice, perchè ormai era entrato nel suo mirino e poteva esistere chiunque al mondo con la volontà di mettergli i bastoni tra le ruote, ma se c'era qualcosa che nella sua vita amava era il fatto di ottenere sempre quello che voleva.
Ed ora voleva Yoochun.
Si infilò la giacca e uscì dalla camera sgattaiolando fuori per la porta sul retro dell'edificio.
Non sapeva bene cosa avrebbe fatto non appena arrivato in costiera, ma ci avrebbe pensato una volta li.


8 capitolo
°And I?°


Ancora una volta si chiedeva cosa ci facesse li, ed ancora una volta non riusciva a darsi una risposta.
Continuava a maledirsi mentalmente per la stupidaggine della sua persona, per la fragilità del suo animo, per...la passione che provava nei confronti di una persona che conosceva ormai da pochi giorni ma che faceva si che fosse completamente soggiogato dal suo corpo, dal suo sorriso, dai suoi occhi.
Sospirò osservando la piccola villetta da lontano.
Era uscito in preda alla delusione, in preda alla paura e alla consapevolezza che ancora una volta qualcuno lo stava per dimenticare, che ancora una volta sarebbe passato in secondo piano, scomparendo dalla vita di qualcun altro.
Ma non c'era nessun problema, infondo quella persona che oramai aveva riempito le sue giornate non aveva del tutto preso il suo cuore senza possibilità di ritornare indietro facendo finta che nulla fosse successo, semplicemente era pronto a scomparire così come era apparso senza bisogno di fare tanto rumore...era solo l'inizio non avrebbe fatto male a nessuno.
Abbassò lo sguardo, eppure le parole che Yunho gli aveva rivolto, quel bacio che si erano scambiati sulla spiaggia e gli era parso così tanto come una chiamata, un disperato richiamo di soccorso per le loro anime alla deriva, un sos tracciato con il fuoco su un'isola deserta.
E aveva ceduto ai suoi più deplorevoli istinti, con la pazza voglia di lasciarsi possedere da un perfetto sconosciuto, o quasi, con la voglia di sentire quel corpo in sè, di diventare un tutt'uno con quel ragazzo.
Non era da lui dare confidenza alle persone, non era freddo, non era indifferente alla vita, solamente da tre anni viveva per realizzare un unico obiettivo e non aveva permesso a niente e a nessuno di intralciare i suoi piani eppure...quel ragazzo era apparso, era entrato nella sua vita senza chiedere il permesso, senza farsi tanti problemi, era entrato sconvolgendola completamente ed ora...ora che aveva messo a soqquadro ogni cosa era così tanto fastidioso doverla mettere di nuovo apposto.
Il rombo di una moto lo destò dai suoi pensieri e notò due ragazzi su un bolide avvicinarsi alla casa ed entrare nel garage accanto.
Osservò con interesse la scena seduto su una panchina all'oscuro poco più avanti della villetta e notò Yunho con un ragazzo tra le braccia entrare trafelato in casa, il ragazzo si appigliava a lui quasi fosse l'unica cosa capace di tenerlo in vita, non lo aveva visto del tutto in volto, solamente aveva visto Yunho accarezzargli una guancia mentre aspettava che l'ingresso fosse libero e ciò bastò per provocare dei brividi di freddo in Jaejoong che lentamente sentì crescere in lui uno strano sentimento, un groviglio di strane sensazioni che pizzicavano e fastidiose lo avrebbero volentieri portato a distruggere tutto quello che gli si fosse presentato davanti.
Non sapeva descrivere ciò che avesse eppure era tutto così strano.
"Dannazione" sospirò abbassando lo sguardo e lasciando gli occhi perdersi tra i granelli di sabbia portati dal vento sul tappeto asfaltato della strada.
Perchè si sentiva così dannatamente ferito? Non lo conosceva neppure, erano solo pochi giorni che si vedevano a scuola, non era successo nulla di così forte da rapirgli il cuore eppure...non era riuscito a lasciare quella casa, a scomparire del tutto da quella strada, dalla vista di Yunho.
"Cosa diavolo mi hai fatto stronzo?" sussurrò ancora sbattendo un piede a terra con rabbia e sentendo l'ira accrescersi dentro il suo cuore, un nodo alla gola gli mozzò il respiro e lentamente sentì gli occhi pizzicare.
Lui...non capiva.
Sentì qualcosa di umido posarsi sulle sue guance e lentamente scivolare all'ingiù percorrendo le morbide linee del suo volto, accarezzandogli dolcemente la pelle setosa e liscia, quasi volessero confortarlo.
Si portò una mano alle guance e cacciò via quelle goccioline che non facevano altro che dimostrare la sua debolezza.
Possibile che dopo anni di completa solitudine si fosse attaccato così ad una figura solo per bisogno di conforto e di sicurezza, cosa che oramai non sentiva più nel suo cuore? No, non era possibile.
Aveva un obiettivo da compiere.
Non poteva permettersi di fallire, di buttare al vento anni di preparazione, anni di continue lotti con sè stesso e con la sua fragilità.
Doveva farcela, doveva vendicare quello che gli era stato preso e strappato con disumana crudeltà.
Osservò di nuovo la villetta notando Yunho uscire e guardarsi intorno spaesato, velocemente si alzò nascondendosi dietro la panchina per non farsi scorgere...ad un tratto un barlume di speranza si fece largo nel suo cuore, Yunho stava cercando lui?
No...che stupido, non lo stava cercando e non lo avrebbe cercato...lo aveva lasciato solo, gli aveva esplicitamente chiesto di non lasciarlo da solo in una casa sconosciuta eppure ignorandolo completamente non aveva badato ai suoi occhi imploranti e confusi, alle sue labbra tremanti, al suo corpo impaurito, ed era corso a salvare la sua principessa.
Ma non era lui quella principessa.
E ci aveva provato, aveva provato a restare in quella casa, ma le mura fredde e quel soffitto sconosciuto lo avevano lasciato ripiombare in quei ricordi che troppo tempo prima aveva provato a cancellare...e aveva fatto più male di quanto pensasse.
Yunho per quanto provasse a capirlo...non aveva proprio visto niente di ciò che era.
E continuava a ripetersi che non poteva pretendere troppo, che era troppo presto, ma forse...era il suo bisogno di essere protetto come una fragile rosa che gli procurava così tanta tristezza a quel mancato aiuto, a quell'ignorato sos che con tutta la sua forza stava lanciando in sua direzione.

***Inizio flashback

"E così pensavi di potertene scappare con la tua bella mogliettina ed il tuo figlioletto?" ghignò un uomo mentre con crudeltà guardava la figura dinanzi a sè che cercava con tutte le sue forze di proteggerlo.
Terrorizzato non riusciva a pronunciare una singola parola.
Osservava con angoscia l'uomo puntargli contro una pistola.
E il suo papà dinanzi a lui che imponente lo proteggeva dietro la sua forte e possente schiena.
La mamma poco lontano era inginocchiata a terra completamente paralizzata dal terrore.
Un terrore che loro stessi avevano costruito intorno a sè.
"Lo sai che Soo Man non ve l'avrebbe perdonata, sapete quanto lui ci tiene alla causa" sospirò l'uomo sottolineando l'ultima parola.
Non capiva.
Osservava la stanza immersa nel caos, le pareti bianche erano macchiate di rosso, un rosso scarlatto, un rosso che gli piaceva da impazzire...ma non era pittura e ormai lo aveva capito anche lui.
Quella strana sostanza colava in giù posandosi con esasperante lentezza a terra, infiltrandosi nelle fessure del pavimento e propagandosi quasi stesse tracciando un bizzarro disegno.
Poco lontano vide il suo migliore amico inginocchiato a terra con gli occhi sgranati sulla figura della mamma distesa sul pavimento con gli occhi sbarrati e le labbra aperte in un grido oramai soppresso dalla morte che lentamente era sopraggiunta.
Notava i suoi capelli chiari sporchi del sangue che era schizzato via dal corpo della donna quando l'uomo non appena entrato aveva lasciato vibrare la grande e nera spada sul suo corpo facendo si che una fontana di quello strano liquido rosso schizzasse fuori.
Incapace di pensare ad una plausibile soluzione era corpo a ripararsi dietro il suo papà, mentre l'amico era rimasto li, a guardare la sua mamma a terra con ancora metà cappotto addosso, che stava indossando per andare via.
Quella mattina si erano tanto divertiti tutti al parco, lui e Junsu avevano giocato come dei pazzi con gli altri bambini, avevano fatto la guerra uccidendosi gli uni con gli altri, avevano conosciuto due belle bambine e avevano cominciato a giocare a principi e principesse, avevano comprato un gelato ed erano tornati a casa; la mamma di Junsu era arrivata da poco, bella ed impeccabile come al solito con il suo fantastico sorriso a riprendere suo figlio.
Loro si erano guardati, e quasi tristemente si erano detti arrivederci, prima...che quel tragico incidente avesse inizio.
"Ascolta...la colpa è mia, mia moglie e mio figlio non c'entrano nulla, ho architettato tutto io e loro hanno dovuto seguirmi per forza...prendi me, uccidimi fai quello che vuoi ma lascia andare loro, sono innocenti, Soo Man capirà." affermò suo padre con la sua voce pacata e profonda, ma con un tono quasi del tutto angosciato e triste.
Non lo aveva mai sentito così impaurito.
"P...papà?" disse con la sua flebile vocina cercando di attirare l'attenzione del genitore.
Ma questi non si girò.
"Mi dispiace io eseguo gli ordini, tua moglie avrà a disposizione del tempo per restituire il denaro che avete rubato all'agenzia e per riscattare il torto a Soo Man...nel frattempo devo prendere qualcos'altro come pegno" sospirò fintamente affranto l'uomo con una pistola puntata contro il papà.
"Tutto quello che vuoi, ma lascia stare loro due" rispose di rimando suo padre.
E si era sentito fiero, vedendolo quasi come un eroe della tv.
Aveva anche tentato di sorridere, credendo di essere in un film o in uno degli anime che adorava tanto.
Ma lo sparo che partì con velocità dall'arma nera, l'urlo di terrore della mamma e il corpo del suo papà che si afflosciava lentamente a terra gli fecero capire che quello non era un film ma una spiacevole realtà.
E tutto ciò che in quel momento vide, fu il sorriso consolatore di Junsu per l'ultima volta.

***Fine Flashback

Aprì la porta entrando nel buio appartamento accendendo la luce velocemente.
"Min?" urlò cercando di sapere se l'amico fosse in casa, ma non ottenendo risposta sospirò pesantemente mentre i sensi di colpa tornavano ad attanagliare la sua anima.
Min non era tornato, e forse non sarebbe tornato mai.
Non gli aveva dato delle risposte e non aveva avuto il coraggio di parlare chiaro con lui sin dal primo momento, era logico e capiva perfettamente i sentimenti dell'amico.
Andò in bagno guardandosi allo specchio.
Aveva appena fatto sesso con quel ragazzino, eppure...nonostante fosse di una bellezza quasi sconvolgente non aveva provato chissà cosa.
In effetti, per tutto il tempo aveva pensato al corpo di quel ragazzino come...come quello di Junsu.
Ed era rimasto praticamente sconvolto da sè stesso.
Non era mai successo con nessuno, neppure con lo stesso Changmin. Che avesse qualche problema?
Eppure ripensare al corpo perfetto di Junsu, alle sue bollenti labbra sulle sue provocavano ancora ora dei brividi mai sentiti prima sulla sua pelle.
Ma non era solo questo e lo sapeva.
Qualcos'altro si celava dietro quel corpo perfetto e quelle splendide labbra lo aveva intuito, Junsu non era solo 'una prostituta' che vendeva il suo corpo per soldi o anche per deliziare la sua voglia di sesso, lo aveva capito perfettamente.
Quando aveva chiesto di fermarsi, quando aveva pronunciato quel 'no', aveva visto nei suoi occhi quasi un grido, un muto urlo che implorava pietà, e si era sentito così tanto triste, con la voglia di stringerlo forte...ma invece lo aveva ripreso baciandolo e imponendosi su di lui.
Eppure si era staccato.
Ma non era vero che non lo aveva voluto per puro gioco, per la voglia di continuare quelle serate divertenti con lui, e questo era ciò per cui si era maggiormente maledetto.
Aveva detto di no perchè sapeva che sarebbe finita.
Che una volta che avrebbe ottenuto il corpo di Junsu poi...nulla sarebbe rimasto, che Junsu sarebbe scomparso dalla sua vita, una vita in cui era entrato da così poco tempo, e si era arrabbiato, adirato con sè stesso.
Com'era possibile farsi mille film per una persona che non conosceva da neppure un'intera settimana?
Com'era possibile avere paura di...perderla?
No.
Non era normale, e lo sapeva bene...era sempre più convinto che la storia di Changmin stesse sconvolgendo troppo la sua anima facendogli vedere cose che non avrebbe normalmente neppure immaginato.
Eppure, ripensava costantemente a Junsu e non riusciva a togliersi la sua figura perfetta dalla testa.
Sospirò sciacquandosi il volto e uscendo poi dal bagno, passò dinanzi la camera buia e silenziosa di Changmin e abbassò lo sguardo tristemente, era così preoccupato che si fosse cacciato in qualche altro guaio.
Anche Leeteuk glielo aveva detto, la gente lo odiava, lo trattava male...lo avevano persino picchiato a causa sua...e lui invece cosa faceva?
Non lo aveva mai protetto, non aveva mai capito al dolore che Min, il suo Min doveva sopportare ogni giorno solo per amarlo, e lui...continuava ad infliggergliene altro da sopra, con sempre più crudeltà.
Portò una mano in tasca cercando il cellulare per chiamarlo, ma non lo trovò.
Ritornò all'ingresso cercando la sua giacca, ma all'appendiabiti non c'era, andò in bagno provando a vedere se l'avesse portata li ma...si era pressochè volatilizzata.
"Oh cazzo!" sospirò portandosi una mano sulla fronte.
L'aveva dimenticata alla casa di incontri, ed ora come avrebbe fatto? Il cellulare ed i documenti erano li.
Raggiunse il telefono di casa e compose il numero di Yunho.
Almeno forse lui era ancora in giro, sarebbe passato a prenderlo in moto.
"Pronto?" rispose l'amico dall'altra parte sembrando affannato.
"Yunho...scusa se ti disturbo sono io Chun sei impegnato?" chiese giocherellando con i soprammobili sul tavolino in legno.
"Impegnato? Chun ma cosa ti prende stasera? Ti ho detto di raggiungermi alla casa al mare Min sta male!" urlò l'amico dall'altro lato.
Yoochun sgranò gli occhi sorpreso.
Chiamato? Min? Sta male?.
Cosa diavolo succedeva?
"I...io non so nulla non mi hai chiamato stasera" balbettò Yoochun.
"Ma allora quella puttana oltre che fottersi i tuoi soldi ti ha fottuto anche quel mezzo neurone che avevi! Min è stato pestato a sangue, ti ho chiamato prima hai risposto e hai detto che saresti venuto, ma sei scemo?"
Yoochun ancora confuso abbassò la cornetta di scatto.
Detestava quando Yunho lo trattava male, ma ancora di più odiava quando voleva avere ragione.
"Ma quando mai mi ha..." si fermò.
Chiamato? Ed aveva risposto?
"Oh no!" si lamentò immaginando che molto probabilmente l'interlocutore di Yunho era stato Junsu.
Si infilò la prima giacca trovata ed uscì di casa chiudendo a chiave la porta, dirigendosi poi verso la fermata dell'autobus sperando di arrivare presto in costiera.

***



Era da più di mezz'ora che girava senza meta lungo quella strada, aveva capito bene, era la casa dietro la pizzeria Italiana ma...sospirò riguardando quella schiera di villette che prontamente sostavano allegre, quasi a prendersi gioco di lui, proprio dietro la pizzeria Italiana.
Come avrebbe fatto a capire dove spiare?
Si diede del demente sedendosi sulla prima panchina trovata a caso.
Era li, eppure...non sapeva neanche lui cosa diavolo cercasse, non aveva un piano, non sapeva che fare, non si sarebbe potuto presentare a casa di quel tipo e spaccare la faccia al famoso Changmin che tra l'altro gli era anche antipatico.
Forse stava esagerando, era troppo geloso e Yoochun non era il suo ragazzo, non sapeva neppure se definirlo amico figurarsi!
"Ok Junsu non ti arrendere, ce la puoi fare hai attraversato momenti peggiori" disse mentre un brivido si propagava lungo la schiena.
Si alzò raccogliendo coraggio e si avvicinò quatto quatto alle villette cercando degli indizi, come moto, del quale aveva sentito il rumore al telefono, o anche ragazzi magari che stavano male, aveva anche capito che il famoso Changmin stava male per l'appunto.
Si avvicinò ad una di queste e sentì un ragazzo urlare, senza però ottenere risposta capendo che forse stava parlando al telefono.
Scavalcò il muretto basso avvicinandosi silenziosamente alle finestre per osservare meglio, il cuore che martellava in petto, se lo avessero scoperto lo avrebbero preso per un ladro dal suo aspetto bizzarro siccome non aveva neppure pensato a cambiarsi.
Si affacciò ad una delle finestre e all'interno scrutò un salottino ben arredato, una tv gigante sulla parete e dei divani scarlatti al centro, osservando quel colore tremò e per poco non cadde all'indietro.
Respirò a fondo prendendo coraggio e riguardando dettagliatamente cercando di scorgere qualche figura, all'improvviso un ragazzo passò proprio dinanzi alla finestra, e lui fulmineo si abbassò per non lasciarsi vedere.
'Se mi vedono sono fottuto' pensò portandosi le mani alle labbra quasi per autozittirsi.
Che stupido.
Notò il ragazzo chiudere la telefonata e scomparire in qualche altra sala.
Forse doveva spostarsi, decise di camminare lungo le mura della casa per raggiungere la finestra poco distante che molto probabilmente dava sulla stanza accanto, ed in effetti notò che era un'altra stanza, sembrava come un'altro salottino, anzi guardando meglio doveva essere una camera da letto, potè notare su un mobile o letto non capiva neppure lui, un ragazzo disteso e quasi del tutto incosciente.
Lo guardò meglio per quanto potesse vedere da quella distanza e gli sembrò di riconoscere nel ragazzo disteso proprio Changmin.
"Bingo!" sussurrò alzando il pugno in segno di vittoria.
"Bingo cosa?" esclamò un ragazzo dietro di sè.
Riabbassò meccanicamente il pugno, il cuore cominciò a martellare ancora più forte e lentamente si girò.
Notò il ragazzo dietro di sè, i capelli nerissimi, le labbra carnose, gli occhi grandi.
"Ma...ma tu sei quello che ho incontrato oggi!" esclamò a voce troppo alta prima di portarsi velocemente di nuovo le mani alla bocca.
Il ragazzo si avvicinò, i lampioni che illuminavano la casa gli permettevano di vedere nitidamente la figura di fronte a sè.
I pantaloni in pelle e borchiati, un collare che avvolgeva il suo collo, una canotta leggera e le bretelle tutto rigorosamente nero lo fecero tremare, sembrava appena uscito da un rave party, la matita nera che contornava i suoi occhi lo rendevano così inquietante ma...così bello.
Era un ragazzo fantastico, le labbra piene, gli occhi dolcissimi, i lineamenti delicati...i capelli chiari e scompigliati.
Si fermò sui suoi occhi.
Erano così dannatamente puri, così ingenui, degli occhi che...sembravano non appartenere ad un ragazzo di 17 o 18 anni, ma...che sembravano appartenere ad un bambino...un bambino che aveva visto anche troppo.
E d'improvviso il suo cuore cominciò a battere velocemente, le gambe cominciarono a tremare e non capiva cosa stesse succedendo al suo corpo.
La sua mente tornò indietro, tornò alla sua infanzia, tornò a quel giorno in cui tutto cominciò e tutto finì, tornò a quegli occhi.
E all'improvviso si sentì come trascinato con la forza in un mondo completamente lontano da quella realtà, sembrò viaggiare per tempi sconosciuti e lontani che aveva provato a dimenticare con tutto sè stesso...e tornò al suo passato.
"J...Junsu?" chiese esterrefatto.
"C...chi sei?"

***



"Jj andiamocene da qui, dobbiamo partire subito"

"..."

"Jj mi hai sentito? Muoviti!"

"ma...Junsu viene con noi?"

"No! Junsu resterà qui, non posso badare ad entrambi"

"...Jj? La mia mamma tornerà?"

"Junsu...devo andare"

"Jj mi lasci anche tu? Dove andrò ora?"

"Junsu...ti amo"


9 capitolo
°Decay°

Era li a fissare quel ragazzo da non sapeva quanto tempo.
Nessuno dei due si muoveva, il silenzio regnava nell'aria e le parole di Yunho in casa che imprecava contro Yoochun erano l'unico suono percettibile oltre le onde del mare che con furia si infrangevano contro la costiera.
Il buio li avvolgeva, ma la fioca luce del lampione poco lontano da loro permetteva di vedere chiaramente la figura che ognuno aveva dinanzi a sè.
E nessuno abbassava lo sguardo, nessuno distoglieva gli occhi immersi completamente nelle profondità dell'altro.
E quasi come una lotta nessuno intendeva cedere, nessuno intendeva lasciar vincere l'altro...quasi stessero guardandosi all'interno perdendosi in ricordi e osservando come immobili scene ormai passate, scene ormai dimenticate, cancellate.
"Ju...Junsu?" ripetè Jaejoong guardandolo sconvolto.
Il ragazzo ancora confuso non riusciva a non guardare quel viso così bello, quelle labbra così piene, quegli occhi così penetranti e tristi...avevano un'espressione che lui conosceva troppo bene, un'espressione che ogni singolo giorno osservava allo specchio e...con la quale ormai aveva imparato a convivere.
Ma...perchè quel volto, quei capelli nerissimi, quelle labbra carnose quei lineamenti così dolci...erano...quasi riconoscibili?
Perchè il suo cuore sembrava quasi stesse scoppiando nel petto e aveva voglia di piangere?
Di saltargli al collo e di stringerlo forte a sè?
Non ricordava.
"Come conosci il mio nome? Ah già è vero oggi ci siamo visti, te l'avrò detto io stesso...haha scusami." disse nervosamente il biondino portandosi una mano tra i capelli e scompigliandoli ancora di più.
Jaejoong era quasi del tutto rapito dai movimenti del ragazzo che aveva dinanzi e non poteva non prestare attenzione al suo cuore che con furia batteva nel suo petto mozzandogli quasi il respiro.
Erano anni che non lo vedeva, anni che pensava a lui...anni che soffriva per quell'insensato abbandono.
Ed ora era ritornato, forse per fargliela pagare per il torto fattogli? O forse semplicemente per nostalgia, per voglia di ritrovarlo stringendolo forte?
Gli occhi erano del tutto pesanti, scene passate si susseguivano ormai nella sua mente come in un film e lui da spettatore non riusciva a cancellarle, non riusciva ad intervenire per cambiarne il corso, per invertirle...era inutile.
Junsu era li dinanzi a lui, il suo Junsu...eppure sembrava non conoscerlo.
Che avesse perso la memoria?
Che lo odiasse così tanto da averlo del tutto cancellato dal suo cuore, dalla sua mente, dalla sua anima? Oppure semplicemente...stava fingendo.
"Junsu sono...sono Jaejoong" ripetè il moro avvicinandosi lentamente all'altro.
Junsu lo guardò confuso, osservò come ipnotizzato quelle labbra muoversi sensualmente ed emettere un dolce suono...osservò quei capelli scurissimi che brillavano alla luce della luna, ricadere sulle sue spalle e sul suo volto liscio...quasi di cera.
Il cuore aveva ricominciato a battere forte...le gambe tremavano e la confusione oramai lo stava portando alla pazzia.
Mille domande sorgevano nella sua mente, e nessuna di queste aveva una singola risposta.
Jaejoong era ormai vicino e aveva alzato una mano con lentezza dirigendola poi, verso il volto del biondino.
Riusciva a scorgere nei suoi occhi la voglia di quella carezza, riusciva a sentire l'urlo proveniente dal suo cuore che gli implorava di sfiorarlo e di stringerlo.
E la sua mano vagava in quella direzione perchè anche lui sentiva crescere in sè la voglia di accarezzarlo, di sfiorare quella pelle morbida, di abbracciarlo e stringerlo a sè per non lasciarlo più scappare via...finalmente lo aveva ritrovato dopo tredici lunghi anni.
"NO!" urlò Junsu spostando la mano di Jaejoong che stava ormai per sfiorare il suo viso, aveva dato uno schiaffo a quella mano ed era arretrato tanto da non vedere il vaso con i fiori dietro di sè e cadendo all'indietro con la schiena al muro.
"Junsu!" disse Jaejoong precipitandosi in sua direzione...
"Stai fermo!" disse l'altro velocemente tanto che Jaejoong fu costretto a fermarsi poco prima di abbassarsi accanto a lui.
"M...ma..." sussurrò Jaejoong incredulo.
"Non ti conosco quindi ti prego non toccarmi e non avvicinarti" spiegò l'altro ragazzo continuando a guardarlo con tristezza.
E Jae non capiva, non riusciva proprio a trovare una risposta a quel perchè che come un mantra continuava a ripetersi senza fine nella sua mente...perchè Junsu fingeva di non conoscerlo? Lui sapeva che quel ragazzo era Junsu, lo vedeva dai suoi occhi malinconici, dalla voglia di stringerlo, lo sentiva, ne era certo quello era il suo Junsu, ed anche se erano passati tredici lunghi anni, lui si ricordava del suo migliore amico...e ricordava ogni cosa, ricordava quel giorno in cui si erano detti addio, ricordava il suo volto triste mentre lo abbandonava a sè stesso ancora inginocchiato dinanzi alla sua morta madre, e ricordava ancora le ultime parole che gli aveva detto andando via.
"T...ti amo" sussurrò tristemente, mentre gli occhi ormai stanchi di resistere, lasciavano fuoriuscire quelle lacrime che avevano trattenuto per troppo tempo, per troppi anni, le piccole goccioline cadevano copiose, annebbiandogli la vista e provocando ancora più confusione in Junsu che non riusciva a sostenere lo sguardo di Jaejoong triste.
Il moro si asciugava gli occhi con le mani, ma le lacrime continuavano a cadere quasi come pioggia dal cielo in un giorno di tempesta e non trovava tregua, non trovava pace, si sentiva completamente distrutto aveva paura e...non voleva di nuovo perdere quella persona che per troppo tempo aveva aspettato, non voleva perderla di nuovo.
"Lo ami?"
Una voce fece voltare entrambi.
Jaejoong sgranò gli occhi notando la figura di Yunho dinanzi a sè, immobile li fissava quasi incredulo, le mani abbandonate lungo i fianchi e lo sguardo triste posato sui due ragazzi.
Non gli aveva mai visto quell'espressione persa sul volto, non aveva mai visto quegli occhi così malinconici e soprattutto non gli era mai sembrato tanto piccolo quanto in quel momento.
"Y...Yunho?" disse il moro quasi spaventato.
"Pensavo fossi tornato a casa Jae" disse questi abbassando lo sguardo e puntandolo a terra.
Non aveva voglia di guardarlo...non aveva voglia neppure di stare ad ascoltarlo, credeva ancora nelle favole era questa la verità, ed aveva sbagliato a fidarsi di una persona che conosceva da così poco tempo...era uno stupido, lo era stato e continuava ad esserlo...ma in quel momento i titoli poco gli importavano, era solo triste.
Aveva ascoltato per caso le parole pronunciate da Jaejoong e...era stato così orribile doverle sentire.
Spostò lo sguardo sul ragazzo a terra, era una figura così strana, un look dark, matita intorno agli occhi e capelli scompigliati, eppure...i suoi occhi sembravano così puri, così gentili e teneri, così malinconici...perchè era li con Jaejoong?
"E che ci fai tu qui?" intervenne un'ulteriore voce affannata facendo voltare ancora tutti nella sua direzione.
Yoochun era li fermo nel bel mezzo del viale che confuso guardava tra loro, i suoi occhi piantati sul ragazzo biondino ancora seduto a terra, le sue parole avevano lasciato perplesso Yunho che non capiva come Yoochun potesse parlare a quel ragazzo, e come lo conoscesse.
"Finalmente sei arrivato!" disse Yunho distogliendo per un attimo i suoi pensieri da Jaejoong e puntando i suoi occhi ora duri e freddi sull'amico.
Yoochun di rimando non lo guardò continuando a fissare Junsu e lentamente gli si avvicinò tendendogli una mano, il biondino continuava a guardarlo confuso mentre l'aver realizzato che Yoochun era li aveva fatto dimenticare della discussione avuta prima con Jaejoong e lo faceva sentire felice come un bimbo il giorno di Natale dinanzi all'albero pieno di pacchetti, avrebbe voluto saltellare felice in giro, aggrapparsi a lui e baciarlo con gioia stringendosi tra le sue braccia, ma si rendeva conto di fare pensieri troppo stupidi per qualcuno che neppure conosceva.
"Il cellulare!" mormorò Yoochun guardandolo freddamente, Junsu abbassò il capo, d'un tratto quella bellissima fantasia si era dissolta in pochi secondi come il fumo di una sigaretta e ancora una volta gli aveva sbattuto in faccia la verità, ovvero che Yoochun non stesse avanzando verso di lui per aiutarlo e 'salvarlo' da quella bizzarra situazione, ma piuttosto era andato li solo per recuperare ciò che aveva dimenticato.
"E' tutto in macchina vado a prendertelo" sospirò tristemente alzandosi da solo e rendendosi conto di essersi graffiato un braccio nella caduta, che sanguinava.
"Sanguini" constatò Yunho fermandolo per un braccio quando Junsu gli fu accanto.
Il biondo si fermò incociando il suo sguardo con quello di Yunho, notò per la prima volta in quella sera quanto bello fosse quel ragazzo che li aveva scoperti poco prima, era perfetto, ma soprattutto i suoi occhi malinconici caratterizzavano l'intera sua figura, quell'aria di chi nella sua vita ha perso qualcosa che non potrà mai tornare indietro, quell'aria di chi avrebbe preferito morire piuttosto che continuare ad andare avanti senza nessun senso.
E sembrava quasi di guardarsi allo specchio.
"Si...ehm non farci caso" disse abbassando lo sguardo vergognandosi.
In effetti era stato beccato nella sua proprietà con un altro ragazzo che però conosceva mentre lui...beh era un estraneo e conciato così poi poteva essere stato benissimamente scambiato per un ladro.
Vide Yunho sospirare.
"Entrate tutti dentro" disse trascinando con sè prendendolo per la mano un Junsu confuso.

***


"Non pensi di aver esagerato?" chiese un ragazzo afflitto ad un altro seduto dalla parte opposta del tavolino di legno di quel piccolo pub dalle luci soffuse.
L'altro alzò lo sguardo osservando la sua figura con un sopracciglio alzato in modo scettico.
"Sinceramente non mi interessa per niente" rispose senza farsi troppi problemi e continuando a bere senza nessun problema la sua birra.
"Si ma...insomma se parlasse con qualcuno? Sa che siamo noi, staremmo nei guai" sussurrò l'altro mantenendo la stessa espressione preoccupata.
"Tsk - rise l'altro guardandolo scocciato - se parla lo uccidiamo che problema c'è?" disse facendo brillare i suoi capelli scurissimi nell'ombra.
L'altro lo guardò senza dire altro, a volte aveva paura del suo migliore amico, sembrava quasi del tutto impossessato, come se un demone dentro di sè lo possedesse e lo rendesse schiavo facendolo cadere a commettere gli attimi più deplorevoli.
Non lo disprezzava, non avrebbe potuto, infondo lui lo assecondava, così come il resto della loro strana banda, però...la verità era che nessuno di loro voleva arrivare ad uccidere qualcuno, erano un gruppo affiatato, un gruppo che non combinava solo guai, semplicemente si divertivano insieme a volte andandoci giù pesante, ma...non volevano davvero arrivare ad uccidere qualcuno...eppure da quando avevano iniziato il primo anno di liceo Ryeowook era cambiato, era diventato scontroso, incontrollabile, adirato costantemente, cattivo...non era più il bambino diligente e gentile con il quale era cresciuto e...a volte lo temeva davvero, oramai pensava costantemente di non poter fare nulla per cambiarlo.
"Siwon a cosa stai pensando?" chiese sospirando Ryeowook.
"N...niente."
Il ragazzo sorrise.
"Cosa c'è? Ho detto niente!" si agitò Siwon.
"Stai pensando a quello che abbiamo fatto stasera? Sei così tanto preoccupato di quel ragazzino?" chiese sconvolto.
"Si! Sono preoccupato Ry, quel ragazzo ti sta fottendo il cervello e lo sai anche tu, lo sai meglio di me...perchè invece di pestarlo continuamente non provi a corteggiarlo decentemente? Almeno non ci faresti cacciare tutti nei guai..."
Ryeowook cambiò il suo sguardo diventando gelido.
"Fatti gli affari tuoi Siwon"
"No! Gli affari miei non posso farli Ry, perchè potremmo finire tutti nei guai e perchè non riesco a vederti sempre così cambiato, quel ragazzo ha rubato il vero Ryeowook
e in cambio ci ha dato questa persona che nessuno riconosce più che io non riconosco più. Ti rendi conto?" urlò Siwon adirato.
Ryeowook si alzò sbattendo le mani sul tavolino facendo girare le poche persone in quel bar verso di loro.
"Se vi siete rotti di seguirmi allora tu e i ragazzi potete anche abbandonarmi, non ho bisogno di voi. E non parlare più di Changmin!" sibilò avvelenato per poi voltarsi ed uscire dal pub.
Siwon sospirò...già, da quando avevano cominciato il liceo Ryeowook aveva potuto vedere il rapporto di Changmin con Yoochun, si era completamente innamorato di quel ragazzino, di quel nulla, e vederlo costantemente legato a Yoochun, vedere le sue possibilità di conquistarlo morire giorno dopo giorno lo avevano cambiato, ed invece di rinunciare aveva cominciato a perseguitarlo con sempre più rabbia.
Ma non capiva che così avrebbe portato tutti alla rovina.
***


Erano tutti li seduti in religioso silenzio, quasi se parlare avesse provocato ancora più danni alla loro già incasinata vita.
Nessuno osava fare domande, nessuno osava guardarsi intorno, nessun rumore nella stanza tranne il respiro di Changmin che dal dolore ogni tanto mugolava nel sonno.
Yunho giocherellava con l'anellino che portava al dito cercando di non pensare a Jaejoong e alle parole che aveva detto a quel ragazzo.
Perchè?
Perchè si era lasciato scappare quel ti amo se fino a neppure mezz'ora prima avrebbe fatto l'amore con lui?
Che stesse tentando di dimenticarlo con lui?
Che stesse tentando di prenderlo in giro?
Non ci capiva più nulla, le sue domande senza risposta gli offuscavano la mente e non era capace di formulare un pensiero coerente, era stanco di tutto il dolore che ogni giorno provava, di tutte le preoccupazioni, di ogni singola particella di dolore che ormai costituiva la sua anima e il suo corpo e la sua vita.
Stanco di tutto.
"Ehm...scusami Yunho puoi...puoi dirmi dov'è il bagno?" disse Junsu timidamente rompendo il silenzio che era calato nella stanza.
"Si, devi salire le scale è la prima porta sulla destra" rispose Yunho sorridendogli leggermente.
Junsu si alzò e silenzioso si avviò verso le scale.
Yunho spostò il suo sguardo su Yoochun sedutogli dinanzi che guardava Changmin dormire.
"Come lo hai conosciuto Yoochun?" chiese diretto.
Il ragazzo spostò lo sguardo su di lui guardandolo colpevole, non sapeva cosa rispondere...aveva paura.
Paura che lo giudicasse male, il suo Yunho, la persona che più gli era stata accanto in tutta una vita ora...ora gli faceva paura.
"Viene a scuola con me" rispose continuando a guardarlo implorante di non fargli altre domande, ma la sua richiesta non venne ascoltata e Yunho sembrava non arrendersi, aveva appena cominciato a saperne di più non si sarebbe fermato proprio ora.
"E cosa ci facevi da lui oggi?"
"Io...stavamo studiando" rispose con ancora più agitazione.
"Bene...e sai per caso cosa ci facesse davanti casa mia?"
Yoochun trattenne la risposta, avrebbe voluto alzarsi e imprecare contro Yunho di smetterla, che non era suo padre, non era il suo tutore, che doveva farsi gli affari suoi e che soprattutto doveva smettere di pensare che Junsu fosse un buono a nulla solo per come lo aveva trovato quella sera.
Changmin era ridotto uno straccio su quel letto e...la colpa era sua, ma proprio non ci riusciva, proprio non ce la faceva a distogliere i suoi pensieri dalla figura di Junsu e da quanto gli facesse in realtà piacere che fosse li.
"Ho dimenticato la giacca a casa sua e ha risposto al mio cellulare, per questo quando ti ho chiamato ti ho detto che non sapevo nulla di ciò che stavi dicendo. Era venuto qui probabilmente per riportare la giacca a te siccome non sapeva dove trovarmi. Tutto qui" disse Yoochun difendendosi e difendendo Junsu.
"E si veste sempre in quel modo bizzarro?"
"Ma cosa vuoi che ne sappia? Yunho non sei suo padre basta domande!" sbraitò Yoochun alzandosi e dirigendosi verso la porta intento a salire le scale per raggiungere Junsu.
"Yoo?" lo richiamò Yunho.
Yoochun si bloccò fermandosi e voltandosi verso l'amico.
"E' lui la causa per cui non puoi stare con Changmin?" chiese serio.
Jaejoong sussultò alzando lo sguardo inferocito verso Yunho.
Yoochun sussultò, era quello il motivo?
Ora come ora non lo sapeva...credeva di non potersi mai innamorare eppure...con Junsu provava davvero strane sensazioni.
Senza parlare si voltò uscendo dalla camera.
Jaejoong continuava a guardare Yunho con uno sguardo adirato.
L'altro incrociò quello sguardo sostenendolo con eguale ira.
"Che vuoi?" chiese con rabbia Jaejoong facendo si che Yunho si sentisse spaesato, non lo aveva mai visto così scontroso nei suoi riguardi, mai visto così ostile.
"Nulla...sei tu che stai fissando me!" rispose a tono Yunho provando a non avvicinarsi a Jaejoong.
"La prossima volta smettila di fare domande assurde ai tuoi amici capito?"
"Oh scusami! Hai paura che con le mie parole il mio amico possa innamorarsi del tuo ragazzo?" ribattè ancora più piccato Yunho.
"Non è il mio ragazzo"
"Beh...non direi, infondo non è che si va a dire 'ti amo' in giro a chiunque troviamo per strada, almeno io non lo faccio" disse Yunho alzandosi ed avvicinandosi a Changmin che intanto aveva lasciato cadere le coperte rigirandosi, e sistemandogliele.
"E anche se fosse il mio ragazzo? Saresti geloso?" rispose Jaejoong notando con rabbia i gesti premurosi di Yunho nei riguardi di quel ragazzino.
"Potrei esserlo"
"Ma smettila! Non ci pensi due volte a lasciarmi da solo come un cretino per correre da questo ragazzino e poi vieni a fare la ramanzina a me sui miei comportamenti?" urlò Jaejoong alzandosi in piedi ancor più adirato.
Perchè non capiva? Perchè invece di quelle stupide domande e accuse non gli faceva una domanda seria alla quale avrebbe potuto rispondere?
Perchè non gli chiedeva come conosceva quel ragazzo?
No...doveva accusarlo di farsela con tutti quelli che trovava per strada, ma certo...ora lo credeva un poco di buono.
"Lasciarti solo? Ti ho chiesto di aspettare qualche minuto Jae" ribattè Yunho sconvolto.
"Certo! Mentre correvi da questo qui...ma smettila Yunho!"
Yunho lo guardò accigliato, perchè Jaejoong non capiva quanto fosse importante per lui Changmin e non glielo chiedeva nonostante non lo sapesse?
"Guarda neppure ti rispondo Jae"
"Bravo allora non rispondere...e non cercarmi più!" urlò ancora Jaejoong uscendo dalla stanza e dalla casa sbattendo la porta d'entrata.
Yunho sospirò contrariato.
Jae da bravo stupido non aveva capito proprio niente.
Ma lui non era da meno.

5 commenti:

  1. io venero Naka!!! lei è la mia Dea. Scrive benissimo e mi ci perdo sempre nelle sue storie. Waaa Naka ti adoro!!

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  2. Oddio Masa tu esageri x°D non è vero non sono poi così brava, l'unica fanfiction decente è Picture of You ma neppure *rotola* ti adoro anche io Masa ♥

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  3. non è vero!!! sei bravissima!!!u.u tu e masa siete bravissime!!!!!

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  4. Naka non dire scemate tu scrivi benissimoooooooooooooo si si . grazie mery_chan per i complimenti *stritola!!*

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